Il grande business dell’acqua privata Una torta da 8 miliardi - di Roberto Rossi

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Il grande business dell’acqua privata
Una torta da 8 miliardi

di Roberto Rossi

6 - 11 - 2009

Il nodo della questione è tutto lì, nel titolo dell’articolo 15 del decreto legge n.135, o decreto Ronchi, tramutato in legge al Senato appena un giorno fa. È lungo solo una riga ma vale miliardi. Soldi che usciranno dalle tasche dei consumatori e che arriveranno in quelle di pochi grandi gruppi. Il titolo, dunque, recita: «Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica». Che vuol dire?Che l'affidamento della gestione dei servizi pubblici locali avverrà, in via ordinaria, attraverso gare ad evidenza pubblica. Quali sono i servizi indicati? Diversi (gas o trasporto, ad esempio). Ma tra questi uno in particolare: l’acqua. Che con il decreto ha cambiato status. Non più bene pubblico, ma merce. Di «proprietà» dello Stato, dopo una emendamento inserito all’ultimo minuto dal Pd, ma gestita da privati. Un business colossale. Quanto grande? Forse otto miliardi nei prossimi dieci anni. Ma è un calcolo in difetto. E solo parametrato sulla semplice gestione. Senza contare gli investimenti pubblici ed europei. Attualmente in Italia la rete idrica è coperta da circa 110 gestori. Divisi tra i 91 Ato (ambito territoriale ottimale) esistenti. Grosso modo ad ogni Ato corrisponde una provincia. A crearli fu la Legge Galli del 1994. Che per la prima volta aprì anche ai privati. Oggi 64 gestori sono a totale capitale pubblico e servono oltre la metà della popolazione. Il resto è a capitale misto o privato.

Questo fino a mercoledì. Perché nel giro di un anno o al massimo entro il 2012 l'affidamento dei servizi pubblici locali passerà in mano a «imprenditori o società in qualunque forma costituite». Anche con capitale misto dunque, purché «l’attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio» sia nelle mani del privato che non può «avere una quota inferiore al 40%» della società. Il pubblico può rimanere ma è il privato che decide quanto o come investire. E il privato deve fare profitti. E i profitti si fanno abbassando gli investimenti e alzando le tariffe. In Italia dal 1994 (anno della Galli) al 2005 sono stati investiti 700 milioni di euro l'anno nella rete. Nei dieci anni precedenti oltre 2 miliardi di euro. Nel 2008, secondo l’ultimo rapporto del Co.Vi.RI. relativo a 54 Ato, risultavano realizzati solo il 56% degli investimenti previsti (sei miliardi). Questo, scrive Cittadinanzattiva, a fronte di un’impennata delle tariffe di oltre il 47% negli ultimi 10 anni. Seconde solo al petrolio. In Toscana, ad esempio, dove è più forte la presenza di privati, ogni famiglia spende in media per l’acqua 330 euro all’anno a fronte di una dispersione del 34%. I privati, se non regolamentati, non portano efficienza. NelnostroPaesele società più importanti, per capacità e fatturato, sono sei: la romana Acea, la bolognese Hera, la ligure-piemontese Irenia, la triestina Acegas-Aps, la lombarda A2A e Acquedotto Pugliese. Le prime cinque sono quotate. Sono multiutility a capitale misto dove però è il privato che detta le regole. Questo perché ha i soldi necessari e spesso anche il know how. E con la nuova norma avranno un peso ancora maggiore visto che gli enti locali non potranno avere oltre il 40% del capitale delle società in questione.

L’Italia diventeràun terreno fertile per le multinazionali estere, come le francesi Veolia e Suez, che tra gestione e incroci azionari, si stanno mangiando fette di territorio. Per l’acqua «si assiste - per usare le parole dell’Antitrust - alla sostituzione di monopoli pubblici conmonopoli privati». Si prenda l’esempio di Acea. La società serve il Lazio, una parte della Campania, l’ Umbria, e 4 Ato su sei della Toscana. È il primo operatore nazionale del circuito idrico (ha il 10% del mercato). È controllata al 51%dalComunedi Roma, al10%circa dalla francese GdF-Suez e al 5% dal costruttore Caltagirone. Ma presto il comune di Roma dovrà cedere a privati l’11% della società per unvalore di circa 200 milioni. Lo stesso dovranno fare i comuni emiliani per Hera o quelli di Genova e Torino per la futura Irenia. In totale sul mercato finiranno oltre un miliardo di euro in azioni. Cha andrà ai privati. I quali investiranno per avere un ritorno. E se i piani industriali di 87 Ato mostrano un incremento medio dei consumi di acqua, da qui al 2023, del 17-20%, vuol dire che la privatizzazione dell' acqua la pagheremo noi.

Guerra dell'acqua in Parlamento "Deve restare un bene comune - di Paolo Rumiz

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giornale
la Repubblica

Guerra dell'acqua in Parlamento
"Deve restare un bene comune"

Compromesso al Senato: gestione privata, proprietà pubblica
di Paolo Rumiz


I lavori necessari ammontano a 62 miliardi di euro: una cifra enorme, come dieci ponti sullo Stretto, Questo mentre 8 milioni di cittadini lieti hanno accesso all'acqua potabile, 18 milioni bevono acqua non depurata e le perdite del sistema sono salite al 37%, con punte apocalittiche al Sud. Sono più di vent'anni che si investe allumicino, non si costruiscono acquedotti e la manutenzione di quelli esistenti è quasi scomparsa dai bilanci. Un quadro da Terzo Mondo.

Il rischio è di lasciare in eredità ai nostri figli un patrimonio di acqua inquinata da industrie, residui fognari, chimica, arsenico o metalli pesanti. Di fronte a questo allarme concreto sembra sollevarsi nient'altro che il solito polverone. Uno scontro di "teologie: con una maggioranza che crede nell'efficacia salvifica della gara d'appalto e della quotazione in Borsa, e una minoranza che invoca il principio assoluto dell'acqua "bene comune". In mezzo a tutto questo, schiacciata fra le scorrerie dei partiti e gli appetiti finanziari dei privati, una miriade di Comuni virtuosi che finora hanno gestito i servizi a basso costo e in modo eccellente, cuori intendono alienare "l'acqua del sindaco ", intesa come ultima trincea del governo pubblico del territorio.

Nell'agosto 2007 Tremonti aveva già sparato un decreto per la privatizzazione, ma si era rivelato cos? carente che non era stato possibile emanare i regolamenti. Oggi si tenta il bis, con una spinta io pi ù verso i privati. Stavolta è d'accordo anche la Lega: la quota della mano pubblica dovrà scendere al 30%.

Insomma, che i Comuni in bolletta vendano tutto quello che possono, Facciano cassa, subito. E non fa niente se qualcuno grida al furto e il Contratto mondiale peri l'acqua - ultima trincea del pubblico servizio minaccia fuoco e fiamme. «In nessun’altra parte d'Europa - attacca il presidente Emilio Molinari - si vieta alla mano pubblica di conservare la maggioranza azionaria. Il rischio è che tutto finisca in mano delle grandi Spa e alle multinazionali. E se il servizio non funziona, invece che al tuo sindaco dovrai rivolgerti a un call center».

