La rivoluzione dell'acqua - Marco Bersani

Un contributo di Marco Bersani - Attac Italia segnalato da FabioNews

Un milione e quattrocentomila donne e uomini che sottoscrivono i tre referendum per la ripubblicizzazione dell’acqua rappresentano una piccola grande rivoluzione.

Come tale, provoca immediato spavento nei poteri forti e in un quadro politico-istituzionale non avvezzo all’idea che possa esistere una soggettività sociale capace di prendere parola e di progettazione autonoma.

Un primo tratto di questa rivoluzione risiede nel fatto che sul tema dell’acqua si è ormai costituito, per la prima volta dopo decenni, un vero e proprio movimento nazionale di massa.

L’Italia, come ciascuno può intuire anche ad un’ osservazione superficiale, è un Paese tutt’altro che pacificato : decine di conflitti attraversano il mondo del lavoro, la società e le realtà territoriali.

Sono esperienze dotate spesso di una fortissima radicalità ma al contempo di altrettanta frammentazione.

Dentro questo contesto, il movimento per l’acqua si colloca come una fertile anomalia : estremamente reticolare e radicato nei territori, su questo humus ha saputo costruire e vivificare nel tempo –dalla legge d’iniziativa popolare alla campagna referendaria, passando per due grandi manifestazioni nazionali- una forte vertenza nazionale, capace di incidere sull’agenda politica del Paese.

Il secondo tratto risiede nel non negoziabile contrasto con il pensiero unico del mercato : dopo due decenni di egemonia della cultura dell’impresa sulla società e la vita delle persone, il movimento per l’acqua costruisce una mobilitazione densa non per ottenere qualche riduzione del danno, bensì per affermare la totale fuoriuscita dell’acqua e dei beni comuni –essenziali alla vita- dal gorgo delle Società per Azioni comunque delineate. E per affermarne la riappropriazione sociale e una gestione pubblica e partecipata dalle comunità locali.

O la Borsa o la vita, per dirla senza perifrasi.

Il terzo tratto nasce dalla straordinaria domanda di democrazia e di protagonismo sociale che questo movimento ha messo in campo e ha saputo intercettare : le donne e gli uomini che hanno profuso energie, in ogni comitato nato nella più grande metropoli così come nel più piccolo paese di montagna, e i cittadini corsi a frotte a firmare affermano la straordinaria volontà di decidere tutte e tutti in prima persona su ciò che a tutti appartiene. Per la qualità della vita nel presente oggi e una possibilità di futuro per le future generazioni.

Da questo punto di vista, il referendum è uno strumento ma anche un fine in sé, in quanto afferma il principio che su beni essenziali alla vita come l’acqua nessuna delega è autorizzata e la decisione deve appartenere a tutte e tutti.

Da ultimo, ma non per importanza, emerge il tratto di laboratorio di democrazia e partecipazione che il movimento per l’acqua ha saputo costruire in quasi un decennio di esperienza. Il costante rapporto fra locale e globale, l’approccio inclusivo verso le più diverse culture e provenienze, il metodo del consenso come elemento costitutivo di tutti processi decisionali fondamentali, hanno fatto di questa esperienza un interessante laboratorio di formazione collettiva, di saperi condivisi, di redistribuzione della conoscenza.

Un laboratorio perfettibile, ma sufficientemente attrezzato da consentire al movimento dell’acqua, a differenza di altri luoghi di costruzione dell’opposizione sociale e politica, di evitare una delle conseguenze più nefaste del degrado della politica : la nascita dei populismi, che, anche nelle loro versioni più avanzate, costruiscono appartenenza sull’elemento simbolico della personalizzazione.

Al contrario, nel movimento per l’acqua l’appartenenza nasce dalla condivisione del tema e di una piattaforma valoriale, culturale e politica che si fonda su obiettivi di radicale trasformazione della democrazia nel senso della partecipazione sociale.

Sono queste alcune delle caratteristiche che, nel determinare il successo della campagna di raccolta firme, mettono in campo un potenziale di cambiamento di grande fertilità sociale.

Un popolo che riprende collettivamente parola è molto più pericoloso di un popolo che cerca di volta in volta qualcuno a cui affidarsi.

Sarà un autunno caldo per la battaglia dell’acqua.

Sapremo rinfrescarci in primavera con una marea di SI alla riappropriazione sociale dell’acqua.

Marco Bersani Attac Italia Luglio 2010

L'acqua del rubinetto? È vietata ai minori di 14 anni (ma con le deroghe...) - di Giorgia Nardelli


27/05/10

Un'interessante inchiesta del Salvagente (oggi in edicola, in vendita anche on line).
In alcuni comuni d’Italia l’acqua del rubinetto è vietata ai minori di 14 anni, quasi fosse un medicinale. Fortunati, quei cittadini, visto che altri devono correre ogni giorno a comprare l’acqua in bottiglia, perché è scattato per tutti il divieto di potabilità.
Ma questi sono i meno.
Moltissimi altri, in molte parti dell’evoluta Italia ingoiano ignari quel che esce dai rubinetti, e che tutti i requisiti per essere bevuto non li ha.
Eppure, come spiega il Salvagente in un'inchiesta che sarà in edicola da oggi (in vendita a 1 euro anche nel nostro negozio on line), in tutti questi casi - a volte senza che neppure i cittadini ne siano informati - l'acqua è perfettamente legale, grazie a deroghe concesse da anni agli enti locali che non riescono a rientrare nei limiti di legge sulla potabilità.

L'Italia è il paese delle deroghe
Da quando nel 2001 è entrata in vigore la norma che impone regole più stringenti sulla presenza di inquinanti e metalli pesanti, 13 Regioni su 20 hanno fatto richiesta al ministero della Salute di consentire a questo o a quel Comune di dichiarare bevibile la sua acqua, nonostante gli sforamenti.
Tra i paesi europei l'Italia è quello che, per stessa denuncia della Ue, ha approvato più richieste di deroga. Arsenico, boro, fluoro, nitrati, vanadio e trialometani le sostanze i cui livelli più spesso “eccedono”. Colpa soprattutto dell'origine vulcanica del nostro territorio, e dell'orografia complessa, che rende le nostre acque naturalmente ricche di metalli pesanti. Ma anche la mano umana ha fatto la sua parte, e lo si nota rilevando residui di sostanze usate in agricoltura, o sottoprodotti dei processi di potabilizzazione.

Una scappatoia perfettamente "legale" per rimediare
Per rimediare c'è la scappatoia. Lo prevede la stessa legge 31/01, adeguamento di una direttiva europea: i Comuni che si rendono conto di avere parametri non in regola possono fare richiesta di deroga alla Regione, che a sua volta la gira al ministero della Salute, che, sentito il Consiglio superiore di sanità, concede che l'acqua venga comunque destinata “a uso umano” e bevuta, ma a certe condizioni. Tra queste, la presentazione di un piano di interventi per bonificare le acque, e l'impegno a informare la cittadinanza del problema.
Fino a oggi non è mai successo che il ministero rifiutasse una deroga. D'altro canto, difficilmente si è visto un Comune o una società distributrice “pubblicizzare” questi problemi. Quanto agli interventi, 9 anni non sono stati sufficienti a eliminare le criticità, specie in alcuni territori. Lo testimoniano i report annuali di Cittadinanzattiva, che da anni monitora la “purezza” delle acque italiane. Dall'ultimo dossier sul servizio idrico integrato, pubblicato a ottobre 2009, emerge la situazione in tutta la sua assurdità.

C'è pure il federalismo del rubinetto

Il primato va alla Campania, in deroga permanente da 7 anni, perché dal 2002 non riesce a fare rientrare i livelli di fluoro. Ma l'elenco è lungo: il Lazio vi compare dal 2006 (fluoro, arsenico, e vanadio oltre i limiti), la Toscana dal 2003 (prima magnesio e solfati, poi arsenico, boro, e trialometani, cui si sono aggiunti i cloriti), la Lombardia dal 2004 (arsenico) come il Piemonte (arsenico e nichel, rientrato nel 2008) e la Puglia (cloriti fino al 2006 e trialometani). Nel 2009 in 8 hanno rinnovato la richiesta. Ma anche in questo caso la situazione non si è di molto modificata.
Per il 2010 sono in attesa di un responso Lazio, Toscana, Trentino, Lombardia, e Campania, ma le cose si vanno facendo più difficili. Da quest'anno dovranno attendere la valutazione del comitato scientifico Scher dell'Unione europea, che si esprimerà sulla validità dei piani di intervento. E dal 2012 non avranno più scappatoie: niente più deroghe. Intanto hanno tre anni di tempo, anche se il primo pronunciamento del comitato non fa presagire molta tolleranza. Constatando che in alcuni territori i livelli di inquinanti superano di ben cinque volte i valori massimi ammissibili, lo Scher ha dichiarato che l'acqua italiana arriva in alcuni casi a mettere a rischio la salute di bambini e adolescenti, specie se le sostanze fuori legge sono arsenico, boro e fluoruro.

“Colpa di Bruxelles, molti Comuni messi in crisi dalla burocrazia”
Non consola, saperlo. Anche se qualcuno fa vedere l'altra faccia della medaglia.
Il numero effettivo dei comuni dove l'acqua servita è “non a norma” infatti è diminuito molto. Lo afferma Renato Drusiani, responsabile Acqua per Federutility, la federazione delle imprese energetiche e idriche.
“A dispetto delle apparenze, in alcune zone d'Italia si è lavorato molto in questi anni, e si è investito tanto sulla qualità dell'acqua”.E poi, dice, “l'Italia non è messa peggio di altri paesi. Il problema delle deroghe per lo più è stato originato dal fatto che, con il recepimento della direttiva europea, sono stati abbassati drasticamente i limiti ammissibili delle sostanze indesiderate, e di colpo molti Comuni si sono trovati non in regola.

