L'acqua prelevata dal Sinni per l'acciaio Ilva - di Monica Capo
Referendum: dov’è il popolo delle piazze e dove sono gli intellettuali? - di Emilio Molinari
Il 12 e 13 giugno, circa 50 milioni di italiani dovrebbero recarsi alle urne per il referendum sull'acqua pubblica e contro il ritorno del nucleare. Per impedire il quorum il governo ha negato l'election day, per il solo voto di un radicale e l'assenza di 10 parlamentari del centro sinistra. 300 milioni spesi per evitare il quorum. Teme di dividersi al proprio interno, mentre centinaia di realtà di questo partito si stanno esprimendo e si impegnano per i Sì!
Ma ciò che più mi preoccupa è il silenzio e l'indifferenza per i referendum, mostrata finora da una parte di quel popolo capace di mobilitarsi, di indignarsi e di scendere in piazza e da parte di quegli uomini e donne che per ruolo pubblico e mediatico sono in grado di dare impulso ai messaggi. Per questo popolo i referendum sull'acqua pubblica e il nucleare, malgrado la drammatizzazione che quest'ultimo ha avuto con la centrale nucleare in Giappone, sembrano ancora lontani dall'essere compresi nella loro portata e immediatezza politica.
Solo il «Via Berlusconi» coniugato di volta in volta da indignazioni per gli attacchi alla Costituzione, alle donne, alla giustizia ecc... sembra appassionare questo popolo e spingerlo a mobilitarsi in milioni.
Donne, intellettuali, attori, cantanti, giornalisti, associazioni d'ogni tipo sono pronti ad unirsi per il «Via Berlusconi», ma poi sui contenuti tornano al proprio particolare. Non è politica questa, forse indebolirà il personaggio, ma non la cultura di massa che lo esprime e soprattutto, permettetemi, ci rende indifferenti ai contenuti capaci di incidere nella cultura dominante, che tra pochi mesi saremo chiamati tutti al voto referendario e che vincere o perdere non riguarda solo i promotori.
Ma è una grande opportunità per cambiare come cittadini, la politica di questo paese e non solo. Un mese fa al Palasharp di Milano erano presenti Saviano, Eco, Zagrebelsky il meglio della cultura italiana... ma solo Paul Ginsborg ha parlato di acqua e di referendum. Per tutti gli altri, l'agenda politica reale, lo scontro concreto, sembrava non esistere e continua a non esistere. Nelle straordinarie manifestazioni delle donne nessuna delle organizzatrici ha parlato di nucleare o di acqua, eppure l'acqua è la vita, è la madre, è la donna. L'acqua è, più d'ogni altra questione, in grado di incidere nella cultura berlusconiana o leghista, eppure il nucleare si è riproposto con tutta la sua tragica attualità.
La manifestazione per l'acqua pubblica e il nucleare a Roma il 26 marzo, è stata grande, bella, intelligente, ma non è stata dell'ampiezza di altre in particolare di quella delle donne e non ha avito la benedizione di questo movimento o dei grandi personaggi, a parte Celentano. Perché? Il mio sconcerto sta qui. E continuerò a chiedere a Saviano o a tutti agli altri intellettuali il perché del loro silenzio, come continuerò chiedere alle donne che pure considero l'interlocutore principale per i referendum, perché tanta indifferenza per i grandi problemi di questo nostro tempo? Problemi di oggi, universali, per i quali la nostra generazione è chiamata a decidere e a rispondere per le generazioni future.
I referendum e le profonde motivazioni che li determinano, sono una battaglia che va ben al di là delle nostre miserie nazionali, non cercano consenso ad un partito o ad uno schieramento, vanno ben al di là della privatizzazione di un servizio, l'aumento di una tariffa o l'idiozia della crescita energetica che motiva il nucleare. Parlano della vita. L'indignazione per Berlusconi è cosa sana, ma non rimescola le carte, non sposta consensi, non è capace di ridare alla politica l'idealità e il senso, perduto, dell'interesse pubblico.
Il testamento del 93 enne partigiano francese, Stephan Hassel, ultimo vivente degli estensori della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ci dice: indignatevi! per i perduti diritti universali alla vita, alla salute, alla scuola, alla pensione, per la svendita dei beni comuni. Diritti trasversali. Capaci di rispondere al vuoto dei partiti e rompere quegli interessi che bloccano e logorano come un cancro la politica italiana e mondiale.
La percezione è di essere sull'orlo di un abisso. La crisi finanziaria in Europa scarica 4 trilioni di euro sul debito pubblico per salvare le banche, taglia la spesa pubblica e privatizza. La crisi economica non può più essere affrontata con il rilancio dei consumi, perché vengono meno le risorse e il nucleare esplode in mano agli apprendisti stregoni. La crisi energetica e la crisi idrica si alimentano tra loro e generano la crisi alimentare che investe miliardi di persone e di cui si intravvedono già gli effetti catastrofici nelle migrazioni, nelle rivolte, nelle guerre.
Ebbene i referendum affrontano questo ordine di problemi. Chiamano tutti alla materialità delle questioni e al pari tempo all'etica, alla spiritualità dei beni comuni, al senso di comunità. I referendum non sono di un partito, non sono nemmeno di sinistra, indicano che abbiamo superato il «limite». Il referendum per l'acqua pubblica è chiesto da 1,4 milioni di persone, che trasversalmente per una volta tanto non parlano con la voce della «pancia» e dell'egoismo, ma con quella degli interessi generali, collettivi. Non parla in odio ai partiti, li richiama alla responsabilità di gestire la cosa pubblica. Chiedono loro di smetterla di rinunciare a fare politica e di consegnarsi al mercato. E a tutti chiedono di andare a votare, perché questa volta si vota per noi stessi e che... la libertà è partecipazione.
