Acqua pubblica. Ai privati - di Antonio Marafioti

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Acqua pubblica. Ai privati
Il governo pone la fiducia sulla privatizzazione dell'acqua
di Antonio Marafioti

17/11/2009

"Un giorno ci faranno pagare anche l'aria che respiriamo". Il vecchio adagio del mugugno popolare presto si potrà applicare a un bene pubblico e prezioso come l'acqua. Che sarà privatizzata - cosa privata - entro il prossimo mercoledì. Non serviranno a nulla le proteste dell'opposizione riformista e cattolica, nè l'invito a riflettere rivolto al PdL da parte degli alleati della Lega. Sul decreto Ronchi è stata posta, per la ventottesima volta, la questione di fiducia. Si blinda la decisione del governo filoimprenditoriale di togliere l'acqua al popolo, e lo si fa bruciando, di fatto, tutte le regole della democrazia parlamentare.
A far pensare che l'operazione legislativa sia l'ennesimo sfoggio dei muscoli da parte della maggioranza è proprio la questione di fiducia. Il colonnello del premier al quale è stato affidato l'arduo compito di comunicare la decisione ai parlamentari è stato Elio Vito, ministro per i rapporti con il Parlamento, che ha giustificato il dictat di Berlusconi con un laconico "scelta per velocizzare i tempi".
Dopo l'approvazione in Senato, avvenuta il 4 novembre scorso, il tempo per una corretta, e doverosa, discussione a palazzo Montecitorio ci sarebbero stati tutti - il provvedimento scade fra una settimana. Solo che il "B-Style" impone di imporre le decisioni di quelli che di voti elettorali ne hanno ottenuti di più. Ed ecco così che o si consegna l'acqua alle multinazionali o si va tutti a casa che, come noto, non è proprio un costume tipicamente italiano. Quindi il quadro che si prospetta è evidente.

Articolo 15. É il fulcro della protesta. In base alla sua applicazione la maggior parte dei servizi ora di competenza degli enti locali verranno liberalizzati (privatizzati). Escluse le gestioni del gas, del trasporto ferroviario regionale e delle farmacie comunali, tutto ciò che prima era di competenza delle giunte locali verrà fagocitato da aziende private. Queste beneficeranno della norma che vieterà allo Stato e agli enti territoriali di mantenere quote di capitale superiori al 30 percento sui servizi. Il resto sarà nelle mani delle Spa che, dopo il 31 dicembre del 2010, non potranno più essere assegnatarie dirette dei servizi ma dovranno obbligatoriamente concorrere a gare d'appalto per la gestione degli stessi. E anche sulle gare d'appalto le usanze italiche sono, purtroppo, ben note.

PeaceReporter ha raggiunto Emilio Molinari, presidente del Contratto mondiale sull'acqua.

Come giudica questa mossa politica del governo?

La fiducia è l'ultimo capitolo di un misfatto che va avanti dal 2003. La privatizzazione in Italia ha una specificità di obbligatorietà che non è stata richiesta dall'Unione Europea. Oltre che un atto di privatizzazione è dunque un atto autoritario e anticostituzionale che sottrae poteri ai Comuni e alle Regioni. Gli enti territoriali stanno diventando forti grazie ai comitati e dal Friuli al Veneto, passando per la stessa città di Milano il Pd ha fatto capire che l'acqua non si tocca. Anche in Parlamento ci sono state forti ripercussioni se si considera, ad esempio, che la Lega ha dovuto subire la fiducia. La partita non è comunque chiusa. Se il decreto dovesse passare inviteremo le Regioni a fare ricorso alla Corte Costituzionale o, in ultima istanza, proporremo un referendum.

Cosa cambierà per i consumatori? I termini di cambiamento ci sono suggeriti dalle realtà di tutte le privatizzazioni: peggioramento del servizio, aumento delle tariffe e licenziamenti. Guardiamo l'esempio Telecom, le varie Centrali del Latte e quello dell'Alitalia. In tutti i comuni italiani dov'è stata già privatizzata l'acqua è avvenuto il peggio. Roma rappresentava il fiore all'occhiello nel campo della fornitura idrica, con tariffe basse e un servizio eccezionale. Dopo la privatizzazione i rappresentanti delle aziende private con quote di partecipazione minoritarie nelle società di servizi hanno iniziato a monopolizzare i consigli d'amministrazione e a fare la voce grossa e le tariffe continuano a salire vertiginosamente. A Bologna dove il servizio idrico era di prim'ordine la privatizzazione ha portato ad un deterioramento delle reti con perdite di resa del 30-35 percento. Senza considerare il raddoppio delle tariffe e la chiusura degli uffici di controllo in citta strategiche nei quali sono stati licenziati decine di dipendenti e esperti molto preparati.

Le piccole e medie imprese risusciranno a superare la sfida con le multinazionali? Assolutamente no. Se si guarda alle quattro big nazionali Acea, A2A, Hera e Iride si potrà notare che tutte hanno già dentro diversi uomini nei Cda delle varie aziende che attualmente riforniscono d'acqua i comuni italiani. Senza contare che la Suez Lyonnaise des Eaux, colosso francese, è già pronta ad acquistare l'acqua dai comuni italiani, che saranno obbligati a vendere e a riacqustare a prezzo triplicato. È una svendita dell'acqua italiana ai privati e alle aziende straniere.

Se il decreto dovesse passare, come ormai sembra certo, l'Italia si troverà di fronte ad una crisi idrica? Non c'è legame diretto tra le due cose. Tuttavia se l'attuale diminuzione delle risorse idriche al sud dovesse continuare e se non si dovessero interrompere i prelievi di montagna l'acqua inizierà a scarseggiare. In quel caso sarà difficile l'approvvigionamento di questo bene comune. Se il parlamento dovesse approvare il provvedimento ci troveremmo di fronte ad una situazione per cui un bene di tutti, l'acqua, diventerà un privilegio riservato ai pochi che avranno le risorse finanziare per accedervi.

Acqua, il governo la privatizza a colpi di fiducia - di Frida Roy

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Acqua, il governo la privatizza
a colpi di fiducia

di Frida Roy

17 novembre 2009

Il governo ha posto la fiducia sul decreto Salva-infrazioni che contiene anche la riforma dei servizi pubblici locali, compresa l'acqua. A prendere la parola il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, il quale ha aggiunto che la fiducia sarà votata su un "maxiemendamento" con un testo "identico" a quello approvato dalla commissione che "è identico a quello arrivato dal Senato". Protestano le opposizioni parlamentari. 'Mugugni" anche dalla Lega. Prende corpo l'ipotesi di un referendum.

Fallisce il tentativo delle opposizioni in parlamento di fermare la privatizzazione dell'acqua.
Il decreto legge 'salva-infrazioni' del ministro Andrea Ronchi per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia europea viene 'blindato' dal governo con l'apposizione della fiducia nell'aula della Camera.
Il testo resta quindi quello uscito dal Senato, dove è stata introdotta anche la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, tra cui la gestione dell'acqua. E' su questo punto che si sono incentrati la maggior parte dei 177 emendamenti di Pd, Idv e Udc, che però, vista la questione di fiducia, decadono automaticamente.

Le opposizioni avevano tentato di 'stoppare' il provvedimento anche con due questioni pregiudiziali (appoggiate dall'Idv) che sono state respinte dalla maggioranza. Le pregiudiziali chiedevano di non procedere all'esame del decreto vista "l'eterogeneità" delle norme, che "non sarebbero connesse alle finalità originarie del decreto" licenziato da Palazzo Chigi per evitare 'multe' salate in sede europea. E anche perché, per alcune misure, "non ci sarebbero i requisiti di necessità e urgenza".
Nel corso dell'iter a Palazzo Madama sono state aggiunti 13 articoli ai 21 originari. Visto l'ampliarsi del testo il decreto è stato quindi bollato come l'ennesimo caso di "provvedimento omnibus".

Tra le norme che più preoccupano e indignano c'è la liberalizzazione dei servizi pubblici locali (prevista dall'articolo 15), che comprende la gestione dell'acqua. Anche se nel testo si precisa che la proprietà pubblica del bene acqua dovrà essere garantita. Una modifica sostenuta dalla lega che pure ancora oggi la giudica "insufficiente". Tanto che il vicepresidente dei deputati del Carroccio, Marco Reguzzoni, spiega che pur -non essendo in dubbio il voto sulla fiducia posta dal Governo al decreto legge salva-infrazioni- "il Carroccio non nasconde la sua insoddisfazione per le norme sull'acqua previste dal provvedimento", preannuncia "la presentazione di un ordine del giorno al decreto", e non esclude la presentazione "di modifiche già in Finanziaria".

L'articolo 15 prevede che la gestione dei servizi pubblici locali sarà conferita "in via ordinaria" attraverso gare pubbliche e la gestione in house sarà consentita soltanto in deroga e "per situazioni eccezionali". Questa formulazione, è la denuncia delle opposizioni parlamentari e del mondo dell'associazionismo, apre la strada alle privatizzazioni.
Non rientrano nella riforma la disciplina della distribuzione del gas naturale e dell'energia elettrica, il trasporto ferroviario regionale e le farmacie comunali.

"Pochi grandi gruppi faranno affari d'oro a discapito dei cittadini che subiranno l'aumento delle tariffe dell'acqua", la vicepresidente del Partito democratico, Marina Sereni, interviene così nell'aula di Montecitorio. "Sconcerto, rammarico e arrabbiatura - dice Sereni - perché il ministro Vito, riproponendo come una pratica burocratica l'ennesimo voto di fiducia, mostra disprezzo e scarsa stima verso il Parlamento e i deputati, anche quelli della maggioranza. Non avete avuto il coraggio di discutere e di stralciare l'articolo 15 - continua la vicepresidente Pd rivolgendosi al governo - perché non vi fidate neanche dei vostri parlamentari. Avete passato il segno, ma non sento levarsi nessuna voce libera da parte del centrodestra". "Vi state abituando ad una pratica che è anche contro di voi - ha detto Sereni rivolgendosi ai parlamentari del Pdl -, contro la vostra libertà di giudizio, contro la vostra dignità di parlamentari della maggioranza. Questo provvedimento sarebbe stato approvato in pochissimo tempo, con un voto unanime di questo Parlamento, se voi aveste accettato di stralciare l'articolo 15, un articolo importante che riguarda i servizi pubblici locali, che voi non avete il coraggio di discutere, non volete discutere. Voglio capire come farete ad andare a spiegarlo ai sindaci, ai vostri comuni".