L'esempio della Toscana e del Lazio e la strana sparizione dei cloriti
Faccio un esempio: l'Oms ha ridotto di cinque volte i livelli consentiti di arsenico, eppure l'arsenico è stato bevuto per millenni dagli abitanti della Toscana e del Lazio, perché presente naturalmente nelle acque. Diversamente, negli stessi anni è 'sparito' il problema dei cloriti, derivati dall'uso di disinfettanti, perché a livello internazionale è stata stabilita una soglia più alta”.
Insomma, molti Comuni sarebbero stati messi in crisi dalla burocrazia.
Ma mentre qualcuno è riuscito a mettersi in regola, altri hanno continuato a servire ai propri cittadini acque non proprio limpide.


Le schede: in questi Comuni l'acqua è potabile "per deroga"


LAZIO - PROVINCIA DI ROMA

Niente acqua per i bambini e divieto di fabbricare alimenti

La triste conta arriva nel Lazio a 92. Tanti erano nel 2009 i comuni “non a norma”, sparsi tra Viterbo (62, una provincia infestata), Roma e Latina. L’ultimo decreto del ministero della Salute che concede le deroghe è datato marzo 2010 e conferma anche per quest’anno tolleranza per vanadio, clorito e trialometani. Non è specificato per quali territori (solo “per i comuni per cui è stata fatta richiesta”), e non fornisce un quadro completo, perché l’emergenza si chiama anche fluoro, arsenico, boro.
Nulla di così scandaloso per una zona vulcanica. Scandaloso, semmai, è che dal 2001 fino a oggi si sia intervenuto poco.
Prendiamo la provincia di Roma. Le deroghe si susseguono di anno in anno e in attesa che l’Acea realizzi gli impianti per la bonifica sono 12 i comuni interessati (non la Capitale che non soffre di questi problemi). Sarà bene riportare l’elenco per i nostri lettori.
Si tratta di Albano laziale, Ariccia, Castelgandolfo, Castelnovo di Porto, Cerveteri, Ciampino, Genzano, Lanuvio, Lariano, Tolfa, Trevignano e Velletri. Mentre si attendono gli interventi del “piano di rientro”, i comuni dell'hinterland, e la Asl Roma hanno inviato messaggi chiari alla cittadinanza: niente dentifrici al fluoro per bambini, niente integratori e alimenti con elevato contenuto di fluoro, e soprattutto, niente acqua del rubinetto fino ai 14 anni. Ben più rivelatrici sono però le prescrizioni verso le aziende che producono alimenti in zona. “In base alle prescrizioni di Regione e ministero”, spiega Fernando Maurizi, segretario dell’Ordine nazionale dei chimici e a capo di una società di consulenza nel settore ambientale e alimentare, “queste aziende non possono commercializzare fuori dal territorio alimenti prodotti con l’acqua ‘potabile’ della zona”. Le imprese hanno dovuto di corsa dotarsi di un impianto proprio di potabilizzazione, ma questo, certo, non tranquillizza chi quell’acqua la beve tutti i giorni.
L’elenco dei comuni (la lista è per il 2009. Per i comuni dell’Ambito territoriale 2, provincia di Roma, i dati sono aggiornati al 2010):
Per l’arsenico: Anzio, Nettuno, Lariano (Rm), Latina, Aprilia, Cisterna, Cori, Sermoneta, Pontinia, Sabaudia, San Felice Circeo, Sezze, Privernio, (Lt).
Per i trialometani: Civitavecchia e Santa Marinella (Rm).
Per arsenico, fluoruro, vanadio e selenio: tutti i comuni appartenenti all’Ambito territoriale 1 (la provincia di Viterbo), Civitavecchia, Santa Marinella (Rm), Magliano Sabina (Ri).
Per arsenico, fluoruro e vanadio: Ciampino, Albano Laziale, Lanuvio, Castel Gandolfo, Genzano, Velletri, Ariccia (Rm).
Per arsenico e fluoruro: Trevignano Romano, Tolfa, Cerveteri (Rm).


LAZIO - LAGO DI VICO
Acqua minerale per tutti. Ci sono le tossine cancerogene

È nulla una deroga sull’arsenico (vige in tantissimi comuni in provincia di Viterbo) in confronto alla storia dei piccoli centri di Caprarola e Ronciglione, dove l’acqua arriva in acquedotto dal lago di Vico. Oltre all’arsenico qui c’è da fare i conti con qualcosa di peggiore.
Nel 2008 la Asl di Viterbo ha proposto per la prima volta ai due Comuni di emettere ordinanza di non potabilità. Le acque del lago, oltre a essere ricche di arsenico, presentavano periodiche fioriture di alga rossa, che a sua volta produce una microcistina cancerogena.
La contaminazione che ha provocato il disastro potrebbe arrivare da più fonti: “scarichi fognari di insediamenti residenziali non a norma, fitofarmaci derivanti dalle coltivazioni limitrofe, composti azotati e fosfati”, spiega Antonietta Litta dell’associazione medici per l’ambiente di Viterbo.
Oggi una nuova fioritura di alga rossa ha messo in allerta le autorità sanitarie, e la Asl di Viterbo ha nuovamente consigliato ai due Comuni di emettere l’ordinanza. Eppure in tre anni, nonostante i tentativi dell’associazione, nulla si è mosso. “Le alghe sono state ritrovate anche in acquedotto, segno che gli impianti di potabilizzazione non funzionavano a dovere”, dice la Litta. “In più (cosa confermata da funzionari della Asl, ndr.), gli esami fatti fino a oggi non sono in grado di rilevare la presenza della dannosa microcistina nelle acque in erogazione, rivelando però elevate quantità di alghe”. Per cui, per paradosso, l’acqua è “in regola”.


LOMBARDIA
Dalla maglia nera alla promozione del rubinetto. Tranne qualche eccezione

È un po’ che la Lombardia promuove “il rubinetto”. L’ultima iniziativa risale a qualche giorno fa, quando a Milano è partita la campagna in borraccia, per convincere cittadini e turisti a circolare con borracce riempite con acqua delle fontanelle. “L'acqua di rete a Milano è sicura”, ha dichiarato Paolo Massari, assessore all’ambiente del Comune di Milano.
Una sorpresa? Quella della Lombardia è stata in realtà una vera metamorfosi. Pur essendo in deroga permanente dal 2004, la regione compare tra coloro che hanno “lavorato”. Sei anni fa i comuni con problematiche erano 100, oggi sono 10, “a cui se ne aggiungono tre nella provincia di Pavia, i cui interventi di sanificazione dovrebbero concludersi entro giugno”, spiega Maurizio Salamana dalla direzione regionale Sanità.
Gli sforamenti riguardano sempre l’arsenico, ma la Regione è stata molto severa, e l’anno scorso ha minacciato i Comuni non in regola che non avrebbe trasmesso la richiesta di deroga al ministero se i piani di riordino non fossero stati convincenti.
A Mantova per esempio, “la rete è stata adeguata con interventi di potabilizzazione sui pozzi, in altri casi, quando i pozzi risultavano troppo ricchi di metallo, sono stati esclusi dalla rete”, dice il direttore generale dell’Ato Francesco Peri (gli Ato sono gli enti che si occupano della gestione delle risorse idriche nei territori).
Ma neanche qui è tutto rose fiori e il vero cruccio resta la presenza di nitrati nei territori dell’alto mantovano. Stavolta le caratteristiche del suolo non c’entrano, i nitrati sono “l’effetto collaterale” dell’uso agricolo dei suoli. “Siamo in emergenza”, dice Peri, “si cerca di migliorare la situazione disinfettando i pozzi, ma non sempre è sufficiente, e qualche volta siamo stati molto vicini a dichiarare lo stato di non potabilità”.
L’elenco dei comuni (tutti in deroga per l’arsenico):
Bassano Bresciano, San Gervasio Bresciano (Bs), Sueglio(Lc),
Marcaria, Roncoferraro, Viadana (Mn), Valdidentro,
Valfurva (So), Maccagno, Sesto Calende (Va), Alagna, Cava Manara, Gambolò (Pv).


TOSCANA
Arsenico da record

Boro, arsenico, clorito e trialometani. Sono le bestie nere che fanno della Toscana tra le regioni più problematiche d’Italia. Territorio di origine vulcanica e residui di processi di potabilizzazione hanno messo fuori legge, al 2009, 41 comuni.
Nel chiedere le deroghe al ministero della Salute e alla Commissione europea la Regione ha presentato un piano di intervento che prevede la regolarizzazione di 10 di questi entro la fine del 2010, ma per gli altri, interessati dalla presenza di boro e arsenico, “vista la complessità degli interventi da mettere in atto, si rende necessaria un’ulteriore richiesta di deroga per il prossimo triennio”, si legge nella relazione inviata dalla Direzione generale politiche ambientali.
33 zone - per lo più sulla costa - restano dunque non a norma, per valori che superano i limiti da 2 fino a 5 volte, nel peggiore dei casi, quelli stabiliti per legge, e sono, in quest’ultimo caso, pericolosamente vicini a quella che è la quantità considerata off-limits, oltre la quale, cioè, ci sono rischi per la salute umana.

L’elenco dei comuni:
Per il clorito: Figline, Incisa, Reggello (Fi), Chiusi (Si).
Per il boro: Montevarchi, Bucine (Ar), Cecina, Piombino Rio, San Vincenzo (Li), Montecatini (Pt).
Per i trialometani: Cortona, Marciano, Foiano Chiana (Ar).
Per l’arsenico: Foiano della Chiana, Marciano della Chiana (Ar), Castelnuovo Val di Cecina, Pomarance (Pi).
Per boro e arsenico: Monterotondo marittimo (Gr), Campiglia Marittima, Campo Elba, Capoliveri, Marciana, Marciana Marittima, Piombino, Porto Azzurro, Porto Ferraio, Rio Elba, Rio Marina, Suvereto (Li), Castelnuovo Val di Cecina (Pi), Radicondoli, (Si).