Contro il provvedimento s'è scatenata una guerra di resistenza. In Puglia il presidente della regione Niki Vendola s'è messo in collisione con gli alleati del Pd, ed ha non ha solo annunciato di voler far ricorso contro la privatizzazione, ma ha deciso di ripubblicizzare l'acquedotto pugliese, il più grande e malfamato d'Europa (si dice che abbia dato più da… mangiare che da bere ai pugliesi). Al grido di "l'acqua è una cosa pubblica" ora si tenta la storica marcia indietro, anche se non si ha la più palli da idea di chi (la Regione?) pagherà i debiti del carrozzone.

Intanto si moltiplicano le assemblee: Verona, Bari, Udine, Savona, Potenza, Rieti, Da Milano arrivano segnali di preoccupazione, a difesa di un'azienda comunale totalmente pubblica clic finora ha mantenuto tariffe tra le più basse d'Italia. Il malumore cresce nei Comuni di montagna. In Carnia anche quelli della Lega sono ai ferri corti con la giunta regionale di centrodestra. Già hanno dovuto affidare i loro servizi a una Spa-carrozzone che fa acqua da tutte le parti e alzale tariffe senza fare investimenti; ora noti vogliono che questo preluda al passaggio a un'azienda con sede a Milano, Roma o magari all'estero. A Mezzana Montaldo (Biella) dove si gestiscono loro rete in mondo ineccepibile da oltre un secolo, non ci pensano nemmeno a mollare l'acqua ad altri.

«? la fine del federalismo e dei valori del territorio persino nelle regioni a sta tutu speciale» osserva Marco job del C.m.a di Udine. «Facevaino tutto da soli-ghigna il carnico Francescluno Barazzutti dalle mie parti l sindaco guidava il trattore, e se necessario aggiustava lui stesso la conduttura tra il paese e la sorgente. Oggi devi chiamare i tecnici a Udine, coli tempi maggiori e costi più alti. E se devi segnalare un disservizio, devi andare a Tolmezzo o Udine, mentre prima era tutto sotto casa. È tutto chiaro: hanno fatto una Spa pubblica solo per poi passare la mano ai privati».

Privatizzare è l'ultima speranza di adeguarci all'Europa, puntualizza il governo. Ma qui viene il bello.? proprio l'enormità dei costi di questo adeguamento a falsare la gara. «Senza certezza sul futuro del servizio e con simili costi fissi nessuna banca al inondo finanziera le piccole imprese, e cos? finiranno per vincere le grandi aziende quotate, capaci di autofinanziarsi e di imporsi semplice-mente con la forza del nome», spiega Antonio Massarutto dell'università di Udine. Altra cosa che pu? falsare i giochi è la mancanza di garanzie sul rispetto delle regole. «Siamo in Italia», brontola Roberto Passino, presidente del Coviri, Comitato vigilanza risorse idriche: «Prima si lamentavano perché non funzionavamo, e ora che abbiamo rimesso le cose a posto, tutti si lamentiamo perché funzioniamo». Un problema di comportamento, insomma. Di cultura e responsabilità.

Pubblico o privati)? «Non importa che i gatti siano bianchi o neri-scherza Passino citando Marx-l'importante è che mangino i topi». Quello che conta è il controllo. In Inghilterra l'azienda pubblica è stata privatizzata al cento percen-to, ma la Spa che ha vinto la gara ora ha sul collo il fiato di un'authority ventiquattrore su ventiquat-tro. Le modifiche del contratto sono impossibili. Ogni cinque aiuti le tariffe vanno discusse daccapo.

Massarutto: «L'anomalia italiana è che ci si illude che la gara basti a lavare più bianco. Non è vero niente. Serve uno strumento di controllo e garanzia che impedisca turbate o fughe speculative». Figurarsi se poi l'azienda firma un contratto che include non solo la gestione, ma anche gli investimenti immensi che il settore richiede.

Altra anomalia: abbiamo le, tariffe più basse d'Europa. Questo perché - a differenza di Francia o Germania - finora nessuno ha osato scaricare sulle tariffe il costo di questo immenso arretrato di lavori. Viviamo in uno strano Paese, dove si protesta perle bollette dell'acqua, ma non si osa dir nulla su quelle del gas e dell'elettricità, che invece sono - udite - le più alti del Continente, Dire che gli acquedotti si debbano pagare conte tasse è quantomeno spericolato, osserva Giuseppe Altamore autore di grandi libri sulla questione idrica in Italia: «Non vedo cosa ci sia di giusto nel fatto clic io debba pagare il servizio idrico anche per gli evasori fiscali». Nell'incertezza sul futuro, il ritardo alimenta, e sulle nostre spalle cresce la previsione di una batosta stimata per ora sui 15 euro pro-capite l'anno.

Privatizzazione dei servizi idrici: acqua in bocca!


Privatizzazione dei servizi idrici: acqua in bocca!


04 novembre 2009


L’acqua pubblica ha i giorni contati, ma non se ne ha notizia da nessuna parte. Il decreto legge 13http://naturevolution.files.wordpress.com/2009/09/acqua.jpg5/09, dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri, attende il via libera per la conversione in legge da parte del Senato entro il 24 novembre.

Il provvedimento, in soldoni, intende affidare la gestione dei servizi pubblici locali, compreso il servizio idrico, alle società private.

Cosa avviene oggi?
Il processo di privatizzazione è già stato avviato. Con l’entrata in vigore della legge 133 del 2008, la gestione dell’acqua può essere affidata al mercato, come se si trattasse non di un bene pubblico ma di servizio con rilevanza economica. Con il provvedimento veniva comunque concessa la facoltà alle amministrazioni locali e ai loro consorzi di poter esercitare questa gestione attraverso società interamente pubbliche e sulle quali l’ente locale o il consorzio esercitasse, però, un indirizzo e un controllo come se si trattasse di un suo ufficio interno o una municipalizzata.

L'acqua deve rimanere pubblica - di Paolo Brutti

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Itali dei Valori


L'acqua deve rimanere pubblica
di Paolo Brutti



Rispondiamo a Padre Alex Zanotelli

Sull'acqua e sulla gestione dei sistemi idrici la posizione dell'Italia dei Valori è che essa deve rimanere pubblica, come si addice ad un bene essenziale, che non può essere ridotto ad una merce. Questo senza se e senza ma.

Per questo è necessario sollevare la più ferma protesta e adoperarsi per far crescere la mobilitazione popolare, avverso la conclusione della discussione in Commissione al Senato della conversione in legge del decreto 135 del 2009, che suona come una campana a a morto per la gestione pubblica dell'acqua. Il 3 novembre la legge di conversione del decreto sarà in aula e, se lo approveranno, la gestione di tutto il sistema idrico, in poco più di un anno sarà in mano ai privati.

