Dal primo febbraio acqua più cara


Dal primo febbraio acqua più cara
La giunta approva l'aumento dell'11% delle tariffe del servizio idrico
Una operazione che era stata chiesta anche da Amsc, gestore del servizio

26/01/2010

Gallarate - Acqua più cara, già a partire dalla settimana prossima: la giunta ha approvato l’aumento dell’11% delle tariffe per l’acqua potabile, che diventerà operativa appunto a partire dal primo di febbraio.
«Si tratta di un adeguamento delle tariffe sulla base delle delibere del Cipe» spiega il sindaco Nicola Mucci. Un aumento consistente in termini percentuali, che però non avrebbe conseguenze articolarmente pesanti per gli utenti. «Abbiamo anche previsto meccanismi di protezione per le fasce deboli della popolazione», quelle famiglie per cui l’aumento di qualche centesimo su ogni metro cubo d’acqua risulta un costo in più da gestire in un bilancio già ridotto all’osso.

L’aumento delle tariffe è stato introdotto grazie alla facoltà concessa dal Cipe ai Comuni di intervenire, laddove la competenza sarebbe, in teoria, dell’Ato, l’autorità che gestisce le reti a livello provinciale: visto che l’Ato non è intervenuta, tocca ai Comuni prendere la decisione di aumentare i costi a carico dei cittadini. Del resto, la necessità di ritoccare al rialzo le bollette era stata indicata con chiarezza anche dal gestore del servizio idrico, Amsc: il presidente della multiutility Nino Caianiello, nella conferenza stampa di fine anno, aveva detto chiaramente che l’aumento era assolutamente necessario per risanare il bilancio dell’azienda.

Fonte

L’ACQUA DEVE RIMANERE PUBBLICA

L’ACQUA DEVE RIMANERE PUBBLICA

22 - 01 - 2010

NOTA BENE AI LETTORI AQUILANI: E’ necessaria la firma sul modello cartaceo che sarà disponibile sabato a Strinella 88 dalle ore 15:30, nel quale trascrivere estremi del documento d’identità. Questo per presentare la petizione al Comune dell’Aquila.

AI LETTORI FUORI L’AQUILA: Firmate la petizione on line al link che vedete in Home Page. L’obiettivo è vicinissimo!

I comitati e le associazioni promotrici della campagna regionale “Salva l’acqua” hanno indetto per sabato 23 gennaio una giornata straordinaria di raccolta firme a sostegno delle delibere contro la privatizzazione dell’acqua presentate in molti comuni abruzzesi.

E’ infatti possibile, tramite la modifica dello statuto comunale, sancire il servizio idrico come servizio pubblico privo di rilevanza economica e in tal modo contrastare gli effetti del decreto Ronchi che favorisce i processi di privatizzazione.

A L’Aquila sabato 23 gennaio dalle 15e30 alle 18e30, presso il centro direzionale strinella 88, il Comitato acqua pubblica avvierà la raccolta firme a sostegno della delibera presentata al comune dell’Aquila.

Inoltre la raccolta firme continuerà per tutta la settimana successiva presso le sedi di associazioni, edifici pubblici, negozi che verranno segnalati ed aggiornati sul blog del comitato acqua pubblica http://www.facebook.com/l/b6aa5
http://comitatoacquapubblicalaquila.blogspot.com

Comitato acqua pubblica L’Aquila

segue il testo della petizione:

Al Sig. Sindaco del comune di L’Aquila

Al Sig. Vice Sindaco del comune di L’Aquila

Al Presidente del Consiglio Comunale di L’Aquila

PETIZIONE POPOLARE A SOSTEGNO DELLA DELIBERA DI MODIFICA DELLO STATUTO COMUNALE

I sottoscritti cittadini, premesso che:

* la gestione del servizio idrico integrato in Italia è attualmente normata dal famigerato Art. 23bis della Lg. 133/2008 che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società mediante il ricorso a gara, facendo largo forzatamente all’ingresso di privati;

* il recente Art. 15 del D.L. 135/2009 ¬ che ha modificato l’Art. 23bis ¬ muove passi ancor più decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici, prevedendo l’affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%; la cessazione degli affidamenti “in house” a società totalmente pubblica, controllate dai comuni (in essere alla data del 22 agosto 2008) alla data del 31 dicembre 2011;

chiedono al Consiglio Comunale di approvare la delibera di modifica dello Statuto presentata dal consigliere comunale Enrico Perilli che propone di integrare lo Statuto Comunale con l’introduzione del seguente articolo: definizione dei servizi pubblici comunali privi di rilevanza economica.

Il Comune, visti gli articoli 1, 2, 3, 5, 43, 114, 118 della Costituzione, riconosce i servizi pubblici locali quali servizio idrico, servizio sanitario, igiene pubblica, servizi sociali, istruzione pubblica, tutela dei beni culturali e delle risorse ambientali e paesaggistiche e quant’altro riconoscerà il Consiglio Comunale, di preminente interesse generale.

Riconosce il diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene pubblico.

Conferma il principio che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà; nonché il principio che in ambito pubblico devono essere mantenute la proprietà delle reti e la gestione del servizio idrico integrato.

Riconosce al servizio idrico integrato lo status di servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e senza fini di lucro, la cui gestione va attuata secondo gli artt. 31 e 114 del D. Lgs n.267/2000, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire il diritto universale all’acqua e pari dignità umana a tutti i cittadini.


Acqua privata: appello di Zanotelli



Acqua privata:

appello di Zanotelli


«Una sconfitta della politica». È il giudizio del comboniano Alex Zanotelli, dopo che il decreto Ronchi, approvato in parlamento, ha deciso di privatizzare ciò che appartiene a tutti. E contro la mercificazione di “sorella acqua”, il missionario lancia un appello a tutti i cittadini, in particolare alle comunità cristiane e alla Cei.

"Maledetti voi!". Per coloro che, il 19 novembre, hanno votato in parlamento per la privatizzazione dell'acqua, non posso usare altra espressione che quella usata da Gesù nel Vangelo di Luca: «Guai a voi, ricchi!» (Lc 6,24). Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell'acqua. Noi continueremo a gridare che l'acqua è vita, l'acqua è sacra, l'acqua è un diritto fondamentale umano.
Questa è la più clamorosa sconfitta della politica. È la stravittoria dei potentati economico-finanziari e delle lobby internazionali. È la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business.

A farne le spese è "sorella acqua", il bene più prezioso dell'umanità, che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici sia per l'aumento demografico.

Quella della privatizzazione dell'acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese (bollette del 30-40% in più, come minimo), ma soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni all'anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100 milioni moriranno di sete. Dei tre miliardi che vivono oggi con meno di due dollari al giorno, chi potrà pagarsi l'acqua?

Noi siamo per la vita, per l'acqua che è vita e fonte di vita. Chi ha cantato vittoria, sappia che si tratta di una vittoria di Pirro. A chi si sente sconfitto, chiediamo di trasformare questa "sconfitta" in un rinnovato impegno per l'acqua, per la vita, per la democrazia. Questo voto parlamentare sarà un boomerang per chi l'ha votato.

Il nostro è un appello, prima di tutto, ai cittadini, a ogni uomo e donna di buona volontà. Dobbiamo ripartire dal basso, dalla gente, dai comuni.
Per questo chiedo:
¦ Ai cittadini: di protestare contro il decreto Ronchi, inviando e-mail ai propri parlamentari; di creare gruppi in difesa dell'acqua a livello localmente e regionale; di costituirsi in cooperative per la gestione della propria acqua.

¦ Ai comuni: di indire consigli comunali monotematici in difesa dell'acqua; di dichiarare l'acqua bene comune, privo di rilevanza economica; di fare la scelta dell'Azienda pubblica speciale (la nuova legge non impedisce che i comuni scelgano la via del totalmente pubblico, dell'azienda speciale, delle cosiddette municipalizzate).

¦ Agli "Ambiti territoriali ottimali" (Ato): di trasformarsi in aziende speciali, gestite con la partecipazione dei cittadini. (Oggi i 64 Ato sono affidati a spa a totale capitale pubblico).

¦ Alle regioni: d'impugnare la costituzionalità della nuova legge, come ha fatto la Regione Puglia; di varare leggi regionali sulla gestione pubblica dell'acqua.

¦ Ai sindacati: di pronunciarsi sulla privatizzazione dell'acqua; di mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell'acqua.
¦ Ai vescovi italiani: di proclamare l'acqua un diritto fondamentale umano, sulla scia della recente enciclica di Benedetto XVI, Caritas in veritate, la quale si augura che «maturi una coscienza solidale che consideri l'alimentazione e l'accesso all'acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni» (27); di protestare come Conferenza episcopale Italiana contro il decreto Ronchi.

¦ Alle comunità cristiane: di informare i fedeli sulla questione acqua; di organizzarsi in difesa dell'acqua.

¦ Ai partiti: di esprimere a chiare lettere la propria posizione sulla gestione dell'acqua; di farsi promotori di una discussione parlamentare sulla legge d'iniziativa popolare contro la privatizzazione dell'acqua, firmata da oltre 400.000 cittadini.

