Roba da terzo mondo

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Roba da terzo mondo

Paola Strippoli

15 giugno 2007



Beni comuni, o quasi L'intervento di una nostra lettrice mette a fuoco lo scandalo dell'acqua in Sicilia. I rubinetti sono a secco? Chiama non il comune ma le autobotti a pagamento, quelle arrivano di corsa.....






Sono incazzata, incazzata nera.
L'acqua qui in Sicilia viene fornita da un desalinatore che pare si sia rotto.
Allora avevano annunciato che ci sarebbero stati lavori dal 4 al 16. E cosa hanno fatto? Hanno tolto l'erogazione dell'acqua.
Già qui viene fornita normalmente per poche ore a giorni alterni. Ora l'abbiamo avuta solo per 2 ore giovedi scorso di notte. Dalle 3 alle 5. Sono stata svegliata dalla vicina.
Vi immaginate alle 3 di notte a lavare piatti, fare rifornimento, lavatrice, innaffiare piante, lavare pavimenti, ciotole dei cani ecc??
Poi basta.
Anzi, hanno fatto sapere che i problemi sono più grossi del previsto e non si sa quando arriverà.
E nessuno interviene.
Non viene dichiarata emergenza idrica, mettono a disposizione un numero verde a cui chiedere un'autobotte, che non arriva, ma poi per una riserva di 1000 litri di acqua come ce l'ho io, figurati se vengono, danno la priorità ai condomini.
E questo per poter vendere l'acqua.

Non ne hai? Chiama non il comune, ma le autobotti a pagamento e arrivano di corsa.
Per le docce andiamo in piscina, per fortuna siamo amici dei gestori.
L'acqua, si elemosina in giro. In macchina ho sempre delle taniche.
Acqua rigorosamente non potabile, di pozzi. E la gente usa quella.
Ma chi la controlla quest'acqua? Vogliono rischiare un'epidemia?

Ho scritto a sindaci, giornali locali, nazionali. Niente niente di niente.
Qui non succede niente, sono presi tutti dalle telefonate di Dalema, cosa vuoi che sia 100 mila persone senz'acqua?
Possibile che non si possa far intervenire nessuno, suscitare la curiosità di qualcuno?

E intanto noi continuiamo ad andare a farci docce in piscina, a non poter pulire la casa, a non poter neanche più lavare i piatti e a non avere più acqua per le lavatrici, a far morire le piante in giardino.
E l'impotenza mi genera una rabbia che non avete idea.
Roba da terzo mondo.

Laudato si', mi Signore, per sor'Acqua

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Laudato si', mi Signore,
per sor'Acqua




Padre Alex Zanotelli ha detto : “Lasciateci almeno l’aria e l’acqua”. Lassù qualcuno lo ha ascoltato.
La legge che nazionalizza l’acqua è stata approvata mercoledì alla Camera in uno strano silenzio. Quando scadranno i diritti delle municipalizzate l’acqua tornerà sotto il controllo dei Comuni, delle Province e delle Regioni. In un subemendamento al disegno di legge Bersani è riportato: “ La titolazione delle concessioni di derivazione delle acque pubbliche è assegnata a enti pubblici”. Semplice, chiaro! Le società di capitali private e quotate in borsa fuori dalle balle. La pioggia non darà più stock option e dividendi. E tornerà sotto il controllo dei cittadini.
Il subemendamento è merito di due deputati verdi: Angelo Bonelli e Giuseppe Trepiccione. Dopo la Camera c’è però il Senato. E la legge potrebbe essere cambiata, bocciata, adulterata.
Il blog è qui per questo: per fare la lista dei buoni e dei cattivi. Un piccolo promemoria per le prossime elezioni.
Il blog riporterà nomi e voto dei senatori e, se il caso, un estratto dei loro interventi sull’acqua.
Io sono fiducioso, credo che voteranno all’unanimità per restituire l’acqua agli italiani. Ma non vorrei che qualcuno, per pura amicizia sia chiaro, voglia favorire le società concessionarie. Agli amici non si può dire di no...
L’acqua è un diritto, non è tollerabile che produca profitti.
Ma l’amministrazione pubblica è un colabrodo. Ottimo punto. Chiariamo di chi sono le responsabilità. Identifichiamo i dipendenti e tappiamo i buchi degli acquedotti.
E’ il solito discorso dell’inversione di causa e effetto che produce incapaci pubblici e speculatori privati.
Nessuno tocchi l’acqua o divento Caino.

