L'acqua deve rimanere pubblica - di Paolo Brutti

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Itali dei Valori


L'acqua deve rimanere pubblica
di Paolo Brutti



Rispondiamo a Padre Alex Zanotelli

Sull'acqua e sulla gestione dei sistemi idrici la posizione dell'Italia dei Valori è che essa deve rimanere pubblica, come si addice ad un bene essenziale, che non può essere ridotto ad una merce. Questo senza se e senza ma.

Per questo è necessario sollevare la più ferma protesta e adoperarsi per far crescere la mobilitazione popolare, avverso la conclusione della discussione in Commissione al Senato della conversione in legge del decreto 135 del 2009, che suona come una campana a a morto per la gestione pubblica dell'acqua. Il 3 novembre la legge di conversione del decreto sarà in aula e, se lo approveranno, la gestione di tutto il sistema idrico, in poco più di un anno sarà in mano ai privati.

Già oggi, infatti, la pubblicità della gestione dell'acqua è molto compromessa, a conseguenza della legge 133 del 2008, che fu uno dei primi provvedimenti e tra i più sciagurati del governo Berlusconi. Da allora la gestione dell'acqua può essere affidata al mercato, come se si trattasse non di un bene pubblico ma di servizio con rilevanza economica. Pur tutta via era data facoltà alle amministrazioni locali e ai loro consorzi di poter esercitare questa gestione attraverso società interamente pubbliche e sulle quali l'ente locale o il consorzio esercitasse, però, un indirizzo e un controllo come se si trattasse di un suo ufficio interno o una municipalizzata.

Era una situazione precaria e sempre in bilico verso la caduta del servizio idrico nelle mani dei privati, ma attraverso questa facoltà molte amministrazioni, nel nord e nel centro dell'Italia, hanno potuto mantenere la gestione pubblica dell'acqua. Si erano distinti in questa “resistenza” alla privatizzazione del servizio idrico anche molti comuni amministrati dalla Lega.

Ora, nel testo approvato in commissione, questi affidamenti a società interamente pubbliche vengono fatti decadere improrogabilmente nel 2011 a meno che l'amministrazione locale non ceda il 40% delle sue quote nella società a soggetti privati, che ne prendono in mano la gestione. Come dire che si salvano le gestioni pubbliche a patto che esse finiscano in mano ad un privato, magari molto ben ammanicato con gli amministratori compiacenti.

Dove erano i parlamentari della Lega, mentre prima alla Camera o adesso al Senato il loro Governo eliminava ogni possibile sopravvivenza di gestione pubblica dell'acqua? Festeggiavano alle sorgenti del Po' mentre l'acqua delle loro valli diventava un lucroso affare e un ulteriore pesante aggravio dei bilanci delle famiglie?

L'acqua in Puglia torna bene pubblico - di Monica Maro

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L'acqua in Puglia torna bene pubblico
di Monica Maro

22 ottobre 2009

Dopo Parigi e l'Urugay, anche in Puglia stop al fondamentalismo liberista. La regione Puglia si era già segnalata rompendo il contratto con gli 'spacciatori di derivati' all'acquedotto pugliese e denunciandoli per truffa al tribunale di Bari. Un bel colpo che vale più di cento verbose mozioni. Tra l'alto, sotto il profilo europeo, se un ente locale decide per la gestione diretta di un bene pubblico che si intende sottrarre al mercato (e quindi non viene affidato a una spa) non è più soggetto agli 'ukase' liberisti della UE.

La giunta regionale pugliese ha deciso di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale l'art.15 del decreto legge 139 del 25 settembre 2009 ("Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi locali di rilevanza economica"), in riferimento alla competenza sulla gestione delle risorse idriche. L'Avvocatura regionale, alla quale è stato affidato l'incarico, ha tempo per l'impugnazione sino al 24 novembre, data entro la quale il decreto dovrà essere convertito in legge.
Nichi Vendola ha deciso di voltare pagina sul tema dell'acqua bene pubblico, impegnando la giunta regionale a promulgare entro dicembre un disegno di legge ad hoc e affidando all'avvocatura l'impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale del decreto legge 135 del 2009 con cui il governo ha legiferato sui servizi pubblici locali, accusandolo di conflitto d'attribuzione su una materia - quella del servizio idrico integrato - di esclusiva competenza delle Regioni: Tariffe non più basate sui consumi, ma sui redditi dei consumatori. E poi, addio alla società per azioni Acquedotto pugliese, che deve invece diventare soggetto giuridico di diritto pubblico ben prima della fatidica data (2018) entro la quale si concluderà per legge la concessione della gestione del servizio idrico, aprendo di fatto ai privati il settore.
In pratica, il governo guidato da Vendola si appresta a licenziare un disegno di legge che punta a tramutare l'Aqp da società per azioni (attuale configurazione, con capitale in mano alla Regione) in "soggetto giuridico di diritto pubblico". Il proposito è contenuto in una delibera di indirizzo, presentata dall'assessore Fabiano Amati, e approvata a conclusione di una lunga discussione, in cui si sancisce il principio che l'acqua è "un bene comune dell'umanità".

Una decisione che apre un ampio fronte politico con il governo e, prevedibilmente, con una parte della stessa maggioranza di centrosinistra: tornare al soggetto pubblico confligge infatti con il proposito di "privatizzazione dolce" che la componente ex diessina del Pd ha sostenuto strenuamente fino a giungere a polemiche pubbliche contro Vendola e l'attuale management di Aqp fedele al governatore. Non a caso nel parlamento regionale l'unica voce discorde è arrivata dall'ex ds Mario Loizzo.
Anche se il Centrodestra pugliese si è espresso a favore (il consigliere regionale Donato Salinari, infatti, sottolinea "la leggerezza con la quale l'Aqp ha proceduto ad innalzare il costo dell'acqua in Puglia: l'acqua, in quanto bene primario, non può essere utilizzata per rastrellare denaro con cui ripianare il buco di bilancio), chiaro e incontrovertibile sarà il contrasto col governo nazionale. Per due ragioni: per l'inversione a 360 gradi sull'Aqp (trasferito con legge alla Regione perché lo privatizzasse) e perché la stessa delibera propone di ricorrere alla Corte costituzionale contro il governo. La Regione, infatti, ritiene che "il servizio idrico integrato è un servizio pubblico essenziale, privo di rilevanza economica e come tale non soggetto alla disciplina della concorrenza". "Per questa ragione - dichiara Amati - rientra nelle competenze della Regione e non dello Stato".

Con la delibera inoltre viene istituito un gruppo di lavoro che entro il 31 dicembre 2009 dovrà proporre alla giunta regionale un disegno di legge "con il quale introdurre il principio dell'acqua bene comune dell'umanità, il riconoscimento del Servizio idrico integrato quale servizio pubblico essenziale, di interesse generale e privo di rilevanza economica, il tutto nell'ambito del concreto riorientamento del sistema di tariffazione in base alle condizioni reddituali, pur nell'assicurazione di una dotazione minima pari per tutti i cittadini".
Il punto di vista della Regione è chiaro: la competenza sull'acqua è della Regione e solo un Aqp che sia soggetto pubblico potrebbe consentire una gestione del servizio idrico orientato "a criteri di equità e solidarietà", con tariffazione che tenga conto delle esigenze delle fasce meno abbienti.
La Puglia si candida anche quale sede Onu per l'organizzazione di una "conferenza internazionale per la formalizzazione del riconoscimento del diritto universale all'acqua per tutti".
Principio, questo, che andrebbe inserito nello Statuto regionale e per il quale si è mobilitato un ampio movimento di cittadini e associazioni: solo in Puglia in 30mila (sui 400mila complessivi) hanno firmato a favore di una proposta di legge di iniziativa popolare a favore della ripubblicizzazione dell'acqua.

Il Governo privatizza l’acqua. De Magistris: “E’ un bene pubblico, non del mercato”

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Il Governo privatizza l’acqua. De Magistris:
“E’ un bene pubblico, non del mercato”

di Luigi De Magistris, da luigidemagistris.it

Seminerà più sofferenza e vittime dei conflitti per il controllo del petrolio e del gas, perché la popolazione planetaria cresce e i cambiamenti climatici rendono l’acqua una risorsa preziosa e sempre meno disponibile. Così la guerra per l’oro blu rischia di diventare il prossimo terreno di scontro fra Nord e Sud del mondo, causa di migrazioni dei popoli, origine della discriminazione sociale anche nel mondo sviluppato tra chi potrà accedervi e chi ne resterà privo.


Per questo è indispensabile respingere fin da oggi la lunga e pericolosa mano del mercato, il suo tentativo di controllare e speculare su un bene tanto prezioso quanto raro. Contrastare, quindi, ogni forma di privatizzazione dell’acqua, diffondendo il principio che l’acqua è un diritto e come tale va considerato un bene comune, da garantire a tutti e da tutti gestita.