L'acqua è l'oro blu del 21° secolo. Insieme all'aria, l'acqua è il bene più prezioso dell'umanità.
Vogliamo gridare, oggi più che mai, quello che abbiamo urlato in tante piazze e teatri di questo paese, ben riassunto in queste parole di mons. Giovanni Marra, arcivescovo emerito di Messina: «L'aria e l'acqua sono in assoluto i beni fondamentali e indispensabili per la vita di tutti gli esseri viventi e ne diventano fin dalla nascita diritti naturali intoccabili. L'acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne illecito profitto. Pertanto, si chiede che rimanga gestita esclusivamente dai comuni organizzati in società pubbliche, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione al costo più basso possibile».




Per aderire all'appello invia un'e-mail all'indirizzo:

beni_comuni@libero.it


con la scritta: aderisco.

Fonte

Acqua Bene Comune Puglia: Rispondiamo a Boccia



Acqua Bene Comune Puglia: Rispondiamo a Boccia

(Per avere un quadro completo della situazione alleghiamo in basso i link della risposta di Boccia al nostro precedente comunicato e la sua lettera scritta al direttore di Barilive.it)

Gentile Francesco Boccia,
la ringraziamo per la sua risposta di cui leggiamo sul suo sito e su alcune testate giornalistiche.
Anche noi vogliamo, con questa nostra, fare ulteriore chiarezza e partiamo proprio dall’acquedotto pugliese oggetto del suo intervento del 2004. L’acquedotto di cui lei lamentava la cattiva gestione (e, fra le altre cose, la poca chiarezza della qualità e dei tempi di investimento) era allora (come oggi) una società per azioni a capitale pubblico da 5 anni, da quando cioè, nel 1999, il governo D’Alema aveva trasformato l’Ente Autonomo in una società commerciale disciplinata dal diritto privato.
Anche noi ci permettiamo di portare alla sua attenzione e a quella della cittadinanza alcune riflessioni.
La forma giuridica dell’impresa non è neutra ma definisce gli obiettivi di gestione. Nel caso di una società disciplinata dal diritto privato (art. 2247 c.c.), come una Spa, anche se a capitale pubblico, l’obiettivo è il profitto che sarà tanto più alto quanto più elevati saranno i ricavi (cioè il prezzo) e minori i costi. Dovunque il servizio idrico è gestito con logiche privatistiche le tariffe aumentano poiché su queste deve essere “caricato” l’utile (oltre che i costi di gestione e gli investimenti). Del resto, se il profitto è l’obiettivo di gestione, un’eventuale diminuzione dei consumi (traducendosi in una diminuzione delle entrate) determina un incremento delle tariffe come avvenuto, ad esempio a Firenze, dove il servizio idrico è gestito da Publiaqua, una SpA a maggioranza pubblica, le cui azioni sono possedute 49 Comuni e da 3 imprese private.
Lei afferma che le tariffe dell’Acqua in Puglia sono più alte di quelle della Lombardia e del Veneto. Vero. Ma questo si spiega anche con il fatto che l’Acquedotto pugliese – attingendo la risorsa dai bacini e dalle fonti della Basilicata e della Campania ubicati a centinaia di chilometri di distanza – deve sostenere (a differenza dei casi citati e di numerosi altri) dei costi superiori per l’approvvigionamento idrico dovuti, ad esempio, all’impiego significativo di energia elettrica (i dati del 2007 parlano di 70 milioni di euro) per il trasporto dell’acqua (http://www.aqp.it/portal/page/portal/MYAQP/PAGE_MYAQP_ISTITUZIONALE/PAGE_MYAQP_INFORMAZIONISERVIZI/ISTITUZIONALE_INFOSERVIZI_PUGLIA/MYAQP_INFOSERVIZI_ATO_PREZZOACQUA) . Del resto la determinazione delle tariffe del Servizio Idrico Integrato (come l’attività di controllo e la vigilanza sui servizi di gestione, nonché la determinazione dei livelli e degli standard di qualità e di consumo) – in base della normativa nazionale e regionale - spetta già all’ATO, ovvero ai Comuni consorziati che vi fanno parte (http://www.aatopuglia.it/index.aspx?area=17 ). D’altro canto non solo la ripubblicizzazione non esclude i Comuni, ma al contrario ne prevede un loro diretto coinvolgimento.
La posizione da lei espressa a favore di una gestione del servizio idrico attraverso una società per azioni e l’apertura ai privati (alla quale faceva riferimento nelle sue dichiarazioni rese alla stampa la settimana scorsa ma non nella sua lettera di risposta) non solo è dissimile ma è in assoluta contraddizione rispetto alla delibera regionale dello scorso 20 ottobre approvata all’unanimità (e, dunque, anche dal PD) nella quale - oltre a sancire l’acqua come diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato e il servizio idrico come servizio di interesse generale, privo di rilevanza economica - assume l’impegno di trasformare l’acquedotto da SpA in soggetto di diritto pubblico con partecipazione sociale (www.acquabenecomune.org/s
pip.php?article6640 ).
Il processo in corso, del resto, è in linea con quanto accade a livello mondiale ed europeo, dove sono numerosi i Paesi che hanno stabilito per legge la gestione pubblica dell’acqua e diffusi i casi di ripubblicizzazione a partire dalla Francia e da Parigi - sede delle prime due multinazionali mondiali del settore (Veolia e Suez) - che, dopo 25 anni di gestione privata, ha deciso di ripubblicizzare, incoraggiando le municipalità della regione a fare lo stesso.
Lei ci chiede se “Siamo sicuri che il tema della gestione dell'Acquedotto Pugliese debba leggersi per tramite della dicotomia: acqua bene pubblico Vs acqua bene privato”. La risposta è si.
L’acqua è sicuramente un “bene indispensabile e il relativo servizio è di pubblica utilità” ma, ancor prima, l’acqua è un bene vitale il cui accesso costituisce un diritto umano inalienabile, e tutti hanno il diritto e la responsabilità di essere informati e di decidere su come deve essere gestita e per quali obiettivi. Ci dispiace che a lei appaia surreale tale dibattito, ma a noi sembra assolutamente reale e ragionevole e riteniamo importantissimo che esso sia al centro della campagna elettorale e - visto gli ulteriori riscontri che abbiamo ricevuto a seguito alla nostra lettera (Centro Missionario Diocesano di Lecce, Medicina Democratica, Cittadinanzattiva, Associazione Libera di Taranto, Redazione del Barometro, per citare solo alcune realtà oltre ai singoli cittadini) - abbiamo ragione di credere che l’acqua e la gestione pubblica sia argomento centrale e importante per tutti cittadini. Come dice Vandana Shiva (2003), “la democrazia non è semplicemente un rituale elettorale ma il potere delle persone di forgiare il proprio destino, determinare in che modo le loro risorse naturali debbono essere possedute e utilizzate, come la loro sete vada placata, come il loro cibo vada prodotto e distribuito, quali sistemi sanitari e di istruzione debbono avere ”.
Invitiamo tutti coloro i quali vogliono esprimere la loro adesione al processo di ripubblicizzazione in corso a inviarci un messaggio all’email del Comitato (segreteriacomitatopugliese@gmail.com) e, soprattutto, ad aprire il dibattito sull’acqua bene pubblico vs acqua bene privato in tutte le sedi, nei luoghi pubblici – fisici (le piazze) e virtuali (facebook, i blog, internet) - e attraverso i mezzi di comunicazione. Invitiamo a moltiplicare i momenti di confronto su un tema che non è ideologico ma valoriale e sociale. Invitiamo a mettere al centro della campagna elettorale il dibattito sui beni comuni.

Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.

13 gennaio 2010
Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”

la precedente risposta di boccia

http://www.pdbari.it/index.php?option=com_content&view=article&id=532:francesco-boccia-in-risposta-al-comunicato-diffuso-dal-comitato-pugliese-qacqua-bene-pubblicoq&catid=45:news&Itemid=60

e anche la sua lettera scritta al direttore di Barilive.it

http://www.barilive.it/news/news.aspx?idnews=15929

“A quando una soluzione per il problema acqua a Saronno?”

Fonte





“A quando una soluzione per il problema acqua a Saronno?”
L’analisi del Partito Democratico sulla situazione idrica della città, dopo la chiusura del pozzo alla scuola Pizzigoni

13/01/2010

Saronno - Pubblichiamo l'intervento del coordinamento del Pd di Saronno, sulla situazione acqua dopo le polemiche della scorsa estate quando vicino alla scuola Pizzigoni nel pozzo della rete idrica venne trovata una presenza di inquinanti:

L'acqua è diventata uno dei problemi più seri di Saronno: in molte zone oramai scarseggia. La questione è complessa. Da una parte ci sono le novità che influiscono sul futuro, dall'altra le azioni che sono state finora intraprese che danno adito a molte perplessità e assegnano responsabilità ben precise: il centro destra in questi anni è stato assente!