CALABRIA
Finta virtuosa

Potrebbe essere definita “finta virtuosa”, la Calabria. È tra le poche a non avere mai fatto richiesta di deroghe per “normalizzare” la sua acqua. Ma è anche, forse, l’unica regione in cui non è un paesino, ma un importante capoluogo di provincia, Reggio Calabria, a non avere acqua potabile.
Lo scorso dicembre il Comune ha emesso una delibera in cui si impegna a rimborsare i cittadini del 50% di quanto versato per il canone acqua dal 2002 al 2007. Erano anni che gli abitanti (gli interessati sono i residenti nel centro storico) e le associazioni intentavano cause dinanzi al giudice di pace per ottenere un risarcimento.
La presenza eccessiva di cloruri, rende infatti l’acqua non destinabile “all’uso umano”. Potrebbe essere tutto risolto, ma pur avendo collaudato l’impianto di desalinizzazione (per bonificare l’acqua delle condotte comunali), il Comune ha scoperto la penetrazione di acqua marina nelle falde acquifere.
Quindi, a oggi, non è possibile usare quell’acqua nemmeno per farci il caffè. 2010, punto a capo.


PUGLIA
Tre province intere a rischio cloriti

In questo caso la differenza la fa il numero degli abitanti interessati. A stare sopra le righe non sono comuni di poche migliaia di anime ma le tre intere province di Foggia, Lecce e Taranto.
Tre province su un totale di sei. Il parametro che non torna è quello di trialometani, “sottoprodotti delle attività di clorazione delle acque negli impianti di potabilizzazione”, chiarisce l’ultima comunicazione della Regione Puglia destinata ai cittadini interessati.
La deroga ammette un valore massimo pari a 80 microgrammi per litro, (il limite Ue è pari a 30). Come da protocollo, la Regione, “informa la cittadinanza che la presenza di trialometani nell’acqua potabile distribuita dall'Aqp nelle province di Foggia, Lecce e Taranto, non costituisce un rischio specifico per la popolazione”.
E che “le acque potabili distribuite sono, comunque, sempre e costantemente monitorate dalle Asl al fine di garantire la qualità dell’acqua e la salute pubblica”.
Del piano di intervento non si parla. Chissà cosa ne pensano gli interessati.L’elenco comprende tutti i comuni in provincia di Foggia, Lecce e Taranto (tutti in deroga per i trialometani).


Fonte

Cochabamba è in provincia di Latina - di Paolo Moscogiuri

Cochabamba è in provincia di Latina

di Paolo Moscogiuri


E’ iniziata in tutta Italia la raccolta di firme per il referendum sull’acqua pubblica, e quindi anche a Pomezia, cittadina dove abito ormai da 26 anni, ubicata a 20 Km da Roma e a 15 Km da Aprilia. Ed è di Aprilia che voglio parlarvi.

Fino a qualche tempo fa, a chi mi chiedeva dove abitavo, rispondevo direttamente Roma, sia per istinto: sono nato a Roma e a Pomezia mi sono trasferito solo per motivi di lavoro, e sia perché da romano verace, mi sembrava altrimenti di rinnegare origini di molte generazioni, almeno da parte di madre. Ma, da qualche tempo, mi sono sorpreso a rispondere: “… Pomezia, a 15 Km da Aprilia”. Non è che da un giorno all’altro abbia perso il mio orgoglio romano, ma è successo un fatto nuovo da molti punti di vista. Aprilia, in un periodo dove l’individualismo tutto italiano impera ovunque, è salita alle cronache mondiali per aver vinto una battaglia importante, grazie alla tenacia e alla solidarietà fra i cittadini. Ha vinto la battaglia sull’acqua, facendo ridiventare pubblico ciò che era stato “donato” ai privati. Ed è la seconda città al mondo a riconquistare questo diritto dopo Cochabamba, in Bolivia.

Settemila persone hanno dimostrato che al di fuori dei partiti, ma uniti dal diritto universale del bene pubblico, si può vincere sul colosso multinazionale della francese Veolia; hanno dimostrato che l’acqua non può essere considerata come una merce, ma fa parte dei bisogni inalienabili del genere umano: aria, acqua, cibo, ed io aggiungo casa, lavoro e sanità.

Tutto questo è stato possibile dopo 5 anni di lotta e dopo che destra e sinistra sono state sconfitte da un gruppo di liste civiche. La votazione del Consiglio Comunale per chiedere indietro gli acquedotti, si è risolta con 22 sì e 4 no, indovinate di chi? Ma è naturale, del Pdl! A Berlusconi non bastano le TV, i giornali, le banche, ecc, ecc, ma ora l’IMPERO vuole l’acqua. Pensate cosa può diventare l’Italia della gestione Pdl-Lega.

Beh, in un’Italia che dorme pesantemente, vincere una battaglia per un diritto fondamentale, indiscutibile, intoccabile e inalienabile, non mi sembra poco. La pesantezza del “sonno” è invece data dal fatto che qualcuno ci sta provando lo stesso a toccare un bene così essenziale alla vita umana, come l’aria o il sangue che ci scorre nelle vene, e le persone glielo lasciano fare. Ma forse dire che ci siamo tutti addormentati è un eufemismo non proprio calzante e per certi versi semplicistico, perché chi dorme non si informa e non risponde, e invece tutti noi sentiamo almeno i telegiornali e leggiamo i giornali (chi più e chi meno), ma reagiamo come sotto l’effetto di un fungo allucinogeno. Quando sentiamo la frase: “privatizzazione dell’acqua”, sentiamo rimbombare nel cervello lo scroscio di cascate tiepide che emanano dolci vapori profumati e ci sentiamo coccolati e protetti da chi “pensa per noi”, e si preoccupa di fornirci quel bene essenziale lasciandoci godere nel vapore rilassante della cascata paradisiaca. Il fungo allucinogeno si chiama “Capitalismo” e si divide in specie più o meno tossiche, come “Privatizzazione”, “Mutinazionale”, “Conflitto di interessi”, “Mercificazione”, “Consumismo”… e i suoi pusher sono la Stampa e l’Informazione controllata e bugiarda, la Pubblicità selvaggia che non informa sui prodotti che dovrebbe vendere, ma li grida e li presenta come panacea alle frustrazioni che inietta ai suoi “sudditi”, lo Spettacolo degradato e degradante che “somministra” stili di vita irraggiungibili e privi di valori morali.

Per tutto questo, la città di Aprilia può rappresentare il primo sintomo di quel risveglio tanto auspicato ad una nazione ormai narcotizzata. Certo si dovrà passare in quella fase tanto dolorosa che è la “crisi d’astinenza”, ma pur necessaria se vogliamo di nuovo saper distinguere i valori della solidarietà da quelli dell’egoismo, della collettività da quelli dell’individualismo, del rispetto da quelli della sopraffazione.


Fonte

Di Pietro e il pelo nell'acqua - Ida Rotano


Di Pietro e il pelo nell'acqua
di Ida Rotano

08 aprile 2010

Lo scorso 31 marzo 2010, il Forum italiano dei Movimenti per l'Acqua (che, già nel 2007, presentò una proposta di legge d'iniziativa popolare, sottoscritta da 400 mila cittadini, per la ripubblicizzazione dell'oro blu) ha depositato a Roma, presso la Corte di Cassazione, i tre quesiti referendari preparati dai giuristi Alberto Lucarelli, Gaetano Azzariti, Gianni Ferrara, Stefano Rodotà, Ugo Mattei, Luca Nivarra. La raccolta delle firme partirà già nei prossimi giorni.
Il primo chiede l'abrogazione dell'articolo 23 bis della legge 133 del 2008, cioè l'architrave su cui poggia la privatizzazione dei servizi pubblici (acqua, rifiuti, trasporto pubblico).

Il secondo propone la cancellazione dell'articolo 150 del decreto 152 del 2006 (o codice ambientale) che individua le forme di gestione e affidamento del servizio idrico.
Il terzo, più specifico, vuole invece l'abrogazione dell'articolo 154 del già citato decreto 152, nella parte in cui parla "dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito" nella determinazione del sistema tariffario.

Oggi, ci troviamo quindi di fronte ad una situazione surreale e paradossale con due campagne di firme parallele sullo stesso tema.
E' il triste epilogo delle divisioni che hanno caratterizzato nell'ultimo mese il lavoro del Forum italiano dei Movimenti per l'Acqua. E' l'altra faccia della politica, la faccia mai ufficializzata ma spesso preminente, che porta i partiti a cercare di "cavalcare" i movimenti e a muoversi solo in cambio di una visibilità assoluta e di un consenso sia pure a corto raggio.

E' di qualche settimana fa la grande manifestazione di piazza del Popolo a Roma, partecipata da 200.000 persone, a rappresentare il mondo cattolico e religioso, l'associazionismo sociale, la cooperazione, il sindacato, il popolo viola e altri ancora. Un mondo variegato di cittadini che si ritrovano tutti insieme a difendere un bene primario.

Un mondo che ha bisogno di rafforzare la sua unità e di allargare la partecipazione per vincere una battaglia difficile. L'ex pm si era speso in prima persona per quella mobilitazione, poi, all'improvviso, la sua "ritirata". Alcune voci raccontano di un'ultima riunione "di fuoco", durante la quale il leader dell'IdV avrebbe battuto i pugni sul tavolo, ricordando l'investimento economico fornito dall sua organizzazione e pretendendo la visibilità sul palco. Palco che i movimenti non erano disposti a tramutare in una vetrina per i partiti. Rigettata al mittente la sua richiesta, Antonio Di Pietro non solo ha boicottato la piazza ma ha forse deciso di fare di più, depositando quesiti alternativi per referendum che, a questo punto, difficilmente arriveranno al quorum.

"Cosa non si fa per ottenere un po' di consenso. Di Pietro è disposto anche a perdere battaglie fondamentali come quelle su acqua e nucleare pur di accreditarsi agli occhi dell'opinione pubblica come paladino di questi temi. L'Idv, rompendo il fronte con tutte le associazioni, sta facendo un regalo a Berlusconi". Così Ciro Pesacane, presidente del Forum Ambientalista, commenta la consegna in Cassazione dei quesiti referendari su acqua e nucleare depositati dall'Idv.

"E' surreale, adesso avremo due campagne referendarie contro la privatizzazione dell'acqua: una di noi associazioni che da sempre ci battiamo in difesa dell'oro blu e che abbiamo consegnato i requisiti in Cassazione lo scorso 31 marzo ed, ora, una dell'Idv - aggiunge Pesacane - Mi complimento con Di Pietro che è riuscito a rompere il fronte unitario, depotenziando così lo strumento referendario. Se non raggiungeremo il quorum sappiamo già con chi prendercela!".
"Stessa storia sul nucleare - spiega l'ambientalista - l'Idv ha agito unilateralmente rompendo un fronte molto ampio".