Una battaglia che coinvolge anche il nostro Paese, dove i tentativi di privatizzazione, che rispondono a livello locale al bisogno delle amministrazioni di fare cassa, devono essere respinti. Così come da respingere è l’azione del Governo, che in occasione del Cdm, lo scorso 9 settembre, ha varato le modifiche all’articolo 23 bis della Legge 133/2008 all’interno di un decreto legge per l’adempimento degli obblighi comunitari. Figlio dell’accordo tra il ministero degli Affari regionali e della semplificazione della legislatura, cioè di Fitto e Calderoli, con la benedizione ovviamente di Confindustria, queste modifiche riguardano l’affidamento dei servizi pubblici locali e stabiliscono che la gestione di questi stessi servizi veda protagoniste, attraverso bandi di gara, società miste, il cui socio privato deve possedere non meno del 40% ed essere socio industriale con compiti di gestione operativa.

Tradotto in parole semplici: anche l’acqua è sottratta alla gestione pubblica e affidata al mercato, quindi possibile forziere di arricchimento e speculazione privata. Una scelta grave, compiuta nel silenzio mediatico e politico, coperta dal Governo attraverso l’abito mistificatorio del decreto legge, che aveva come unico fattore di urgenza quello di rendere subito l’acqua non più un bene di tutti ma patrimonio di pochi, funzionale al loro arricchimento.

Di questa decisione il Governo deve rendere conto e per questo ho deciso di presentare al Parlamento europeo un’interrogazione sul tema. Nel 2006 proprio Bruxelles ha approvato una risoluzione che afferma che “l'acqua è un bene comune dell'umanità e come tale l'accesso costituisce un diritto fondamentale della persona umana”. Nel marzo 2007, sempre a Bruxelles, si è riunita l'Assemblea mondiale dei cittadini e degli eletti per l’acqua ed è stata approvata una lettera rivolta a tutti i capi di stato e di governo del mondo, a tutti i presidenti dei parlamenti nazionali e sovranazionali e ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per richiedere un impegno sul tema.

La battaglia per l’acqua come bene pubblico e diritto universale, in Italia e in Europa ma anche nel resto del Pianeta, è uno dei tasselli essenziali per costruire “un altro mondo possibile”. Cominciando appunto dal nostro Paese, dove le forze politiche devono unirsi nella richiesta all’esecutivo di cancellare le modifiche alla legge 23 bis; dove le amministrazioni locali, in particolare i comuni, devono dichiarare l’acqua bene di tutti e privarla di rilevanza economica, scegliendo di affidarla alle aziende pubbliche ad esclusivo capitale pubblico, così come dovrebbe fare il Governo.

In Commissione Ambiente della Camera, infine, è stata depositata una Legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica dell’acqua che ha raccolto 400mila firme. Che fine ha fatto e perché continua a riposare dimenticata in Commissione, quando in Italia l’acqua scarseggia e in Sicilia è già oggetto di razionamento ma soprattutto di controllo mafioso?

Sul tema l’Italia dei Valori ha presentato recentemente una mozione in Parlamento per chiedere al Governo di tutelare i diritti dei cittadini perché l’acqua sia rispettata come bene inalienabile e indisponibile, soprattutto da parte delle lobby e delle multinazionali, insomma del mercato.

L’acqua è stata indicata nel settembre 2007 dall’Onu come un diritto umano, estensione del diritto alla vita. Non siamo quindi soli in questa battaglia: forum e associazioni non solo esistono ma lavorano già da tempo per riconsegnare l’accesso e il controllo idrico alla comunità. Forse il Wto o il Fondo monetario internazionale, forse Confindustria o la filosofia della deregulation selvaggia ci remano e remeranno contro, ma è una sfida che si può vincere. Anzi, si deve vincere.

(25 settembre 2009)

Acqua: il grande rifiuto

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Acqua: il grande rifiuto



Zanotelli
L'acqua deve rimanere pubblica! Vi riporto la lettera di padre Alex Zanotelli, che vi invito a leggere fino in fondo.
"Non avrei mai immaginato che il paese di Francesco d’ Assisi (Patrono d’Italia) che ha cantato nelle sue Laudi la bellezza di “sorella acqua” diventasse la prima nazione in Europa a privatizzare l’acqua! Giorni fa abbiamo avuto l’ultimo tassello che porterà necessariamente alla privatizzazione dell’acqua. Il Consiglio dei Ministri , infatti, ha approvato il 9/09/2009 delle “Modifiche” all’articolo 23 bis della Legge 133/2008" ... (leggi tutto)

Quando l’acqua non lava l’onta. Privatizzazioni selvagge: pagheremo cara ogni goccia.

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gli sComunicati


Quando l’acqua non lava l’onta. Privatizzazioni selvagge:
pagheremo cara ogni goccia.

di Emilia Urso Anfuso

21-07-2009

Acqua. Un bene di tutti. Una risorsa per tutti. Acqua. Semplice e trasparente. L’Essere Umano ne è composto per l’85%. La vita non potrebbe esistere senza. Nulla avrebbe mai auto inizio, senza l’acqua. Difficile quindi immaginare che esseri umani, composti dalle stesse molecole di ogni essere umano presente sulla terra, possano pensare di metterci le mani sopra. Ed ancor più duro da mandar giù, constatare che venga fatto.

Eppure ormai da tempo immemore, quello dell’acqua è uno dei business più redditizi a qualsiasi latitudine. Si vende acqua a peso d’oro ove l’acqua è più un miraggio che una risorsa naturale. Si vende acqua anche dove esiste ampiamente come risorsa naturale, cui tutti dovremmo accedere gratuitamente.

La storia passata e presente dell’Italia, vede sempre – prima o poi – l’acqua protagonista di grandi scandali. I rubinetti secchi della Sicilia. La speculazione spesso ad opera di cosche malavitose. Fino a giungere ad un decreto Legge, che istituzionalizza la privatizzazione del liquido più desiderato della terra. Prima ancora del petrolio. Acqua, fonte di vita, benessere e ricchezza. Ma non per tutti.

C’è persino l’istituzione di una giornata particolare, che vede tutte le nazioni riunite per un diritto: la “Giornata mondiale per il diritto all’acqua” che si è tenuta quest’anno ad Istanbul il 22 Marzo. E nella stessa giornata, si è tenuto il “Forum mondiale dell’acqua” un appuntamento triennale per dibattere su questa risorsa così preziosa e così poco accessibile liberamente per molti.

Stabilire in tali contesti che “l’acqua è un diritto umano per tutti” non fa che mettere l’accento sul fatto che in realtà la situazione non sta esattamente così. L’acqua, così come molte altre risorse del pianeta, scarseggia. E piuttosto che creare nuove metodologie e campagne di sensibilizzazione contro lo spreco, ecco che si legifera per garantire ad alcuni, la possibilità di lucrare su un bene naturale e naturalmente a disposizione delle popolazioni.

Parlando della situazione italiana, all’interno della Legge 6 agosto 2008, n. 133 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" all’articolo 23 bis “Servizi pubblici locali di rilevanza economica” comma 5 leggiamo: “Ferma restando la proprietà pubblica delle reti, la loro gestione può essere affidata a soggetti privati.”

La Legge in questione peraltro, è quella ove si stabiliscono varie forme di privatizzazione, compresa quella interamente dedicata al comparto dell’istruzione e conseguente finanziamento di otto milioni di euro alle scuole parificate.

Quindi, se da un lato si conferma lo stato di pubblico utilizzo dell’acqua, dall’altro si da carta bianca alla privatizzazione di un bene comune. L’articolo 23 bis, stabilisce come entro il 2010, ogni Comune italiano dovrà mettere a disposizione del mercato la propria rete idrica, anche se la stessa sia perfettamente funzionale alle necessità della popolazione. Imprese private, potranno così partecipare a gare di appalto e garantirsi una o più reti idriche. Un business non da poco, come si può immaginare. E che già sortisce proteste a livello nazionale, considerando la sorte avversa dei Comuni che stanno risentendo fortemente di grosse crepe nei bilanci, create ora per una prolungata cattiva amministrazione, ora per nuove normative, come ad esempio l’aver cancellato una tassa come l’ICI sulla prima casa.

Questa Legge è attiva dal momento in cui è stata approvata: il 6 Agosto del 2008. Eppure, nessuno ne fa menzione. Nessuno approfondisce. Nessuno che dichiari alla cittadinanza, nuove regolamentazioni sulla gestione di uno degli ultimi beni comuni non ancora frutto di speculazioni a tappeto. Eppure, presto l’acqua in tutta la nazione, sarà un altro fiore all’occhiello di varie imprese che lavorano nel comparto delle acque minerali. E che decideranno “democraticamente” il costo dell’acqua pubblica a seconda del mercato di riferimento, che si creerà non appena la normativa sarà messa in atto su tutto il territorio nazionale.

Tutto questo, ci porterà a risparmiare sui consumi dell’acqua? I costi maggiorati su quello che era una risorsa di tutti e liberamente utilizzabile, porteranno la cittadinanza ad aver maggior riguardo di un bene che sarà di qualcun altro e di conseguenza si manterranno comportamenti più “civili” nei confronti di una risorsa fondamentale per l’essere umano e per l’ambiente?