L'apertura ai privati
La recente approvazione della riforma dei servizi pubblici, da parte del Governo (art.15 del D.Lgs 135/09), ha aperto ai privati la possibilità di gestire la distribuzione dell'acqua. La proprietà degli impianti rimarrà pubblica mentre la distribuzione dovrà essere assegnata a nuove società totalmente private o miste, con i privati almeno al 40%, per garantire efficienza e qualità. Servirà un puntale controllo, da parte dei Sindaci e di tutti noi, perché in Italia si sono già verificati casi di aumenti ingiustificati delle tariffe all'ingresso delle società private, tese esclusivamente a fare utili.

La situazione provinciale
L’Ambito Territoriale Ottimale è la nuova autorità provinciale per la gestione complessiva dei servizi idrici. L'ATO Varese ha recepito che l'acqua in Provincia non sarà privatizzata, i tubi resteranno di proprietà dei comuni attraverso la costituzione di una società patrimoniale. Sulla gestione della distribuzione e su come il ricavato delle bollette verrà diviso fra pubblico e privato la situazione è molto ingarbugliata. Tra due anni verrà attivata la nuova gestione. L’unica cosa certa sono i rincari delle tariffe che, sulla carta, dovrebbero dare la possibilità di nuovi investimenti sulla rete idrica. Ma la situazione va affrontata in tempi stretti.

I pozzi di Saronno
Degli otto pozzi pubblici presenti a Saronno, attualmente ben due sono chiusi: via Miola-Parini per superamento dei limiti di tricloroetilene e tetracloroetilene; via Porta per il superamento dei limiti di nitrati. Per quanto concerne i nitrati, altri due pozzi sono vicinissimi al limite di chiusura, via Miola 79/81 e via Maestri del Lavoro (analisi Agosto ‘09, le ultime leggibili dal sito di Saronno Servizi). Il problema dei nitrati, dannosi soprattutto per i bambini, nasce generalmente da un uso eccessivo dei fertilizzanti in agricoltura, dalla dispersione nel sottosuolo di scarichi civili e dalle perdite, talvolta notevoli, delle reti fognarie. La trielina nell'acqua è una grave anomalia che si può ricondurre alla presenza di siti industriali che hanno usato questi solventi per le proprie lavorazioni (concerie e tintorie). Qualche dubbio sulle aree industriali dismesse di Saronno nasce.

Il contributo dei cittadini e le inadempienze degli enti preposti
I genitori e il Preside della scuola elementare Pizzigoni, con il supporto dei medici pediatri, hanno denunciato il modo in cui l’ASL ha svolto il suo compito istituzionale di tutela della salute, richiedendo azioni più rigorose, informazioni tempestive e che si ricercasse l’origine della contaminazione da trielina. Il gruppo “Donne per cambiare” ha consegnato al Commissario la petizione popolare “Salviamo l'acqua” con cui 661 cittadini di Saronno hanno chiesto al futuro Sindaco e Consiglio comunale di riconoscere “l'acqua come bene comune” e il servizio idrico, quale “servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e senza scopo di lucro”. Luciano Porro, ha firmato la petizione per attestare il proprio impegno a modificare lo Statuto del Comune, come da richiesta della petizione.

Un altro contributo è arrivato dal Partito Democratico: a fronte di un'inaccettabile latitanza del Comune ha presentato una interrogazione in Provincia denunciando la situazione del pozzo di via Miola/Parini sollecitando un intervento per fare chiarezza sulle cause della contaminazione e sulla verifica di eventuali responsabilità. La risposta dell'Assessore all'Ambiente provinciale è arrivata ad inizio dicembre, con l'elencazione di tutte le azioni ed i provvedimenti adottati dagli enti preposti: il 7 luglio l'ARPA consegna a Comune di Saronno e Provincia le analisi relative all'eccesso di trielina nel pozzo di via Miola; nello stesso giorno Saronno Servizi chiude il pozzo; il 10 settembre la Provincia chiede al Comune di Saronno di indagare individuando i siti inquinanti nel raggio di 1 km dal pozzo; il 13 ottobre il Comune dà inizio alla ricerca in tutto il territorio comunale; infine il 18 novembre i tecnici presentano in Provincia le risultanze dell'indagine.

Alcune domande spontanee
Ma fino alla comunicazione dell'ARPA del 7 luglio è possibile che il Comune non sapesse nulla dei valori eccessivi di trielina, visto che da tempo erano comunque altissimi, tanto che i bambini della scuola Pizzigoni non potevano più bere acqua di rubinetto? Chi ha deciso di mantenere attivo fino a luglio un pozzo inquinato? L'ASL ha recentemente dichiarato che la trielina superava i limiti di legge già nel 2005; si doveva aspettare fino al 13 ottobre 2009 perché qualcuno desse inizio alla ricerca delle cause di tale inquinamento? Considerando che per legge “chi inquina paga”, come mai non si è da subito verificata la situazione nelle ex aree industriali, principali indiziate nella vicenda? Non scordiamo che la legge 152, che prevede l'analisi ambientale di tutte le aree potenzialmente inquinanti, è del 2006. Nulla si sa rispetto a come sono state fatte le ricerche e al loro esito. Non è un buon segno. L'Amministrazione Comunale ha ripetutamente dichiarato, negli anni, che l'acqua era sotto costante controllo, che i cittadini dovevano stare tranquilli. I fatti hanno dimostrato il contrario. Infine, in Comune si parla già di ingenti stanziamenti, un mutuo di 450.000 €. per la realizzazione di uno o due nuovi pozzi. Tutto ciò senza sapere in quali condizioni sono le nostre falde. Vogliamo essere più informati, più coinvolti, considerato che alla fine saremo noi, cittadini, a pagare, come al solito. Non sappiamo neppure se è stata, in alternativa, valutata la scelta forse più vantaggiosa di acquistare l'acqua dai paesi limitrofi, oppure se è preferibile stanziare quel denaro per ridurre le perdite delle condotte e gli sprechi da errato utilizzo. L'unica certezza è che in estate il consumo d'acqua aumenterà. Come faremo tra pochi mesi? Nel mezzo ci sono le elezioni, ormai alle porte. Per i cittadini c'è la possibilità di presentare il conto.

No alla privatizzazione dell’acqua a Fagnano Olona

Fonte

No alla privatizzazione dell’acqua a Fagnano Olona


Nel Consiglio Comunale del 21-12-2009, il gruppo Progresso e Solidarietà ha chiesto alla maggioranza che il comune di Fagnano Olona si adoperi presso la regione per contrastare quanto stabilito dall’ Articolo 15 del Decreto Legge 135/09 (il cosiddetto Decreto Ronchi), articolo che di fatto imporrà agli enti locali, a partire dal 31-12-2010, la privatizzazione dell’acqua.

La maggioranza ha votato contro questa mozione, mozione che noi invece, essendo a favore dell’acqua pubblica, condividiamo in pieno.

Questo perchè negli ultimi anni il numero di comuni italiani che hanno effettuato una privatizzazione dell’acqua ha subìto un forte incremento, e nella maggior parte dei casi l’esperienza non è stata piacevole: ad un notevole aumento dei costi (emblematici i casi di Firenze ed Arezzo, in cui il costo dell’acqua è quattro volte quello di Milano) raramente sono corrisposti un miglioramento del servizio o un ammodernamento delle infrastrutture.

Ciò ha fatto sì che, in tutta Italia, siano in atto varie mobilitazioni per ripubblicizzare l’acqua, e che in rete si possa trovare molto materiale che descrive questa problematica molto meglio di quanto possa essere fatto in questo blog: consigliamo innanzitutto la visione del video ad inizio post (qui potete trovare la trasmissione completa), e segnaliamo qualcuno dei link più significativi che, ad oggi (si parla di una situazione in continua evoluzione), si trovano in rete:
- 400.000 firme raccolte per una Legge di Iniziativa Popolare
- Acqua: Regione Puglia Ripubblicizza e Annuncia Ricorso a Consulta
- Exit LA 7 – 01 Aprile 2009 – L’acqua privatizzata (video)

e, soprattutto, il sito del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, il cui link è disponibile anche sulla barra laterale di questo blog nel riquadro “Campagne”:
- http://www.acquabenecomune.org/

Questa mole di informazioni e di esperienze dovrebbe essere più che sufficiente per comprendere l’importanza di mantenere l’acqua pubblica nel proprio comune; per quello che ci riguarda, valuteremo quali altre azioni intraprendere nelle prossime settimane per centrare questo obiettivo.


Per l'acqua bene Comune

Fonte







Per l'acqua bene Comune


La Regione Piemonte non se ne lava le mani e impugna davanti alla Corte Costituzionale l’articolo 15 della legge 166/2009, recante disposizioni in materia di servizi pubblici.


Il provvedimento e’ stato adottato il 14 dicembre dalla Giunta regionale su proposta della presidente Mercedes Bresso e degli assessori all’Ambiente Nicola De Ruggiero.


In pratica si ritiene che l’art. 15 della legge 166 rappresenti una “riduzione dei diritti fondamentali dei cittadini”, in violazione all’articolo 3 della Costituzione.

Continuano nel frattempo in tutta Italia le approvazioni nei consigli comunali di ordini del giorno, delibere e modifiche statutarie che testimoniano una sensibilità bipartisan da parte di ormai centinaia di sindaci e amministrazioni comunali sparsi nel Paese.