Già oggi, infatti, la pubblicità della gestione dell'acqua è molto compromessa, a conseguenza della legge 133 del 2008, che fu uno dei primi provvedimenti e tra i più sciagurati del governo Berlusconi. Da allora la gestione dell'acqua può essere affidata al mercato, come se si trattasse non di un bene pubblico ma di servizio con rilevanza economica. Pur tutta via era data facoltà alle amministrazioni locali e ai loro consorzi di poter esercitare questa gestione attraverso società interamente pubbliche e sulle quali l'ente locale o il consorzio esercitasse, però, un indirizzo e un controllo come se si trattasse di un suo ufficio interno o una municipalizzata.

Era una situazione precaria e sempre in bilico verso la caduta del servizio idrico nelle mani dei privati, ma attraverso questa facoltà molte amministrazioni, nel nord e nel centro dell'Italia, hanno potuto mantenere la gestione pubblica dell'acqua. Si erano distinti in questa “resistenza” alla privatizzazione del servizio idrico anche molti comuni amministrati dalla Lega.

Ora, nel testo approvato in commissione, questi affidamenti a società interamente pubbliche vengono fatti decadere improrogabilmente nel 2011 a meno che l'amministrazione locale non ceda il 40% delle sue quote nella società a soggetti privati, che ne prendono in mano la gestione. Come dire che si salvano le gestioni pubbliche a patto che esse finiscano in mano ad un privato, magari molto ben ammanicato con gli amministratori compiacenti.

Dove erano i parlamentari della Lega, mentre prima alla Camera o adesso al Senato il loro Governo eliminava ogni possibile sopravvivenza di gestione pubblica dell'acqua? Festeggiavano alle sorgenti del Po' mentre l'acqua delle loro valli diventava un lucroso affare e un ulteriore pesante aggravio dei bilanci delle famiglie?

L'acqua in Puglia torna bene pubblico - di Monica Maro

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L'acqua in Puglia torna bene pubblico
di Monica Maro

22 ottobre 2009

Dopo Parigi e l'Urugay, anche in Puglia stop al fondamentalismo liberista. La regione Puglia si era già segnalata rompendo il contratto con gli 'spacciatori di derivati' all'acquedotto pugliese e denunciandoli per truffa al tribunale di Bari. Un bel colpo che vale più di cento verbose mozioni. Tra l'alto, sotto il profilo europeo, se un ente locale decide per la gestione diretta di un bene pubblico che si intende sottrarre al mercato (e quindi non viene affidato a una spa) non è più soggetto agli 'ukase' liberisti della UE.

La giunta regionale pugliese ha deciso di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale l'art.15 del decreto legge 139 del 25 settembre 2009 ("Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi locali di rilevanza economica"), in riferimento alla competenza sulla gestione delle risorse idriche. L'Avvocatura regionale, alla quale è stato affidato l'incarico, ha tempo per l'impugnazione sino al 24 novembre, data entro la quale il decreto dovrà essere convertito in legge.
Nichi Vendola ha deciso di voltare pagina sul tema dell'acqua bene pubblico, impegnando la giunta regionale a promulgare entro dicembre un disegno di legge ad hoc e affidando all'avvocatura l'impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale del decreto legge 135 del 2009 con cui il governo ha legiferato sui servizi pubblici locali, accusandolo di conflitto d'attribuzione su una materia - quella del servizio idrico integrato - di esclusiva competenza delle Regioni: Tariffe non più basate sui consumi, ma sui redditi dei consumatori. E poi, addio alla società per azioni Acquedotto pugliese, che deve invece diventare soggetto giuridico di diritto pubblico ben prima della fatidica data (2018) entro la quale si concluderà per legge la concessione della gestione del servizio idrico, aprendo di fatto ai privati il settore.
In pratica, il governo guidato da Vendola si appresta a licenziare un disegno di legge che punta a tramutare l'Aqp da società per azioni (attuale configurazione, con capitale in mano alla Regione) in "soggetto giuridico di diritto pubblico". Il proposito è contenuto in una delibera di indirizzo, presentata dall'assessore Fabiano Amati, e approvata a conclusione di una lunga discussione, in cui si sancisce il principio che l'acqua è "un bene comune dell'umanità".

Una decisione che apre un ampio fronte politico con il governo e, prevedibilmente, con una parte della stessa maggioranza di centrosinistra: tornare al soggetto pubblico confligge infatti con il proposito di "privatizzazione dolce" che la componente ex diessina del Pd ha sostenuto strenuamente fino a giungere a polemiche pubbliche contro Vendola e l'attuale management di Aqp fedele al governatore. Non a caso nel parlamento regionale l'unica voce discorde è arrivata dall'ex ds Mario Loizzo.
Anche se il Centrodestra pugliese si è espresso a favore (il consigliere regionale Donato Salinari, infatti, sottolinea "la leggerezza con la quale l'Aqp ha proceduto ad innalzare il costo dell'acqua in Puglia: l'acqua, in quanto bene primario, non può essere utilizzata per rastrellare denaro con cui ripianare il buco di bilancio), chiaro e incontrovertibile sarà il contrasto col governo nazionale. Per due ragioni: per l'inversione a 360 gradi sull'Aqp (trasferito con legge alla Regione perché lo privatizzasse) e perché la stessa delibera propone di ricorrere alla Corte costituzionale contro il governo. La Regione, infatti, ritiene che "il servizio idrico integrato è un servizio pubblico essenziale, privo di rilevanza economica e come tale non soggetto alla disciplina della concorrenza". "Per questa ragione - dichiara Amati - rientra nelle competenze della Regione e non dello Stato".

Con la delibera inoltre viene istituito un gruppo di lavoro che entro il 31 dicembre 2009 dovrà proporre alla giunta regionale un disegno di legge "con il quale introdurre il principio dell'acqua bene comune dell'umanità, il riconoscimento del Servizio idrico integrato quale servizio pubblico essenziale, di interesse generale e privo di rilevanza economica, il tutto nell'ambito del concreto riorientamento del sistema di tariffazione in base alle condizioni reddituali, pur nell'assicurazione di una dotazione minima pari per tutti i cittadini".
Il punto di vista della Regione è chiaro: la competenza sull'acqua è della Regione e solo un Aqp che sia soggetto pubblico potrebbe consentire una gestione del servizio idrico orientato "a criteri di equità e solidarietà", con tariffazione che tenga conto delle esigenze delle fasce meno abbienti.
La Puglia si candida anche quale sede Onu per l'organizzazione di una "conferenza internazionale per la formalizzazione del riconoscimento del diritto universale all'acqua per tutti".
Principio, questo, che andrebbe inserito nello Statuto regionale e per il quale si è mobilitato un ampio movimento di cittadini e associazioni: solo in Puglia in 30mila (sui 400mila complessivi) hanno firmato a favore di una proposta di legge di iniziativa popolare a favore della ripubblicizzazione dell'acqua.