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Grande manifestazione per l'acqua pubblica e il 'no' al nucleare - di Redazione Contropiano
In prima fila associazioni, movimenti e cittadini. Strada facendo si è sentita anche una forte istanza pacifista, con molta gente che gridava «No alla nuova guerra del petrolio».
«I cittadini - spiega Ciro Pesacane, del Comitato - si sono autotassati e hanno affittato i pullman a loro spese. Vogliono l'acqua e il sole, mica la luna».
In testa al corteo numerosi gonfaloni di diversi comuni e provincie d'Italia, da Capannori, in provincia di Lucca, a Cagliari, passando per Aprilia, vicino Latina, diventato il comune simbolo di cosa accade con la “privatizzazione”. Bandiere di tutti i colori: azzurre del comitato, ma numerosissime quelle arcobaleno, di Legambiente, Arci, Emergency, Wwf e di diversi sindacati.
«No alla guerra per l'acqua, per il petrolio e per l'uranio», recita il cartellone esposto da alcuni ragazzi «pacifisti» di Belluno. «Abbiamo fatto un lungo viaggio per sostenere questa piazza - racconta Marco, un ingegnere - Sono venuto con mia moglie e con i miei due figli, perchè questa battaglia è soprattutto per loro. Per il loro futuro».
«Per la prima volta nasce, dal basso, un progetto politico riconosciuto dalla Costituzione – spiega padre Alex Zanotelli - La speranza non può venire dalla politica».
Ciò nonostante, qualche faccia di politico in cerca di voti si è fatta vedere. In piazza della Repubblica, con bandiere verdi c'erano anche studenti libici e alcune delle hostess che incontrarono Gheddafi durante le visite in Italia. «No alle bombe umanitarie, sì al dialogo», urlano, «l'Occidente vuole solo il petrolio libico».
Agli studenti si sono unite alcune hostess italiane. «Sono stata tre volte in Libia, lì non c'è tanta miseria, il popolo vive in una condizione normale. Dove è stata finora la Nato nei riguardi degli eventi della Striscia di Gaza», osserva Clio, una delle ragazze che incontrarono il colonnello a Roma e che oggi si è vestita di nero «essendo in lutto per le vittime in Libia»
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Marcia per la vittoria
Andrea Palladino - Il Manifesto
A ben pensarci c'è qualcosa di curioso nel vedere decine e decine di migliaia di persone sfilare, a Roma, per l'acqua. Non è la Bolivia delle rivolte di qualche anno fa, o il Maghreb infiammato dai costi dei beni essenziali. È un paese pigro e cupo, l'Italia che ci mostrano quotidianamente, che nulla dovrebbe avere a che fare con un movimento così forte, capillare, anticonformista e orgoglioso come quello che chiede - da almeno cinque anni - di cambiare la politica partendo dal concetto di beni comuni. Eppure ieri a Roma centinaia di comitati cittadini, associazioni più o meno informali, parti di una rete cresciuta nel silenzio allineato dell'informazione e della politica - almeno quella parlamentare - hanno riaffermato la centralità del movimento per i beni comuni nel nostro paese. Con volontà e creatività, prendendo in mano per qualche ora la capitale, puntando al raggiungere il quorum dopo sedici anni di referendum falliti, un obiettivo che potrebbe rivoluzionare la politica italiana, soprattutto a sinistra.
Un milione e quattrocentomila firme raccolte in tre mesi non avrebbero senso senza tenere a mente questo volto della società italiana dell'era di Berlusconi, che è la vera spina dorsale di quello che i media chiamano - semplificando - il popolo dell'acqua.
Elencare le città comporebbe una lista immensa e senza senso. Conviene allora citare una parte importante e unica del movimento, il gruppo degli enti locali per l'acqua pubblica che ieri aprivano il corteo con i gonfaloni storici delle città. Un'intera regione, le Marche, le province di Cagliari e Campobasso e tantissimi comuni, con i sindaci, le delegazioni, le fasce tricolori. Uno fra tutti, quello di Aprilia, che con determinazione ha presentato il foglio di via al gestore privato Acqualatina, dopo avere visto le pattuglie con vigilantes armati andare a staccare l'acqua a chi contestava gli aumenti a tre cifre.
Il ricordo della prima manifestazione nazionale - che ha percorso le vie di Roma nel 2009 - sembra già affondare nella preistoria. Allora i manifestanti erano meno di quarantamila e il punto di arrivo era la piccola piazza Farnese, con un piccolo camion come palco. Lo scorso anno il centro storico venne letteralmente invaso dalle centinaia - oggi forse migliaia - di comitati cittadini, Sembrava l'apice di un movimento, un punto di non ritorno. Non era che l'inizio.
Ieri i movimenti per l'acqua non hanno temuto di accogliere le altre parti della società civile, quella antinuclearista e l'anima pacifista. E non era solo la cronaca ad imporre un ritmo differente, una suddivisione del corteo, sostanzialmente aperto e coinvolgente. Qualcosa sta cambiando, a ben guardare i trecentomila volti sfilati da piazza della Repubblica fino a San Giovanni, sfidando i grandi numeri. Ci sono segnali chiari e oggettivi, che rendono misurabile il movimento: «Lo scorso anno avevamo si e no riempito un pullman - spiegano i gruppi venuti dalla Calabria - quest'anno ne abbiamo organizzati quattro, e saremmo andati oltre se non c'era un problema di costo». Stessi numeri e stesso balzo in avanti per un'altra regione, il Piemonte. E poi la presenza forte delle zone storiche del Pd - che sul tema dell'acqua mostra ancora molte ambiguità - come la Toscana e l'Emilia Romagna. E poi la Puglia alle prese con la prima grande ripubblicizzazione in Italia, la Campania, dove i comitati si trovano di fronte all'eterna emergenza dei rifiuti, la Sicilia, che grazie al movimento per l'acqua ha raggiunto il primo obiettivo di una legge regionale che potrebbe togliere le risorse idriche ai privati. E la Calabria, dove la rete che oggi si riunisce attorno alla difesa dei beni comuni era nata nell'ottobre del 2009, con la manifestazione di Amantea per la verità sulle navi dei veleni.