CONCESSIONI PUBBLICHE: SORGONO PROBLEMI

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Numerose le lamentele dei cittadini: sei mesi per avere un allacciamento. Nella rete della burocrazia anche la piscina comunale che dovrebbe aprire tra due settimane
Il gas non arriva, il comune: «Ci teniamo la rete»
Comune contro Enel Gas: "riscatteremo la rete"


12-06-2007

Tradate - Famiglie senza gas per settimane. Tempi di attesa per l’allacciamento che arrivano a sei mesi. Impossibilità di parlare con qualcuno di Enel gas se non attraverso un call center che lascia in attesa anche per un’ora. E quindi l’idea di un sindaco esasperato dalle lamentele dei cittadini: riscattare la rete del gas e farla diventare di proprietà comunale.
È intenzionato ad attuare la proposta Stefano Candiani dopo le numerose lamentele giunte in comune in questi giorni di famiglie in attesa da mesi dell’allacciamento. Ma non sono solo i cittadini a rimanere imbrigliati nella lunga trafila di Enel Gas, anche il Comune di Tradate vi è caduto: oltre alla farmacia comunale di via Rossini che è da due anni in attesa del contatore, l’apertura dell’attesa piscina comunale prevista per il 30 giugno sembra essere a rischio: «Abbiamo fatto la richiesta diversi mesi fa – spiega Candiani -, ma a due settimane dall’apertura non sappiano ancora nulla dell’allacciamento».
E così i casi di diverse famiglie a cui per cavilli burocratici è stato staccato l’allacciamento: «Fanno in fretta a staccare il servizio – spiegano le famiglie – ma per riattivarlo ci vogliono mesi e noi facciamo la doccia con l’acqua fredda». Oppure altre famiglie che cambiano casa e ci vogliono ben sei mesi per ottenere l’allacciamento: «Ho fatto la richiesta sei mesi fa – spiega un cittadino in Comune per lamentarsi -. E ho passato più tempo al telefono, in attesa di parlare con qualcuno, che ad avere risposte». Il numero di telefono di Enel gas è un call center a potenza che gestisce le chiamate di tutta Italia, sia di richieste di allacciamento, sia di lamentele.
«Stiamo avendo più persone che si lamentano del gas che quelle che protestano per le buche nelle strade – ironizza il primo cittadino che attende ancora risposte da parte di Enel Gas -. Siamo stufi e l’unica soluzione è proprio quella del riscatto della rete, anche con l’intervento degli avvocati. Non è più possibile tollerare una situazione del genere. Abbiamo già dato mandato per uno studio sulla situazione: l’obiettivo è che il Comune diventi proprietario della rete e poi che appalti la distribuzione a una società esterna. Ora diciamo basta, ci muoveremo in questa direzione».
«È vero abbiamo avuto dei problemi con un adeguamento normativo – spiegano dall’ufficio stampa nazionale di Enel Gas -. Più precisamente con la delibera nr.87 che prevede un maggior controllo per la sicurezza degli impianti. Noi dobbiamo dare all’esterno il controllo per la richiesta delle certificazioni e finchè non ci arriva la risposta non possiamo dare l’autorizzazione. La delibera è entrata in vigore ad aprile del 2007 e tutti i casi da allora hanno subito dei rallentamenti».
Sui tempi di attesa del call center, che vanno da 30 minuti a un’ora l’ufficio stampa spiega «che è un problema generalizzato di tutti i call center, cercheremo di migliorare». Mentre riguardo ai temi di attesa per ottenere l’allacciamento, che sono in media di circa 6 mesi, da Enel gas rispondono che «fondamentalmente è una situazione normale».

DUE INCONTRI PER PARLARE DI ACQUA?

Fonti
La Settimana
08-06-2007


DUE INCONTRI PER PARLARE DI ACQUA?


