LETTERA SULL’ACQUA

22 marzo: i cittadini si riappropriano della Giornata Mondiale dell’Acqua


LETTERA SULL’ACQUA




Noi parlamentari, sindaci, amministratori locali, rappresentanti delle imprese pubbliche dell’acqua, responsabili dei sindacati della funzione pubblica e cittadini impegnati nei movimenti in difesa dell’acqua provenienti dall’Africa, dall’America latina, dall’America del Nord, dall’Asia e dall’Europa ci siamo riuniti in assemblea – 650 persone – a Bruxelles dal 18 al 20 marzo 2007 nella sede del Parlamento Europeo.
Abbiamo deciso, con questa lettera di informare degli impegni da noi presi tutti i Capi di Stato e di Governo del mondo, tutti i Presidenti dei Parlamenti nazionali, del Parlamento Europeo, del Parlamento Panafricano, del Parlatino (America latina) e i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Lo scopo della nostra assemblea è stato quello di prendere insieme degli impegni precisi miranti a concretizzare il diritto umano all’acqua di tutti gli abitanti del pianeta – servizi igienico–sanitari compresi – e a salvaguardare le risorse idriche del pianeta dall’attuale predazione e devastazione, perchè l’acqua è un bene comune patrimoniale inalienabile dell’umanità e fonte essenziale di vita per tutte le specie viventi.
Siamo convinti che non c’è nessuna inevitabilità all’attuale crisi dell’acqua nel mondo e al fatto che 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi non beneficiano di nessun servizio igienico-sanitario.
Non v’è nessuna inevitabilità per quanto riguarda la quantità d’acqua disponibile e la sua qualità. Se l’acqua diventa sempre più rara, e quindi più cara, ciò è dovuto soprattutto alle nostre scelte in materia di utilizzo e di consumo. Se inoltre, diventata rara, l’acqua sarà causa di conflitti e di guerre nei prossimi decenni, la responsabilita’ di ciò ricadra’ direttamente sugli eletti e sui cittadini in particolare dei paesi del Nord del mondo.
La crisi attuale dell’acqua è il risultato delle nostre scelte economiche, tecnologiche e produttive. In realtà è uno scandalo che l’economia mondiale non sia capace di utilizzare parte della ricchezza disponibile per finanziare l’accesso all’acqua potabile e la costruzione di latrine da cui dipende la salute e la speranza di vita di 2,6 miliardi di persone.

Di fronte a questa situazione e prospettive abbiamo assunto i seguenti impegni prioritari:

  • far riconoscere l’accesso all’acqua come diritto umano universale, indivisibile e imprescrittibile in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo (il 10 dicembre 2008) da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Questo impegno è stato assunto dai Ministri presenti all’assemblea rappresentanti del governo italiano e boliviano;
  • contrastare le decisioni dei governi che perseguono l’inserimento dei servizi idrici fra quelli oggetto di negoziati per la loro liberalizzazione nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. L’acqua non è una merce e tanto meno lo sono i servizi idrici;
  • rinforzare il ruolo delle imprese pubbliche dell’acqua facilitandone – attraverso misure di natura finanziaria e incentivi fiscali – la capacità produttiva, l’efficienza e la qualità dei servizi, favorendo la creazione di consorzi e la cooperazione fra loro a livello dei bacini naturali;
  • realizzare una grande mobilitazione in favore di programmi di partenariato Pubblico-Pubblico fra le collettività locali Nord/Sud, Sud/Sud e Nord/Nord. Ciò facendo si eviterà che la cooperazione solidale fondata sull’allocazione di un centesimo di euro al metro cubo non resti una forma di aiuto caritatevole, ma diventi anche una forma di partecipazione ispirata ai principi di una Carta della Solidarieta’ fra cittadini e comunita’ locali;
  • opporsi all’operato dei poteri pubblici che tendono a far dipendere sempre di più il finanziamento degli investimenti in infrastrutture e servizi pubblici da capitali privati in una logica strettamente finanziaria e speculativa. Ci siamo pertanto impegnati a richiedere la creazione di una Commissione d’inchiesta sui Fondi d’Investimento internazionale specializzati nell’acqua, i cui risultati consentiranno di identificare le soluzioni alternative da adottare per assicurare in maniera coerente e sistematica il finanziamento pubblico degli investimenti pubblici nel settore dell’acqua. A questo riguardo, non è vero che si abbia un bisogno di un volume di investimenti così elevato come affermano la Banca Mondiale e le imprese private dei mercati finanziari;
  • rafforzare tutti gli impegni dei “Portatori d’acqua” a livello delle scuole, delle comunità e degli Enti locali, dei singoli cittadini.
In coerenza con questi impegni chiediamo ai destinatari di questa lettera di aderire ai principi sopra menzionati e adottare tutte le misure necessarie per la concretizzazione degli impegni da noi assunti. In particolare chiediamo di:
  • aderire all’iniziativa per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano entro il 10 dicembre 2008 introducendo questo principio nelle Carte Costituzionali dei singoli paesi ai diversi livelli territoriali, e contemporaneamente formalizzare lo Statuto dell’acqua come bene comune pubblico;
  • prendere le disposizioni necessarie affinchè le istituzioni pubbliche non debbano più far ricorso ai mercati di capitale privato per il finanziamento degli investimenti pubblici;
  • istituire come Nazioni Unite un’Agenzia Mondiale dell’Acqua – con poteri di indirizzo e di controllo – a tutela delle capacità autonome delle comunità locali di governare le risorse idriche nell’interesse delle popolazioni, delle generazioni future e degli ecosistemi naturali;
  • assumere, di conseguenza, la diretta responsabilità dei Forum Mondiali dell’Acqua, oggi esercitata in modo non legittimo e ingiustificato da un’organizzazione privata sotto il controllo e l’influenza delle imprese multinazionale dell’acqua che è il Consiglio Mondiale dell’acqua.
Noi non abbiamo nessun diritto di impedire a più di due miliardi di persone, in maggioranza donne e bambini, il diritto a una vita umana e dignitosa. Nè abbiamo il diritto – al solo scopo di perpetuare il nostro potere in termini di ricchezza e di consumo – di alimentare le guerre dell’acqua. Abbiamo invece il dovere di promuovere la partecipazione responsabile e la più diffusa possibile di ogni cittadino al governo dell’acqua ed al suo uso ragionevole e sostenibile. Il pianeta non è un oggetto di consumo predatorio, una merce da sfruttare. Il pianeta è il luogo di vita per tutti i suoi abitanti e del vivere insieme pacifico. L’acqua è pace, e deve essere fonte di futuro condiviso e partecipato.

Bruxelles, 20 marzo 2007

I 650 parlamentari, sindaci, amministratori locali, rappresentanti di imprese pubbliche dell’acqua, esponenti dei sindacati della funzione pubblica e dei movimenti della società civile partecipanti all’Assemblea Mondiale degli Eletti e dei Cittadini per l’Acqua (AMECE).

Acqua, dobbiamo uscire dall’Ato

Fonte




Saronno



La Lega Nord presenta una mozione nel prossimo consiglio comunale di giovedì 30 marzo
«Acqua, dobbiamo uscire dall’Ato»



