Il "sindaco di gomma"

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La Provincia


Un caustico volantino diffuso in paese mette
alla berlina la coalizione di maggioranza

Fumetto dell'opposizione
attacca il "sindaco di gomma"



22 novembre 2007


VENEGONO SUPERIORE (a,mad.) - L'opposizione si fa anche a colpi di satira, e non succede solo su scala nazionale. A Venegono Superiore sta infatti girando in queste ore un volantino che mette pesantemente alla berlina la coalizione di maggioranza, accusata da un gruppo di «cittadini venegonesi presenti in consiglio» (come si definiscono gli autori dalla firma riportata sul foglio) di gestire le sedute del consiglio comunale in maniera poco ortodossa. In particolare viene presa di mira la riunione dello scorso 8 novembre, quando l'assemblea civica ha affrontato diversi temi scottanti, che stanno animando il dibattito politico cittadino negli ultimi mesi.
Il volantino, dopo aver ricordato i problemi del paese, si chiude con una frase pungente: «Ritardi, lassismo, bugie, incongruenze, regalie, mancanza d'informazione, tutto emerge durante il consiglio comunale, ma il sindaco dice: tutto va bene, a termini di regolamento».
Ma è la vignetta riportata a piè di pagina l'elemento che attira maggiormente l'attenzione. Si tratta di un disegno che ritrae i consiglieri riuniti attorno a un tavolo per la discussione di rito. Gli esponenti della maggioranza assumono così le sembianze del famoso ornino di gomma, simbolo di una nota casa di pneumatici (Bibendum). Dai banchi dell'opposizione si levano nuvole di domande e affermazioni, nella vignetta la replica arriva dal sindaco che, lapidario, sentenzia: «Mi rimbalza».

Nella cassetta delle lettere

Abbiamo trovato nella cassetta delle lettere questo volantino, che molto probabilmente avrete ricevuto anche voi.
Ritenuto giusto pubblicarlo in quanto documento indirizzato ai Venegonesi e distribuito nella loro cassetta delle lettere.

Un milione di euro per cercare nuove falde

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Il “tesoretto” dovuto a maggiori entrate è stato destinato alla Seprio Servizi
per la ricerca dell’acqua «per fronteggiare eventuali crisi idriche»

Un milione di euro per cercare nuove falde

Giovedi 15 Novembre 2007

Tradate - Un milione di euro per l’acquedotto della città. È la somma parziale dell’avanzo di amministrazione che il Comune stanzierà alla Seprio servizi per la ricerca dell’acqua per fronteggiare le prorbili future crisi idriche. La somma destinata arriva da un piccolo “tesoretto” che si è ritrovato il comune in seguito a da delle maggiori entrate dell’ultimo periodo. «Questo ci permette di poter investire nell’acquedotto della città – spiega il sindaco Stefano Candiani -. Ricercare l’acqua, andare alla ricerca di nuove falde, costa, ma è necessario per evitare che in futuro si verifichino situazioni come quelle avvenute in passato. La scorsa estate è stata meno tragica del 2006, ma perché ci siamo messi in testa di evitare la crisi sistemando le perdite nell’acquedotto e pulendo i vecchi pozzi. Ora serve trovare nuovi fonti».


A proposito di sicurezza

A proposito di sicurezza

Come persone impegnate a favore di politiche di integrazione e solidarietà sociale in un territorio come quello di Varese, che è stato tra le culle della cultura razzista e xenofoba oggi così diffusa, vi chiediamo di dare spazio ad una voce che non vuole allinearsi con il clima di intolleranza che domina il panorama informativo e politico di queste settimane.
Grazie.


Ci risiamo con la caccia al mostro !
Avevamo già sentito: DAGLI al terrone, DAGLI all'Albanese, DAGLI al Marocchino, DAGLI al Cinese, DAGLI ai Rom.
Adesso tocca al rumeno - DAGLI al rumeno (una volta si diceva DAGLI al ladro).
Chi sarà di turno la prossima volta ?
Espelliamoli tutti. Rimarremo con la nostra criminalità DOC: mafiosi, bestie di satana, figli che ammazzano i genitori, genitori che ammazzano i figli, fidanzatini per bene che uccidono le fidanzate e nessun Decreto Legge potrà toglierci la paura.
La nostra è evidentemente una società malata,capovolta. Per troppi anni è stata educata a non aver più certezze. Ha visto diventare lecito l'illecito, esaltare i furbi, chiamare delinquente il clandestino e onorevole il delinquente.
La sicurezza è un risultato non un punto di partenza e non ha bisogno di leggi più restrittive. Sarebbe più utile forse che anzichè investire miliardi in armi, in expo, in feste del cinema, in campionati mondiali, ci si preoccupasse per una volta delle vere "urgenze" del paese, almeno da parte di coloro che dichiarano di operare dando priorità alla "centralità della dignità della persona, di ogni persona".
Conseguentemente si dirottasse questa pioggia di soldi sulle periferie perchè non cadano nel degrado, si impedisse che gli sfruttatori italiani DOC chiedano agli immigrati affitti impagabili o neghino loro la casa, che i giovani non si sentissero sempre e ovunque precari, che il Governo avesse il coraggio di esplorare la verità in quei drammi che restano sempre senza colpevoli (Genova, Calipari ecc.ecc.ecc.), che inchiodasse i colpevoli alle loro responsabilità anzichè promuoverli.
Si respirerebbe forse un'aria più pulita.
E' troppo volere tutto questo e pretenderlo tutti insieme dal Governo?

Filippo Bianchetti, Antonello Carai, Paolo Covacich, Gisa Legatti,
Donata Manciani, Beppe Orlandi, Alessandra Pessina, Ruffino Selmi

Siccità e carenza idrica, le proposte della Commissione Ce

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Siccità e carenza idrica,
le proposte della Commissione Ce


Negli ultimi 30 anni il numero di zone e persone colpite nell'Ue è aumentato del 20%, il costo annuo medio è quadruplicato; l'esecutivo Ue propone 7 strategie d'azione basate su risparmio idrico e sul principio "l'utente paga".

La Comunicazione 18 luglio 2007 "Affrontare il problema della carenza idrica e della siccità nell'Ue" (segnalata sulla Guue del 20 ottobre scorso) propone una chiara gerarchizzazione delle scelte idriche, integrate con le questioni energetico/climatiche ("risparmiare acqua significa anche risparmiare energia").

Le strategie proposte riguardano il prezzo dell'acqua (politiche tariffarie più efficaci), la ripartizione dell'acqua e dei fondi per il risparmio idrico, il rischio siccità (servono piani di gestione, un osservatorio Ue e un sistema di allerta rapida), nuove infrastrutture (nel rispetto della gerarchizzazione delle opzioni), tecnologie efficienti (criteri di efficienza idrica per l'edilizia, ad es.), una nuova cultura del risparmio idrico e un sistema informativo migliore.

Risposte a goccie d'Acqua

Risposte a goccie d'Acqua

Vi ricordate le nostre due lettere, la prima: "NON SOLO AGESP", del 8 Febbraio 2007, e la seconda del 22 Maggio 2007 con "ANCORA “NON SOLO AGESP”, IL COMUNE TACE", nelle quali chiedevamo chiarimenti sulla questione idrica di Venegono?