Una cosa è certa: i bilanci si alcune imprese ne gioveranno. Con buona pace di chi ancora non ha compreso che ovunque si volga l’occhio umano, risiede una possibilità di speculazione.

Per un’Europa dell’acqua pubblica e dei beni comuni

25-31 Maggio 2009 Il popolo dell’acqua in mobilitazione.
Per un’Europa dell’acqua pubblica e dei beni comuni.
Per la ripubblicizzazione dell’acqua in tutti gli Enti Locali



Nel prossimo mese di giugno si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.
Contemporaneamente in moltissimi paesi, città e province del nostro Paese si rinnoveranno le amministrazioni locali.

Nel pieno di una crisi economica e finanziaria, ambientale e sociale, politica e di democrazia, le diverse coalizioni fanno a gara per richiedere il voto, dai più interpretato come una nuova delega, una nuova autorizzazione a procedere.

Ben pochi sono i segnali di una vera inversione di rotta sulle politiche liberiste degli ultimi vent’anni, vera causa della crisi globale che ha investito il pianeta.

Da tempo, nei territori e a livello nazionale, il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua contrasta le politiche di privatizzazione, costruisce percorsi per la ripubblicizzazione dell’acqua e la riappropriazione sociale dei beni comuni, esige e prova a praticare forme di partecipazione democratica dal basso, inclusiva e plurale.

Da tempo il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua chiede che la propria proposta di legge d’iniziativa popolare, sottoscritta da più di 400.000 firme, venga discussa e approvata dal Parlamento italiano.

Il quale, al contrario, persegue ulteriori politiche di privatizzazione dei beni comuni, che, con l’Art. 23 bis della Legge n. 133/08, vorrebbe rendere irreversibili.

Nel frattempo, diverse decine di lotte territoriali proseguono la loro resistenza alle privatizzazioni e la loro mobilitazione per la ripubblicizzazione dell’acqua e la difesa dei beni comuni.

Il popolo dell’acqua esiste ed ogni giorno si allarga a nuove esperienze di mobilitazione e di conflittualità sociale.

La dimensione europea è un contesto fondamentale per il contrasto delle politiche liberiste, per la riaffermazione dei diritti sociali e per la riappropriazione dell’acqua e dei beni comuni.

Dopo la nascita della Rete Europea per l’Acqua Pubblica al Forum Sociale Europeo di Malmoe del settembre scorso, dopo la riuscita contestazione del Forum Mondiale dell’Acqua (organismo gestito dalle multinazionali) del marzo scorso ad Istanbul, chiediamo un’Europa dell’acqua pubblica, dei beni comuni e dei diritti sociali, da rendere non negoziabili e da sottrarre alle leggi del mercato. A maggior ragione ora vista la recente approvazione da parte del Parlamento Europeo di una risoluzione in cui si torna a sostenere la natura economica del bene acqua, un passo indietro rispetto alla risoluzione approvata nel 2006.

La dimensione locale è un luogo fondamentale per la riappropriazione sociale dell’acqua, per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, per la gestione partecipativa dei beni comuni.

Dalle decine di esperienze di mobilitazione in corso nei diversi territori, chiediamo enti locali che dichiarino l’acqua come bene comune, il servizio idrico integrato “privo di rilevanza economica” e mettano in campo le premesse per la ripubblcizzazione dell’acqua e la partecipazione alla gestione dei cittadini e dei lavoratori.

Sulla base di queste esperienze e per realizzare questi obiettivi, abbiamo deciso di lanciare per il 25 - 31 maggio 2009 una settimana di mobilitazione per l’acqua pubblica in tutto il paese.
Saremo nelle piazze e nei luoghi pubblici di ogni città.

Costruiremo carovane per mettere in comunicazione le diverse lotte territoriali, produrremo iniziative creative e sensibilizzazione sociale.
Sarà questo il nostro modo di attraversare la campagna elettorale.

Proponendo contenuti concreti a fronte di chi pensa solo all’immagine, costruendo partecipazione a fronte di chi chiede solo un’ulteriore delega.

Perché indietro non si torna.
E il futuro sta nella riappropriazione dell’acqua e dei beni comuni.
E nella partecipazione di ciascuno.

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA

Approvata dal consiglio comunale la mozione sulle "case dell'acqua" - Saronno

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Approvata dal consiglio
comunale la mozione sulle "case dell'acqua"

La mozione presentata dai Verdi, che prevede l’installazione di distributori gratuiti, è passata grazi all’astensione di diversi consiglieri comunali di maggioranza



2 Marzo 2009

Saronno - Il consiglio comunale ha approvato la mozione proposta dai Verdi di Saronno per la realizzazione di “Case dell’acqua”. L'iniziativa consiste nel costruire dei piccoli edifici localizzati in diversi punti del territorio presso i quali l’acqua viene distribuita gratuitamente ai cittadini, attraverso semplici rubinetti.
L'acqua che viene presa direttamente dalle falde dell'acquedotto viene trattata con un carbonatore ed un refrigeratore ed è erogata: naturale, refrigerata ed addizionata con anidride carbonica (gasata). L'iniziativa si propone di creare un'alternativa sicura e gratuita all'acqua minerale commercializzata in bottiglie di plastica, al fine di dare vita ad un fenomeno di recupero dell'utilizzo e del consumo dell'acqua della rete di distribuzione comune e una conseguente diminuzione della produzione di rifiuti (meno bottiglie di plastica).
«La mozione da noi presentata quasi un anno fa – spiega Roberto Strada, consigliere comunale dei Verdi -, è stata finalmente discussa ed approvata dal Consiglio Comunale giovedì sera, nonostante il sindaco si sia pronunciato contro questa possibilità. La maggioranza infatti si è astenuta permettendo l'approvazione della mozione, passata con 7 sì, 2 no e 9 astensioni. Il Sindaco, vergognosamente ha cercato fino all'ultimo di trovare un "cavillo" che rendesse vano il risultato, ma alla fine ha dovuto attenersi al risultato emerso dalla votazione. Noi Verdi siamo soddisfatti del risultato, finalmente anche a Saronno si potranno cercare le soluzioni migliori per far partire questo progetto di "case dell'acqua", che è un progetto di "sostanza" per l'intera comunità che potrà usufruire di acqua buona e controllata a costo zero, un notevole risparmio per le famiglie e un chiaro messaggio contro ogni tentativo di privatizzare l'acqua, che deve invece rimanere libera ed accessibile a tutti».

L’acqua del rubinetto è buona, bevetela - Castiglione Olona

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«L’acqua del rubinetto è buona, bevetela»
Campagna “Acqua in brocca” lanciata dal Comune per sensibilizzare
la popolazione sull’utilizzo dell’acquedotto come fonte


2 Marzo 2009

Castiglione Olona - “Acqua in brocca” è la nuova iniziativa rivolta alla tutela ambientale dagli amministratori di Castiglione Olona. «Vogliamo sensibilizzare la popolazione sul tema dell’acqua potabile – spiega Enrico Vizza, assessore all’ecologia e all’ambiente - visto che l’acquedotto comunale produce acqua buona da bere, come confermano anche le numerose analisi chimico fisiche che sono state eseguite dal gestore della rete, dall’Als e dalla Cos».
Due obiettivi in uno: acqua buona da bere, e meno imballaggi da buttare. «Abbiamo attivato questa campagna informativa e di promozione dell’acqua in brocca – prosegue il sindaco Battaini - afferma il sindaco, Giuseppe Battaini - perché riteniamo che ogni nostro gesto, nel momento in cui nasce da uno stile di vita che sia attento all’ecologia, aiuta l’ambiente e permette di risparmiare su più fronti».
La campagna Acqua in brocca, coordinata dall’Ufficio tecnico comunale, nasce per iniziativa dell’assessorato alla tutela ambientale, ed ha anche il patrocinio della Provincia di Varese e la collaborazione della Castiglione Olona Servizi. «Vogliamo coinvolgere anche la scuola, per portare il progetto nelle mense scolastiche, e, da lì, anche nelle case dei castiglionese, che, abbiamo visto in diverse occasioni, si sono mostrati molto sensibili ai nostri progetti sull’ambiente. E non possiamo dimenticare che Castiglione Olona ha già aderito a numerose altre iniziative a carattere ecologico, dall’uso delle lampadine a basso consumo, al riciclo dei rifiuti della differenziata».