Verdi e IdV annunciano di essere pronti ad un referendum. "L'Italia dei Valori continuerà ad essere impegnata su questo fronte, promovendo un referendum, da abbinare eventualmente a quello contro il nucleare e, in caso, anche a quello contro la prescrizione breve", spiega il portavoce Leoluca Orlando.
"Con la privatizzazione progressiva dell'acqua, e il rischio che essa diventi proprietà di strutture e società private - ha detto Orlando in una conferenza stampa - i nostri territorio saranno spogliati della democrazia. Pensate a cosa accadrà dove c'è mafia, camorra, e n'drangheta, visto che la criminalità è nata proprio controllando l'acqua sul territorio. Solo che ora non avremo tanti piccoli don che magari controllano i pozzi in un latifondo, ma multinazionali con il monopolio della distribuzione dell'acqua nei centri urbani. Si tratta di una drammatica mortificazione della democrazia". Ha parlato di "offesa alla democrazia" il capogruppo dell'Italia dei valori alla Camera Massimo Donadi che in Aula ha dichiarato: "Per la diciottesima volta in questa legislatura umiliate il Parlamento, offendete la democrazia, ormai senza più alcun ritegno. Ormai è diventata davvero una formalità burocratica: il ministro Vito viene qui, con aria distratta ci dice che ancora una volta in questo Parlamento non si discute dei problemi del Paese e una maggioranza appecoronata si guarda tutta contenta, perché per una giornata non lavora. Questo è il livello a cui abbiamo ridotto i lavori parlamentari" ha detto Donadi che ha denunciato il rischio di "dare a poche lobby multinazionali" un bene "che dovrebbe essere un diritto sacrosanto di ogni essere umano".
"Dobbiamo dire ai cittadini italiani - ha spiegato Donadi - che allo Stato, ai comuni, agli enti pubblici resteranno soltanto i costi di manutenzione di una rete idrica che già oggi fa acqua da tutti i lati nel vero senso della parola e lasceremo il rubinetto - ma non quello dell'acqua, quello dei soldi - a poche aziende multinazionali, che sulla pelle degli italiani lucreranno".

Critiche anche da parte del deputato Udc Giuseppe Vietti che parla di "prevaricazione nei confronti della Camera" e si domanda "se è normale, in un assetto bicamerale come è quello del nostro Parlamento, che un decreto-legge venga trattenuto da una delle Camere per 45 giorni, che quella Camera intervenga pesantemente sul merito del provvedimento accrescendone vieppiù l'eterogeneità, introducendo addirittura ex novo intere materie, e poi questa Camera che si trova messa di fronte all'alternativa o la fiducia o niente".

Trattare il tema dell'acqua così come si sta facendo in questi giorni in Parlamento è "irresponsabile". Lo affermano Federconsumatori e Adusbef, secondo cui "non vi è solo una questione di metodo, per cui si intende liquidare alla svelta la questione, anche attraverso ipotetici voti di fiducia, ma vi sono anche questioni di merito assai rilevanti". Prima fra tutte la decisione di privatizzare "in termini definitivi e tassativi la gestione del servizio idrico, passando cioè da un monopolio naturale a un monopolio privato, senza poter contare, in questo modo, sulla concorrenza di mercato e, secondo l'esperienza che nel Paese già si è fatta, determinando maggiori tariffe per questo servizio. La seconda questione - osservano le due associazioni - è che tale legge espropria i poteri degli enti locali, e, teoricamente, delle cittadinanze locali in merito al servizio idrico". "Noi siamo pre-giudizialmente contrari ad affidare una risorsa fondamentale come l'acqua, considerato un bene dell'umanità, in mano a privati - dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef - Per tale motivo ci siamo opposti e ci opporremo in maniera molto determinata a tale operazione. Qualora non ci siano sussulti di ‘dignità parlamentare' che determinino uno scorporo delle normative sulla questione del servizio idrico, metteremo in campo tutte le iniziative in nostro potere perché tale misura non diventi operativa, a partire dalla raccolta di firme per un Referendum abrogativo".
Cancellata tale norma, "si apra finalmente nel nostro Paese una riflessione istituzionale sul sistema idrico, sulla razionalizzazione e sulla gestione funzionale dello stesso, basandosi sui criteri fondamentali di efficienza ed efficacia, che devono trovare spazio nella gestione pubblica. Inoltre, a differenza di altri settori dei servizi pubblici, la copertura economica del servizio idrico - osservano - si dovrà realizzare sia attraverso le tariffe da parte delle famiglie, e sia da parte della fiscalità generale, con norme chiare e trasparenti".

Acqua privatizzata, via alla fiducia L'opposizione: "Saliranno i prezzi"

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Il governo blinda il decreto Ronchi. Ronchi: "Vogliamo velocizzare" Stabilita la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, il pubblico sotto il 30%
Acqua privatizzata, via alla fiducia L'opposizione: "Saliranno i prezzi"

La Lega in difficoltà: "Votiamo ma non ci piace"

17 novembre 2009

ROMA - Via libera alla privatizzazione dell'acqua. Il governo, per la 28esima volta, pone la fiducia sul decreto salva-infrazioni che contiene anche la riforma dei servizi pubblici locali, compresa l'acqua. E scatena l'ennesima bagarre con l'opposizione. A cui le motivazioni del ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito ("scelta per velocizzare i tempi") non bastano. Anche perché di tempo per l'esame della Camera ce n'era: il decreto, che l'esecutivo considera blindato, scade fra una settimana.

Tema del contendere è il cosidetto 'decreto Ronchi' che stabilisce la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, prevedendo tra le altre cose che la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati. Il provvedimento rende di fatto obbligatorie le gare per l'affidamento dei servizi da parte degli enti locali e vieta, quindi, salvo per casi eccezionali, l'assegnazione diretta a società prevalentemente pubbliche e controllate in maniera stringente dall'ente locale affidatario. A partire dal 31 dicembre 2010 quindi, le concessioni frutto di una assegnazione diretta cessano.

La liberalizzazione, inoltre, riguarda tutti i servizi pubblici locali, escluso il gas, il trasporto ferroviario regionale e la gestione delle farmacie comunali. Prevedendo tempi 'piu' dilatati per quanto riguarda i rifiuti.

Durissima la reazione dell'opposizione. Angelo Bonelli dei Verdi lancia l'idea di un "referendum" per dire no all'acqua in mano ai privati. "Pochi grandi gruppi faranno affari d'oro a discapito dei cittadini che subiranno l'aumento delle tariffe dell'acqua" spiega Marina Sereni del Pd. Per Massimo Donadi dell'Idv quella attuale è una maggioranza "appecoronata felice di non lavorare per un giorno". Mentre Michele Vietti (Udc) ricorda come il testo sia stato per troppo all'esame del Senato. Una circostanza condivisa anche da Simone Baldelli del Pdl, secondo cui "servono regole certe sui tempi certi per l'esame dei provvedimenti". Ma anche la lega non nasconde le perplessità. "Voteremo la fiducia - dice il vicepresidente dei
deputati del Carroccio, Marco Reguzzoni - ma avremmo voluto migliorare il testo per farlo corrispondere con la sua posizione storica a favore dell'acqua pubblica". Ora il Carroccio preannuncia la presentazione di un ordine del giorno al decreto, e non esclude la presentazione di modifiche già in finanziaria.

Il voto di fiducia ci sarà domani alle ore 15, mentre quello finale è previsto per le ore 13 di giovedì, dopo le dichiarazioni di voto in diretta tv.

Guerra dell'acqua in Parlamento "Deve restare un bene comune" - di PAOLO RUMIZ

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Compromesso al Senato: gestione privata, proprietà pubblica La rete idrica è allo sfascio, e ora si rischia di penalizzare i comuni virtuosi
Guerra dell'acqua in Parlamento "Deve restare un bene comune"
di PAOLO RUMIZ

5 novembre 2009

Con le reti idriche allo sfascio, l'Italia accelera la privatizzazione dell'acqua. Il Parlamento sta discutendo la legge che obbliga a mettere in gara i servizi e ridurre a quote minoritarie la mano pubblica nella gestione, ma nessuno sa dove trovare le risorse per ricuperare questo pazzesco "gap" infrastrutturale.

I lavori necessari ammontano a 62 miliardi di euro: una cifra enorme, come dieci ponti sullo Stretto. Questo mentre 8 milioni di cittadini non hanno accesso all'acqua potabile, 18 milioni bevono acqua non depurata e le perdite del sistema sono salite al 37%, con punte apocalittiche al Sud. Sono più di vent'anni che si investe al lumicino, non si costruiscono acquedotti e la manutenzione di quelli esistenti è quasi scomparsa dai bilanci. Un quadro da Terzo Mondo. Il rischio è di lasciare in eredità ai nostri figli un patrimonio di acqua inquinata da industrie, residui fognari, chimica, arsenico o metalli pesanti.

Di fronte a questo allarme concreto sembra sollevarsi nient'altro che il solito polverone. Uno scontro di "teologie": con una maggioranza che crede nell'efficacia salvifica della gara d'appalto e della quotazione in Borsa, e una minoranza che invoca il principio assoluto dell'acqua "bene comune". In mezzo a tutto questo, schiacciata fra le scorrerie dei partiti e gli appetiti finanziari dei privati, una miriade di Comuni virtuosi che finora hanno gestito i servizi a basso costo e in modo eccellente, e non intendono alienare "l'acqua del sindaco", intesa come ultima trincea del governo pubblico del territorio.

Nell'agosto 2007 Tremonti aveva già sparato un decreto per la privatizzazione, ma si era rivelato cos carente che non era stato possibile emanare i regolamenti. Oggi si tenta il bis, con una spinta in più verso i privati. Stavolta è d'accordo anche la Lega: la quota della mano pubblica dovrà scendere al 30%. Insomma, che i Comuni in bolletta vendano tutto quello che possono. Facciano cassa, subito. E non fa niente se qualcuno grida al furto e il Contratto mondiale per l'acqua - ultima trincea del pubblico servizio - minaccia fuoco e fiamme.