A oggi la giunta di maggioranza non ci ha ancora risposto, e dai gruppi di minoranza l’unica risposta è arrivata dal gruppo di “Venegono democratica”, che pubblichiamo.

Tuttavia, nostro malgrado, dobbiamo ritornare sulla questione Acqua, e constatare che non è cessata l’emergenza idrica, e il paese viaggia ancora con le fasce orarie.




Il movimento per l’acqua - manifestazione nazionale per il 1 dicembre

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La lotta paga! prima straordinaria vittoria del movimento per l’acqua!
adesso
costruiamo tutti insieme una grande
manifestazione nazionale per il 1 dicembre!



Care/i tutte/i del popolo dell’acqua, ad un anno esatto dal deposito del testo della nostra legge d’iniziativa popolare, che ha dato il via alla straordinaria campagna di raccolta firme, il movimento per l’acqua ottiene una prima importantissima vittoria: ieri il Senato ha approvato, all’interno del Decreto Fiscale collegato alla Legge Finanziaria, l’articolo 26-bis che introduce la moratoria.

Arriva a compimento il primo degli obiettivi del movimento per l’acqua, richiesto con forza sin dalla manifestazione nazionale del 10 marzo scorso a Palermo, approvato in prima istanza alla Camera, ma che sembrava essersi definitivamente arenato al Senato.

La costante mobilitazione dei territori di questi mesi e l’incessante lavoro di pressione sulle istituzioni a livello nazionale, hanno invece consentito di rimettere al centro dell’agenda politica l’istanza della moratoria e di giungere alla sua approvazione.

Di seguito il testo approvato, cui seguono alcune annotazioni e commenti:

Art. 26-bis.

(Disposizioni in materia di servizi idrici)

  1. Al fine di assicurare la razionalizzazione e la solidarietà nell’uso delle acque, fino all’emanazione delle disposizioni adottate in attuazione della legge 15 dicembre 2004, n. 308, integrative e correttive del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, contenenti la revisione della disciplina della gestione delle risorse idriche e dei servizi idrici integrati, e comunque entro e non oltre dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto non possono essere disposti nuovi affidamenti ai sensi dell’articolo 150 del decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152. La titolarità delle concessioni di derivazione delle acque pubbliche è assegnata ad enti pubblici.
  2. Nell’ambito delle procedure di affidamento di cui al comma 1 sono ricomprese anche le procedure in corso alla data di entrata in vigore della presente legge fatte salve le concessioni già affidate.
  3. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, predispone e trasmette alle Camere una relazione sullo stato delle gestioni esistenti circa il rispetto dei parametri di salvaguardia del patrimonio idrico e in particolare riguardo all’effettiva garanzia di controllo pubblico sulla misura delle tariffe, alla conservazione dell’equilibrio biologico, alla politica del risparmio idrico e dell’eliminazione delle dispersioni, alla priorità nel rinnovo delle risorse idriche e per il consumo umano".

Alcune annotazioni:

  • a) il decreto, per sua natura giuridica ha validità immediata; questo significa che, a partire dalla sua approvazione e per un periodo di 12 mesi, non sono possibili nuovi affidamenti;
  • b) sono vietati tutti i nuovi affidamenti a SpA di qualsiasi tipo; questo significa che non si possono fare affidamenti a SpA a capitale interamente privato, a SpA a capitale misto pubblico-privato e anche ad SpA a totale capitale pubblico;
  • c) sono bloccati anche tutti i procedimenti in corso di affidamento a qualsiasi tipo di SpA, che non siano già stati conclusi; questo significa che anche quegli ATO che hanno già deliberato la forma di gestione ma non hanno proceduto ad aggiudicazione diretta o attraverso gara non possono procedere.

Il provvedimento non interviene - e non poteva farlo- sugli affidamenti già conclusi.

Il provvedimento non interviene -e non poteva farlo- sulle aggregazioni fra società.

Per ribaltare queste situazioni, lo strumento è la nostra legge d’iniziativa popolare e la mobilitazione costante dei territori e a livello nazionale per riuscire a determinarne l’approvazione.

Il risultato fondamentale dell’approvazione della moratoria risiede nell’aver finalmente imposto un “bocce ferm e” in attesa della nuova legge quadro e comunque per almeno 12 mesi.

Bocce ferme per chi stava spingendo sull’acceleratore delle privatizzazioni, terreno aperto perché la parola d’ordine del superamento delle SpA e della totale ripubblicizzazione dell’acqua si affermi come inderogabile.

Per questo diventa ancor più importante che tutte e tutti assieme lavoriamo con le menti e con i cuori per una grande riuscita della manifestazione nazionale a Roma del prossimo 1 dicembre.

IL COORDINAMENTO NAZIONALE DEL FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA

INTERPELLANZA CON RISPOSTA SCRITTA della Lega Nord per Venegono

INTERPELLANZA CON RISPOSTA SCRITTA


MANCATA MESSA IN FUNZIONE DEL POZZO AD USO POTABILE UBICATO IN LOCALITA' VALGRASSA


II gruppo consiliare LEGA NORD PER VENEGONO

VISTA

la relazione tecnica di fine lavori per il collaudo del nuovo pozzo ad uso potabile ubicato in località Valgrassa del 13/01/2006 (da ora in poi denominata solo relazione tecnica), realizzata dal Doll. Geol. Efrem Ghezzi

CONSIDERATO CHE


nelle conclusioni della citata relazione tecnica, a pagina 4, si legge testualmente: "in relazione alle problematiche di approvvigionamento idrico tipiche del periodo estivo risulta comunque di interesse acquedottistico derivare dal pozzo una portata massima di esercizio di circa 2 litri al secondo posto che il nuovo pozzo "consentirebbe j soddisfacimento del fabbisogno medio çjiomaliero di circa 600 abitanti con dotazione di 260 litri a! giorno per abitante" e che pertanto "risulta di interesse completare l'equipaggiamento del pozzo"


CONSIDERATO CHE


2 litri al secondo sono esattamente quanto prelevato, nei mesi scorsi, dall'acquedotto provinciale dell'Arnona, secondo quanto dichiarato dal Dott. Ing. Andrea Brega nello Studio idraulico di ottimizzazione funzionale della rete acquedottistica del Comune di Venegono Superiore realizzato nell'agosto 2007.