L'acqua è una risorsa che appartiene alle comunità locali. Non si può togliere agli Enti Locali la proprietà dell'acqua per conferirla obbligatoriamente ad un ente terzo. Questa non è una frase filosofica, ma norma di legge.
Nessuno può obbligare un Comune a conferire a terzi la proprietà delle reti idriche, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali. Sono beni incedibili per legge.
Non si possono dare condizioni alla possibilità di far gestire la propria rete idrica "in house", né costringere un Ente Locale a indire una gara d'appalto per la gestione della rete stessa. Non si può dividere l'erogazione dalla gestione della rete idrica. Sono tutte cose illegittime perché vanno contro la legge nazionale.
L'acqua è gestita bene a livello comunale, quindi perché cambiare? Perché creare un carrozzone burocratico e irresponsabile, in cui i Comuni piccoli non avranno voce in capitolo, mentre i Comuni grandi spadroneggeranno? Fra i Comuni grandi non c'è certo Saronno, che non fa nemmeno parte del bacino idrografico della Provincia di Varese. Quale vantaggio potrebbe avere un gestore unico provinciale ad investire un'ingente quantità di denaro sul nostro piccolo territorio con lo scopo di collegare la nostra rete idrica del bacino idrografico comasco della Lura, con quello varesotto della Valle Olona? In futuro chi potrebbe garantire un'efficienza della nostra rete idrica pari all'attuale, se non il Comune stesso? Se non c'è acqua oggi i cittadini si vanno a lamentare dal Sindaco, che ne è il responsabile diretto. In futuro a chi ci potremo rivolgere? Al numero verde, magari sempre occupato, del consorzio provinciale acque? Chi ci risponderà si sentirà responsabile in prima persona della mancanza d'acqua, tanto quanto un Sindaco che vive in mezzo a noi?
Se la rete idrica viene controllata bene dal livello comunale è ingiusto che venga ceduta la proprietà a livello più elevato. Questo è un principio base del federalismo: si chiama sussidiarietà. Perché quindi voler togliere ai Comuni il diritto di scegliere a chi dare in gestione le proprie risorse idriche? La legge nazionale, da questo punto di vista, è più federalista di quella della Regione Lombardia.
La Regione inoltre non può ledere l'autonomia dei Comuni, costituzionalmente garantita, legiferando sulle loro competenze obbligandoli addirittura a cedere una proprietà incedibile.
La LR18/2006 sui servizi pubblici locali è contraria alla legge nazionale. C'è un ricorso in ballo e svariati pareri sfavorevoli da parte della Corte Costituzionale. Il Consorzio ATO per la gestione della rete idrica, che si basa proprio su questa Legge Regionale, è quindi contrario anch'esso alla legge. Al nostro Comune purtroppo sono state date indicazioni sbagliate: non c'è l'obbligo di conferire la proprietà della rete idrica ad un Consorzio. La proprietà è incedibile per legge. La nostra rete idrica è e rimane patrimonio della nostra comunità che se l'è pagata fino all'ultimo centesimo e guai a chi ce la tocca. La nostra gente, i nostri padri ed i nostri avi hanno investito i propri soldi per darci una rete acque efficiente.
Cederla ad un Consorzio Provinciale avrebbe come conseguenza una de-responsabilizzazione generale nella gestione della nostra rete acque che renderebbe inefficiente l'erogazione dell'acqua in Saronno.
Non possiamo permettere inoltre che un Consorzio decida il prezzo della nostra acqua. L'acqua, il diritto al suo accesso, le modalità con le quali vengono garantiti questi diritti e determinati i suoi costi e a chi sono a carico, è questione nazionale e costituzionale che riguarda l'eguaglianza
dei cittadini.
Nel prossimo consiglio comunale di giovedì 29 marzo, chiederemo di approvare una mozione urgente per rescindere l'adesione al Consorzio ATO. Ci aspettiamo che tutti, a prescindere dal proprio schieramento politico, votino a favore di questa mozione. Ci rivolgiamo soprattutto agli amministratori, che sempre devono avere in mente l'interesse ed il bene pubblico.
Approvare con urgenza la nostra mozione va inoltre nell'interesse dell'intero Consiglio Comunale, oltre che della Città, perché nessuno in futuro potrà sostenere di non aver saputo che la Legge Regionale fosse illegittima e forse anche incostituzionale. Chi dovesse votare contro si prenderà le proprie responsabilità davanti a tutti i cittadini.

L'acqua è pace e futuro condiviso

Fonte



L'acqua è pace e futuro condiviso

Rosario Lembo*, 21 marzo 2007





Laddove la gestione dell'acqua in Italia è stata privatizzata si assiste a continui aumenti della tariffa, diminuzione e precarizzazione del lavoro, riduzione della qualità del servizio, espropriazione dei saperi e del controllo democratico da parte sia degli enti locali che degli stessi cittadini






Riappropriamoci, come cittadini della Giornata Mondiale, attraverso l'assunzione di precisi impegni di responsabilità che consentano di garantire, nel più breve tempo possibile, il diritto ad una vita umana e dignitosa ai più di due miliardi di persone, in maggioranza donne e bambini che ancor oggi, nel 2007, non hanno accesso all'acqua potabile.

Promuovere la partecipazione responsabile e la più diffusa possibile di ogni cittadino al governo dell'acqua e regolamentare un uso ragionevole e sostenibile delle risorse disponibili, costituiscono le modalità con cui concretamente è possibile che l'acqua sia uno strumento di pace e di garanzia di un futuro condiviso e partecipato.

Questa assunzione di responsabilità da parte dei cittadini italiani è alla base delle oltre 100.000 firme finora raccolte a sostegno della Legge di iniziativa popolare sull'acqua, una legge che chiede il riconoscimento dell'acqua come un diritto umano e la ripubblicizzazione dei servizi idrici.
Dal 17 al 25 marzo, il Forum dei Movimenti per l'Acqua, promotore di questa Campagna, ha lanciato una settimana di mobilitazione straordinaria in tutto il Paese.
L'obiettivo è ambizioso: aggiungere altre 100.000 firme a quelle già raccolte nei primi due mesi.

Oggi, mentre le varie Agenzie e gli stessi Governi celebrano la giornata Mondiale, sotto lo slogan "cooping with scarcity" (confrontarsi con la scarsità), l'acqua è considerata un bisogno, una merce da comprare, non un diritto da garantire. Il servizio idrico è diventato così un ramo del business finanziario, e non un servizio pubblico di interesse generale sostenuto da finanziamenti pubblici, né tantomeno l'accesso all'acqua è visto come un diritto da garantire attraverso la fiscalità generale.
Ed ancora, nonostante il programma del Governo Prodi abbia accolto il principio che proprietà e gestione dell'acqua devono restare pubblici, nessun disegno di legge viene avviato per definire il concetto di gestione pubblica e contrastare la normativa vigente in Italia. Normativa - che vale la pena ricordare - considera l'acqua come un bene economico e fa sì che la gestione del servizio idrico possa avvenire attraverso un'unica forma societaria, la società di capitali, che possono essere privati, misti o interamente pubblici.

E' così che la gestione dell'acqua in Italia continua ad essere privatizzata e, laddove è stato fatto, si assiste a continui aumenti della tariffa, diminuzione e precarizzazione del lavoro, riduzione della qualità del servizio, espropriazione dei saperi e del controllo democratico da parte sia degli enti locali che degli stessi cittadini.

E' in questa cultura dominate della mercificazione che risiedono le responsabilità del mancato accesso all'acqua di oltre un miliardo di persone nel mondo e due miliardi e mezzo non hanno adeguati servizi igienico sanitari.

Di questo si sono fatti interpreti dal 18 al 20 marzo, al Parlamento Europeo di Bruxelles si svolta l'Assemblea Mondiale dei Cittadini e degli Eletti per l'Acqua, che ha visto oltre 650 parlamentari, sindaci, amministratori e rappresentanti di imprese pubbliche dell'acqua, esponenti sindacali della funzione pubblica dei tre continenti, sostenere l'obiettivo di dichiarare l'acqua bene comune e diritto umano universale, indirizzando ai capi di Stato e di Governo del mondo, tutti i Presidenti dei Parlamenti ed i membri del Consiglio di sicurezza delle nazioni Unite, una " Lettera sull'Acqua che contiene una serie di concrete proposte di impegni,

Nella lettera - di cui riportiamo alcuni stralci - fra l'altro si legge: "Siamo convinti che non c'è nessuna inevitabilità all'attuale crisi dell'acqua nel mondo e al fatto che 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all'acqua potabile e 2,6 miliardi non beneficiano di nessun servizio igienico-sanitario.

Di fronte a questa situazione sono stati assunti i seguenti impegni prioritari:
• far riconoscere l'accesso all'acqua come diritto umano universale, in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo (il 10 dicembre 2008) da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Questo impegno è stato assunto dai Ministri presenti all'assemblea rappresentanti del governo italiano e boliviano;
• contrastare le decisioni dei governi che perseguono l'inserimento dei servizi idrici fra quelli oggetto di negoziati per la loro liberalizzazione nell'ambito dell'Organizzazione Mondiale del Commercio.
• rinforzare il ruolo delle imprese pubbliche dell'acqua favorendo la creazione di consorzi e la cooperazione fra loro a livello dei bacini naturali;
• realizzare una grande mobilitazione in favore di programmi di partenariato Pubblico-Pubblico fra le collettività locali Nord/Sud, Sud/Sud e Nord/Nord;
• opporsi all'operato dei poteri pubblici che tendono a far dipendere sempre di più il finanziamento degli investimenti in infrastrutture e servizi pubblici da capitali privati in una logica strettamente finanziaria e speculativa. Ci siamo pertanto impegnati a richiedere la creazione di una Commissione d'inchiesta sui Fondi d'Investimento internazionale specializzati nell'acqua (...);
• rafforzare tutti gli impegni dei "Portatori d'acqua" a livello delle scuole, delle comunità e degli Enti locali, dei singoli cittadini.

In particolare i partecipanti all'AMECE richiedono ai tutti i Capi di Stato e di Governo del mondo, tutti i Presidenti dei Parlamenti nazionali, del Parlamento Europeo, del Parlamento Panafricano, del Parlatino (America latina) di:
• aderire all'iniziativa per il riconoscimento dell'acqua come diritto umano introducendo questo principio nelle Carte Costituzionali dei singoli paesi ai diversi livelli territoriali, e contemporaneamente formalizzare lo Statuto dell'acqua come bene comune pubblico;
• prendere le disposizioni necessarie affinchè le istituzioni pubbliche non debbano più far ricorso ai mercati di capitale privato per il finanziamento degli investimenti pubblici;
• istituire come Nazioni Unite un'Agenzia Mondiale dell'Acqua a tutela delle capacità autonome delle comunità locali di governare le risorse idriche nell'interesse delle popolazioni, delle generazioni future e degli ecosistemi naturali;
• assumere, di conseguenza, la diretta responsabilità dei Forum Mondiali dell'Acqua, oggi esercitata in modo non legittimo e ingiustificato da un'organizzazione privata sotto il controllo e l'influenza delle imprese multinazionale dell'acqua che è il Consiglio Mondiale dell'acqua.