"A questo punto - conclude - l'auspicio è che Di Pietro capisca l'errore fatto e che ritiri i suoi referendum. Per non dimostrarsi amico di Berlusconi e soprattutto nemico delle battaglie ambientaliste su acqua e nucleare".

Per il Verde Angelo Bonelli, quella di Di Pietro, che durante il governo Prodi ha votato per la privatizzazione dell'acqua, "è una forma di cannibalismo dell'ambientalismo e dei movimenti" che si stanno battendo per l'acqua pubblica. E' "ormai chiaro che la decisione dell'Idv di presentare da sola i referendum ha solo un carattere di mera e semplice strumentalità politica per crearsi solo un consenso nell'immediato senza preoccuparsi minimamente di vincere la battaglia referendaria. Grazie a questa scelta irresponsabile coloro che hanno voluto la privatizzazione dell'acqua e che vogliono le centrali nucleari potranno brindare".

Per quanto riguarda il nucleare vale lo stesso ragionamento. Il referendum sul nucleare fu vinto nel 1987 grazie ad un ampio fronte che andava dal Pci ai Verdi, ai Radicali al sindacato e a tante realtà associative. Oggi, partiti, associazioni e comitati erano all'opera per ricostituire quel clima. Un invito rivolto anche all'Idv, perché non superare il quorum oggi significherebbe spianare la strada definitivamente al nucleare.

"Con la presentazione unilaterale dei quesiti su acqua e nucleare avvenuta oggi, Antonio Di Pietro fa una scelta strumentale, che specula impropriamente sui movimenti, scippando loro la titolarità della battaglia, e divide lo schieramento referendario a fini di pura propaganda politica". Questo il duro giudizio del portavoce nazionale della Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero.

"Come sul legittimo impedimento, Di Pietro brandisce i referendum con assoluta leggerezza come puro strumento di propaganda politica - osserva Ferrero -. La presentazione di altri quesiti sull'acqua si muove infatti in aperto contrasto con il movimento per l'acqua pubblica, che ha già presentato i propri quesiti e sta iniziando la racconta di firme, scippando loro la bandiera della campagna referendaria per bassi interessi di propaganda politica". Al contrario, secondo Ferrero, "l'impegno di tutte le forze, politiche, sociali e associative, è quello di dar forza al movimento e di partecipare con spirito e impegno unitario alla mobilitazione: non solo al fine di raggiungere l'obiettivo prioritario delle firme necessarie al referendum, ma per far crescere insieme la coscienza civile e politica unitaria".

Di Pietro, "con il suo comportamento unilaterale, non solo mette a rischio l'obiettivo della raccolta di firme, ma fa una vera e propria speculazione con l'esclusivo interesse di fare propaganda a scapito del movimento, del suo protagonismo e della sua unità". Lo stesso, conclude Ferrero, "avviene sul tema del nucleare, rispetto a cui un vasto arco di forze si è impegnato a realizzare una battaglia comune, che Di Pietro non ha remore a scippare".

In queste ore sono tanti gli appelli a Tonino di "ripensarci" e fare un passo indietro. Perché i referendum non si vincono con i personalismi. Nel momento in cui Di Pietro vorrà procedere senza ascoltare ragione, finiremmo per pensare che gli interessi siano altri, e di ciò Berlusconi sarà profondamente grato.

Fonte


Il 24 Aprile parte in tutta Italia la raccolta firme



Tre referendum per l'acqua pubblica

Il 24 Aprile parte in tutta Italia la raccolta firme


nasoneIl Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, costituito da centinaia di comitati territoriali che si oppongono alla privatizzazione, insieme a numerose realtà sociali e culturali ha deciso di promuovere 3 quesiti referendari, depositati presso la Corte di Cassazione di Roma mercoledì 31 marzo 2010. Sosterranno tale iniziativa anche diverse forze politiche.

A partire dal sabato 24 aprile inizieremo la raccolta delle firme, in tre mesi dovremo arrivare almeno a quota 500.000 per poter richiedere i referendum. I banchetti per la raccolta delle firme saranno allestiti su tutto il territorio nazionale.

I tre quesiti vogliono abrogare la vergognosa legge approvata dall’attuale governo lnel novembre 2009 e le norme approvate da altri governi in passato che andavano nella stessa direzione, quella di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti.

Dal punto di vista normativo, l’approvazione dei tre quesiti rimanderà, per l’affidamento del servizio idrico integrato, al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.

Tale articolo prevede il ricorso alle aziende speciali o, in ogni caso, ad enti di diritto pubblico che qualificano il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e privo di profitti nella sua erogazione.

Verrebbero poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini. E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.


Vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.

Vogliamo restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori.

Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene collettivo.

Per conservarlo per le future generazioni.

Perchè tre referendum sull’acqua

Il costituendo Comitato Promotore

I referenti territoriali della campagna referendaria

I materiali per la raccolta firme

Leggi la relazione introduttiva e i tre quesiti referendari

Perché si scrive acqua ma si legge democrazia

GOCCE DI DEMOCRAZIA. PARTE LA CAMPAGNA REFERENDARIA PER L’ACQUA PUBBLICA


GOCCE DI DEMOCRAZIA.
PARTE LA CAMPAGNA REFERENDARIA
PER L’ACQUA PUBBLICA



Una “partita” ancora tutta da giocare, una sfida culturale e politica che vede in ballo la stessa democrazia e il cui esito è nelle mani di tutti i cittadini e le cittadine di questo Paese. È alta la posta in gioco della campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua promossa dal Forum Italiano Movimenti per l’Acqua (in collaborazione con molteplici altre realtà, tra cui le Acli, Beati i Costruttori di Pace, Libera, Pax Christi, Rete Radié Resch, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia), e presentata a Roma il 31 marzo scorso da Marco Bersani, rappresentante del Forum, p. Alex Zanotelli e dai costituzionalisti Stefano Rodotà e Gianni Ferrara.

Dopo la manifestazione del 20 marzo scorso a Roma, alla quale hanno partecipato circa 200mila persone, il Coordinamento ha depositato in Cassazione tre quesiti referendari che mirano a modificare le attuali norme in materia di servizio idrico, approvate con il decreto Ronchi del novembre scorso (v. Adista n. 117/09) e, prima, dal governo Prodi: a partire dal fine settimana del 24 e 25 aprile comincerà la raccolta firme necessaria all’indizione del referendum, previsto per l’anno venturo. “Se il governo Berlusconi si era illuso, con l’approvazione del decreto Ronchi, di aver chiuso definitivamente la partita sull’acqua con la sua consegna al mercato e alle grandi multinazionali, sarà costretto a ricredersi”, ha dichiarato Marco Bersani in conferenza stampa: “La partita, come dimostra la manifestazione nazionale del 20 marzo, non solo è aperta, ma è stata presa in mano da centinaia di migliaia di donne e uomini consapevoli della posta in gioco”. I movimenti per l’acqua, secondo Bersani, hanno già vinto culturalmente: “Chi oggi privatizza non lo fa più alla luce del sole”, al contrario, “è costretto a negare l’evidenza, a trincerarsi dietro farsesche motivazioni sulla garanzia dell’acqua pubblica e sulla privatizzazione solo della sua gestione”.

Una vittoria che però da culturale deve diventare anche politica. Così, dopo aver presentato già nel 2007 una proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua - che, denuncia Bersani, “giace nei cassetti della Commissione parlamentare cui è stata assegnata” -, il Forum ha deciso di avviare questa campagna referendaria per “far uscire l’acqua dal mercato e togliere i profitti dall’acqua”.

Il primo quesito mira ad abrogare l'art 23 bis della legge 133/2008 che stabilisce come modalità ordinarie di gestione del servizio idrico (ma più in generale dei servizi pubblici) l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato sia stato scelto attraverso gara e detenga almeno il 40%.

Il secondo quesito intende abrogare l'art. 150 del decreto legislativo 152/2006, che prevede come uniche forme societarie possibili per l’affidamento del servizio idrico integrato, le Società per Azioni, che possono essere a capitale totalmente privato, a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico. Obiettivi di questo secondo quesito sono due: “Il primo - come spiegano dal Forum - è quello di qualificare più compiutamente il percorso referendario come relativo al tema dell’acqua (l’art 23 bis, oggetto del primo quesito, non riguarda infatti il solo settore idrico). Il secondo è relativo alla necessità di intervenire sul problema della gestione diretta del servizio idrico, attraverso forme societarie che siano idonee a svolgere una funzione sociale e di preminente interesse generale. Da questo punto di vista, la mera abrogazione dell’art. 23 bis, lascerebbe immutato il panorama di affidamento, oggi interamente coperto da SpA, ovvero da società di tipo privatistico (anche quando a totale capitale pubblico)”.

Il terzo quesito si propone infine di abrogare l’art. 154 del decreto legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto dell’adeguata remunerazione del capitale investito: “La norma che si vorrebbe abrogare - sottolinea il Forum - è quella che consente al gestore di fare profitti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio. Con un effetto per i cittadini di doppia vessazione, poiché da una parte viene mercificato il bene comune acqua, dall’altra gli utenti vengono obbligati a garantire il profitto al soggetto gestore”.

“Su questo percorso - ha sottolineato ancora Bersani - abbiamo incontrato tutta la cittadinanza attiva di questo Paese: dal mondo cattolico alle associazioni ambientaliste, dal mondo sindacale alle forze politiche” (anche se a pochi giorni dalla presentazione della campagna, l’Italia dei Valori ha fatto sapere di voler promuovere, con un’azione autonoma e solitaria, una serie di referendum, tra i quali uno sull’acqua, e il suo leader, Antonio Di Pietro, ha rifiutato l’invito a incontrarsi rivoltogli dal Forum): “Sarà un grande percorso di sensibilizzazione sociale e mobilitazione diffusa. Una grande sfida per la riappropriazione dell’acqua e della democrazia”.

