Hanno detto dell'acqua La pace nell'acqua

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Hanno detto dell'acqua
La pace nell'acqua

di Mikhail Gorbaciov

L'acqua, come la religione e l'ideologia, ha il potere di muovere milioni di persone. Sin dalla nascita della civiltà umana, i popoli si sono trasferiti in prossimità dell'acqua.
I popoli si spostano quando l'acqua è troppo scarsa e quando ce n'è troppa.
I popoli viaggiano sull'acqua. I popoli scrivono, cantano, danzano e sognano l'acqua.
I popoli combattono per l'acqua e tutti, in ogni luogo e ogni giorno, ne hanno bisogno.
Ne abbiamo bisogno per bere, per cucinare, per lavare, per l'agricoltura, per le industrie, per l'energia, per i trasporti, per i riti, per il divertimento, per la vita. E non siamo soltanto noi esseri umani ad averne bisogno: ogni forma di vita dipende dall'acqua per la propria sopravvivenza.

Ma oggi siamo sull'orlo di una crisi idrica mondiale. Le due più significative eredità lasciateci dal XX secolo (l'esplosione demografica e quella tecnologica) hanno preteso un tributo in termini di risorse idriche. Oggi molte più persone soffrono per la carenza di acqua potabile rispetto a venti anni fa; stiamo esaurendo e inquinando un numero sempre maggiore di sorgenti d'acqua dolce. Le moderne tecnologie ci hanno permesso di sfruttare una gran quantità dell'acqua mondiale per usi energetici, industriali e agricoli, ma spesso a un terribile prezzo per la società e per l'ambiente, e molte pratiche tradizionali per la salvaguardia delle acque sono state abbandonate lungo la strada. La maggior parte delle soluzioni della crisi deve essere elaborata e attuata a livello locale, sempre tenendo presente che l'acqua non deve essere data per scontata, né diventare proprietà di gruppi particolari per esigenze particolari.

Mikhail Gorbaciov

L'acqua è il più importante elemento necessario affinché a ognuno sia assicurato il diritto umano universale "a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia" (articolo 25, Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo). Senza la possibilità di utilizzare acqua pulita, la salute e il benessere non solo sono seriamente messi in pericolo, ma diventano impossibili: le persone che non dispongono di rifornimenti idrici di base vivono nel degrado e nell'impoverimento, con scarse possibilità di creare un futuro migliore per i loro figli.

Dobbiamo riconoscere che l'acqua pulita è un diritto umano e così facendo accetteremo la nostra responsabilità a livello mondiale per far sì che la previsione di un mondo in cui, entro 25 anni, due persone su tre dovranno affrontare problemi idrici, si dimostri errata. A questo proposito, il segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ci chiede di affrontare la minaccia di una catastrofica crisi idrica e di contrastare tali fosche previsioni adottando un nuovo spirito di condotta. Fare altrimenti significherebbe un vero crimine e per questo la storia giustamente giudicherà con asprezza le attuali generazioni.

La crescita della popolazione mondiale deve essere considerata non solo come una delle cause della crisi idrica, ma anche come la fonte della sua soluzione, come evidenziato dall'ex presidente delle Filippine, Fidel Ramos, portando l'esempio dell'enorme potenziale di energia umana dell'Asia sud-orientale. La solidarietà umana è l'unica forza in grado di affrontare un compito di questa entità. Deve esserci solidarietà a livello di governo internazionale e regionale, deve esserci solidarietà tra i vari settori e i partecipanti; e deve esserci la volontà politica tra i governi di lavorare in buona fede sia con le nazioni confinanti sia con il proprio popolo. A queste persone, compresi i gruppi spesso emarginati come le donne e i minori, bisogna dare voce e anche le informazioni e i mezzi necessari per farsi sentire.

Senza la sicurezza idrica, la stabilità sociale, economica e nazionale è messa in pericolo. Questo assume aspetti più drammatici nei luoghi in cui l'acqua scorre attraversando i confini e diviene cruciale nelle regioni di tensione religiosa, territoriale o etnica. In alcuni casi, come tra India e Pakistan a proposito del fiume Indo, la riuscita cooperazione in materia di risorse idriche può essere citata come prova che anche gli Stati con relazioni difficili possono lavorare insieme. In altri casi, non sono ancora state colte le opportunità di miglioramento delle relazioni regionali offerte dalla presenza di un corso d'acqua in comune. La valle del Giordano, condivisa dalle popolazioni di Israele, Palestina, Giordania, Siria e Libano, ne è un esempio.

Sin dall'antichità, l'acqua ha rappresentato un problema fondamentale di sicurezza nelle aride terre del Medio Oriente. La distribuzione, l'uso e i diritti sulle sempre più scarse risorse idriche di questa instabile regione restano questioni delicate e potenzialmente esplosive. Inoltre, la questione dell'acqua è fondamentalmente messa in disparte o occultata nei convenzionali negoziati di pace. Hanan Sher del Jerusalem Post fa luce sui travagli e sulle tribolazioni incontrati sulla strada per la conquista dell'acqua per la pace nel Medio Oriente, una strada che io stesso ho recentemente rivisitato. All'inizio di quest'anno mi sono incontrato con il primo ministro Barak, il presidente Arafat e il re Abdullah di Giordania, e ho ottenuto il loro impegno a collaborare con la mia organizzazione, Green Cross International e i nostri partner, il Centre for Middle East Peace e Economic Cooperation (Centro per la cooperazione economica e la pace in Medio Oriente), per trovare soluzioni alla crescente crisi idrica della regione.

I tre leader hanno esplicitamente riconosciuto che non possono esserci soluzioni unilaterali ai loro problemi per le acque transfrontaliere. Questo vale per il Medio Oriente come per i corsi d'acqua condivisi da Stati Uniti e nazioni confinanti. In tutti i 261 bacini idrografici internazionali del mondo, la gestione congiunta deve basarsi su un sistema di effettiva interdipendenza; una condivisione piuttosto che una limitazione della sovranità di ciascuna nazione.

Anche se i conflitti armati tra gli stati a causa dell'acqua sono improbabili, bisogna ricordare che questi non sono gli unici tipi di conflitti che le società con carenze idriche devono affrontare. I conflitti interni tra gruppi etnici, regioni, utenti e piccole comunità possono effettivamente insorgere per motivi legati all'acqua. La cooperazione tra stati è fondamentale per la ricerca di soluzioni idriche a livello regionale. Quando tali soluzioni non sono facilmente raggiungibili, devono essere disponibili la mediazione e il supporto internazionale. A tal fine è stato avviato un movimento dal sottosegretario di Stato Madaleine Albright con l'istituzione di una Global Alliance for Water Security (Alleanza mondiale per la sicurezza idrica).

Nella maggioranza dei casi, tuttavia, le soluzioni pratiche necessarie sono a livello locale, per riflettere la specifica natura geografica e culturale dell'impiego delle acque. È ormai finito il periodo della Guerra fredda, quando il principio "quanto più è grande, tanto è meglio" sollecitava la costruzione di 45.000 grosse dighe in tutto il mondo. Questa sconsiderata interferenza nella natura ha lasciato una terribile eredità, non ultima nella mia terra dove migliaia di acri di terra fertile sono andati perduti, e le catastrofi prodotte dall'uomo come nella regione del lago d'Aral causano sofferenze incalcolabili.

Gli articoli forniti da Kader Asmal della World Commission on Dams (Commissione mondiale per le dighe) e dall'esperto di problemi idrici Anil Agaewal vanno alla ricerca di una via verso una nuova era in cui le considerazioni sociali e ambientali abbiano la precedenza e in cui i vantaggi delle grosse costruzioni come le dighe siano messi in discussione. Gli Stati Uniti, la seconda nazione con il maggior numero di dighe dopo la Cina, ne stanno già abbattendo molte; altrove, in particolare nei paesi in via di sviluppo, la domanda che si pone riguarda il modo in cui offrire i vantaggi forniti dalle dighe attraverso altre iniziative, come la raccolta dell'acqua piovana e la gestione della domanda.