Il quorum da raggiungere per i referendum su acqua e nucleare sembra non spaventare i comitati che ieri hanno colorato una Roma un po' sonnacchiosa e primaverile. Un segno importante è stato la partecipazione del gruppo ecodem - l'area ecologista del Pd - al corteo, con uno striscione sorretto, tra gli altri, da Roberto Della Seta. In questi mesi la posizione dei democratici non era stata particolarmente netta, soprattutto sul secondo quesito che prevede l'eliminazione del profitto garantito per i gestori privati dell'acqua. E proprio gli ecodem fin dall'inizio avevano agitato lo spettro del quorum ritenuto impossibile da raggiungere. Con il disastro di Fukushima le cose sono ovviamente cambiate. Ma forse è cambiata anche la percezione che viene dai territori, dove il Pd vede crescere in maniera esponenziale il movimento per l'acqua. Un confronto che guadagna sempre più consenso e coscienza critica.
Fonte
E' pronto il kit per gli attivisti dell'acqua! - da Acqua Bene Comune
(Scarica il kit)
Partiti, multinazionali, banche e i soliti imprenditori con gli agganci giusti stanno mettendo le mani sulle aziende pubbliche dell'acqua e sui rubinetti di milioni d’italiani. Fra questi potresti esserci anche tu.
Da anni, una grande coalizione sociale e cittadina cerca, invece, di difendere la gestione pubblica dell'acqua promuovendo il controllo e la partecipazione diretta dei cittadini alle decisioni su un bene comune di vitale importanza.
Il governo da un anno ha varato una norma che obbliga le aziende pubbliche a dismettere buona parte del loro capitale a favore dei privati entro il 2011. Contro questa legge abbiamo promosso 3 referendum e raccolto 1,4 milioni di firme per ciascuno di essi (record della storia repubblicana). Ora vogliamo che tutti i cittadini si possano esprimere e votare.
Aiutaci a sostenere la campagna referendaria, a informare tutti gli italiani del pericolo che corrono e del modo per fermarli. È il momento di schierarsi, di partecipare, di condividere.
Fallo ora.
(Scarica il kit)
www.referendumacqua.it.
La manifestazione nazionale del 26 marzo: QUI.
Vota Sì: una manifestazione per l'acqua bene comune - di Alternativa
26 marzo 2011
VOTA SI' AI REFERENDUM PER L’ACQUA BENE COMUNE!
Acqua. Berlino dà l’esempio - di Andrea Bertaglio
Perché dobbiamo opporci all´acqua privatizzata - di Carlo Petrini
La campagna referendaria è iniziata, ma non ce ne siamo accorti perché siamo insabbiati in questa politica di piccolissimo cabotaggio, che rema a fatica da una notiziola giudiziaria all´altra. Non è un caso se tra i quesiti referendari l´unico che ha avuto dignità di stampa è quello che chiede l´annullamento della legge sul legittimo impedimento.
Sì, perché nel libero mercato si deve essere liberi di vendere ma anche di comprare. Le due controparti (la domanda e l´offerta) si possono influenzare reciprocamente, stanno in una sorta di rapporto paritario, o per lo meno presunto tale. Se tu alzi troppo i prezzi io non compro, e quando vedrai che nessuno compra allora abbasserai i prezzi. Questo può succedere solo se tu sei libero di vendere e io sono libero di comprare. Ma se tu possiedi qualcosa di indispensabile per la mia stessa esistenza, allora la mia libertà di acquistare non esiste. L´acqua, l´aria, le sementi, la salute, l´educazione, la fertilità dei suoli, la bellezza dei paesaggi, la creatività.... non possono essere assimilate alla categoria delle merci.
Il diritto necessita di nuovi paradigmi per gestire i cosiddetti "beni comuni". Se i beni comuni diventano proprietà di qualcuno, tutti gli altri, ad esclusione di quel "qualcuno" ne avranno un danno, la loro vita sarà in pericolo.
Ora, siamo a questo punto: esiste una norma che rende privatizzabile l´acqua e con quei referendum la possiamo cancellare. Occorre però che vadano a votare almeno la metà più uno degli aventi diritto al voto. Nelle ultime elezioni politiche gli aventi diritto erano circa 47 milioni. Mal contati, occorre che circa 25 milioni di cittadini italiani, si rechino a votare.
Ma prima di tutto questo occorre che siano informati, che sappiano dove informarsi, che si rendano conto che siamo nel bel mezzo di una campagna referendaria fondamentale. A chi affidiamo questo incarico? Quella che ha prodotto la legge sulla privatizzazione? Oppure all´informazione, quella che si lascia trascinare nelle sabbie mobili della politica? Occorre iniziare a far da noi. "Uscirne da soli – diceva don Milani – è l´avarizia. Uscirne insieme è la politica". Ecco, usciamone insieme da questo pantano, e creiamo, in ogni città, un nuovo soggetto politico, che faccia da punto di riferimento per la difesa dei beni comuni e l´informazione che li riguarda. Oggi lavorerà sull´acqua, ma le emergenze non scarseggiano: dalla cementificazione dilagante alle polveri sottili nell´aria alle lapidi fotovoltaiche sui campi fertili, dalle scuole senza carta igienica alle strade piene di immondizia.