L'emergenza idrica non spaventa l'Amministrazione e i cittadini.

NON CI CREDIAMO CHE NON SPAVENTA AI CITTADINI

Per i prossimi giorni sono previsti infatti due incontri.
QUALI? - COME?

fra le parti per approfondire il pungente tema, già preso in esame nelle scorse settimane.
IN CHE MODO? - QUANDO?

tutte le famiglie venegonesi hanno ricevuto una comunicazione scritta, nella quale l'Amministrazione confermava il razionamento giornaliero dell'acqua.
NON TUTTE LE FAMIGLIE L'HANNO RICEVUTE

PETRELLA MORATORIA ACQUA

PETRELLA MORATORIA ACQUA 1/6/07
Alla Camera la moratoria
sui servizi idrici locali


Sull'acqua
la "res publica"
ha battuto
il neocapitalismo

Riccardo Petrella

L'accordo sull'acqua, intervenuto il 30 maggio alla Camera dei Deputati fra le forze politiche del centrosinistra, costituisce un fatto importante. Ricordiamo i tre punti essenziali dell'accordo:
1) la moratoria in materia di affidamenti del servizio idrico integrato, il cui principio era stato già approvato nelle scorse settimane, decade quando entrerà in vigore la nuova legge sull'acqua nell'ambito del nuovo decreto legislativo di revisione del cosiddetto "152" (delega ambientale);
2) il blocco concerne gli affidamenti a società miste e a società private, anche quelli in corso;
3) il Ministero dell'Ambiente presenterà una relazione sullo stato dell'acqua in Italia dopo l'approvazione del nuovo decreto sulla delega ambientale. Unico aspetto potenzialmente critico dell'accordo è la possibilità di continuare ad affidare il servizio idrico integrato a S.p.A. a capitale sociale interamente pubblico. Verosimilmente questo è sato il "prezzo del compromesso" dettato anche da ragioni pratiche obiettive: la grande confusione normativa esistente in materia non permette, nell'avviso dei più (che non condivido), affidamenti ad enti pubblici ed aziende speciali. Un blocco relativo anche alle S.p.A. a capitale interamente pubblico condurrebbe oggi alla paralisi completa della gestione dell'acqua in Italia.
L'accordo del 30 maggio (data da ricordare), ricercato fin dall'impegno preso nel "programma dell'Unione" riguardo l'esclusione dell'acqua dai processi di liberalizzazione e di privatizzazione dei servizi pubblici locali, apre la via alla definizione e messa in opera con rigore di una politica idrica italiana centrata su "un governo pubblico dell'acqua, di tutte le acque".
E' una prima sconfitta del "neocapitalismo municipale delle multiutilities " ed è una sementita forte di tutti coloro che, in Italia in particolare, da destra e dal mondo degli autodefinitisi riformisti, tentano da tempo di legittimare la politica sbandierando una "crisi della politica" per esaltare invece il ruolo dell'economia e del mercato come soggetti più legittimi ed idonei per un governo delle società contemporanee, non solo a livello locale/nazionale.
Questo neocapitalismo, promosso non solo dai governi Berlusconi ma anche dalla maggioranza delle forze del centrosinistra, ha significato la trasformazione del sistema produttivo italiano, a partire dai sistemi locali, tramite la creazione di imprese multiutilities , quotate in Borsa, aperte ai mercati internazionali e fondate sull'alleanza tra capitale pubblico e capitale privato in seno a S.p.A. multiterritoriali. Il tutto in applicazione di tre principi, considerati lo strumento principale per "salvare" i servizi pubblici locali dallo "statalismo" e renderli più efficaci, efficienti ed economici.
1) l'abbandono della pubblicità della gestione ed il suo affidamento ad imprese private conformemente al credo che "il privato è meglio";
2) la copertura dei costi del servizio tramite il prezzo di mercato secondo il principio imposto dalla Banca mondiale del " Full cost recovery principle ";
3) aprire al capitale privato il finanziamento degli investimenti pubblici nelle infrastrutture e nei beni di utilità pubblica.
E così è stato.
Sostenuto, fino a poco tempo fa, anche dal grosso della classe dirigente sindacale, il "neocapitalismo municipale multiutilities " si è imposto in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Vento, Toscana e poi gradualmente nel resto dell'Italia. E l'accordo del 30 maggio è un arresto a tale processo. Il nuovo quadro normativo che emergerà metterà fine a una duplice colonizzazione da parte del neocapitalismo: la colonizzazione dei comuni ad opera della finanza privata; la colonizzazione dell'acqua delle regioni del Mezzogiorno ad opera dei capitali del nord.
L'accordo del 30 maggio, è inoltre uno schiaffo a tutti coloro che stanno tentando di delegittimare la politica perché esso ha confermato che, in democrazia, la forza della politica risiede nel legame stretto tra i cittadini e le istituzioni rappresentative. La prima sconfitta del neocapitalismo municipale è stata possibile proprio in Italia a proposito dell'acqua, perché nel nostro paese si è sviluppato uno dei più forti movimenti in Europa di lotta per l'acqua come bene comune e per il diritto umano all'acqua. Iniziata più di dieci anni or sono, fra gli altri, dal Comitato italiano per il contratto mondiale dell'acqua, la lotta per l'acqua vede oggi impegnati in un largo movimento italiano dell'acqua, migliaia di cittadini in sostegno della legge nazionale sull'acqua di iniziativa popolare. Forti di questa mobilitazione, i rappresentanti di Rifondazione comunista, Verdi e Comunisti italiani, in seno al governo ed alle istituzioni rappresentative, sono riusciti a tener duro e sconfiggere i promotori degli interessi privati, specie finanziari. La res publica ne esce rinforzata. E' un bel giorno di incoraggiamento per il futuro. Tocca ora alle forze progressiste e di sinistra di non perdere il capitale politico così ottenuto e di agire rapidamente in favore di un sempre più stretto coordinamento tra loro. Non è tempo di giocare alle prime donne, da nessuna parte.
*Contratto mondiale dell'acqua