Acqua, la privatizzazione autoritaria

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Acqua, la privatizzazione autoritaria
di Agostino Spataro*

02 marzo 2009

Agrigento/ La denuncia - A Burgio e a Villafranca Sicula gli incaricati di "Girgenti acque" si sono scontrati con le popolazioni dei due piccoli centri asserragliate al municipio per impedire la consegna delle reti cittadine. I funzionari si sono arresi contro quel muro umano e, scortati dai carabinieri, si sono rifugiati in un bar. Lì, su un tavolino, hanno formalizzato gli atti dell'avvenuta consegna.
Roba d'anteguerra che ci riporta al clima delle insurrezioni popolari contro il malgoverno e l'autoritarismo

Di questo passo, la privatizzazione della gestione dell'acqua in provincia d'Agrigento si farà solo con l'intervento di commissari e della forza pubblica.
Esagerazione? Per giudicare basta seguire la lunga e controversa procedura d'aggiudicazione alla società "Girgenti acque" della gestione trentennale e i più recenti, contrastati episodi di consegna obbligata delle reti locali ai funzionari di detta società.
L'altro giorno, a Burgio e a Villafranca Sicula gli incaricati di "Girgenti acque" si sono scontrati con le popolazioni dei due piccoli centri asserragliate al municipio per impedire la consegna delle reti cittadine.
I funzionari si sono arresi contro quel muro umano e, scortati dai carabinieri, si sono rifugiati in un bar. Lì, su un tavolino, hanno formalizzato gli atti dell'avvenuta consegna.
Roba d'anteguerra che ci riporta al clima delle insurrezioni popolari contro il malgoverno e l'autoritarismo........

Le reti dell'acua in Lombardia rimangono pubbliche

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Segnalato da Valerio


Dopo un anno di serrate trattative, finalmente il centro-sinistra insieme al comitato dei sindaci referendari ha raggiunto un'importante vittoria sulla questione dell'acqua.
Il Progetto di legge 291 di modifica della legge 26/2003 sul servizio idrico integrato, è stato infatti emendato accogliendo tutte le richieste dei sindaci fatte proprie dall'opposizione in Consiglio regionale. La Commissione Ambiente l'ha quindi votato in modo unanime, con il consenso di Pd, Prc, Sinistra Democratica e Verdi.
L'approvazione del Progetto di legge 291, che deve ora passare al vaglio del Consiglio regionale, va incontro alle ragioni che avevano spinto 154 comuni lombardi a raccogliere le firme per indire un referendum abrogativo regionale.
Oggi, a un testo inizialmente inaccettabile, la Giunta regionale ha presentato quattro emendamenti che recepiscono in pieno le istanze dell'opposizione e dei sindaci. E così, da un lato si vanno a sanare i principi di incostituzionalità della legge 26/03, dall'altro si risponde ai quesiti referendari.
Nello specifico, è stato reso possibile per i Comuni scegliere la gestione diretta (in house) del servizio di erogazione dell'acqua, eventualità precedentemente esclusa dalle leggi regionali in vigore e dalle successive modifiche.
Finirà quindi in soffitta il punto più contestato del Pdl, e cioè l’obbligo di mettere a gara la gestione del servizio, aprendo in questo modo la strada a una gestione privata per legge. In tutta Italia, fatto salvo che la proprietà di reti e acquedotti rimane sempre pubblica, ogni ente può scegliere se affidare il servizio a un privato, tramite gara o tenerlo per sè, ovvero “in house”.

Nel Progetto di legge licenziato in Regione Lombardia è stato affermato il principio secondo cui le reti e gli impianti di distribuzione devono rimanere di proprietà interamente pubblica .
La commissione ambiente del Pirellone ha votato le prime modifiche alla legge regionale, che di fatto rimuovono ogni obbligo a favore dei privati. Il bello, è che sono tutti d’accordo, dopo anni di incertezze legislative politiche.
Il Sindaco del comune di Daverio Alberto TOGNOLA alla notizia ha così dichiarato: ...."è più vicina la possibilità per Varese e provincia di una gestione pubblica del ciclo integrato dell'acqua. Se a questo aggiungiamo la volontà espressa dal presidente della Provincia Galli, eletto ieri all'unanimità presidente dell'AATO, di mantenere la gestione e l'erogazione del servizio idrico integrato pubbliche (in house), possiamo essere molto ottimisti!"
Aggiungiamo che occorre essere molto attenti all'evoluzione del problema acqua poichè gli interessi che si muovono sull'argomento sono enormi e in tempi non sospetti avevamo già denunciato le speculazioni che si stavano preparando all'interno delle aziende municipalizzate nei comuni della Provincia di Varese.

Acqua - NADiRinforma incontra p. Alex Zanotelli

Fomte



NADiRinforma incontra p. Alex Zanotelli


Il 5 novembre 2008 presso la Casa dei Comboniani a Bologna abbiamo scambiato due chiacchiere con p. Alex Zanotelli partendo dalla spinosa questione “acqua libera di essere privatizzata” in quanto il Parlamento ha votato, il 5 Agosto del 2008 l'articolo 23 bis del decreto legge numero 112 con il quale scatta la privatizzazione dell'acqua. La follia collettiva sapientemente indotta e condotta che nutre un sistema globale completamente staccato dall'essere umano dove ci sta portando? ... e se provassimo a leggere il Vangelo? Un libro scritto più di 2000 anni fa stranamente ed inspiegabilmente attuale ... ascoltiamo p. Alex ... e se ci venisse in mente qualche idea orientata alla salvaguardia di noi stessi e del pianeta ove viviamo ?!

Visita il sito: www.mediconadir.it


data: 13/12/2008 - fonte: NADiRinforma - lunghezza: 56,18 min.

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Acqua - Turchia, la diga della discordia è anche italiana

Fonte
rivist@

Turchia, la diga della discordia è anche italiana
Cara acqua

di Christian Elia

15/12/2008

Peacereporter

"Tutto è cominciato a Londra, quando ho incontrato gli avvocati del Kurdish Human Rights Project (Khrp), un'associazione che si occupa principalmente di tutela legale dei curdi, in primo luogo presso la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Ho offerto la mia collaborazione, ma loro mi hanno chiesto subito di mettere la mia professionalità a disposizione per la vicenda del coinvolgimento della Unicredit nel finanziamento del progetto per la diga di Ilisu''.

Una questione di diritti. Questo è il racconto di Luca Saltalamacchia, avvocato napoletano, e del suo incontro con la causa curda. "Mi hanno parlato dell'impegno di una serie di associazioni in Italia che si battevano contro la costruzione della diga di Ilisu", racconta Saltalamacchia. "Grazie al mio lavoro di avvocato mi chiedevano di studiare il caso per valutare la possibilità di citare in giudizio la Unicredit che finanzia un progetto che viola i diritti di migliaia di persone, almeno come ulteriore strumento di pressione sull'opinione pubblica". I media ne parlano poco, ma Ilisu è un dramma per migliaia di persone. Fin dai tempi di Ataturk, la Turchia ha in cantiere un mega progetto di dighe che sommergeranno villaggi curdi. Un enorme bacino idrico, che però sconvolgerà la vita delle comunità locali, dell'ecosistema e dei rapporti con i paesi confinanti, che finiranno coinvolti dalle scelte dell'esecutivo di Ankara. Dopo anni, il progetto della diga di Ilisu sembra pronto a essere realizzato, con il contributo di uno dei più noti istituti di credito italiano. Ma proprio in Italia i curdi hanno trovato chi li sostiene nella loro lotta. "Ho preso contatto con attivisti e associazioni che mi hanno fornito il materiale sul quale lavorare - continua l'avvocato napoletano - Dal punto di vista tecnico mi sono interfacciato con attivisti curdi che coordinano la campagna europea contro la diga, compreso un ingegnere. Messe in ordine le idee, a giugno di quest'anno, io e l'avvocato Laura Laureti abbiamo stilato il parere legale che secondo noi permette di fare causa, in Italia, all'Unicredit". Ma come? "E questo è un elemento interessante, perché non ci sono precendenti. E' possibile citare un grande gruppo finanziario che ha sede in Italia per violazione dei diritti umani commessi anche in una paese terzo da cittadini italiani ma nessuno fino ad ora l'ha mai fatto. Sul tema mi sono confrontato con docenti universitari che studiano questa materia. In pratica, il finanziamento è stato concesso dalla Bank of Austria Creditanstalt, austriaca, ma questo istituto è controllato da Unicredit". - Leggi tutto

Synergy - Bugiardi e irresponsabili

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La risposta del sindaco alle opposizioni che hanno chiesto le sue dimissioni
«Bugiardi e irresponsabili»
Pomo della discordia il progetto Synergy sul quale si è abbattuta la bufera politica
di Vittoria Maria Passera