La politica dei partiti non ce la fa. Non ha strumenti né energie, in questo momento, culturali o intellettuali, per una simile rivoluzione. Occorre che i cittadini si attivino. Senza bandiere, né raggruppamenti di sigle: non importa a nessuno sapere che berretto abbiamo sulla testa, importa sapere che pensieri abbiamo dentro la testa e che azioni sappiamo produrre. Chiamiamola Azione Popolare, come suggerisce Settis nel suo libro "Paesaggio, costituzione, cemento" (Einaudi), o in qualsiasi altro modo. Ma sbrighiamoci, perché abbiamo bisogno di queste nuove strutture, leggere, puntuali, attente, legate ai municipi, alle parrocchie alle bocciofile, non importa: basta che coagulino persone che agiscano come presidi di cervelli e cuori sui territori, nelle grandi città come nei borghi. Oggi si diano da fare per far sapere a tutti di cosa si sta parlando quando si parla di acqua pubblica, quali valori sono in gioco, quali pericoli sono in agguato.
mineracqua, quando la pubblicità è ingannevole
Poiché la pubblicità si chiude con la frase “Da un'informazione trasparente nascono scelte libere”, il Giurì ha ritenuto opportuno censurare anche il metodo utilizzato da Mineracqua, secondo la quale la pubblicità era una forma di contro informazione necessaria per pareggiare il conto con le campagne che, come la nostra “Imbrocchiamola!”, “hanno promosso verso i cittadini il consumo di acqua potabile a discapito della minerale imbottigliata”. “L'annuncio, che promette oltretutto una 'informazione trasparente', quasi a sottolineare una carenza di corretta informazione che circonderebbe e proteggerebbe il mondo delle acque di rubinetto, fa così leva sulla enunciazione di dati parziali, o di suggestione, per pervenire al risultato di una comunicazione tendenziosa che getta ombre di potenziale insicurezza, o comunque discredito, sull'acqua erogata dagli acquedotti” spiega il Giurì.
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Acqua, il comune aderisca al referendum per mantenerla pubblica
La prima uscita pubblica del Comitato referendum Acqua sarà sabato 5 febbraio dalle 15.00 alle 19.00 in concomitanza con l'iniziativa Nazionale, saremo presenti in Piazza Volontari del Sangue con un Gazebo. Inoltre Giovedì sera alle 21.15 presso la sede di Attac in viale Amendola ci sarà la prima riunione del comitato, aperta a tutti i cittadini o associazioni che vorranno aderire.
«Vogliamo - spiegano i responsabili del comitato - tramite il referendum rendere nulle le conseguenze dell'attuale decreto Rochi e dell'attuale legge regionale, che di fatto, nelle loro applicazioni, impongono la privatizzazione dei servizi e "il tasso di profitto obbligatorio" (io investo nella rete distributiva e ho diritto ad una remunerazione che non può essere inferiore al 7%) , di fatto studi sulle conseguenze della privatizzazione dell'acqua portano a considerare che le attuali tariffe aumenteranno del 250, 300% rispetto alle attuali».
«Ci domandiamo, che fine farà l'acqua del saronnese - proseguono dal comitato - Attualmente per esempio l'acqua di Saronno, Uboldo e Origgio è gestita da una società per azioni (di diritto privato) Saronno Servizi SpA che ha capitale interamente pubblico, con regole di funzionamento private, Che non è obbligata a rispondere del suo operato ai rappresentanti dei cittadini, cioè al Consiglio Comunale. Lo stesso vale per Caronno (Lura Ambiente SpA), Gerenzano (Sogeiva SpA) e Cislago (Seprio Servizi Srl), pensate che il comune di Saronno ha ripianato, anche quest'anno, il bilancio in perdita di saronno Servizi Spa: oltre 300 mila euro, curiosamente corrispondenti al "buco" gestionale del servizio Idrico integrato, cioè la gestione dell'acqua dei tre comuni gestiti da Saronno Servizi. Ora il Decreto Ronchi impone la cessione ai privati del 40 % del capitale dela SpA a capitale pubblico, entro il 31.12.2011, la legge regionale approvata il 22 dicembre 2010 dalla maggioranza di Centriodestra, non solo impone la privatizzazione prevista dal decreto Ronchi, ma sottrae ai comuni la gestione dell'acqua, facendola affidare ai privati da una società non pubblica della Provincia».
Dal comitato giungono quindi domande dirette al comune: «È legittimo chiedersi, in un quadro come questo, che fine farà il nostro acquedotto? Automatico sarà l'aumento delle tariffe, la gestione del servizio sarà completamente fuori dal controllo pubblico e finalizzata ad un profitto (7% minimo) riconosciuto addirittura obbligatorio per legge. Si può evitare tutto ciò? Occorre che il referendum che abrogha gli articoli della legge Ronchi vinca. Invitamo inoltre l'amministrazione di saronno e il Sindaco Porro a schierarsi apertamente per il referndum sostenendo la campagna referendaria ed aderendo alla rete nazionale degli enti locali per l'acqua pubblica, invitiamo inoltre l'amministrazione comunale ed il Sindaco Porro ad attuare ogni forma di pressione istituzionale possibile al fine di contrastare l'attuazione della Legge Regionale, anche in raccordo con le opposizioni in Consiglio Regionale, invitiamo il Sindaco a convocare prima possibile la Commissione Acqua appena costituita.