Chiediamo a tutti i sindaci che ancora non l’avessero fatto di inserire all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale una delibera che dichiari l’acqua un bene comune dell’umanità e non una merce da svendere sul libero mercato, seguendo il link sotto come esempio.

Chiediamo al Governo nazionale e al Parlamento di tenere conto della volontà delle comunità locali e di abrogare quindi l’articolo 15 della Legge 166/2009.

Copenhagen, 07-18 Dicembre - Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici

Fonte




Copenhagen, 07-18 Dicembre
Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici
I movimenti sostengono: "Cambiare il sistema, per cambiare il clima!"


Appello dei Movimenti per l’acqua e per la difesa dei Beni Comuni

Noi, Movimenti di Water Justice provenienti da ogni parte del mondo, uniti da lotte comuni, tutte a difesa dell’acqua, da Cochabamba a Plachimada, Hasankeyf e Namada Valley, dalla Colombia al Sud Africa e alle Filippine, e spronati dagli impegni che abbiamo assunto collettivamente con le Dichiarazioni del Forum Alternativo dell’Acqua di Mexico City (2006) e di Istanbul (2009) [...]

chiediamo che

  • i Governi partecipanti alla Conferenza di Copenhagen sul Clima (7-18 dicembre 2009) mettano l’acqua all’ordine del giorno dei lavori. Un accordo mondiale sul clima deve contenere regole e principi di equità, sostenibilità e democrazia per la salvaguardia dell’acqua, della terra e della salute dei nostri ecosistemi.
  • Adottino un approccio eco sistemico di adattamento e mitigazione per proteggere gli ecosistemi e di conseguenza costruire una resilienza climatica di lungo termine e mantenere la salubrità di ecosistemi idrici potabili.
  • Diano vita a un gruppo di lavoro che predisponga un Accordo Mondiale sull’Acqua vincolante per tutti i Paesi, sotto l’egida delle Nazioni Unite, da presentare e approvare entro la fine dei negoziati nel 2012.
  • Tramite l’Assemblea delle Nazioni Unite, sulla base delle conclusioni della Conferenza di Copenhagen, venga istituita un’Agenzia Mondiale dell’Acqua che sostituisca l’illegittimo World Water Forum. Tale Agenzia deve essere un vero e proprio strumento per l’azione e cooperazione globale nel campo delle risorse idriche, indipendente dai grandi interessi finanziari, economici e commerciali privati, e dotata di poteri adeguati per la prevenzione e soluzione dei conflitti.
    Leggi tutto...

E’ possibile sottoscrivere l’appello qui

Per leggere il programma del controvertice dei movimenti "Klimaforum 09" cliccare qui

Breve riassunto del quadro politico e delle realtà di movimento che saranno presenti a Copenaghen nelle giornate del vertice

Roma, 16 dicembre ore 10.00 - Presidio sotto la sede di Acea: "Da Copenhagen a Roma: cambiare il sistema, per cambiare il clima!"

Repressione a Copenhagen di Naomi Klein

Siti Utili:


____________________________________________________________________

Proposte per la ripubblicizzazione dell’acqua:
il servizio idrico integrato è un servizio
pubblico locale privo di rilevanza economica

Ripubblicizziamo l’acqua a partire dagli Enti Locali

Come Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua abbiamo predisposto alcune proposte per poter dare inizio ad un percorso di ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato a partire dagli Enti Locali più vicini al cittadino, cioè i Comuni, anche alla luce della recente approvazione dell’art. 15 del decreto 135/09.
Pertanto di seguito si trovano:

Inoltre è stato definito un possibile percorso di ripubblicizzazione del SII alla luce dell’approvazione dell’art. 15 Dl 135/09.

Leggi il parere della Corte dei Conti (Sezione Regionale di Controllo per la Lombardia) in merito all’ambito di applicazione dell’art. 23bis, Legge 6 agosto 2008, n. 133: "[...] non è possibile individuare a priori, in maniera definita e statica, una categoria di servizi pubblici a rilevanza economica, che va, invece, effettuata di volta in volta, con riferimento al singolo servizio da espletare, da parte dell’ente stesso [...]"

L’elenco delle delibere approvate e in fase di discussione

La Regione Puglia ripubblicizza l’Acquedotto Pugliese

Per approfondimenti cliccare qui

“Donne per cambiare” in difesa per l’acqua

Fonte





“Donne per cambiare” in difesa per l’acqua
Il gruppo ha consegnato al Commissario Prefettizio
la petizione popolare “Salviamo l'acqua” con oltre 600 firme

21/12/2009

Saronno - Il gruppo “Donne per cambiare” ha consegnato oggi al Commissario Prefettizio dott.ssa Giuliana Longhi la petizione popolare “Salviamo l'acqua” con cui 661 cittadini di Saronno hanno chiesto al futuro Sindaco e al futuro Consiglio comunale di riconoscere l'acqua come bene comune e il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e senza scopo di lucro.
Le “Donne per cambiare” di Saronno, accomunate dalla consapevolezza dell'importanza dell'acqua come diritto universale, nonché dalla necessità di una sua salvaguardia per l'ambiente e per le generazione future, hanno indetto questa petizione popolare per “contrastare le conseguenza derivanti dall'eventuale applicazione dell'art.15 del D.L 135/09 che muove passi decisi verso la privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici”.

“La raccolta delle firme è avvenuta in un clima di grande e coinvolgimento – raccontano dal Gruppo -. I saronnesi che si sono avvicinati ai banchetti della raccolta firme, hanno anche manifestato il desiderio di partecipare attivamente alle decisioni politiche intese come gestione del bene comune, consapevoli che ogni scelta fatta dall'alto e non condivisa dai cittadini può ricadere negativamente compromettendo la qualità della vita quotidiana di ciascuno. Ci sembra inoltre utile segnalare che proprio in questi giorni la vicina Francia ha messo in discussione la privatizzazione dell'acqua riproponendola come bene pubblico”.


Una lettera dal futuro: un cittadino spiega la privatizzazione dell'acqua a una senatrice

Fonte



Una lettera dal futuro:
un cittadino spiega la privatizzazione
dell'acqua a una senatrice


Questa settimana la Camera dei deputati sarà chiamata a discutere e votare il decreto legge numero 135/2009, quello che sancisce la privatizzazione dei servizi pubblici, tra cui il servizio idrico integrato. Il Forum italiano dei movimenti per l'acqua, così, ha invitato tutti gli attivisti italiani per l'acqua “bene comune” ad inviare e-mail ai parlamentari, chiedendo un voto di coscienza contro la privatizzazione.

In risposta al mail bombing, la senatrice del Pd Marilena Adamo ha inviato una lettera rivendicando l'opposizione del Partito democratico che, a suo avviso, è stata “dura”. L'Adamo cita l'emendamento che sancisce la proprietà pubblica dell'acqua, di cui ha scritto a sproposito anche Rumiz su Repubblica, e il cui intento -come abbiamo già scritto- è solo quello di deviare l'attenzione dal problema reale, la privatizzazione della gestione.

Alla Adamo risponde Alberto De Monaco, attivista del Comitato acqua pubblica di Aprilia, la cittadina laziale famosa per essere uno dei laboratori della privatizzazione. Alberto si definisce “uno che viene dal futuro”, e dal suo osservatorio privilegiato nel Sud del Lazio spiega ciò che potrebbe accadere nei prossimi 12 mesi in tutta Italia.

***

Al “Forum italiano dei movimenti per l'acqua”

A tutti i cittadini che hanno scritto ai Senatori della I Commissione

Roma, 12 novembre 2009

Negli scorsi giorni noi parlamentari abbiamo ricevuto tantissime vostre e-mail che ci segnalavano lo sdegno dei cittadini per il provvedimento del Governo che di fatto rende più concreto il processo di privatizzazione di un bene pubblico fondamentale: l'acqua.

Peraltro il Governo ha fatto tutto questo inserendo una norma in un decreto legge che parla di tutt'altro, piuttosto che affrontare in Parlamento una seria e aperta discussione della riforma dei servizi pubblici locali. Da tempo, infatti, giacciono sia alla Camera che al Senato dei progetti di legge di iniziativa parlamentare in cui si affronta la questione in maniera organica e strutturata. Invece il Governo, per la quarantacinquesima volta dall'inizio della legislatura, ha scelto la via più semplice, e più opaca rispetto alla pubblica opinione, del decreto-legge.

Come sapete in quel contesto si trattava di INCLUDERE l'acqua nell'elenco dei servizi esclusi dall'applicazione della modalità privatistica di gestione e affidamento (criticabile anche per altri aspetti), com'è stato fatto per energia e trasporti regionali, che hanno una normativa diversa ad hoc. Non si è voluto fare, parificando di fatto l'acqua a qualsiasi altro servizio, ad esempio lo smaltimento rifiuti. Il che risulta ancora più paradossale perché in sede europea e internazionale si sta tornando indietro, rispetto alle scelte più spinte di liberalizzazione, proprio sull'acqua. L'opposizione del gruppo del partito Democratico è stata dura. Abbiamo presentato numerosi emendamenti sia soppressivi che migliorativi, purtroppo incontrando solo un muro di chiusura da parte del Governo, che non ha accettato neppure la costituzione di un'Authority nazionale.