Dal movimento
al Parlamento
Vincere si può!


Walter Mancini

La moratoria, una vittoria netta che rappresenta un passo avanti importante, per la battaglia ancora tutta aperta per la ripubblicizzazione del servizio idrico. Questo è il risultato del lavoro congiunto e sinergico tra partito, movimento e livelli istituzionali che ci dice che ce la possiamo fare solo se movimenti e istituzioni riescono a stabilire una costante e proficua relazione. Le istituzioni da sole non bastano, di fronte ai forti interessi in campo (vedi il caso Cip 6); il movimento da solo non la sfanga.
La vertenza acqua è riuscita ad avviare un circolo virtuoso tra i diversi livelli di intervento politico. E' così per la raccolta delle firme per la legge di iniziativa popolare che vede ancora moltissimi nostri eletti presenti ai banchetti per l'autentica delle firme, è stato così ieri l'altro alla Camera dei Deputati, dove grazie ad un attento e puntuale lavoro parlamentare siamo riusciti a portare a casa un risultato importante, per alcuni versi al di sopra delle nostre aspettative.
Non era scontato, ad esempio, che si stabilisse per legge che la moratoria resti in vigore fino all'approvazione di una nuova legge sul regime idrico, che sarà inserita nei decreti correttivi di modifica del decretone ambientale.
Il testo dell'articolo, inoltre, non solo blocca gli affidamenti alle società private e miste, lasciando la possibilità di affidamenti a società interamente pubbliche, ma interviene anche per gli affidamenti in corso, dando una chance in più alle compagne e ai compagni che in Sicilia hanno visto partire, nonostante la grande mobilitazione, l'iter di assegnazione del servizio idrico tramite gara. Un risultato importante soprattutto se letto insieme all'ottima mediazione strappata sul ddl Lanzilotta sui servizi pubblici locali.
Moratoria sull'acqua e aziende speciali, due risultati sui quali avremmo messo 10 firme ieri. Oggi possiamo dire che li abbiamo incassati grazie all'internità al movimento e alla sua capacità di intervento e di costruzione di massa critica su temi che rappresentano la nuova frontiera dell'accumulazione capitalista.
Non possiamo però abbassare la guardia, il cammino da percorrere verso il riconoscimento dell'acqua come bene comune è ancora lungo.
Dobbiamo continuare la mobilitazione e rilanciare il conflitto perché il passaggio al Senato, visti i rapporti di forza, potrebbe essere a rischio. Continuiamo a raccogliere le firme allargando il nostro campo di intervento su altri fronti a partire dalle concessioni alle multinazionali per l'imbottigliamento una forma subdola ma potentissima di privatizzazione di un diritto inalienabile.