Noi non abbiamo nessun diritto di impedire a più di due miliardi di persone, in maggioranza donne e bambini, il diritto a una vita umana e dignitosa. L'acqua è pace, e deve essere fonte di futuro condiviso e partecipato.

*Segretario generale del Comitato italiano per il contratto Mondiale sull'acqua

Schizzi d'acqua. L'acqua

Fonte



Il progetto organizzato da Amref per sensibilizzare l'Occidente. Da Bucchi a Staino
agli africani Zekid e Kalla. La campagna dell'arte in difesa dell'oro blu
Gli "Schizzi d'acqua" sono d'autore
venti disegnatori contro gli sprechi




ROMA - Alcuni sostengono che in futuro le guerre si faranno per l'acqua dolce. Per il controllo dell'oro blu, l'elemento alla base e basilare per la vita. Un futuro che sembra farsi sempre più imminente. Anzi: in Africa deve essere già presente, visto che l'acqua è gia contesa in alcune zone del continente. E comunque lì, dappertutto, ce n'è sempre troppo poca. Troppo poca perché tutti siano dissetati a sufficienza. O basti per irrigare i campi e quindi sfamare tutti. Amref ha organizzato una campagna per cercare di riaffermarne l'immenso valore.
L'iniziativa, intitolata "Schizzi d'acqua. L'acqua come non l'avete mai vista", persegue un duplice scopo: da un lato sensibilizzare i paesi ricchi sul problema dello spreco delle risorse idriche, invitandoli a limitarsi il prima possibile. Contemporaneamente sarà organizzata una raccolta di fondi per realizzare un progetto concreto per garantire acqua, e quindi salute, a 30mila bambini nel nord dell'Uganda. Con le proiezioni sempre più allarmanti sugli effetti del riscaldamento terrestre, il ciclo dell'acqua - per natura globale e interdipendente - diventa automaticamentne il filo conduttore che collega la nostra abbondanza alla penuria idrica africana.
Le vignette saranno pubblicate anche sul sito di Amref - www.amref.it - da dove si potrà aderire all'iniziativa con una donazione che farà salire il livello di acqua di una grande cisterna simbolica. I lavori sono stati realizzati per l'occasione da una ventina di disegnatori italiani e africani che hanno dato vita ad una mostra itinerante. Gli autori africani provengono da diverse nazioni del continente, e il loro background, il loro tratto, i loro contenuti sono contraddistinti dalla complessa situazione socio-politica che caratterizza il paese di origine: Abdool Kalla, Achou, Alain Mushabah, Almo The Best dal Cameroon, Hamidou Zoetaba, Patrick Gathara, Stephane Tcheukam, Tayo Fatunla e Wily Zekid dal Congo.
Gli autori italiani che hanno aderito all'iniziativa sono Massimo Bucchi, Stefano Disegni,Francesco Fagnani, Emilio Giannelli, Riccardo Manelli, Beppe Mora, Roberto Perini, Alberto Rebori, Pier Maria Romani, Giuliano Rossetti e Sergio Staino.

(20 marzo 2007)

Il problema di un pianeta senz’acqua

“Acqua bene comune per la vita, da escludere dagli accordi mercantili, con la partecipazione di tutti. Il problema di un pianeta senz’acqua”. Le linee di azione dell’Assemblea Mondiale dei Cittadini ed Eletti per l’Acqua - Bruxelles 18-20 marzo 2007. Petrella: “Siamo di fronte allo scandalo mondiale dell’acqua e non solo ad una risorsa che si sta esaurendo”. www.amece.net



Roma, 12 marzo 2007 - “Escludere l’acqua dagli accordi mercantili, inscrivere il dibattito sull’acqua nei processi di democrazia, rivendicare il riconoscimento dell’acqua come « diritto umano e bene comune pubblico” sono queste le linee di azione principali dell’Assemblea Mondiale dei Cittadini ed Eletti per l’Acqua (AMECE), che si svolgerà dal 18 al 20 marzo a Bruxelles, presso il parlamento Europeo, organizzata dal un Comitato internazionale, sostenuto sul piano organizzativo a livello belga da un comitato composto da 40 associazioni ed a livello italiano dal Comitato italiano in collaborazione con il Cipsi, Cevi, Cospe, Cric, Legambiente altre organizzazioni europee.
All’assemblea si sono già iscritte oltre 500 persone in rappresentanza di associazioni, movimenti, imprese, sindaci ed amministratori provenienti da Africa, Asia, America latina, Europa e Nord America. Porteranno il loro contributo per far conoscere l’impegno a difesa dell’acqua da parte delle istituzioni Armand De Decker (Ministro della Cooperazione e Sviluppo del Belgio), Louis Michel (Commissario europeo per la Cooperazione e lo Sviluppo), Abel Mamani (Ministro dell'Acqua del Governo della Bolivia), Patrizia Sentinelli (Viceministra della Cooperazione del Ministero Affari esteri italiano) e Marina da Silva ( Ministro delle politiche ambientali del Brasile) e dal Presidente del Parlamento europeo Hans-Gert Poettering. L’azione degli enti locali sui territori sarà testimoniata dal Vicesindaco di Nairobi Waititu Ndungu, dai sindaci italiani della Rete dei nuovi Municipi e di diverse città che italiane ed europee che hanno assunto impegni a livello della Cmapgan dei Portatori d’acqua. I contributi delle comunità e dei movimenti saranno testimoniati da Vandana Shiva (Research Foundation for Science, Technology and Ecology), Sekou Diarra Rete africana dell'acqua, Mali), Danielle Mitterrand (Presidente Fondazione France Libertés), Norma Castañeda (Red Mexicana de Acción sobre el Libre Comercio), , Adriana Marquisio (Predisente di CNADV, Uruguay), Vibhu Nayar (Tamil Nadu State Water Company, India), Alberto Muñoz (Union de Usuarios y Consumidores, Argentina), Virginia Setshedi (African Water Network), Luis Isarra Delegado (Segretario generale FENTAP, Perù), Andres Jose Tamayo (Movimento Ambientalista de Olancho, Honduras). Numerosa sarà anche a Bruxelles la presenza dei Movimenti ed associazioni italiane che vedrà fra i presenti Emilio Molinari (Presidente comitato italiano), Guido Barbera (presidente Cipsi), di Rosa Pavenelli delal segreteria della FP/ CGIL, e di diversi europarlamentari Italiani come Roberto Musaccchio, Vittorio Agnoletto e Giulietto Chiesa.
Di fronte alla crescita del fossato da una parte dei discorsi e le preoccupazioni delle classi dirigenti e, dall’altra, la realtà della condizione umana per tre miliardi di persone che non hanno accesso all’acqua ed degrado dello stato di salute del Pianeta Terra, L'AMECE vuole essere un momento di richiamo della società civile nei confronti delle istituzioni e della politica
Il primo obiettivo che l’AMECE si propone è quello di chiedere alla “politica” ed alle Istituzioni di passare dalla retorica denunciatrice o rassicurante dei grandi proclami, conferenze, dai decenni internazionali dell’acqua, dell’ambiente , della lotta contro la povertà, alle azioni miranti alla soluzione effettiva dei problemi.
Il secondo obiettivo dell’AMECE è quello di promuovere questo cambiamento di atteggiamento attraverso la creazione di un nuovo rapporto tra i cittadini (che trovano attualmente nei movimenti sociali la principale voce di espressione e di mobilitazione) e le istituzioni, in particolare le istituzioni parlamentari e le collettività locali (in primis i comuni) .Un rapporto di dialogo-scontro e cooperazione-decisione che può e deve essere nuovo perché ricondotto sul campo dei diritti e sull’asse dei beni comuni, quale l’acqua. L’AMECE vuole essere uno dei luoghi e dei momenti di promozione del «rinascimento della politica e della res publica».
Le proposte che saranno al centro dei tre giorni di lavoro dell’AMECE sono contenute in un articolato dossier, e possono essere cosi sintetizzate :
- Incoraggiare l’emergere di nuovi modelli di cooperazione decentralizzata e sollecitare forme di partenariato pubblico-pubblico
- Riunire tutti gli attori sociali: ong, sindacati, imprese di gestione di servizi idrici, rappresentati eletti, ecc., per formulare una proposta comune da avanzare alle istituzioni internazionali. L’obiettivo a lungo termine è quello di istituire consulte regolari sotto l’egida delle Nazioni Unite, in attesa della creazione di un organismo internazionale per il diritto all’acqua.
- Creare una migliore comunicazione con cittadini a e di tutti i livelli, al fine di sviluppare una consapevolezza globale circa la gravità delle attuali problematiche idriche, quali, ad esempio, l’accesso all’acqua potabile.
- Per concretizzare questi intenti, poiché il fine è di garantire a ciascuno l'accesso alla risorsa vitale acqua, è necessario riconoscere a questa uno “status” che ne impedisca l'appropriazione, la protegga da distruzione o degradazione e ne consenta un'equa distribuzione.
Il Dossier ed il programma dell’insieme degli eventi che si svolgeranno dal 18 al 22 marzo ed accompagneranno l’Assemblea dei cittadini e degli letti per l’acqua, saranno distribuiti nel corso della Conferenza stampa internazionale che si svolgerà venerdì 16 marzo alle 11,30 alla “Station de Pompage du Bois de la Cambre, avenue Lloyd Georges, Bruxelles, con la partecipazione di Pierre Galand (sénatore, présidente della Commissione Mondializzazione del Sénato belga e présidente del comitato belga dell’AMECE) e di Riccardo Petrella (segretario generale del Comitato Internazionale per il Contratto Mondiale dell'Acqua)