POSTO CHE


per l'approvvigionamento dall'acquedotto provinciale dell'Arnona, era stata stanziata a bilancio la somma di € 30.000,00 e che, con variazione al bilancio di previsione 2007 approvata in data 27/09/2007, è stato deliberata una maggior spesa per € 20.000,00=, stanziando così per l'anno 2007 la somma complessiva di € 50.000,00


CONSIDERTO ALTRESI' CHE


l'acqua pescata dal pozzo realizzato in Valgrassa è sempre risultata inodore ed insapore, di buone caratteristiche qualitative e chimicamente potabile come da certificato n. 168/06 rilasciato dal laboratorio analisi chimiche Dealab


VISTA

la determinazione n. 271 del 28/06/2007 del Comune di Venegono Superiore dalla quale sì evince che l'importo complessivo del progetto per il pozzo in Valgrassa è risultato essere di €. 179.906,15= e che la somma occorrente per il completamento del pozzo (opere elettriche, allacciamento Enel, tubazioni per allacciamento, etc) è stata quantificata in €. 38.327,28=


VISTA


la comunicazione del Direttore Lavori Geol. Efrem Ghezzi del 6/11/2006 con la quale si riconferma quanto già evidenziato nella relazione tecnica del gennaio 2006 ribadendo tra l'atro che la chiusura del pozzo comporterebbe operazioni onerose con nuova istallazione di cantiere e cementazione delle falde captate e che comunque l'eventuale proroga della chiusura non comporterebbe oneri aggiuntivi rispetto a quelli già preventivati.

CONSIDERATO CHE

con perizia suppletiva del 20/06/2007, la ditta appaltatrice dei lavori stimava per fa definitiva chiusura del pozzo un costo aggiuntivo di € 9.319,95=.


Tutto ciò premesso si interroga in consiglio


la S.V. per conoscere quali siano


le ragioni per le quali, nonostante le conclusioni formulate nella relazione tecnica del 1/01/2006 a firma del Direttore dei Lavori Geol. Efrem Ghezzi dalle quali emerge l'opportunità di completare l'equipaggiamento del pozzo consentendo così il soddisfacimento di circa 600 abitanti con dotazione di 260 litri al secondo per abitante, con lettera del 3110/2006 prot. n. 11001 firmata contestualmente dall'Assessore alle manutenzioni Manna e dal Responsabile dell'area tecnica Mentasti si sia espressa la volontà di non procedere alle successive fasi di completamento e di allacciamento del pozzo medesimo;


le ragioni per cui, nonostante la successiva comunicazione del Direttore Lavori Geol. Efrem Ghezzi del 6/11/2006, prot. n. 12310, nella quale si ribadisce la contrarietà alla chiusura del pozzo, questa Amministrazione abbia comunque deciso di chiudere definitivamente il pozzo realizzato in Valgrassa, sostenendo un ulteriore costo di €. 9.319,95=


CHIEDE INOLTRE


che questa interpellanza sia discussa nel prossimo Consiglio Comunale nonché di averne risposta scritta.


Venegono Superiore, 27 settembre 2007

Francesca Brianza - Lega Nord per Venegono



Nella cassetta delle lettere

Abbiamo trovato nella cassetta delle lettere questo volantino, che molto probabilmente avrete ricevuto anche voi.
Ritenuto giusto pubblicarlo in quanto documento indirizzato ai Venegonesi e distribuito nella loro cassetta delle lettere.


Mozione - Lega Nord per Venegono

MOZIONE

PESSIME CONDIZIONI IN CUI VERSA
LA RETE ACQUEDOTTISTICA
DEL COMUNE DI VENEGONO SUPERIORE


Il gruppo consiliare LEGA NORD PER VENEGONO




VISTO

lo studio idraulico di ottimizzazione funzionale della rete acquedottistica del Comune di Vengono Superiore redatto dal tecnico Dott. Ing. Andrea Brega, da qui in avanti denominatosolo "studio idraulico"


CONSIDERATO

il perdurare da mesi dello stato di emergenza idrica a cui l'Amministrazione in carica non ha saputo porre rimedio in tempi ragionevoli, tant'è vero che tutt'oggi molti cittadini rimangonoprivi di acqua per parecchie ore al giorno


CONSIDERATO


che dal 23 maggio 2007 il Sindaco ha disposto il razionamento dell'acqua, garantendo l'erogazione solo nelle seguenti fasce orarie: dalle 5.00 alle 9.00; dalle 11,30 alle 14,30; dalle 18.00 alle 21.00 e che, nonostante le rassicurazioni fornite dall'assessore Manna nel consiglio comunale del luglio scorso, il razionamento dell'acqua permane da oltre quattro mesi


VISTO


che lo studio idraulico ha evidenziato le problematiche strutturali e impiantistiche dell'acquedotto del Comune di Venegono Superiore rilevando un elevato e inaccettabile rischio di disservizio si legge testualmente: "il sistema acquedottistico comunale nelle attualicondizioni di erogazione estiva versa in condizioni di elevato rischio di disservizio"


CONSIDERATO

che a seguito delle verifiche effettuate le perdite "sono state quantificate pari a 68% del olume erogato all'utenza con ciò determinando !o spreco di una risorsa preziosa oltre che una perdita economica notevole


CONSIDERATO


che la manutenzione ordinaria della rete idrica è sempre passata in secondo piano nei programmi di questa Amministrazione come si evince da una semplice lettura dello studio idraulico nel quale si consiglia peraltro di provvedere con tempestività all'esecuzione di una serie di interventi tra i quali prioritariamente:


CHIEDE ALTRESI'

che riguardo alle nuove abitazioni ad alle ristrutturazioni venga recepito dal Comune quanto
disposto dall'arLS del R.R. n.2 del 24/03/2006, più specificatamente di "prevedere, per gli usi diversi dal consumo umano (irrigazione aree verdi, lavaggio automezzi etc.) l'adozione di sistemi di captazione, filtro e accumulo delle acque meteoriche provenienti dalle coperture degli edifici,prevedere l'introduzione negli impianti idrico sanitari di dispositivi idonei ad assicurare una significativa riduzione del consumo di acqua quali: erogatori riduttori di portata, cassetta di scarico a doppia cacciata, ecc..."


CHIEDE INOLTRE

che, da ora e sino al termine della situazione di emergenza, perdurante da oltre quattro mesi, venga predisposto un servizio di autobotti atto a riempire i vari serbatoi, al fine di poter garantire a tutti i cittadini la piena erogazione dell'acqua durante l'intero arco della giornata


CHIEDE ALTRESI'


che la discussione della mozione venga inserita nell'ordine del giorno del prossimo Consiglio Comunale


Vengono Superiore, 27 settembre 2007
Francesca Brianza - Lega Nord per Venegono

Nella cassetta delle lettere

Abbiamo trovato nella cassetta delle lettere questo volantino, che molto probabilmente avrete ricevuto anche voi, firmato da un gruppo di Venegonesi presenti al consiglio comunale.
Ritenuto giusto pubblicarlo in quanto documento indirizzato ai Venegonesi e distribuito nella loro cassetta delle lettere.