In chiusura di conferenza stampa, p. Zanotelli ha efficacemente sintetizzato la questione: “L’acqua è fonte di vita e privatizzarla sarebbe come privatizzare la propria madre: lo fareste mai?”.

Fonte

L’acqua non si vende. Il 24 e 25 aprile partono i referendum per l’acqua pubblica.



L’acqua non si vende. Il 24 e
25 aprile partono i referendum per l’acqua pubblica


La raccolta delle firme sarà un grande momento di azione politica collettiva

Depositati in Cassazione i quesiti referendari per l’acqua pubblica

Sono stati depositati stamattina presso la Corte di Cassazione di Roma i quesiti per i tre referendum che chiedono l’abrogazione di tutte le norme che hanno aperto le porte della gestione dell’acqua ai privati e fatto della risorsa bene comune per eccellenza una merce.


La raccolta delle 500 mila firme necessarie per l’ammissione dei referendum inizierà nel fine settimana del 24-25 aprile, una data simbolo per quella che il Forum dei Movimenti per l’Acqua intende come la Liberazione dell’acqua dalle logiche di profitto.

“Se il governo crede di aver chiuso la partita dovrà ricredersi, – ha detto Marco Bersani dei Forum Movimenti per l’Acqua durante l’affollata conferenza stampa – la coalizione che appoggia i referendum è la più ampia aggregazione formale di movimenti, associazioni laiche e cattoliche, forze politiche e sindacali che si sia mai riunita intorno a un tema simile. Queste forze ci porteranno a raccogliere le firme, approvare i referendum e votare tre sì per l’acqua pubblica”.

Presenti alla conferenza stampa anche Padre Alex Zanotelli e tre dei costituzionalisti che hanno redatto i quesiti referendari: Stefano Rodotà, Gianni Ferrara e Alberto Lucarelli.

“Il mezzo referendario – ha sottolineato Rodotà – è lo strumento per rimettere in moto la politica in questo periodo di grande disaffezione, la raccolta delle firme sarà un grande momento di azione politica collettiva”.

Secondo Alex Zanotelli chi pagherebbe di più dalla privatizzazione dell’acqua sarebbero i poveri, “la nostra vittoria servirà non solo nel panorama italiano ma darà anche una scossa all’Unione Europea. Se Parigi ha ripubblicizzato l’acqua, se nelle Costituzioni di Bolivia e Uruguay l’acqua è definito bene comune non mercificabile, possiamo farcela anche noi”.

A chi chiedeva una risposta al Ministro Ronchi che più volte, anche in questi giorni, ha screditato i promotori dei referendum accusandoli di veicolare messaggi menzogneri sulla sua legge, Marco Bersani ha risposto con una sfida al Ministro: “Scelga lui il luogo e l’ora, noi siamo disponibili ad un confronto, dati alla mano, sugli effetti della suo decreto e dell’apertura ai privati della gestione dell’acqua nel nostro paese”.

Fonte

ACQUA IN BALLO C'E' IL FUTURO DI TUTTI NOI - di Ugo Mattei




ACQUA IN BALLO
C'E' IL FUTURO DI TUTTI NOI
di Ugo Mattei

22 marzo 2010

Caro Direttore,
in questi giorni il dibattito sulla privatizzazione dell’acqua, successivo all’approvazione del decreto Ronchi e alla decisione di sottoporlo a referendum ex art. 75 della Costituzione si sta arricchendo di importanti contributi. Alla vigilia della Giornata mondiale dell’acqua, il nostro Paese ha visto, sabato scorso, sfilare a Roma migliaia di persone che hanno protestato contro la nuova norma. Se è vero che invariabilmente gli ultimi referendum non hanno raggiunto il quorum del 50% dei partecipanti dimostrando stanchezza dell’elettorato per uno strumento di democrazia diretta che dovrebbe essere usato soltanto come extrema ratio, è altrettanto vero che questa volta la posta in gioco è altissima. Un dibattito serio su questo tema è dunque essenziale perché davvero ne va di mezzo il futuro di tutti noi.

Infatti, la consegna definitiva del controllo delle riserve idriche a soggetti privati multinazionali, voluta dal Decreto Ronchi costituisce la più significativa resa della sovranità politica a soggetti privati multinazionali avvenuta in Italia negli ultimi vent’anni. Ciò è avvenuto con un semplice voto di fiducia (senza dibattito parlamentare) proprio mentre in tutto il mondo si sta cercando di ripensare il modello di sviluppo fondato sulla privatizzazione e sull’egemonia delle compagnie multinazionali per smussarne quantomeno i lati speculativi più inaccettabili.

Per esempio, il Comune di Parigi, dopo venticinque anni in cui due multinazionali si spartivano il controllo del mercato idrico, è tornato ad un modello di gestione pubblicistica con immediata riduzione delle tariffe ed aumento degli investimenti. Infatti, abbiamo visto come la gestione «for profit» dei servizi idrici, come peraltro di tutti i servizi di pubblica utilità resi in regime di monopolio o di oligopolio (per esempio le Autostrade), comporti storicamente una riduzione degli investimenti ed un aumento dei prezzi.

Per far fronte a questo problema strutturale occorre perciò escogitare buoni strumenti non profit (su cui la cultura giuridica sta lavorando), i soli che consentono il prevalere di una logica ecologica di lungo periodo piuttosto che di quella economica di brevissimo periodo dettata dai valori delle azioni sui mercati finanziari.

La progressiva scarsità dell’acqua sta creando in tutto il mondo una corsa delle multinazionali al controllo di ogni risorsa idrica, perché si tratta di controllare una potenziale fonte di profitto ingentissima creato da un bisogno ineludibile, quello di bere ed irrigare. Senza acqua la vita è semplicemente impossibile e ci sarà quindi sempre domanda di oro blu. Ma questa risorsa soddisfa un diritto fondamentale dell’uomo ed è troppo importante per essere gestita con a mente il solo profitto.

Il decreto Ronchi obbliga alla privatizzazione del servizio idrico costringendo ogni ente, (pubblico o privato che sia) che attualmente in modo diverso da territorio a territorio sta gestendo l’acqua a trasferire il controllo a società private entro fine 2011. Questa scelta politica, provocando la simultanea offerta sul mercato di tutte le quote di gestione, avrà come effetto naturale la svendita del servizio creando le condizioni per un ennesimo regalo dal pubblico al privato.

È singolare come il decreto sia stato voluto da una maggioranza in cui una componente assai forte fa del federalismo e dell’autonomia dei territori una propria bandiera. Esso concretizza in realtà una mossa di centralizzazione nella gestione dell’acqua irragionevole, autoritaria ed estremamente pericolosa per la stessa sopravvivenza. Molti amministratori locali, costretti a svendere strutture e tecnologie create negli anni sulla base della fiscalità generale, se ne stanno accorgendo. La speranza è che il dibattito referendario possa far capire questa drammatica realtà anche a quei cittadini che vogliono essere padroni a casa propria.

Fonte

L’etica dell’acqua e i suoi numeri - di Maurizio Trezza


L’etica dell’acqua e i suoi numeri
di Maurizio Trezza


“Clean Water for a Healthy World” è lo slogan scelto dalle Nazioni Unite per la diciottesima Giornata Mondiale dell’Acqua che si celebra proprio oggi, 22 marzo. Il World Water Day (1) fu istituito dall’O.N.U. nell’ambito della Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992. Inserita tra le direttive dell’Agenda 21 la risoluzione (2) invitava gli Stati membri ad osservare gli appelli espressi dall’Assemblea Generale e a promuovere, nell’ambito di questo appuntamento annuale, ogni tipo di iniziativa concreta attraverso la diffusione di dimostrazioni e la programmazione di conferenze, seminari e ogni tipo di attività che avesse lo scopo di rendere più sensibile l’opinione pubblica su un tema fondamentale per il futuro del Pianeta.

Per comprendere del tutto l’importanza che questo elemento primario ha per l’uomo bisogna sapere che nei Paesi Occidentali il consumo di acqua è stimato tra i 200 e i 250 litri al giorno pro-capite, non è un errore, avete letto bene, non vi sembrerà una stima sproporzionata se pensate ad esempio che:

• per produrre 1 litro di benzina sono necessari 40 litri d’acqua;
• per produrre 1 Kg di pomodori sono necessari 80 litri d’acqua,
• per produrre 1 kg di patate sono necessari 106 litri d’acqua;
• per produrre 1 kg di grano sono necessari 1.500 litri d’acqua;
• per produrre 1 lattina di Coca Cola sono necessari 3 litri d’acqua.

Quando si parla di risorse idriche bisogna distinguere le realtà globali da quelle locali, entrambi cariche di significato e di questioni da risolvere. Nel Mondo sono quasi 4 miliardi le persone a rischio per insufficienza di acqua, sono 2,6 miliardi le persone che non hanno accesso ai servizi igienico-sanitari di base. “Acqua 2010”, il dossier presentato lo scorso 19 marzo dal Cipsi (Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionale), sottolinea: “1,6 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile, , 5 milioni di persone muoiono ogni anno per malattie legate all’acqua e 1,8 milioni di bambini muoiono ogni anno per malattie connesse alla mancanza d’acqua potabile, pari a 4.900 bambini al giorno (in 8 mesi tutti i bambini d’Italia), un bambino nato in un paese industrializzato consuma acqua da 30 a 50 volte più di un bambino di un paese povero”. Spiega il Presidente del Cipsi Guido Barbera: ”L’acqua è così importante per il futuro dell’umanità da dover essere salvaguardata e resa accessibile nel mondo secondo criteri etici piuttosto che economici. L’imperativo categorico dei governi, delle imprese e dei cittadini deve essere quello di mantenere sostenibile l’uso del bene comune più prezioso del pianeta. Mentre oggi nel mondo il 12% della popolazione usa e spreca l’85% delle risorse idriche, l’accesso partecipato all’acqua è essenziale per il rafforzamento della solidarietà tra i popoli, le comunità, i paesi”.