Siamo riusciti però, ed è un piccolo ma importante risultato, a fare accogliere un punto di principio cui appellarsi in fase applicativa, che riafferma “...piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche, in particolare in ordine alla qualità e prezzo del servizio, in conformità a quanto previsto dal decreto legislativo 152 del 2006, garantendo il diritto alla universalità ed accessibilità del servizio” (grassetto nostro).

Ora il testo è alla Camera e, visto anche l'approssimarsi della scadenza del decreto (24 novembre), sarà ancora più difficile, ma non per questo verrà meno il nostro impegno, forti anche del vostro contributo.

A tutti voi un cordiale saluto

Sen. Marilena Adamo, Segretaria I Commissione Affari Costituzionali - Senato della Repubblica

Gruppo Partito Democratico


***


Egregia senatrice,

le risponde uno che viene dal futuro: noi a Latina siamo in piena privatizzazione ormai da 7 anni. Ad Arezzo anche di più. Le scrivo usando quel poco di tecniche finanziarie ed economiche apprese sul “campo di battaglia”: la proprietà pubblica delle acque è fuori luogo, quindi nulla di nuovo all'orizzonte;

per quanto riguarda la tariffa, è la volontà del privatizzatore che esige che queste le faccia il pubblico. La tecnica è: io, privato, con le tariffe che voi ci dite di applicare non ce la faccio; i Comuni ci hanno presentato una situazione che da gestire è più difficile del previsto; le reti sono peggio del previsto, piove e l'acqua è torbida, etc, etc. Sono cose che qui da noi sentiamo da anni. Poi dicono: attenzione, qui siamo in regime di monopolio territoriale, al gestore deve essere assicurato il pareggio, ossia il pagamento dei costi. Ecco allora che tu, pubblico, che sei il responsabile di fare la tariffa (...sui dati del gestore privato che il pubblico non può avere per legge, visto che è spa di diritto privato e quindi protetta per diritto nel suo agire per fare l'interesse degli azionisti) , mi devi aumentare le tariffe se vuoi gli investimenti. Poi c'è la solita tecnica: se non vuoi che aumentiamo subito, allora noi facciamo un bel project financing, chiediamo i soldi ad una bella banca d'affari che investe sul progetto gestionale, e cosi troviamo i soldi! Il problema è che la banca d'affari non fa carità, ma profitto, e se il progetto non rende non è che dice “mi ero sbagliata”. Al gestore dice: voglio comunque che tu onori il debito. Ecco allora che il gestore (che quasi sempre fa avallare questi prestiti con le garanzie della tariffa che il pubblico deve approvare) dice: “Cari sindaci, alzate la tariffa perché il servizio va male ma noi il mutuo (con interessi alla banca) lo dobbiamo pagare”. Ho letto piani d'ambito e richieste di finanziamenti in varie parti d'Italia, e le assicuro che spesso i gestori si lamentano perché magari quest'anno il consumo dell'acqua è diminuito e quindi ci sono meno introiti, anche se il costo corrente aumenta, il costo personale aumenta. E quindi dice ai sindaci: meno incassi, costi comunque elevati, la banca chiede di aumentare la tariffa, oppure diminuire gli investimenti, oppure ancora chiede che i comuni mettano soldi pubblici per fare investimenti in nuovi impianti che poi deve dare in gestione al privato.

Insomma, si riesce a capire che questo processo si chiama con un solo nome? Mercato sul bene acqua, grandi speculatori finanziari, multinazionali, banche d'affari, etc, etc.

Mi scusi se mi dilungo, ma vede noi che veniamo dal futuro possiamo descriverle bene cosa significa privatizzazione. Per non parlare poi della cattiva politica che in queste cose ci marcia e ci abusa.

Qui da noi questo processo a nome e cognomi: legge Meta-Besson, che immagino lei conosca. Il noto ingegner Besson, dopo aver scritto la legge regionale sul servizio idrico, dividendo gli Ato del Lazio un poco come le province e senza il criterio di ambito ottimale, è passato in Enel Hydro. Di qui poi è stato chiamato come amministratore in Acqualatina spa (è ancora il vice presidente), è stato consigliere d'amministrazione in Acea Ato2 spa, e presidente della Sorical in Calabria. Mentre, per non far torto a nessuno, il presidente di Acqualatina spa è (già dal 2006) il senatore di Forza Italia Claudio Fazzone, di Fondi.

Guardi le chiedo scusa, sono molto arrabbiato e mi fa male lo stomaco a parlare delle nostre cose che vengono dal futuro, ma sentire tante sciocchezze e mezze misure su una cosa così delicata e fondamentale come la gestione dell'acqua mi fa male al cuore, alla mente e pure alla tasca!!!

Abbiate il coraggio di dire: vogliamo che i Comuni spariscono, che il pubblico non sia più capace a fare nulla (la questione del controllo è questione di lana caprina, quando non si può gestire..), che i sindaci devono arrendersi, che le comunità sono gestite in effetti dalle volontà dei vari consigli d'amministrazione (acqua, rifiuti, etc, etc,) e facciamola finita!

Con il rispetto per una persona che -come lei- accetta la discussione ed il confronto, le dico che ormai non desidero più andare a votare per sindaci e politici e spero di poter votare i vari membri dei consigli d'amministrazione. magari ho più poteri verso di loro e decido anche io qualcosa! La lascio con un'ultima riflessione: le tariffe sono tutte aumentate per quanto previsto nei piani d'ambito privatizzati, ma gli investimenti fatti sono circa la metà di quanto previsto nei contratti a gara, quindi è come se noi cittadini pagassimo la tariffa doppia! Il tutto condito con investimenti totali negli anni privatizzati, meno di quelli che faceva prima il pubblico. Si chieda perché negli Stati Uniti d'America gli enti di gestione sono tutti pubblici, e Atlanta che aveva privatizzato ha avuto una pessima esperienza. Si chieda perché Parigi torna indietro. Noi che veniamo dal futuro lo abbiamo già capito bene sulla nostra pelle!

Alberto De Monaco, Comitato acqua pubblica Aprilia

Ci hanno rubato anche l’acqua! - di Marcello Pamio

Fonte





Ci hanno rubato

anche l’acqua!
di Marcello Pamio

20 novembre 2009

Mercoledì 4 novembre scorso, dopo solo due giorni di discussione, è stato approvato il decreto-legge 25 settembre 2009, nr.135: “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee”, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 223.
Il voto in Senato è la conclusione di un iter parlamentare che dura da 2 anni, infatti il governo Berlusconi, con l’articolo 23 bis della legge 133/2008, aveva provveduto a regolamentare la gestione del servizio idrico integrato che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società, mediante il rinvio a gara, entro il 31 dicembre 2010.[1]

Quella legge è stata approvata il 6 agosto 2008, mentre l’Italia era casualmente in vacanza!
Un anno dopo, precisamente il 9 settembre 2009, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge (l’accordo Fitto- Calderoli), il cui articolo 15, modificando l’articolo 23 bis, muove passi ancora più decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici.[2] Il Pd, che è sempre stato piuttosto favorevole alla privatizzazione dell’acqua, ha proposto nella persona del senatore Bubbico, un emendamento compromesso: l’acqua potrebbe essere gestita dai privati, ma la proprietà resterebbe pubblica…[3]

Tale vergognoso decreto, passato con la fiducia ieri, da effettivamente il via libera alla privatizzazione dei servizi pubblici locali.
”Leggendo (neanche troppo attentamente) la “causale” del ddl, ci si accorge di essere di fronte all’ennesima “rapina di Stato” che, sotto il vessillo della “privatizzazione forzata” imposta dalla Ue, in realtà nasconde un bisogno di energie economiche per far quadrare i debiti con l’Europa”. [4]
“Le disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari... si traducono in bisogno di denaro per il governo italiano. Nessun diktat europeo impone la privatizzazione dell’acqua, anzi...”
”Risoluzione europea 11 marzo 2004, “Strategia per il mercato interno, priorità 2003- 2006 , al paragrafo 5 cita: “Essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”.[5]

Le stesse norme verranno ribadite nel IV° forum mondiale sull’acqua nella Risoluzione europea 15 marzo 2006, che al paragrafo 1 dichiara: “l’acqua è un bene comune dell’umanità e come tale l’accesso all’acqua costituisce un diritto fondamentale della persona umana; chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l’accesso all’acqua alle popolazioni più povere entro il 2015 .

L’emendamento che prevede l’affidamento della gestione dei servizi idrici locali ai privati, è il 15.504 e vede la firma del senatore piddino Bubbico.
Malgrado Bubbico in Senato abbia osannato il successo del Pd nella firma del ddl, sostenendo: “Grazie a un emendamento del Pd è stata scongiurata la privatizzazione dell’acqua, bene indispensabile, di primaria importanza per tutti i cittadini”, leggendo lo stesso emendamento si scopre la “truffa”. “Tutte le forme di affidamento della gestione del servizio idrico integrato [...] devono avvenire nel rispetto dei principi di autonomia gestionale del soggetto gestore e di piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche [...]”.