Acqua, la Corte Costituzionale ha detto sì ai referendum- di Luca Martinelli
Due dei tre quesiti hanno passato il vaglio della Consulta
In mattinata (del 12 gennaio, ndr) si è tenuta la Camera di consiglio della Corte, durata circa due ore, che ha visto gli interventi di quanti avevano depositato memorie ad adiuvandum, ovvero a favore dei tre quesiti (l'avvocato Luciani per il Comitato promotore; i professori Ugo Mattei, Alberto Lucarelli e l'avvocato Franzo Grande Stevens per il Comitato Siacquapubblica; Pietro Adami per i Giuristi Democratici) e ad opponendun, ovvero contro (Antonio Tallarida per l'Avvocatura di Stato; Tommaso Edoardo Frosini e Giovanni Pitruzzella per il Comitato Acqualiberatutti; Tommaso Edoardo Frosini per Fare Ambiente; Federico Sorrentino per l'Associazione nazionale fra gli industriali degli acquedotti, Anfida). Le considerazioni poste da coloro che si opponevano all'ammissione dei tre referendum non hanno saputo "conquistare" i giudici della Corte Costituzionale. Dalle "memorie" presentate si evince, ad esempio, l'affermazione che il decreto Ronchi non era abrogabile (come chiede il primo quesito) perché norma comunitaria, il che è un falso. Un'altra opposizione poneva l'accento sul fatto che la campagna informativa del Comitato promotore era falsata, perché "eterogenea" rispetto all'oggetto del referendum. Il decreto, infatti, fa riferimento a una pluralità di servizi pubblici locali.
"La relazione più efficace è stata fatta da Sorrentino, per conto della Anfida, l'Associazione nazionale fra gli industriali degli acquedotti in seno Confindustria -spiega Carsetti-. Le altre erano molto deboli". La Corte Costituzionale ha infine bocciato il quesito referendario sull'acqua promosso dal partito dell'Italia dei Valori. In un comunicato stampa, il Comitato promotore ha evidenziato i prossimi passi in vista del voto, atteso per la primavera: "Il Comitato Promotore oggi più che mai esige un immediato provvedimento di moratoria sulle scadenze del Decreto Ronchi e sull'abrogazione degli Ambiti territoriali ottimali, un necessario atto di democrazia perché a decidere sull'acqua siano davvero gli italiani. Il Comitato Promotore attiverà tutti i contatti istituzionali necessari per chiedere che la data del voto referendario coincida con quella delle elezioni amministrative della prossima primavera".
L’acqua e i veleni - di Concita De Gregorio
Ho visto un bellissimo film: «Anche la pioggia» di Iciar Bollain, la regista autrice di «Ti do i miei occhi», opera che mi auguro abbiate amato in molti. È candidato a rappresentare la Spagna agli Oscar, un temibile avversario per il nostro «La prima cosa bella», uscirà presto in Italia. Ve ne parlo oggi perchè uscendo dalla sala ho molto pensato a quanto poco i giornali e le tv nazionali parlino della grande battaglia contro la privatizzazione dell’acqua, uno di quei temi che mobilitano grandi passioni soprattutto giovanili si tratta del futuro, del resto e che sono trattati in genere, invece, come quelle campagne di certi estremisti che si ritovano sul web a protestare, inascoltati dalla politica e ignorati dai grandi mezzi di informazione. È di acqua che parla, anche, il film di Iciar Bollain. Della grande rivolta contro la privatizzazione dell’acqua in Bolivia anche l’acqua della pioggia, anche su quella il governo ha preteso un dazio mentre racconta di un film che una troupe spagnola sta girando su Colombo, la conquista delle Indie, Bartolomeo de las Casas. Mentre gli attori il produttore il regista girano una storia di 600 anni fa, si trovano ad osservare, per le strade di Cochabamba, le stesse dinamiche, gli stessi soprusi ai danni degli indios, le stesse parole in bocca a moderni rivoltosi che pretendono solo di continuare a vivere nella loro terra senza morire per riverire l’invasore. Ieri la Spagna, oggi le leggi dell’economia americana. Ve ne parlo perchè la battaglia per l’acqua pubblica è uno di quei segni del tempo che passano inosservati e sono invece grandi trasformazioni epocali destinate a modificare il destino dei popoli, delle generazioni a venire.
Oggi non è di acqua ma di federalismo che si discute. Discutere è un concetto forte: diciamo che la maggioranza degli italiani subisce senza sapere una trasformazione di cui non conosce connotati e conseguenze. È la Lega che mena la danza. Da anni ripete che il federalismo è il futuro del paese, la chiave per chiudere col passato, è la strada per andare avanti anziché tornare indietro. Il federalismo fiscale, antipasto di quello più ampio che dovrebbe seguire a ruota, sta dettando l’agenda politica del paese e del governo. Senza federalismo niente Unità d’Italia. Senza federalismo cade il governo. Senza federalismo si va alle urne. È una patacca, ma che volete che sia? L’importante è avere un argomento per vincere le elezioni, uno scalpo da mostrare in campagna elettorale. Quella che sta per arrivare. Perché il disegno della Lega è chiaro: prendere il federalismo, andare alle urne, fare il pieno di voti e puntare su un cavallo più verde che azzurro: Tremonti, ad esempio. È il sogno di Bossi ma anche l’incubo di Berlusconi, sulla cui testa si addensano nubi minacciose, come quella che uscirà giovedì dal palazzo della Consulta. Incubi e sospetti, veleni e coltelli (vedi lo splendido duello Feltri-Sallusti). Eccola l’agenda politica del presidente del Consiglio: non risolvere i guai del paese, ma difendere la poltrona più alta. E il federalismo? Sarà un disastro ma facciamo silenzio, non diciamolo a nessuno. Lasciamo che sia il popolo del web ad accorgersene.