Per quanto riguarda l’Italia sono due i fattori che destano maggiori preoccupazioni: da un lato l’elevato numero di sprechi e di consumi che contraddistingue il nostro Paese, dall’altro il processo di privatizzazione dei servizi idrici che è stato avviato dal Governo. L’Italia detiene il primato europeo nella quantità di acqua utilizzata, è tra i primi al mondo dopo Giappone, Canada, USA e Australia, inoltre, secondo il Censimento delle risorse idriche a uso civile svolto dall’Istat, il consumo continua ad incrementarsi (+1,7 % rispetto al 2005 e +2,6 % rispetto al 2006). Come se non bastasse l’Italia risulta tra i maggiori Paesi al mondo nella disonorevole classifica degli sprechi, il rubinetto degli italiani perde tra il 27 e il 30 % dell’acqua immessa nelle condutture, ognuno di noi consuma in media 237 litri al giorno e ne disperde 104. Uno studio commissionato dall’Assoknowledge di Confindustria ha cercato di stimare tali sprechi in termini economici rilevando un elemento di forte criticità del nostro sistema idrico: 1,2 miliardi di danni per la mancata ottimizzazione dei costi gestionali, gli sprechi dovuti a perdite di rete sono circa 1,4 miliardi di metri cubi di acqua e producono un danno economico pari a circa 1,6 miliardi di euro, i mancati investimenti sono circa 167 euro per utenza considerando un fabbisogno di 55 miliardi in 10 anni (come stimato dal Ministero dello Sviluppo Economico). Proiettando tale dato su base nazionale il mancato ricavo per le imprese è di circa 3,3 miliardi di euro relativo alla mancata realizzazione dei lavori su reti. Secondo questo studio, per risolvere la situazione sarebbero necessari investimenti pari a 45,7 miliardi di euro per i prossimi 20 anni. L’Italia inoltre, nel febbraio 2009, ha ricevuto un parere motivato dalla Commissione Europea “per la mancata conformità alla direttiva del 1991 sul trattamento delle acque reflue urbane”(3), le cosiddette acque di scarico.

L’altra questione spinosa, per quel che riguarda la gestione dei servizi idrici in Italia, si presenta dopo l’approvazione, tramite l’ennesimo ricorso alla fiducia, del decreto Ronchi, il 19 novembre 2009. All’art. 15 si interviene in materia di affidamento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (non solo la gestione delle reti idriche), sottoponendoli alle regole della concorrenza e del profitto. L’approvazione del decreto ha suscitato dure reazioni da parte dell’opposizione, dei movimenti per l’acqua pubblica e di numerosi sindaci e regioni che hanno deciso di ricorrere alla Consulta per questioni di incostituzionalità, le proteste sono confluite nella manifestazione dello scorso sabato a Roma in difesa dell’acqua e della sua gestione pubblica, intanto ad aprile partirà la raccolta firme per la promozione di 3 quesiti referendari.

Come si può capire l’acqua è una delle questioni più complicate per il futuro dei Paesi Occidentali ma soprattutto per i Paesi Emergenti dove rischia davvero di diventare il “nuovo petrolio”, l’oro blu che tutti vorranno rivendicare.


Troppi costretti a far la coda per l'acqua. E siamo nel 2010 - di Rachele Gonnellitutti



Tro
ppi costretti
a far la coda per l'acqua.
E siamo nel 2010

di Rachele Gonnellitutti

22 marzo 2010

In Nigeria migliaia di persone si sono messe in fila al Wuse Market di Abuja, il bazar cittadino, per partecipare alla «Più grande coda del mondo per la toilette». Lo stesso faranno altri oggi a Port Harcourt, sempre in Nigeria. Si tratta di manifestazioni silenziose, con la gente in colonna per uno. Ce ne saranno centinaia del genere, collegate tramite un sito web sponsorizzato dall'Unicef, in 55 Paesi, ovunque sono sorti gruppi che intendono segnalare così che l'acqua non è solo quella che si beve, ha a che fare con la dignità delle persone, con l'igiene, la diffusione delle malattie, l'inquinamento. E alla fine con la morte di 4 mila bambini ogni anno, per dissenteria, sete o comunque per non aver avuto sufficiente acqua di buona qualità e cibo. Perché anche per produrre zucchine e manioca serve acqua.

Tutto ciò che si trasforma e si deve diluire ne ha bisogno. E quindi si può convertire in acqua: un chilo di riso vale 4.500 litri di pioggia o irrigazione, una pentola di alluminio almeno 100 mila litri, lavare i piatti a mano in una casa occidentale: 20 litri, in lavapiatti il doppio, tirare lo sciacquone: 10 litri. Nel frattempo ogni 17 secondi nel mondo degli assetati un bambino muore. Ci sono ancora 884 milioni di abitanti del Pianeta senza accesso all’acqua potabile. Di più. Il 39 percento dell'umanità non ha a disposizione un servizio fognario adeguato (2,7 miliardi di esseri umani). Senza igiene muoiono 5 milioni di persone ogni anno, di cui 1 milione e 800 mila bambini, 4.900 al giorno. In otto mesi quanto tutti i bambini d'Italia, ha calcolato il Cipsi, consorzio di ong e associazioni che aderisce al Forum sull'acqua pubblica e proprio oggi avvia una raccolta di fondi via Sms per progetti in 15 Paesi di 3 continenti. Non avere fognature e bagni significa anche che nei paesi in via di sviluppo il 90 percento delle acque di scarico sono riversate direttamente nei fiumi e quindi, oltre ad ammalare le popolazioni che attingono a valle, si inquinano bacini e falde acquifere, mari costieri, laghi.

Dare uno sbocco pulito alla fila per il bagno del mondo è davvero impellente. Anche perchè dopo anni di miglioramenti - si legge nel rapporto 2010 dell’Organizzazione mondiale della sanità - si sta assistendo ad un peggioramento della situazione nelle aree urbane dei Paesi poveri. Il fenomeno che per imbarazzo chiameremo in inglese «open defecation», cioè arrangiarsi all’aperto, è diminuito dal 25 al 17 percento tra il 1990 e il 2008 e ormai si concentra nell’Asia meridionale e l’Africa Sub Sahariana. L’84 percento di chi lo fa - in tutto oltre un miliardo di individui - vive in aree rurali. Recentemente però l’Oms registra un incremento del 4 percento nelle città, a causa dell’assembramento caotico frutto dell’urbanizzazione di massa. Le persone fuggono dalla povertà e dall’assenza di servizi delle campagne e si riversano negli slum o baraccopoli, dove trovano ancora meno fognature e condotte idriche.

Ill sottotitolo della Giornata mondiale dell'acqua di oggi mette l’accento sulla sua qualità. Preoccupa che l'anno 2009 abbia registrato un calo massiccio delle precipitazioni, allarmano le alluvioni e le piogge torrenziali di quest’anno. Ma a preoccupare ancora di più è la contaminazione delle riserve idriche di cui ancora disponiamo. Sia per effetto degli inquinamenti umani e industriali, sia per colpa degli sprechi. Le acque sotterranee, di qualità più alta, dovrebbero essere usate solo per usi alimentari. Poi ci sono le acque dolci di superficie, laghi e fiumi, che depurate sono potabili, e così via verso quelle grige e nere. Come dice il poeta e filosofo della scienza Gaston Bachelard L'eau coule toujours, l'eau tombe toujours, elle finit toujours en sa mort horizontale. La morte dell'acqua è infinita. Ma la risorsa, abbiamo scoperto, non lo è. Tra un mese esatto Unicef e Oms faranno il punto della situazione.

Fonte


È la Giornata Mondiale dell'Acqua



È l
a Giornata Mondiale dell'Acqua

22/03/2010

Sono ancora 884 milioni le persone che non possono contare su un accesso ad una risorsa d'acqua potabile. Tutti possono fare qualcosa, basta un SMS

Siamo un pianeta azzurro, eppure negli ultimi anni l'acqua è diventata un bene davvero prezioso. Basti pensare che sono ancora 884 milioni le persone che non possono contare su un accesso ad una risorsa d'acqua sicura e potabile, mentre il 39% della popolazione mondiale non ha accesso a servizi igienico sanitari.

Per sensibilizzare le persone su questo tema, oggi (22 marzo) si celebra la giornata mondiale dell'acqua. È una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite nel 1992. In questa giornata l'Onu invita i suoi membri a dedicare questo giorno a espletare le raccomandazioni raggiunte con l'Assemblea Generale e alla promozione di attività concrete all'interno dei loro Paesi.

Tutti possono dare il loro contributo. AMREF ha lanciato anche quest'anno insieme alla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) la campagna H2GOL: fino all'11 aprile inviando un sms al 45506 da cellulari privati TIM, Vodafone, Wind, 3 e CoopVoce, oppure chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia, e' possibile donare 2 euro ad AMREF per dare accesso ad acqua pulita alle popolazioni di Kenya e Tanzania.

Fonte

Manifestazioni del 20 Marzo 2010 (Milano - Libera contro le mafie) (Roma - Acqua Pubblica)


Manifestazioni del 20 Marzo 2010
(Milano - Libera contro le mafie) (Roma - Acqua Pubblica)



Manifestazione per l'acqua pubblica
intervento di Don Ciotti e Giancarlo Caselli



Giù le mani dall'acqua



Beppe Grillo - Acqua Pubblica
Roma 20 marzo 2010




A Milano la manifestazione
contro tutte le mafie
Tg24 - SKY




Il popolo dell'acqua pubblica manifesta domani a Roma



Il popolo dell'acqua pubblica
manifesta domani a Roma


19 marzo 2010

FIRENZE -
Domani a Roma a scendere in piazza non ci sarà solo il centro-destra, ma anche il popolo dell'acqua per una manifestazione nazionale a favore dell'acqua pubblica indetta alcuni mesi fa dal Forum italiano dei movimenti dell'acqua. Si protesterà contro il decreto Ronchi che apre in via definitiva ai privati le società di gestione del servizio idrico diminuendo al contempo la quota di partecipazione pubblica che passerà dall'attuale 51% al 30% entro il 2015.

«Un provvedimento che Alemanno vuole anticipare addirittura al 2010. Roma sarebbe l'unica città a svendere anticipatamente le quote del proprio comune», ha sottolineato Corrado Oddi, del Forum dei movimenti per l'acqua.