Che in soldoni vuol dire: servizio autonomo affidato ai privati e proprietà pubblica della risorsa, ossia l'acqua. L'emendamento 15.504, un provvedimento quindi di privatizzazione dei servizi pubblici, avallato dal Pd, è stato respinto solo dall'Italia dei Valori e da tre senatori del Partito democratico (Marinaro, Zanda e Nerozzi), voti favorevoli di Udc, Pdl, Lega Nord e Pd, in questa "originale coalizione istituzionale" fautrice del nuovo principio: l'acqua un bene privato del mercato.
I partiti hanno criminalmente reso l’acqua un bene privato!

Come vedete, gli avvoltoi, indipendentemente dal colore partitico, rimangono sempre e solo degli avvoltoi, stipendiati, in questo caso, direttamente dalla lobbies delle bollicine.
Il mercato dell’acqua in Italia è un mercato molto interessante, per via degli 11 miliardi di litri di acqua minerale bevuti ogni anno. Stiamo parlando di circa 5 miliardi di euro di fatturato per i soliti noti.
Con simili numeri è possibile corrompere e/o convincere chiunque.
Il rapporto dei prezzi tra acqua minerale in bottiglia e “l’acqua del sindaco” (da ieri non più del primo cittadino, ma dei privati) ha dell’incredibile: un litro di acqua minerale costa mediamente 0,35 - 0,40 euro, contro 0,001 euro dell'acqua del rubinetto.

La grande truffa dell’acqua in bottiglia
(tratto da www.trekking.it/it/articoli/La-grande-truffa-dell'acqua-minerale_2503.html )

Fino a qualche anno fa, le “acque minerali” dovevano comunque sgorgare da fonti certificate, monitorate, e con caratteristiche dell’acqua almeno particolari rispetto alla semplice acqua potabile.
Poco importa se, anche in questo caso, si potrebbe configurare quantomeno l’appropriazione discutibile, ancorchè tollerata dalle normative, di un bene che appartiene a tutti i cittadini, poichè le acque sotterranee fanno parte del demanio pubblico.

Le aziende private che sfruttano le falde acquifere potabili, infatti, pagano alla collettività un irrisorio “canone di coltivazione”, a fronte della concessione, spesso permanente, di un bene pubblico. In pratica, gli amministratori che dovrebbero gestire, e non svendere il patrimonio collettivo, lo hanno invece“regalato” alla speculazione delle multinazionali.
Se nella legislazione italiana “il quadro normativo stabilisce che le risorse idrominerali sono un bene pubblico, fanno parte del patrimonio indisponibile delle regioni e il loro uso deve essere improntato all'interesse pubblico”, non si capisce come sia possibile che in calce alle concessioni “regalate” ad alcuni famosi marchi di acqua minerale figuri la scritta “perpetua”: significa che alcune multinazionali accumulano miliardi vendendo l'acqua di tutti, per sempre, come la San Pellegrino (Nestlé), che fino al 2002 pagava 5 milioni e 270 mila lire all'anno per la concessione; in rapporto, quasi stupiscono i 33 milioni e 464.500 lire (sempre dati 2002) sborsati per imbottigliare la Levissima (ancora Nestlé).

Sempre Nestlè (che vende nel mondo 19 miliardi di litri d’acqua), ha in concessione lo sfruttamento delle fonti di Pejo, in Trentino, da cui estrae e imbottiglia 110 milioni di litri/anno (con un ricavo di circa 35 milioni di euro/anno), e attualmente paga al Comune di Pejo una tassa di concessione di 30.000 euro l’anno.
Oggi, almeno sulla carta, le aziende che sfruttano l’acqua sono soggette a una minima tassa di 0,0005 euro al litro, ma solo sul prodotto imbottigliato; tanto per fare un esempio, in Lombardia (la regione più ricca di fonti e sorgenti) vengono imbottigliati 3 miliardi di litri d’acqua, ma altri 7 miliardi vengono sprecati nelle fasi di lavorazione.

La truffa, però, è ben altra, e sconvolgente: oggi, spesso, nelle bottiglie di plastica in vendita sugli scaffali dei supermercati, o sui tavoli di pizzerie e ristoranti, si trova “acqua microfiltrata”, pagata a prezzo dell’acqua minerale, ma altro non è che acqua del rubinetto, la stessa che esce da quelli delle nostre case, messa in bottiglia e ricostituita con l'aggiunta di anidride carbonica e sali minerali.
Nel mondo, l'azienda leader nella vendita di “acqua del rubinetto” è la Coca Cola , che la imbottiglia soprattutto per i paesi del terzo mondo, privati dell'acqua come bene comune.

Con risvolti curiosi, se non fossero tragici: l'acqua Dasani (Coca-Cola), prelevata dall’acquedotto pubblico della contea di Kent e commercializzata in Gran Bretagna, con un aumento del prezzo di 3.166 volte rispetto al costo di origine, è stata ritirata dal mercato perchè, nonostante uscisse pura dal rubinetto, come certificato da numerose perizie, una volta imbottigliata diventava potenzialmente pericolosa perchè addizionata con una elevata percentuale di bromato, nota sostanza cancerogena.

Campagna nazionale "SALVA L’ACQUA" del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
www.acquabenecomune.org

Testo ufficiale del decreto - Parlamento, www.parlamento.it/parlam/leggi/decreti/09135d.htm


[1]Zanotelli: acqua pubblica è agli sgoccioli. Come si privatizza un bene comune”, Corriere del Mezzogiorno 12 novembre 2009
[2] Idem
[3] Idem
[4]Acqua: la privatizzazione non è un diktat europeo”, tratto da Rinascita 10 Novembre 2009, Enea Baldi
[5] Idem

Privatizzazione dell’acqua - di Francesco Gesualdi

Privatizzazione dell’acqua
di Francesco Gesualdi

2 dicembre 2009

Mentre Giulio Tremonti dava lezione all’università di Shangai e stupiva i capi del partito comunista cinese con le sue bordate contro il mercatismo e lo strapotere bancario, a Roma il Parlamento italiano, sotto ricatto dell’ennesima fiducia posta dal governo di cui Tremonti è ministro, approvava il cosiddetto decreto Ronchi che fissa un altro pesante paletto sulla strada della privatizzazione dell’acqua. Un decreto di difficile lettura, zeppo com’è di rimandi a leggi precedenti e di vocaboli astrusi, incomprensibili perfino ai parlamentari che l’hanno votato. L’unica cosa certa gli scopi: da una parte mettere in riga i comuni che si ostinano a gestire l’acqua tramite società a totale capitale proprio, dall’altra assicurare alle imprese private margini d’affari più ampi.

Il tutto tramite due provvedimenti chiave: decadenza al dicembre 2011 di ogni contratto di affidamento stipulato con società formate al 100% da capitale pubblico, a meno che non cedano il 40% del loro capitale; decadimento al dicembre 2012 di ogni contratto di affidamento stipulato con società miste, pubblico-privato, quotate in borsa, a meno che la quota di capitale pubblico non scenda sotto il 30%. “Basta con situazioni in cui ogni comune fa come vuole – sembra dire il decreto – d’ora in avanti tutti devono uniformarsi allo stesso metodo di gestione.” Per la verità i regimi previsti sono due:

1. affidamento dell’acquedotto a una società scelta tramite gara, vince quella che indipendentemente dalla sua formazione del capitale e la sua nazionalità, offre condizioni più vantaggiose;

2. affidamento dell’acquedotto a società di proprietà dei comuni, a condizione che la partecipazione venga allargata a un partner privato scelto tramite gara. Al privato deve essere garantita una quota di partecipazione non inferiore al 40% e l’affidamento dei compiti esecutivi.

Dunque, da un punto di vista strettamente societario, il pubblico non è ancora stato estromesso del tutto, ma da un punto di vista della gestione è stata affermata in via definitiva la logica dell’azienda privata. Quella logica da mercante secondo la quale si vende senza nessuna considerazione sociale e si scarica in tariffa ogni spesa, comprese quelle per investimenti. Tant’è le associazioni dei consumatori hanno subito lanciato l’allarme: col nuovo regime le tariffe aumenteranno mediamente del 30%. Se cresceranno anche in Toscana è difficile dirlo, probabilmente sì, ogni occasione è buona per ritoccare i prezzi. Ma in Toscana il nuovo provvedimento non modifica niente, già da anni l’acqua è gestita secondo i criteri previsti dal decreto Ronchi. Acque Spa, ad esempio, la società che gestisce l’acquedotto dell’ATO 2, area pisana, appartiene per il 55% ai vari comuni del comprensorio e per il 45% ad Abab (Acque Blu Arno Basso) a sua volta partecipata da Acea, GDF Suez, Caltagirone, Monte dei paschi di Siena. Al solito i comuni toscani sono stati i primi della classe in materia di privatizzazione, nonostante il loro colore politico.