INTERROGAZIONE CON RISPOSTA SCRITTA

Riceviamo e pubblichiamo

INTERROGAZIONE CON RISPOSTA SCRITTA



Il gruppo consiliare di Venegono Democratica


CONSIDERATO CHE
Molti cittadini di Venegono Superiore hanno sofferto e continuano a soffrire una carenza d’acqua grave, costretti a subire l’interruzione dell’erogazione in fasce giornaliere;

nei paesi limitrofi – pur generalizzata la crisi idrica – la situazione non ha mai raggiunto livelli di gravità analoghi;

che l’Assessore competente ha più volte pubblicamente dichiarato la copiosità degli interventi manutentivi effettuati;

che il Comune di Venegono è collegato al sistema idrico provinciale dell’Arnona che ha proprio lo scopo di integrare le capacità idriche dei singoli comuni


Tutto ciò premesso si interroga in consiglio

la S.V. per conoscere in modo dettagliato:

  • Quale sia lo stato di salute attuale della rete idrica di Venegono;
  • Quali interventi strutturali, e da chi, siano stati effettuati in questi mesi per risolvere la grave crisi
  • Per quali ragioni la crisi e le conseguenti fasce di rispetto abbiano riguardato una parte soltanto della cittadinanza. E’ ovviamente ingiusto che l’acqua di tutti i Venegonosi – l’acqua è bene comune per eccellenza – sia di fatto un bene goduto solo da alcuni. Quali contromisure sono state prese affinché al danno dell’assenza d’acqua non si aggiunga anche la beffa della “discriminazione geografica” per cui chi ha casa in una determinata zona del paese è condannato alle fasce di rispetto e chi abita nella via a fianco gode di assoluta abbondanza idrica fino allo spreco; quali contromisure sono state prese affinché iniquità non si aggiunga a scarsità. Meglio poco a tutti, che niente a qualcuno.
  • Per quali ragioni in quasi 8 anni di questa amministrazione (otto anni sono un lasso di tempo che non consente di far ricadere le responsabilità sulle amministrazioni precedenti per quanto queste abbiano potuto essere negligenti) solo ad agosto scorso avete provveduto alla pulizia dei serbatoi di Mirabello, serbatoi fondamentali per l’approvvigionamento idrico del paese;
  • Se il serbatoio del Pianbosco sia stato provvisto del galleggiante che impedisce il troppo pieno e la conseguente fuoriuscita d’acqua: dispositivo ad alto contenuto tecnologico di cui ogni sciacquone di casa è provvisto. Per quanto banale questo dispositivo, insieme alla pulitura dei serbatoi, stando alla relazione tecnica redatta per conto dell’amministrazione, avrebbe ridotto (non eliminato) la crisi. Basti dire che “grazie” a queste incurie la capacità di riserva passa da 1000 mcubi potenziali a 5oo mcubi effettivi;
  • Se risponde al vero che durante questi mesi siano stati chiesti interventi e consulenze all’Agesp e perché proprio all’Agesp, quali conoscenza questa azienda di Busto Arsizio ha della nostra rete, cosa ha fatto e soprattutto quanto sono costati questi interventi e consulenze ai cittadini venegonesi
  • Perché nel mentre si cercava di porre un qualche rimedio alla crisi non è stata avviata una campagna orientata al risparmio e non sono state adottate o studiate misure amministrative in grado di incentivare e favorire il risparmio idrico nei cittadini, ma al contrario l’unica iniziativa sia stata quella di proporre l’obbligatorietà di autoclavi e serbatoi per abitazioni eccedenti i due piani, misura fortemente incentivante ulteriori sprechi d’acqua.
  • Si chiede altresì di sapere come il sindaco e altri esponenti della Giunta abbiano continuato a dichiarare alla stampa che il problema sarebbe stato risolto “a breve”, traendo in inganno la popolazione e evitando una corretta e completa informazione.




Massimo Tafi Mario Agostinelli





Venegono Superiore, 27settembre 2007

Gruppo Consigliare VENEGONO DEMOCRATICA

Riceviamo e pubblichiamo


Gruppo Consigliare VENEGONO DEMOCRATICA



MOZIONE


I Consiglieri del Gruppo Venegono Democratica

CONSIDERATO CHE

  • - La situazione idrica di Venegono Superiore è decisamente grave e che ogni metro cubo d’acqua in più immesso nella rete e consumato o sprecato costa enormemente in termini di ricerca, escavazione, distribuzione e manutenzione
  • - L’acqua è un bene comune e come tale va distribuito e condiviso con equità
  • - Il riscaldamento del pianeta e, più direttamente, la riduzione delle precipitazioni che da qualche anno affligge la nostra zona rendendo l’acqua risorsa scarsa e le nostre falde in fase di preoccupante abbassamento

DATO CHE

  • - L’acqua potabile è utilizzata in moltissime occasioni in cui non sarebbe assolutamente necessaria
  • - Le abitudini di utilizzo dell’acqua possono e debbono essere progressivamente ma rapidamente migliorate e improntate a una logica di conservazione e risparmio

CHIEDONO AL SINDACO

1. Di studiare e adottare una serie di provvedimenti che favoriscano nei cittadini
comportamenti virtuosi e inibiscano sprechi ormai ingiustificati e insostenibili
2. In particolare si chiede di studiare la possibilità di:
a. incentivi per coloro che nelle nuove costruzione o nelle ristrutturazioni separino
l’impianto di acqua potabile da quello di servizio (sciacquoni, irrigazioni, …)
b. incentivi per quanto in abitazioni e insediamenti produttivi prevedano la raccolta
di acqua piovana per utilizzi di servizio
c. divieto di irrigazione con acqua potabile
d. divieto di lavaggio veicoli, marciapiedi, eccetera se non con utilizzo
di attrezzature a getto controllato
e. divieto di utilizzo nelle attività produttive di acqua potabile
3. A questo scopo di insediare una Commissione che raccolga esperienze, documentazioni,
proposte per un piano di risparmio idrico. La Commissione dovrà relazionare
al Consiglio Comunale.

I Consiglieri del Gruppo Venegono Democratica

Massimo Tafi Mario Agostinelli




Venegono Superiore, 27 settembre 2007

Le lavagne non vanno a scuola

Le lavagne non vanno a scuola


Venegono Superiore - Ricordate la vicenda delle lavagne, tra il sindaco e la dirigente Scarabelli, della scuola Marconi di Venegono Superiore?

Il sindaco dice: « avevamo ricevuto la richiesta per arredi e lavagne nuove lo scorso due luglio»; ma ad oggi le lavagne per i bambini della scuola non ci sono ancora, nel frattempo le lezioni sono iniziate e gli alunni non hanno dove scrivere.

Si legge su VareseNews del 21 Settembre 2007, che il sindaco Mariolina Ciantia ha aderito alla proposta presentata da un'associazione di volontariato che opera con i bambini dell'Africa che le aveva chiesto se poteva ritirare le lavagne che erano gettate nel cortile della scuola, perché non più a norma essendo quelle a cavalletto e non a muro, per mandarle in Zambia a Don Michele. L´ex professoressa Ciantia diceva: «Nei prossimi giorni le farò ritirare e poi le affiderò a questi volontari. In questo modo mi sembra che tutta questa assurda vicenda finalmente abbia un senso».

Ma scopriamo che le lavagne, quelle nello stato migliore, sono state smontate dagli appositi cavalletti, e appese ai muri nelle classi, in attesa delle nuove lavagne, che non sono ancora arrivate.

Per noi nessuna vicenda o storia può avere un "senso", se sono gli alunni di Venegono o dell’Africa a pagare per negligenza del sindaco o dei dirigenti scolastici.