Il Governo privatizza l’acqua. De Magistris: “E’ un bene pubblico, non del mercato”

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Il Governo privatizza l’acqua. De Magistris:
“E’ un bene pubblico, non del mercato”

di Luigi De Magistris, da luigidemagistris.it

Seminerà più sofferenza e vittime dei conflitti per il controllo del petrolio e del gas, perché la popolazione planetaria cresce e i cambiamenti climatici rendono l’acqua una risorsa preziosa e sempre meno disponibile. Così la guerra per l’oro blu rischia di diventare il prossimo terreno di scontro fra Nord e Sud del mondo, causa di migrazioni dei popoli, origine della discriminazione sociale anche nel mondo sviluppato tra chi potrà accedervi e chi ne resterà privo.


Per questo è indispensabile respingere fin da oggi la lunga e pericolosa mano del mercato, il suo tentativo di controllare e speculare su un bene tanto prezioso quanto raro. Contrastare, quindi, ogni forma di privatizzazione dell’acqua, diffondendo il principio che l’acqua è un diritto e come tale va considerato un bene comune, da garantire a tutti e da tutti gestita.

Una battaglia che coinvolge anche il nostro Paese, dove i tentativi di privatizzazione, che rispondono a livello locale al bisogno delle amministrazioni di fare cassa, devono essere respinti. Così come da respingere è l’azione del Governo, che in occasione del Cdm, lo scorso 9 settembre, ha varato le modifiche all’articolo 23 bis della Legge 133/2008 all’interno di un decreto legge per l’adempimento degli obblighi comunitari. Figlio dell’accordo tra il ministero degli Affari regionali e della semplificazione della legislatura, cioè di Fitto e Calderoli, con la benedizione ovviamente di Confindustria, queste modifiche riguardano l’affidamento dei servizi pubblici locali e stabiliscono che la gestione di questi stessi servizi veda protagoniste, attraverso bandi di gara, società miste, il cui socio privato deve possedere non meno del 40% ed essere socio industriale con compiti di gestione operativa.

Tradotto in parole semplici: anche l’acqua è sottratta alla gestione pubblica e affidata al mercato, quindi possibile forziere di arricchimento e speculazione privata. Una scelta grave, compiuta nel silenzio mediatico e politico, coperta dal Governo attraverso l’abito mistificatorio del decreto legge, che aveva come unico fattore di urgenza quello di rendere subito l’acqua non più un bene di tutti ma patrimonio di pochi, funzionale al loro arricchimento.

Di questa decisione il Governo deve rendere conto e per questo ho deciso di presentare al Parlamento europeo un’interrogazione sul tema. Nel 2006 proprio Bruxelles ha approvato una risoluzione che afferma che “l'acqua è un bene comune dell'umanità e come tale l'accesso costituisce un diritto fondamentale della persona umana”. Nel marzo 2007, sempre a Bruxelles, si è riunita l'Assemblea mondiale dei cittadini e degli eletti per l’acqua ed è stata approvata una lettera rivolta a tutti i capi di stato e di governo del mondo, a tutti i presidenti dei parlamenti nazionali e sovranazionali e ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per richiedere un impegno sul tema.

La battaglia per l’acqua come bene pubblico e diritto universale, in Italia e in Europa ma anche nel resto del Pianeta, è uno dei tasselli essenziali per costruire “un altro mondo possibile”. Cominciando appunto dal nostro Paese, dove le forze politiche devono unirsi nella richiesta all’esecutivo di cancellare le modifiche alla legge 23 bis; dove le amministrazioni locali, in particolare i comuni, devono dichiarare l’acqua bene di tutti e privarla di rilevanza economica, scegliendo di affidarla alle aziende pubbliche ad esclusivo capitale pubblico, così come dovrebbe fare il Governo.

In Commissione Ambiente della Camera, infine, è stata depositata una Legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica dell’acqua che ha raccolto 400mila firme. Che fine ha fatto e perché continua a riposare dimenticata in Commissione, quando in Italia l’acqua scarseggia e in Sicilia è già oggetto di razionamento ma soprattutto di controllo mafioso?

Sul tema l’Italia dei Valori ha presentato recentemente una mozione in Parlamento per chiedere al Governo di tutelare i diritti dei cittadini perché l’acqua sia rispettata come bene inalienabile e indisponibile, soprattutto da parte delle lobby e delle multinazionali, insomma del mercato.

L’acqua è stata indicata nel settembre 2007 dall’Onu come un diritto umano, estensione del diritto alla vita. Non siamo quindi soli in questa battaglia: forum e associazioni non solo esistono ma lavorano già da tempo per riconsegnare l’accesso e il controllo idrico alla comunità. Forse il Wto o il Fondo monetario internazionale, forse Confindustria o la filosofia della deregulation selvaggia ci remano e remeranno contro, ma è una sfida che si può vincere. Anzi, si deve vincere.

(25 settembre 2009)

Acqua: il grande rifiuto

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Acqua: il grande rifiuto



Zanotelli
L'acqua deve rimanere pubblica! Vi riporto la lettera di padre Alex Zanotelli, che vi invito a leggere fino in fondo.
"Non avrei mai immaginato che il paese di Francesco d’ Assisi (Patrono d’Italia) che ha cantato nelle sue Laudi la bellezza di “sorella acqua” diventasse la prima nazione in Europa a privatizzare l’acqua! Giorni fa abbiamo avuto l’ultimo tassello che porterà necessariamente alla privatizzazione dell’acqua. Il Consiglio dei Ministri , infatti, ha approvato il 9/09/2009 delle “Modifiche” all’articolo 23 bis della Legge 133/2008" ... (leggi tutto)

Quando l’acqua non lava l’onta. Privatizzazioni selvagge: pagheremo cara ogni goccia.

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gli sComunicati


Quando l’acqua non lava l’onta. Privatizzazioni selvagge:
pagheremo cara ogni goccia.

di Emilia Urso Anfuso

21-07-2009

Acqua. Un bene di tutti. Una risorsa per tutti. Acqua. Semplice e trasparente. L’Essere Umano ne è composto per l’85%. La vita non potrebbe esistere senza. Nulla avrebbe mai auto inizio, senza l’acqua. Difficile quindi immaginare che esseri umani, composti dalle stesse molecole di ogni essere umano presente sulla terra, possano pensare di metterci le mani sopra. Ed ancor più duro da mandar giù, constatare che venga fatto.

Eppure ormai da tempo immemore, quello dell’acqua è uno dei business più redditizi a qualsiasi latitudine. Si vende acqua a peso d’oro ove l’acqua è più un miraggio che una risorsa naturale. Si vende acqua anche dove esiste ampiamente come risorsa naturale, cui tutti dovremmo accedere gratuitamente.

La storia passata e presente dell’Italia, vede sempre – prima o poi – l’acqua protagonista di grandi scandali. I rubinetti secchi della Sicilia. La speculazione spesso ad opera di cosche malavitose. Fino a giungere ad un decreto Legge, che istituzionalizza la privatizzazione del liquido più desiderato della terra. Prima ancora del petrolio. Acqua, fonte di vita, benessere e ricchezza. Ma non per tutti.

C’è persino l’istituzione di una giornata particolare, che vede tutte le nazioni riunite per un diritto: la “Giornata mondiale per il diritto all’acqua” che si è tenuta quest’anno ad Istanbul il 22 Marzo. E nella stessa giornata, si è tenuto il “Forum mondiale dell’acqua” un appuntamento triennale per dibattere su questa risorsa così preziosa e così poco accessibile liberamente per molti.