Vi stanno togliendo l’acqua, e moltissimo di più.
Prealpi Servizi leader nel ciclo integrato dell'acqua
"Prealpi Servizi lavora quotidianamente per l'ambiente. La gestione delle risorse idriche è un'attività fondamentale per garantire efficienza, qualità e continuità nel servizio ai cittadini. Noi siamo la sola azienda sul territorio provinciale ad occuparci del ciclo integrato dell'acqua e contiamo di poter mantenere e ampliare il nostro ruolo anche dopo l'entrata in vigore della nuova legge regionale, in via d'approvazione, che detterà le nuove regole per il settore".
Nino Caianiello, Amministratore Delegato di Prealpi Servizi, non ha dubbi sulle potenzialità della Società che dirige. Una società a capitale interamente pubblico e della quale sono Soci, tra gli altri, le ex municipalizzate di Varese, Busto Arsizio e Gallarate oltre alle Società ecologiche provinciali (ex Consorzi).
"Attualmente – spiega Caianiello – gestiamo 21 depuratori biologici per il trattamento delle acque di scarico civili e industriali. Tradotto in cifre, questo significa circa 100 milioni di metri cubi di reflui fognari trattati ogni anno dai quali eliminiamo oltre 50.000 tonnellate di sostanze inquinanti".
I comuni serviti dai depuratori affidati a Prealpi Servizi sono poco meno di un centinaio, per una popolazione di circa 600.000 persone. L'altro grande settore d'intervento della Società è quello degli acquedotti.
"Sì – continua Caianiello – la Provincia di Varese ci ha affidato gli acquedotti provinciali di Barza e dell'Arnona, che servono acqua "all'ingrosso" a 22 comuni, mentre siamo direttamente impegnati nella gestione del servizio di fornitura dell'acqua potabile in tre importanti realtà: Tradate, Gerenzano e Venegono Superiore".
In questi mesi si è a lungo discusso, anche in relazione alle nuove normative che stanno per essere varate e alle quali accennavamo all'inizio, di acqua pubblica o privata.
"Bisogna distinguere – dice l'Amministratore delegato di Prealpi Servizi - tra proprietà degli impianti e delle strutture, che è e resterà pubblica, e gestione. Nessun provvedimento legislativo, a livello comunitario, nazionale o regionale, ha mai messo in discussione che l'acqua, intesa anche come acquedotti e depuratori, è pubblica. La legge in via d'approvazione al Consiglio regionale della Lombardia prevede la possibilità di liberalizzazione delle gestioni, con l'intervento di privati, ma non esclude anche altre scelte. La cosa più importante – conclude Caianiello - è che ci sia una certezza normativa, per permettere di effettuare i necessari investimenti d'ammodernamento delle reti di distribuzione e degli impianti di trattamento, e un adeguamento delle tariffe (in Italia tra le più basse d'Europa) ormai ferme da più di dieci anni".
Il popolo dell'acqua torna in piazza! - di Redazione
Ma la nostra battaglia non è solo di resistenza perché abbiamo rilanciato, contro una cinica e neoliberista visione della realtà, una serie di possibilità che tracciano un'alternativa possibile alla gestione del servizio idrico.
La creazione di enti di diritto pubblico che garantiscano la collettività dalle speculazione delle multinazionali e dei poteri forti di casa nostra sostenuti in maniera bipartisan; ma anche la prospettiva di un nuovo pubblico non statalista che faccia della partecipazione dei cittadini e dei lavoratori le gambe su cui muoversi. Ma soprattutto che venga garantita la ripubblicizzazione dell'acqua e che venga garantito un diritto di tutti noi!
In quella giornata chiederemo innanzitutto la moratoria sulle scadenze previste dal “decreto Ronchi”, ovvero lo stop immediato della messa a gara dei diversi servizi idrici, e sulla normativa di soppressione delle Autorità d’Ambito territoriale. Questo almeno fino a quando i cittadini e le cittadine non si saranno potute esprimere attraverso un referendum che 1.400.000 persone hanno chiesto che venga realizzato. Chiediamo da subito che la consultazione venga comunque effettuata entro, e non oltre, il 2011.
Per questa battaglia è necessario l'impegno e l'attivazione di tutti e di tutte per poter garantire la forza, la partecipazione e l' indipendenza di un percorso che difende un bene comune fondamentale per la vita. Per questo avviamo una campagna di autofinanziamento per rendere autonomo economicamente questo movimento, per poter affrontare al meglio la campagna referendaria e poter sostenere la sua comunicazione ed organizzazione. Lo facciamo attivando due strumenti: la donazione e la sottoscrizione con restituzione, con i quali chiunque, con qualunque cifra potrà sostenere ed attivarsi.
Vinciamo insieme i referendum !
L'acqua è un diritto. La privatizzazione ce la toglie. Fermiamoli.
Acqua, i cittadini lombardi si oppongono alla privatizzazione - di Michele Sasso
“Alt alla legge regionale che rischia di privatizzare l’acqua della Lombardia”. E’ perentorio lo slogan dei comitati per l’acqua pubblica che intendono bloccare l’approvazione del progetto di legge votato lo scorso 26 ottobre dalla giunta Formigoni per riformare il servizio idrico. Le altre regioni prendono tempo capeggiate dal Veneto del governatore Zaia che chiede una moratoria all’applicazione del Decreto Ronchi, il provvedimento del Governo che contiene la riforma dei servizi pubblici locali, e obbliga a cedere ai privati la gestione dell’acqua. La Toscana accentra le competenze a un unico commissario regionale mentre la Puglia va in direzione opposta ha con una legge che sancisce la gestione totalmente pubblica.
