L'ex convenzione. "Un buon affare per Busto" Non l'avevamo mai dubitato......

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Il consiglio comunale rimarca l'indipendenza dal Pirellone sulle scelte di privatizzazione dei servizi;
il contestato affaire Agesp-Venegono invece lascia dubbiosa l'opposizione Acqua al centro del dibattito, fra unità e dubbi

Busto Arsizio - Fra le delibere discusse lunedì sera dal consiglio comunale particolare rilevanza assumevano due di esse, relativamente all'adesione all'ATO (ambito teritoriale ottimale) e alla convenzione con il Comune di Venegono Superiore, che sta affidando ad Agesp la gestione di acquedotti e fognature. I due temi appaiono legati, visto che l'ATO è l'organismo di coordinamento della gestione del servizio idrico integrato, un campo in cui si sta svolgendo un'intensa lotta tra un fronte favorevole ad una privatizzazione spinta e chi viceversa vuole mantenere un saldo controllo pubblico della risorsa acqua.

Per la definitiva costituzione del consorzio ATO è necessario che la Provincia di Varese e tutti i suoi 141 Comuni aderiscano con atto formale dei rispettivi consigli - e ancora alcune dozzine di Comuni, anche molto importanti come Busto, mancavano all'appello. La convenzione di adesione all'ATO, o meglio una sua versione emendata, è stata approvata all'unanimità, marcando un momento importante di unità del consiglio attorno ad un principio di indipendenza.

Infatti la commissione consiliare Ambiente, territorio e fauna, presieduta da Alessandro Chiesa (FI), aveva deciso di emendare il testo della convenzione di adesione all'ATO nel senso di tenere conto non della nuova legge regionale 18/2006, impugnata dal governo presso la Corte Costituzionale, e che di fatto obbligava alla privatizzazione dei servizi idrici, bensì di quella precedente (l.r. 26/2003), che lasciava in materia libertà di scelta ai singoli soggetti locali. Su questa base bipartisan l'accordo è presto arrivato. «La legge regionale del luglio scorso è stata bocciata solo da Rifondazione Comunista» ha messo le mani avanti il sindaco Farioli; e furono proprio i comunisti, poi, ad insistere per farla impugnare, ottenendo il supporto di tutta l'Unione. «Siamo disponibili a metterci in gioco per un progetto coraggioso, ma non accettiamo decisioni prese altrove» ha chiosato il primo cittadino, e a buon intenditor poche parole. «Il bene acqua resta in sè pubblico, posizione condivisa da vari altri Comuni, specialmente della Valle Olona»; quanto all'erogazione del bene medesimo, che resta ai Comuni, pubblica o privata che debba essere in futuro, il sottinteso è che non si deciderà comunque su ordinazione del Pirellone.

La vicenda Agesp-Venegono, a questa collaterale, vedeva invece emergere dubbi e perplessità che dividevano l'aula. Dopo l'esposizione da parte dell'assessore Zingale della convenzione tra Comune di Busto (come proprietario di quasi il 100% di Agesp) e quello di Venegono Superiore, Mariani (Ulivo) e Corrado (PRC) si chiedevano se fosse sensato un contratto per 15 anni quando da un lato Busto entra a far parte dell'ATO, con conseguenze tuttora imprevedibili data la "battaglia dei rubinetti" in corso, e dall'altro a Venegono stessa una composita compagine d'opposizione (Da Forza Italia e Lega a DS e Rifondazione) sta cavalcando la forte contrarietà di centinaia di cittadini contro la cessione dei servizi acqua e fognature ad Agesp. Non era dunque meglio aspettare? chiedeva Corrado. Tanto più che, come osservava Mariani, la convenzione era giunta sul tavolo dei consiglieri non prima delle 18,45 di lunedì. «Qui è in gioco la competitività di Agesp» tagliava corto Farioli, irritato. «Per anni vi siete lamentati del suo immobilismo, e ora che allarga le sue attività... L'ATO non espropria certo i Comuni delle loro facoltà decisionali; sarebbe folle non dire di sì a questa convenzione». Quanto ai suoi colleghi forzisti di Venegono, che vi si oppongono a spada tratta, Farioli ha avuto parole dure: «La loro è una scelta politicante» sibila. Al voto finale, il solo Corrado votava contro («che si sappia»), ma l'astensione in blocco dell'opposizione parlava chiaro: quello che sembra un buon affare per Agesp, e dunque per Busto, per molti ha ancora troppi punti da chiarire.

AGESP a Venegno?

AGESP
sotto la lente di ingrandimento
mentre infuriano le polemiche


Busto Arsizio (6 Giu 2007) Solleva molta attenzione e dibattito la questione intorno ad AGESP e sugli emolumenti agli amministratori. Apre le danze l'ex sindaco Rosa che afferma: "Non posso esimermi dal sottolineare quanto la mia presa di posizione nel Dicembre 2005 fosse lungimirante rispetto al quadro che si andava delineando e al quale mi opposi fermamente: era a mio modo di vedere evidente che la distorsione del sistema partitocratrico andava producendo una abnorme moltiplicazione delle poltrone e delle relative prebende a discapito del cittadino contribuente."

Di seguito Rosa elenchi i propri meriti ed i demeriti della precedente amministrazione: "dai bilanci consolidati del gruppo Agesp si notava che dal 1998 al 2002 il costo complessivo relativo agli emolumenti dei Cda e dei collegi sindacali era quasi quintuplicato, passando da 70.000 a oltre 300.000 euro".

Dopo aver rilevato la propria contrarietà di allora, conclude Rosa con un invito ad avvertire la medesima necessità morale di verificare la situazione così come a suo tempo avevo sottolineato. Ci permettiamo solo di ricordare a Rosa che il suo ultimo atto da Sindaco, il 31 gennaio 2006, fu di nominare un Consiglio di Amministazione di AGESP fatto unicamente da persone di sua fiducia che poi sono stati ritrovati candidati nelle sue liste civiche alle elezioni del maggio 2006 e che il Commissario straordinario Guglielman cancellò la sua delibera. Chi è senza peccato...
Allora ecco che l'Ulivo, attraverso la consigliera Erica D'Adda, propone come contromisura la convocazione della Commissione Bilancio per l'analisi della situazione su AGESP: consentire a consiglieri e Commissari di capire quale sia la reale condizione di AGESP, che risulta essere una specie di "matrioska" contabile, dalla quale è difficile capire e giustificare sia la missione sia la realizzazione dei risultati;inoltre, si chiede di essere messi a conoscenza delle linee industriali che si intendono intraprendere per il risanamento ed il rilancio delle attività dell'Azienda.