Si legge sempre su VareseNews: «c´è un nuovo prodotto sul mercato, una vernice che farebbe effetto lavagna. “Per la verità basterebbe armarsi di pennello e vernice. L´ultima novità, infatti, nel campo dell’industria chimica è la vernice "effetto lavagna" all’acqua totalmente atossica. Poco più di sei euro a lattina per avere una superficie di circa due mq dove scrivere con il gessetto”».
Forse l´amministrazione vuole comprare delle "lattine" anche da mandare in Africa?

Agesp, la luna nel posso

Agesp, la luna nel pozzo


07 ottobre 2007


Venegono Superiore - Ancora è l´argomento acqua ad avvivare gli incontri del consiglio comunale, che vedeva l´ex assessore della maggioranza Bonacci al tavolo delle opposizioni e il consigliere di maggioranza Lanzo che si è astenuto da ogni votazione.
Si stanno creando future rotture?
Si sono radunati in molti cittadini per il consiglio del 27 settembre, persone che avrebbero voluto delle risposte e dei chiarimenti: nulla di tutto ciò, il Sindaco si è di fatto limitato a dribblare le domande rinviando tutto al prossimo Consiglio Comunale.
Molti gli attacchi rivolti all'Amministrazione Ciantia da parte delle minoranze, indignate per la situazione ferma da mesi. Tra le polemiche e le mistificazioni dell´Amministrazione però, la sorpresa: una dichiarazione si distingue, quella della localizzazione di un possibile nuovo pozzo in località «cascina dei prati»; dopo che il buon idraulico del "paese", più volte indirettamente attaccato dal Sindaco durante il Consiglio Comunale, lo diceva da lungo tempo ai cittadini. «Abbiamo reperito l'acqua - dice, sorpreso, l'assessore Manna - ma sarà necessario reperirne dell'altra creando due pozzi, così da poter dare delle sicurezze». In questo ambito, poi, l'Amministrazione si sta muovendo con il sostegno dei tecnici dell'Agesp SpA, la quale è stata incaricata nel mese di luglio di fare uno studio della rete idrica del paese, che ai cittadini è costata € 10.000,00, per il miglioramento dell'erogazione delle risorse idriche, individuando le eventuali perdite dell'impianto idraulico.
Rimane un mistero il motivo per cui si sia scelta proprio Agesp SpA per questo studio.
Quali accordi sono in corso tra Agesp e il Comune?

Hanno detto dell'acqua La pace nell'acqua

Fonte



Hanno detto dell'acqua
La pace nell'acqua

di Mikhail Gorbaciov

L'acqua, come la religione e l'ideologia, ha il potere di muovere milioni di persone. Sin dalla nascita della civiltà umana, i popoli si sono trasferiti in prossimità dell'acqua.
I popoli si spostano quando l'acqua è troppo scarsa e quando ce n'è troppa.
I popoli viaggiano sull'acqua. I popoli scrivono, cantano, danzano e sognano l'acqua.
I popoli combattono per l'acqua e tutti, in ogni luogo e ogni giorno, ne hanno bisogno.
Ne abbiamo bisogno per bere, per cucinare, per lavare, per l'agricoltura, per le industrie, per l'energia, per i trasporti, per i riti, per il divertimento, per la vita. E non siamo soltanto noi esseri umani ad averne bisogno: ogni forma di vita dipende dall'acqua per la propria sopravvivenza.

Ma oggi siamo sull'orlo di una crisi idrica mondiale. Le due più significative eredità lasciateci dal XX secolo (l'esplosione demografica e quella tecnologica) hanno preteso un tributo in termini di risorse idriche. Oggi molte più persone soffrono per la carenza di acqua potabile rispetto a venti anni fa; stiamo esaurendo e inquinando un numero sempre maggiore di sorgenti d'acqua dolce. Le moderne tecnologie ci hanno permesso di sfruttare una gran quantità dell'acqua mondiale per usi energetici, industriali e agricoli, ma spesso a un terribile prezzo per la società e per l'ambiente, e molte pratiche tradizionali per la salvaguardia delle acque sono state abbandonate lungo la strada. La maggior parte delle soluzioni della crisi deve essere elaborata e attuata a livello locale, sempre tenendo presente che l'acqua non deve essere data per scontata, né diventare proprietà di gruppi particolari per esigenze particolari.

Mikhail Gorbaciov

L'acqua è il più importante elemento necessario affinché a ognuno sia assicurato il diritto umano universale "a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia" (articolo 25, Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo). Senza la possibilità di utilizzare acqua pulita, la salute e il benessere non solo sono seriamente messi in pericolo, ma diventano impossibili: le persone che non dispongono di rifornimenti idrici di base vivono nel degrado e nell'impoverimento, con scarse possibilità di creare un futuro migliore per i loro figli.

Dobbiamo riconoscere che l'acqua pulita è un diritto umano e così facendo accetteremo la nostra responsabilità a livello mondiale per far sì che la previsione di un mondo in cui, entro 25 anni, due persone su tre dovranno affrontare problemi idrici, si dimostri errata. A questo proposito, il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ci chiede di affrontare la minaccia di una catastrofica crisi idrica e di contrastare tali fosche previsioni adottando un nuovo spirito di condotta. Fare altrimenti significherebbe un vero crimine e per questo la storia giustamente giudicherà con asprezza le attuali generazioni.

La crescita della popolazione mondiale deve essere considerata non solo come una delle cause della crisi idrica, ma anche come la fonte della sua soluzione, come evidenziato dall'ex presidente delle Filippine, Fidel Ramos, portando l'esempio dell'enorme potenziale di energia umana dell'Asia sud-orientale. La solidarietà umana è l'unica forza in grado di affrontare un compito di questa entità. Deve esserci solidarietà a livello di governo internazionale e regionale, deve esserci solidarietà tra i vari settori e i partecipanti; e deve esserci la volontà politica tra i governi di lavorare in buona fede sia con le nazioni confinanti sia con il proprio popolo. A queste persone, compresi i gruppi spesso emarginati come le donne e i minori, bisogna dare voce e anche le informazioni e i mezzi necessari per farsi sentire.

Senza la sicurezza idrica, la stabilità sociale, economica e nazionale è messa in pericolo. Questo assume aspetti più drammatici nei luoghi in cui l'acqua scorre attraversando i confini e diviene cruciale nelle regioni di tensione religiosa, territoriale o etnica. In alcuni casi, come tra India e Pakistan a proposito del fiume Indo, la riuscita cooperazione in materia di risorse idriche può essere citata come prova che anche gli Stati con relazioni difficili possono lavorare insieme. In altri casi, non sono ancora state colte le opportunità di miglioramento delle relazioni regionali offerte dalla presenza di un corso d'acqua in comune. La valle del Giordano, condivisa dalle popolazioni di Israele, Palestina, Giordania, Siria e Libano, ne è un esempio.