Stabilire in tali contesti che “l’acqua è un diritto umano per tutti” non fa che mettere l’accento sul fatto che in realtà la situazione non sta esattamente così. L’acqua, così come molte altre risorse del pianeta, scarseggia. E piuttosto che creare nuove metodologie e campagne di sensibilizzazione contro lo spreco, ecco che si legifera per garantire ad alcuni, la possibilità di lucrare su un bene naturale e naturalmente a disposizione delle popolazioni.

Parlando della situazione italiana, all’interno della Legge 6 agosto 2008, n. 133 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" all’articolo 23 bis “Servizi pubblici locali di rilevanza economica” comma 5 leggiamo: “Ferma restando la proprietà pubblica delle reti, la loro gestione può essere affidata a soggetti privati.”

La Legge in questione peraltro, è quella ove si stabiliscono varie forme di privatizzazione, compresa quella interamente dedicata al comparto dell’istruzione e conseguente finanziamento di otto milioni di euro alle scuole parificate.

Quindi, se da un lato si conferma lo stato di pubblico utilizzo dell’acqua, dall’altro si da carta bianca alla privatizzazione di un bene comune. L’articolo 23 bis, stabilisce come entro il 2010, ogni Comune italiano dovrà mettere a disposizione del mercato la propria rete idrica, anche se la stessa sia perfettamente funzionale alle necessità della popolazione. Imprese private, potranno così partecipare a gare di appalto e garantirsi una o più reti idriche. Un business non da poco, come si può immaginare. E che già sortisce proteste a livello nazionale, considerando la sorte avversa dei Comuni che stanno risentendo fortemente di grosse crepe nei bilanci, create ora per una prolungata cattiva amministrazione, ora per nuove normative, come ad esempio l’aver cancellato una tassa come l’ICI sulla prima casa.

Questa Legge è attiva dal momento in cui è stata approvata: il 6 Agosto del 2008. Eppure, nessuno ne fa menzione. Nessuno approfondisce. Nessuno che dichiari alla cittadinanza, nuove regolamentazioni sulla gestione di uno degli ultimi beni comuni non ancora frutto di speculazioni a tappeto. Eppure, presto l’acqua in tutta la nazione, sarà un altro fiore all’occhiello di varie imprese che lavorano nel comparto delle acque minerali. E che decideranno “democraticamente” il costo dell’acqua pubblica a seconda del mercato di riferimento, che si creerà non appena la normativa sarà messa in atto su tutto il territorio nazionale.

Tutto questo, ci porterà a risparmiare sui consumi dell’acqua? I costi maggiorati su quello che era una risorsa di tutti e liberamente utilizzabile, porteranno la cittadinanza ad aver maggior riguardo di un bene che sarà di qualcun altro e di conseguenza si manterranno comportamenti più “civili” nei confronti di una risorsa fondamentale per l’essere umano e per l’ambiente?

Una cosa è certa: i bilanci si alcune imprese ne gioveranno. Con buona pace di chi ancora non ha compreso che ovunque si volga l’occhio umano, risiede una possibilità di speculazione.

Per un’Europa dell’acqua pubblica e dei beni comuni

25-31 Maggio 2009 Il popolo dell’acqua in mobilitazione.
Per un’Europa dell’acqua pubblica e dei beni comuni.
Per la ripubblicizzazione dell’acqua in tutti gli Enti Locali



Nel prossimo mese di giugno si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.
Contemporaneamente in moltissimi paesi, città e province del nostro Paese si rinnoveranno le amministrazioni locali.

Nel pieno di una crisi economica e finanziaria, ambientale e sociale, politica e di democrazia, le diverse coalizioni fanno a gara per richiedere il voto, dai più interpretato come una nuova delega, una nuova autorizzazione a procedere.

Ben pochi sono i segnali di una vera inversione di rotta sulle politiche liberiste degli ultimi vent’anni, vera causa della crisi globale che ha investito il pianeta.

Da tempo, nei territori e a livello nazionale, il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua contrasta le politiche di privatizzazione, costruisce percorsi per la ripubblicizzazione dell’acqua e la riappropriazione sociale dei beni comuni, esige e prova a praticare forme di partecipazione democratica dal basso, inclusiva e plurale.

Da tempo il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua chiede che la propria proposta di legge d’iniziativa popolare, sottoscritta da più di 400.000 firme, venga discussa e approvata dal Parlamento italiano.

Il quale, al contrario, persegue ulteriori politiche di privatizzazione dei beni comuni, che, con l’Art. 23 bis della Legge n. 133/08, vorrebbe rendere irreversibili.

Nel frattempo, diverse decine di lotte territoriali proseguono la loro resistenza alle privatizzazioni e la loro mobilitazione per la ripubblicizzazione dell’acqua e la difesa dei beni comuni.

Il popolo dell’acqua esiste ed ogni giorno si allarga a nuove esperienze di mobilitazione e di conflittualità sociale.

La dimensione europea è un contesto fondamentale per il contrasto delle politiche liberiste, per la riaffermazione dei diritti sociali e per la riappropriazione dell’acqua e dei beni comuni.

Dopo la nascita della Rete Europea per l’Acqua Pubblica al Forum Sociale Europeo di Malmoe del settembre scorso, dopo la riuscita contestazione del Forum Mondiale dell’Acqua (organismo gestito dalle multinazionali) del marzo scorso ad Istanbul, chiediamo un’Europa dell’acqua pubblica, dei beni comuni e dei diritti sociali, da rendere non negoziabili e da sottrarre alle leggi del mercato. A maggior ragione ora vista la recente approvazione da parte del Parlamento Europeo di una risoluzione in cui si torna a sostenere la natura economica del bene acqua, un passo indietro rispetto alla risoluzione approvata nel 2006.

La dimensione locale è un luogo fondamentale per la riappropriazione sociale dell’acqua, per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, per la gestione partecipativa dei beni comuni.

Dalle decine di esperienze di mobilitazione in corso nei diversi territori, chiediamo enti locali che dichiarino l’acqua come bene comune, il servizio idrico integrato “privo di rilevanza economica” e mettano in campo le premesse per la ripubblcizzazione dell’acqua e la partecipazione alla gestione dei cittadini e dei lavoratori.

Sulla base di queste esperienze e per realizzare questi obiettivi, abbiamo deciso di lanciare per il 25 - 31 maggio 2009 una settimana di mobilitazione per l’acqua pubblica in tutto il paese.
Saremo nelle piazze e nei luoghi pubblici di ogni città.

Costruiremo carovane per mettere in comunicazione le diverse lotte territoriali, produrremo iniziative creative e sensibilizzazione sociale.
Sarà questo il nostro modo di attraversare la campagna elettorale.

Proponendo contenuti concreti a fronte di chi pensa solo all’immagine, costruendo partecipazione a fronte di chi chiede solo un’ulteriore delega.

Perché indietro non si torna.
E il futuro sta nella riappropriazione dell’acqua e dei beni comuni.
E nella partecipazione di ciascuno.