Alessandro Berteotti

Sentenza della Corte di giustizia















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Le paghe degli amministratori


La sentenza riguarda l'affidamento di lavori, da parte del Comune di Busto, all'AGESP senza gara di appalto, un affidamento diretto.
Ma non si parlava di una societa MUNICIPALIZZATA, la Corte di Giustizia Europea la pensa diversamente.
"I consigli d'amministrazione della AGESP e della AGESP Holding possiedono ampi poteri di gestione esercitabili in maniera autonoma e il comune di Busto Arsizio non dispone di alcun potere di controllo particolare per limitare la loro libertà d'azione.
La Corte conclude quindi che il comune di Busto Arsizio non esercita sulla AGESP un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi cosicché la direttiva sugli appalti pubblici di forniture osta all'affidamento diretto dell'appalto pubblico in questione."
Quindi l'AGESP fa i suoi affari e non persegue finalità sociali anche se l'azionista di maggioranza è il comune di Busto.
Il comune acquisterà azioni AGESP in modo da agevolare gli affidamenti diretti senza gare ?
A Venegono diventerà un cantiere, il piazzale della chiesa sarà trasformato in zona pedonale e si rifaranno tutti i servizi, acqua, gas, fogna....
Chi farà i lavori ?

Acqua razionata e dilaga il malcontento

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Duro intervento dell'opposizione di centro-sinistra
sulle difficoltà idriche che stanno facendo penare la Giunta Ciantia e i cittadini venegonesi

Acqua razionata e dilaga il malcontento



Venegono Superiore - Dilaga il malcontento a Venegono Superiore, uno dei comuni del Tradatese maggiormente in crisi per quanto riguarda la disponibilità d'acqua: dal mese di maggio l'acqua è razionata e nelle zone più fortunate arriva per circa 9 ore al giorno, mentre fino ad ora non hanno dato esito positivo le ricerche di nuovi pozzi cui attingere per rifornire l'acquedotto.

Su questa situazione si registra una dura presa di posizione di Venegono Democratica, che rappresenta in consiglio comunale l'opposizione di centro-sinistra, e che in un documento attacca la Giunta Ciantia accusandola di non saper gestire l'emergenza e di non assumersi le proprie responsabilità.

«Siamo ad agosto e per l’acqua di Venegono Superiore è sempre peggio - si legge nel documento di Venegono Democratica - Non solo perché l’acqua continua a essere razionata, ma soprattutto perché l’Amministrazione comunale brancola nel buio, non sa dare certezze ai cittadini, è sempre più isolata e arroccata nelle proprie incapacità. E come unica risposta distribuisce colpe a destra e a manca nel tentativo di sfuggire alle proprie, brucianti responsabilità. E le responsabilità sono, invece, molto evidenti. Che le riserve idriche di Venegono fossero in diminuzione drammatica è noto da tempo. Lo scorso anno, il tradizionale invito a cosumare poca acqua l’Amministrazione comunale l’ha affisso a maggio, cioè ben prima degli anni precedenti. Che quest’anno il problema si sarebbe aggravato ulteriormente era noto a tutti. Il dibattito sul riscaldamento del pianeta ha tenuto banco per mesi su giornali e tv. Quali provvedimenti ha preso l’Amministrazione? Ha scavato un pozzo che, costato quasi 100 mila euro ai cittadini, non ha mai gettato neppure una goccia d’acqua! Al punto che dopo due anni è stato richiuso. E per questo gravissimo errore nessuno è stato ritenuto responsabile. Ha tentato di cedere l’acqua all’Agesp di Busto, di fatto aprendo le porte alla privatizzazione, e comunque togliendo l’acqua di Venegono dal controllo dei venegonesi. Ha avviato la perforazione di un altro pozzo nella stessa zona di quello che non ha mai dato una goccia d’acqua. E fino ad oggi neppure da questo nuovo scavo arrivano notizie confortanti. Ha minacciato di sanzionare i cittadini che sprecano l’acqua ma fino ad oggi non si hanno notizie di seri provvedimenti in proposito. Sta favorendo consistenti nuovi insediamenti abitativi, cosa che aggraverà ulteriormente la già precaria situazione idrica e infine ha evitato di informare e confrontarsi con i cittadini».

Accuse che la Giunta Ciantia rispedisce al mittente: «Il problema c'è e la Giunta lo ha ben presente da alcuni anni- spiega il vicesindaco Luigia Adamoli - tanto è vero che abbiamo effettuato diversi interventi per capire le ragioni di questa carenza d'acqua, ad esempio effettuando una revisione e una ricerca completa di eventuali perditre su tutta la rete. Stiamo cercando un nuovo pozzo: si stanno effettuando ricerche con una delle migliori ditte del settore, abbiamo iniziato le trivellazioni e siamo a quota 100 metri di profondità, ma dovremo scendere ancora perchè a questa quota di acqua non ce n'è. Abbiamo razionato l'erogazione per garantire acqua a tutti, e c'è un'ordinanza che vieta 24 ore su 24 l'uso dell'acqua per annaffiare orti e giardini, per lavare le auto e per tutti gli usi diversi da quello umano. Non è vero che non si sta facendo nulla».

Si sperava che almeno nel mese di agosto, con la chiusura delle fabbriche, i livelli nei serbatoi risalissero, ma questo, a quanto pare, non sta accadendo e per tutta la stagione estiva l'acqua dai rubinetti venegonesi continuerà a scendere solo per nove ore al giorno: dalle 6 alle 9, dalle 11,30 alle 14,30 e dalle 18 alle 21,30.

Gratis alla fonte, ... o cara al bar? ...ecco l'oro azzurro

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Nei 40 centesimi di una bottiglia al supermercato, l'acqua pesa solo per un quarto di centesimo

I due terzi dei costi se ne vanno per le bottiglie, un altro dodici per cento serve a coprire marketing e pubblicità

Gratis alla fonte, cara al bar
Minerale, ecco l'oro azzurro

I produttori: "I profitti lordi sono bassi, in media intorno al quattro per cento del fatturato"
di MAURIZIO RICCI

19 luglio 2007


ROMA - Sicura al 100 per cento, giurano i produttori: mai un'infezione da una nostra bottiglia. Saporita, fa capire il 98 per cento di italiani che la preferisce sempre di più all'acqua potabile. Salutare: per chi ha problemi di pressione e ha bisogno di un'acqua leggera o, al contrario, per gli sportivi alla ricerca di un'acqua ricca di sali minerali. Ma cara. L'acqua al rubinetto la paghiamo 60-80 centesimi a metro cubo, che equivale a mille litri. L'acqua minerale 40 centesimi per una bottiglia di 1,5 litri (al supermercato, si intende, perché al bar l'unico limite è la faccia tosta del gestore). Cioè 25 centesimi al litro: 250 euro a metro cubo.