"In nessun'altra parte d'Europa - attacca il presidente Emilio Molinari - si vieta alla mano pubblica di conservare la maggioranza azionaria. Il rischio è che tutto finisca in mano delle grandi Spa e alle multinazionali. E se il servizio non funziona, invece che al tuo sindaco dovrai rivolgerti a un call center".
Contro il provvedimento s'è scatenata una guerra di resistenza. In Puglia il presidente della regione Niki Vendola s'è messo in collisione con gli alleati del Pd, ed ha non ha solo annunciato di voler far ricorso contro la privatizzazione, ma ha deciso di ripubblicizzare l'acquedotto pugliese, il più grande e malfamato d'Europa (si dice che abbia dato più da... mangiare che da bere ai pugliesi). Al grido di "l'acqua è una cosa pubblica" ora si tenta la storica marcia indietro, anche se non si ha la più pallida idea di chi (la Regione?) pagherà i debiti del carrozzone.

Intanto si moltiplicano le assemblee: Verona, Bari, Udine, Savona, Potenza, Rieti. Da Milano arrivano segnali di preoccupazione, a difesa di un'azienda comunale totalmente pubblica che finora ha mantenuto tariffe tra le più basse d'Italia. Il malumore cresce nei Comuni di montagna. In Carnia anche quelli della Lega sono ai ferri corti con la giunta regionale di centrodestra. Già hanno dovuto affidare i loro servizi a una Spa-carrozzone che fa acqua da tutte le parti e alza le tariffe senza fare investimenti; ora non vogliono che questo preluda al passaggio a un'azienda con sede a Milano, Roma o magari all'estero.

A Mezzana Montaldo (Biella) dove si gestiscono la loro rete in modo ineccepibile da oltre un secolo, non ci pensano nemmeno a mollare l'acqua ad altri. "La fine del federalismo e dei valori del territorio persino nelle regioni a statuto speciale" osserva Marco Job del C. m. a di Udine. "Facevamo tutto da soli - ghigna il carnico Franceschino Barazzutti - dalle mie parti il sindaco guidava il trattore, e se necessario aggiustava lui stesso la conduttura tra il paese e la sorgente. Oggi devi chiamare i tecnici a Udine, con tempi maggiori e costi più alti. E se devi segnalare un disservizio, devi andare a Tolmezzo o Udine, mentre prima era tutto sotto casa. E' tutto chiaro: hanno fatto una Spa pubblica solo per poi passare la mano ai privati".

Privatizzare è l'ultima speranza di adeguarci all'Europa, puntualizza il governo. Ma qui viene il bello. proprio l'enormità dei costi di questo adeguamento a falsare la gara. "Senza certezza sul futuro del servizio e con simili costi fissi nessuna banca al mondo finanzierà le piccole imprese, e cos finiranno per vincere le grandi aziende quotate, capaci di autofinanziarsi e di imporsi semplicemente con la forza del nome", spiega Antonio Massarutto dell'università di Udine. Altra cosa che pu falsare i giochi è la mancanza di garanzie sul rispetto delle regole. "Siamo in Italia" brontola Roberto Passino, presidente del Coviri, Comitato vigilanza risorse idriche: "Prima si lamentavano perché non funzionavamo, e ora che abbiamo rimesso le cose a posto, tutti si lamentano perché funzioniamo". Un problema di comportamento, insomma. Di cultura e responsabilità.

Pubblico o privato? "Non importa che i gatti siano bianchi o neri - scherza Passino citando Marx - l'importante è che mangino i topi". Quello che conta è il controllo. In Inghilterra l'azienda pubblica è stata privatizzata al cento per cento, ma la Spa che ha vinto la gara ora ha sul collo il fiato di un'authority ventiquattrore su ventiquattro. Le modifiche del contratto sono impossibili. Ogni cinque anni le tariffe vanno discusse daccapo. Massarutto: "L'anomalia italiana è che ci si illude che la gara basti a lavare più bianco. Non è vero niente. Serve uno strumento di controllo e garanzia che impedisca furbate o fughe speculative". Figurarsi se poi l'azienda firma un contratto che include non solo la gestione, ma anche gli investimenti immensi che il settore richiede.

Altra anomalia: abbiamo le tariffe più basse d'Europa. Questo perché - a differenza di Francia o Germania - finora nessuno ha osato scaricare sulle tariffe il costo di questo immenso arretrato di lavori. Viviamo in uno strano Paese, dove si protesta per le bollette dell'acqua, ma non si osa dir nulla su quelle del gas e dell'elettricità, che invece sono - udite - le più alte del Continente. Dire che gli acquedotti si debbano pagare con le tasse è quantomeno spericolato, osserva Giuseppe Altamore autore di grandi libri sulla questione idrica in Italia: "Non vedo cosa ci sia di giusto nel fatto che io debba pagare il servizio idrico anche per gli evasori fiscali". Nell'incertezza sul futuro, il ritardo aumenta, e sulle nostre spalle cresce la previsione di una batosta stimata per ora sui 115 euro pro-capite l'anno.

Giù le mani dall'acqua - di Maria Campese

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Giù le mani dall'acqua
di Maria Campese*

16 novembre 2009

L'intervento - L'acqua deve essere sottratta a queste spregiudicate logiche mercantili fatte a scapito della collettività. La mobilitazione dal basso deve proseguire, senza escludere anche la possibilità di ricorrere allo strumento referendario per bloccare ogni ipotesi di privatizzazione

Per Talete, il primo filosofo della storia, l'acqua era l'arché, il principio di tutto. A queste conclusioni lo portava l'osservazione di quanto gli stava intorno. Stiamo parlando di 600 anni prima della nascita di Cristo. Oggi che ne sappiamo molto di più, che la scienza e la tecnica hanno fornito ulteriori elementi di conoscenza, un bene così importante, essenziale per la vita, è oggetto di discussione parlamentare in vista di una totale privatizzazione.
Eppure l'acqua è tra i principali costituenti degli ecosistemi ed è alla base di tutte le forme di vita conosciute ed è fondamentale nei suoi diversi usi civili, agricoli e industriali.
Questo sembra non bastare a chi vuol dare l'acqua in pasto alle multinazionali nell'ottica di farne una merce.
E si assiste a questo scempio senza che, in Italia, nessuna voce si levi nelle aule parlamentari.
Fuori, nella società, è però cresciuta una cultura della difesa dei beni comuni.
Lo abbiamo visto anche giovedì 12 novembre, al presidio sotto al Parlamento fatto per impedire che vada in porto questa assurda proposta che mette nelle mani del profitto un bene pubblico necessario per l'esistenza di tutti.
Al presidio erano presenti associazioni, il Forum dei movimenti per l'acqua, forze politiche, e tra queste anche Rifondazione comunista, lavoratori che vedono in prima persona gli effetti nefasti dei processi di mercificazione e tanti semplici cittadini, sempre più consapevoli dei danni che subiranno da queste scelte.

Il Prc ha nel proprio Dna la battaglia in favore dei beni comuni ed ha da tempo assunto come prioritaria la battaglia contro provvedimenti tesi invece a privatizzare.
All'ultimo Comitato politico nazionale di Rifondazione comunista, tenuto a metà settembre, il partito ha infatti impegnato i rappresentanti istituzionali del Prc nei Comuni a promuovere atti volti all'inserimenti negli Statuti comunali di una specifica formulazione che definisca il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.
Il Prc è per una gestione pubblica perché considera l'acqua bene comune, essenziale per la vita. Oggi sulla Terra più di un miliardo e trecento milioni di persone non hanno accesso all'acqua potabile. E sono numeri destinati ad aumentare ed alimentati dalle scelte neoliberiste che determinano mostruose diseguaglianze anche nell'accesso a questo bene.
La mercificazione, mettendo l'acqua nelle mani del profitto, comporterebbe anche tariffe salate.
Una gestione pubblica, efficiente e priva della ricerca a tutti i costi del profitto, è invece utile alla salvaguardia di una comunità contro le politiche di rapina dei territori, tutela il paesaggio ed il sistema idrogeologico.
Le acque sotterranee (falde idriche) sono di fondamentale importanza in quanto rappresentano la più grande riserva mondiale di acqua potabile. In Italia costituiscono la riserva alla quale attingono i sistemi acquedottistici per l'85% della portata complessiva captata. La loro corretta gestione ha quindi una funzione strategica sia su scala globale che su quella locale.
Occorrono quindi misure politiche che proteggano le risorse idriche al fine di assicurare una distribuzione di acqua potabile di qualità per tutti ed necessaria una gestione integrata delle acque che preveda anche il riciclaggio e riuso, previa depurazione, delle acque reflue specie per gli usi industriali. Il contrario dell'operazione portata avanti dal governo.
Le mobilitazioni di questi giorni, promosse dai movimenti per l'acqua, stanno registrando successo in termini di partecipazione.

Rifondazione comunista mette a disposizione strutture, organizzazioni e militanti per il prosieguo di questa importante battaglia.
L'acqua deve essere sottratta a queste spregiudicate logiche mercantili fatte a scapito della collettività. La mobilitazione dal basso deve proseguire, senza escludere anche la possibilità di ricorrere allo strumento referendario per bloccare ogni ipotesi di privatizzazione. Giù le mani dall'acqua!

*Segreteria nazionale Prc
(Resp. Dipartimento Territorio/Ambiente)

Acqua, protesta a Montecitorio contro le privatizzazioni - di Frida Roy

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Acqua, protesta a Montecitorio
contro le privatizzazioni

di Frida Roy

12 novembre 2009

Politica Cittadini, associazioni, Verdi e Prc davanti alla Camera, dove arriva il decreto sull'affidamento ai privati della gestione delle risorse idriche e che sarà votato la prossima settimana: "Siamo pronti al referendum". Con le mani dipinte di blu, fischietti e sirene, per spingere i deputati a pronunciarsi contro la conversione in legge da parte della Camera del discusso decreto-legge 25 settembre 2009, n.135 appena approvato dal Senato



Piazza di Montecitorio piena, attivisti con le mani e i volti pitturati di blu, comitati territoriali con fischietti e campane: oggi è stata la giornata di protesta del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, Verdi, Rifondazione comunista, esponenti dell'Idv e rappresentanti della Regione Lazio, insieme ai cittadini, tutti contro un provvedimento giudicato "vergognoso".
Di fronte ai 630 Deputati, che si apprestano a votare l'art. 15 e la definitiva privatizzazione dell'acqua, sono state portate le ragioni dei 406.000 cittadini che già da due anni hanno depositato nello stesso Parlamento una legge d'iniziativa popolare per chiedere la ripubblicizzazione dell'oro blu.