Il Parlamento mondiale dell’acqua: chi spreca, paga

Fonte


Il Parlamento mondiale dell’acqua:

chi spreca, paga

(19 Marzo 2007)

Ogni italiano usa circa 400 litri d’acqua al giorno, per fare la doccia o semplicemente per dissetarsi: otto volte di più di un abitante del Kenya o della Cambogia. Per discutere del crescente allarme idrico associazioni, amministratori e imprese pubbliche si incontrano a Bruxelles: sono seicento le persone che partecipano dal 18 al 20 marzo all’Assemblea mondiale dei cittadini ed eletti per l’acqua (Amece), in vista della Giornata mondiale dell’acqua indetta dall’Onu il 22 marzo.
Nel mondo ottocento milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile: nelle zone rurali dell’Africa Subsahariana non può bere un bicchiere d’acqua il 42 per cento della popolazione.
Numerose organizzazioni non governative che partecipano all’Amece hanno avanzato una proposta: accantonare un centesimo per ogni metro cubo di acqua erogato dalle imprese pubbliche con l’obiettivo di costruire un fondo comune tra le ong. L’incasso potrà essere utilizzato per investimenti nei paesi in via di sviluppo colpiti dall’emergenza idrica.
L’acqua è una risorsa contesa: 263 bacini attraversano i confini politici di territori occupati dal 40 per cento della popolazione umana. “C’è bisogno di un riconoscimento internazionale per l’inalienabilità dell’acqua” sostiene Emilio Molinari, presidente del Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionali (Cipsi) “dalla Carta dei diritti umani alle carte costituzionali delle singole nazioni. In Uruguay è un diritto garantito dalla costituzione, in Belgio è una legge”.
“L’acqua è un bene comune” sottolinea Molinari “e non può essere privatizzata né monetizzata”. Secondo il Rapporto Onu sullo sviluppo umano del 2006 i servizi idrici più economici sono proprio quelli forniti dalle aziende pubbliche. I venditori al dettaglio sono invece i più cari e sono numerosi soprattutto nei paesi sottosviluppati: a Kibera, in Kenya, un metro cubo d’acqua costa 3,5 dollari, sette volte di più che nei paesi ricchi.
Chi vuole seguire in diretta le discussioni in Europa dal 22 marzo, giornata mondiale dell’acqua, può usare la webcam predisposta nell’ambito delle iniziative della Comunità europea. Gli appassionati di statistiche possono contribuire all’analisi dei dati raccolti sugli aspetti dell’emergenza acqua attraverso il Berkeley Water Center, un progetto di elaborazione distribuita con il contributo di computer da tutto il mondo.

Tutto schizzi di parole intorno di Nino Ferrara



Associazione CTNA ed il Comune di Oleggio






Oleggio 13 marzo 2007



Tutto schizzi di parole intorno

In occasione della giornata mondiale dell’acqua sabato 24 marzo 2007:
Performance teatrale “Tutto schizzi di parole intorno”
Racconti con immagini della campagna Portatori d’acqua nel comune di Oleggio, del forum sociale mondiale di Nairobi e dall’Assemblea degli eletti per l’acqua al Parlamento Europeo di Bruxelles. Raccolta firme per iniziativa di legge popolare sull’acqua


L’associazione CTNA ed il Comune di Oleggio invitano Sabato 24 marzo alle ore 21, in occasione delle iniziative per la giornata mondiale dell’acqua, ad assistere alla performance teatrale dal libro “Tutto schizzi di parole intorno” di Nino Ferrara. La performance è stata realizzata dalla Officina OIBO’ con la regia di Rosita Raia ed è interpretata da Rosita Raia, Daria D’Acunto, Valentina Dalla Piazza e Francesco Marchetti, con musiche originali dal vivo di Paolo Montanari e immagini di Paolo Rizzi e Laura Bergomi. Attraverso parole, gesti, immagini e musiche dal vivo si ripropone il racconto dello scrittore novarese Nino Ferrara, in cui il protagonista è un giovane ragazzo arabo che – portatore d’acqua, di parole e di speranza - ci accompagna nel viaggio in un’altra cultura.
La serata, organizzata presso la sala 2 del cinemateatro di Oleggio in piazza Roma, sarà l’occasione per fare il bilancio della partecipazione del Comune di Oleggio alla Campagna internazionale “Portatori d’acqua”, promossa dal Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua.
Nella serata verranno anche proiettate immagini dal Forum sociale mondiale 2007 di Nairobi e dall’Assemblea degli eletti per l’acqua al Parlamento Europeo di Bruxelles.
Vi sarà anche la possibilità di firmare la proposta di legge di iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”, che ha l’obiettivo di favorire la definizione di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell’acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile e solidale.


Per eventuali approfondimenti Vi invitiamo a contattare
Paolo Rizzi (cell. 340/527320 – mondopossibile@infinito.it)

A B C . acqua bene comune


A B C . ACQUA BENE COMUNE


12 Marzo
alle 21
presso la Sala Consigliare del


Comune di Laveno Mombello, Villa Frua



INTERVENGONO


Ercole Ielmini
Sindaco del Comune di Laveno Mombello

Rosario Lembo
segretario Comitato italiano del Contratto mondiale sull’Acqua

Franco Taddei
segretario ATO Provincia Varese

Alberto Tarrone
Legambiente Lombardia

Alessandro Di Gregorio
Lega Consumatori ACLI

Antonello Carai
Forum italiano dei movimenti per l’Acqua

Modera
Letizia Antonello

Per informazioni
347.2266935
mailto:if@transitiproject.org
if@transitiproject.org

ACQUA POTABILE

FONTE




Acqua:
se la conosci l’apprezzi



È sicura? Perché ha un odore strano? Quella in bottiglia è di qualità migliore?
Un fi ltro domestico può aiutare? Perché il suo prezzo aumenta?
Sono molti i problemi, i timori e i dubbi che avete sull’acqua.
È ora di rispondervi.

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INCHIESTA SUGLI ACQUEDOTTI

FONTE



Acqua: serve più
trasparenza


Quanto ne sappiamo dell’acqua che esce dal rubinetto di casa? Ben poco, a giudicare dalla scarsa disponibilità a fornire informazioni dimostrata dalla maggior parte degli acquedotti da noi contattati per questa inchiesta. La comunicazione al consumatore va migliorata.


Acqua a mano armata

FONTE
www.beppegrillo.it

Acqua a mano armata





Seguitemi, se ci riuscite, in questa storia. Vi svelo subito il finale: ci hanno rubato l’acqua. Nel 1992 la legge Galli avvia la privatizzazione dell’acqua. Nascono 92 società di gestione a capitale misto: privato e pubblico. Queste società hanno un solo obiettivo: il profitto. Alcune sono quotate in Borsa. Più aumenta il prezzo dell’acqua, più aumenta il valore dell’azione e più staccano dividendi.
Tutti sanno che il petrolio di questo secolo si chiama acqua. Rispetto al petrolio ha una qualità importante: non serve per spostarsi, ma per vivere. L’acqua è vita e ogni giorno 30.000 persone muoiono nel mondo per mancanza d’acqua. Quale speculazione migliore della vita umana?
La privatizzazione dell’acqua è più di una vergogna, di uno schifo. Le parole trovatele voi. L’Acea che dà l’acqua ai romani ha incrementato il suo utile nell’ultimo anno del 30% distribuito in gran parte agli azionisti. “Grazie Roma che ci fai piangere ed abbracciarci ancora...”.
Il giro d’affari annuo delle piovre dell’acqua è di CINQUEMILIARDIDIEURO. Questo non è capitalismo. E’un’economia di rapina che fa utili sulla pioggia. L’acqua non può essere un dividendo, non può produrre utili. Va sottratta alle società per azioni. In futuro di acqua ce ne sarà sempre meno. E’ un bene pubblico. Anzi, è il principale bene pubblico. Il Governo faccia qualcosa prima che la gente si muova da sola.
Ascoltate l’intervista di Piero Ricca a Giuseppe Altamore di Famiglia Cristiana e a Riccardo Petrella dell’Università Cattolica di Livanio

Trovato l'accordo sull'acqua

Trovato l'accordo sull'acqua.
Ora il via libera al ddl Lanzillotta è più vicino



(12-02-2007)