Il problema è che non è l'acqua che paghiamo tanto. Quella costa pochissimo, quasi niente. A volte, visto che le fonti d'acqua minerale sono di proprietà pubblica, noi - la collettività - gliela diamo in concessione anche praticamente gratis. Quando va male (all'azienda), Nestlè e concorrenti pagano a noi, oggi, come collettività, l'acqua che finirà sugli scaffali del supermercato o dei bar gli stessi 60-70 centesimi a metro cubo che noi, singolarmente, paghiamo per l'acqua del rubinetto. A fare i conti, si finisce sommersi da virgole e zeri: nei 40 centesimi della bottiglia del supermercato, la materia prima, l'acqua, vale oggi, al massimo, 25 centesimi di centesimo. Praticamente invisibile. Compriamo acqua, ma in realtà paghiamo la plastica della bottiglia, il gasolio per trasportarla, gli spot per pubblicizzarla.

L’acqua è un diritto, non un business

Intervista con Hama Arba Diallo:
L’acqua è un diritto, non un business
di Sabina Zaccaro



Hama Arba Diallo-Credit: UNCCD
ROMA, 13 luglio 2007 (IPS) - L’acqua non è un bene commerciale, ma un diritto umano fondamentale. Hama Arba Diallo, segretario esecutivo uscente della Convenzione Onu contro la desertificazione (UNCCD), è convinto che le Nazioni Unite siano vicine al riconoscimento ufficiale di questo principio, possibilmente entro il 2008.

Hama Arba Diallo ne ha discusso a Roma con la viceministra degli esteri Patrizia Sentinelli, che guiderà una campagna in sede Onu per chiedere di sottrarre l’acqua alle regole commerciali e adottare entro la fine di quest’anno “una norma vincolante per identificare passi graduali e concreti verso un accordo globale congiunto sull’acqua”.

UN ALTRO CONSIGLIO COMUNALE SULL'ACQUA ...A BOCCA ASCIUTTA

UN ALTRO CONSIGLIO COMUNALE
SULL'ACQUA ...A BOCCA ASCIUTTA

13 - 07 - 2007


Ieri sera al consiglio comunale si è discussa l’interrogazione della Brianza, interrogazione giusta ma sostenuta molto male.
Nessuno ha chiesto al sindaco su quali dati ha affermato che a Venegono si consumerebbe il doppio della media nazionale d'acqua.
Su quali carte ha detto ciò ?
Mistero.
Il sindaco ha affermato che solo pochi cittadini di Vengono hanno un consumo sconsiderato d’acqua e non tutti.
Dall’articolo di varesenews questa differenza tra venegonesi buoni e virtuosi e venegonesi spreconi non era cosi chiara.
Ha capito male il giornalista ?
Rifacendomi all'e-mail di Mario di alcuni giorni fa che commentava l'affermazione del sindaco, Mario calcolava che se quello detto dalla Ciantia fosse corretto il consumo medio di un cittadino di Venegono sarebbe di 468 litri !!! (la media è di 234, escluso l'industria e l'artigianato).
Cifra assurda.
Perchè nessuno l'ha fatto notare ?
Ora a detta del sindaco la responsabilità di questi consumi sarebbe imputabile solo ad alcuni, una minoranza.
Ma quanta acqua consuma questa minoranza di venegonesi per far aumentare il consumo di un paese a livelli doppi rispetto a quelli nazionali, tenendo anche conto che d'acqua c'è ne poca ?
Siamo nell'ordine di migliaia di litri d'acqua al giorno per persona, per sprecone.
Che ci fanno con tutta questa acqua ?
Altro che bagnare l'orto di casa, hanno tutti piscine olimpioniche ?

Vogliamo beccare questi disgraziati ?
Che vigili, che protezione civile, che improbabili spioni che scrutano i vicini di casa, basta controllare i numeri del contatore e si risale subito al consumo giornaliero.
Perchè nessuno l'ha fatto notare al sindaco ?

Evidentemente le opinioni non devono essere disturbate dai fatti.

Tutto sull'acqua potabile

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Tutto sull'acqua potabile

12 - 07 - 2007



L'acqua è un bene prezioso di cui tendiamo però a fare un uso spesso distratto. Se da un lato tendiamo a sottovalutarne la qualità, il che spiega il clamoroso e ingiustificato successo delle minerali in Italia, dall'altro non ci facciamo problemi a sprecare acqua potabile in tutti i possibili usi domestici.

Ma l'acqua non è una risorsa infinita, anzi, la sua scarsità è diventata un'emergenza pressante in molte parti del mondo......

TUTTO E’ SOTTO CONTROLLO? … DA CHI?

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Consumo medio procapite quasi il doppio del dato nazionale. Acqua garantita solo in certi orari, tramite uno speciale erogatore nell’acquedotto: «Poi chi consuma oltre il dovuto pagherà di più»
Venegono senz’acqua.
Il sindaco: «Situazione sotto controllo»
di Manuel Sgarella
Giovedi 5 Luglio 2007

Venegono Superiore - L’emergenza idrica a Venegono è una realtà, ma è tutto sotto controllo. Lo garantisce il sindaco Maria Ciantia che, già nello scorso mese di maggio, si è vista costretta a emettere un’ordinanza alquanto restrittiva sull’utilizzo dell’acqua, garantendone il servizio in tre fasce orarie: dalle 5.00 alle 9.00; dalle 11.30 alle 14,30; dalle 18.00 alle 21.00. Ora in paese cominciano i malumori come spiega in una lettera giunta in redazione un componente della Lega Nord, Luca Maria Peri: «A causa dell’emergenza idrica, dovuta anche alla disastrosa situazione dei pozzi e della rete idrica Venegonese, al di fuori di quegli orari nulla è garantito; tanto è vero che molte abitazioni rimangono del tutto prive di acqua».
«Quell’ordinanza serve proprio a garantire acqua a tutti i cittadini – spiega il sindaco Maria Ciantia che rifiuta l’accusa di non essere in grado gestire la crisi idrica -. Da noi non c’è bisogno di autobotti proprio per quello che stiamo facendo, non siamo ancora arrivati a quei livelli, come dovettero fare altri comuni limitrofi come Malnate o Tradate, nell’estate scorsa».
Il Comune infatti ha dotato l’acquedotto di uno speciale erogatore che, a seconda delle presenza o meno di certo quantitativo livello dei pozzi, eroga più o meno acqua, garantendola in certe fasce e meno in altre. «In questi giorni abbiamo dovuto registrare lo strumento e si possono essere verificati più disagi, ma adesso è tutto sotto controllo – garantisce il primo cittadino -. Il problema è comunque generalizzato su tutto il territorio che ha subito un brusco calo delle falde: il beneficio delle piogge di questi giorni lo sentiremo purtroppo solo nei prossimi mesi, ci vuole tempo perché l’acqua arrivi in falda».
Il sindaco spiega poi che sono diverse le iniziative in atto per fronteggiare la crisi: «Stiamo cercando un nuovo pozzo e i risultati finora non sono stati dei più entusiasmanti, ma non ci arrendiamo. Siamo fiduciosi di trovarlo presto».
La Lega, inoltre attacca il sindaco per voler far pagare di più il consumo dell’acqua: «Non a tutti – prosegue la Ciantia -. In città c’è molto spreco, lo sappiamo perchè il consumo medio procapite è quasi il doppio della media nazionale. C’è qualcuno, e forse sono molti, che non rispettano l’ordinanza. E proprio per questo abbiamo intenzione di seguire l’esempio di Varese, che impone dei controlli sui consumi: chi supera la soglia, paga di più. A Venegono sono in tanti che stanno facendo sacrifici, ma devono farli tutti».
«Non stiamo certo con le mani in mano – conclude la Ciantia -. Prossimamente abbiamo anche intenzione di cambiare il regolamento della concessione edilizia: chi vorrà costruire determinate palazzine dovrà garantire l’acqua con un’autoclave. La crisi idrica è generalizzata e ognuno delle fare la propria parte per fronteggiarla, non solo criticare».