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA

Approvata dal consiglio comunale la mozione sulle "case dell'acqua" - Saronno

Fonte



Approvata dal consiglio
comunale la mozione sulle "case dell'acqua"

La mozione presentata dai Verdi, che prevede l’installazione di distributori gratuiti, è passata grazi all’astensione di diversi consiglieri comunali di maggioranza



2 Marzo 2009

Saronno - Il consiglio comunale ha approvato la mozione proposta dai Verdi di Saronno per la realizzazione di “Case dell’acqua”. L'iniziativa consiste nel costruire dei piccoli edifici localizzati in diversi punti del territorio presso i quali l’acqua viene distribuita gratuitamente ai cittadini, attraverso semplici rubinetti.
L'acqua che viene presa direttamente dalle falde dell'acquedotto viene trattata con un carbonatore ed un refrigeratore ed è erogata: naturale, refrigerata ed addizionata con anidride carbonica (gasata). L'iniziativa si propone di creare un'alternativa sicura e gratuita all'acqua minerale commercializzata in bottiglie di plastica, al fine di dare vita ad un fenomeno di recupero dell'utilizzo e del consumo dell'acqua della rete di distribuzione comune e una conseguente diminuzione della produzione di rifiuti (meno bottiglie di plastica).
«La mozione da noi presentata quasi un anno fa – spiega Roberto Strada, consigliere comunale dei Verdi -, è stata finalmente discussa ed approvata dal Consiglio Comunale giovedì sera, nonostante il sindaco si sia pronunciato contro questa possibilità. La maggioranza infatti si è astenuta permettendo l'approvazione della mozione, passata con 7 sì, 2 no e 9 astensioni. Il Sindaco, vergognosamente ha cercato fino all'ultimo di trovare un "cavillo" che rendesse vano il risultato, ma alla fine ha dovuto attenersi al risultato emerso dalla votazione. Noi Verdi siamo soddisfatti del risultato, finalmente anche a Saronno si potranno cercare le soluzioni migliori per far partire questo progetto di "case dell'acqua", che è un progetto di "sostanza" per l'intera comunità che potrà usufruire di acqua buona e controllata a costo zero, un notevole risparmio per le famiglie e un chiaro messaggio contro ogni tentativo di privatizzare l'acqua, che deve invece rimanere libera ed accessibile a tutti».

L’acqua del rubinetto è buona, bevetela - Castiglione Olona

Fonte



«L’acqua del rubinetto è buona, bevetela»
Campagna “Acqua in brocca” lanciata dal Comune per sensibilizzare
la popolazione sull’utilizzo dell’acquedotto come fonte


2 Marzo 2009

Castiglione Olona - “Acqua in brocca” è la nuova iniziativa rivolta alla tutela ambientale dagli amministratori di Castiglione Olona. «Vogliamo sensibilizzare la popolazione sul tema dell’acqua potabile – spiega Enrico Vizza, assessore all’ecologia e all’ambiente - visto che l’acquedotto comunale produce acqua buona da bere, come confermano anche le numerose analisi chimico fisiche che sono state eseguite dal gestore della rete, dall’Als e dalla Cos».
Due obiettivi in uno: acqua buona da bere, e meno imballaggi da buttare. «Abbiamo attivato questa campagna informativa e di promozione dell’acqua in brocca – prosegue il sindaco Battaini - afferma il sindaco, Giuseppe Battaini - perché riteniamo che ogni nostro gesto, nel momento in cui nasce da uno stile di vita che sia attento all’ecologia, aiuta l’ambiente e permette di risparmiare su più fronti».
La campagna Acqua in brocca, coordinata dall’Ufficio tecnico comunale, nasce per iniziativa dell’assessorato alla tutela ambientale, ed ha anche il patrocinio della Provincia di Varese e la collaborazione della Castiglione Olona Servizi. «Vogliamo coinvolgere anche la scuola, per portare il progetto nelle mense scolastiche, e, da lì, anche nelle case dei castiglionese, che, abbiamo visto in diverse occasioni, si sono mostrati molto sensibili ai nostri progetti sull’ambiente. E non possiamo dimenticare che Castiglione Olona ha già aderito a numerose altre iniziative a carattere ecologico, dall’uso delle lampadine a basso consumo, al riciclo dei rifiuti della differenziata».

Acqua, la privatizzazione autoritaria

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Acqua, la privatizzazione autoritaria
di Agostino Spataro*

02 marzo 2009

Agrigento/ La denuncia - A Burgio e a Villafranca Sicula gli incaricati di "Girgenti acque" si sono scontrati con le popolazioni dei due piccoli centri asserragliate al municipio per impedire la consegna delle reti cittadine. I funzionari si sono arresi contro quel muro umano e, scortati dai carabinieri, si sono rifugiati in un bar. Lì, su un tavolino, hanno formalizzato gli atti dell'avvenuta consegna.
Roba d'anteguerra che ci riporta al clima delle insurrezioni popolari contro il malgoverno e l'autoritarismo

Di questo passo, la privatizzazione della gestione dell'acqua in provincia d'Agrigento si farà solo con l'intervento di commissari e della forza pubblica.
Esagerazione? Per giudicare basta seguire la lunga e controversa procedura d'aggiudicazione alla società "Girgenti acque" della gestione trentennale e i più recenti, contrastati episodi di consegna obbligata delle reti locali ai funzionari di detta società.
L'altro giorno, a Burgio e a Villafranca Sicula gli incaricati di "Girgenti acque" si sono scontrati con le popolazioni dei due piccoli centri asserragliate al municipio per impedire la consegna delle reti cittadine.
I funzionari si sono arresi contro quel muro umano e, scortati dai carabinieri, si sono rifugiati in un bar. Lì, su un tavolino, hanno formalizzato gli atti dell'avvenuta consegna.
Roba d'anteguerra che ci riporta al clima delle insurrezioni popolari contro il malgoverno e l'autoritarismo........

Le reti dell'acua in Lombardia rimangono pubbliche

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Segnalato da Valerio


Dopo un anno di serrate trattative, finalmente il centro-sinistra insieme al comitato dei sindaci referendari ha raggiunto un'importante vittoria sulla questione dell'acqua.
Il Progetto di legge 291 di modifica della legge 26/2003 sul servizio idrico integrato, è stato infatti emendato accogliendo tutte le richieste dei sindaci fatte proprie dall'opposizione in Consiglio regionale. La Commissione Ambiente l'ha quindi votato in modo unanime, con il consenso di Pd, Prc, Sinistra Democratica e Verdi.
L'approvazione del Progetto di legge 291, che deve ora passare al vaglio del Consiglio regionale, va incontro alle ragioni che avevano spinto 154 comuni lombardi a raccogliere le firme per indire un referendum abrogativo regionale.
Oggi, a un testo inizialmente inaccettabile, la Giunta regionale ha presentato quattro emendamenti che recepiscono in pieno le istanze dell'opposizione e dei sindaci. E così, da un lato si vanno a sanare i principi di incostituzionalità della legge 26/03, dall'altro si risponde ai quesiti referendari.
Nello specifico, è stato reso possibile per i Comuni scegliere la gestione diretta (in house) del servizio di erogazione dell'acqua, eventualità precedentemente esclusa dalle leggi regionali in vigore e dalle successive modifiche.
Finirà quindi in soffitta il punto più contestato del Pdl, e cioè l’obbligo di mettere a gara la gestione del servizio, aprendo in questo modo la strada a una gestione privata per legge. In tutta Italia, fatto salvo che la proprietà di reti e acquedotti rimane sempre pubblica, ogni ente può scegliere se affidare il servizio a un privato, tramite gara o tenerlo per sè, ovvero “in house”.

