Un'interessante inchiesta del Salvagente (oggi in edicola, in vendita anche on line).
Eppure, come spiega il Salvagente in un'inchiesta che sarà in edicola da oggi (in vendita a 1 euro anche nel nostro negozio on line), in tutti questi casi - a volte senza che neppure i cittadini ne siano informati - l'acqua è perfettamente legale, grazie a deroghe concesse da anni agli enti locali che non riescono a rientrare nei limiti di legge sulla potabilità.
L'Italia è il paese delle deroghe
C'è pure il federalismo del rubinetto
Il primato va alla Campania, in deroga permanente da 7 anni, perché dal 2002 non riesce a fare rientrare i livelli di fluoro. Ma l'elenco è lungo: il Lazio vi compare dal 2006 (fluoro, arsenico, e vanadio oltre i limiti), la Toscana dal 2003 (prima magnesio e solfati, poi arsenico, boro, e trialometani, cui si sono aggiunti i cloriti), la Lombardia dal 2004 (arsenico) come il Piemonte (arsenico e nichel, rientrato nel 2008) e la Puglia (cloriti fino al 2006 e trialometani). Nel 2009 in 8 hanno rinnovato la richiesta. Ma anche in questo caso la situazione non si è di molto modificata.
L'esempio della Toscana e del Lazio e la strana sparizione dei cloriti
LAZIO - PROVINCIA DI ROMA
Niente acqua per i bambini e divieto di fabbricare alimenti
Prendiamo la provincia di Roma. Le deroghe si susseguono di anno in anno e in attesa che l’Acea realizzi gli impianti per la bonifica sono 12 i comuni interessati (non la Capitale che non soffre di questi problemi). Sarà bene riportare l’elenco per i nostri lettori.
Per arsenico, fluoruro, vanadio e selenio: tutti i comuni appartenenti all’Ambito territoriale 1 (la provincia di Viterbo), Civitavecchia, Santa Marinella (Rm), Magliano Sabina (Ri).
LAZIO - LAGO DI VICO
Acqua minerale per tutti. Ci sono le tossine cancerogene
Nel 2008 la Asl di Viterbo ha proposto per la prima volta ai due Comuni di emettere ordinanza di non potabilità. Le acque del lago, oltre a essere ricche di arsenico, presentavano periodiche fioriture di alga rossa, che a sua volta produce una microcistina cancerogena.
La contaminazione che ha provocato il disastro potrebbe arrivare da più fonti: “scarichi fognari di insediamenti residenziali non a norma, fitofarmaci derivanti dalle coltivazioni limitrofe, composti azotati e fosfati”, spiega Antonietta Litta dell’associazione medici per l’ambiente di Viterbo.
Oggi una nuova fioritura di alga rossa ha messo in allerta le autorità sanitarie, e la Asl di Viterbo ha nuovamente consigliato ai due Comuni di emettere l’ordinanza. Eppure in tre anni, nonostante i tentativi dell’associazione, nulla si è mosso. “Le alghe sono state ritrovate anche in acquedotto, segno che gli impianti di potabilizzazione non funzionavano a dovere”, dice la Litta. “In più (cosa confermata da funzionari della Asl, ndr.), gli esami fatti fino a oggi non sono in grado di rilevare la presenza della dannosa microcistina nelle acque in erogazione, rivelando però elevate quantità di alghe”. Per cui, per paradosso, l’acqua è “in regola”.
LOMBARDIA
Dalla maglia nera alla promozione del rubinetto. Tranne qualche eccezione
Una sorpresa? Quella della Lombardia è stata in realtà una vera metamorfosi. Pur essendo in deroga permanente dal 2004, la regione compare tra coloro che hanno “lavorato”. Sei anni fa i comuni con problematiche erano 100, oggi sono 10, “a cui se ne aggiungono tre nella provincia di Pavia, i cui interventi di sanificazione dovrebbero concludersi entro giugno”, spiega Maurizio Salamana dalla direzione regionale Sanità.
Gli sforamenti riguardano sempre l’arsenico, ma la Regione è stata molto severa, e l’anno scorso ha minacciato i Comuni non in regola che non avrebbe trasmesso la richiesta di deroga al ministero se i piani di riordino non fossero stati convincenti.
A Mantova per esempio, “la rete è stata adeguata con interventi di potabilizzazione sui pozzi, in altri casi, quando i pozzi risultavano troppo ricchi di metallo, sono stati esclusi dalla rete”, dice il direttore generale dell’Ato Francesco Peri (gli Ato sono gli enti che si occupano della gestione delle risorse idriche nei territori).