VENEGONO FA ACQUA

VENEGONO SUPERIORE
IL PROBLEMA ACQUA LA FA DA PADRONA "?"


«Chiediamo: "ma fiducioso per il futuro grazie all'imminente costruzione di un nuovo pozzo" ma c'è Acqua nel nuovo pozzo?

"annuncia il possibile stabilimento di parametri pro capite: la media dei consumi Venegonesi è infatti molto alta rispetto alla inedia nazionale."
Quall’è il possibile stabilimento di parametri pro capite? E quali sono i consumi della media nazionale?
»

Roba da terzo mondo

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Roba da terzo mondo

Paola Strippoli

15 giugno 2007



Beni comuni, o quasi L'intervento di una nostra lettrice mette a fuoco lo scandalo dell'acqua in Sicilia. I rubinetti sono a secco? Chiama non il comune ma le autobotti a pagamento, quelle arrivano di corsa.....






Sono incazzata, incazzata nera.
L'acqua qui in Sicilia viene fornita da un desalinatore che pare si sia rotto.
Allora avevano annunciato che ci sarebbero stati lavori dal 4 al 16. E cosa hanno fatto? Hanno tolto l'erogazione dell'acqua.
Già qui viene fornita normalmente per poche ore a giorni alterni. Ora l'abbiamo avuta solo per 2 ore giovedi scorso di notte. Dalle 3 alle 5. Sono stata svegliata dalla vicina.
Vi immaginate alle 3 di notte a lavare piatti, fare rifornimento, lavatrice, innaffiare piante, lavare pavimenti, ciotole dei cani ecc??
Poi basta.
Anzi, hanno fatto sapere che i problemi sono più grossi del previsto e non si sa quando arriverà.
E nessuno interviene.
Non viene dichiarata emergenza idrica, mettono a disposizione un numero verde a cui chiedere un'autobotte, che non arriva, ma poi per una riserva di 1000 litri di acqua come ce l'ho io, figurati se vengono, danno la priorità ai condomini.
E questo per poter vendere l'acqua.

Non ne hai? Chiama non il comune, ma le autobotti a pagamento e arrivano di corsa.
Per le docce andiamo in piscina, per fortuna siamo amici dei gestori.
L'acqua, si elemosina in giro. In macchina ho sempre delle taniche.
Acqua rigorosamente non potabile, di pozzi. E la gente usa quella.
Ma chi la controlla quest'acqua? Vogliono rischiare un'epidemia?

Ho scritto a sindaci, giornali locali, nazionali. Niente niente di niente.
Qui non succede niente, sono presi tutti dalle telefonate di Dalema, cosa vuoi che sia 100 mila persone senz'acqua?
Possibile che non si possa far intervenire nessuno, suscitare la curiosità di qualcuno?

E intanto noi continuiamo ad andare a farci docce in piscina, a non poter pulire la casa, a non poter neanche più lavare i piatti e a non avere più acqua per le lavatrici, a far morire le piante in giardino.
E l'impotenza mi genera una rabbia che non avete idea.
Roba da terzo mondo.

Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua

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Laudato si', mi Signore,
per sor'Acqua




Padre Alex Zanotelli ha detto : “Lasciateci almeno l’aria e l’acqua”. Lassù qualcuno lo ha ascoltato.
La legge che nazionalizza l’acqua è stata approvata mercoledì alla Camera in uno strano silenzio. Quando scadranno i diritti delle municipalizzate l’acqua tornerà sotto il controllo dei Comuni, delle Province e delle Regioni. In un subemendamento al disegno di legge Bersani è riportato: “ La titolazione delle concessioni di derivazione delle acque pubbliche è assegnata a enti pubblici”. Semplice, chiaro! Le società di capitali private e quotate in borsa fuori dalle balle. La pioggia non darà più stock option e dividendi. E tornerà sotto il controllo dei cittadini.
Il subemendamento è merito di due deputati verdi: Angelo Bonelli e Giuseppe Trepiccione. Dopo la Camera c’è però il Senato. E la legge potrebbe essere cambiata, bocciata, adulterata.
Il blog è qui per questo: per fare la lista dei buoni e dei cattivi. Un piccolo promemoria per le prossime elezioni.
Il blog riporterà nomi e voto dei senatori e, se il caso, un estratto dei loro interventi sull’acqua.
Io sono fiducioso, credo che voteranno all’unanimità per restituire l’acqua agli italiani. Ma non vorrei che qualcuno, per pura amicizia sia chiaro, voglia favorire le società concessionarie. Agli amici non si può dire di no...
L’acqua è un diritto, non è tollerabile che produca profitti.
Ma l’amministrazione pubblica è un colabrodo. Ottimo punto. Chiariamo di chi sono le responsabilità. Identifichiamo i dipendenti e tappiamo i buchi degli acquedotti.
E’ il solito discorso dell’inversione di causa e effetto che produce incapaci pubblici e speculatori privati.
Nessuno tocchi l’acqua o divento Caino.