Linda Lanzillotta
Verdi e Rifondazione sono accontentati: la gestione dei servizi idrici in futuro rimarrà in mano pubblica. Una piccola vittoria per la sinistra radicale ma anche un passaggio tattico fondamentale per i riformisti. Cade cosi la precondizione che i due partiti avevano posto per dare il proprio placet al disegno di legge di riforma dei servizi pubblici locali. Fatto, questo, che accelera e semplifica l'iter del ddl Lanzillotta fra commissioni e aule parlamentari.
La moratoria sulle privatizzazioni dei servizi idrici è il risultato principale del vertice interministeriale che si è tenuto ieri mattina a palazzo Chigi, presenti i ministri Lanzillotta, Ferrero, Santagata e Pecoraro Scanio insieme al sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta e ai "tecnici" di Di Pietro. Il governo s'è mostrato concorde nel voler sospendere la pratica dell'affidamento a soggetti privati della gestione degli acquedotti, cosa che diversi enti locali hanno peraltro già avviato. Comuni come Palermo, Agrigento o Arezzo e regioni come Lombardia, Toscana e Campania hanno già iniziato tutte le procedure previste dalla legge attuale. E uno dei punti più delicati che i ministri sono chiamati a sciogliere riguarda proprio come evitare che lo stop governativo ledi i diritti acquisiti derivanti dai contratti già firmati dagli enti locali con imprese private. Proprio per questo è stata prevista per la prossima settimana una riunione dei tecnici dei diversi ministeri. In altri termini, loro compito è che i vari Tar regionali non siano subissati dai ricorsi delle amministrazioni locali e delle aziende. Quale sarà il contenitore legislativo della moratoria? Scartata l'ipotesi di inserirla nel codice ambientale e quella di adottare un provvedimento ad hoc, la soluzione più probabile è che venga inscatolata in un emendamento da presentare nel primo pacchetto legislativo utile. Indiscrezioni individuano nel decreto di recepimento delle norme comunitarie il veicolo migliore. Il vertice interministeriale non si è fermato tuttavia alla decisione sulla moratoria. Altra proposta innovativa che è venuta fuori è la creazione di un commissario ad hoc per l'acqua nel Mezzogiorno. Una figura che dovrebbe contribuire a risolvere le inefficienze e gli sprechi tipici degli acquedotti meridionali. Basti pensare che solo quello pugliese perde il 40 per cento dell'acqua trasportata. L'annuncio della moratoria è tuttavia un fatto significativo soprattutto da un punto di vista politico. Così infatti viene meno una delle condizioni necessarie che Verdi e Prc avevano posto per dare il nulla osta al ddl Lanzillotta. «La ripubblicizzazione dell'acqua era una delle precondizioni alla riforma dei servizi pubblici locali - spiega Francesco Manna, responsabile enti locali del Prc -. Venuto meno questo ostacolo possiamo riawiarci su di un percorso comune con le altre forze della maggioranza». Se la decisione presa dal vertice interministeriale rende più vicino il via libera per il ddl Lanzillotta, tuttavia non tutti i nodi sono risolti. Ancora ieri sera il capogruppo di Rifondazione comunista nella commissione Affari istituzionali, Claudio Grassi, ha sottolineato che il testo ancora «non va bene». Per Grassi «la previsione della gestione diretta in economia è insufficiente senza la previsione delle aziende speciali, anche consortili, o della spa in house». Un punto questo che vede una posizione quanto meno diversa, se non proprio contrapposta, di Margherita e Ds. Insomma, prima che ci sia il via libera definitivo c'è ancora lavoro di mediazione politica da fare.
I più contenti per la moratoria sono sicuramente quei movimenti che si sono uniti nel Forum dell'acqua e che stanno portando avanti una raccolta di firme per presentare una proposta di legge d'iniziativa popolare che ripubblicizzi la gestione dei servizi idrici. In poco più di un mese hanno già raccolto più di SOmila firme, soglia minima prevista dalla Costituzione per la presentazione alle camere.

Acqua in bottiglia





Acqua in bottiglia e pubblicità:
aggiornamenti da Altreconomia




Cari amici,

con questa lettera vogliamo -innanzitutto- ringraziarvi.
Per aver aderito alla nostra proposta di pensare se e come regolamentare la pubblicità delle acque in bottiglia (dal 10 febbraio ad oggi abbiamo registrato quasi 800 adesioni) e per averci suggerito -con i vostri commenti- alcuni spunti e approfondimenti che ci saranno utili per andare avanti e provare a strutturare una vera e propria campagna.
Se l'idea continua a piacervi vi chiediamo di girare l'invito ai vostri amici.
Intanto ecco, in anteprima, il commento di Francesco Gesualdi (Centro nuovo modello di sviluppo) che uscirà sul numero di marzo di Altreconomia (da martedì nelle botteghe del commercio equo), insieme ad alcuni aggiornamenti dal mondo dell'acqua in bottiglia.
Grazie di tutto.
La redazione di AE

FARE A MENO DELLA PUBBLICITA'
È provato. La pubblicità si fa aggressiva quando la gente non vuole saperne.
La prova? Esiste pubblicità per il pane? Non ce n’è bisogno, lo mangiamo da millenni e continueremo a farlo finché ci sarà del grano disponibile.
Fa parte della nostra cultura. Beviamo anche acqua: non da millenni, ma da milioni di anni.
Da quando l’uomo è comparso sulla terra. Prima di sorgente, poi di pozzo, infine del rubinetto: nessuno ci ha mai spronati a farlo.
Invece, oggi, subiamo un bombardamento da 380 milioni di euro all’anno per essere costretti a bere acqua in bottiglia. Altrimenti nessuno la berrebbe.
In assenza di condizionamento quale persona di buon senso opterebbe per una scelta tanto insicura, dispendiosa e inquinante? Nessuna società di buon senso accetterebbe di fare viaggiare tutti i giorni centinaia di camion da un capo all’altro d’Italia per fare bere ai trentini l’acqua di Caserta e ai casertani l’acqua di Trento.
Alla faccia degli allarmi sul clima e della necessità di ridurre le emissioni di CO2 del 60%.
Se vietassimo la pubblicità dell’acqua in bottiglia contribuiremmo agli obiettivi di Kyoto molto di più della lenzuolata di provvedimenti farsa messi a punto da Bersani e Pecoraro Scanio, veri pannicelli caldi.
Ma renderemmo giustizia anche all’intelligenza umana e all’opinione pubblica che quotidianamente è presa per il bavero da spot pubblicitari che tentano di inebriarci inneggiando all’acqua “zero grassi” o “che fa pisciare”.
In un mondo serio, la pubblicità non dovrebbe esistere, perché i consumi non vanno spinti, ma frenati in nome della sostenibilità e dell’equità. La gente non ha bisogno di messaggi ingannevoli, ma di informazioni serie sulla qualità dei prodotti, la sicurezza, la storia ambientale e sociale.
Dunque: non spot privati al servizio delle imprese, ma un servizio pubblico di informazione sui prodotti al servizio della gente. Purtroppo non viviamo in un mondo serio, che si pone
come obiettivo primario la salvaguardia dei beni comuni per garantire a tutti il diritto alla vita. Questo mondo è asservito alle imprese che per il profitto della giornata distruggono il mondo, la gente, la pace.
Non so se ce la faremo a invertire il senso di marcia prima di giungere alla catastrofe, ma dobbiamo provarci.
Anche a costo di essere derisi come forse succederà quando ci presenteremo per chiedere il divieto della pubblicità sull’acqua in bottiglia. Se non altro forse riuscirà a fare riflettere qualcuno e questo sarebbe già un grande risultato.

Francesco Gesualdi

Altreconomia. L'informazione per agire
http://www.altreconomia.it

"Mettiamola fuori legge!

La pubblicità, non l'acqua in bottiglia"
http://www.altreconomia.it/acqua
tel. 02-83.24.24.26

NATO: NON SOLO VICENZA


NATO: NON SOLO VICENZA

La linea editoriale del blog la dobbiamo scegliere noi (problema tuttora aperto), far riferimento solo a Venegono e a nient’altro mi sembra alquanto miope e assurdo, oltretutto dai commenti che appaiono sul blog non mi pare che la mia sia una posizione isolata.
I problemi del mondo sono anche i problemi di Venegono, non mi sembra corretto non parlarne, preferirei un respiro mentale ben più ampio di quello sancito dagli angusti confini comunali.
Comunque, in base ai dettami più restrittivi di che cosa si debba o non si debba parlare ho fatto una piccola ricerca su internet, cercando la parola “Venegono” e solo quella.
E’ sceso di tutto, evidentemente per internet Venegono non è fuori dal mondo.
Guardando tra i vari richiami trovo una cosa alquanto interessante, un bel articolo dal titolo “NATO: NON SOLO VICENZA” in cui si fa un piccolo riferimento a Venegono.
Per cui va pubblicato ? No.
Nell’articolo si parla della base NATO di Solbiate Olona, del fatto che da li partano i soldati per l’Afghanistan, ma si sa che Solbiate non è Venegono per cui non si può farne cenno, che la base sia a pochi chilometri da noi o in Australia per il blog non fa alcuna differenza.
Una logica perfetta.
Sul blog si dovrebbe parlare solo della vita comunale, dei sensi unici, di recinzioni traballanti e di nient’altro.
Sono argomenti che sicuramente devono essere affrontati, ma ritengo che ci sia molto altro di cui parlare.
Non volevano risvegliare la coscienza critica dei Venegonesi ?
L’articolo “NATO :NON SOLO VICENZA”
L’articolo è di Nigrizia, la rivista dei Missionari Comboniani, noti comunisti.
Chissà cosa direbbe la Signorina Brianza.
http://www.disarmo.org/rete/articles/art_20277.html