Ma neanche qui è tutto rose fiori e il vero cruccio resta la presenza di nitrati nei territori dell’alto mantovano. Stavolta le caratteristiche del suolo non c’entrano, i nitrati sono “l’effetto collaterale” dell’uso agricolo dei suoli. “Siamo in emergenza”, dice Peri, “si cerca di migliorare la situazione disinfettando i pozzi, ma non sempre è sufficiente, e qualche volta siamo stati molto vicini a dichiarare lo stato di non potabilità”.
L’elenco dei comuni (tutti in deroga per l’arsenico):
Bassano Bresciano, San Gervasio Bresciano (Bs), Sueglio(Lc),
Marcaria, Roncoferraro, Viadana (Mn), Valdidentro,
Valfurva (So), Maccagno, Sesto Calende (Va), Alagna, Cava Manara, Gambolò (Pv).
TOSCANA
Arsenico da record
Nel chiedere le deroghe al ministero della Salute e alla Commissione europea la Regione ha presentato un piano di intervento che prevede la regolarizzazione di 10 di questi entro la fine del 2010, ma per gli altri, interessati dalla presenza di boro e arsenico, “vista la complessità degli interventi da mettere in atto, si rende necessaria un’ulteriore richiesta di deroga per il prossimo triennio”, si legge nella relazione inviata dalla Direzione generale politiche ambientali.
33 zone - per lo più sulla costa - restano dunque non a norma, per valori che superano i limiti da 2 fino a 5 volte, nel peggiore dei casi, quelli stabiliti per legge, e sono, in quest’ultimo caso, pericolosamente vicini a quella che è la quantità considerata off-limits, oltre la quale, cioè, ci sono rischi per la salute umana.
L’elenco dei comuni:
Per il clorito: Figline, Incisa, Reggello (Fi), Chiusi (Si).
Per il boro: Montevarchi, Bucine (Ar), Cecina, Piombino Rio, San Vincenzo (Li), Montecatini (Pt).
Per i trialometani: Cortona, Marciano, Foiano Chiana (Ar).
Per l’arsenico: Foiano della Chiana, Marciano della Chiana (Ar), Castelnuovo Val di Cecina, Pomarance (Pi).
Per boro e arsenico: Monterotondo marittimo (Gr), Campiglia Marittima, Campo Elba, Capoliveri, Marciana, Marciana Marittima, Piombino, Porto Azzurro, Porto Ferraio, Rio Elba, Rio Marina, Suvereto (Li), Castelnuovo Val di Cecina (Pi), Radicondoli, (Si).
CALABRIA
Finta virtuosa
Potrebbe essere definita “finta virtuosa”, la Calabria. È tra le poche a non avere mai fatto richiesta di deroghe per “normalizzare” la sua acqua. Ma è anche, forse, l’unica regione in cui non è un paesino, ma un importante capoluogo di provincia, Reggio Calabria, a non avere acqua potabile.
Lo scorso dicembre il Comune ha emesso una delibera in cui si impegna a rimborsare i cittadini del 50% di quanto versato per il canone acqua dal 2002 al 2007. Erano anni che gli abitanti (gli interessati sono i residenti nel centro storico) e le associazioni intentavano cause dinanzi al giudice di pace per ottenere un risarcimento.
La presenza eccessiva di cloruri, rende infatti l’acqua non destinabile “all’uso umano”. Potrebbe essere tutto risolto, ma pur avendo collaudato l’impianto di desalinizzazione (per bonificare l’acqua delle condotte comunali), il Comune ha scoperto la penetrazione di acqua marina nelle falde acquifere.
Quindi, a oggi, non è possibile usare quell’acqua nemmeno per farci il caffè. 2010, punto a capo.
PUGLIA
Tre province intere a rischio cloriti
In questo caso la differenza la fa il numero degli abitanti interessati. A stare sopra le righe non sono comuni di poche migliaia di anime ma le tre intere province di Foggia, Lecce e Taranto.
Tre province su un totale di sei. Il parametro che non torna è quello di trialometani, “sottoprodotti delle attività di clorazione delle acque negli impianti di potabilizzazione”, chiarisce l’ultima comunicazione della Regione Puglia destinata ai cittadini interessati.
La deroga ammette un valore massimo pari a 80 microgrammi per litro, (il limite Ue è pari a 30). Come da protocollo, la Regione, “informa la cittadinanza che la presenza di trialometani nell’acqua potabile distribuita dall'Aqp nelle province di Foggia, Lecce e Taranto, non costituisce un rischio specifico per la popolazione”.
E che “le acque potabili distribuite sono, comunque, sempre e costantemente monitorate dalle Asl al fine di garantire la qualità dell’acqua e la salute pubblica”.
Del piano di intervento non si parla. Chissà cosa ne pensano gli interessati.L’elenco comprende tutti i comuni in provincia di Foggia, Lecce e Taranto (tutti in deroga per i trialometani).
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