CONCESSIONI PUBBLICHE: SORGONO PROBLEMI

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Numerose le lamentele dei cittadini: sei mesi per avere un allacciamento. Nella rete della burocrazia anche la piscina comunale che dovrebbe aprire tra due settimane
Il gas non arriva, il comune: «Ci teniamo la rete»
Comune contro Enel Gas: "riscatteremo la rete"


12-06-2007

Tradate - Famiglie senza gas per settimane. Tempi di attesa per l’allacciamento che arrivano a sei mesi. Impossibilità di parlare con qualcuno di Enel gas se non attraverso un call center che lascia in attesa anche per un’ora. E quindi l’idea di un sindaco esasperato dalle lamentele dei cittadini: riscattare la rete del gas e farla diventare di proprietà comunale.
È intenzionato ad attuare la proposta Stefano Candiani dopo le numerose lamentele giunte in comune in questi giorni di famiglie in attesa da mesi dell’allacciamento. Ma non sono solo i cittadini a rimanere imbrigliati nella lunga trafila di Enel Gas, anche il Comune di Tradate vi è caduto: oltre alla farmacia comunale di via Rossini che è da due anni in attesa del contatore, l’apertura dell’attesa piscina comunale prevista per il 30 giugno sembra essere a rischio: «Abbiamo fatto la richiesta diversi mesi fa – spiega Candiani -, ma a due settimane dall’apertura non sappiano ancora nulla dell’allacciamento».
E così i casi di diverse famiglie a cui per cavilli burocratici è stato staccato l’allacciamento: «Fanno in fretta a staccare il servizio – spiegano le famiglie – ma per riattivarlo ci vogliono mesi e noi facciamo la doccia con l’acqua fredda». Oppure altre famiglie che cambiano casa e ci vogliono ben sei mesi per ottenere l’allacciamento: «Ho fatto la richiesta sei mesi fa – spiega un cittadino in Comune per lamentarsi -. E ho passato più tempo al telefono, in attesa di parlare con qualcuno, che ad avere risposte». Il numero di telefono di Enel gas è un call center a potenza che gestisce le chiamate di tutta Italia, sia di richieste di allacciamento, sia di lamentele.
«Stiamo avendo più persone che si lamentano del gas che quelle che protestano per le buche nelle strade – ironizza il primo cittadino che attende ancora risposte da parte di Enel Gas -. Siamo stufi e l’unica soluzione è proprio quella del riscatto della rete, anche con l’intervento degli avvocati. Non è più possibile tollerare una situazione del genere. Abbiamo già dato mandato per uno studio sulla situazione: l’obiettivo è che il Comune diventi proprietario della rete e poi che appalti la distribuzione a una società esterna. Ora diciamo basta, ci muoveremo in questa direzione».
«È vero abbiamo avuto dei problemi con un adeguamento normativo – spiegano dall’ufficio stampa nazionale di Enel Gas -. Più precisamente con la delibera nr.87 che prevede un maggior controllo per la sicurezza degli impianti. Noi dobbiamo dare all’esterno il controllo per la richiesta delle certificazioni e finchè non ci arriva la risposta non possiamo dare l’autorizzazione. La delibera è entrata in vigore ad aprile del 2007 e tutti i casi da allora hanno subito dei rallentamenti».
Sui tempi di attesa del call center, che vanno da 30 minuti a un’ora l’ufficio stampa spiega «che è un problema generalizzato di tutti i call center, cercheremo di migliorare». Mentre riguardo ai temi di attesa per ottenere l’allacciamento, che sono in media di circa 6 mesi, da Enel gas rispondono che «fondamentalmente è una situazione normale».

DUE INCONTRI PER PARLARE DI ACQUA?

Fonti
La Settimana
08-06-2007


DUE INCONTRI PER PARLARE DI ACQUA?


L'emergenza idrica non spaventa l'Amministrazione e i cittadini.

NON CI CREDIAMO CHE NON SPAVENTA AI CITTADINI

Per i prossimi giorni sono previsti infatti due incontri.
QUALI? - COME?

fra le parti per approfondire il pungente tema, già preso in esame nelle scorse settimane.
IN CHE MODO? - QUANDO?

tutte le famiglie venegonesi hanno ricevuto una comunicazione scritta, nella quale l'Amministrazione confermava il razionamento giornaliero dell'acqua.
NON TUTTE LE FAMIGLIE L'HANNO RICEVUTE

PETRELLA MORATORIA ACQUA

PETRELLA MORATORIA ACQUA 1/6/07
Alla Camera la moratoria
sui servizi idrici locali


Sull'acqua
la "res publica"
ha battuto
il neocapitalismo

Riccardo Petrella

L'accordo sull'acqua, intervenuto il 30 maggio alla Camera dei Deputati fra le forze politiche del centrosinistra, costituisce un fatto importante. Ricordiamo i tre punti essenziali dell'accordo:
1) la moratoria in materia di affidamenti del servizio idrico integrato, il cui principio era stato già approvato nelle scorse settimane, decade quando entrerà in vigore la nuova legge sull'acqua nell'ambito del nuovo decreto legislativo di revisione del cosiddetto "152" (delega ambientale);
2) il blocco concerne gli affidamenti a società miste e a società private, anche quelli in corso;
3) il Ministero dell'Ambiente presenterà una relazione sullo stato dell'acqua in Italia dopo l'approvazione del nuovo decreto sulla delega ambientale. Unico aspetto potenzialmente critico dell'accordo è la possibilità di continuare ad affidare il servizio idrico integrato a S.p.A. a capitale sociale interamente pubblico. Verosimilmente questo è sato il "prezzo del compromesso" dettato anche da ragioni pratiche obiettive: la grande confusione normativa esistente in materia non permette, nell'avviso dei più (che non condivido), affidamenti ad enti pubblici ed aziende speciali. Un blocco relativo anche alle S.p.A. a capitale interamente pubblico condurrebbe oggi alla paralisi completa della gestione dell'acqua in Italia.
L'accordo del 30 maggio (data da ricordare), ricercato fin dall'impegno preso nel "programma dell'Unione" riguardo l'esclusione dell'acqua dai processi di liberalizzazione e di privatizzazione dei servizi pubblici locali, apre la via alla definizione e messa in opera con rigore di una politica idrica italiana centrata su "un governo pubblico dell'acqua, di tutte le acque".
E' una prima sconfitta del "neocapitalismo municipale delle multiutilities " ed è una sementita forte di tutti coloro che, in Italia in particolare, da destra e dal mondo degli autodefinitisi riformisti, tentano da tempo di legittimare la politica sbandierando una "crisi della politica" per esaltare invece il ruolo dell'economia e del mercato come soggetti più legittimi ed idonei per un governo delle società contemporanee, non solo a livello locale/nazionale.
Questo neocapitalismo, promosso non solo dai governi Berlusconi ma anche dalla maggioranza delle forze del centrosinistra, ha significato la trasformazione del sistema produttivo italiano, a partire dai sistemi locali, tramite la creazione di imprese multiutilities , quotate in Borsa, aperte ai mercati internazionali e fondate sull'alleanza tra capitale pubblico e capitale privato in seno a S.p.A. multiterritoriali. Il tutto in applicazione di tre principi, considerati lo strumento principale per "salvare" i servizi pubblici locali dallo "statalismo" e renderli più efficaci, efficienti ed economici.
1) l'abbandono della pubblicità della gestione ed il suo affidamento ad imprese private conformemente al credo che "il privato è meglio";
2) la copertura dei costi del servizio tramite il prezzo di mercato secondo il principio imposto dalla Banca mondiale del " Full cost recovery principle ";
3) aprire al capitale privato il finanziamento degli investimenti pubblici nelle infrastrutture e nei beni di utilità pubblica.
E così è stato.
Sostenuto, fino a poco tempo fa, anche dal grosso della classe dirigente sindacale, il "neocapitalismo municipale multiutilities " si è imposto in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Vento, Toscana e poi gradualmente nel resto dell'Italia. E l'accordo del 30 maggio è un arresto a tale processo. Il nuovo quadro normativo che emergerà metterà fine a una duplice colonizzazione da parte del neocapitalismo: la colonizzazione dei comuni ad opera della finanza privata; la colonizzazione dell'acqua delle regioni del Mezzogiorno ad opera dei capitali del nord.
L'accordo del 30 maggio, è inoltre uno schiaffo a tutti coloro che stanno tentando di delegittimare la politica perché esso ha confermato che, in democrazia, la forza della politica risiede nel legame stretto tra i cittadini e le istituzioni rappresentative. La prima sconfitta del neocapitalismo municipale è stata possibile proprio in Italia a proposito dell'acqua, perché nel nostro paese si è sviluppato uno dei più forti movimenti in Europa di lotta per l'acqua come bene comune e per il diritto umano all'acqua. Iniziata più di dieci anni or sono, fra gli altri, dal Comitato italiano per il contratto mondiale dell'acqua, la lotta per l'acqua vede oggi impegnati in un largo movimento italiano dell'acqua, migliaia di cittadini in sostegno della legge nazionale sull'acqua di iniziativa popolare. Forti di questa mobilitazione, i rappresentanti di Rifondazione comunista, Verdi e Comunisti italiani, in seno al governo ed alle istituzioni rappresentative, sono riusciti a tener duro e sconfiggere i promotori degli interessi privati, specie finanziari. La res publica ne esce rinforzata. E' un bel giorno di incoraggiamento per il futuro. Tocca ora alle forze progressiste e di sinistra di non perdere il capitale politico così ottenuto e di agire rapidamente in favore di un sempre più stretto coordinamento tra loro. Non è tempo di giocare alle prime donne, da nessuna parte.
*Contratto mondiale dell'acqua