"L'acqua è un diritto, non una merce", "Acqua pubblica" e "ACQUAle costo?", gli striscioni srotolati ed esposti davanti l'ingresso della Camera dei deputati. "Voi 360 deputati noi 406.000 cittadini", ammonisce uno striscione che ricorda agli eletti le oltre 400mila firme raccolte dalla rete di associazioni a sostegno della propria legge di iniziativa popolare per l'acqua pubblica. Al contrario, però, il testo all'esame della Camera prevede che entro il 2012 l'affidamento dei servizi pubblici locali, e in primo luogo dei servizi idrici, passi in mano "a imprenditori o società in qualunque forma costituite", quindi anche pubblico-private, ma sarà solo ai soggetti privati, che non potranno "avere una quota inferiore del 40%" delle società assegnatarie del servizio, che potranno essere affidati "i compiti operativi connessi alla gestione".

"Si sta definitivamente privatizzando l'acqua potabile in Italia - ha spiegato Paolo Carsetti, segretario del Forum - e quello che è un diritto diventa una merce da mettere sul mercato". Il timore è che, come già successo in diverse città italiane, in un momento in cui la crisi è sotto gli occhi di tutti le bollette vadano alle stelle a causa delle gestioni private. Una responsabilità pesante nei confronti dei cittadini più in difficoltà che questo Parlamento rischia di assumersi con troppa leggerezza.

Al termine della giornata, una delegazione del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, accompagnata dall' On. Scilipoti - relatore della legge d'iniziativa popolare - è stata ricevuta dalla Vice-Presidente della Camera, On. Rosi Bindi (Pd), alla quale sono state consegnate le oltre 40.000 firme raccolte in poco più di una settimana sull'appello per chiedere ai Deputati di non votare il famigerato art. 15, insieme ad una fondamentale richiesta di democrazia: che si sospenda l'approvazione di qualsiasi nuova normativa e che si apra un dibattito ampio e articolato, a partire dalla proposta di legge d'iniziativa popolare presentata dai movimenti per l'acqua.
La Vice-Presidente della Camera ha espresso la propria condivisione delle preoccupazioni e delle proposte espresse dalla delegazione del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua.

La protesta dei movimenti per l'acqua continua con le tante iniziative in programma su tutto il territorio nazionale e attraverso l'e-mail bombing, ovvero la richiesta a tutte e tutti i cittadini di inviare, in questi giorni e prima del voto finale previsto per martedì 17, una e-mail a tutti i 630 Deputati con la richiesta di non votare l'art. 15 e di ascoltare le ragioni dei movimenti per l'acqua.


Ato, i comuni restano proprietari dell'acqua

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Ato, i comuni restano proprietari dell'acqua
Firmata la convezione tra Ato di Varese Regione Lombardia, vince il modello duale. Tra due anni la gara per la gestione mentre la patrimoniale avrà i tubi ma solo in uso dagli enti locali

12/11/2009

Varese - L’acqua non sarà privatizzata. I tubi resteranno di proprietà dei comuni. Una società patrimoniale provinciale li avrà in uso. E metterà a gara l’ultimo metro, ovvero la gestione dei servizi idrici. Una volta ricevute le bollette, il proprietario e il gestore si divideranno i ricavi. La Regione Lombardia darà 100 milioni di euro all’Ato di Varese, ovvero all’autorità provinciale che governerò tutto questo processo. Saranno fatti gli investimenti per migliorare le reti idriche, dalla captazione alla depurazione, del ciclo integrato dell’acqua. L’Ato di Varese non sarà uguale a tutti gli altri e come quello di Pavia avrà qualche differenza tecnica, per questo lo hanno chiamato Ato Pilota. Tempi previsti: 6 mesi per il piano, due anni per la gara d’appalto in gestione, a cui potranno partecipare sia aziende pubbliche che private. Di tariffe non si è parlato ma la bozza di piano d’ambito lo prevedeva esplicitamente. Tuttavia, oggi sono considerate insostenibili per qualunque comune, ed è anche a causa degli scarsi investimenti che negli anni scorsi abbiamo avuto la siccità.
Il protocollo d’intesa è stato firmato oggi dal presidente dell’Ato Dario Galli e l’assessore regionale alle reti e servizi Massimo Buscemi, adesso bisogna fare la predisposizione del “piano d’ambito tipo” e il finanziamento degli investimenti previsti.
«Oggi siamo allineati con le altre Province lombarde - ha dichiarato il Presidente Galli – Sono poi soddisfatto per l’accordo raggiunto con tutti i sindaci del territorio anche su questioni delicati come la proprietà e il controllo degli enti pubblici».
«L’Ato pilota che firmiamo con Varese – ha commentato l’Assessore Massimo Buscemi - garantisce maggiore attenzione e maggiori finanziamenti per i primi interventi alle reti e infrastrutture. Infine vorrei sottolineare che il doppio modello scelto non va ad intaccare la proprietà pubblica di reti idriche, infrastrutture e acqua».
La firma arriva dopo la costituzione dell’Ato, avvenuta ufficialmente nel dicembre 2008 e la condivisione con tutti i sindaci del territorio, anche se in certi momenti è stata una guerra, del percorso di scelte delineato dal Presidente Galli. I piccoli comuni avevano osteggiato l’Ato in passato per la cessione delle reti. La paura è quella, ad esempio, che si verifichi un guasto e che il sindaco non abbia nessuno da chiamare in tempi brevi come avviene ora. Galli lo ha ricordato e promesso che sarà trovata una soluzione.


“L’acqua protetta anche dallo statuto comunale”

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“L’acqua protetta anche dallo statuto comunale”
La proposta da parte della lista civica Insieme per Gerenzano
che ha presentato un’interpellanza per un’integrazione del documento


9/11/2009

Gerenzano - Una modifica allo statuto comunale dedicata al bene acqua. È quello che chiede la lista civica Insieme per Gerenzano, secondo cui deve essere inserita nello stato la seguente dichiarazione: “Il Comune di Gerenzano dichiara di riconoscere il Diritto umano dell’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, individuale, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico, confermare il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque , superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà; riconoscere che la gestione del servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, e quindi la cui gestione va attuata attraverso gli Art. 31 e 144 del d.lgas n. 267/2000”.
La proposta sarà discussa in un prossimo consiglio comunale in seguito alla presentazione di un’apposita interpellanza presentata dal gruppo, composto da Dario Borghi ed Emanuele Pini.

Il grande business dell’acqua privata Una torta da 8 miliardi - di Roberto Rossi

Fonte



Il grande business dell’acqua privata
Una torta da 8 miliardi

di Roberto Rossi

6 - 11 - 2009

Il nodo della questione è tutto lì, nel titolo dell’articolo 15 del decreto legge n.135, o decreto Ronchi, tramutato in legge al Senato appena un giorno fa. È lungo solo una riga ma vale miliardi. Soldi che usciranno dalle tasche dei consumatori e che arriveranno in quelle di pochi grandi gruppi. Il titolo, dunque, recita: «Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica». Che vuol dire?Che l'affidamento della gestione dei servizi pubblici locali avverrà, in via ordinaria, attraverso gare ad evidenza pubblica. Quali sono i servizi indicati? Diversi (gas o trasporto, ad esempio). Ma tra questi uno in particolare: l’acqua. Che con il decreto ha cambiato status. Non più bene pubblico, ma merce. Di «proprietà» dello Stato, dopo una emendamento inserito all’ultimo minuto dal Pd, ma gestita da privati. Un business colossale. Quanto grande? Forse otto miliardi nei prossimi dieci anni. Ma è un calcolo in difetto. E solo parametrato sulla semplice gestione. Senza contare gli investimenti pubblici ed europei. Attualmente in Italia la rete idrica è coperta da circa 110 gestori. Divisi tra i 91 Ato (ambito territoriale ottimale) esistenti. Grosso modo ad ogni Ato corrisponde una provincia. A crearli fu la Legge Galli del 1994. Che per la prima volta aprì anche ai privati. Oggi 64 gestori sono a totale capitale pubblico e servono oltre la metà della popolazione. Il resto è a capitale misto o privato.

Questo fino a mercoledì. Perché nel giro di un anno o al massimo entro il 2012 l'affidamento dei servizi pubblici locali passerà in mano a «imprenditori o società in qualunque forma costituite». Anche con capitale misto dunque, purché «l’attribuzione dei compiti operativi connessi alla gestione del servizio» sia nelle mani del privato che non può «avere una quota inferiore al 40%» della società. Il pubblico può rimanere ma è il privato che decide quanto o come investire. E il privato deve fare profitti. E i profitti si fanno abbassando gli investimenti e alzando le tariffe. In Italia dal 1994 (anno della Galli) al 2005 sono stati investiti 700 milioni di euro l'anno nella rete. Nei dieci anni precedenti oltre 2 miliardi di euro. Nel 2008, secondo l’ultimo rapporto del Co.Vi.RI. relativo a 54 Ato, risultavano realizzati solo il 56% degli investimenti previsti (sei miliardi). Questo, scrive Cittadinanzattiva, a fronte di un’impennata delle tariffe di oltre il 47% negli ultimi 10 anni. Seconde solo al petrolio. In Toscana, ad esempio, dove è più forte la presenza di privati, ogni famiglia spende in media per l’acqua 330 euro all’anno a fronte di una dispersione del 34%. I privati, se non regolamentati, non portano efficienza. NelnostroPaesele società più importanti, per capacità e fatturato, sono sei: la romana Acea, la bolognese Hera, la ligure-piemontese Irenia, la triestina Acegas-Aps, la lombarda A2A e Acquedotto Pugliese. Le prime cinque sono quotate. Sono multiutility a capitale misto dove però è il privato che detta le regole. Questo perché ha i soldi necessari e spesso anche il know how. E con la nuova norma avranno un peso ancora maggiore visto che gli enti locali non potranno avere oltre il 40% del capitale delle società in questione.