Gianluca

La Russia scopre l'Oro blu

Fonte





Mosca prepara l'export dei suoi immensi patrimoni idrici

Ripescato un progetto per deviare i grandi fiumi siberiani

L'acqua vale più del petrolio
la Russia scopre l'Oro blu

La Fao: nel 2050 quasi un terzo dell'umanità senz'acqua potabile
Una rete di canali avvolgerà i paesi assetati dell'ex Unione Sovietica

dal nostro corrispondente LEONARDO COEN



MOSCA - Non solo la Russia galleggia su immensi giacimenti di petrolio e gas, al punto da averla trasformata in una superpotenza energetica. Nel suo sterminato territorio c'è tanta acqua dolce da dissetare due pianeti: 120mila fiumi, 2,3 milioni di laghi, paludi vaste come Italia, Spagna e Francia messe assieme. Le risorse idriche superano i 97mila chilometri cubi se ci aggiungiamo le acque del sottosuolo e i ghiacciai: tradotto in vil moneta - o meglio, in denaro liquido - significa poter disporre di scorte idriche il cui valore supera, già oggi, gli 800 miliardi di dollari l'anno. Siccome l'acqua sarà il petrolio del nuovo millennio, i sogni di grandezza del Cremlino stanno diventando ancor più ambiziosi, tanta ricchezza e tante prospettive aumentano l'influenza politica, specie sui paesi confinanti dell'Asia Centrale, assediati dai deserti e dalla siccità.
È bastato un rapporto della Fao, apparso lunedì, in cui si rilancia l'allarme per l'emergenza acqua ("nel 2050 quasi due miliardi di persone potranno restare senz'acqua potabile") e subito i russi hanno fatto sapere che saranno pronti ad operare nel florido mercato dell'oro blu, anche se preferiscono chiamarlo "oro trasparente" (così ha scritto ieri il giornale Novye Izvestia): "La Russia ha buone chances, bisogna però sfruttarle con intelligenza. Potremo occupare un buon posto tra i fornitori d'acqua e tra gli esportatori di prodotti che richiedono grande consumo d'acqua", spiega Viktor Danilov-Daniljan, direttore a Mosca dell'Istituto Nazionale per i Problemi Idrici, "per esempio, l'Africa settentrionale e il Medio Oriente importano una quantità tale di frumento che per produrla ci vorrebbe l'acqua di due fiumi come il Nilo".
I numeri dello "stress idrico" sono da brivido. Per ottenere un chilo di riso ci vogliono da 2 a 5mila litri di acqua. In media, per produrre cibo occorrono 3mila litri d'acqua a testa al giorno.
Quando l'acqua comincerà a scarseggiare, la Russia grazie alle sue smisurate risorse diventerà leader della catena alimentare. Basterà adeguare le infrastrutture, costruire acquedotti diretti a sud, come succede per gli idrocarburi, avvolgere in una tela di ragno gli assetati dell'Eurasia. Pensare che il regime sovietico aveva messo in piedi un progetto per invertire il corso dei grandi fiumi siberiani che sfociano nell'Artico e irrigare le repubbliche dell'Asia Centrale: un'impresa titanica ma potenzialmente anche una catastrofe ambientale. Prevalse il buon senso, e tutto rimase come prima. Era il 1986. Oggi, Nursultan Nazarbaev, presidente del Kazakistan ha rispolverato quella vecchia idea, però da Mosca hanno fatto finta di non capire. "Che comincino a eliminare gli sprechi", suggerisce Tatiana Moisseenko, membro dell'Accademia delle Scienze. Ai Paesi che dispongono di scarse risorse idriche lei consiglia di evitare l'emancipazione totale ("l'indipendenza") dalle regioni del mondo che invece ne dispongono in abbondanza: "In Asia Centrale l'acqua viene sfruttata in maniera abbastanza irrazionale", osserva la Moissenko, "devono introdurre tecnologie per risparmiarla, mettere in uso nell'irrigazione le tecnologie a gocce".
I Paesi ex satelliti dell'Urss soffriranno pesanti danni se non correranno ai ripari. E il riparo si chiama Grande Madre Russia. Dice Anatolij Barkovskij, direttore del Centro per i rapporti esteri dell'Istituto di economia dell'Accademia delle Scienze russa: "Bisogna risolvere in anticipo una serie di problemi: come e quanta acqua può essere trasportata senza creare danni ambientali. Dopodiché, potremmo dissetare fino a saziare".
Acqua come merce, fiumi di rubli, anzi, di dollari. Il business dell'oro blu arricchirà ulteriormente la Russia, scrivono i giornali.
Il controllo dell'acqua è vitale, senza si muore. Senza non si produce. L'acqua è un bene di consumo, lo ha stabilito l'Organizzazione mondiale per il commercio, alla quale la Russia sta aderendo. L'industria globale dell'acqua ha un giro d'affari di 400 miliardi di dollari. Un "asset" fluido che garantisce profitti a go-go e sudditanze strategiche. Da annegarci.

(28 febbraio 2007)

Proposte

Proposte

Visto che si è ceduto (opinatamente) alle pressioni localistiche dei Soloni di turno e bisogna occuparsi solo di Venegono ho una serie di proposte:

-
apertura della rubrica "Orrori venegonesi", cominciando dal pugno nell'occhio che è il sorgendo Sinergy e proseguendo con la rotonda davanti al Comune, che sembra uscita da un fumetto horror. Provvederò alle foto

- apertura della rubrica "Misteri venegonesi" cominciare dal senso unico di via Monte Bianco dove all'inizio ci sono segnati i parcheggi, alla fine no. Perchè? interessare Lucarelli per una puntata di Blu notte.

- fare un esperimento di democrazia diretta elettronica: indire un sondaggio su un argomento caldo (l'acqua?) e fare dire la loro alla cibernaviganti, via mail, o con uno di quei programmi gratis che si trovano in rete.

M. Maspero

Commenti alla discussione su cosa....

Commenti alla discussione su cosa pubblicare

Alcune osservazioni che vorrei fossero messe nei commenti del blog:
Prima osservazione
Scusatemi, ma con tutto il rispetto per la sig.ra Brianza, non vedo quale patente di autorevolezza può avere per decidere di affibbiare un etichetta all'OV. Suvvia, allora anche il primo che passa per Venegono si sente in diritto di dire la sua sul blog. E non usiamo il termine "rimproverato" che non è il caso: di (falsi) maestri e maestrine ne abbiamo già abbastanza e, consentitemi, ne abbiamo abbastanza (nel senso che è ora che la smettano di salire in cattedra).
Seconda osservazione
Richiamata l'osservazione sul termine "rimproverato" (v. sopra) non vedo e francamente non capisco perchè un blog di Venegono non possa occcuparsi anche del resto del mondo. Sarà mai che le (limitate) menti dei politici locali ritengono che Venegono sia l'ombelico del mondo? Poffare, capisco l'orgoglio localistico, ma al di fuori dei confini del contado del Seprio esistono anche circa altri 5 miliardi di persone che avranno (?) qualche problema. Siamo seri e piantamola di dar retta a chi non vuole menti libere.
Terza considerazione, amara
I soliti soloni superficiali venegonesi NON leggono l'articolo su Vicenza, pensano, sbagliando, che sia pro sinistra, NON sanno chi ha firmato l'articolo (perchè non si informano) e partono in quarta a dire che bisogna occuparsi soloo di Venegono. Mi sembra che il problema sia loro e non dell'OV. Per cui rimettere l'articolo è doveroso, per rispetto dell'intelligenza di chi lo ha letto fino in fondo e ora non lo trova più. E' pacifico che in un paese libero c'è il diritto di critica, ma santo cielo!, almeno cerchiamo di non parlare a vanvera!
Una proposta: come per le medicine c'è il foglietto illustrativo per l'utilizzo, mettiamo sul blog le avvertenze d'uso..
"E' la stampa, baby, e tu non puoi farci niente". Altri tempi.

Bye, Mario

Artisti per l'acqua

Artisti per l'acqua

Beppe Grillo, Artista per l'acqua


Dove ci sono beni comuni, c’è comunità,
dove c’è comunità c’è arte.

Gli "Artisti per l’Acqua" hanno sottoscritto la nostra lettera perché credono che l’acqua sia un bene comune ed un diritto umano universale.

Sostengono la nostra proposta di legge di iniziativa popolare al fine di sottrarre questo bene essenziale alla vita alle leggi del mercato e della concorrenza e per garantire a tutti l’accesso gratuito al quantitativo d’acqua minimo vitale giornaliero.

Rubare l'acqua per creare la sete. Coca-cola, Pepsi e la politica della sicurezza alimentare


Da “Granello di sabbia”


Rubare l'acqua per creare la sete.
Coca-cola, Pepsi e la politica
della sicurezza alimentare
.


Di Vandana Shiva

Vietare o meno Coca Cola e Pepsi non può e non dovrebbe dipendere
solamente da se un particolare laboratorio non trova particolari livelli
di residui di particolari pesticidi oltre i limiti permessi nelle
bevande analcoliche. I problemi dovuti alla creazione da parte di Coca
Cola e Pepsi di una crisi idrica e di una crisi sanitaria sono
separatamente ragioni sufficienti per vietarle.