In attesa del corteo di domani, che alle 14 partirà da piazza della Repubblica per arrivare a piazza Navona, già oggi si sono avute delle anticipazioni: in piazza di Spagna ai piedi della scalinata di Trinità dei Monti è stata inscenata, con tanto di banchetto e travestimenti, un'asta per la fontana della Barcaccia raggiungendo il prezzo simbolico di 130 euro. Blitz anche in altre zone della Capitale, dove alcune fontanelle in strada sono state coperte con uno scatolone dalla scritta "Insert coin: un euro".

Tre persone sono poi salite sul tetto della sede romana dell'azienda multiservizi Acea esponendo uno striscione dalla scritta "L'acqua e l'energia sono un bene comune". Insieme ai movimenti, cittadini, partiti della sinistra ci saranno anche le associazioni ambientaliste "storiche".

«L'acqua è un bene comune, il suo utilizzo deve rispondere a criteri di utilità pubblica e Legambiente è assolutamente contraria a ogni norma che obblighi alla privatizzazione del servizio idrico nel nostro Paese- ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale dell'associazione del cigno verde- Per questo, l'associazione sarà in piazza domani a Roma con il Forum italiano dei movimenti per l'acqua». Consumi elevati, depurazione inefficiente o inadeguata, costi troppo bassi sono alcune delle criticità rilevate da Legambiente per il settore, in cui la sfida ambientale deve passare dalla "gestione della domanda" alla "pianificazione dell'offerta", partire cioè da una valutazione della reale disponibilità idrica per pianificare in seguito le attività, invece di basarsi sulle richieste idriche e cercare disperatamente di soddisfarle.

«Distinguere in modo rigido, come fanno molti paladini della privatizzazione, tra proprietà dell'acqua che deve rimanere pubblica, come peraltro sancito da innumerevoli norme di legge e convenzioni internazionali, e gestione del servizio che va affidata ai privati, è una formula astratta - ha continuato Cogliati Dezza - Se, come sta avvenendo in quasi tutti i casi di privatizzazione del servizio, i privati che gestiscono l'acqua sono grandi imprese multinazionali, questo rende assai complicato per i ‘controllori' fare valere l'interesse pubblico nei confronti dei ‘controllati'. E non è vero che l'Europa impone agli stati membri la privatizzazione dei servizi idrici».

Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria di Legambiente ha poi aggiunto: «meglio sarebbe lasciare a comuni e Regioni la scelta su come gestire i servizi idrici, tenendo ben presente che si tratta di un bene che non deve sottostare a criteri mercantili. Lo Stato e gli Enti locali devono mettere in campo una forte, autorevole, indipendente autorità pubblica chiamata a controllare che le gestioni rispondano ai criteri di un uso socialmente equo e ambientalmente sostenibile dell'acqua».

Anche il Wwf Italia, tra i promotori della manifestazione, domani sarà in piazza per ribadire «che la gestione della risorsa idrica non può essere relegata a continui provvedimenti frammentari, al di fuori di un'ottica di pianificazione e gestione partecipata a livello di bacino idrografico, come peraltro sostiene la direttiva quadro acque 2000/60/CE. Anche l'ultimo disastro ambientale sul Lambro e il Po, che tra l'altro ha determinato il blocco momentaneo dell'approvvigionamento di acqua potabile nel Delta e messo a rischio un ecosistema delicatissimo ed importanti attività economiche, ha evidenziato la forte interrelazione della gestione dell'acqua nei suoi differenti usi e la necessità di un approccio trasparente e partecipato per la gestione e la tutela della risorsa idrica» hanno concluso dal Wwf.

Fonte


Acqua Bene Comune (contro la privatizzazione dell'acqua)




Acqu
a Bene Comune
(contro
la pri
vatizzazione dell'acqua)

Inizio: sabato 20 marzo 2010 alle ore 0.00
Fine: domenica 21 marzo 2010 alle ore 0.00

Relazione di accompagnamento alla proposta di legge d’iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”
L’acqua è fonte di vita. Senza acqua non c’è vita. L’acqua costituisce pertanto un bene comune dell’umanità, un bene irrinunciabile che appartiene a tutti. Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile: dunque l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti.

Oggi sulla Terra più di un miliardo e trecento milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile. Si prevede che nel giro di pochi anni tale numero raggiunga i tre miliardi. Il principale responsabile di tutto ciò è il modello neoliberista che ha prodotto una enorme disuguaglianza nell’accesso all’acqua, generando oltretutto una sempre maggior scarsità di quest’ultima, a causa di modi di produzione distruttivi dell’ecosistema.

E tuttavia, le pressioni ai diversi livelli (internazionale, nazionale e locale), finalizzate ad affermare la privatizzazione e l’affidamento al cosiddetto libero mercato della gestione della risorsa idrica, continuano imperterrite e travalicano trasversalmente le diverse culture politiche ed amministrative.

Per questo affermiamo che arrestare i processi di privatizzazione dell’acqua assume, nel XXI secolo, sempre più le caratteristiche di un problema di civiltà, che chiama in causa politici e cittadini, che chiede a ciascuno di valutare i propri atti, assumendosene la responsabilità rispetto alle generazioni viventi e future.

Le istituzioni economiche, finanziarie e politiche che per decenni hanno creato il degrado delle risorse naturali e l’impoverimento idrico di migliaia di comunità umane oggi dicono che l’acqua è un bene prezioso e raro e che solo il suo valore economico può regolare e legittimare la sua distribuzione.

Noi sappiamo che non è così. Dopo decenni di ubriacatura neoliberista, gli effetti della messa sul mercato dei servizi pubblici e dell’acqua dimostrano come solo una proprietà pubblica e un governo pubblico e partecipato dalle comunità locali possano garantire la tutela della risorsa, il diritto e l’accesso all’acqua per tutti e la sua conservazione per le generazioni future.

In questa battaglia, insieme globale e locale, è ormai largamente diffusa la consapevolezza delle popolazioni riguardo alla necessità di non mercificare il bene comune acqua e non esiste quasi più territorio che non sia attraversato da vertenze per l’acqua.

Le lotte per il riconoscimento e la difesa dell’acqua come bene comune hanno acquisito in questi anni una rilevanza e una diffusione senza precedenti, assumendo anche nuovi significati ed approfondimenti.

Da una parte, le lotte contro la privatizzazione e per il diritto d’accesso all’acqua e alle risorse naturali sono state il motore di cambiamenti sociali e politici epocali in un continente come l’America Latina (basti pensare alla Bolivia che oggi, primo paese al mondo, ha un Ministro per l’Acqua o all’Uruguay che ha deciso, attraverso referendum, di inserire l’acqua come diritto umano e bene comune nella Costituzione) e in diverse aree geografiche planetarie (prima fra tutte, la lotta delle donne e dei contadini indiani contro le dighe del Narmada); dall’altra, le lotte per l’acqua tendono sempre più a divenire strumento di costruzione di pace contro la guerra globale, oggi sempre più determinata dalla competizione per il controllo delle risorse naturali strategiche, di cui l’acqua è la più importante.

Anche nel nostro Paese l’importanza della questione acqua ha raggiunto nel tempo una forte consapevolezza sociale e una capillare diffusione territoriale, aggregando culture ed esperienze differenti e facendo divenire la battaglia per l’acqua il paradigma di un altro modello di società.

E’ un percorso che parte da lontano. Nel 2003, dichiarato dall’ONU Anno mondiale dell’acqua, proprio a Firenze si svolse il Forum Mondiale Alternativo dell’Acqua che, ispirandosi al concetto di acqua come bene comune necessario alla vita, bocciò le politiche fondate sulla trasformazione dell’acqua in merce, anche mediante l’introduzione del cosiddetto “partenariato pubblico-privato”, chiedendone con forza la proprietà e la gestione pubblica come garanzia di libero accesso per tutti.

Da allora sono state decine e decine le vertenze che si sono aperte nei territori contro la privatizzazione dell’acqua e per un nuovo governo pubblico e partecipato della stessa : dall’Abruzzo alla Sicilia, dalla Campania alla Lombardia, dal Lazio alla Toscana, dove nel 2005 sono state raccolte più di 43000 firme in calce ad una legge regionale di iniziativa popolare.

La necessità di mettere in rete e collegare fra loro queste diverse esperienze, unita alla consapevolezza che per poter produrre un cambiamento effettivo occorreva costruire sull’acqua una vertenza di dimensione nazionale, sono state il terreno di coltura che ha permesso nel marzo 2006 l’effettuazione a Roma del primo Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, cui hanno partecipato centinaia di realtà territoriali e decine di reti nazionali, associative, sindacali e politiche.

Il Forum, attraverso i suoi seminari, ha messo a fuoco l’intera questione acqua, dagli aspetti di politica globale a quelli territoriali, dalla tutela della risorsa alla sua gestione, dalla critica delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni alla ricerca di nuovi modelli di pubblico basati sulla democrazia partecipativa.

Con un’ importante conclusione condivisa : la necessità di un cambiamento normativo nazionale, che segnasse una svolta radicale rispetto alle politiche, trasversalmente condivise negli ultimi vent’anni, che hanno fatto dell’acqua una merce e del mercato il punto di riferimento per la sua gestione. Provocando dappertutto : degrado e spreco della risorsa, precarizzazione del lavoro, peggioramento della qualità del servizio, aumento delle tariffe, riduzione dei finanziamenti per gli investimenti, diseconomicità della gestione, espropriazione dei saperi collettivi, mancanza di trasparenza e di democrazia. Ovvero, il totale fallimento degli obiettivi promessi da una martellante campagna di promozione comunicativa in ordine ai benefici della privatizzazione e del cosiddetto partenariato pubblico-privato - maggiore qualità, maggiore economicità, maggiori investimenti- che, alla prova dei fatti si sono dimostrati totalmente inconsistenti.

Nel frattempo, il cambiamento realizzatosi con le elezioni politiche dell’aprile 2006 ha portato al governo la coalizione dell’Unione che, nel suo programma contiene il principio del mantenimento nelle mani pubbliche della proprietà e della gestione del servizio idrico integrato. Un importante passaggio, frutto anche della mobilitazione sociale che in questi anni ha reso cultura di massa l’idea dell’acqua come bene comune non mercificabile.