L’Italia diventeràun terreno fertile per le multinazionali estere, come le francesi Veolia e Suez, che tra gestione e incroci azionari, si stanno mangiando fette di territorio. Per l’acqua «si assiste - per usare le parole dell’Antitrust - alla sostituzione di monopoli pubblici conmonopoli privati». Si prenda l’esempio di Acea. La società serve il Lazio, una parte della Campania, l’ Umbria, e 4 Ato su sei della Toscana. È il primo operatore nazionale del circuito idrico (ha il 10% del mercato). È controllata al 51%dalComunedi Roma, al10%circa dalla francese GdF-Suez e al 5% dal costruttore Caltagirone. Ma presto il comune di Roma dovrà cedere a privati l’11% della società per unvalore di circa 200 milioni. Lo stesso dovranno fare i comuni emiliani per Hera o quelli di Genova e Torino per la futura Irenia. In totale sul mercato finiranno oltre un miliardo di euro in azioni. Cha andrà ai privati. I quali investiranno per avere un ritorno. E se i piani industriali di 87 Ato mostrano un incremento medio dei consumi di acqua, da qui al 2023, del 17-20%, vuol dire che la privatizzazione dell' acqua la pagheremo noi.

Guerra dell'acqua in Parlamento "Deve restare un bene comune - di Paolo Rumiz

Fonte
giornale
la Repubblica

Guerra dell'acqua in Parlamento
"Deve restare un bene comune"

Compromesso al Senato: gestione privata, proprietà pubblica
di Paolo Rumiz


I lavori necessari ammontano a 62 miliardi di euro: una cifra enorme, come dieci ponti sullo Stretto, Questo mentre 8 milioni di cittadini lieti hanno accesso all'acqua potabile, 18 milioni bevono acqua non depurata e le perdite del sistema sono salite al 37%, con punte apocalittiche al Sud. Sono più di vent'anni che si investe allumicino, non si costruiscono acquedotti e la manutenzione di quelli esistenti è quasi scomparsa dai bilanci. Un quadro da Terzo Mondo.

Il rischio è di lasciare in eredità ai nostri figli un patrimonio di acqua inquinata da industrie, residui fognari, chimica, arsenico o metalli pesanti. Di fronte a questo allarme concreto sembra sollevarsi nient'altro che il solito polverone. Uno scontro di "teologie: con una maggioranza che crede nell'efficacia salvifica della gara d'appalto e della quotazione in Borsa, e una minoranza che invoca il principio assoluto dell'acqua "bene comune". In mezzo a tutto questo, schiacciata fra le scorrerie dei partiti e gli appetiti finanziari dei privati, una miriade di Comuni virtuosi che finora hanno gestito i servizi a basso costo e in modo eccellente, cuori intendono alienare "l'acqua del sindaco ", intesa come ultima trincea del governo pubblico del territorio.

Nell'agosto 2007 Tremonti aveva già sparato un decreto per la privatizzazione, ma si era rivelato cos? carente che non era stato possibile emanare i regolamenti. Oggi si tenta il bis, con una spinta io pi ù verso i privati. Stavolta è d'accordo anche la Lega: la quota della mano pubblica dovrà scendere al 30%.

Insomma, che i Comuni in bolletta vendano tutto quello che possono, Facciano cassa, subito. E non fa niente se qualcuno grida al furto e il Contratto mondiale peri l'acqua - ultima trincea del pubblico servizio minaccia fuoco e fiamme. «In nessun’altra parte d'Europa - attacca il presidente Emilio Molinari - si vieta alla mano pubblica di conservare la maggioranza azionaria. Il rischio è che tutto finisca in mano delle grandi Spa e alle multinazionali. E se il servizio non funziona, invece che al tuo sindaco dovrai rivolgerti a un call center».

Contro il provvedimento s'è scatenata una guerra di resistenza. In Puglia il presidente della regione Niki Vendola s'è messo in collisione con gli alleati del Pd, ed ha non ha solo annunciato di voler far ricorso contro la privatizzazione, ma ha deciso di ripubblicizzare l'acquedotto pugliese, il più grande e malfamato d'Europa (si dice che abbia dato più da… mangiare che da bere ai pugliesi). Al grido di "l'acqua è una cosa pubblica" ora si tenta la storica marcia indietro, anche se non si ha la più palli da idea di chi (la Regione?) pagherà i debiti del carrozzone.

Intanto si moltiplicano le assemblee: Verona, Bari, Udine, Savona, Potenza, Rieti, Da Milano arrivano segnali di preoccupazione, a difesa di un'azienda comunale totalmente pubblica clic finora ha mantenuto tariffe tra le più basse d'Italia. Il malumore cresce nei Comuni di montagna. In Carnia anche quelli della Lega sono ai ferri corti con la giunta regionale di centrodestra. Già hanno dovuto affidare i loro servizi a una Spa-carrozzone che fa acqua da tutte le parti e alzale tariffe senza fare investimenti; ora noti vogliono che questo preluda al passaggio a un'azienda con sede a Milano, Roma o magari all'estero. A Mezzana Montaldo (Biella) dove si gestiscono loro rete in mondo ineccepibile da oltre un secolo, non ci pensano nemmeno a mollare l'acqua ad altri.

«? la fine del federalismo e dei valori del territorio persino nelle regioni a sta tutu speciale» osserva Marco job del C.m.a di Udine. «Facevaino tutto da soli-ghigna il carnico Francescluno Barazzutti dalle mie parti l sindaco guidava il trattore, e se necessario aggiustava lui stesso la conduttura tra il paese e la sorgente. Oggi devi chiamare i tecnici a Udine, coli tempi maggiori e costi più alti. E se devi segnalare un disservizio, devi andare a Tolmezzo o Udine, mentre prima era tutto sotto casa. È tutto chiaro: hanno fatto una Spa pubblica solo per poi passare la mano ai privati».

Privatizzare è l'ultima speranza di adeguarci all'Europa, puntualizza il governo. Ma qui viene il bello.? proprio l'enormità dei costi di questo adeguamento a falsare la gara. «Senza certezza sul futuro del servizio e con simili costi fissi nessuna banca al inondo finanziera le piccole imprese, e cos? finiranno per vincere le grandi aziende quotate, capaci di autofinanziarsi e di imporsi semplice-mente con la forza del nome», spiega Antonio Massarutto dell'università di Udine. Altra cosa che pu? falsare i giochi è la mancanza di garanzie sul rispetto delle regole. «Siamo in Italia», brontola Roberto Passino, presidente del Coviri, Comitato vigilanza risorse idriche: «Prima si lamentavano perché non funzionavamo, e ora che abbiamo rimesso le cose a posto, tutti si lamentiamo perché funzioniamo». Un problema di comportamento, insomma. Di cultura e responsabilità.

Pubblico o privati)? «Non importa che i gatti siano bianchi o neri-scherza Passino citando Marx-l'importante è che mangino i topi». Quello che conta è il controllo. In Inghilterra l'azienda pubblica è stata privatizzata al cento percen-to, ma la Spa che ha vinto la gara ora ha sul collo il fiato di un'authority ventiquattrore su ventiquat-tro. Le modifiche del contratto sono impossibili. Ogni cinque aiuti le tariffe vanno discusse daccapo.

Massarutto: «L'anomalia italiana è che ci si illude che la gara basti a lavare più bianco. Non è vero niente. Serve uno strumento di controllo e garanzia che impedisca turbate o fughe speculative». Figurarsi se poi l'azienda firma un contratto che include non solo la gestione, ma anche gli investimenti immensi che il settore richiede.

Altra anomalia: abbiamo le, tariffe più basse d'Europa. Questo perché - a differenza di Francia o Germania - finora nessuno ha osato scaricare sulle tariffe il costo di questo immenso arretrato di lavori. Viviamo in uno strano Paese, dove si protesta perle bollette dell'acqua, ma non si osa dir nulla su quelle del gas e dell'elettricità, che invece sono - udite - le più alti del Continente, Dire che gli acquedotti si debbano pagare conte tasse è quantomeno spericolato, osserva Giuseppe Altamore autore di grandi libri sulla questione idrica in Italia: «Non vedo cosa ci sia di giusto nel fatto clic io debba pagare il servizio idrico anche per gli evasori fiscali». Nell'incertezza sul futuro, il ritardo alimenta, e sulle nostre spalle cresce la previsione di una batosta stimata per ora sui 15 euro pro-capite l'anno.

Privatizzazione dei servizi idrici: acqua in bocca!


Privatizzazione dei servizi idrici: acqua in bocca!


04 novembre 2009


L’acqua pubblica ha i giorni contati, ma non se ne ha notizia da nessuna parte. Il decreto legge 13http://naturevolution.files.wordpress.com/2009/09/acqua.jpg5/09, dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri, attende il via libera per la conversione in legge da parte del Senato entro il 24 novembre.

Il provvedimento, in soldoni, intende affidare la gestione dei servizi pubblici locali, compreso il servizio idrico, alle società private.

Cosa avviene oggi?
Il processo di privatizzazione è già stato avviato. Con l’entrata in vigore della legge 133 del 2008, la gestione dell’acqua può essere affidata al mercato, come se si trattasse non di un bene pubblico ma di servizio con rilevanza economica. Con il provvedimento veniva comunque concessa la facoltà alle amministrazioni locali e ai loro consorzi di poter esercitare questa gestione attraverso società interamente pubbliche e sulle quali l’ente locale o il consorzio esercitasse, però, un indirizzo e un controllo come se si trattasse di un suo ufficio interno o una municipalizzata.

L'acqua deve rimanere pubblica - di Paolo Brutti

Fonte
Itali dei Valori


L'acqua deve rimanere pubblica
di Paolo Brutti



Rispondiamo a Padre Alex Zanotelli

Sull'acqua e sulla gestione dei sistemi idrici la posizione dell'Italia dei Valori è che essa deve rimanere pubblica, come si addice ad un bene essenziale, che non può essere ridotto ad una merce. Questo senza se e senza ma.