Benché il panorama politico non lasci molti spazi all’ottimismo, anche i nostri amministratori locali potrebbero capire che è interesse di tutti fare uscire l’acqua dalla categoria dei beni a rilevanza economica come se fosse un pasticcino o una cravatta. Per questo è necessario tornare all’attacco per richiedere ai nostri comuni di dichiarare l’acqua un bene comune da gestire come diritto. Da cosa nasce cosa, la storia si può cambiare anche a partire dai piccoli passi.

Acqua La Santa alleanza del Nord nella battaglia delle sorgenti - di PAOLO RUMIZ

Fonte




Acqua
La Santa alleanza del Nord
nella
battaglia delle sorgenti

di PAOLO RUMIZ

8 dicembre 2009

TREVISO - Blindato "alla fonte" con voto di fiducia, il decreto sulla privatizzazione obbligatoria delle acque italiane è già impantanato in un Mekong di pronunciamenti contrari. E' una guerra che ha il suo epicentro al Nord, perché i più arrabbiati sono gli amministratori della Lega, che non perdonano ai rappresentanti in parlamento di avere votato un provvedimento che toglie loro sovranitàe potere. «L' acqua xe de noaltri», l' acqua è nostra, hanno detto chiaro a Treviso, la provincia di Luca Zaia, ministro dell' agricoltura, la più leghista d' Italia. Ed è successo l'inverosimile: il Pd all' opposizione ha presentato un ordine del giorno che rivendicava l' acqua come diritto (quindi non merce), e la maggioranza lo ha votato in cinque minuti, senza pensarci un attimo.

«Non si è quasi discusso perché l' acqua è anche una matrice identitaria, dunque non si tocca» spiega Marzio Fàvero, assessore alla cultura di una provincia che tra Piave, Brenta, golene, risorgive, marcite, canali e "canalassi" sembra una carta assorbente. A Roma non hanno capito che non si metteva in discussione semplicemente un bene, ma qualcosa di più complesso: un simbolo.

Acqua, terra, sangue: su queste cose la Lega non la governa nessuno. E così ecco il ribaltone delle alleanze, un segnale forte per le elezioni regionali del prossimo anno, dove Lega e Pdl sono già ai ferri corti per la scelta del governatore. «Abbiamo intercettato i malumori dei sindaci e così ci abbiamo provato», fa Lorenzo Biagi dell' Ulivo, primo firmatario del documento. Ed è andata come è andata. Così accade che dal confine francese a quello con la Slovenia il fronte del «no» si rafforza senza riguardo per gli schieramenti. Forte della sua specialità di statuto, la Valle d' Aosta - a due settimane dal voto in parlamento- ha risposto classificando l' acqua nella sua normativa regionale come "bene privo di rilevanza economica", sul quale, di conseguenza, diventa impossibile operare privatizzazioni. Il Trentino ha in canna il proiettile di un ricorso di costituzionalità contro il voto parlamentare; a Bologna la Cgil ha indetto per l' 11 dicembre una manifestazione dove primeggia il tema dell' acqua; a Torino si raccolgono firme per chiedere al Comune di dire "no". A Belluno si raccolgono firme per cambiare gli statuti comunali; e la provincia di Udine, retta dalla Lega, ha dichiarato di opporsi alle multinazionali rivendicando il diritto a servizi gestiti «in loco». Ma il malessere più forte viene dalla Lombardia, dove alla perplessità nei confronti del decreto Ronchi si è aggiunta, pochi giorni fa, la batosta della Corte costituzionale che ha bocciato una legge fortemente voluta dal presidente Formigoni: quella che tentava di affidare ai privati la sola erogazione dell' acqua (leggi i contatori, un' operazione di pura rendita), lasciando alla mano pubblica le rogne e gli oneri, cioè la manutenzione straordinaria e gli indilazionabili investimenti per l' ammodernamento della rete. A Pavia, la provincia-pilota, era già partita la gara il 20 ottobre, ma due giorni fa è arrivata la tegola che ha seminato smarrimento in tutta la regione, ridando fiato al fronte del "No" contro il decreto ministeriale. Gli ambiti territoriali di Cremona, Varese, Como e Lecco, che dovevano mettere in gara le loro reti subito dopo l' esperimento pavese, ora non sanno che pesci pigliare, mentre il servizio acque della Regione guidato da Raffaele Tiscar (ex Lyonnaise des Eaux) insiste perché si parta lo stesso, a prescindere dal "niet" dell' Alta Corte. La partita è grossa, gli appetiti non sono da meno, vista la corposità del business-bollette. Ma ora che la macchina s' è inceppata, i sindaci, inclusi quelli della Lega Nord, chiedono ad alta voce di non svendere le acque lombarde, e il presidente del consiglio regionale Giulio De Capitali del Carroccio, si fa apertamente interprete del loro malumore. La torta che maggiormente ingolosisce è quella delle acque milanesi, divise fra "Amiacque", totalmente pubblica, che cura la rete dell' hinterland, e "Metropolitana Milanese", che governa il Comune capoluogo. Entrambe dovevano iniziare dal primo gennaio un processo di cessione di pacchetti azionari, ma «anche qui cresce la volontà di rivendicare l'acqua come pubblico bene», osserva l'ambientalista Roberto Fumagalli, vicino al "Contratto mondiale per l' acqua". Tanto più che i due enti sono considerati gioielli di efficienza persino dagli occhiuti osservatori di Mediobanca, che in un rapporto ufficiale li hanno classificati ben al di sopra delle Spa quotate in borsa come Hera, Acea, Iride. Fontana - un cognome che pare un programma - è il sindaco di Varese, di nome Attilio, leghista nella terra di Bossi, e ha apertamente manifestato la sua opposizione al decreto Ronchi: «Con la privatizzazione c' è il rischio che il servizio costi di più; e del resto, quando vado in Toscana, dove è già così, non faccio che sentire critiche e lamentele». Ma c' è anche il friulanissimo Fontanini, nome Pietro, altro cognome premonitore, presidente della provincia di Udine, il quale taglia corto affermando che «l'acqua è pubblica per definizione». E anche lì, nella terra che, per le sue precipitazioni abbondanti, è considerata il pisciatoio d' Italia, la Lega rivendica sul tema il più netto autogoverno. La battaglia s'incattivisce, con le Spa in trincea e i movimenti per l' acqua all' assalto, decisi ad andare a referendum popolare - rigorosamente apartitico - con la raccolta di 500 mila firme. Diventa di conseguenza tosto anche il braccio di ferro con gli utenti: in Campania la società "Acqualatina" ha tagliato le forniture alla Sesta flotta della base di Gaeta, che si era trovata di fronte a bollette ritenute eccessive. In Lombardia, la bresciana A2A ha tolto l' acqua a cinque condomini morosi, e da una settimana 150 famiglie devono approvvigionarsi a un pozzo. In questi chiari di luna di alleanze trasversali, il Pd fatalmente si spacca. A Mantova metà del partito (che ha la maggioranza in Comune) ha votato una mozione sull' acqua pubblica presentata da Rifondazione (in minoranza) e l' altra metà si è invece astenuta, per affinità alla linea privatizzatrice di Linda Lanzillotta, che a suo tempo aveva lavorato sulle reti idriche nel governo Prodi. E' guerra aperta fra l' ala "business oriented" e quella che vorrebbe spingere al referendum, con Ermete Realacci, Marina Sereni, Emanuele Fiano e Debora Serracchiani. Che senso ha privatizzare un servizio pubblico che funziona? Se lo chiede Enrico Gherghetta, Pd, presidente della provincia di Gorizia e del suo ambito idrico territoriale comprensivo di 25 Comuni. Rimasto pubblico, eroga acqua giudicata ottima a meno di un euro al metro cubo e contemporaneamente ha fatto partire investimenti per 250 milioni di euro dopo avere ottenuto (caso unico in Italia nel campo dei servizi idrici) finanziamenti della Banca Europea Investimenti a tasso ultra-agevolato, lo 0.48 per cento. «Se a casa mia no son paròn de l' acqua, quela no xe casa mia» scherza Gherghetta, che per il suo servizio non chiede un euro di gettone-presenza. Chiarisce il concetto: «Mentre gli altri si scannano su chi farà da presidente, noi non abbiamo poltrone da difendere; la nostra unica preoccupazione è la qualità». Il suo direttore generale Paolo Lanari: «Vengo dal settore privato, come tutto lo staff, ma posso testimoniare che da nessuna parte sta scritto che il pubblico non debba funzionare. Analogamente da nessuna parte sta scritto che la privatizzazione è il toccasana». Gorizia va bene, costa poco, rende, ha la fiducia delle banche e quella degli utenti. Perché cambiare? A Roma nessuno risponde.