*responsabile Vertenze Territoriali Prc

UNA PRIMA VITTORIA DEI MOVIMENTI : APPROVATA LA MORATORIA SULL’ACQUA

UNA PRIMA VITTORIA DEI MOVIMENTI:
APPROVATA LA MORATORIA SULL’ACQUA


di Marco Bersani
Attac Italia

E’ stato approvato mercoledì scorso alla Camera dei Deputati il provvedimento che istituisce, fino all’approvazione di una nuova legge di riordino della gestione del servizio idrico integrato, una moratoria sui processi di affidamento del servizio a soggetti privati e a società miste pubblico-privato, compresi quelli attualmente in corso.

Un importantissimo provvedimento, che segna una prima vittoria da parte dei movimenti per l’acqua, che ne avevano chiesto l’approvazione sin dalla manifestazione nazionale del 10 marzo scorso a Palermo.

E che segna un primo chiaro “stop” a quanti, nelle Regioni e nei territori, avevano trasversalmente tentato di accelerare i processi di privatizzazione, nel tentativo di far trovare di fronte al fatto compiuto la grande onda della campagna per la ripubblicizzazione dell’acqua, avviata dai movimenti con la raccolta firme per la legge d’iniziativa popolare che sta attraversando ogni angolo del paese.

Dalla Sicilia che a colpi di commissario ha tentato di fermare le lotte delle popolazioni, delegittimando gli stessi enti locali; alla Lombardia che con la nuova legge regionale –impugnata dal Governo, ma resa operativa nei territori- ha istituito l’obbligo della messa a gara del servizio idrico; alla Toscana, dove viaggia a grandi passi la costruzione di un’unica holding regionale; così come in tutte le altre regioni, i liberisti di centrodestra e di centrosinistra hanno cercato di rispondere alla forte consapevolezza sociale e alla diffusa capacità di mobilitazione che i movimenti in questi anni hanno saputo mettere in campo, con le lotte nei territori, la realizzazione del Forum dei Movimenti per l’Acqua e il lancio della legge d’iniziativa popolare.

Ma il mercato si può fermare e la politica può riprendere il suo primato sull’economia : questo dice il provvedimento di moratoria, questo dicono le lotte dei movimenti.

E solo dal riconoscimento dei beni comuni –a partire dall’acqua- come elemento fondativo del contratto sociale può riprendere la costruzione di una democrazia e di una politica dal basso, fuori da quell’orizzonte della solitudine competitiva, cui l’impersonalità del mercato vorrebbe relegare le esistenze di tutte/i noi.

La moratoria sull’acqua è un primo passo, che dà ancor più forza alle ragioni dei movimenti per l’acqua, che in questi mesi hanno riempito il paese con un’enorme esperienza di autoeducazione popolare orientata all’azione, attraverso la campagna per la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua : abbiamo superato le 300.000 firme e contiamo in quest’ultimo mese di raccoglierne ancora diverse decine di migliaia.

Per riaffermare definitivamente come l’acqua sia un bene comune e un diritto umano universale, un bene finito da tutelare per questa e per le future generazioni. Da sottrarre al mercato e alle leggi della concorrenza e da restituire alla gestione pubblica e partecipativa delle comunità locali.

E’ una battaglia di civiltà, di cui la moratoria di oggi non costituisce che una prima tappa; l’approdo finale dovrà essere l’approvazione della legge d’iniziativa popolare che propugna l’uscita di tutte le SpA, a qualsiasi titolo, dalla gestione del servizio idrico; la costruzione di aziende speciali consortili per la gestione pubblica dello stesso; l’istituzione di forme di partecipazione dei lavoratori e dei cittadini alle scelte fondamentali di tutti gli atti di gestione.