In molte zone del mondo questa
è l'unica acqua disponibile

Al centro del problema c'è il valore che attribuiamo ai diversi impieghi dell'acqua. Ancora una volta, non esiste un progetto valido a livello universale, ma è chiaro che non è auspicabile nessuna delle due posizioni estreme, l'una che sostiene che l'acqua deve essere gratuita per tutti e l'altra che spinge per la determinazione del prezzo in base al costo pieno per tutte le forniture idriche. Dobbiamo ricordare che il valore e il prezzo dell'acqua sono due cose assai differenti; è un elemento che deve essere usato in modo efficiente, ma deve essere disponibile per il sostentamento di tutti, compresi gli ecosistemi naturali. Questo rende la determinazione del prezzo dell'acqua una questione complessa, come desumiamo dalle opinioni sull'argomento di Ismail Serageldin, presidente della World Commission on Water (Commissione mondiale per l'acqua), e di Douglas B. MacDonald.

Dobbiamo quindi affrontare un'enorme sfida. Fortunatamente abbiamo un passato di grandi sfide risolte usando l'immaginazione e la nostra incontenibile capacità di adattamento. Per essere certi di muoverci nella giusta direzione, dobbiamo permettere alle nostre conoscenze, alle nostre esperienze e alle nostre istituzioni di metterci in pari con il travolgente progresso della scienza e della tecnologia e imparare come diventare buoni vicini l'uno per l'altro e buoni ospiti dell'ambiente naturale.

Proprio così come siamo mossi dall'acqua, dobbiamo muoverci rapidamente per salvarla.



Una legge popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua

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Una legge popolare
per la ripubblicizzazione dell'acqua

di Maurizio Acerbo

4 Ottobre 2007



Le oltre 400 mila firme raccolte in tutta Italia dai comitati per la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua sono state consegnate al presidente della camera Bertinotti lo scorso luglio. E ieri la Commissione ambiente ha cominciato l’analisi del testo, relatore il deputato Maurizio Acerbo [Prc]. Pubblichiamo il testo della relazione, che spiega il senso e i singoli articoli della legge. La Commissione dovrebbe riprendere l’esame del provvedimento già la prossima settimana.

Vorrei preliminarmente sottolineare che la proposta in esame merita un’attenzione particolare, in quanto si tratta di una proposta di legge di iniziativa popolare, ai sensi dell’articolo 71, comma secondo della Costituzione.
Ritengo assai positivo che questa commissione abbia convenuto di procedere con celerità all’esame di una proposta sottoscritta da 406.626 cittadini e cittadine e promossa da centinaia di comitati territoriali e decine di organizzazioni, associazioni e reti nazionali riunite nel Forum italiano dei movimenti per l’acqua […]. Come ha detto uno dei più autorevoli sostenitori di questa iniziativa legislativa «dal basso», padre Alex Zanotelli, «lottiamo per l’acqua in questo momento perché senza acqua non si può vivere». L’acqua costituisce un bene comune dell’umanità, irrinunciabile, che appartiene a tutti. Il diritto all’acqua è inalienabile: dunque l’acqua non può essere proprietà di nessuno. E’ sulla base di questa consapevolezza che viene proposto al legislatore l’obiettivo di arrestarne i processi di privatizzazione.
La proposta di legge di iniziativa popolare detta principi relativi alla gestione delle risorse idriche, con particolare riferimento ai profili della tutela e della pianificazione, interviene sulla gestione del servizio idrico integrato disciplinando anche la fase transitoria e le tariffe del servizio idrico, reca misure dirette a favorire l’accesso universale all’acqua potabile.
La finalità del provvedimento, esplicitata nell’articolo 1, comma 2, è quella di favorire la definizione di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell’acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile e solidale.
I principi generali dell’uso delle risorse idriche sono contenuti nell’articolo 2, che reca l’esplicito riconoscimento della disponibilità e dell’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile quale diritto inalienabile e inviolabile della persona. L’articolo 3 reca i principi relativi alla tutela e alla pianificazione, dettando in particolare disposizioni relative alla predisposizione del bilancio idrico, e conferma l’applicazione dei principi contenuti nella « direttiva acque» sull’informazione e la consultazione pubblica nella redazione degli strumenti di pianificazione. Esso inoltre disciplina le modalità per il rilascio o il rinnovo di concessioni di prelievo di acque, per i quali indica specifici vincoli, conferma il criterio del recupero dei costi relativi ai servizi idrici e consente l’utilizzo delle acque «destinabili all’uso umano» per un uso diverso solo se non siano presenti altre risorse idriche [in tale caso prevedendo che venga decuplicato l’ammontare del relativo canone di concessione].
Per quanto riguarda la gestione del servizio idrico integrato – sulla base dei principi di cui all’articolo 4 e della sua definizione quale servizio pubblico privo di rilevanza economica – il provvedimento prevede la proprietà pubblica e la natura demaniale delle infrastrutture afferenti al servizio idrico e la conseguente inalienabilità e destinazione perpetua ad uso pubblico, nonché la non separabilità della gestione e dell’erogazione del servizio idrico integrato e l’affidamento esclusivo a enti di diritto pubblico [articolo 5], con conseguente esclusione, nell’articolo 6, della possibilità di acquisizione di quote azionarie di società di gestione del servizio idrico integrato. Tale ultima disposizione regola anche la fase transitoria, prevedendo in particolare: la decadenza di tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate in concessione a terzi; nel caso di affidamento a società a capitale misto pubblico-privato, l’avvio del processo di trasformazione in società a capitale interamente pubblico, con obbligo di successiva trasformazione in ente pubblico; nel caso di affidamento a società a capitale interamente pubblico, la trasformazione in enti di diritto pubblico. La disposizione demanda ad un successivo decreto ministeriale la definizione dei criteri e delle modalità ai quali le regioni e gli enti locali devono attenersi per garantire la continuità del servizio idrico durante tale fase transitoria.
Al fine di attuare i processi di trasferimento di gestione, si prevede inoltre l’istituzione di un apposito Fondo nazionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato [articolo 7].
Il provvedimento, sulla base delle norme generali sul finanziamento contenute nell’articolo 8, interviene anche sul profilo della tariffa del servizio idrico integrato, la cui determinazione deve avvenire sulla base del metodo che spetta al governo definire [articolo 9]. Con particolare riferimento all’uso domestico, la tariffa deve coprire i costi ordinari di esercizio del servizio idrico integrato, ad eccezione del quantitativo minimo vitale garantito, che viene fissato in cinquanta litri al giorno per persona. Alla normativa regionale spetta, limitatamente alle fasce di consumo domestico superiori a cinquanta litri, l’individuazione di fasce tariffarie articolate per scaglioni di consumo, nonché la definizione di tetti di consumo individuale oltre i quali l’utilizzo dell’acqua è assimilato all’uso commerciale.
L’articolo 10 afferma il principio del governo democratico della gestione del servizio idrico integrato e a tal fine attribuisce agli enti locali il compito di adottare forme di democrazia partecipativa che conferiscano ai lavoratori del servizio idrico integrato e agli abitanti del territorio strumenti di partecipazione attiva alle decisioni sugli atti fondamentali di pianificazione, programmazione e gestione e alle regioni il compito di definire, attraverso normative di indirizzo, le forme e le modalità più idonee ad assicurare l’esercizio di tale diritto.
L’articolo 11 istituisce il Fondo nazionale di solidarietà internazionale, che ha la finalità di favorire l’accesso all’acqua potabile per tutti gli abitanti del pianeta e di contribuire alla costituzione di una fiscalità generale universale che garantisca tale accesso.
L’articolo 12 reca disposizioni finanziarie e contiene, tra l’altro, una norma di delega per l’introduzione di una tassa di scopo relativa al prelievo fiscale sulla produzione e sull’uso di sostanze chimiche inquinanti per l’ambiente idrico.