Per questo è necessario sollevare la più ferma protesta e adoperarsi per far crescere la mobilitazione popolare, avverso la conclusione della discussione in Commissione al Senato della conversione in legge del decreto 135 del 2009, che suona come una campana a a morto per la gestione pubblica dell'acqua. Il 3 novembre la legge di conversione del decreto sarà in aula e, se lo approveranno, la gestione di tutto il sistema idrico, in poco più di un anno sarà in mano ai privati.

Già oggi, infatti, la pubblicità della gestione dell'acqua è molto compromessa, a conseguenza della legge 133 del 2008, che fu uno dei primi provvedimenti e tra i più sciagurati del governo Berlusconi. Da allora la gestione dell'acqua può essere affidata al mercato, come se si trattasse non di un bene pubblico ma di servizio con rilevanza economica. Pur tutta via era data facoltà alle amministrazioni locali e ai loro consorzi di poter esercitare questa gestione attraverso società interamente pubbliche e sulle quali l'ente locale o il consorzio esercitasse, però, un indirizzo e un controllo come se si trattasse di un suo ufficio interno o una municipalizzata.

Era una situazione precaria e sempre in bilico verso la caduta del servizio idrico nelle mani dei privati, ma attraverso questa facoltà molte amministrazioni, nel nord e nel centro dell'Italia, hanno potuto mantenere la gestione pubblica dell'acqua. Si erano distinti in questa “resistenza” alla privatizzazione del servizio idrico anche molti comuni amministrati dalla Lega.

Ora, nel testo approvato in commissione, questi affidamenti a società interamente pubbliche vengono fatti decadere improrogabilmente nel 2011 a meno che l'amministrazione locale non ceda il 40% delle sue quote nella società a soggetti privati, che ne prendono in mano la gestione. Come dire che si salvano le gestioni pubbliche a patto che esse finiscano in mano ad un privato, magari molto ben ammanicato con gli amministratori compiacenti.

Dove erano i parlamentari della Lega, mentre prima alla Camera o adesso al Senato il loro Governo eliminava ogni possibile sopravvivenza di gestione pubblica dell'acqua? Festeggiavano alle sorgenti del Po' mentre l'acqua delle loro valli diventava un lucroso affare e un ulteriore pesante aggravio dei bilanci delle famiglie?

L'acqua in Puglia torna bene pubblico - di Monica Maro

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L'acqua in Puglia torna bene pubblico
di Monica Maro

22 ottobre 2009

Dopo Parigi e l'Urugay, anche in Puglia stop al fondamentalismo liberista. La regione Puglia si era già segnalata rompendo il contratto con gli 'spacciatori di derivati' all'acquedotto pugliese e denunciandoli per truffa al tribunale di Bari. Un bel colpo che vale più di cento verbose mozioni. Tra l'alto, sotto il profilo europeo, se un ente locale decide per la gestione diretta di un bene pubblico che si intende sottrarre al mercato (e quindi non viene affidato a una spa) non è più soggetto agli 'ukase' liberisti della UE.

La giunta regionale pugliese ha deciso di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale l'art.15 del decreto legge 139 del 25 settembre 2009 ("Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi locali di rilevanza economica"), in riferimento alla competenza sulla gestione delle risorse idriche. L'Avvocatura regionale, alla quale è stato affidato l'incarico, ha tempo per l'impugnazione sino al 24 novembre, data entro la quale il decreto dovrà essere convertito in legge.
Nichi Vendola ha deciso di voltare pagina sul tema dell'acqua bene pubblico, impegnando la giunta regionale a promulgare entro dicembre un disegno di legge ad hoc e affidando all'avvocatura l'impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale del decreto legge 135 del 2009 con cui il governo ha legiferato sui servizi pubblici locali, accusandolo di conflitto d'attribuzione su una materia - quella del servizio idrico integrato - di esclusiva competenza delle Regioni: Tariffe non più basate sui consumi, ma sui redditi dei consumatori. E poi, addio alla società per azioni Acquedotto pugliese, che deve invece diventare soggetto giuridico di diritto pubblico ben prima della fatidica data (2018) entro la quale si concluderà per legge la concessione della gestione del servizio idrico, aprendo di fatto ai privati il settore.
In pratica, il governo guidato da Vendola si appresta a licenziare un disegno di legge che punta a tramutare l'Aqp da società per azioni (attuale configurazione, con capitale in mano alla Regione) in "soggetto giuridico di diritto pubblico". Il proposito è contenuto in una delibera di indirizzo, presentata dall'assessore Fabiano Amati, e approvata a conclusione di una lunga discussione, in cui si sancisce il principio che l'acqua è "un bene comune dell'umanità".

Una decisione che apre un ampio fronte politico con il governo e, prevedibilmente, con una parte della stessa maggioranza di centrosinistra: tornare al soggetto pubblico confligge infatti con il proposito di "privatizzazione dolce" che la componente ex diessina del Pd ha sostenuto strenuamente fino a giungere a polemiche pubbliche contro Vendola e l'attuale management di Aqp fedele al governatore. Non a caso nel parlamento regionale l'unica voce discorde è arrivata dall'ex ds Mario Loizzo.
Anche se il Centrodestra pugliese si è espresso a favore (il consigliere regionale Donato Salinari, infatti, sottolinea "la leggerezza con la quale l'Aqp ha proceduto ad innalzare il costo dell'acqua in Puglia: l'acqua, in quanto bene primario, non può essere utilizzata per rastrellare denaro con cui ripianare il buco di bilancio), chiaro e incontrovertibile sarà il contrasto col governo nazionale. Per due ragioni: per l'inversione a 360 gradi sull'Aqp (trasferito con legge alla Regione perché lo privatizzasse) e perché la stessa delibera propone di ricorrere alla Corte costituzionale contro il governo. La Regione, infatti, ritiene che "il servizio idrico integrato è un servizio pubblico essenziale, privo di rilevanza economica e come tale non soggetto alla disciplina della concorrenza". "Per questa ragione - dichiara Amati - rientra nelle competenze della Regione e non dello Stato".

Con la delibera inoltre viene istituito un gruppo di lavoro che entro il 31 dicembre 2009 dovrà proporre alla giunta regionale un disegno di legge "con il quale introdurre il principio dell'acqua bene comune dell'umanità, il riconoscimento del Servizio idrico integrato quale servizio pubblico essenziale, di interesse generale e privo di rilevanza economica, il tutto nell'ambito del concreto riorientamento del sistema di tariffazione in base alle condizioni reddituali, pur nell'assicurazione di una dotazione minima pari per tutti i cittadini".
Il punto di vista della Regione è chiaro: la competenza sull'acqua è della Regione e solo un Aqp che sia soggetto pubblico potrebbe consentire una gestione del servizio idrico orientato "a criteri di equità e solidarietà", con tariffazione che tenga conto delle esigenze delle fasce meno abbienti.
La Puglia si candida anche quale sede Onu per l'organizzazione di una "conferenza internazionale per la formalizzazione del riconoscimento del diritto universale all'acqua per tutti".
Principio, questo, che andrebbe inserito nello Statuto regionale e per il quale si è mobilitato un ampio movimento di cittadini e associazioni: solo in Puglia in 30mila (sui 400mila complessivi) hanno firmato a favore di una proposta di legge di iniziativa popolare a favore della ripubblicizzazione dell'acqua.

Il Governo privatizza l’acqua. De Magistris: “E’ un bene pubblico, non del mercato”

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Il Governo privatizza l’acqua. De Magistris:
“E’ un bene pubblico, non del mercato”

di Luigi De Magistris, da luigidemagistris.it

Seminerà più sofferenza e vittime dei conflitti per il controllo del petrolio e del gas, perché la popolazione planetaria cresce e i cambiamenti climatici rendono l’acqua una risorsa preziosa e sempre meno disponibile. Così la guerra per l’oro blu rischia di diventare il prossimo terreno di scontro fra Nord e Sud del mondo, causa di migrazioni dei popoli, origine della discriminazione sociale anche nel mondo sviluppato tra chi potrà accedervi e chi ne resterà privo.


Per questo è indispensabile respingere fin da oggi la lunga e pericolosa mano del mercato, il suo tentativo di controllare e speculare su un bene tanto prezioso quanto raro. Contrastare, quindi, ogni forma di privatizzazione dell’acqua, diffondendo il principio che l’acqua è un diritto e come tale va considerato un bene comune, da garantire a tutti e da tutti gestita.

Una battaglia che coinvolge anche il nostro Paese, dove i tentativi di privatizzazione, che rispondono a livello locale al bisogno delle amministrazioni di fare cassa, devono essere respinti. Così come da respingere è l’azione del Governo, che in occasione del Cdm, lo scorso 9 settembre, ha varato le modifiche all’articolo 23 bis della Legge 133/2008 all’interno di un decreto legge per l’adempimento degli obblighi comunitari. Figlio dell’accordo tra il ministero degli Affari regionali e della semplificazione della legislatura, cioè di Fitto e Calderoli, con la benedizione ovviamente di Confindustria, queste modifiche riguardano l’affidamento dei servizi pubblici locali e stabiliscono che la gestione di questi stessi servizi veda protagoniste, attraverso bandi di gara, società miste, il cui socio privato deve possedere non meno del 40% ed essere socio industriale con compiti di gestione operativa.

Tradotto in parole semplici: anche l’acqua è sottratta alla gestione pubblica e affidata al mercato, quindi possibile forziere di arricchimento e speculazione privata. Una scelta grave, compiuta nel silenzio mediatico e politico, coperta dal Governo attraverso l’abito mistificatorio del decreto legge, che aveva come unico fattore di urgenza quello di rendere subito l’acqua non più un bene di tutti ma patrimonio di pochi, funzionale al loro arricchimento.

Di questa decisione il Governo deve rendere conto e per questo ho deciso di presentare al Parlamento europeo un’interrogazione sul tema. Nel 2006 proprio Bruxelles ha approvato una risoluzione che afferma che “l'acqua è un bene comune dell'umanità e come tale l'accesso costituisce un diritto fondamentale della persona umana”. Nel marzo 2007, sempre a Bruxelles, si è riunita l'Assemblea mondiale dei cittadini e degli eletti per l’acqua ed è stata approvata una lettera rivolta a tutti i capi di stato e di governo del mondo, a tutti i presidenti dei parlamenti nazionali e sovranazionali e ai membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per richiedere un impegno sul tema.