12 - dicembre - 2008

VENEGONO SUPERIORE - L'opposizione presenta la sfiducia nei confronti del sindaco e il primo cittadino grida all'incoerenza. Il casus belli è i progetto Synergy che, da una decina d'anni, tiene banco scalda gli animi. «Trovo che dietro alla scelta dell'opposizione ci sia una grande incoerenza - chiarisce Mariolina Ciantia -. Hanno voluto la commissione e l'hanno avuta, assoggettandomi in tutte le loro richieste. E ho sempre partecipato; adesso se ne vanno loro». Poi chiarisce come, a suo dire, anche la tempistica non sia stata fra le più azzeccate. «Decidono di andarsene proprio nel momento in cui ci sono l'accordo con Aler e la data di consegna dei lavori fissata per il mese di marzo del prossimo anno. Ogni quindici giorni c'era un aggiornamento e, proprio per questo, persino Bruno Zoccola (Presidente della commissione Synergy eletto nella fila de Il polo per Venegono, seduto fra i banchi dell'opposizione e firmatario delle dimissioni, ndr) ha dovuto ammettere di quanto stessero lavorando alacremente. Presentare la mozione di sfiducia per un'opera che sta per essere consegnata alla collettività è a dir poco da irresponsabili». Alle accuse legate alle modifiche, la Ciantia ribatte con decisione. «E' vero che abbiamo sostituito il ristorante con l'asilo - ammette - ma lo abbiamo fatto in un'ottica di miglioramento pensando alle esigenze della collettività. Sono i firmatari della mozione che hanno fornito solo informazioni in modo bugiardo. Se il progetto fosse stato snaturato non avremmo mai ottenuto i finanziamenti da parte delle Regione che, a quanto mi risulti, non mi pare sia governata da gente di estrema sinistra. Per cui non si trovano in linea neppure con chi li rappresenta al Pirellone?». Fra le accuse addotte da chi ha preso le distanze da Synergy c'è la posizione della costruzione, decentrata rispetto al fulcro venegonese. «Forse non si sono accorti che abbiamo anche dei trasporti - chiarisce il sindaco -. La posizione è ad hoc, è immersa nel verde, in un'area tranquilla e lontana dal chiasso del centro cittadino. Però c'è chi preferisce fare polemica sterile anche su questo». Poi si toglie qualche altro sassolino dalla scarpa. «Mi hanno accusato dicendomi che non avremmo mai ultimato grandi opere, ma abbiamo restituito il municipio riqualificato, le grosse arterie cittadine sono state messe a nuovo, stiamo mettendo mano a rotonde e al sottopasso e tutto ciò è sotto agli occhi di tutti».

Synergy - Chiesta la testa del sindaco

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Come Cassandra hanno assistito al concretizzarsi delle profezie su Synergy
Chiesta la testa del sindaco
Si dimettono dalla commissione Bruno Zoccola, Francesca Brianza, Massimo Tafi e Franco Bonacci
di Vittoria Maria Passera

5 dicembre 2008

VENEGONO SUPERIORE - Poker di dimissioni dalla commissione Synergy. A non voler dare una «copertura istituzionale alla commissione», come loro stessi precisano, sono il presidente Bruno Zoccola (Il polo per Venegono) Francesca Brianza (Lega nord), Massimo Tafi (Venegono democratica) e Franco Bonacci (indipendente). Ma non è tutto: chiedono anche la testa del sindaco, Mariolina Ciantia, e dell'assessore ai Servizi sociali, Luigia Adamoli. «La commissione voluta dalla minoranza resta senza l'opposizione», taglia corto Tafi mentre appone la firma sulle dimissioni consegnate giovedì pomeriggio in municipio. Il malcontento serpeggiava già da parecchio e i «quattro moschettieri» hanno più volte sguainato le loro spade contro Synergy. Anche se ora si sentono un po' come Cassandra avendo visto verificarsi tutte le loro profezie attorno alla struttura studiata per gli anziani. In questi due mandati Ciantia la struttura localizzata nell'ex colonia elioterapica è sempre stata al centro della polemica, ma qualche goccia di troppo ha fatto traboccare il vaso della sopportazione delle opposizioni. Tant'è che il transfugo Bonacci non si era più riconosciuto nella maggioranza nelle cui fila era stato eletto.

«Siamo sempre stati contrari al Synergy - chiariscono -, abbiamo raccolto oltre un migliaio di firme e abbiamo chiesto un tavolo di incontro per cercare di chiarire almeno i mille dubbi che avevamo a riguardo. Con il passare del tempo abbiamo visto che il progetto è stato persino snaturato rispetto al progetto originale, sono sparite le "case canguro", la fine dei lavori viene, allontanato sempre di più, nessuno applica penali e il tanto decantato costo zero per l'Amministrazione si traduce con una mancanza di introiti di oltre un milione di euro. I 22 alloggi sono diventati 25, la mensa è diventata un nido e il progetto rischia di essere pagato dai venegonesi e usato dagli altri.

Tant'è che è arrivata una diffida dall'utilizzo del termine Synergy». Dati alla mano mostrano come «Il melo» sia sparito dalla gestione, i canoni abitativi abbiano subito modifiche e il principio di assegnazione delle abitazioni non sia ben chiaro. «Non vogliamo più avvallare questo progetto - ribadiscono - soprattutto ora che è stato censurato persino da chi l'ha progettato». Un disappunto durato nove anni e che ora si traduce in una dimissione da parte dell'opposizione che farà vacillare la commissione stessa. Una bufera annunciata che, alle porte delle elezioni di primavera, potrebbe ridefinire i giochi e ridisegnare lo scenario politico.

Ex progetto Sinergy: “Sarà terminato a marzo 2009”

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Mariolina Ciantia non reputa un problema le dimissioni dei membri
della commissione che vigilava sul progetto: “Idea non stravolta, ma migliorata”

Ex progetto Sinergy:
“Sarà terminato a marzo 2009”

M.S.

Martedi 9 Dicembre 2008

Venegono Superiore - Il progetto ex Sinergy non è stato stravolto, ma migliorato. Lo garantisce il sindaco Maria Ciantia, dopo le polemiche sollevate dall’opposizione che nei giorni scorsi ha presentato in blocco le dimissioni dalla commissione Sinergy, chiedendo inoltre le dimissioni del primo cittadino e dell’assessore competente. “Sono state dette tante falsità sul progetto della struttura per anziani – spiega il sindaco -. Questa decisione della minoranza mi lascia senza reazioni. Non era una commissione nata per lavorare insieme, ma per creare problemi. Era nata male ed ora ha trovato la sua giusta fine”.
Entrando nel merito del progetto, che non si chiama più Sinergy dopo l’uscita del Melo di Gallarate dalla gestione della struttura, la Ciantia rifiuta anche le accuse di stravolgimento del progetto: “Se fosse stato davvero stravolto, la Regione ci avrebbe tolto il finanziamento. La struttura sarà consegnata al Comune nel marzo del 2009, secondo un protocollo firmato da Aler a cui abbiamo assegnato i lavori. E non ci saranno ritardi”.
Il primo cittadino rigetta anche le accuse sul “tradimento” della filosofia della struttura. Secondo l’idea iniziale, infatti, l’idea fondamentale del progetto Sinergy era quella di offrire un canone di affitto agevolato a quelle famiglie che daranno la propria disponibilità a prendersi cura di un anziano. “Questa filosofia è sicuramente rimasta, è una delle idee portanti del progetto – prosegue il sindaco -. È rimasta anche la palestra, l’assistenza, e molto altro. L’unica cosa che è cambiata è che il ristorante, che è stato trasformato in un asilo nido. Ancora di più nella direzione dell’idea di raccogliere più generazioni nella stessa struttura, come anche scegliere di realizzare altri tre appartamenti dedicati alle giovani coppie”.
”Confermo inoltre che tutto il progetto – conclude la Ciantia – non è costato nulla ai venegonesi. Le critiche sono davvero tutte infondate. Anche per la gestione stiamo risolvendo il problema: faremo una regolare gara, chi avrà i requisiti necessari potrà partecipare”.



Il progetto Sinergy è un fallimento. Il sindaco deve dimettersi

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I quattro componenti della commissione dedicata al progetto innovativo che aveva come obiettivo anche una diversa gestione degli anziani, si sono dimessi dalla carica
“Il progetto Sinergy è un fallimento.
Il sindaco deve dimettersi”


4 Dicembre 2008

Venegono Superiore - “Il progetto Sinergy non esiste più come era stato concepito, per questo rassegniamo le nostre dimissioni”. Sono i componenti della commissione Sinergy, il grande progetto che il Comune di Venegono Superiore, sta realizzando con Aler e che era nato come progetto all’avanguardia, capace di abbinare l’edilizia residenziale a una nuova e innovative gestione degli anziani autosufficienti, tramite l’abbattimento di canoni di affitto per chi si prendeva cura di un anziano. “Questo progetto negli anni è stato stravolto – spiega Bruno Zoccola di Forza Italia, uno dei dimissionari della commissione che hanno ufficializzato la decisione in Municipio giovedì sera -. Doveva essere gestito dal Melo di Gallarate, ma di questi non si è più saputo nulla. Doveva essere maggiormente rivolto all’assistenza agli anziani, ma sono state prese decisioni diverse in cui non è mai stata coinvolta la commissione. Il bando regionale, inoltre, non prevede contributi per la gestione degli anziani. Alla fine sembra essere diventato un progetto da case di semplice edilizia popolare. Senza contare i ritardi di quasi due anni per la consegna della struttura”.
E così, oltre a Zoccola, hanno presentato le dimissioni dalla commissione anche Francesca Brianza (Lega Nord), Massimo Tafi (Venegono Democratica), Franco Bonacci (in maggioranza ma da tempo indipendente). “Questa nostra protesta non si ferma qui – prosegue Zoccola -, tutta la situazione del progetto Sinergy, che nel tempo ha anche cambiato nome, è stata condotta con enorme dilettantismo. Provocando anche un enorme danno alla città. Per questo presenteremo per il prossimo consiglio comunale una mozione in cui chiederemo ufficialmente le dimissioni del sindaco Ciantia e dell’assessore Adamoli”.