Viene proposta dunque una svolta radicale rispetto al «pensiero unico», sospinto da ben solidi interessi, che ha prevalso negli ultimi venti anni e che si è tradotto su scala globale e nazionale nella scelta di politiche volte alla mercificazione dell’acqua e alla privatizzazione della gestione dei servizi idrici. Va detto che nel nostro paese, come d’altronde quasi ovunque in Europa e nel mondo, fortissime sono state le resistenze nella società e anche nel mondo politico rispetto a queste scelte e infatti abbiamo assistito al dilagare delle mobilitazioni per la difesa dell’acqua come bene comune. Parimenti, numerosi enti locali hanno cercato di resistere alla pressione privatizzatrice. L’adesione di molti consigli comunali e provinciali alla campagna per la legge di iniziativa popolare lo testimonia. Anche il nostro parlamento, in particolare la commissione esteri, ha votato nella precedente legislatura una risoluzione con cui si invitava il governo italiano a contrastare negli organismi internazionali la tendenza a imporre la privatizzazione dell’acqua.
Vorrei ricordare che anche la previsione della Finanziaria 2002 [legge 448/2001] di attivare un processo irreversibile di privatizzazione dei servizi pubblici locali – tra cui l’acqua – ha trovato ostacoli nella stessa coalizione che sosteneva il governo all’epoca. L’articolo 35 della legge 448 prevedeva l’obbligo di gara per tutti i servizi pubblici locali, compresa l’acqua, ma la mobilitazione dei movimenti, delle comunità e delle amministrazioni locali, private di ogni possibilità di scelta, ha condotto al dl 269 del 2003 che ha consentito di optare per società a capitale interamente pubblico [in house].
Va segnalato che però il dl 269/2003 conteneva la scelta controversa di eliminare le forme di gestione attraverso enti di diritto pubblico [aziende speciali, consorzi, eccetera] tema non a caso rimesso in discussione da questa proposta di legge.
La gestione pubblica dei servizi idrici è diventata nel frattempo uno degli impegni contenuti nel programma del governo Prodi ed è anche ribadita nel ddl Lanzillotta sui servizi pubblici locali.
La stessa camera dei deputati ha approvato un emendamento al decreto Bersani-bis che prevede la moratoria rispetto ai processi di privatizzazione in atto.
Questa iniziativa legislativa popolare ha il merito di fornire al parlamento l’occasione per affrontare in maniera non episodica – ma con uno sguardo d’insieme – una materia sulla quale negli anni recenti si è legiferato in maniera contraddittoria.

L'ex convenzione. "Un buon affare per Busto" Non l'avevamo mai dubitato......

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Il consiglio comunale rimarca l'indipendenza dal Pirellone sulle scelte di privatizzazione dei servizi;
il contestato affaire Agesp-Venegono invece lascia dubbiosa l'opposizione Acqua al centro del dibattito, fra unità e dubbi

Busto Arsizio - Fra le delibere discusse lunedì sera dal consiglio comunale particolare rilevanza assumevano due di esse, relativamente all'adesione all'ATO (ambito teritoriale ottimale) e alla convenzione con il Comune di Venegono Superiore, che sta affidando ad Agesp la gestione di acquedotti e fognature. I due temi appaiono legati, visto che l'ATO è l'organismo di coordinamento della gestione del servizio idrico integrato, un campo in cui si sta svolgendo un'intensa lotta tra un fronte favorevole ad una privatizzazione spinta e chi viceversa vuole mantenere un saldo controllo pubblico della risorsa acqua.

Per la definitiva costituzione del consorzio ATO è necessario che la Provincia di Varese e tutti i suoi 141 Comuni aderiscano con atto formale dei rispettivi consigli - e ancora alcune dozzine di Comuni, anche molto importanti come Busto, mancavano all'appello. La convenzione di adesione all'ATO, o meglio una sua versione emendata, è stata approvata all'unanimità, marcando un momento importante di unità del consiglio attorno ad un principio di indipendenza.

Infatti la commissione consiliare Ambiente, territorio e fauna, presieduta da Alessandro Chiesa (FI), aveva deciso di emendare il testo della convenzione di adesione all'ATO nel senso di tenere conto non della nuova legge regionale 18/2006, impugnata dal governo presso la Corte Costituzionale, e che di fatto obbligava alla privatizzazione dei servizi idrici, bensì di quella precedente (l.r. 26/2003), che lasciava in materia libertà di scelta ai singoli soggetti locali. Su questa base bipartisan l'accordo è presto arrivato. «La legge regionale del luglio scorso è stata bocciata solo da Rifondazione Comunista» ha messo le mani avanti il sindaco Farioli; e furono proprio i comunisti, poi, ad insistere per farla impugnare, ottenendo il supporto di tutta l'Unione. «Siamo disponibili a metterci in gioco per un progetto coraggioso, ma non accettiamo decisioni prese altrove» ha chiosato il primo cittadino, e a buon intenditor poche parole. «Il bene acqua resta in sè pubblico, posizione condivisa da vari altri Comuni, specialmente della Valle Olona»; quanto all'erogazione del bene medesimo, che resta ai Comuni, pubblica o privata che debba essere in futuro, il sottinteso è che non si deciderà comunque su ordinazione del Pirellone.

La vicenda Agesp-Venegono, a questa collaterale, vedeva invece emergere dubbi e perplessità che dividevano l'aula. Dopo l'esposizione da parte dell'assessore Zingale della convenzione tra Comune di Busto (come proprietario di quasi il 100% di Agesp) e quello di Venegono Superiore, Mariani (Ulivo) e Corrado (PRC) si chiedevano se fosse sensato un contratto per 15 anni quando da un lato Busto entra a far parte dell'ATO, con conseguenze tuttora imprevedibili data la "battaglia dei rubinetti" in corso, e dall'altro a Venegono stessa una composita compagine d'opposizione (Da Forza Italia e Lega a DS e Rifondazione) sta cavalcando la forte contrarietà di centinaia di cittadini contro la cessione dei servizi acqua e fognature ad Agesp. Non era dunque meglio aspettare? chiedeva Corrado. Tanto più che, come osservava Mariani, la convenzione era giunta sul tavolo dei consiglieri non prima delle 18,45 di lunedì. «Qui è in gioco la competitività di Agesp» tagliava corto Farioli, irritato. «Per anni vi siete lamentati del suo immobilismo, e ora che allarga le sue attività... L'ATO non espropria certo i Comuni delle loro facoltà decisionali; sarebbe folle non dire di sì a questa convenzione». Quanto ai suoi colleghi forzisti di Venegono, che vi si oppongono a spada tratta, Farioli ha avuto parole dure: «La loro è una scelta politicante» sibila. Al voto finale, il solo Corrado votava contro («che si sappia»), ma l'astensione in blocco dell'opposizione parlava chiaro: quello che sembra un buon affare per Agesp, e dunque per Busto, per molti ha ancora troppi punti da chiarire.

AGESP a Venegno?

AGESP
sotto la lente di ingrandimento
mentre infuriano le polemiche


Busto Arsizio (6 Giu 2007) Solleva molta attenzione e dibattito la questione intorno ad AGESP e sugli emolumenti agli amministratori. Apre le danze l'ex sindaco Rosa che afferma: "Non posso esimermi dal sottolineare quanto la mia presa di posizione nel Dicembre 2005 fosse lungimirante rispetto al quadro che si andava delineando e al quale mi opposi fermamente: era a mio modo di vedere evidente che la distorsione del sistema partitocratrico andava producendo una abnorme moltiplicazione delle poltrone e delle relative prebende a discapito del cittadino contribuente."

Di seguito Rosa elenchi i propri meriti ed i demeriti della precedente amministrazione: "dai bilanci consolidati del gruppo Agesp si notava che dal 1998 al 2002 il costo complessivo relativo agli emolumenti dei Cda e dei collegi sindacali era quasi quintuplicato, passando da 70.000 a oltre 300.000 euro".