Sin dall'antichità, l'acqua ha rappresentato un problema fondamentale di sicurezza nelle aride terre del Medio Oriente. La distribuzione, l'uso e i diritti sulle sempre più scarse risorse idriche di questa instabile regione restano questioni delicate e potenzialmente esplosive. Inoltre, la questione dell'acqua è fondamentalmente messa in disparte o occultata nei convenzionali negoziati di pace. Hanan Sher del Jerusalem Post fa luce sui travagli e sulle tribolazioni incontrati sulla strada per la conquista dell'acqua per la pace nel Medio Oriente, una strada che io stesso ho recentemente rivisitato. All'inizio di quest'anno mi sono incontrato con il primo ministro Barak, il presidente Arafat e il re Abdullah di Giordania, e ho ottenuto il loro impegno a collaborare con la mia organizzazione, Green Cross International e i nostri partner, il Centre for Middle East Peace e Economic Cooperation (Centro per la cooperazione economica e la pace in Medio Oriente), per trovare soluzioni alla crescente crisi idrica della regione.

I tre leader hanno esplicitamente riconosciuto che non possono esserci soluzioni unilaterali ai loro problemi per le acque transfrontaliere. Questo vale per il Medio Oriente come per i corsi d'acqua condivisi da Stati Uniti e nazioni confinanti. In tutti i 261 bacini idrografici internazionali del mondo, la gestione congiunta deve basarsi su un sistema di effettiva interdipendenza; una condivisione piuttosto che una limitazione della sovranità di ciascuna nazione.

Anche se i conflitti armati tra gli stati a causa dell'acqua sono improbabili, bisogna ricordare che questi non sono gli unici tipi di conflitti che le società con carenze idriche devono affrontare. I conflitti interni tra gruppi etnici, regioni, utenti e piccole comunità possono effettivamente insorgere per motivi legati all'acqua. La cooperazione tra stati è fondamentale per la ricerca di soluzioni idriche a livello regionale. Quando tali soluzioni non sono facilmente raggiungibili, devono essere disponibili la mediazione e il supporto internazionale. A tal fine è stato avviato un movimento dal sottosegretario di Stato Madaleine Albright con l'istituzione di una Global Alliance for Water Security (Alleanza mondiale per la sicurezza idrica).

Nella maggioranza dei casi, tuttavia, le soluzioni pratiche necessarie sono a livello locale, per riflettere la specifica natura geografica e culturale dell'impiego delle acque. È ormai finito il periodo della Guerra fredda, quando il principio "quanto più è grande, tanto è meglio" sollecitava la costruzione di 45.000 grosse dighe in tutto il mondo. Questa sconsiderata interferenza nella natura ha lasciato una terribile eredità, non ultima nella mia terra dove migliaia di acri di terra fertile sono andati perduti, e le catastrofi prodotte dall'uomo come nella regione del lago d'Aral causano sofferenze incalcolabili.

Gli articoli forniti da Kader Asmal della World Commission on Dams (Commissione mondiale per le dighe) e dall'esperto di problemi idrici Anil Agaewal vanno alla ricerca di una via verso una nuova era in cui le considerazioni sociali e ambientali abbiano la precedenza e in cui i vantaggi delle grosse costruzioni come le dighe siano messi in discussione. Gli Stati Uniti, la seconda nazione con il maggior numero di dighe dopo la Cina, ne stanno già abbattendo molte; altrove, in particolare nei paesi in via di sviluppo, la domanda che si pone riguarda il modo in cui offrire i vantaggi forniti dalle dighe attraverso altre iniziative, come la raccolta dell'acqua piovana e la gestione della domanda.

In molte zone del mondo questa
è l'unica acqua disponibile

Al centro del problema c'è il valore che attribuiamo ai diversi impieghi dell'acqua. Ancora una volta, non esiste un progetto valido a livello universale, ma è chiaro che non è auspicabile nessuna delle due posizioni estreme, l'una che sostiene che l'acqua deve essere gratuita per tutti e l'altra che spinge per la determinazione del prezzo in base al costo pieno per tutte le forniture idriche. Dobbiamo ricordare che il valore e il prezzo dell'acqua sono due cose assai differenti; è un elemento che deve essere usato in modo efficiente, ma deve essere disponibile per il sostentamento di tutti, compresi gli ecosistemi naturali. Questo rende la determinazione del prezzo dell'acqua una questione complessa, come desumiamo dalle opinioni sull'argomento di Ismail Serageldin, presidente della World Commission on Water (Commissione mondiale per l'acqua), e di Douglas B. MacDonald.

Dobbiamo quindi affrontare un'enorme sfida. Fortunatamente abbiamo un passato di grandi sfide risolte usando l'immaginazione e la nostra incontenibile capacità di adattamento. Per essere certi di muoverci nella giusta direzione, dobbiamo permettere alle nostre conoscenze, alle nostre esperienze e alle nostre istituzioni di metterci in pari con il travolgente progresso della scienza e della tecnologia e imparare come diventare buoni vicini l'uno per l'altro e buoni ospiti dell'ambiente naturale.

Proprio così come siamo mossi dall'acqua, dobbiamo muoverci rapidamente per salvarla.



Una legge popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua

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Una legge popolare
per la ripubblicizzazione dell'acqua

di Maurizio Acerbo

4 Ottobre 2007



Le oltre 400 mila firme raccolte in tutta Italia dai comitati per la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua sono state consegnate al presidente della camera Bertinotti lo scorso luglio. E ieri la Commissione ambiente ha cominciato l’analisi del testo, relatore il deputato Maurizio Acerbo [Prc]. Pubblichiamo il testo della relazione, che spiega il senso e i singoli articoli della legge. La Commissione dovrebbe riprendere l’esame del provvedimento già la prossima settimana.