Acqua - “Possiamo chiedere il rimborso per la tassa sul depuratore”

Fomte


Basandosi su una sentenza della corte costituzionale,
il gruppo Progetto Vedano propone ai cittadini di compilare
moduli per ottenere il rimborso di oltre 400 euro


“Possiamo chiedere
il rimborso per la tassa sul depuratore”


Vedano Olona -“S’imponeva ai cittadini il pagamento della quota per la depurazione anche se il servizio in questione non era fornito”. Il gruppo consigliare Progetto Vedano si scaglia contro la gestione idrica della città degli ultimi dieci anni, basandosi su una recente sentenza della corte costituzionale che dichiara illegittima la norma che regolamenta il servizio idrico “nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti «anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi»”.
“Ricordiamo che con la legge in questione – spiegano dal gruppo Progetto Vedano -, s’imponeva ai cittadini il pagamento della quota per la depurazione anche se il servizio in questione non era fornito. Come i Vedanesi sanno bene la riscossione, da parte del Comune, è da sempre avvenuta con la bolletta dell’acqua. Il gruppo consigliare Progetto Vedano, avvisa che ciascun utente avrebbe il diritto di richiedere la restituzione delle quote versate negli ultimi otto anni. La tariffa applicata è di circa 0,25 centesimi per metro cubo d’acqua consumata. Ipotizzando che il consumo medio annuale di una famiglia sia di 200 metri cubi, il rimborso ammonterebbe a €.50,00 annuo, che moltiplicati per gli otto anni per i quali si può richiedere il rimborso , ammonterebbe ad un totale di €. 400,00 +Iva 10%”.
“Progetto Vedano, mette a disposizione gratuita di tutti i Vedanesi, il modulo completo per la richiesta del rimborso – chiudono dal Gruppo -. Basta scrivere a info@progettovedano.org , o chiamare i Consiglieri Luciano Battistella e Andrea Vallino per richiedere il modulo.
Potete telefonare a Battistella 335/63.84.227 e Vallino 335/68.74.342”.

L'ASSOCIAZIONE POLITICA “VENEGONO ATTIVA” CHIEDE IL COMMISSARIAMENTO DEL COMUNE

Fonte
Forum-Venegno.it

L'ASSOCIAZIONE POLITICA “VENEGONO ATTIVA”
CHIEDE IL COMMISSARIAMENTO DEL COMUNE

19/10/2008

L'Associazione “Venegono Attiva” non è parte del Consiglio comunale e come più volte ribadito non si sente rappresentata da nessuna delle forze politiche attualmente in opposizione, quindi, non possiede i mezzi necessari per procedere alla presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti maggioranza (che di fatto non esiste più).Tuttavia, chiediamo che la Giunta si dimetta e il commissariamento del Comune di Venegono Superiore. Le dichiarazioni del Sindaco, in risposta alle nostre accuse e pubblicate dalla stampa (in particolare da “La settimana” del 26 settembre), contengono un'esplicita ammissione del fatto che la Giunta è spaccata in più correnti diverse fra di loro e di conseguenza del fatto che a Venegono Superiore non esiste più una maggioranza in grado di governare serenamente il paese. La lettera da noi inviata sosteneva l'apparente compattezza della giunta e il fatto che, dalla stessa giunta, stanno nascendo due liste in vista delle prossime elezioni amministrative. Inoltre, abbiamo denunciato che diversi componenti della maggioranza quando si trovano in mezzo alla gente non lesinano critiche sull'operato dell'amministrazione e accuse ai propri “colleghi” con l'intento di lavarsene le mani. Nella sua risposta, il Sindaco ha dichiarato che in democrazia può accadere che ci possano essere “molteplici correnti in maggioranza”, certo! Ricordiamo però al Sindaco che in democrazia accade anche che quando non si ha più una maggioranza limpida per governare si fanno le valige e si torna a casa! E' vero che fino a quando i componenti della sua giunta continueranno a fornirgli i voti necessari in occasione dei Consigli comunali per continuare a campare il gioco può continuare, ma ammettere pubblicamente che esistono pensieri diversi equivale ad ammettere che la maggioranza non segue più un'unica linea e quindi non è più tale. Spiace constatare ancora una volta che le minoranze (tutte) assistono passive al “potere bulgaro” del nostro Sindaco e delle due o tre persone che ancora lo sostengono. Invitiamo i cittadini a ricordare i nomi dei componenti di questa anomala giunta quando, fra meno di un anno, dovranno decidere chi sostenere alle elezioni amministrative.

Nella risposta alla nostra lettera pubblicata da “La settimana”, la signora Ciantia ci invita a partecipare alle commissioni e a dialogare con lei. Ricordiamo al Sindaco che per partecipare alle commissioni bisogna farne parte e per farne parte bisogna essere eletti. Nessuno dei Componenti di “Venegono attiva” è stato eletto e quindi è normale che non ci possa essere nessun nostro rappresentante alle commissioni. Non ci sorprende comunque l'affermazione del Sindaco che evidentemente non rispetta queste regole, avendo in passato mandato suo marito a sostituirla in occasione di una riunione di Giunta. Per quanto riguarda il dialogo diretto fra noi e il Sindaco, la nostra associazione in passato ha già dialogato con lei pagandone le conseguenze, siamo aperti al dialogo con chiunque voglia ascoltarci ma non con chi abbia il solo fine di tenerci buoni e se possibile usarci, come ha fatto con noi la Signora Ciantia.


Riguardo i cantieri che disturbano il paese, anche “Venegono Attiva” sostiene che si tratta di lavori che andavano fatti ma in un modo diverso! Anzitutto con tempi diversi e non concentrati nello stesso periodo, poi con un diverso concetto progettuale; le aiuole con i fiorellini di Via Giulio Cesare sono inopportune oltre che dispendiose, meglio sarebbe stato realizzare una pista ciclabile fino al cimitero. Evidentemente, della sicurezza di chi pedala e in particolar modo degli anziani che frequentano il cimitero, non importa a nessuno. Meglio “abbagliare” la gente con costosi fiorellini che richiederanno un costoso mantenimento gestito dai “vari gruppi” esterni al Comune (ma vicini alla Giunta) che si spartiranno appalti e soldi dei contribuenti.

In conclusione, rinnoviamo la nostra solidarietà ad Alpini e anziani; i primi “scippati” della loro casa e costretti ad “ospitare” in modo permanente i secondi. Facile per il Sindaco sostenere che la “casa alpina” sia di tutti, anche noi la pensiamo cosi, peccato che la convenzione stipulata fra Comune e Alpini sulla gestione dica altro. Il fatto che ora gli anziani, per usufruire dei servizi offerti dalla “casa alpina”, dovranno iscriversi all'associazione Alpini creerà un inevitabile scompiglio e siamo convinti che questa convivenza forzata non mancherà dal creare numerosi problemi. Siamo dell'idea che sarebbe invece opportuno eliminare l'inutile C.A.G destinando gli spazi occupati dal “Leoncavallo venegonese” all'associazione “Trasparenza” e quindi agli anziani. Ne trarrebbero beneficio tutti; anziani, Alpini e, visto le cifre sborsate ogni anno per mantenere il C.A.G., anche i fondi cassa comunale.

Riccardo Pellegrini
Associazione “Venegono Attiva”

Nel silenzio generale, Berlusconi privatizza l'acqua

Fonte



Nel silenzio generale, Berlusconi privatizza l'acqua
di Alessio Marri
26/11/08

“Ferma restando la proprietà pubblica delle reti (idriche ndr), la loro gestione può essere affidata a soggetti privati”. È il 6 agosto 2008, il governo Berlusconi, approvando la legge di conversione n°133 “recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, sancisce di fatto la privatizzazione dell'acqua pubblica. O meglio ancora, introduce la possibilità per gli enti privati, che ne assumeranno l'incarico, di gestire e controllare beni primari di servizio pubblico. L'acqua su tutte.