Dopo aver rilevato la propria contrarietà di allora, conclude Rosa con un invito ad avvertire la medesima necessità morale di verificare la situazione così come a suo tempo avevo sottolineato. Ci permettiamo solo di ricordare a Rosa che il suo ultimo atto da Sindaco, il 31 gennaio 2006, fu di nominare un Consiglio di Amministazione di AGESP fatto unicamente da persone di sua fiducia che poi sono stati ritrovati candidati nelle sue liste civiche alle elezioni del maggio 2006 e che il Commissario straordinario Guglielman cancellò la sua delibera. Chi è senza peccato...
Allora ecco che l'Ulivo, attraverso la consigliera Erica D'Adda, propone come contromisura la convocazione della Commissione Bilancio per l'analisi della situazione su AGESP: consentire a consiglieri e Commissari di capire quale sia la reale condizione di AGESP, che risulta essere una specie di "matrioska" contabile, dalla quale è difficile capire e giustificare sia la missione sia la realizzazione dei risultati;inoltre, si chiede di essere messi a conoscenza delle linee industriali che si intendono intraprendere per il risanamento ed il rilancio delle attività dell'Azienda.

Alessandro Berteotti

Sentenza della Corte di giustizia















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Le paghe degli amministratori


La sentenza riguarda l'affidamento di lavori, da parte del Comune di Busto, all'AGESP senza gara di appalto, un affidamento diretto.
Ma non si parlava di una societa MUNICIPALIZZATA, la Corte di Giustizia Europea la pensa diversamente.
"I consigli d'amministrazione della AGESP e della AGESP Holding possiedono ampi poteri di gestione esercitabili in maniera autonoma e il comune di Busto Arsizio non dispone di alcun potere di controllo particolare per limitare la loro libertà d'azione.
La Corte conclude quindi che il comune di Busto Arsizio non esercita sulla AGESP un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi cosicché la direttiva sugli appalti pubblici di forniture osta all'affidamento diretto dell'appalto pubblico in questione."
Quindi l'AGESP fa i suoi affari e non persegue finalità sociali anche se l'azionista di maggioranza è il comune di Busto.
Il comune acquisterà azioni AGESP in modo da agevolare gli affidamenti diretti senza gare ?
A Venegono diventerà un cantiere, il piazzale della chiesa sarà trasformato in zona pedonale e si rifaranno tutti i servizi, acqua, gas, fogna....
Chi farà i lavori ?

Acqua razionata e dilaga il malcontento

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Duro intervento dell'opposizione di centro-sinistra
sulle difficoltà idriche che stanno facendo penare la Giunta Ciantia e i cittadini venegonesi

Acqua razionata e dilaga il malcontento



Venegono Superiore - Dilaga il malcontento a Venegono Superiore, uno dei comuni del Tradatese maggiormente in crisi per quanto riguarda la disponibilità d'acqua: dal mese di maggio l'acqua è razionata e nelle zone più fortunate arriva per circa 9 ore al giorno, mentre fino ad ora non hanno dato esito positivo le ricerche di nuovi pozzi cui attingere per rifornire l'acquedotto.

Su questa situazione si registra una dura presa di posizione di Venegono Democratica, che rappresenta in consiglio comunale l'opposizione di centro-sinistra, e che in un documento attacca la Giunta Ciantia accusandola di non saper gestire l'emergenza e di non assumersi le proprie responsabilità.

«Siamo ad agosto e per l’acqua di Venegono Superiore è sempre peggio - si legge nel documento di Venegono Democratica - Non solo perché l’acqua continua a essere razionata, ma soprattutto perché l’Amministrazione comunale brancola nel buio, non sa dare certezze ai cittadini, è sempre più isolata e arroccata nelle proprie incapacità. E come unica risposta distribuisce colpe a destra e a manca nel tentativo di sfuggire alle proprie, brucianti responsabilità. E le responsabilità sono, invece, molto evidenti. Che le riserve idriche di Venegono fossero in diminuzione drammatica è noto da tempo. Lo scorso anno, il tradizionale invito a cosumare poca acqua l’Amministrazione comunale l’ha affisso a maggio, cioè ben prima degli anni precedenti. Che quest’anno il problema si sarebbe aggravato ulteriormente era noto a tutti. Il dibattito sul riscaldamento del pianeta ha tenuto banco per mesi su giornali e tv. Quali provvedimenti ha preso l’Amministrazione? Ha scavato un pozzo che, costato quasi 100 mila euro ai cittadini, non ha mai gettato neppure una goccia d’acqua! Al punto che dopo due anni è stato richiuso. E per questo gravissimo errore nessuno è stato ritenuto responsabile. Ha tentato di cedere l’acqua all’Agesp di Busto, di fatto aprendo le porte alla privatizzazione, e comunque togliendo l’acqua di Venegono dal controllo dei venegonesi. Ha avviato la perforazione di un altro pozzo nella stessa zona di quello che non ha mai dato una goccia d’acqua. E fino ad oggi neppure da questo nuovo scavo arrivano notizie confortanti. Ha minacciato di sanzionare i cittadini che sprecano l’acqua ma fino ad oggi non si hanno notizie di seri provvedimenti in proposito. Sta favorendo consistenti nuovi insediamenti abitativi, cosa che aggraverà ulteriormente la già precaria situazione idrica e infine ha evitato di informare e confrontarsi con i cittadini».

Accuse che la Giunta Ciantia rispedisce al mittente: «Il problema c'è e la Giunta lo ha ben presente da alcuni anni- spiega il vicesindaco Luigia Adamoli - tanto è vero che abbiamo effettuato diversi interventi per capire le ragioni di questa carenza d'acqua, ad esempio effettuando una revisione e una ricerca completa di eventuali perditre su tutta la rete. Stiamo cercando un nuovo pozzo: si stanno effettuando ricerche con una delle migliori ditte del settore, abbiamo iniziato le trivellazioni e siamo a quota 100 metri di profondità, ma dovremo scendere ancora perchè a questa quota di acqua non ce n'è. Abbiamo razionato l'erogazione per garantire acqua a tutti, e c'è un'ordinanza che vieta 24 ore su 24 l'uso dell'acqua per annaffiare orti e giardini, per lavare le auto e per tutti gli usi diversi da quello umano. Non è vero che non si sta facendo nulla».

Si sperava che almeno nel mese di agosto, con la chiusura delle fabbriche, i livelli nei serbatoi risalissero, ma questo, a quanto pare, non sta accadendo e per tutta la stagione estiva l'acqua dai rubinetti venegonesi continuerà a scendere solo per nove ore al giorno: dalle 6 alle 9, dalle 11,30 alle 14,30 e dalle 18 alle 21,30.

Gratis alla fonte, ... o cara al bar? ...ecco l'oro azzurro

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Nei 40 centesimi di una bottiglia al supermercato, l'acqua pesa solo per un quarto di centesimo

I due terzi dei costi se ne vanno per le bottiglie, un altro dodici per cento serve a coprire marketing e pubblicità

Gratis alla fonte, cara al bar
Minerale, ecco l'oro azzurro

I produttori: "I profitti lordi sono bassi, in media intorno al quattro per cento del fatturato"
di MAURIZIO RICCI

19 luglio 2007


ROMA - Sicura al 100 per cento, giurano i produttori: mai un'infezione da una nostra bottiglia. Saporita, fa capire il 98 per cento di italiani che la preferisce sempre di più all'acqua potabile. Salutare: per chi ha problemi di pressione e ha bisogno di un'acqua leggera o, al contrario, per gli sportivi alla ricerca di un'acqua ricca di sali minerali. Ma cara. L'acqua al rubinetto la paghiamo 60-80 centesimi a metro cubo, che equivale a mille litri. L'acqua minerale 40 centesimi per una bottiglia di 1,5 litri (al supermercato, si intende, perché al bar l'unico limite è la faccia tosta del gestore). Cioè 25 centesimi al litro: 250 euro a metro cubo.