Vorrei preliminarmente sottolineare che la proposta in esame merita un’attenzione particolare, in quanto si tratta di una proposta di legge di iniziativa popolare, ai sensi dell’articolo 71, comma secondo della Costituzione.
Ritengo assai positivo che questa commissione abbia convenuto di procedere con celerità all’esame di una proposta sottoscritta da 406.626 cittadini e cittadine e promossa da centinaia di comitati territoriali e decine di organizzazioni, associazioni e reti nazionali riunite nel Forum italiano dei movimenti per l’acqua […]. Come ha detto uno dei più autorevoli sostenitori di questa iniziativa legislativa «dal basso», padre Alex Zanotelli, «lottiamo per l’acqua in questo momento perché senza acqua non si può vivere». L’acqua costituisce un bene comune dell’umanità, irrinunciabile, che appartiene a tutti. Il diritto all’acqua è inalienabile: dunque l’acqua non può essere proprietà di nessuno. E’ sulla base di questa consapevolezza che viene proposto al legislatore l’obiettivo di arrestarne i processi di privatizzazione.
La proposta di legge di iniziativa popolare detta principi relativi alla gestione delle risorse idriche, con particolare riferimento ai profili della tutela e della pianificazione, interviene sulla gestione del servizio idrico integrato disciplinando anche la fase transitoria e le tariffe del servizio idrico, reca misure dirette a favorire l’accesso universale all’acqua potabile.
La finalità del provvedimento, esplicitata nell’articolo 1, comma 2, è quella di favorire la definizione di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell’acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile e solidale.
I principi generali dell’uso delle risorse idriche sono contenuti nell’articolo 2, che reca l’esplicito riconoscimento della disponibilità e dell’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile quale diritto inalienabile e inviolabile della persona. L’articolo 3 reca i principi relativi alla tutela e alla pianificazione, dettando in particolare disposizioni relative alla predisposizione del bilancio idrico, e conferma l’applicazione dei principi contenuti nella « direttiva acque» sull’informazione e la consultazione pubblica nella redazione degli strumenti di pianificazione. Esso inoltre disciplina le modalità per il rilascio o il rinnovo di concessioni di prelievo di acque, per i quali indica specifici vincoli, conferma il criterio del recupero dei costi relativi ai servizi idrici e consente l’utilizzo delle acque «destinabili all’uso umano» per un uso diverso solo se non siano presenti altre risorse idriche [in tale caso prevedendo che venga decuplicato l’ammontare del relativo canone di concessione].
Per quanto riguarda la gestione del servizio idrico integrato – sulla base dei principi di cui all’articolo 4 e della sua definizione quale servizio pubblico privo di rilevanza economica – il provvedimento prevede la proprietà pubblica e la natura demaniale delle infrastrutture afferenti al servizio idrico e la conseguente inalienabilità e destinazione perpetua ad uso pubblico, nonché la non separabilità della gestione e dell’erogazione del servizio idrico integrato e l’affidamento esclusivo a enti di diritto pubblico [articolo 5], con conseguente esclusione, nell’articolo 6, della possibilità di acquisizione di quote azionarie di società di gestione del servizio idrico integrato. Tale ultima disposizione regola anche la fase transitoria, prevedendo in particolare: la decadenza di tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate in concessione a terzi; nel caso di affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, l’avvio del processo di trasformazione in società a capitale interamente pubblico, con obbligo di successiva trasformazione in ente pubblico; nel caso di affidamento a società a capitale interamente pubblico, la trasformazione in enti di diritto pubblico. La disposizione demanda ad un successivo decreto ministeriale la definizione dei criteri e delle modalità ai quali le regioni e gli enti locali devono attenersi per garantire la continuità del servizio idrico durante tale fase transitoria.
Al fine di attuare i processi di trasferimento di gestione, si prevede inoltre l’istituzione di un apposito Fondo nazionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato [articolo 7].
Il provvedimento, sulla base delle norme generali sul finanziamento contenute nell’articolo 8, interviene anche sul profilo della tariffa del servizio idrico integrato, la cui determinazione deve avvenire sulla base del metodo che spetta al governo definire [articolo 9]. Con particolare riferimento all’uso domestico, la tariffa deve coprire i costi ordinari di esercizio del servizio idrico integrato, ad eccezione del quantitativo minimo vitale garantito, che viene fissato in cinquanta litri al giorno per persona. Alla normativa regionale spetta, limitatamente alle fasce di consumo domestico superiori a cinquanta litri, l’individuazione di fasce tariffarie articolate per scaglioni di consumo, nonché la definizione di tetti di consumo individuale oltre i quali l’utilizzo dell’acqua è assimilato all’uso commerciale.
L’articolo 10 afferma il principio del governo democratico della gestione del servizio idrico integrato e a tal fine attribuisce agli enti locali il compito di adottare forme di democrazia partecipativa che conferiscano ai lavoratori del servizio idrico integrato e agli abitanti del territorio strumenti di partecipazione attiva alle decisioni sugli atti fondamentali di pianificazione, programmazione e gestione e alle regioni il compito di definire, attraverso normative di indirizzo, le forme e le modalità più idonee ad assicurare l’esercizio di tale diritto.
L’articolo 11 istituisce il Fondo nazionale di solidarietà internazionale, che ha la finalità di favorire l’accesso all’acqua potabile per tutti gli abitanti del pianeta e di contribuire alla costituzione di una fiscalità generale universale che garantisca tale accesso.
L’articolo 12 reca disposizioni finanziarie e contiene, tra l’altro, una norma di delega per l’introduzione di una tassa di scopo relativa al prelievo fiscale sulla produzione e sull’uso di sostanze chimiche inquinanti per l’ambiente idrico.

Viene proposta dunque una svolta radicale rispetto al «pensiero unico», sospinto da ben solidi interessi, che ha prevalso negli ultimi venti anni e che si è tradotto su scala globale e nazionale nella scelta di politiche volte alla mercificazione dell’acqua e alla privatizzazione della gestione dei servizi idrici. Va detto che nel nostro paese, come d’altronde quasi ovunque in Europa e nel mondo, fortissime sono state le resistenze nella società e anche nel mondo politico rispetto a queste scelte e infatti abbiamo assistito al dilagare delle mobilitazioni per la difesa dell’acqua come bene comune. Parimenti, numerosi enti locali hanno cercato di resistere alla pressione privatizzatrice. L’adesione di molti consigli comunali e provinciali alla campagna per la legge di iniziativa popolare lo testimonia. Anche il nostro parlamento, in particolare la commissione esteri, ha votato nella precedente legislatura una risoluzione con cui si invitava il governo italiano a contrastare negli organismi internazionali la tendenza a imporre la privatizzazione dell’acqua.
Vorrei ricordare che anche la previsione della Finanziaria 2002 [legge 448/2001] di attivare un processo irreversibile di privatizzazione dei servizi pubblici locali – tra cui l’acqua – ha trovato ostacoli nella stessa coalizione che sosteneva il governo all’epoca. L’articolo 35 della legge 448 prevedeva l’obbligo di gara per tutti i servizi pubblici locali, compresa l’acqua, ma la mobilitazione dei movimenti, delle comunità e delle amministrazioni locali, private di ogni possibilità di scelta, ha condotto al dl 269 del 2003 che ha consentito di optare per società a capitale interamente pubblico [in house].
Va segnalato che però il dl 269/2003 conteneva la scelta controversa di eliminare le forme di gestione attraverso enti di diritto pubblico [aziende speciali, consorzi, eccetera] tema non a caso rimesso in discussione da questa proposta di legge.
La gestione pubblica dei servizi idrici è diventata nel frattempo uno degli impegni contenuti nel programma del governo Prodi ed è anche ribadita nel ddl Lanzillotta sui servizi pubblici locali.
La stessa camera dei deputati ha approvato un emendamento al decreto Bersani-bis che prevede la moratoria rispetto ai processi di privatizzazione in atto.
Questa iniziativa legislativa popolare ha il merito di fornire al parlamento l’occasione per affrontare in maniera non episodica – ma con uno sguardo d’insieme – una materia sulla quale negli anni recenti si è legiferato in maniera contraddittoria.

L'ex convenzione. "Un buon affare per Busto" Non l'avevamo mai dubitato......

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Il consiglio comunale rimarca l'indipendenza dal Pirellone sulle scelte di privatizzazione dei servizi;
il contestato affaire Agesp-Venegono invece lascia dubbiosa l'opposizione Acqua al centro del dibattito, fra unità e dubbi

Busto Arsizio - Fra le delibere discusse lunedì sera dal consiglio comunale particolare rilevanza assumevano due di esse, relativamente all'adesione all'ATO (ambito teritoriale ottimale) e alla convenzione con il Comune di Venegono Superiore, che sta affidando ad Agesp la gestione di acquedotti e fognature. I due temi appaiono legati, visto che l'ATO è l'organismo di coordinamento della gestione del servizio idrico integrato, un campo in cui si sta svolgendo un'intensa lotta tra un fronte favorevole ad una privatizzazione spinta e chi viceversa vuole mantenere un saldo controllo pubblico della risorsa acqua.