La battaglia per l’acqua come bene pubblico e diritto universale, in Italia e in Europa ma anche nel resto del Pianeta, è uno dei tasselli essenziali per costruire “un altro mondo possibile”. Cominciando appunto dal nostro Paese, dove le forze politiche devono unirsi nella richiesta all’esecutivo di cancellare le modifiche alla legge 23 bis; dove le amministrazioni locali, in particolare i comuni, devono dichiarare l’acqua bene di tutti e privarla di rilevanza economica, scegliendo di affidarla alle aziende pubbliche ad esclusivo capitale pubblico, così come dovrebbe fare il Governo.

In Commissione Ambiente della Camera, infine, è stata depositata una Legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica dell’acqua che ha raccolto 400mila firme. Che fine ha fatto e perché continua a riposare dimenticata in Commissione, quando in Italia l’acqua scarseggia e in Sicilia è già oggetto di razionamento ma soprattutto di controllo mafioso?

Sul tema l’Italia dei Valori ha presentato recentemente una mozione in Parlamento per chiedere al Governo di tutelare i diritti dei cittadini perché l’acqua sia rispettata come bene inalienabile e indisponibile, soprattutto da parte delle lobby e delle multinazionali, insomma del mercato.

L’acqua è stata indicata nel settembre 2007 dall’Onu come un diritto umano, estensione del diritto alla vita. Non siamo quindi soli in questa battaglia: forum e associazioni non solo esistono ma lavorano già da tempo per riconsegnare l’accesso e il controllo idrico alla comunità. Forse il Wto o il Fondo monetario internazionale, forse Confindustria o la filosofia della deregulation selvaggia ci remano e remeranno contro, ma è una sfida che si può vincere. Anzi, si deve vincere.

(25 settembre 2009)

Acqua: il grande rifiuto

Fonte



Acqua: il grande rifiuto



Zanotelli
L'acqua deve rimanere pubblica! Vi riporto la lettera di padre Alex Zanotelli, che vi invito a leggere fino in fondo.
"Non avrei mai immaginato che il paese di Francesco d’ Assisi (Patrono d’Italia) che ha cantato nelle sue Laudi la bellezza di “sorella acqua” diventasse la prima nazione in Europa a privatizzare l’acqua! Giorni fa abbiamo avuto l’ultimo tassello che porterà necessariamente alla privatizzazione dell’acqua. Il Consiglio dei Ministri , infatti, ha approvato il 9/09/2009 delle “Modifiche” all’articolo 23 bis della Legge 133/2008" ... (leggi tutto)

Quando l’acqua non lava l’onta. Privatizzazioni selvagge: pagheremo cara ogni goccia.

Fonte
gli sComunicati


Quando l’acqua non lava l’onta. Privatizzazioni selvagge:
pagheremo cara ogni goccia.

di Emilia Urso Anfuso

21-07-2009

Acqua. Un bene di tutti. Una risorsa per tutti. Acqua. Semplice e trasparente. L’Essere Umano ne è composto per l’85%. La vita non potrebbe esistere senza. Nulla avrebbe mai auto inizio, senza l’acqua. Difficile quindi immaginare che esseri umani, composti dalle stesse molecole di ogni essere umano presente sulla terra, possano pensare di metterci le mani sopra. Ed ancor più duro da mandar giù, constatare che venga fatto.

Eppure ormai da tempo immemore, quello dell’acqua è uno dei business più redditizi a qualsiasi latitudine. Si vende acqua a peso d’oro ove l’acqua è più un miraggio che una risorsa naturale. Si vende acqua anche dove esiste ampiamente come risorsa naturale, cui tutti dovremmo accedere gratuitamente.

La storia passata e presente dell’Italia, vede sempre – prima o poi – l’acqua protagonista di grandi scandali. I rubinetti secchi della Sicilia. La speculazione spesso ad opera di cosche malavitose. Fino a giungere ad un decreto Legge, che istituzionalizza la privatizzazione del liquido più desiderato della terra. Prima ancora del petrolio. Acqua, fonte di vita, benessere e ricchezza. Ma non per tutti.

C’è persino l’istituzione di una giornata particolare, che vede tutte le nazioni riunite per un diritto: la “Giornata mondiale per il diritto all’acqua” che si è tenuta quest’anno ad Istanbul il 22 Marzo. E nella stessa giornata, si è tenuto il “Forum mondiale dell’acqua” un appuntamento triennale per dibattere su questa risorsa così preziosa e così poco accessibile liberamente per molti.

Stabilire in tali contesti che “l’acqua è un diritto umano per tutti” non fa che mettere l’accento sul fatto che in realtà la situazione non sta esattamente così. L’acqua, così come molte altre risorse del pianeta, scarseggia. E piuttosto che creare nuove metodologie e campagne di sensibilizzazione contro lo spreco, ecco che si legifera per garantire ad alcuni, la possibilità di lucrare su un bene naturale e naturalmente a disposizione delle popolazioni.

Parlando della situazione italiana, all’interno della Legge 6 agosto 2008, n. 133 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" all’articolo 23 bis “Servizi pubblici locali di rilevanza economica” comma 5 leggiamo: “Ferma restando la proprietà pubblica delle reti, la loro gestione può essere affidata a soggetti privati.”

La Legge in questione peraltro, è quella ove si stabiliscono varie forme di privatizzazione, compresa quella interamente dedicata al comparto dell’istruzione e conseguente finanziamento di otto milioni di euro alle scuole parificate.

Quindi, se da un lato si conferma lo stato di pubblico utilizzo dell’acqua, dall’altro si da carta bianca alla privatizzazione di un bene comune. L’articolo 23 bis, stabilisce come entro il 2010, ogni Comune italiano dovrà mettere a disposizione del mercato la propria rete idrica, anche se la stessa sia perfettamente funzionale alle necessità della popolazione. Imprese private, potranno così partecipare a gare di appalto e garantirsi una o più reti idriche. Un business non da poco, come si può immaginare. E che già sortisce proteste a livello nazionale, considerando la sorte avversa dei Comuni che stanno risentendo fortemente di grosse crepe nei bilanci, create ora per una prolungata cattiva amministrazione, ora per nuove normative, come ad esempio l’aver cancellato una tassa come l’ICI sulla prima casa.

Questa Legge è attiva dal momento in cui è stata approvata: il 6 Agosto del 2008. Eppure, nessuno ne fa menzione. Nessuno approfondisce. Nessuno che dichiari alla cittadinanza, nuove regolamentazioni sulla gestione di uno degli ultimi beni comuni non ancora frutto di speculazioni a tappeto. Eppure, presto l’acqua in tutta la nazione, sarà un altro fiore all’occhiello di varie imprese che lavorano nel comparto delle acque minerali. E che decideranno “democraticamente” il costo dell’acqua pubblica a seconda del mercato di riferimento, che si creerà non appena la normativa sarà messa in atto su tutto il territorio nazionale.

Tutto questo, ci porterà a risparmiare sui consumi dell’acqua? I costi maggiorati su quello che era una risorsa di tutti e liberamente utilizzabile, porteranno la cittadinanza ad aver maggior riguardo di un bene che sarà di qualcun altro e di conseguenza si manterranno comportamenti più “civili” nei confronti di una risorsa fondamentale per l’essere umano e per l’ambiente?

Una cosa è certa: i bilanci si alcune imprese ne gioveranno. Con buona pace di chi ancora non ha compreso che ovunque si volga l’occhio umano, risiede una possibilità di speculazione.

Per un’Europa dell’acqua pubblica e dei beni comuni

25-31 Maggio 2009 Il popolo dell’acqua in mobilitazione.
Per un’Europa dell’acqua pubblica e dei beni comuni.
Per la ripubblicizzazione dell’acqua in tutti gli Enti Locali



Nel prossimo mese di giugno si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo.
Contemporaneamente in moltissimi paesi, città e province del nostro Paese si rinnoveranno le amministrazioni locali.

Nel pieno di una crisi economica e finanziaria, ambientale e sociale, politica e di democrazia, le diverse coalizioni fanno a gara per richiedere il voto, dai più interpretato come una nuova delega, una nuova autorizzazione a procedere.

Ben pochi sono i segnali di una vera inversione di rotta sulle politiche liberiste degli ultimi vent’anni, vera causa della crisi globale che ha investito il pianeta.

Da tempo, nei territori e a livello nazionale, il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua contrasta le politiche di privatizzazione, costruisce percorsi per la ripubblicizzazione dell’acqua e la riappropriazione sociale dei beni comuni, esige e prova a praticare forme di partecipazione democratica dal basso, inclusiva e plurale.

Da tempo il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua chiede che la propria proposta di legge d’iniziativa popolare, sottoscritta da più di 400.000 firme, venga discussa e approvata dal Parlamento italiano.

Il quale, al contrario, persegue ulteriori politiche di privatizzazione dei beni comuni, che, con l’Art. 23 bis della Legge n. 133/08, vorrebbe rendere irreversibili.

Nel frattempo, diverse decine di lotte territoriali proseguono la loro resistenza alle privatizzazioni e la loro mobilitazione per la ripubblicizzazione dell’acqua e la difesa dei beni comuni.

Il popolo dell’acqua esiste ed ogni giorno si allarga a nuove esperienze di mobilitazione e di conflittualità sociale.

La dimensione europea è un contesto fondamentale per il contrasto delle politiche liberiste, per la riaffermazione dei diritti sociali e per la riappropriazione dell’acqua e dei beni comuni.

Dopo la nascita della Rete Europea per l’Acqua Pubblica al Forum Sociale Europeo di Malmoe del settembre scorso, dopo la riuscita contestazione del Forum Mondiale dell’Acqua (organismo gestito dalle multinazionali) del marzo scorso ad Istanbul, chiediamo un’Europa dell’acqua pubblica, dei beni comuni e dei diritti sociali, da rendere non negoziabili e da sottrarre alle leggi del mercato. A maggior ragione ora vista la recente approvazione da parte del Parlamento Europeo di una risoluzione in cui si torna a sostenere la natura economica del bene acqua, un passo indietro rispetto alla risoluzione approvata nel 2006.