In una democrazia, bandire prodotti e attività dannose è un'espressione
della libertà e dei diritti dei cittadini. La messa al bando protegge i
cittadini dai rischi per la salute e per l'ambiente. È per questo che il
fumo è stato vietato nei luoghi pubblici. È per questo che le sostanze
dannose per l'ozono sono state proibite dal Protocollo di Montreal. È
per questo che la Convenzione di Basilea ha bandito il commercio di
rifiuti tossici e pericolosi.

La Coca Cola e la Pepsi sono entrate senza dubbio a far parte del gruppo
dei prodotti tossici e dannosi che è necessario bandire per proteggere
la salute dei cittadini e per proteggere l'ambiente. Il 22 agosto la
campagna "Coca Cola e Pepsi lasciate l'India" ha intensificato
l'attività per bandire Coca Cola e Pepsi con una giornata di azioni per
"bandire Coca Cola e Pepsi". Il Kerala ha bandito le coca cole. Il
Karnataka, il Madhya Pradesh, il Gujarat, il Rajastan hanno vietato le
bevande analcoliche dalle istituzioni educative e dalle mense del
governo. E "zone libere da Coca Cola e Pepsi" si stanno diffondendo in
tutto il Paese.

Rubare l'acqua, creare sete.

Ci sono serie ragioni ambientali e umanitarie per vietare la produzione
di bevande analcoliche in India. Ogni stabilimento di Coca Cola e Pepsi
estrae 1-2 milioni di litri d'acqua al giorno. Se ogni stabilimento
estrae 1-2 milioni di litri d'acqua al giorno e ci sono 90 stabilimenti,
l'estrazione giornaliera va dai 90 ai 180 milioni di litri. Questo
potrebbe soddisfare il fabbisogno giornaliero di acqua potabile di
milioni di persone. Ogni litro di queste bevande distrugge ed inquina 10
litri d'acqua. E si è scoperto che le acque di scolo così prodotte
contengono alti livelli di cadmio e piombo (Pollution Control Board,
Kerala, Hazard Centre).

Una prolungata esposizione al cadmio può potenzialmente avere effetti
quali disfunzioni renali, danni alle ossa, al fegato e al sangue. Il
piombo colpisce il sistema nervoso centrale, i reni, il sangue e il
sistema cardio-vascolare. Le donne di un piccolo villaggio del Kerala
sono riuscite a far chiudere uno stabilimento della Coca Cola. "Quando
bevete una coca, bevete il sangue della gente", ha detto Mylamma, la
donna che ha dato inizio al movimento contro la Coca Cola a Plachimada.
Lo stabilimento della Coca Cola di Plachimada nel marzo 2002 ricevette
una commessa per la produzione di 1.224.000 bottiglie di prodotti Coca
Cola al giorno e ricevette dal panchayat una licenza condizionata per
installare una pompa a motore per l'acqua. Ad ogni modo, la compagnia
cominciò ad estrarre illegalmente milioni di litri di acqua pulita.
Secondo la gente del posto, la Coca Cola estraeva 1,5 milioni di litri
d'acqua al giorno. Il livello dell'acqua cominciò a calare, passando da
150 a 500 piedi sotto la superficie terrestre. Membri delle tribù e
contadini si lamentarono che i depositi e le scorte d'acqua risentivano
negativamente dell'installazione indiscriminata di pozzi per lo
sfruttamento delle falde freatiche, con gravi conseguenze per le
coltivazioni. I pozzi minacciavano anche le fonti tradizionali di acqua
potabile, gli stagni, i serbatoi, i fiumi e i canali navigabili. Quando
la compagnia non riuscì a soddisfare la richiesta di informazioni
dettagliate da parte del panchayat, fu notificato un avviso che la
invitava a provare il proprio diritto, e la licenza fu cancellata. La
Coca Cola cercò invano di corrompere il presidente del panchayat, A.
Krishnan, con 300 milioni di rupie. La Coca Cola non solo rubava l'acqua
della comunità locale, ma inquinava anche quella che non prendeva. La
compagnia depositava materiali di scarto all'esterno dello stabilimento,
materiali che durante la stagione delle piogge si propagavano nelle
risaie, nei canali e nei pozzi, causando gravi rischi per la salute. In
seguito a questo scarico, 260 pozzi creati dalle autorità pubbliche per
l'approvvigionamento di acqua potabile e per l'agricoltura si sono
prosciugati. La Coca Cola inoltre pompava le acque di scarico nei pozzi
asciutti all'interno della proprietà della compagnia. Nel 2003
l'ufficiale medico del distretto informò la gente di Plachimada che la
loro acqua non era adatta ad essere bevuta. Le donne, che già sapevano
che la loro acqua era tossica, dovevano fare chilometri per procurarsi
l'acqua. La Coca Cola aveva provocato una carenza idrica in una regione
ricca d'acqua scaricando acque di scolo contenenti grandi quantità di
piombo, cromo e cadmio.

Le donne di Plachimada non avevano intenzione di permettere di questa
pirateria idrica. Nel 2002 cominciarono un dharna (sit-in) ai cancelli
della Coca Cola. Per festeggiare il primo anniversario della loro
agitazione mi unii a loro nella Giornata della Terra del 2003. Il 21
settembre 2003 una grossa manifestazione consegnò un ultimatum alla Coca
Cola. E nel gennaio 2004 la Conferenza Mondiale per l'Acqua portò
attivisti globali a Plachimada per sostenere gli attivisti locali. Un
movimento iniziato da donne adhivasi locali aveva messo in moto
un'ondata di energia a loro sostegno a livello nazionale e globale. Oggi
lo stabilimento è chiuso e movimenti sono iniziati in altri
stabilimenti. I giganti della Coca Cola stanno aggravando la crisi
idrica già conosciuta dalle popolazioni delle aree rurali.

Ci sono un solo criterio e una sola misura nel problema dell'uso
dell'acqua: il diritto fondamentale di ogni uomo ad acqua pulita, sana e
adeguata non può essere violato. E la Coca Cola e la Pepsi stanno
violando questo diritto. È per questo che la loro estrazione di milioni
di litri d'acqua dev'essere vietata. Nel caso di Plachimada l'Alta Corte
del Kerala aveva stabilito "che le falde sotterranee appartengono alla
popolazione. Lo Stato e le sue istituzioni dovrebbero fungere da
amministratori di questo grande bene. Lo Stato ha il dovere di
proteggere le falde da un eccessivo sfruttamento e l'inattività dello
Stato a questo proposito equivale ad una violazione del diritto della
gente alla vita, garantito dall'art. 21 della Costituzione dell'India.
Le falde freatiche, sotto la terra dell'imputato, non gli appartengono.
Le falde appartengono al pubblico e il secondo imputato non ha nessun
diritto di reclamare una forte partecipazione e il Governo non ha il
potere per permettere ad un privato di estrarre una tale quantità di
acque sotterranee, che sono una proprietà che gli è stata affidata.
Questo principio dell'acqua come un bene pubblico è ciò che ha condotto
al divieto di estrazione dell'acqua a Plachimada. È il principio che il
20 gennaio 2005 ha portato le comunità locali in 55 stabilimenti di Coca
Cola e Pepsi per notificare alle aziende che stavano rubando una risorsa
comune.

Rubare la salute, creare malattia.

La lotta contro la Coca Cola è anche una lotta per la salute. Residui di
pesticidi sono stati trovati nella Coca Cola e nella Pepsi. Comunque le
bevande analcoliche sono pericolose anche senza pesticidi. Le bevande
analcoliche non hanno nessun valore nutrizionale in confronto alle
nostre bevande locali, quali nimbu pani, lassi, panna, sattu. Con le
loro campagne pubblicitarie aggressive i giganti delle bevande
analcoliche sono riusciti a far vergognare i giovani indiani della
nostra cultura gastronomica locale, nonostante i suoi valori
nutrizionali e la sua sicurezza.

Hanno monopolizzato il mercato della sete, acquistando compagnie locali
come Parle, bevande fredde locali fatte in casa o col lavoro a
domicilio. Ma ciò che vendono Coca Cola e Pepsi è una brodaglia colorata
tossica, con valori anti-nutritivi. Il Ministro della Salute indiano ha
chiesto alle star del cinema di non sostenere Coca Cola e Pepsi per via
dei rischi rappresentati dallo zucchero contenuto nelle bevande
analcoliche, implicate nelle epidemie di obesità e diabete tra i bambini.

Marion Nestle ha definito le bevande analcoliche delle "porcherie",
ricche di calorie ma poco nutrienti. Il Centro per la Scienza e
l'Ambiente nell'Interesse Pubblico ha definito le bevande analcoliche
"caramelle liquide". Una lattina da 12 once contiene 1,5 once di zucchero.

I giganti delle bevande analcoliche si stanno orientando sempre di più
sullo Sciroppo di Grano ad Alta Concentrazione di Fruttosio (High
Fructose Corn Syrup, HFCS). Il Ministero della Salute non ha ancora
affrontato la questione dei rischi per la salute dell'HFCS e dei rischi
per la salute dei cibi geneticamente modificati se il grano utilizzato
fosse grano geneticamente modificato. Se il Governo vuole che i
cittadini usino dolcificanti sicuri dovrebbe bandire l'HFCS ed
incoraggiare i produttori di zucchero di canna in India a passare
all'agricoltura organica. Il Governo Centrale sta chiaramente fallendo
nel proteggere la salute dei cittadini indiani.