Per la definitiva costituzione del consorzio ATO è necessario che la Provincia di Varese e tutti i suoi 141 Comuni aderiscano con atto formale dei rispettivi consigli - e ancora alcune dozzine di Comuni, anche molto importanti come Busto, mancavano all'appello. La convenzione di adesione all'ATO, o meglio una sua versione emendata, è stata approvata all'unanimità, marcando un momento importante di unità del consiglio attorno ad un principio di indipendenza.

Infatti la commissione consiliare Ambiente, territorio e fauna, presieduta da Alessandro Chiesa (FI), aveva deciso di emendare il testo della convenzione di adesione all'ATO nel senso di tenere conto non della nuova legge regionale 18/2006, impugnata dal governo presso la Corte Costituzionale, e che di fatto obbligava alla privatizzazione dei servizi idrici, bensì di quella precedente (l.r. 26/2003), che lasciava in materia libertà di scelta ai singoli soggetti locali. Su questa base bipartisan l'accordo è presto arrivato. «La legge regionale del luglio scorso è stata bocciata solo da Rifondazione Comunista» ha messo le mani avanti il sindaco Farioli; e furono proprio i comunisti, poi, ad insistere per farla impugnare, ottenendo il supporto di tutta l'Unione. «Siamo disponibili a metterci in gioco per un progetto coraggioso, ma non accettiamo decisioni prese altrove» ha chiosato il primo cittadino, e a buon intenditor poche parole. «Il bene acqua resta in sè pubblico, posizione condivisa da vari altri Comuni, specialmente della Valle Olona»; quanto all'erogazione del bene medesimo, che resta ai Comuni, pubblica o privata che debba essere in futuro, il sottinteso è che non si deciderà comunque su ordinazione del Pirellone.

La vicenda Agesp-Venegono, a questa collaterale, vedeva invece emergere dubbi e perplessità che dividevano l'aula. Dopo l'esposizione da parte dell'assessore Zingale della convenzione tra Comune di Busto (come proprietario di quasi il 100% di Agesp) e quello di Venegono Superiore, Mariani (Ulivo) e Corrado (PRC) si chiedevano se fosse sensato un contratto per 15 anni quando da un lato Busto entra a far parte dell'ATO, con conseguenze tuttora imprevedibili data la "battaglia dei rubinetti" in corso, e dall'altro a Venegono stessa una composita compagine d'opposizione (Da Forza Italia e Lega a DS e Rifondazione) sta cavalcando la forte contrarietà di centinaia di cittadini contro la cessione dei servizi acqua e fognature ad Agesp. Non era dunque meglio aspettare? chiedeva Corrado. Tanto più che, come osservava Mariani, la convenzione era giunta sul tavolo dei consiglieri non prima delle 18,45 di lunedì. «Qui è in gioco la competitività di Agesp» tagliava corto Farioli, irritato. «Per anni vi siete lamentati del suo immobilismo, e ora che allarga le sue attività... L'ATO non espropria certo i Comuni delle loro facoltà decisionali; sarebbe folle non dire di sì a questa convenzione». Quanto ai suoi colleghi forzisti di Venegono, che vi si oppongono a spada tratta, Farioli ha avuto parole dure: «La loro è una scelta politicante» sibila. Al voto finale, il solo Corrado votava contro («che si sappia»), ma l'astensione in blocco dell'opposizione parlava chiaro: quello che sembra un buon affare per Agesp, e dunque per Busto, per molti ha ancora troppi punti da chiarire.

AGESP a Venegno?

AGESP
sotto la lente di ingrandimento
mentre infuriano le polemiche


Busto Arsizio (6 Giu 2007) Solleva molta attenzione e dibattito la questione intorno ad AGESP e sugli emolumenti agli amministratori. Apre le danze l'ex sindaco Rosa che afferma: "Non posso esimermi dal sottolineare quanto la mia presa di posizione nel Dicembre 2005 fosse lungimirante rispetto al quadro che si andava delineando e al quale mi opposi fermamente: era a mio modo di vedere evidente che la distorsione del sistema partitocratrico andava producendo una abnorme moltiplicazione delle poltrone e delle relative prebende a discapito del cittadino contribuente."

Di seguito Rosa elenchi i propri meriti ed i demeriti della precedente amministrazione: "dai bilanci consolidati del gruppo Agesp si notava che dal 1998 al 2002 il costo complessivo relativo agli emolumenti dei Cda e dei collegi sindacali era quasi quintuplicato, passando da 70.000 a oltre 300.000 euro".

Dopo aver rilevato la propria contrarietà di allora, conclude Rosa con un invito ad avvertire la medesima necessità morale di verificare la situazione così come a suo tempo avevo sottolineato. Ci permettiamo solo di ricordare a Rosa che il suo ultimo atto da Sindaco, il 31 gennaio 2006, fu di nominare un Consiglio di Amministazione di AGESP fatto unicamente da persone di sua fiducia che poi sono stati ritrovati candidati nelle sue liste civiche alle elezioni del maggio 2006 e che il Commissario straordinario Guglielman cancellò la sua delibera. Chi è senza peccato...
Allora ecco che l'Ulivo, attraverso la consigliera Erica D'Adda, propone come contromisura la convocazione della Commissione Bilancio per l'analisi della situazione su AGESP: consentire a consiglieri e Commissari di capire quale sia la reale condizione di AGESP, che risulta essere una specie di "matrioska" contabile, dalla quale è difficile capire e giustificare sia la missione sia la realizzazione dei risultati;inoltre, si chiede di essere messi a conoscenza delle linee industriali che si intendono intraprendere per il risanamento ed il rilancio delle attività dell'Azienda.

Alessandro Berteotti

Sentenza della Corte di giustizia















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Le paghe degli amministratori


La sentenza riguarda l'affidamento di lavori, da parte del Comune di Busto, all'AGESP senza gara di appalto, un affidamento diretto.
Ma non si parlava di una societa MUNICIPALIZZATA, la Corte di Giustizia Europea la pensa diversamente.
"I consigli d'amministrazione della AGESP e della AGESP Holding possiedono ampi poteri di gestione esercitabili in maniera autonoma e il comune di Busto Arsizio non dispone di alcun potere di controllo particolare per limitare la loro libertà d'azione.
La Corte conclude quindi che il comune di Busto Arsizio non esercita sulla AGESP un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi cosicché la direttiva sugli appalti pubblici di forniture osta all'affidamento diretto dell'appalto pubblico in questione."
Quindi l'AGESP fa i suoi affari e non persegue finalità sociali anche se l'azionista di maggioranza è il comune di Busto.
Il comune acquisterà azioni AGESP in modo da agevolare gli affidamenti diretti senza gare ?
A Venegono diventerà un cantiere, il piazzale della chiesa sarà trasformato in zona pedonale e si rifaranno tutti i servizi, acqua, gas, fogna....
Chi farà i lavori ?