E, visto che si avvicinano i tempi per la presentazione del Dpef (Documento di programmazione economico-finanziaria), ai seguaci presenti nel Governo dell’ideologia delle grandi opere pubbliche, diciamo subito quale sarebbe l’unica grande opera pubblica di cui avrebbe bisogno il Paese : un grande piano di riassetto idrogeologico del territorio e il riammodernamento di tutte le reti idriche e gli acquedotti sul territorio nazionale.

Servono i soldi? Certamente.
Basta toglierli allo sperpero dello scellerato progetto TAV e alle spese militari.
Normali scelte di buon senso.

Per non dover fare la danza della pioggia ad ogni approssimarsi della stagione estiva.
Per non dover dichiarare “il paese è malato”, quando si scopre, alle elezioni, che due terzi dei voti sono evaporati.


APPROVATA LA MORATORIA: UNA PRIMA VITTORIA DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA!!

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA
CAMPAGNA
"ACQUA PUBBLICA, CI METTO LA FIRMA!"

Ufficio stampa
Sara Symeonides e-mail sara.symeonides@gmail.com
Sara Giorlando e-mail saragiorlando@gmail.com

APPROVATA LA MORATORIA:
UNA PRIMA VITTORIA DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA!!


E' stato approvato oggi alla Camera dei Deputati l'emendamento al Disegno di Legge Bersani contenente il provvedimento di moratoria sui processi di privatizzazione dell'acqua.

L'emendamento prevede che, fino all'approvazione di una nuova normativa, in attuazione dei decreti correttivi del decreto ambientale, relativa alla gestione del servizio idrico integrato , siano sospesi tutti gli affidamenti a soggetti privati, compresi quelli attualmente in corso.

Il Parlamento dunque recepisce quanto da tempo - a partire dalla grande manifestazione nazionale di Palermo del 10 marzo scorso - i movimenti per l'acqua chiedono, attraverso le mobilitazioni territoriali e la campagna nazionale di raccolta firme per una nuova legge d'iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua.

Con questo provvedimento – che chiediamo sia rapidamente approvato anche dal Senato - vengono sconfitte tutte le accelerazioni verso la privatizzazione dell'acqua che a livello regionale e locale erano state portate avanti dalle lobbies del capitale finanziario , per respingere la campagna in corso per la ripubblicizzazione dell'acqua e per far trovare di fronte al fatto compiuto ogni possibile conquista normativa in direzione dell'acqua bene comune e diritto umano universale.

L'approvazione della moratoria dimostra una volta di più le ragioni del Forum dei Movimenti per l'Acqua che dal gennaio scorso ha iniziato una campagna di raccolta firme – ormai giunta sopra le 300.000 firme - per chiedere che l'intero ciclo dell'acqua sia tolto dal mercato e restituito, come bene comune e risorsa da conservare, allo spazio pubblico e alle comunità locali per una gestione che sia pubblica e partecipativa.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Il Forum dei Movimenti per l'Acqua è composto da più di 70 realtà nazionali e oltre 1000 adesioni territoriali impegnati nella raccolta di firme a sostegno delle legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua
Per info: www.acquabenecomune.org

PETRELLA MORATORIA ACQUA 1/6/07
Alla Camera la moratoria sui servizi idrici locali