Nel Progetto di legge licenziato in Regione Lombardia è stato affermato il principio secondo cui le reti e gli impianti di distribuzione devono rimanere di proprietà interamente pubblica .
La commissione ambiente del Pirellone ha votato le prime modifiche alla legge regionale, che di fatto rimuovono ogni obbligo a favore dei privati. Il bello, è che sono tutti d’accordo, dopo anni di incertezze legislative politiche.
Il Sindaco del comune di Daverio Alberto TOGNOLA alla notizia ha così dichiarato: ...."è più vicina la possibilità per Varese e provincia di una gestione pubblica del ciclo integrato dell'acqua. Se a questo aggiungiamo la volontà espressa dal presidente della Provincia Galli, eletto ieri all'unanimità presidente dell'AATO, di mantenere la gestione e l'erogazione del servizio idrico integrato pubbliche (in house), possiamo essere molto ottimisti!"
Aggiungiamo che occorre essere molto attenti all'evoluzione del problema acqua poichè gli interessi che si muovono sull'argomento sono enormi e in tempi non sospetti avevamo già denunciato le speculazioni che si stavano preparando all'interno delle aziende municipalizzate nei comuni della Provincia di Varese.

Acqua - NADiRinforma incontra p. Alex Zanotelli

Fomte



NADiRinforma incontra p. Alex Zanotelli


Il 5 novembre 2008 presso la Casa dei Comboniani a Bologna abbiamo scambiato due chiacchiere con p. Alex Zanotelli partendo dalla spinosa questione “acqua libera di essere privatizzata” in quanto il Parlamento ha votato, il 5 Agosto del 2008 l'articolo 23 bis del decreto legge numero 112 con il quale scatta la privatizzazione dell'acqua. La follia collettiva sapientemente indotta e condotta che nutre un sistema globale completamente staccato dall'essere umano dove ci sta portando? ... e se provassimo a leggere il Vangelo? Un libro scritto più di 2000 anni fa stranamente ed inspiegabilmente attuale ... ascoltiamo p. Alex ... e se ci venisse in mente qualche idea orientata alla salvaguardia di noi stessi e del pianeta ove viviamo ?!

Visita il sito: www.mediconadir.it


data: 13/12/2008 - fonte: NADiRinforma - lunghezza: 56,18 min.

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Acqua - Turchia, la diga della discordia è anche italiana

Fonte
rivist@

Turchia, la diga della discordia è anche italiana
Cara acqua

di Christian Elia

15/12/2008

Peacereporter

"Tutto è cominciato a Londra, quando ho incontrato gli avvocati del Kurdish Human Rights Project (Khrp), un'associazione che si occupa principalmente di tutela legale dei curdi, in primo luogo presso la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Ho offerto la mia collaborazione, ma loro mi hanno chiesto subito di mettere la mia professionalità a disposizione per la vicenda del coinvolgimento della Unicredit nel finanziamento del progetto per la diga di Ilisu''.

Una questione di diritti. Questo è il racconto di Luca Saltalamacchia, avvocato napoletano, e del suo incontro con la causa curda. "Mi hanno parlato dell'impegno di una serie di associazioni in Italia che si battevano contro la costruzione della diga di Ilisu", racconta Saltalamacchia. "Grazie al mio lavoro di avvocato mi chiedevano di studiare il caso per valutare la possibilità di citare in giudizio la Unicredit che finanzia un progetto che viola i diritti di migliaia di persone, almeno come ulteriore strumento di pressione sull'opinione pubblica". I media ne parlano poco, ma Ilisu è un dramma per migliaia di persone. Fin dai tempi di Ataturk, la Turchia ha in cantiere un mega progetto di dighe che sommergeranno villaggi curdi. Un enorme bacino idrico, che però sconvolgerà la vita delle comunità locali, dell'ecosistema e dei rapporti con i paesi confinanti, che finiranno coinvolti dalle scelte dell'esecutivo di Ankara. Dopo anni, il progetto della diga di Ilisu sembra pronto a essere realizzato, con il contributo di uno dei più noti istituti di credito italiano. Ma proprio in Italia i curdi hanno trovato chi li sostiene nella loro lotta. "Ho preso contatto con attivisti e associazioni che mi hanno fornito il materiale sul quale lavorare - continua l'avvocato napoletano - Dal punto di vista tecnico mi sono interfacciato con attivisti curdi che coordinano la campagna europea contro la diga, compreso un ingegnere. Messe in ordine le idee, a giugno di quest'anno, io e l'avvocato Laura Laureti abbiamo stilato il parere legale che secondo noi permette di fare causa, in Italia, all'Unicredit". Ma come? "E questo è un elemento interessante, perché non ci sono precendenti. E' possibile citare un grande gruppo finanziario che ha sede in Italia per violazione dei diritti umani commessi anche in una paese terzo da cittadini italiani ma nessuno fino ad ora l'ha mai fatto. Sul tema mi sono confrontato con docenti universitari che studiano questa materia. In pratica, il finanziamento è stato concesso dalla Bank of Austria Creditanstalt, austriaca, ma questo istituto è controllato da Unicredit". - Leggi tutto

Synergy - Bugiardi e irresponsabili

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La risposta del sindaco alle opposizioni che hanno chiesto le sue dimissioni
«Bugiardi e irresponsabili»
Pomo della discordia il progetto Synergy sul quale si è abbattuta la bufera politica
di Vittoria Maria Passera