La composizione nutritiva delle bevande analcoliche per dosi di 12 once
in confronto al succo d'arancia o al latte magro.
Coca Cola Pepsi Succo d'arancia Latte magro
% calorie 154 160 168 153
Zucchero 40 40 40 18
Vit. A, UI 0 0 291 750
Vit C, mg 0 0 146 3
Ac. folico, mg 0 0 164 18
Calcio, mg 0 0 33 450
Potassio, mg 0 0 711 352
Magnesio, mg 0 0 36 51
Fosfato, mg 54 55 60 353

Fonte: Marion Nestle, politiche alimentari.

Lo zucchero contenuto nelle bevande analcoliche non è zucchero naturale,
saccarosio, bensì HCFS. Gli stabilimenti per la produzione dello
sciroppo di grano hanno cominciato ad essere impiantati in India, e se
non vengono stabilite delle regole rigide la dieta indiana potrebbe
prendere la via di quella statunitense, dove lo sciroppo di grano ad
alta concentrazione di fruttosio provoca resistenza all'insulina. A
differenza del saccarosio, il fruttosio non passa attraverso alcune fasi
critiche intermedie di collasso, ma viene deviato verso il fegato, dove
imita la capacità dell'insulina di far rilasciare al fegato acidi grassi
nel sangue. Degli studi hanno scoperto che le diete a base di fruttosio
contengono il 31% in più di trigliceridi rispetto alle diete a base di
saccarosio. Il fruttosio inoltre riduce il tasso di ossidazione degli
acidi grassi. P.A. Mayes, uno scienziato dell'università di Londra, è
giunto alla conclusione che l'assunzione prolungata di fruttosio provoca
un adattamento dell'enzima che aumenta la lipogenesi, la formazione del
grasso, e la formazione di VLDL (colesterolo cattivo), che conducono a
trigliceridemia (eccesso di trigliceridi nel sangue), ridotta tolleranza
al glucosio, e iperinsulinemia (eccesso di insulina nel sangue). Gli
scienziato dell'Università della California a Berkley hanno anche
confermato che un consumo eccessivo di fruttosio stava deviando la dieta
americana verso cambiamenti metabolici che inducono all'accumulo di grasso.

L'India non può affrontare gli elevati costi sanitari di una dieta a
base di fruttosio, che ha anche altri costi nutrizionali come effetti
collaterali. Quando il grano viene utilizzato per produrre sciroppo ad
alta concentrazione di fruttosio, ai poveri viene negato un elemento
nutritivo basilare. Il 30% del grano viene già utilizzato per produrre
materia grezza per la produzione industriale di cibo per il bestiame e
fruttosio e non viene usato come alimento per l'uomo. Inoltre, la
sostituzione di dolcificanti più sani derivati dallo zucchero di canna,
come il gur e il khandsari, derubano i contadini di guadagni e mezzi di
sostentamento. L'impatto dei prodotti della cola sulla catena alimentare
e sull'economia è pertanto molto ampio e non finisce con la bottiglia.

Ad ogni modo, quello che c'è nella bottiglia non va bene per una dieta
sana. È risaputo che il consumo di bevande analcoliche contribuisce a
rovinare i denti, e gli adolescenti che consumano bevande analcoliche
mostrano un rischio di fratture ossee 3-4 volte superiore rispetto a
quelli che non ne bevono. Le bevande analcoliche stanno diventando la
maggiore fonte di caffeina nelle diete dei bambini, visto che ogni
lattina da 33 cl contiene circa 45 mg di caffeina. E ci sono altri
ingredienti nella brodaglia tossica, un composto antigelo -
etilenglicole per ridurre la temperatura di congelamento, acido
fosforico per dargli un po' di mordente.

La gente consuma 4 kg di prodotti chimici a testa all'anno, sulla base
di 20,6 milioni di tonnellate di prodotti chimici sotto forma di
coloranti artificiali, aromi, ecc. (Prashant Bhushan, "Soft drinks - a
toxic brew"). Pertanto non è solo dei pesticidi che dovremmo
preoccuparci, ma delle miscele tossiche da cui i giganti della cola
stanno rendendo dipendenti i nostri figli. L'altra violazione commessa
da Coca Cola e Pepsi è la violazione del diritto alla salute. L'acido
fosforico e il diossido di carbonio rendono le bevande analcoliche
fortemente acide, il che spiega come mai siano efficaci come detergenti
per il bagno. Non approveremmo mai che i nostri figli bevessero
detergente per il bagno, tuttavia le bevande analcoliche, che hanno le
stesse proprietà acide, vengono vendute liberamente. È a causa di questi
rischi che negli Stati Uniti le scuole hanno vietato le bevande
analcoliche. È a causa di questi rischi che 10.000 scuole e college
indiani si sono dichiarati "zone libere da Coca Cola e Pepsi". È a causa
di questi rischi che il Governo del Kerala ha bandito le Cole. È a causa
di questi rischi che la mensa del Parlamento Indiano non serve Coca Cola
e Pepsi. Ed è a causa di questi rischi che i rappresentanti della Pepsi
hanno ammesso che le loro bevande non sono sicure per i bambini.

Tuttavia, il Governo dell'Unione sta esitando sotto la pressione delle
aziende e degli Stati Uniti. Il Ministero della Salute dell'Unione ha
messo in discussione uno studio del Centro per la Scienza e l'Ambiente
sui residui di pesticidi in Coca Cola e Pepsi, citando testualmente uno
studio commissionato dalla Coca Cola. Chiaramente la salute dei
cittadini non può essere messa nelle mani di un Governo che fissa degli
standard arbitrari che garantiscono a Coca Cola e Pepsi la sicurezza per
fare profitti enormi, ma che non garantiscono la sicurezza per la salute
dei cittadini.

Il Ministero della Salute ha annunciato che entro gennaio 2007 avrà
degli standard di sicurezza idonei per Coca Cola e Pepsi. Tuttavia Coca
Cola e Pepsi non diventeranno sicure dopo il gennaio 2007. Ci sono due
motivi per cui dipendere solo dalla fissazione di uno standard non è
affidabile per garantire che i cittadini ricevano prodotti sicuri e
salutari. In primo luogo, le decisioni centralizzate del Governo possono
essere facilmente influenzate dagli interessi aziendali, come abbiamo
visto nella risposta del Governo al dibattito in Parlamento. C'è una
scienza aziendale e c'è una scienza pubblica. In un'epoca in cui sono le
aziende a dettar legge, governerà la legge societaria. In secondo luogo,
per loro natura gli standard sono riduttivi. Verranno fissati gli
standard per i residui di pesticidi basandosi solo sui livelli permessi
per ingredienti quali acqua e zucchero, senza badare agli effetti
dannosi del prodotto sulla salute della gente e sull'ambiente. Abbiamo
bisogno di una sicurezza alimentare olistica, non di standard per una
pseudo - sicurezza riduttivi e manipolati che proteggono le corporazioni
e non la gente. Le osservazioni dello stesso Ministro della Salute
chiariscono che "standard di sicurezza riduttivi non rendono sicure Coca
Cola e Pepsi". Mentre dichiarava che i residui di pesticidi erano "entro
i limiti di sicurezza" nelle bottiglie testate a Myson e Gujarat,
affermava anche che le cola sono porcherie e non erano sicure per la
salute. La sicurezza è più di uno standard per residui di pesticidi. E,
come abbiamo visto, differenti laboratori danno risultati differenti.

Vietare o meno Coca Cola e Pepsi non può e non dovrebbe dipendere
solamente da se un particolare laboratorio non trova particolari livelli
di residui di particolari pesticidi oltre i limiti permessi nelle
bevande analcoliche. I problemi dovuti alla creazione da parte di Coca
Cola e Pepsi di una crisi idrica e di una crisi sanitaria sono
separatamente ragioni sufficienti per vietarle. Prese insieme, rendono
il divieto imperativo. Sono crimini contro la natura e le persone. I
crimini vengono determinati dal loro impatto, non dallo "standard" degli
strumenti usati per commettere un crimine. Coca Cola e Pepsi sono
impegnate a devastare le risorse idriche della terra e stanno lentamente
avvelenando i nostri figli. E non c'è uno standard sicuro per la
devastazione. Nessuno "standard sicuro" per un lento omicidio. È per
questo che dobbiamo bandirle dalle nostre vite con azioni da liberi e
sovrani cittadini di un'India libera e sovrana.

Un discorso di un Ministro influenzato dai giganti della Cola non li scagiona, come hanno affermato. Devono essere i liberi cittadini indiani a scagionarli. E le popolazioni indiane non hanno scagionato la Coca Cola e la Pepsi. Dobbiamo costruire sull'esempio fornito da Plachimada e dal Kerala per liberare l'India da Coca Cola e Pepsi per proteggere le nostre falde e la salute delle generazioni future.

Dobbiamo resistere ad ogni tentativo di togliere a cittadini e stati i diritti costituzionali di prendere decisioni circa la sicurezza del nostro cibo, come propone il Food Safety Act 2006.

Znet 6 Settembre 2006