Proprio perché tale cultura diventi politica concreta ed esperienza consolidata, le realtà territoriali e le reti nazionali che hanno promosso il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua hanno deciso di darsi e di fornire al Paese uno strumento normativo che disegni il quadro della svolta auspicata: una proposta di legge d’iniziativa popolare con gli obiettivi di tutela della risorsa e della sua qualità, di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, di gestione dello stesso attraverso strumenti di democrazia partecipativa.

Proposta di legge che passiamo ad illustrare.

L’articolo 1 stabilisce le finalità della legge, identificate come la definizione dei principi con cui deve essere gestito il patrimonio idrico nazionale e la definizione di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell’acqua.

L’articolo 2 stabilisce i principi generali, definendo l’acqua come bene finito da tutelare anche per le generazioni future, l’accesso all’acqua come diritto umano inviolabile, l’indisponibilità dell’uso della stessa secondo logiche di mercato, la subordinazione del prelievo alla concessione da parte delle pubbliche amministrazione, la priorità dell’uso per l’alimentazione e l’igiene umana, la priorità dell’uso produttivo per l’agricoltura e l’alimentazione animale, la necessità che ad ogni prelievo concesso corrisponda un contatore dell’uso.

L’articolo 3 stabilisce i principi relativi alla tutela e alla pianificazione della risorsa acqua, definendo l’obbligatorietà per ogni bacino idrografico di dotarsi entro due anni di un bilancio idrico di bacino e di una pianificazione delle destinazioni d’uso dell’acqua, vincolando all’esistenza di questi ultimi le concessioni al prelievo; designando l’esclusività di destinazione all’uso umano per le acque così definite per le loro caratteristiche qualitative; stabilendo gli strumenti per la conservazione della qualità della risorsa; vincolando al rispetto di quanto stabilito sopra ogni nuova concessione relativa alle acque minerali.

L’articolo 4 stabilisce i principi relativi alla gestione del servizio idrico, definendo tale servizio privo di rilevanza economica e sottratto ai principi della libera concorrenza, poiché persegue finalità sociali e ambientali di pubblico interesse.

L’articolo 5 stabilisce i principi del governo pubblico del ciclo integrato dell’acqua, definendo le modalità della gestione integrata, la proprietà pubblica e inalienabile delle infrastrutture e delle reti e l’affidamento della gestione in via esclusiva ad enti di diritto pubblico.

L’articolo 6 stabilisce le modalità della fase di transizione verso la ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico, stabilendo la decadenza degli affidamenti in essere in concessione a terzi, e definendo i tempi e i vincoli per la trasformazione degli affidamenti in essere attraverso società a capitale misto pubblico-privato o attraverso società a totale capitale pubblico. Il medesimo articolo definisce anche il ricorso ai poteri sostitutivi in caso di mancata ottemperanza a quanto previsto.

L’articolo 7 stabilisce, al fine di attuare i processi previsti dalla fase di transizione, l’istituzione del Fondo Nazionale per la ripubblicizzazione, delegando il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio ad emanare apposito regolamento entro tre mesi.

L’articolo 8 stabilisce le modalità di finanziamento del servizio idrico integrato attraverso la fiscalità generale, definendo a carico della stessa la copertura in parte dei costi di investimento e la copertura dei costi di erogazione del quantitativo minimo vitale giornaliero per persona.

L’articolo 9 stabilisce le modalità di finanziamento del servizio idrico integrato attraverso la tariffa, definendo l’erogazione gratuita di 50 litri per abitante come quantitativo minimo vitale giornaliero; definendo i principi cui dovranno conformarsi le normative regionali per la definizione delle fasce tariffarie per consumi superiori; definendo come interna alla tariffa per gli usi non domestici una quota parte da destinare alla copertura dei costi di investimento, dei costi delle attività di bonifica dagli inquinanti e delle attività di prevenzione e controllo.

L’articolo 10 stabilisce i principi del governo partecipativo del servizio idrico integrato che le normative regionali dovranno disciplinare.

L’articolo 11 stabilisce, al fine di favorire l’accesso all’acqua potabile per tutti gli abitanti del pianeta, l’istituzione di un Fondo Nazionale di solidarietà internazionale, finanziato dal prelievo in tariffa di 1 cent/euro per metro cubo di acqua erogata e dal prelievo fiscale nazionale di 1 cent/euro per ogni bottiglia di acqua minerale commercializzata; il Fondo sarà destinato a progetti di cooperazione internazionale decentrata e partecipata dalle comunità locali per il sostegno all’accesso all’acqua.

L’articolo 12 stabilisce la copertura finanziaria della legge, definendo l’allocazione di risorse per il Fondo Nazionale per la ripubblicizzazione attraverso una riduzione pari al 5% delle somme destinate nell’anno finanziario 2005 alle spese militari; la destinazione di quota parte, pari a 2 mld/euro annui, delle risorse derivanti dalla lotta all’elusione e all’evasione fiscale; la destinazione dei fondi derivanti dalle sanzioni emesse in violazione delle leggi di tutela del patrimonio idrico; la destinazione di una quota parte, non inferiore al 10%, dell’IVA applicata sul commercio delle acque minerali; l’allocazione di risorse derivanti dall’introduzione di una tassa di scopo relativa al prelievo fiscale sulla produzione e l’uso di sostanze chimiche inquinanti.

L’articolo 13 stabilisce l’abrogazione di tutte le disposizioni incompatibili con quanto definito nella legge.

Fonte


TUTTI A ROMA L'ACQUA E' NOSTRA!


TUTTI A ROMA!!!!!!!!!!!

L'ACQUA E' NOSTRA!!!

Giornata Mondiale dell'Acqua 2010


Giornata Mondiale dell'Acqua 2010


Dal 15 al 31 marzo 2010 un SMS solidale al 45593 per portare l’acqua a 400.000 bambini e famiglie di Africa, America latina e Asia. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua dell’Onu che si celebra il 22 marzo, dal 15 al 31 marzo 2010 portiamo l’acqua a 400 mila bambini e famiglie attraverso 11 progetti della Campagna “LIBERA L’ACQUA”.

Inviando un SMS solidale al numero 45593 dona 1 euro dal tuo cellulare personale TIM, Vodafone, Wind e 3 oppure dona 2 euro chiamando allo stesso numero da rete fissa Telecom Italia, sarà possibile contribuire e garantire il diritto concreto all’acqua potabile, portandola nelle scuole, nei centri di salute, nei villaggi, con particolare attenzione alla protezione delle risorse idriche e alla formazione, in riferimento agli aspetti sanitari, igienici, ambientali e di depurazione delle acque. I fondi raccolti saranno destinati alla realizzazione degli 11 progetti della Campagna “LIBERA L’ACQUA”, promossa dalle 45 associazioni di Solidarietà e Cooperazione – Cipsi.
Il cantante Ron ha aderito come testimonial alla raccolta fondi della Campagna “LIBERA L’ACQUA”: a lui appartiene la voce e le musiche dello spot televisivo e radiofonico in onda in questo periodo sulle principali emittenti italiane (http://www.youtube.com/watch?v=R4hkJctDf5Y).
In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, le 45 associazioni di Solidarietà e Cooperazione – Cipsi saranno presenti nelle piazze italiane con dibattiti, stand, mostre, convegni sul diritto all’acqua. Seguirà nei prossimi giorni l’elenco dettagliato delle iniziative.
Un miliardo e seicento milioni di persone ancora oggi non hanno accesso all’acqua potabile, due miliardi e seicento milioni non beneficiano di alcun servizio sanitario, un milione e ottocentomila bambini muoiono ogni anno per malattie connesse alla mancanza di risorse idriche.
I fondi raccolti serviranno a finanziare 11 progetti di “LIBERA L’ACQUA” che prevedono: la realizzazione di cisterne d’acqua (Brasile), il sostegno alle iniziative dei popoli indigeni del rio San Francisco contro la costruzione di dighe (Brasile), la costruzione e il potenziamento di pozzi d’acqua (Argentina, Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Uganda), la riabilitazione e l’ampliamento alla rete idrica del villaggio di Wallaccia (Etiopia), l’allacciamento all’acquedotto rurale Mutitu (Kenya), il miglioramento dell’utilizzo delle risorse idriche e la sensibilizzazione sul tema dell’acqua nelle scuole (Palestina), il miglioramento della sicurezza nell'approvvigionamento idrico attraverso la raccolta domestica di acqua piovana (Sri Lanka). Per consultare in dettaglio gli 11 progetti da finanziare ed, eventualmente, anche i 7 progetti già conclusi e finanziati che fanno parte di “LIBERA L’ACQUA”, è possibile visitare il sito: www.liberalacqua.it
Riconosci un diritto. Portalo a chi non ce l'ha. L'acqua è di tutti. Impegniamoci, insieme, perché lo sia davvero, soprattutto per le popolazioni dei paesi impoveriti del sud del mondo… Insieme ce la possiamo fare.
Per maggiori informazioni: numero verde gratuito: 800.341595, e-mail: promozione@cipsi.it

Solidarietà e Cooperazione - Cipsi è nato nel 1985 e coordina 45 Organizzazioni Non Governative e associazioni che operano nel settore della solidarietà e della cooperazione internazionale mediante il finanziamento di progetti di sviluppo in Africa, Asia e America latina, e realizzazione di iniziative di educazione allo sviluppo in Italia. Solidarietà e Cooperazione - Cipsi attualmente, tramite le proprie associate, coinvolge 200.000 sostenitori in Italia, con 200 gruppi d'appoggio: lavora in 70 nazioni di Africa, Asia, America latina e Europa dell’Est, con 200 progetti all’estero, 185 associazioni locali partner, 6 milioni di beneficiari. (www.cipsi.it)

VISITA IL SITO: liberalacqua.it

Ufficio stampa
Nicola Perrone e Francesca Tacchia
tel. 06.5414894, e-mail: ufficiostampa@cipsi.it e info@cipsi.it, cell. 329.0810937

Fonte