Cambiano le parole, si nascondono i significati, ma la sostanza non cambia: l'acqua in Italia è stata privatizzata. Da diritto acquisito diventa merce, prodotto commerciale soggetto alle regole del mercato. Lo stesso sistema che solo nell'ultimo anno si è dimostrato pronto a implodere su sé stesso, con fallimenti a catena di banche e assicurazioni.
Il decreto legge n°133, voluto fortemente dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti, parla chiaro: si interviene “al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonché di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni”.
Eppure, dopo un rapido sguardo alle esperienze cosiddette “pilota” della provincia di Latina, sorgono non pochi dubbi proprio sulle garanzie di accesso al servizio.
In città come Aprilia, comune che ha sposato il progetto di privatizzazione dell'acqua già da diversi anni, si è assistito a un processo rapido e febbrile di innalzamento vertiginoso dei costi delle tariffe (+ 300%).
E non solo.
Si è instaurata infatti una nuova procedura per tutti coloro che, per necessità o per scelta, non possono permettersi i costi aggiuntivi imposti da AcquaLatina, società ormai sotto il controllo della multinazionale Veolia, che ne possiede il 46,5% delle azioni. Esattamente come nel terzo mondo, vigilantes e forze dell'ordine sono assoldati per rimuovere contatori e bloccare rubinetti. Ma non basta. Nel territorio pontino, oltre agli aumenti sconsiderati delle bollette, si è registrato un drammatico scadimento della qualità dell'acqua: nel 2005, ad esempio, a Cisterna sono stati riscontrati tassi di arsenico pari a 200 microgrammi per litro, oltre il 70% del volume idrico disperso o non giunto a fatturazione.
Nella storia recente un caso limite sul fronte della privatizzazione dell'acqua è avvenuto in Bolivia nei primi anni del nuovo millennio. A seguito dei debiti contratti dai prestiti-killer della Banca Mondiale per lo Sviluppo, il governo boliviano fu costretto a svendere nelle mani di corporation americane le risorse petrolifere, la compagnia aerea di bandiera, le ferrovie e la gestione dell'energia elettrica. Le risorse idriche vennero date in concessione alla Bechtel Corporation di San Francisco. Il contratto prevedeva la proibizione di far propria l'acqua piovana, anch'essa per assurdo era divenuta proprietà e patrimonio della multinazionale californiana. Per i debitori era persino contemplata la confisca dell'abitazione. Nell'aprile del 2000 la popolazione locale sfiancata dall'impossibilità di sopportare le nuove tariffe imposte, si ribellò. Nonostante una repressione violentissima che costò la vita a sei persone, tra cui due bambini, e centinaia di feriti provocati dal governo schierato a difesa degli interessi della corporation, l'esercito e la polizia rientrarono nelle caserme e il popolo boliviano riuscì a riprendere il controllo dell'acqua.
In Italia è solo questione di tempo. Nei giorni scorsi, tra l'indifferenza generalizzata dei media italiani, un secondo forum dei movimenti dell'acqua è stato organizzato per ridare vigore alla battaglia di questo fondamentale bene comune.
Nel 2006 più di quattrocento mila firme furono raccolte a sostegno della legge d'iniziativa popolare che vede come primo punto il riconoscimento dell'acqua come “diritto inalienabile ed inviolabile della persona”. Ma la sensazione forte è che la straordinaria raccolta firme sia già stata oscurata. Con un semplice colpo di spugna. Seguendo il manuale del “buon governo” che approva leggi impopolari e antidemocratiche proprio quando imperversa l'afa estiva e l'attenzione della stampa è rivolta altrove.