La dimensione locale è un luogo fondamentale per la riappropriazione sociale dell’acqua, per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, per la gestione partecipativa dei beni comuni.

Dalle decine di esperienze di mobilitazione in corso nei diversi territori, chiediamo enti locali che dichiarino l’acqua come bene comune, il servizio idrico integrato “privo di rilevanza economica” e mettano in campo le premesse per la ripubblcizzazione dell’acqua e la partecipazione alla gestione dei cittadini e dei lavoratori.

Sulla base di queste esperienze e per realizzare questi obiettivi, abbiamo deciso di lanciare per il 25 - 31 maggio 2009 una settimana di mobilitazione per l’acqua pubblica in tutto il paese.
Saremo nelle piazze e nei luoghi pubblici di ogni città.

Costruiremo carovane per mettere in comunicazione le diverse lotte territoriali, produrremo iniziative creative e sensibilizzazione sociale.
Sarà questo il nostro modo di attraversare la campagna elettorale.

Proponendo contenuti concreti a fronte di chi pensa solo all’immagine, costruendo partecipazione a fronte di chi chiede solo un’ulteriore delega.

Perché indietro non si torna.
E il futuro sta nella riappropriazione dell’acqua e dei beni comuni.
E nella partecipazione di ciascuno.

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA

Approvata dal consiglio comunale la mozione sulle "case dell'acqua" - Saronno

Fonte



Approvata dal consiglio
comunale la mozione sulle "case dell'acqua"

La mozione presentata dai Verdi, che prevede l’installazione di distributori gratuiti, è passata grazi all’astensione di diversi consiglieri comunali di maggioranza



2 Marzo 2009

Saronno - Il consiglio comunale ha approvato la mozione proposta dai Verdi di Saronno per la realizzazione di “Case dell’acqua”. L'iniziativa consiste nel costruire dei piccoli edifici localizzati in diversi punti del territorio presso i quali l’acqua viene distribuita gratuitamente ai cittadini, attraverso semplici rubinetti.
L'acqua che viene presa direttamente dalle falde dell'acquedotto viene trattata con un carbonatore ed un refrigeratore ed è erogata: naturale, refrigerata ed addizionata con anidride carbonica (gasata). L'iniziativa si propone di creare un'alternativa sicura e gratuita all'acqua minerale commercializzata in bottiglie di plastica, al fine di dare vita ad un fenomeno di recupero dell'utilizzo e del consumo dell'acqua della rete di distribuzione comune e una conseguente diminuzione della produzione di rifiuti (meno bottiglie di plastica).
«La mozione da noi presentata quasi un anno fa – spiega Roberto Strada, consigliere comunale dei Verdi -, è stata finalmente discussa ed approvata dal Consiglio Comunale giovedì sera, nonostante il sindaco si sia pronunciato contro questa possibilità. La maggioranza infatti si è astenuta permettendo l'approvazione della mozione, passata con 7 sì, 2 no e 9 astensioni. Il Sindaco, vergognosamente ha cercato fino all'ultimo di trovare un "cavillo" che rendesse vano il risultato, ma alla fine ha dovuto attenersi al risultato emerso dalla votazione. Noi Verdi siamo soddisfatti del risultato, finalmente anche a Saronno si potranno cercare le soluzioni migliori per far partire questo progetto di "case dell'acqua", che è un progetto di "sostanza" per l'intera comunità che potrà usufruire di acqua buona e controllata a costo zero, un notevole risparmio per le famiglie e un chiaro messaggio contro ogni tentativo di privatizzare l'acqua, che deve invece rimanere libera ed accessibile a tutti».

L’acqua del rubinetto è buona, bevetela - Castiglione Olona

Fonte



«L’acqua del rubinetto è buona, bevetela»
Campagna “Acqua in brocca” lanciata dal Comune per sensibilizzare
la popolazione sull’utilizzo dell’acquedotto come fonte


2 Marzo 2009

Castiglione Olona - “Acqua in brocca” è la nuova iniziativa rivolta alla tutela ambientale dagli amministratori di Castiglione Olona. «Vogliamo sensibilizzare la popolazione sul tema dell’acqua potabile – spiega Enrico Vizza, assessore all’ecologia e all’ambiente - visto che l’acquedotto comunale produce acqua buona da bere, come confermano anche le numerose analisi chimico fisiche che sono state eseguite dal gestore della rete, dall’Als e dalla Cos».
Due obiettivi in uno: acqua buona da bere, e meno imballaggi da buttare. «Abbiamo attivato questa campagna informativa e di promozione dell’acqua in brocca – prosegue il sindaco Battaini - afferma il sindaco, Giuseppe Battaini - perché riteniamo che ogni nostro gesto, nel momento in cui nasce da uno stile di vita che sia attento all’ecologia, aiuta l’ambiente e permette di risparmiare su più fronti».
La campagna Acqua in brocca, coordinata dall’Ufficio tecnico comunale, nasce per iniziativa dell’assessorato alla tutela ambientale, ed ha anche il patrocinio della Provincia di Varese e la collaborazione della Castiglione Olona Servizi. «Vogliamo coinvolgere anche la scuola, per portare il progetto nelle mense scolastiche, e, da lì, anche nelle case dei castiglionese, che, abbiamo visto in diverse occasioni, si sono mostrati molto sensibili ai nostri progetti sull’ambiente. E non possiamo dimenticare che Castiglione Olona ha già aderito a numerose altre iniziative a carattere ecologico, dall’uso delle lampadine a basso consumo, al riciclo dei rifiuti della differenziata».

Acqua, la privatizzazione autoritaria

Fonte



Acqua, la privatizzazione autoritaria
di Agostino Spataro*

02 marzo 2009

Agrigento/ La denuncia - A Burgio e a Villafranca Sicula gli incaricati di "Girgenti acque" si sono scontrati con le popolazioni dei due piccoli centri asserragliate al municipio per impedire la consegna delle reti cittadine. I funzionari si sono arresi contro quel muro umano e, scortati dai carabinieri, si sono rifugiati in un bar. Lì, su un tavolino, hanno formalizzato gli atti dell'avvenuta consegna.
Roba d'anteguerra che ci riporta al clima delle insurrezioni popolari contro il malgoverno e l'autoritarismo

Di questo passo, la privatizzazione della gestione dell'acqua in provincia d'Agrigento si farà solo con l'intervento di commissari e della forza pubblica.
Esagerazione? Per giudicare basta seguire la lunga e controversa procedura d'aggiudicazione alla società "Girgenti acque" della gestione trentennale e i più recenti, contrastati episodi di consegna obbligata delle reti locali ai funzionari di detta società.
L'altro giorno, a Burgio e a Villafranca Sicula gli incaricati di "Girgenti acque" si sono scontrati con le popolazioni dei due piccoli centri asserragliate al municipio per impedire la consegna delle reti cittadine.
I funzionari si sono arresi contro quel muro umano e, scortati dai carabinieri, si sono rifugiati in un bar. Lì, su un tavolino, hanno formalizzato gli atti dell'avvenuta consegna.
Roba d'anteguerra che ci riporta al clima delle insurrezioni popolari contro il malgoverno e l'autoritarismo........

Le reti dell'acua in Lombardia rimangono pubbliche

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Segnalato da Valerio


Dopo un anno di serrate trattative, finalmente il centro-sinistra insieme al comitato dei sindaci referendari ha raggiunto un'importante vittoria sulla questione dell'acqua.
Il Progetto di legge 291 di modifica della legge 26/2003 sul servizio idrico integrato, è stato infatti emendato accogliendo tutte le richieste dei sindaci fatte proprie dall'opposizione in Consiglio regionale. La Commissione Ambiente l'ha quindi votato in modo unanime, con il consenso di Pd, Prc, Sinistra Democratica e Verdi.
L'approvazione del Progetto di legge 291, che deve ora passare al vaglio del Consiglio regionale, va incontro alle ragioni che avevano spinto 154 comuni lombardi a raccogliere le firme per indire un referendum abrogativo regionale.
Oggi, a un testo inizialmente inaccettabile, la Giunta regionale ha presentato quattro emendamenti che recepiscono in pieno le istanze dell'opposizione e dei sindaci. E così, da un lato si vanno a sanare i principi di incostituzionalità della legge 26/03, dall'altro si risponde ai quesiti referendari.
Nello specifico, è stato reso possibile per i Comuni scegliere la gestione diretta (in house) del servizio di erogazione dell'acqua, eventualità precedentemente esclusa dalle leggi regionali in vigore e dalle successive modifiche.
Finirà quindi in soffitta il punto più contestato del Pdl, e cioè l’obbligo di mettere a gara la gestione del servizio, aprendo in questo modo la strada a una gestione privata per legge. In tutta Italia, fatto salvo che la proprietà di reti e acquedotti rimane sempre pubblica, ogni ente può scegliere se affidare il servizio a un privato, tramite gara o tenerlo per sè, ovvero “in house”.

Nel Progetto di legge licenziato in Regione Lombardia è stato affermato il principio secondo cui le reti e gli impianti di distribuzione devono rimanere di proprietà interamente pubblica .
La commissione ambiente del Pirellone ha votato le prime modifiche alla legge regionale, che di fatto rimuovono ogni obbligo a favore dei privati. Il bello, è che sono tutti d’accordo, dopo anni di incertezze legislative politiche.
Il Sindaco del comune di Daverio Alberto TOGNOLA alla notizia ha così dichiarato: ...."è più vicina la possibilità per Varese e provincia di una gestione pubblica del ciclo integrato dell'acqua. Se a questo aggiungiamo la volontà espressa dal presidente della Provincia Galli, eletto ieri all'unanimità presidente dell'AATO, di mantenere la gestione e l'erogazione del servizio idrico integrato pubbliche (in house), possiamo essere molto ottimisti!"
Aggiungiamo che occorre essere molto attenti all'evoluzione del problema acqua poichè gli interessi che si muovono sull'argomento sono enormi e in tempi non sospetti avevamo già denunciato le speculazioni che si stavano preparando all'interno delle aziende municipalizzate nei comuni della Provincia di Varese.