Il governo privatizza l'acqua. L'opposizione che dice? - di Renzo Penna

Fonte




Il governo privatizza l'acqua.
L'opposizione che dice?

di Renzo Penna

27 novembre 2009

Dibattito - La fallimentare esperienza delle politiche liberiste, che sono tra le cause prime dell'attuale crisi globale, non sembra aver insegnato nulla ai governanti italiani. Così come, per quanto attiene l'acqua, non si è voluto tenere in conto le esperienze negative degli altri paesi, da ultimo testimoniate, in Francia, dal caso di Parigi che ha deciso di abbandonare la privatizzazione per tornare ad amministrare pubblicamente questa fondamentale risorsa. Mentre in Italia le parziali privatizzazioni portate avanti in alcune realtà hanno sempre comportato un aumento dei costi di gestione e delle tariffe e benefici nulli per quanto riguarda la riduzione degli sprechi e le perdite degli acquedotti

Giovedì della scorsa settimana il Parlamento ha approvato l'ennesimo Decreto del Governo che, insieme ad altre svariate norme, contiene anche la riforma dei servizi pubblici locali, compresa la privatizzazione dell'acqua. Con la legge che privatizza l'acqua si avalla la mercificazione di un patrimonio prezioso, di un bene comune il cui utilizzo dovrebbe rispondere a precisi criteri di utilità pubblica. La fallimentare esperienza delle politiche liberiste, che sono tra le cause prime dell'attuale crisi globale, non sembra aver insegnato nulla ai governanti italiani. Così come, per quanto attiene l'acqua, non si è voluto tenere in conto le esperienze negative degli altri paesi, da ultimo testimoniate, in Francia, dal caso di Parigi che ha deciso di abbandonare la privatizzazione per tornare ad amministrare pubblicamente questa fondamentale risorsa. Mentre in Italia le parziali privatizzazioni portate avanti in alcune realtà hanno sempre comportato un aumento dei costi di gestione e delle tariffe e benefici nulli per quanto riguarda la riduzione degli sprechi e le perdite degli acquedotti. Per non parlare dell'uso gravemente inefficiente delle risorse idriche in agricoltura dove vige, dal lontano 1933, una completa privatizzazione gestita dai Consorzi.

La privatizzazione, inoltre, penalizza tutte quelle gestioni pubbliche virtuose che, in Piemonte e in molte zone del Paese, stanno amministrando con un buon grado di efficienza ed economicità un bene comune che oggi il governo ha deciso di regalare alle multinazionali straniere del settore. Ricordo che nella nostra regione il costo per i cittadini dell'acqua potabile è, per mille litri, di poco superiore ad un euro e il prezzo al litro risulta, nei confronti dell'acqua minerale in bottiglia, inferiore di quattrocento-seicento volte, a seconda dei diverse marche commerciali.

Ma se l'acqua rappresenta la principale fonte di vita insostituibile per tutti gli ecosistemi, dalla cui disponibilità dipende la ricchezza ed il benessere delle popolazioni e ad oggi più di 1,4 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all'acqua potabile, è purtroppo anche vero che la comunità internazionale continua a rifiutare il riconoscimento dell'accesso all'acqua come un "diritto umano" cioè un diritto universale. Specie dopo la Conferenza Internazionale sull'acqua di Dublino (1992) essa preferisce trattare l'accesso all'acqua come un bisogno essenziale e l'acqua come un bene economico mercificabile. Ciò spiega perché la Dichiarazione ministeriale di Kyoto, approvata al 3° Foro Mondiale dell'Acqua, ha sancito che l'accesso all'acqua è un bisogno e non un diritto.
In l'Italia, poi, il sostegno al processo di privatizzazione che favorisce le politiche orientate al mercato, alla privatizzazione della gestione dei servizi idrici ed alla mercificazione dell'acqua non è solo imputabile alle posizioni della destra.

Su quest'ultimo aspetto un lettore de l'Unità ha recentemente ricordato la lettera aperta che Alex Zanotelli inviò a Walter Veltroni nel marzo 2008, in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua. In quella missiva il missionario comboniano, ricordando che Veltroni in visita alla spaventosa baraccopoli di Nairobi in Kenia si era commosso per le condizioni disumane nelle quali vivevano tanti africani e aveva promesso di portare quel grido di sofferenza nell'area della politica, lo rimprovera di essersene dimenticato. E prosegue: "Non chiedo carità, chiedo giustizia, quella distributiva che è il campo specifico della politica. E non parlo solo della fame del mondo, ma soprattutto della sete del mondo quando ti chiedo perché anche tu, nel tuo programma elettorale, hai appoggiato la privatizzazione dell'acqua. Lo sai che questo significa la morte di milione di persone per sete? Con questa logica di privatizzazione, se oggi abbiamo cinquanta milioni di morti per fame, domani avremo cento milioni di morti di sete. Sono scelte politiche che si pagano con milioni di morti. Caro Walter - conclude Zanotelli - perché non puoi proclamare che l'acqua non è una merce, ma un diritto fondamentale umano che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minimo costo possibile per l'utenza, senza essere una Spa?".
Contraddizione e pensiero debole, quello sulla privatizzazione dell'acqua, non solo di Veltroni, ma della principale formazione politica del centro sinistra, il Partito Democratico, che aveva già segnato una delle tante divisioni presenti nella compagine del secondo Governo Prodi e tuttora rappresenta, per una parte significativa dell'elettorato progressista, un elemento di critica e incomprensione sull'identità e la strategia della sinistra.

Un indirizzo che il Consiglio Provinciale di Alessandria ha seguito quando, il 20 dicembre 2004, ha approvato, con il voto favorevole della maggioranza e l'astensione dell'opposizione, l'Ordine del giorno sul "Riconoscimento dell'Acqua come Bene Comune e Patrimonio dell'Umanità" e l'accesso all'acqua potabile come "Diritto fondamentale Universale, degno di protezione giuridica".
Quella approvazione è stata, credo, una delle decisioni politicamente più impegnative assunte nei cinque anni del primo mandato della presidenza Filippi, ma, certo, con una conoscenza e una considerazione sulle conseguenze insufficiente e non adeguata da parte, sia della Giunta, che del Consiglio. Ricordo bene l'imbarazzo e i lunghi silenzi dei consiglieri dopo la relazione di presentazione del provvedimento e la difficoltà ad intervenire, in questo caso comune tra maggioranza ed opposizione. Per me comunque ha segnato, nel campo della risorsa acqua, la strada da seguire nelle responsabilità di Assessore e di Presidente dell'Autorità delle acque dell'alessandrino.

Riporto di seguito gli obiettivi che con quella decisione Presidente e Giunta provinciale si sono impegnati a sostenere e a realizzare nell'arco dei prossimi cinque-dieci anni:
A) In prospettiva locale impegna l'Amministrazione
- a riconoscere nel proprio Statuto il Diritto all'acqua;
- a impegnarsi a utilizzare, proteggere, conoscere e promuovere l'acqua come bene comune, nel rispetto dei principi fondamentali della sostenibilità integrale (ambientale, economica, politica ed istituzionale);
- a mantenere sotto il controllo pubblico il ciclo integrato dell'acqua compresi il capitale ed i servizi ad essa collegati (infrastrutture e insieme dei servizi di captazione, adduzione, distribuzione, fognature e depurazione);
- a garantire la sicurezza dell'accesso all'acqua, nelle quantità e qualità necessarie alla vita, a tutti i membri della comunità locale in solidarietà con le altre comunità e con le generazioni future: la quantità minima indispensabile alla vita quotidiana è stimata intorno ai 40 litri di acqua al giorno per persona. Tale quantità dovrà essere garantita come diritto e di conseguenza il costo essere commisurato alla necessità di mettere tutti i cittadini in condizione di poter fruire di tale diritto;
- a garantire pari accesso alla risorsa in termini di qualità e di quantità a tutti i cittadini applicando un sistema tariffario giusto e solidale, fondato sul principio di sostenibilità, sulla lotta all'abuso, su tariffe differenziate e proporzionali ai livelli di consumo;
- a contribuire alla riduzione sul territorio, e per quanto di propria competenza, dei prelievi eccessivi e sconsiderati sia in campo agricolo e zootecnico, sia industriale;
- a promuovere le forme più innovative di partecipazione dei cittadini alla definizione delle politiche dell'acqua a livello locale ed in particolare a sostenere la costituzione degli ATO dei Consigli dei Cittadini, cioè strumenti di democrazia rappresentativa, partecipata e diretta designati da organizzazioni rappresentative della società civile;
- a promuovere il ritorno dell'acqua nei luoghi pubblici, (re)introducendo "punti acqua" di ristoro, informazione e cultura nei luoghi di incontro sociale (piazze, stazioni, giardini, aeroporti, stadi...) alfine di contrastare il consumo di acqua in bottiglia, così deleterio per l'ambiente e di incentivare una nuova cultura dell'acqua;
- promuovere nell'ambito di una campagna di informazione - sensibilizzazione della Provincia sul Risparmio Idrico la divulgazione dei contenuti relativi al presente ordine del giorno.

B) In una prospettiva internazionale e mondiale:
- a destinare, per ogni metro d'acqua fatturato, una piccola percentuale, un centesimo di euro, al finanziamento di progetti di cooperazione internazionale che perseguono modelli sostenibili di gestione dell'acqua nei paesi sofferenti di penuria di acqua potabile (in attuazione dei principi esposti in Agenda 21);
- a stimolare ed incentivare lo studio di soluzioni innovative per la realizzazione del diritto all'accesso dell'acqua per tutti entro il 2020.