Dal movimento
al Parlamento
Vincere si può!


Walter Mancini

La moratoria, una vittoria netta che rappresenta un passo avanti importante, per la battaglia ancora tutta aperta per la ripubblicizzazione del servizio idrico. Questo è il risultato del lavoro congiunto e sinergico tra partito, movimento e livelli istituzionali che ci dice che ce la possiamo fare solo se movimenti e istituzioni riescono a stabilire una costante e proficua relazione. Le istituzioni da sole non bastano, di fronte ai forti interessi in campo (vedi il caso Cip 6); il movimento da solo non la sfanga.
La vertenza acqua è riuscita ad avviare un circolo virtuoso tra i diversi livelli di intervento politico. E' così per la raccolta delle firme per la legge di iniziativa popolare che vede ancora moltissimi nostri eletti presenti ai banchetti per l'autentica delle firme, è stato così ieri l'altro alla Camera dei Deputati, dove grazie ad un attento e puntuale lavoro parlamentare siamo riusciti a portare a casa un risultato importante, per alcuni versi al di sopra delle nostre aspettative.
Non era scontato, ad esempio, che si stabilisse per legge che la moratoria resti in vigore fino all'approvazione di una nuova legge sul regime idrico, che sarà inserita nei decreti correttivi di modifica del decretone ambientale.
Il testo dell'articolo, inoltre, non solo blocca gli affidamenti alle società private e miste, lasciando la possibilità di affidamenti a società interamente pubbliche, ma interviene anche per gli affidamenti in corso, dando una chance in più alle compagne e ai compagni che in Sicilia hanno visto partire, nonostante la grande mobilitazione, l'iter di assegnazione del servizio idrico tramite gara. Un risultato importante soprattutto se letto insieme all'ottima mediazione strappata sul ddl Lanzilotta sui servizi pubblici locali.
Moratoria sull'acqua e aziende speciali, due risultati sui quali avremmo messo 10 firme ieri. Oggi possiamo dire che li abbiamo incassati grazie all'internità al movimento e alla sua capacità di intervento e di costruzione di massa critica su temi che rappresentano la nuova frontiera dell'accumulazione capitalista.
Non possiamo però abbassare la guardia, il cammino da percorrere verso il riconoscimento dell'acqua come bene comune è ancora lungo.
Dobbiamo continuare la mobilitazione e rilanciare il conflitto perché il passaggio al Senato, visti i rapporti di forza, potrebbe essere a rischio. Continuiamo a raccogliere le firme allargando il nostro campo di intervento su altri fronti a partire dalle concessioni alle multinazionali per l'imbottigliamento una forma subdola ma potentissima di privatizzazione di un diritto inalienabile.

*responsabile Vertenze Territoriali Prc

UNA PRIMA VITTORIA DEI MOVIMENTI : APPROVATA LA MORATORIA SULL’ACQUA

UNA PRIMA VITTORIA DEI MOVIMENTI:
APPROVATA LA MORATORIA SULL’ACQUA


di Marco Bersani
Attac Italia

E’ stato approvato mercoledì scorso alla Camera dei Deputati il provvedimento che istituisce, fino all’approvazione di una nuova legge di riordino della gestione del servizio idrico integrato, una moratoria sui processi di affidamento del servizio a soggetti privati e a società miste pubblico-privato, compresi quelli attualmente in corso.

Un importantissimo provvedimento, che segna una prima vittoria da parte dei movimenti per l’acqua, che ne avevano chiesto l’approvazione sin dalla manifestazione nazionale del 10 marzo scorso a Palermo.

E che segna un primo chiaro “stop” a quanti, nelle Regioni e nei territori, avevano trasversalmente tentato di accelerare i processi di privatizzazione, nel tentativo di far trovare di fronte al fatto compiuto la grande onda della campagna per la ripubblicizzazione dell’acqua, avviata dai movimenti con la raccolta firme per la legge d’iniziativa popolare che sta attraversando ogni angolo del paese.