Sull'acqua la "res publica" ha battuto il neocapitalismo

Riccardo Petrella*
L'accordo sull'acqua, intervenuto il 30 maggio alla Camera dei Deputati fra le forze politiche del centrosinistra, costituisce un fatto importante. Ricordiamo i tre punti essenziali dell'accordo:
1) la moratoria in materia di affidamenti del servizio idrico integrato, il cui principio era stato già approvato nelle scorse settimane, decade quando entrerà in vigore la nuova legge sull'acqua nell'ambito del nuovo decreto legislativo di revisione del cosiddetto "152" (delega ambientale);
2) il blocco concerne gli affidamenti a società miste e a società private, anche quelli in corso;
3) il Ministero dell'Ambiente presenterà una relazione sullo stato dell'acqua in Italia dopo l'approvazione del nuovo decreto sulla delega ambientale. Unico aspetto potenzialmente critico dell'accordo è la possibilità di continuare ad affidare il servizio idrico integrato a S.p.A. a capitale sociale interamente pubblico. Verosimilmente questo è sato il "prezzo del compromesso" dettato anche da ragioni pratiche obiettive: la grande confusione normativa esistente in materia non permette, nell'avviso dei più (che non condivido), affidamenti ad enti pubblici ed aziende speciali. Un blocco relativo anche alle S.p.A. a capitale interamente pubblico condurrebbe oggi alla paralisi completa della gestione dell'acqua in Italia.
L'accordo del 30 maggio (data da ricordare), ricercato fin dall'impegno preso nel "programma dell'Unione" riguardo l'esclusione dell'acqua dai processi di liberalizzazione e di privatizzazione dei servizi pubblici locali, apre la via alla definizione e messa in opera con rigore di una politica idrica italiana centrata su "un governo pubblico dell'acqua, di tutte le acque".
E' una prima sconfitta del "neocapitalismo municipale delle multiutilities " ed è una sementita forte di tutti coloro che, in Italia in particolare, da destra e dal mondo degli autodefinitisi riformisti, tentano da tempo di legittimare la politica sbandierando una "crisi della politica" per esaltare invece il ruolo dell'economia e del mercato come soggetti più legittimi ed idonei per un governo delle società contemporanee, non solo a livello locale/nazionale.
Questo neocapitalismo, promosso non solo dai governi Berlusconi ma anche dalla maggioranza delle forze del centrosinistra, ha significato la trasformazione del sistema produttivo italiano, a partire dai sistemi locali, tramite la creazione di imprese multiutilities , quotate in Borsa, aperte ai mercati internazionali e fondate sull'alleanza tra capitale pubblico e capitale privato in seno a S.p.A. multiterritoriali. Il tutto in applicazione di tre principi, considerati lo strumento principale per "salvare" i servizi pubblici locali dallo "statalismo" e renderli più efficaci, efficienti ed economici.
1) l'abbandono della pubblicità della gestione ed il suo affidamento ad imprese private conformemente al credo che "il privato è meglio";
2) la copertura dei costi del servizio tramite il prezzo di mercato secondo il principio imposto dalla Banca mondiale del " Full cost recovery principle ";
3) aprire al capitale privato il finanziamento degli investimenti pubblici nelle infrastrutture e nei beni di utilità pubblica.
E così è stato.
Sostenuto, fino a poco tempo fa, anche dal grosso della classe dirigente sindacale, il "neocapitalismo municipale multiutilities " si è imposto in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Vento, Toscana e poi gradualmente nel resto dell'Italia. E l'accordo del 30 maggio è un arresto a tale processo. Il nuovo quadro normativo che emergerà metterà fine a una duplice colonizzazione da parte del neocapitalismo: la colonizzazione dei comuni ad opera della finanza privata; la colonizzazione dell'acqua delle regioni del Mezzogiorno ad opera dei capitali del nord.
L'accordo del 30 maggio, è inoltre uno schiaffo a tutti coloro che stanno tentando di delegittimare la politica perché esso ha confermato che, in democrazia, la forza della politica risiede nel legame stretto tra i cittadini e le istituzioni rappresentative. La prima sconfitta del neocapitalismo municipale è stata possibile proprio in Italia a proposito dell'acqua, perché nel nostro paese si è sviluppato uno dei più forti movimenti in Europa di lotta per l'acqua come bene comune e per il diritto umano all'acqua. Iniziata più di dieci anni or sono, fra gli altri, dal Comitato italiano per il contratto mondiale dell'acqua, la lotta per l'acqua vede oggi impegnati in un largo movimento italiano dell'acqua, migliaia di cittadini in sostegno della legge nazionale sull'acqua di iniziativa popolare. Forti di questa mobilitazione, i rappresentanti di Rifondazione comunista, Verdi e Comunisti italiani, in seno al governo ed alle istituzioni rappresentative, sono riusciti a tener duro e sconfiggere i promotori degli interessi privati, specie finanziari. La res publica ne esce rinforzata. E' un bel giorno di incoraggiamento per il futuro. Tocca ora alle forze progressiste e di sinistra di non perdere il capitale politico così ottenuto e di agire rapidamente in favore di un sempre più stretto coordinamento tra loro. Non è tempo di giocare alle prime donne, da nessuna parte.
*Contratto mondiale dell'acqua


Dal movimento
al Parlamento
Vincere si può!