Il problema è che non è l'acqua che paghiamo tanto. Quella costa pochissimo, quasi niente. A volte, visto che le fonti d'acqua minerale sono di proprietà pubblica, noi - la collettività - gliela diamo in concessione anche praticamente gratis. Quando va male (all'azienda), Nestlè e concorrenti pagano a noi, oggi, come collettività, l'acqua che finirà sugli scaffali del supermercato o dei bar gli stessi 60-70 centesimi a metro cubo che noi, singolarmente, paghiamo per l'acqua del rubinetto. A fare i conti, si finisce sommersi da virgole e zeri: nei 40 centesimi della bottiglia del supermercato, la materia prima, l'acqua, vale oggi, al massimo, 25 centesimi di centesimo. Praticamente invisibile. Compriamo acqua, ma in realtà paghiamo la plastica della bottiglia, il gasolio per trasportarla, gli spot per pubblicizzarla.

L’acqua è un diritto, non un business

Intervista con Hama Arba Diallo:
L’acqua è un diritto, non un business
di Sabina Zaccaro



Hama Arba Diallo-Credit: UNCCD
ROMA, 13 luglio 2007 (IPS) - L’acqua non è un bene commerciale, ma un diritto umano fondamentale. Hama Arba Diallo, segretario esecutivo uscente della Convenzione Onu contro la desertificazione (UNCCD), è convinto che le Nazioni Unite siano vicine al riconoscimento ufficiale di questo principio, possibilmente entro il 2008.

Hama Arba Diallo ne ha discusso a Roma con la viceministra degli esteri Patrizia Sentinelli, che guiderà una campagna in sede Onu per chiedere di sottrarre l’acqua alle regole commerciali e adottare entro la fine di quest’anno “una norma vincolante per identificare passi graduali e concreti verso un accordo globale congiunto sull’acqua”.

UN ALTRO CONSIGLIO COMUNALE SULL'ACQUA ...A BOCCA ASCIUTTA

UN ALTRO CONSIGLIO COMUNALE
SULL'ACQUA ...A BOCCA ASCIUTTA

13 - 07 - 2007


Ieri sera al consiglio comunale si è discussa l’interrogazione della Brianza, interrogazione giusta ma sostenuta molto male.
Nessuno ha chiesto al sindaco su quali dati ha affermato che a Venegono si consumerebbe il doppio della media nazionale d'acqua.
Su quali carte ha detto ciò ?
Mistero.
Il sindaco ha affermato che solo pochi cittadini di Vengono hanno un consumo sconsiderato d’acqua e non tutti.
Dall’articolo di varesenews questa differenza tra venegonesi buoni e virtuosi e venegonesi spreconi non era cosi chiara.
Ha capito male il giornalista ?
Rifacendomi all'e-mail di Mario di alcuni giorni fa che commentava l'affermazione del sindaco, Mario calcolava che se quello detto dalla Ciantia fosse corretto il consumo medio di un cittadino di Venegono sarebbe di 468 litri !!! (la media è di 234, escluso l'industria e l'artigianato).
Cifra assurda.
Perchè nessuno l'ha fatto notare ?
Ora a detta del sindaco la responsabilità di questi consumi sarebbe imputabile solo ad alcuni, una minoranza.
Ma quanta acqua consuma questa minoranza di venegonesi per far aumentare il consumo di un paese a livelli doppi rispetto a quelli nazionali, tenendo anche conto che d'acqua c'è ne poca ?
Siamo nell'ordine di migliaia di litri d'acqua al giorno per persona, per sprecone.
Che ci fanno con tutta questa acqua ?
Altro che bagnare l'orto di casa, hanno tutti piscine olimpioniche ?

Vogliamo beccare questi disgraziati ?
Che vigili, che protezione civile, che improbabili spioni che scrutano i vicini di casa, basta controllare i numeri del contatore e si risale subito al consumo giornaliero.
Perchè nessuno l'ha fatto notare al sindaco ?

Evidentemente le opinioni non devono essere disturbate dai fatti.

Tutto sull'acqua potabile

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Tutto sull'acqua potabile

12 - 07 - 2007



L'acqua è un bene prezioso di cui tendiamo però a fare un uso spesso distratto. Se da un lato tendiamo a sottovalutarne la qualità, il che spiega il clamoroso e ingiustificato successo delle minerali in Italia, dall'altro non ci facciamo problemi a sprecare acqua potabile in tutti i possibili usi domestici.

Ma l'acqua non è una risorsa infinita, anzi, la sua scarsità è diventata un'emergenza pressante in molte parti del mondo......

TUTTO E’ SOTTO CONTROLLO? … DA CHI?

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Consumo medio procapite quasi il doppio del dato nazionale. Acqua garantita solo in certi orari, tramite uno speciale erogatore nell’acquedotto: «Poi chi consuma oltre il dovuto pagherà di più»
Venegono senz’acqua.
Il sindaco: «Situazione sotto controllo»
di Manuel Sgarella
Giovedi 5 Luglio 2007

Venegono Superiore - L’emergenza idrica a Venegono è una realtà, ma è tutto sotto controllo. Lo garantisce il sindaco Maria Ciantia che, già nello scorso mese di maggio, si è vista costretta a emettere un’ordinanza alquanto restrittiva sull’utilizzo dell’acqua, garantendone il servizio in tre fasce orarie: dalle 5.00 alle 9.00; dalle 11.30 alle 14,30; dalle 18.00 alle 21.00. Ora in paese cominciano i malumori come spiega in una lettera giunta in redazione un componente della Lega Nord, Luca Maria Peri: «A causa dell’emergenza idrica, dovuta anche alla disastrosa situazione dei pozzi e della rete idrica Venegonese, al di fuori di quegli orari nulla è garantito; tanto è vero che molte abitazioni rimangono del tutto prive di acqua».
«Quell’ordinanza serve proprio a garantire acqua a tutti i cittadini – spiega il sindaco Maria Ciantia che rifiuta l’accusa di non essere in grado gestire la crisi idrica -. Da noi non c’è bisogno di autobotti proprio per quello che stiamo facendo, non siamo ancora arrivati a quei livelli, come dovettero fare altri comuni limitrofi come Malnate o Tradate, nell’estate scorsa».
Il Comune infatti ha dotato l’acquedotto di uno speciale erogatore che, a seconda delle presenza o meno di certo quantitativo livello dei pozzi, eroga più o meno acqua, garantendola in certe fasce e meno in altre. «In questi giorni abbiamo dovuto registrare lo strumento e si possono essere verificati più disagi, ma adesso è tutto sotto controllo – garantisce il primo cittadino -. Il problema è comunque generalizzato su tutto il territorio che ha subito un brusco calo delle falde: il beneficio delle piogge di questi giorni lo sentiremo purtroppo solo nei prossimi mesi, ci vuole tempo perché l’acqua arrivi in falda».
Il sindaco spiega poi che sono diverse le iniziative in atto per fronteggiare la crisi: «Stiamo cercando un nuovo pozzo e i risultati finora non sono stati dei più entusiasmanti, ma non ci arrendiamo. Siamo fiduciosi di trovarlo presto».
La Lega, inoltre attacca il sindaco per voler far pagare di più il consumo dell’acqua: «Non a tutti – prosegue la Ciantia -. In città c’è molto spreco, lo sappiamo perchè il consumo medio procapite è quasi il doppio della media nazionale. C’è qualcuno, e forse sono molti, che non rispettano l’ordinanza. E proprio per questo abbiamo intenzione di seguire l’esempio di Varese, che impone dei controlli sui consumi: chi supera la soglia, paga di più. A Venegono sono in tanti che stanno facendo sacrifici, ma devono farli tutti».
«Non stiamo certo con le mani in mano – conclude la Ciantia -. Prossimamente abbiamo anche intenzione di cambiare il regolamento della concessione edilizia: chi vorrà costruire determinate palazzine dovrà garantire l’acqua con un’autoclave. La crisi idrica è generalizzata e ognuno delle fare la propria parte per fronteggiarla, non solo criticare».


VENEGONO FA ACQUA

VENEGONO SUPERIORE
IL PROBLEMA ACQUA LA FA DA PADRONA "?"