12 - dicembre - 2008

VENEGONO SUPERIORE - L'opposizione presenta la sfiducia nei confronti del sindaco e il primo cittadino grida all'incoerenza. Il casus belli è i progetto Synergy che, da una decina d'anni, tiene banco scalda gli animi. «Trovo che dietro alla scelta dell'opposizione ci sia una grande incoerenza - chiarisce Mariolina Ciantia -. Hanno voluto la commissione e l'hanno avuta, assoggettandomi in tutte le loro richieste. E ho sempre partecipato; adesso se ne vanno loro». Poi chiarisce come, a suo dire, anche la tempistica non sia stata fra le più azzeccate. «Decidono di andarsene proprio nel momento in cui ci sono l'accordo con Aler e la data di consegna dei lavori fissata per il mese di marzo del prossimo anno. Ogni quindici giorni c'era un aggiornamento e, proprio per questo, persino Bruno Zoccola (Presidente della commissione Synergy eletto nella fila de Il polo per Venegono, seduto fra i banchi dell'opposizione e firmatario delle dimissioni, ndr) ha dovuto ammettere di quanto stessero lavorando alacremente. Presentare la mozione di sfiducia per un'opera che sta per essere consegnata alla collettività è a dir poco da irresponsabili». Alle accuse legate alle modifiche, la Ciantia ribatte con decisione. «E' vero che abbiamo sostituito il ristorante con l'asilo - ammette - ma lo abbiamo fatto in un'ottica di miglioramento pensando alle esigenze della collettività. Sono i firmatari della mozione che hanno fornito solo informazioni in modo bugiardo. Se il progetto fosse stato snaturato non avremmo mai ottenuto i finanziamenti da parte delle Regione che, a quanto mi risulti, non mi pare sia governata da gente di estrema sinistra. Per cui non si trovano in linea neppure con chi li rappresenta al Pirellone?». Fra le accuse addotte da chi ha preso le distanze da Synergy c'è la posizione della costruzione, decentrata rispetto al fulcro venegonese. «Forse non si sono accorti che abbiamo anche dei trasporti - chiarisce il sindaco -. La posizione è ad hoc, è immersa nel verde, in un'area tranquilla e lontana dal chiasso del centro cittadino. Però c'è chi preferisce fare polemica sterile anche su questo». Poi si toglie qualche altro sassolino dalla scarpa. «Mi hanno accusato dicendomi che non avremmo mai ultimato grandi opere, ma abbiamo restituito il municipio riqualificato, le grosse arterie cittadine sono state messe a nuovo, stiamo mettendo mano a rotonde e al sottopasso e tutto ciò è sotto agli occhi di tutti».

Synergy - Chiesta la testa del sindaco

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Come Cassandra hanno assistito al concretizzarsi delle profezie su Synergy
Chiesta la testa del sindaco
Si dimettono dalla commissione Bruno Zoccola, Francesca Brianza, Massimo Tafi e Franco Bonacci
di Vittoria Maria Passera

5 dicembre 2008

VENEGONO SUPERIORE - Poker di dimissioni dalla commissione Synergy. A non voler dare una «copertura istituzionale alla commissione», come loro stessi precisano, sono il presidente Bruno Zoccola (Il polo per Venegono) Francesca Brianza (Lega nord), Massimo Tafi (Venegono democratica) e Franco Bonacci (indipendente). Ma non è tutto: chiedono anche la testa del sindaco, Mariolina Ciantia, e dell'assessore ai Servizi sociali, Luigia Adamoli. «La commissione voluta dalla minoranza resta senza l'opposizione», taglia corto Tafi mentre appone la firma sulle dimissioni consegnate giovedì pomeriggio in municipio. Il malcontento serpeggiava già da parecchio e i «quattro moschettieri» hanno più volte sguainato le loro spade contro Synergy. Anche se ora si sentono un po' come Cassandra avendo visto verificarsi tutte le loro profezie attorno alla struttura studiata per gli anziani. In questi due mandati Ciantia la struttura localizzata nell'ex colonia elioterapica è sempre stata al centro della polemica, ma qualche goccia di troppo ha fatto traboccare il vaso della sopportazione delle opposizioni. Tant'è che il transfugo Bonacci non si era più riconosciuto nella maggioranza nelle cui fila era stato eletto.

«Siamo sempre stati contrari al Synergy - chiariscono -, abbiamo raccolto oltre un migliaio di firme e abbiamo chiesto un tavolo di incontro per cercare di chiarire almeno i mille dubbi che avevamo a riguardo. Con il passare del tempo abbiamo visto che il progetto è stato persino snaturato rispetto al progetto originale, sono sparite le "case canguro", la fine dei lavori viene, allontanato sempre di più, nessuno applica penali e il tanto decantato costo zero per l'Amministrazione si traduce con una mancanza di introiti di oltre un milione di euro. I 22 alloggi sono diventati 25, la mensa è diventata un nido e il progetto rischia di essere pagato dai venegonesi e usato dagli altri.

Tant'è che è arrivata una diffida dall'utilizzo del termine Synergy». Dati alla mano mostrano come «Il melo» sia sparito dalla gestione, i canoni abitativi abbiano subito modifiche e il principio di assegnazione delle abitazioni non sia ben chiaro. «Non vogliamo più avvallare questo progetto - ribadiscono - soprattutto ora che è stato censurato persino da chi l'ha progettato». Un disappunto durato nove anni e che ora si traduce in una dimissione da parte dell'opposizione che farà vacillare la commissione stessa. Una bufera annunciata che, alle porte delle elezioni di primavera, potrebbe ridefinire i giochi e ridisegnare lo scenario politico.

Ex progetto Sinergy: “Sarà terminato a marzo 2009”

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Mariolina Ciantia non reputa un problema le dimissioni dei membri
della commissione che vigilava sul progetto: “Idea non stravolta, ma migliorata”

Ex progetto Sinergy:
“Sarà terminato a marzo 2009”

M.S.

Martedi 9 Dicembre 2008

Venegono Superiore - Il progetto ex Sinergy non è stato stravolto, ma migliorato. Lo garantisce il sindaco Maria Ciantia, dopo le polemiche sollevate dall’opposizione che nei giorni scorsi ha presentato in blocco le dimissioni dalla commissione Sinergy, chiedendo inoltre le dimissioni del primo cittadino e dell’assessore competente. “Sono state dette tante falsità sul progetto della struttura per anziani – spiega il sindaco -. Questa decisione della minoranza mi lascia senza reazioni. Non era una commissione nata per lavorare insieme, ma per creare problemi. Era nata male ed ora ha trovato la sua giusta fine”.
Entrando nel merito del progetto, che non si chiama più Sinergy dopo l’uscita del Melo di Gallarate dalla gestione della struttura, la Ciantia rifiuta anche le accuse di stravolgimento del progetto: “Se fosse stato davvero stravolto, la Regione ci avrebbe tolto il finanziamento. La struttura sarà consegnata al Comune nel marzo del 2009, secondo un protocollo firmato da Aler a cui abbiamo assegnato i lavori. E non ci saranno ritardi”.
Il primo cittadino rigetta anche le accuse sul “tradimento” della filosofia della struttura. Secondo l’idea iniziale, infatti, l’idea fondamentale del progetto Sinergy era quella di offrire un canone di affitto agevolato a quelle famiglie che daranno la propria disponibilità a prendersi cura di un anziano. “Questa filosofia è sicuramente rimasta, è una delle idee portanti del progetto – prosegue il sindaco -. È rimasta anche la palestra, l’assistenza, e molto altro. L’unica cosa che è cambiata è che il ristorante, che è stato trasformato in un asilo nido. Ancora di più nella direzione dell’idea di raccogliere più generazioni nella stessa struttura, come anche scegliere di realizzare altri tre appartamenti dedicati alle giovani coppie”.
”Confermo inoltre che tutto il progetto – conclude la Ciantia – non è costato nulla ai venegonesi. Le critiche sono davvero tutte infondate. Anche per la gestione stiamo risolvendo il problema: faremo una regolare gara, chi avrà i requisiti necessari potrà partecipare”.