“Con questo testo di legge l’acqua di tutta la Lombardia – commenta Roberto Fumagalli del contratto mondiale sull’acqua – finirebbe nelle mani di poche imprese private interessate solo a fare profitto. E sarebbe la fine delle virtuose gestioni pubbliche: Milano risulta all’avanguardia con la tariffa più bassa d’Europa: 72 centesimi per mille litri”.
Il testo in discussione ribadisce che “l’acqua è e rimane un bene pubblico, le tariffe non aumentano, le Province assumono le competenze delle ex Ato (Ambito territoriale ottimale) e i Comuni vanno ad acquisire un ruolo di fondamentale importanza all’interno della Consulta nella quale saranno inseriti”.
Ma di fatto i sindaci vengono esclusi dal controllo degli acquedotti perchè con la nuova legge avranno un ruolo consultivo ma non vincolante nelle scelte di nuove strutture create ad hoc dalla regione: l’Ufficio d’Ambito. Il presidente di Anci Lombardia e sindaco leghista di Varese Attilio Fontana è pronto alle barricate: “Pronti alla guerra totale se il parere dei comuni non sarà vincolante”.
Di diverso avviso l’assessore lombardo all’Ambiente energia e reti Marcello Raimondi: “Con questo progetto di legge abbiamo fatto uno sforzo importante per garantire gli investimenti necessari in futuro, la gestione ottimale, la rappresentanza degli enti locali, ma, soprattutto, cosa che ci sta ancora più a cuore, il miglior servizio possibile ai cittadini, ai prezzi più bassi”.
La spada di Damocle sulla legge lombarda è rappresentata anche dalla Corte Costituzionale che nei prossimi mesi si esprimerà sui 3 referendum nazionali che chiedono il controllo pubblico dell’acqua. In Lombardia sono state raccolte 237 mila firme, su un totale nazionale di 1 milione e 400 mila. Con la loro firma, attraverso la richiesta di referendum, i cittadini hanno posto un’imprescindibile questione di democrazia: la gestione di un bene essenziale alla vita non può essere delegato ai privati.
Ora la questione è in mano alla maggioranza lombarda che il 23 novembre voterà in consiglio regionale. I comitati hanno organizzato, sabato 13 novembre, una manifestazione davanti al Pirellone (sede della Regione Lombardia).
Fonte
Varese, acqua contaminata Il Comune vieta il consumo
Sono state rilevate tracce di idrocarburi. La fonte, che è sita nel Comune di Luvinate, è stata isolata. Son in corso le analisi del laboratorio dell'Asl. Ignota al momento la causa dell'inquinamento. Di sicuro ci vorrà qualche giorno prima che l'ordinanza rientri. La fonte contaminata è stata isolata, i serbatoi dell'acquedotto verranno via via riempiti con acqua pulita.
Fonte
L'acqua del tuo rubinetto è sana? - di Helene Benedetti
Nonostante tutto, in confronto al resto d'Europa, gli italiani sono i primi consumatori di acqua minerale in bottiglia, e i terzi al mondo. Le campagne pubblicitarie televisive non aiutano di certo a istruire i più diffidenti e fan di un sistema che si ostina a pubblicizzare l'acqua minerale in bottiglia facendo credere che sia più sana e controllata di quella del rubinetto.
Quindi subiamo concetti di "più plin plin", particelle di sodio che si sentono sole, acque altissime e purissime, bimbi nudi che svolazzano su schermi di purezza, calcoli dei tot bicchieri al giorno per l'idratazione quotidiana...
Il servizio pubblico "RAI" pubblicizza acqua minerale e non istruisce sul fatto che i pochi centesimi dell'acqua dei nostri rubinetti, vale oro!
L'acqua in bottiglia costa sicuramente di più,il trasporto, la plastica per le bottiglie, gli intermediari e l'iva, in confronto all'apertura del rubinetto è ovviamente un risparmio notevole.
Per i più diffidenti è nato "Immediatest", un kit monouso reperibile in tutti gli Eco Store al prezzo di euro 16,90 che analizza in pochi minuti l'acqua del vostro rubinetto. Consente di verificare il Ph dell'acqua, la quantità di calcare contenuta in essa e la presenza di elementi inquinanti.
Poi, per chi non fosse ancora convinto, ci sono le brocche o caraffe, che filtrano e purificano l'acqua e ci sono anche i depuratori di acqua domestica che la rendono persino frizzante.
Insomma, non ci sono più scuse, abbiamo a disposizione molti elementi per risparmiare e non inquinare; cosa aspettare a fidarvi dell'oro che esce dal vostro rubinetto?
Manda anche tu un’e-mail agli Assessori della Regione Lombardia per dire NO alla privatizzazione dell’acqua inLombardia
Vedasi aritcolo de La Repubblica Milano del 18 ottobre 2010: ''Lombardia - Acquedotti ai privati, la Regione ci riprova con una nuova legge''
INDIRIZZI:
marcello_raimondi@regione.lombardia.it,
andrea_gibelli@regione.lombardia.it,
giulio_decapitani@regione.lombardia.it,
romano_colozzi@regione.lombardia.it,
domenico_zambetti@regione.lombardia.it,
stefano_maullu@regione.lombardia.it,
massimo_buscemi@regione.lombardia.it,
Giulio_Boscagli@regione.lombardia.it,
raffaele_cattaneo@regione.lombardia.it,
gianni_rossoni@regione.lombardia.it,
romano_la_russa@regione.lombardia.it,
Luciano_Bresciani@regione.lombardia.it,
carlo_maccari@regione.Lombardia.it,
Alessandro_Colucci@Regione.Lombardia.it,
monica_rizzi@regione.lombardia.it,
daniele_belotti@regione.lombardia.it
p.c. roberto@circoloambiente.org
OGGETTO: NO alla privatizzazione dell'acqua inLombardia.