Cochabamba - Storia vera sulla privatizzazione dell'acqua




Acqua s.p.a. La rivolta dei sindaci

Fonte
Repubblica — 14 novembre 2008 pagina 49 sezione: R2

Acqua s.p.a. La rivolta dei sindaci
di PAOLO RUMIZ
14 novembre 2008

Cologno Monzese - Giù le mani dall' acqua del sindaco. Dal Piemonte alla Sicilia, nell' Italia bastonata dalla crisi è nata una nuova resistenza, contro la privatizzazione dei servizi idrici. Una resistenza che parte dal basso e contesta non solo il Governo, ma il Parlamento, che il 6 agosto, mentre il Paese era in vacanza, ha approvato una norma-bomba (unica in Europa) con il "sì" dell' opposizione. Non se n' è accorto quasi nessuno: quel pezzo di carta obbliga i Comuni a mettere le loro reti sul mercato entro il 2010, e ciò anche quando i servizi funzionano perfettamente e i conti tornano. Articolo 23 bis, legge 133, firmata Tremonti. La stessa che privatizza mezza Italia e ha provocato la rivolta della scuola. Leggere per credere. Ora i sindaci hanno letto. Quelli di destra e quelli di sinistra. E subito hanno mangiato la foglia. «Ci avete già tolto l' Ici. Se ci togliete anche questo - dicono - che ci rimane?» La partita è chiara: non è solo una guerra per l' acqua, ma per la democrazia. Col 23 bis essi perdono contemporaneamente una fonte di entrate e la sorveglianza sul territorio. Il federalismo si svuota di senso. Il rapporto con gli elettori diventa una burla. Lo scenario è inquietante: bollette fuori controllo, e i cittadini con solo un distante "call center" cui segnalare soprusi o disservizi. Insomma, l' acqua come i telefonini: quando il credito si esaurisce, il collegamento cade. La storia parte da lontano, nel 2002, con una legge che obbliga i carrozzoni delle municipalizzate a snellirsi, diventare S.p.a. e lavorare con rigore. L' Italia viene divisa in bacini idrici, i Comuni sono obbligati a consorziarsi e le bollette a includere tutti i costi, che non possono più scaricarsi sul resto delle tasse. Anche se i Comuni hanno mantenuto la maggioranza azionaria, nelle ex municipalizzate son potute entrare banche, industrie e società multinazionali. Ma quella che doveva essere una rivoluzione verso il meglio si è rivelata una delusione. Nessuno rifà gli acquedotti, le reti restano un colabrodo. Il privato funziona peggio del pubblico, parola di Mediobanca, che in un' indagine recente dimostra che le due aziende pubbliche milanesi, Cap ed Mm hanno le reti migliori d' Italia e tariffe tra le più basse d' Europa. Col voto del 6 agosto si rompe l' ultima diga. L' acqua cessa di essere diritto collettivo e diventa bisogno individuale, merce che ciascuno deve pagarsi. Questo spalanca scenari tutti italiani: per esempio i contatori regalati ai privati (banca, industria o chicchessia che incassano le bollette), e le reti idriche che restano in mano pubblica, con i costi del rifacimento a carico dei contribuenti. Insomma, la polpa ai primi e l' osso ai secondi. Il peggio del peggio. È contro questo che si stanno muovendo i sindaci d' Italia; a partire da quelli della Lombardia, che la guerra l' hanno cominciata prima degli altri. È successo che centoquarantaquattro Comuni attorno a Milano han fatto muro contro la giunta Formigoni, la quale già nel 2006 aveva anticipato il 23 bis con una legge che separava erogazione e gestione del servizio. Quasi sempre all' unanimità - destra, sinistra e Lega unite - i consigli comunali hanno chiesto un referendum per cancellare l' aberrazione; e proprio ieri, dopo una lotta infinita e incommensurabili malumori del Palazzo, davanti al muro di gomma della giunta che apponeva alla legge solo ritocchi di facciata, hanno dichiarato di non recedere in alcun modo dalla richiesta di una consultazione popolare lombarda. "Si va allo scontro, non abbiamo scelta" spiega Giovanni Cocciro, iperattivo assessore del Comuni-capofila di Cologno Monzese, e delinea il futuro della rete in mano privata. "Metti che i contatori passino a una banca, e questa stacchi l' acqua a un condominio che non paga. Il sindaco, per questioni sanitarie, deve garantire il servizio minimo ma, non potendo più ordinare la riapertura del rubinetto, può solo intervenire con autobotti, con acqua che costa tremila volte di più~ Per non parlare dei problemi di ordine pubblico che ricadono sul Comune se la gente perde la pazienza". Nei bar di Cologno, per ripicca, hanno messo l' etichetta all' acqua di rubinetto e ti dicono che le analisi l' hanno dichiarata all' altezza delle più blasonate minerali. Al banco la gente chiede "acqua del sindaco" rivendicandola come diritto, non come merce. E un po' dappertutto, attorno a Milano, crescono le "case dell' acqua", dove il bene più universale viene distribuito gratis, rinfrescato e con bollicine, in confortevoli spazi alberati dove la gente può sedersi e chiacchierare. Un "water pride" in salsa lombarda, che ora sta contagiando anche il Piemonte. Premane in Valsassina, in provincia di Lecco, è un comune di montagna a maggioranza leghista già assediato da privati in cerca di nuove centraline idroelettriche, e sul tema dell' acqua ha i nervi scoperti. "Nel servizio idrico solo la gestione pubblica può garantire equità all' utente" sottolinea con forza Pietro Caverio, che ha firmato la protesta dei 144 Comuni. Segnali di insofferenza arrivano da tutto il Paese; situazioni paradossali si moltiplicano. Sentite cos' è accaduto a Firenze. Il Comune ha accettato di fare una campagna per il risparmio idrico e un anno dopo, di fronte a una diminuzione dei consumi, ecco che la "Publiacqua" manda agli utenti una lettera dove spiega che, causa della diminuita erogazione, si vede costretta ad alzare le tariffe per far quadrare i conti. Ovvio: il privato lo premia lo spreco, non il risparmio. L' unica cosa certa sono i rincari: ad Aprilia in Lazio sono scattati aumenti del trecento per cento e un conseguente sciopero delle bollette che dura tuttora contro la società "Acqualatina". Stessa cosa a Leonforte, provincia di Enna, paese di pensionati in bolletta. A Nola e Portici, nel retroterra napoletano, la società "Gori" ha quasi azzerato la pressione in alcuni condomini insolventi, senza avvertire il sindaco; e lavoratori della ditta hanno impedito ai partigiani dell' acqua pubblica di tenere la loro assemblea. A Frosinone gli aumenti sono stati tali che il Comitato di vigilanza è dovuto intervenire e alzare la voce per ottenere la documentazione nei tempi previsti. Più o meno lo stesso a La Spezia, che ha le bollette più care d' Italia. Per non parlare di Arezzo, dove la privatizzazione si sta rivelando un fallimento. L' Acquedotto pugliese, dopo la privatizzazione, si è indebitato con banche estere finite nelle tempeste finanziarie globali. A Pescara, da quando è scattato il regime di S.p.a., s' è scoperto un grave inquinamento industriale della falda e la magistratura ha fatto chiudere l' impianto. A Ferrara il regime di privatizzazione è coinciso col trasferimento a Bologna del laboratorio di analisi, con conseguente allentamento dei controlli in una delle zone più a rischio d' Italia, causa la falda avvelenata del Po. Ma se già ora la situazione è così grave, ci si chiede, cosa accadrà col "23 bis"? Sessantaquattro ambiti idrici territoriali - sui 90 in cui è compartimentata l' Italia - tengono duro, rimangono pubblici, e organizzano laddove possibile la difesa contro i compratori dell' acqua italiana. Ma è battaglia tosta: l' acqua è il business del futuro. Consumi in aumento e disponibilità in calo, quindi prezzi destinati infallibilmente a salire. Conseguenza: nelle rimanenti 26 S.p.a. miste le pressioni sulla politica sono enormi, tanto più che nei consigli di amministrazione il pubblico è rappresentato da malleabili politici in pensione, e il privato da vecchie volpi capaci di far prevalere il profitto sulla bontà del servizio. Dai 26 ambiti che hanno accettato la privatizzazione sono cresciuti intanto quattro colossi: l' Acea di Roma che ha comprato l' acqua toscana; l' Amga di Genova che s' è alleata con la Smat di Torino e ha dato vita all' Iride; la Hera di Bologna che cresce in tutta la Padania; la A2A nata dalla fusione dell' Aem milanese e dell' Asm bresciana. In tutte, una forte presenza di multinazionali come Veolia e Suez, banche, imprenditori italiani d' assalto, e una gran voglia di crescere sul mercato. "Ormai il sistema idrico non segue più la geografia delle montagne ma quella dei pacchetti azionari" dice Emilio Molinari, leader nazionale dei comitati per il contratto mondiale per l' acqua. Il che porta sorprese a non finire. Del tipo: il Fondo pensioni delle Giubbe Rosse canadesi che entra nella Hera e quello delle vedove scozzesi che trova spazio all' interno dell' Iride. E colpi di scena politici: l' Acea guidata a suo tempo dal sindaco Veltroni mette le mani sull' acqua toscana, costruendo nel Centro Italia un potentissimo polo dell' acqua "rossa", ma poi ti arriva Alemanno a sparigliare i giochi, e l' acqua di una regione di sinistra oggi è in mano alla destra. Anni fa a Firenze sarebbe successo il putiferio. Oggi tutto tace. Motivo? Lo spiega la Commissione Antitrust, che già nel 2007 ha individuato nei quattro attori forti i pilastri di una situazione di oligopolio. C' è un cartello, che ora è pronto a comprarsi tutto il mercato proprio grazie al "23 bis". Dietro alle Quattro Sorelle esiste lo stesso intreccio finanziario e lo stesso collegamento - rigorosamente bipartisan - con i partiti. I quali, difatti, il 6 agosto hanno votato in perfetta unanimità. Per questo i sindaci si sentono truffati. "L' acqua è il nuovo luogo dell' inciucio" ti dicono al bar di Cologno Monzese. Quando i comitati per l' acqua pubblica, sparsi in tutt' Italia, hanno raccolto 400 mila firme e depositato in parlamento nel luglio 2007 una proposta di legge di iniziativa popolare, sia sotto il governo Prodi che sotto quello di Berlusconi non s' è trovato uno straccio di relatore, nemmeno d' opposizione, capace di esaminare e illustrare la volontà dei cittadini così massicciamente espressa. La melina del palazzo sul tema dell' acqua è trasparente, cristallina. Con l' acqua che diventa un pacchetto azionario, c' è anche il rischio che un bene primario della nazione passi in mani altrui, nel gioco di scatole cinesi della finanza. In Inghilterra è accaduto: le bollette si pagano a una società australiana, che ha triplicato le tariffe. Vuoi protestare per un guasto? Rivolgiti a un operatore agli antipodi. Può capitare anche qui. Ormai niente isola più l' acqua dai fiumi avvelenati delle finanze che affondano l' economia mondiale, e in molti Paesi si sta correndo ai ripari. Persino in Francia, che pure è la sede delle multinazionali Suez e Veolia che comprano l' acqua italiana. "Torniamo all' acqua pubblica", proclama il sindaco di Parigi Delanoe, che impernia su questo la campagna elettorale per la riconferma. Anche lì si rivuole l' acqua del sindaco. E che dire della Svizzera e degli Stati Uniti, i Paesi della Nestlé e della Coca-Cola che imbottigliano fonti italiane. Non sono mica scemi: l' acqua è protetta come fattore strategico e tenuta ben fuori dal mercato. Ormai si stanno muovendo tutti, anche la Chiesa. I vescovi di Brescia e Milano sono intervenuti proclamando il concetto del pubblico bene. La conferenza episcopale abruzzese ha messo per iscritto che l' accesso all' acqua "è un diritto fondamentale e inalienabile". In Campania è battaglia dura e la difesa dell' acqua si intreccia nel modo più perverso con gli interessi della camorra e l' affare della monnezza. Al Nord, in piena zona leghista, sindaci come Domenico Sella (Mezzane, nella pedemontana veronese) deliberano che l' acqua è cosa loro, ed è il perno del rapporto con i cittadini. "Se xe una perdita, la gente me ciama, e mi fasso subito riparar". Più chiaro di così. Sul territorio sinistra e destra parlano ormai la stessa lingua. Nelle Marche il presidente della provincia di Ascoli Massimo Rossi (Rifondazione) spiega che "non si può imporre la privatizzazione". E sempre ad Ascoli Paolo Nigrotti, An, presidente della società di gestione (tutta pubblica), una delle migliori del Paese, osserva che "la privatizzazione non è stata gran che in Italia" e va applicata solo là dove serve. La qualità costa, ma la può garantire anche un pubblico responsabile. Nel Friuli-Venezia Giulia, l' ex presidente della provincia di Gorizia Giorgio Brandolin - uno che ha resistito alle pressioni privatrizzatrici della Regione e ha messo insieme una S.p.a pubblica tutta goriziana che da due anni e mezzo gestisce la rete in modo impeccabile - ora si ritrova capofila dei movimenti anti "23 bis". In Puglia, 38 Comuni e due Province (Bari e Lecce) hanno formato un robusto pacchetto di mischia per la ripubblicizzazione e chiedono a Niki Vendola una legge regionale che definisca l' acqua "bene privo di rilevanza economica". Ragusa e Messina battono la stessa strada. A Parma è scesa in piazza pure la gioventù italiana della Destra di Storace. Succede che di fronte alla bolletta, la gente - toccata nel portafoglio - sta ripescando un concetto passato di moda, quello di bene comune. Nell' acqua il cattolico vede la vita e il battesimo; il nazionalista un bene non alienabile agli stranieri; il leghista l' autogoverno del territorio. Altri vi trovano il benessere, il dono ospitale, la pulizia e la sanità. "Tutti sentono l' acqua come l' ultima trincea" ammette Rosario Lembo, segretario del Contratto per l' acqua. Tutti vi scoprono un simbolo potente, e quel simbolo è capace di rompere i giochi del Palazzo con nuove alleanze. Giuseppe Altamore - autore di bei libri-inchiesta sul tema, come "Acqua S.p.a." - osserva che "il vero dramma è la mancanza di un' authority capace di affrontare l' emergenza di un Paese dove un abitante su tre non ha accesso all' acqua potabile". Quattro ministri se ne occupano, ma intanto nessuno pone rimedio a perdite spaventose e nessuno mette in sicurezza le falde avvelenate. Per esempio l' arsenico oltre il limite a Grosseto e Velletri. E poi il fluoro, i cloriti, i trialometani~ Servono formidabili investimenti, o la rete va al collasso". (1-continua) -

21 Giugno - per l’acqua pubblica


21 Giugno - Giornata nazionale di iniziativa, mobilitazione e comunicazione sociale
Cento territori per l’acqua pubblica e i beni comuni!




CENTO TERRITORI PER L’ACQUA PUBBLICA E I BENI COMUNI !

IL FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA
LANCIA PER IL
21 GIUGNO 2008

UNA GIORNATA NAZIONALE DI INIZIATIVA, MOBILITAZIONE E COMUNICAZIONE SOCIALE

PERCHE’ SI SCRIVE ACQUA, MA SI LEGGE DEMOCRAZIA


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