«Chiediamo: "ma fiducioso per il futuro grazie all'imminente costruzione di un nuovo pozzo" ma c'è Acqua nel nuovo pozzo?

"annuncia il possibile stabilimento di parametri pro capite: la media dei consumi Venegonesi è infatti molto alta rispetto alla inedia nazionale."
Quall’è il possibile stabilimento di parametri pro capite? E quali sono i consumi della media nazionale?
»

Roba da terzo mondo

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Roba da terzo mondo

Paola Strippoli

15 giugno 2007



Beni comuni, o quasi L'intervento di una nostra lettrice mette a fuoco lo scandalo dell'acqua in Sicilia. I rubinetti sono a secco? Chiama non il comune ma le autobotti a pagamento, quelle arrivano di corsa.....






Sono incazzata, incazzata nera.
L'acqua qui in Sicilia viene fornita da un desalinatore che pare si sia rotto.
Allora avevano annunciato che ci sarebbero stati lavori dal 4 al 16. E cosa hanno fatto? Hanno tolto l'erogazione dell'acqua.
Già qui viene fornita normalmente per poche ore a giorni alterni. Ora l'abbiamo avuta solo per 2 ore giovedi scorso di notte. Dalle 3 alle 5. Sono stata svegliata dalla vicina.
Vi immaginate alle 3 di notte a lavare piatti, fare rifornimento, lavatrice, innaffiare piante, lavare pavimenti, ciotole dei cani ecc??
Poi basta.
Anzi, hanno fatto sapere che i problemi sono più grossi del previsto e non si sa quando arriverà.
E nessuno interviene.
Non viene dichiarata emergenza idrica, mettono a disposizione un numero verde a cui chiedere un'autobotte, che non arriva, ma poi per una riserva di 1000 litri di acqua come ce l'ho io, figurati se vengono, danno la priorità ai condomini.
E questo per poter vendere l'acqua.

Non ne hai? Chiama non il comune, ma le autobotti a pagamento e arrivano di corsa.
Per le docce andiamo in piscina, per fortuna siamo amici dei gestori.
L'acqua, si elemosina in giro. In macchina ho sempre delle taniche.
Acqua rigorosamente non potabile, di pozzi. E la gente usa quella.
Ma chi la controlla quest'acqua? Vogliono rischiare un'epidemia?

Ho scritto a sindaci, giornali locali, nazionali. Niente niente di niente.
Qui non succede niente, sono presi tutti dalle telefonate di Dalema, cosa vuoi che sia 100 mila persone senz'acqua?
Possibile che non si possa far intervenire nessuno, suscitare la curiosità di qualcuno?

E intanto noi continuiamo ad andare a farci docce in piscina, a non poter pulire la casa, a non poter neanche più lavare i piatti e a non avere più acqua per le lavatrici, a far morire le piante in giardino.
E l'impotenza mi genera una rabbia che non avete idea.
Roba da terzo mondo.

Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua

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Laudato si', mi Signore,
per sor'Acqua




Padre Alex Zanotelli ha detto : “Lasciateci almeno l’aria e l’acqua”. Lassù qualcuno lo ha ascoltato.
La legge che nazionalizza l’acqua è stata approvata mercoledì alla Camera in uno strano silenzio. Quando scadranno i diritti delle municipalizzate l’acqua tornerà sotto il controllo dei Comuni, delle Province e delle Regioni. In un subemendamento al disegno di legge Bersani è riportato: “ La titolazione delle concessioni di derivazione delle acque pubbliche è assegnata a enti pubblici”. Semplice, chiaro! Le società di capitali private e quotate in borsa fuori dalle balle. La pioggia non darà più stock option e dividendi. E tornerà sotto il controllo dei cittadini.
Il subemendamento è merito di due deputati verdi: Angelo Bonelli e Giuseppe Trepiccione. Dopo la Camera c’è però il Senato. E la legge potrebbe essere cambiata, bocciata, adulterata.
Il blog è qui per questo: per fare la lista dei buoni e dei cattivi. Un piccolo promemoria per le prossime elezioni.
Il blog riporterà nomi e voto dei senatori e, se il caso, un estratto dei loro interventi sull’acqua.
Io sono fiducioso, credo che voteranno all’unanimità per restituire l’acqua agli italiani. Ma non vorrei che qualcuno, per pura amicizia sia chiaro, voglia favorire le società concessionarie. Agli amici non si può dire di no...
L’acqua è un diritto, non è tollerabile che produca profitti.
Ma l’amministrazione pubblica è un colabrodo. Ottimo punto. Chiariamo di chi sono le responsabilità. Identifichiamo i dipendenti e tappiamo i buchi degli acquedotti.
E’ il solito discorso dell’inversione di causa e effetto che produce incapaci pubblici e speculatori privati.
Nessuno tocchi l’acqua o divento Caino.

CONCESSIONI PUBBLICHE: SORGONO PROBLEMI

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Numerose le lamentele dei cittadini: sei mesi per avere un allacciamento. Nella rete della burocrazia anche la piscina comunale che dovrebbe aprire tra due settimane
Il gas non arriva, il comune: «Ci teniamo la rete»
Comune contro Enel Gas: "riscatteremo la rete"


12-06-2007

Tradate - Famiglie senza gas per settimane. Tempi di attesa per l’allacciamento che arrivano a sei mesi. Impossibilità di parlare con qualcuno di Enel gas se non attraverso un call center che lascia in attesa anche per un’ora. E quindi l’idea di un sindaco esasperato dalle lamentele dei cittadini: riscattare la rete del gas e farla diventare di proprietà comunale.
È intenzionato ad attuare la proposta Stefano Candiani dopo le numerose lamentele giunte in comune in questi giorni di famiglie in attesa da mesi dell’allacciamento. Ma non sono solo i cittadini a rimanere imbrigliati nella lunga trafila di Enel Gas, anche il Comune di Tradate vi è caduto: oltre alla farmacia comunale di via Rossini che è da due anni in attesa del contatore, l’apertura dell’attesa piscina comunale prevista per il 30 giugno sembra essere a rischio: «Abbiamo fatto la richiesta diversi mesi fa – spiega Candiani -, ma a due settimane dall’apertura non sappiano ancora nulla dell’allacciamento».
E così i casi di diverse famiglie a cui per cavilli burocratici è stato staccato l’allacciamento: «Fanno in fretta a staccare il servizio – spiegano le famiglie – ma per riattivarlo ci vogliono mesi e noi facciamo la doccia con l’acqua fredda». Oppure altre famiglie che cambiano casa e ci vogliono ben sei mesi per ottenere l’allacciamento: «Ho fatto la richiesta sei mesi fa – spiega un cittadino in Comune per lamentarsi -. E ho passato più tempo al telefono, in attesa di parlare con qualcuno, che ad avere risposte». Il numero di telefono di Enel gas è un call center a potenza che gestisce le chiamate di tutta Italia, sia di richieste di allacciamento, sia di lamentele.
«Stiamo avendo più persone che si lamentano del gas che quelle che protestano per le buche nelle strade – ironizza il primo cittadino che attende ancora risposte da parte di Enel Gas -. Siamo stufi e l’unica soluzione è proprio quella del riscatto della rete, anche con l’intervento degli avvocati. Non è più possibile tollerare una situazione del genere. Abbiamo già dato mandato per uno studio sulla situazione: l’obiettivo è che il Comune diventi proprietario della rete e poi che appalti la distribuzione a una società esterna. Ora diciamo basta, ci muoveremo in questa direzione».
«È vero abbiamo avuto dei problemi con un adeguamento normativo – spiegano dall’ufficio stampa nazionale di Enel Gas -. Più precisamente con la delibera nr.87 che prevede un maggior controllo per la sicurezza degli impianti. Noi dobbiamo dare all’esterno il controllo per la richiesta delle certificazioni e finchè non ci arriva la risposta non possiamo dare l’autorizzazione. La delibera è entrata in vigore ad aprile del 2007 e tutti i casi da allora hanno subito dei rallentamenti».
Sui tempi di attesa del call center, che vanno da 30 minuti a un’ora l’ufficio stampa spiega «che è un problema generalizzato di tutti i call center, cercheremo di migliorare». Mentre riguardo ai temi di attesa per ottenere l’allacciamento, che sono in media di circa 6 mesi, da Enel gas rispondono che «fondamentalmente è una situazione normale».