Dalla Sicilia che a colpi di commissario ha tentato di fermare le lotte delle popolazioni, delegittimando gli stessi enti locali; alla Lombardia che con la nuova legge regionale –impugnata dal Governo, ma resa operativa nei territori- ha istituito l’obbligo della messa a gara del servizio idrico; alla Toscana, dove viaggia a grandi passi la costruzione di un’unica holding regionale; così come in tutte le altre regioni, i liberisti di centrodestra e di centrosinistra hanno cercato di rispondere alla forte consapevolezza sociale e alla diffusa capacità di mobilitazione che i movimenti in questi anni hanno saputo mettere in campo, con le lotte nei territori, la realizzazione del Forum dei Movimenti per l’Acqua e il lancio della legge d’iniziativa popolare.

Ma il mercato si può fermare e la politica può riprendere il suo primato sull’economia : questo dice il provvedimento di moratoria, questo dicono le lotte dei movimenti.

E solo dal riconoscimento dei beni comuni –a partire dall’acqua- come elemento fondativo del contratto sociale può riprendere la costruzione di una democrazia e di una politica dal basso, fuori da quell’orizzonte della solitudine competitiva, cui l’impersonalità del mercato vorrebbe relegare le esistenze di tutte/i noi.

La moratoria sull’acqua è un primo passo, che dà ancor più forza alle ragioni dei movimenti per l’acqua, che in questi mesi hanno riempito il paese con un’enorme esperienza di autoeducazione popolare orientata all’azione, attraverso la campagna per la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua : abbiamo superato le 300.000 firme e contiamo in quest’ultimo mese di raccoglierne ancora diverse decine di migliaia.

Per riaffermare definitivamente come l’acqua sia un bene comune e un diritto umano universale, un bene finito da tutelare per questa e per le future generazioni. Da sottrarre al mercato e alle leggi della concorrenza e da restituire alla gestione pubblica e partecipativa delle comunità locali.

E’ una battaglia di civiltà, di cui la moratoria di oggi non costituisce che una prima tappa; l’approdo finale dovrà essere l’approvazione della legge d’iniziativa popolare che propugna l’uscita di tutte le SpA, a qualsiasi titolo, dalla gestione del servizio idrico; la costruzione di aziende speciali consortili per la gestione pubblica dello stesso; l’istituzione di forme di partecipazione dei lavoratori e dei cittadini alle scelte fondamentali di tutti gli atti di gestione.

E, visto che si avvicinano i tempi per la presentazione del Dpef (Documento di programmazione economico-finanziaria), ai seguaci presenti nel Governo dell’ideologia delle grandi opere pubbliche, diciamo subito quale sarebbe l’unica grande opera pubblica di cui avrebbe bisogno il Paese : un grande piano di riassetto idrogeologico del territorio e il riammodernamento di tutte le reti idriche e gli acquedotti sul territorio nazionale.

Servono i soldi? Certamente.
Basta toglierli allo sperpero dello scellerato progetto TAV e alle spese militari.
Normali scelte di buon senso.

Per non dover fare la danza della pioggia ad ogni approssimarsi della stagione estiva.
Per non dover dichiarare “il paese è malato”, quando si scopre, alle elezioni, che due terzi dei voti sono evaporati.


APPROVATA LA MORATORIA: UNA PRIMA VITTORIA DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA!!

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA
CAMPAGNA
"ACQUA PUBBLICA, CI METTO LA FIRMA!"

Ufficio stampa
Sara Symeonides e-mail sara.symeonides@gmail.com
Sara Giorlando e-mail saragiorlando@gmail.com

APPROVATA LA MORATORIA:
UNA PRIMA VITTORIA DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA!!


E' stato approvato oggi alla Camera dei Deputati l'emendamento al Disegno di Legge Bersani contenente il provvedimento di moratoria sui processi di privatizzazione dell'acqua.

L'emendamento prevede che, fino all'approvazione di una nuova normativa, in attuazione dei decreti correttivi del decreto ambientale, relativa alla gestione del servizio idrico integrato , siano sospesi tutti gli affidamenti a soggetti privati, compresi quelli attualmente in corso.

Il Parlamento dunque recepisce quanto da tempo - a partire dalla grande manifestazione nazionale di Palermo del 10 marzo scorso - i movimenti per l'acqua chiedono, attraverso le mobilitazioni territoriali e la campagna nazionale di raccolta firme per una nuova legge d'iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua.

Con questo provvedimento – che chiediamo sia rapidamente approvato anche dal Senato - vengono sconfitte tutte le accelerazioni verso la privatizzazione dell'acqua che a livello regionale e locale erano state portate avanti dalle lobbies del capitale finanziario , per respingere la campagna in corso per la ripubblicizzazione dell'acqua e per far trovare di fronte al fatto compiuto ogni possibile conquista normativa in direzione dell'acqua bene comune e diritto umano universale.

L'approvazione della moratoria dimostra una volta di più le ragioni del Forum dei Movimenti per l'Acqua che dal gennaio scorso ha iniziato una campagna di raccolta firme – ormai giunta sopra le 300.000 firme - per chiedere che l'intero ciclo dell'acqua sia tolto dal mercato e restituito, come bene comune e risorsa da conservare, allo spazio pubblico e alle comunità locali per una gestione che sia pubblica e partecipativa.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Il Forum dei Movimenti per l'Acqua è composto da più di 70 realtà nazionali e oltre 1000 adesioni territoriali impegnati nella raccolta di firme a sostegno delle legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua
Per info: www.acquabenecomune.org

PETRELLA MORATORIA ACQUA 1/6/07
Alla Camera la moratoria sui servizi idrici locali