TESTO:
Agli Assessori della Giunta Regionale della Lombardia
Egregio Assessore,
ci riferiamo alle intenzioni della Giunta Regionale di approvare un Progettodi Legge inerente la gestione dei servizi idrici integrati (S.I.I.), in applicazione del cosiddetto Decreto Ronchi (art.23 bis della Legge 133/2008, così come modificato dall'art. 15 della Legge166/2009).
Le anticipazioni sui contenuti del PDL riguardo lemodalità di affidamento dei S.I.I. ci preoccupano, poichè obbligherebbero alla privatizzazione dellagestione dell'acqua.
Infatti con l'applicazione del Decreto Ronchi ,l'affidamento della gestione dei S.I.I. a soggetti privati - ovvero a imprese italiane ostraniere interessate solo a fare profitto - diventa la modalità ordinaria diassegnazione del servizio; in tal modo si porrebbe fine alle virtuose gestionipubbliche che, in alcune province della Lombardia, risultanoall'avanguardia a livello europeo.
Ricordiamo in questa occasione che a sostegno del Referendumper l'abrogazione del Decreto Ronchi e per la ripubblicizzazionedel servizio idrico, in Italia sono state raccolte 1 milione e 400 milafirme, delle quali ben 237 mila nella sola Lombardia (www.acquabenecomune.org).
Si rammenta inoltre che ben cinque Regioni hanno impugnato perincostituzionalità l'art. 23 bis (così come modificatodall'art. 15 del Decreto Ronchi), ritenendo la norma lesiva delle prerogativedelle Regioni stesse in materia di servizio idrico.
E' inopportuno che vengano adottati provvedimenti fintantoche la Corte Costituzionale non si esprima sui ricorsi delle Regioni esull'ammissibilità dei Referendum abrogativi sottoscritti da 1 milione e 400mila cittadini.
Inoltre è utile ricordare che negli scorsi anni in Lombardia si è attivatauna vasta mobilitazione popolare contro le precedenti Leggi Regionali inmateria di servizi idrici, in particolare contro le L.R. n. 21/1998 e n. 18/2006, per le parti cheimponevano la privatizzazione dell'erogazione dell'acqua. A sostegno di talimobilitazioni si sono attivati i Comuni; nel 2007 ben 144 Consigli Comunalidella Lombardia hanno deliberato contro la L.R. 18/2006; conla successiva L.R. 1/2009, "concordata" coi sindaci referendari, è stata reintrodotta la possibilitàdell'affidamento diretto ad aziende totalmente pubbliche.
A tale proposito, ci preoccupa l'eventuale attribuzione delle competenze delgoverno dei S.I.I. alleProvince, che di fatto esautorerebbe i Comuni (ovvero gli Enti piùvicini ai cittadini) dalle decisioni su un bene vitale e di interesse per tuttii cittadini qual è l'acqua, cancellando il federalismo rappresentato dai Comunistessi.
Alla luce di quanto sopra, si chiede di non approvare il suddetto Progettodi Legge per le parti in cui si applica il Decreto Ronchi (che di fatto consegnerà ai privati la gestione dell'acqua) e incui si esautorano i Comuni delle decisioni in materia di governo dei serviziidrici.
Certi che prenderete in considerazione le nostrerichieste, porgiamo distinti saluti.
NOME COGNOME
rif.: Coordinamento Regionale Lombardodei Comitati per l'Acqua Pubblica - email: roberto@circoloambiente.org
Fonte
Acquedotti ai privati, la Regione ci riprova con una nuova leggee
In arrivo un provvedimento che mira a tagliare i contributi attualmente concessi ai Comuni. Ma c'è di più: il Pirellone intende introdurre la possibilità di affidare la gestione all’esterno
L’articolo 50, infatti, ora stabilisce che «la Regione possa concedere (prima il testo diceva “concede”) incentivi e contributi sulla base degli obiettivi strategici fissati nel suo programma di sviluppo». E visto che le casse dei comuni sono notoriamente vuote e la manovra del governo ha già tagliato le risorse, l’unica prospettiva per i comuni sarà l’aumento delle tariffe.
Il progetto, inoltre, concede ai municipi da ora in poi trenta giorni per esprimere un parere sui nuovi Piani d’ambito. Poi le Province e il Comune, solo nel caso di Milano, avranno le mani libere. Stabilisce che la rete idrica resterà pubblica, ma che la gestione degli acquedotti potrà essere affidata anche ai privati. L’entrata in vigore è prevista per l’inizio del 2011, ma prima dovrà passare in giunta e in consiglio regionale.
Il secondo comma dell’articolo 49 prevede che gli enti locali «possano costituire una società patrimoniale (...) a condizione che vi partecipino, direttamente o indirettamente, mediante conferimento della proprietà delle reti, degli impianti dei comuni rappresentativi di almeno due terzi del numero dei comuni dell’ambito». Successivamente il nuovo testo precisa che «il comune nel caso di Milano e le province possono assegnare alla società patrimoniale il compito di espletare gare per l’affidamento del servizio, le attività di progettazione e le infrastrutture del servizio idrico».
Già sulle barricate l’opposizione di centrosinistra. «Se la Regione volterà le spalle ai comuni riducendo contributi e incentivi per gli investimenti e le manutenzioni — attacca Arianna Cavicchioli (Pd) — il risultato sarà un aumento delle tariffe. La Lombardia dovrebbe essere molto attenta a tutelare un servizio pubblico essenziale come quello idrico».