DUE INCONTRI PER PARLARE DI ACQUA?

Fonti
La Settimana
08-06-2007


DUE INCONTRI PER PARLARE DI ACQUA?


L'emergenza idrica non spaventa l'Amministrazione e i cittadini.

NON CI CREDIAMO CHE NON SPAVENTA AI CITTADINI

Per i prossimi giorni sono previsti infatti due incontri.
QUALI? - COME?

fra le parti per approfondire il pungente tema, già preso in esame nelle scorse settimane.
IN CHE MODO? - QUANDO?

tutte le famiglie venegonesi hanno ricevuto una comunicazione scritta, nella quale l'Amministrazione confermava il razionamento giornaliero dell'acqua.
NON TUTTE LE FAMIGLIE L'HANNO RICEVUTE

PETRELLA MORATORIA ACQUA

PETRELLA MORATORIA ACQUA 1/6/07
Alla Camera la moratoria
sui servizi idrici locali


Sull'acqua
la "res publica"
ha battuto
il neocapitalismo

Riccardo Petrella

L'accordo sull'acqua, intervenuto il 30 maggio alla Camera dei Deputati fra le forze politiche del centrosinistra, costituisce un fatto importante. Ricordiamo i tre punti essenziali dell'accordo:
1) la moratoria in materia di affidamenti del servizio idrico integrato, il cui principio era stato già approvato nelle scorse settimane, decade quando entrerà in vigore la nuova legge sull'acqua nell'ambito del nuovo decreto legislativo di revisione del cosiddetto "152" (delega ambientale);
2) il blocco concerne gli affidamenti a società miste e a società private, anche quelli in corso;
3) il Ministero dell'Ambiente presenterà una relazione sullo stato dell'acqua in Italia dopo l'approvazione del nuovo decreto sulla delega ambientale. Unico aspetto potenzialmente critico dell'accordo è la possibilità di continuare ad affidare il servizio idrico integrato a S.p.A. a capitale sociale interamente pubblico. Verosimilmente questo è sato il "prezzo del compromesso" dettato anche da ragioni pratiche obiettive: la grande confusione normativa esistente in materia non permette, nell'avviso dei più (che non condivido), affidamenti ad enti pubblici ed aziende speciali. Un blocco relativo anche alle S.p.A. a capitale interamente pubblico condurrebbe oggi alla paralisi completa della gestione dell'acqua in Italia.
L'accordo del 30 maggio (data da ricordare), ricercato fin dall'impegno preso nel "programma dell'Unione" riguardo l'esclusione dell'acqua dai processi di liberalizzazione e di privatizzazione dei servizi pubblici locali, apre la via alla definizione e messa in opera con rigore di una politica idrica italiana centrata su "un governo pubblico dell'acqua, di tutte le acque".
E' una prima sconfitta del "neocapitalismo municipale delle multiutilities " ed è una sementita forte di tutti coloro che, in Italia in particolare, da destra e dal mondo degli autodefinitisi riformisti, tentano da tempo di legittimare la politica sbandierando una "crisi della politica" per esaltare invece il ruolo dell'economia e del mercato come soggetti più legittimi ed idonei per un governo delle società contemporanee, non solo a livello locale/nazionale.
Questo neocapitalismo, promosso non solo dai governi Berlusconi ma anche dalla maggioranza delle forze del centrosinistra, ha significato la trasformazione del sistema produttivo italiano, a partire dai sistemi locali, tramite la creazione di imprese multiutilities , quotate in Borsa, aperte ai mercati internazionali e fondate sull'alleanza tra capitale pubblico e capitale privato in seno a S.p.A. multiterritoriali. Il tutto in applicazione di tre principi, considerati lo strumento principale per "salvare" i servizi pubblici locali dallo "statalismo" e renderli più efficaci, efficienti ed economici.
1) l'abbandono della pubblicità della gestione ed il suo affidamento ad imprese private conformemente al credo che "il privato è meglio";
2) la copertura dei costi del servizio tramite il prezzo di mercato secondo il principio imposto dalla Banca mondiale del " Full cost recovery principle ";
3) aprire al capitale privato il finanziamento degli investimenti pubblici nelle infrastrutture e nei beni di utilità pubblica.
E così è stato.
Sostenuto, fino a poco tempo fa, anche dal grosso della classe dirigente sindacale, il "neocapitalismo municipale multiutilities " si è imposto in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Vento, Toscana e poi gradualmente nel resto dell'Italia. E l'accordo del 30 maggio è un arresto a tale processo. Il nuovo quadro normativo che emergerà metterà fine a una duplice colonizzazione da parte del neocapitalismo: la colonizzazione dei comuni ad opera della finanza privata; la colonizzazione dell'acqua delle regioni del Mezzogiorno ad opera dei capitali del nord.
L'accordo del 30 maggio, è inoltre uno schiaffo a tutti coloro che stanno tentando di delegittimare la politica perché esso ha confermato che, in democrazia, la forza della politica risiede nel legame stretto tra i cittadini e le istituzioni rappresentative. La prima sconfitta del neocapitalismo municipale è stata possibile proprio in Italia a proposito dell'acqua, perché nel nostro paese si è sviluppato uno dei più forti movimenti in Europa di lotta per l'acqua come bene comune e per il diritto umano all'acqua. Iniziata più di dieci anni or sono, fra gli altri, dal Comitato italiano per il contratto mondiale dell'acqua, la lotta per l'acqua vede oggi impegnati in un largo movimento italiano dell'acqua, migliaia di cittadini in sostegno della legge nazionale sull'acqua di iniziativa popolare. Forti di questa mobilitazione, i rappresentanti di Rifondazione comunista, Verdi e Comunisti italiani, in seno al governo ed alle istituzioni rappresentative, sono riusciti a tener duro e sconfiggere i promotori degli interessi privati, specie finanziari. La res publica ne esce rinforzata. E' un bel giorno di incoraggiamento per il futuro. Tocca ora alle forze progressiste e di sinistra di non perdere il capitale politico così ottenuto e di agire rapidamente in favore di un sempre più stretto coordinamento tra loro. Non è tempo di giocare alle prime donne, da nessuna parte.
*Contratto mondiale dell'acqua


Dal movimento
al Parlamento
Vincere si può!


Walter Mancini

La moratoria, una vittoria netta che rappresenta un passo avanti importante, per la battaglia ancora tutta aperta per la ripubblicizzazione del servizio idrico. Questo è il risultato del lavoro congiunto e sinergico tra partito, movimento e livelli istituzionali che ci dice che ce la possiamo fare solo se movimenti e istituzioni riescono a stabilire una costante e proficua relazione. Le istituzioni da sole non bastano, di fronte ai forti interessi in campo (vedi il caso Cip 6); il movimento da solo non la sfanga.
La vertenza acqua è riuscita ad avviare un circolo virtuoso tra i diversi livelli di intervento politico. E' così per la raccolta delle firme per la legge di iniziativa popolare che vede ancora moltissimi nostri eletti presenti ai banchetti per l'autentica delle firme, è stato così ieri l'altro alla Camera dei Deputati, dove grazie ad un attento e puntuale lavoro parlamentare siamo riusciti a portare a casa un risultato importante, per alcuni versi al di sopra delle nostre aspettative.
Non era scontato, ad esempio, che si stabilisse per legge che la moratoria resti in vigore fino all'approvazione di una nuova legge sul regime idrico, che sarà inserita nei decreti correttivi di modifica del decretone ambientale.
Il testo dell'articolo, inoltre, non solo blocca gli affidamenti alle società private e miste, lasciando la possibilità di affidamenti a società interamente pubbliche, ma interviene anche per gli affidamenti in corso, dando una chance in più alle compagne e ai compagni che in Sicilia hanno visto partire, nonostante la grande mobilitazione, l'iter di assegnazione del servizio idrico tramite gara. Un risultato importante soprattutto se letto insieme all'ottima mediazione strappata sul ddl Lanzilotta sui servizi pubblici locali.
Moratoria sull'acqua e aziende speciali, due risultati sui quali avremmo messo 10 firme ieri. Oggi possiamo dire che li abbiamo incassati grazie all'internità al movimento e alla sua capacità di intervento e di costruzione di massa critica su temi che rappresentano la nuova frontiera dell'accumulazione capitalista.
Non possiamo però abbassare la guardia, il cammino da percorrere verso il riconoscimento dell'acqua come bene comune è ancora lungo.
Dobbiamo continuare la mobilitazione e rilanciare il conflitto perché il passaggio al Senato, visti i rapporti di forza, potrebbe essere a rischio. Continuiamo a raccogliere le firme allargando il nostro campo di intervento su altri fronti a partire dalle concessioni alle multinazionali per l'imbottigliamento una forma subdola ma potentissima di privatizzazione di un diritto inalienabile.