Sull'acqua la "res publica" ha battuto il neocapitalismo

Riccardo Petrella*
L'accordo sull'acqua, intervenuto il 30 maggio alla Camera dei Deputati fra le forze politiche del centrosinistra, costituisce un fatto importante. Ricordiamo i tre punti essenziali dell'accordo:
1) la moratoria in materia di affidamenti del servizio idrico integrato, il cui principio era stato già approvato nelle scorse settimane, decade quando entrerà in vigore la nuova legge sull'acqua nell'ambito del nuovo decreto legislativo di revisione del cosiddetto "152" (delega ambientale);
2) il blocco concerne gli affidamenti a società miste e a società private, anche quelli in corso;
3) il Ministero dell'Ambiente presenterà una relazione sullo stato dell'acqua in Italia dopo l'approvazione del nuovo decreto sulla delega ambientale. Unico aspetto potenzialmente critico dell'accordo è la possibilità di continuare ad affidare il servizio idrico integrato a S.p.A. a capitale sociale interamente pubblico. Verosimilmente questo è sato il "prezzo del compromesso" dettato anche da ragioni pratiche obiettive: la grande confusione normativa esistente in materia non permette, nell'avviso dei più (che non condivido), affidamenti ad enti pubblici ed aziende speciali. Un blocco relativo anche alle S.p.A. a capitale interamente pubblico condurrebbe oggi alla paralisi completa della gestione dell'acqua in Italia.
L'accordo del 30 maggio (data da ricordare), ricercato fin dall'impegno preso nel "programma dell'Unione" riguardo l'esclusione dell'acqua dai processi di liberalizzazione e di privatizzazione dei servizi pubblici locali, apre la via alla definizione e messa in opera con rigore di una politica idrica italiana centrata su "un governo pubblico dell'acqua, di tutte le acque".
E' una prima sconfitta del "neocapitalismo municipale delle multiutilities " ed è una sementita forte di tutti coloro che, in Italia in particolare, da destra e dal mondo degli autodefinitisi riformisti, tentano da tempo di legittimare la politica sbandierando una "crisi della politica" per esaltare invece il ruolo dell'economia e del mercato come soggetti più legittimi ed idonei per un governo delle società contemporanee, non solo a livello locale/nazionale.
Questo neocapitalismo, promosso non solo dai governi Berlusconi ma anche dalla maggioranza delle forze del centrosinistra, ha significato la trasformazione del sistema produttivo italiano, a partire dai sistemi locali, tramite la creazione di imprese multiutilities , quotate in Borsa, aperte ai mercati internazionali e fondate sull'alleanza tra capitale pubblico e capitale privato in seno a S.p.A. multiterritoriali. Il tutto in applicazione di tre principi, considerati lo strumento principale per "salvare" i servizi pubblici locali dallo "statalismo" e renderli più efficaci, efficienti ed economici.
1) l'abbandono della pubblicità della gestione ed il suo affidamento ad imprese private conformemente al credo che "il privato è meglio";
2) la copertura dei costi del servizio tramite il prezzo di mercato secondo il principio imposto dalla Banca mondiale del " Full cost recovery principle ";
3) aprire al capitale privato il finanziamento degli investimenti pubblici nelle infrastrutture e nei beni di utilità pubblica.
E così è stato.
Sostenuto, fino a poco tempo fa, anche dal grosso della classe dirigente sindacale, il "neocapitalismo municipale multiutilities " si è imposto in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Vento, Toscana e poi gradualmente nel resto dell'Italia. E l'accordo del 30 maggio è un arresto a tale processo. Il nuovo quadro normativo che emergerà metterà fine a una duplice colonizzazione da parte del neocapitalismo: la colonizzazione dei comuni ad opera della finanza privata; la colonizzazione dell'acqua delle regioni del Mezzogiorno ad opera dei capitali del nord.
L'accordo del 30 maggio, è inoltre uno schiaffo a tutti coloro che stanno tentando di delegittimare la politica perché esso ha confermato che, in democrazia, la forza della politica risiede nel legame stretto tra i cittadini e le istituzioni rappresentative. La prima sconfitta del neocapitalismo municipale è stata possibile proprio in Italia a proposito dell'acqua, perché nel nostro paese si è sviluppato uno dei più forti movimenti in Europa di lotta per l'acqua come bene comune e per il diritto umano all'acqua. Iniziata più di dieci anni or sono, fra gli altri, dal Comitato italiano per il contratto mondiale dell'acqua, la lotta per l'acqua vede oggi impegnati in un largo movimento italiano dell'acqua, migliaia di cittadini in sostegno della legge nazionale sull'acqua di iniziativa popolare. Forti di questa mobilitazione, i rappresentanti di Rifondazione comunista, Verdi e Comunisti italiani, in seno al governo ed alle istituzioni rappresentative, sono riusciti a tener duro e sconfiggere i promotori degli interessi privati, specie finanziari. La res publica ne esce rinforzata. E' un bel giorno di incoraggiamento per il futuro. Tocca ora alle forze progressiste e di sinistra di non perdere il capitale politico così ottenuto e di agire rapidamente in favore di un sempre più stretto coordinamento tra loro. Non è tempo di giocare alle prime donne, da nessuna parte.
*Contratto mondiale dell'acqua


Dal movimento
al Parlamento
Vincere si può!

Walter Mancini*
La moratoria, una vittoria netta che rappresenta un passo avanti importante, per la battaglia ancora tutta aperta per la ripubblicizzazione del servizio idrico. Questo è il risultato del lavoro congiunto e sinergico tra partito, movimento e livelli istituzionali che ci dice che ce la possiamo fare solo se movimenti e istituzioni riescono a stabilire una costante e proficua relazione. Le istituzioni da sole non bastano, di fronte ai forti interessi in campo (vedi il caso Cip 6); il movimento da solo non la sfanga.
La vertenza acqua è riuscita ad avviare un circolo virtuoso tra i diversi livelli di intervento politico. E' così per la raccolta delle firme per la legge di iniziativa popolare che vede ancora moltissimi nostri eletti presenti ai banchetti per l'autentica delle firme, è stato così ieri l'altro alla Camera dei Deputati, dove grazie ad un attento e puntuale lavoro parlamentare siamo riusciti a portare a casa un risultato importante, per alcuni versi al di sopra delle nostre aspettative.
Non era scontato, ad esempio, che si stabilisse per legge che la moratoria resti in vigore fino all'approvazione di una nuova legge sul regime idrico, che sarà inserita nei decreti correttivi di modifica del decretone ambientale.
Il testo dell'articolo, inoltre, non solo blocca gli affidamenti alle società private e miste, lasciando la possibilità di affidamenti a società interamente pubbliche, ma interviene anche per gli affidamenti in corso, dando una chance in più alle compagne e ai compagni che in Sicilia hanno visto partire, nonostante la grande mobilitazione, l'iter di assegnazione del servizio idrico tramite gara. Un risultato importante soprattutto se letto insieme all'ottima mediazione strappata sul ddl Lanzilotta sui servizi pubblici locali.
Moratoria sull'acqua e aziende speciali, due risultati sui quali avremmo messo 10 firme ieri. Oggi possiamo dire che li abbiamo incassati grazie all'internità al movimento e alla sua capacità di intervento e di costruzione di massa critica su temi che rappresentano la nuova frontiera dell'accumulazione capitalista.
Non possiamo però abbassare la guardia, il cammino da percorrere verso il riconoscimento dell'acqua come bene comune è ancora lungo.
Dobbiamo continuare la mobilitazione e rilanciare il conflitto perché il passaggio al Senato, visti i rapporti di forza, potrebbe essere a rischio. Continuiamo a raccogliere le firme allargando il nostro campo di intervento su altri fronti a partire dalle concessioni alle multinazionali per l'imbottigliamento una forma subdola ma potentissima di privatizzazione di un diritto inalienabile.
*responsabile Vertenze Territoriali Prc


Acqua, l'Osservatorio venegonese torne all'attacco...



06-05-2007


Acqua, l'Osservatorio venegonese torne all'attacco

«La Convezione con Agesp non risolve il problema»
Ciantia:
«Tutte strumentalizzazioni
Come sempre smetite dai fatti»