*responsabile Vertenze Territoriali Prc

UNA PRIMA VITTORIA DEI MOVIMENTI : APPROVATA LA MORATORIA SULL’ACQUA

UNA PRIMA VITTORIA DEI MOVIMENTI:
APPROVATA LA MORATORIA SULL’ACQUA


di Marco Bersani
Attac Italia

E’ stato approvato mercoledì scorso alla Camera dei Deputati il provvedimento che istituisce, fino all’approvazione di una nuova legge di riordino della gestione del servizio idrico integrato, una moratoria sui processi di affidamento del servizio a soggetti privati e a società miste pubblico-privato, compresi quelli attualmente in corso.

Un importantissimo provvedimento, che segna una prima vittoria da parte dei movimenti per l’acqua, che ne avevano chiesto l’approvazione sin dalla manifestazione nazionale del 10 marzo scorso a Palermo.

E che segna un primo chiaro “stop” a quanti, nelle Regioni e nei territori, avevano trasversalmente tentato di accelerare i processi di privatizzazione, nel tentativo di far trovare di fronte al fatto compiuto la grande onda della campagna per la ripubblicizzazione dell’acqua, avviata dai movimenti con la raccolta firme per la legge d’iniziativa popolare che sta attraversando ogni angolo del paese.

Dalla Sicilia che a colpi di commissario ha tentato di fermare le lotte delle popolazioni, delegittimando gli stessi enti locali; alla Lombardia che con la nuova legge regionale –impugnata dal Governo, ma resa operativa nei territori- ha istituito l’obbligo della messa a gara del servizio idrico; alla Toscana, dove viaggia a grandi passi la costruzione di un’unica holding regionale; così come in tutte le altre regioni, i liberisti di centrodestra e di centrosinistra hanno cercato di rispondere alla forte consapevolezza sociale e alla diffusa capacità di mobilitazione che i movimenti in questi anni hanno saputo mettere in campo, con le lotte nei territori, la realizzazione del Forum dei Movimenti per l’Acqua e il lancio della legge d’iniziativa popolare.

Ma il mercato si può fermare e la politica può riprendere il suo primato sull’economia : questo dice il provvedimento di moratoria, questo dicono le lotte dei movimenti.

E solo dal riconoscimento dei beni comuni –a partire dall’acqua- come elemento fondativo del contratto sociale può riprendere la costruzione di una democrazia e di una politica dal basso, fuori da quell’orizzonte della solitudine competitiva, cui l’impersonalità del mercato vorrebbe relegare le esistenze di tutte/i noi.

La moratoria sull’acqua è un primo passo, che dà ancor più forza alle ragioni dei movimenti per l’acqua, che in questi mesi hanno riempito il paese con un’enorme esperienza di autoeducazione popolare orientata all’azione, attraverso la campagna per la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua : abbiamo superato le 300.000 firme e contiamo in quest’ultimo mese di raccoglierne ancora diverse decine di migliaia.

Per riaffermare definitivamente come l’acqua sia un bene comune e un diritto umano universale, un bene finito da tutelare per questa e per le future generazioni. Da sottrarre al mercato e alle leggi della concorrenza e da restituire alla gestione pubblica e partecipativa delle comunità locali.

E’ una battaglia di civiltà, di cui la moratoria di oggi non costituisce che una prima tappa; l’approdo finale dovrà essere l’approvazione della legge d’iniziativa popolare che propugna l’uscita di tutte le SpA, a qualsiasi titolo, dalla gestione del servizio idrico; la costruzione di aziende speciali consortili per la gestione pubblica dello stesso; l’istituzione di forme di partecipazione dei lavoratori e dei cittadini alle scelte fondamentali di tutti gli atti di gestione.

E, visto che si avvicinano i tempi per la presentazione del Dpef (Documento di programmazione economico-finanziaria), ai seguaci presenti nel Governo dell’ideologia delle grandi opere pubbliche, diciamo subito quale sarebbe l’unica grande opera pubblica di cui avrebbe bisogno il Paese : un grande piano di riassetto idrogeologico del territorio e il riammodernamento di tutte le reti idriche e gli acquedotti sul territorio nazionale.

Servono i soldi? Certamente.
Basta toglierli allo sperpero dello scellerato progetto TAV e alle spese militari.
Normali scelte di buon senso.

Per non dover fare la danza della pioggia ad ogni approssimarsi della stagione estiva.
Per non dover dichiarare “il paese è malato”, quando si scopre, alle elezioni, che due terzi dei voti sono evaporati.


APPROVATA LA MORATORIA: UNA PRIMA VITTORIA DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA!!

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA
CAMPAGNA
"ACQUA PUBBLICA, CI METTO LA FIRMA!"

Ufficio stampa
Sara Symeonides e-mail sara.symeonides@gmail.com
Sara Giorlando e-mail saragiorlando@gmail.com

APPROVATA LA MORATORIA:
UNA PRIMA VITTORIA DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA!!


E' stato approvato oggi alla Camera dei Deputati l'emendamento al Disegno di Legge Bersani contenente il provvedimento di moratoria sui processi di privatizzazione dell'acqua.

L'emendamento prevede che, fino all'approvazione di una nuova normativa, in attuazione dei decreti correttivi del decreto ambientale, relativa alla gestione del servizio idrico integrato , siano sospesi tutti gli affidamenti a soggetti privati, compresi quelli attualmente in corso.

Il Parlamento dunque recepisce quanto da tempo - a partire dalla grande manifestazione nazionale di Palermo del 10 marzo scorso - i movimenti per l'acqua chiedono, attraverso le mobilitazioni territoriali e la campagna nazionale di raccolta firme per una nuova legge d'iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua.

Con questo provvedimento – che chiediamo sia rapidamente approvato anche dal Senato - vengono sconfitte tutte le accelerazioni verso la privatizzazione dell'acqua che a livello regionale e locale erano state portate avanti dalle lobbies del capitale finanziario , per respingere la campagna in corso per la ripubblicizzazione dell'acqua e per far trovare di fronte al fatto compiuto ogni possibile conquista normativa in direzione dell'acqua bene comune e diritto umano universale.

L'approvazione della moratoria dimostra una volta di più le ragioni del Forum dei Movimenti per l'Acqua che dal gennaio scorso ha iniziato una campagna di raccolta firme – ormai giunta sopra le 300.000 firme - per chiedere che l'intero ciclo dell'acqua sia tolto dal mercato e restituito, come bene comune e risorsa da conservare, allo spazio pubblico e alle comunità locali per una gestione che sia pubblica e partecipativa.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Il Forum dei Movimenti per l'Acqua è composto da più di 70 realtà nazionali e oltre 1000 adesioni territoriali impegnati nella raccolta di firme a sostegno delle legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua
Per info: www.acquabenecomune.org