Walter Mancini*
La moratoria, una vittoria netta che rappresenta un passo avanti importante, per la battaglia ancora tutta aperta per la ripubblicizzazione del servizio idrico. Questo è il risultato del lavoro congiunto e sinergico tra partito, movimento e livelli istituzionali che ci dice che ce la possiamo fare solo se movimenti e istituzioni riescono a stabilire una costante e proficua relazione. Le istituzioni da sole non bastano, di fronte ai forti interessi in campo (vedi il caso Cip 6); il movimento da solo non la sfanga.
La vertenza acqua è riuscita ad avviare un circolo virtuoso tra i diversi livelli di intervento politico. E' così per la raccolta delle firme per la legge di iniziativa popolare che vede ancora moltissimi nostri eletti presenti ai banchetti per l'autentica delle firme, è stato così ieri l'altro alla Camera dei Deputati, dove grazie ad un attento e puntuale lavoro parlamentare siamo riusciti a portare a casa un risultato importante, per alcuni versi al di sopra delle nostre aspettative.
Non era scontato, ad esempio, che si stabilisse per legge che la moratoria resti in vigore fino all'approvazione di una nuova legge sul regime idrico, che sarà inserita nei decreti correttivi di modifica del decretone ambientale.
Il testo dell'articolo, inoltre, non solo blocca gli affidamenti alle società private e miste, lasciando la possibilità di affidamenti a società interamente pubbliche, ma interviene anche per gli affidamenti in corso, dando una chance in più alle compagne e ai compagni che in Sicilia hanno visto partire, nonostante la grande mobilitazione, l'iter di assegnazione del servizio idrico tramite gara. Un risultato importante soprattutto se letto insieme all'ottima mediazione strappata sul ddl Lanzilotta sui servizi pubblici locali.
Moratoria sull'acqua e aziende speciali, due risultati sui quali avremmo messo 10 firme ieri. Oggi possiamo dire che li abbiamo incassati grazie all'internità al movimento e alla sua capacità di intervento e di costruzione di massa critica su temi che rappresentano la nuova frontiera dell'accumulazione capitalista.
Non possiamo però abbassare la guardia, il cammino da percorrere verso il riconoscimento dell'acqua come bene comune è ancora lungo.
Dobbiamo continuare la mobilitazione e rilanciare il conflitto perché il passaggio al Senato, visti i rapporti di forza, potrebbe essere a rischio. Continuiamo a raccogliere le firme allargando il nostro campo di intervento su altri fronti a partire dalle concessioni alle multinazionali per l'imbottigliamento una forma subdola ma potentissima di privatizzazione di un diritto inalienabile.
*responsabile Vertenze Territoriali Prc


Acqua, l'Osservatorio venegonese torne all'attacco...



06-05-2007


Acqua, l'Osservatorio venegonese torne all'attacco

«La Convezione con Agesp non risolve il problema»
Ciantia:
«Tutte strumentalizzazioni
Come sempre smetite dai fatti»


GUARDA UN PO' COSA SUCCEDE IN PARLAMENTO.....

GUARDA UN PO' COSA SUCCEDE
IN PARLAMENTO.....


Fonte www.verdi.it
Il Faro

Acqua bene comune

04 giugno 2007
Ultimo aggiornamento lunedì 04 giugno 2007
Acqua bene comunePassa alla Camera un emendamento dei Verdi che blocca fino alla riforma dell'intero settore i processi di privatizzazione. La Camera dei Deputati ha approvato un subemendamento dei Verdi all'emendamento del relatore di maggioranza Lulli al decreto Bersani sulle liberalizzazioni, che blocca fino all’entrata in vigore della riforma complessiva i processi di privatizzazione dei servizi di gestione della risorsa idrica."Lo stop ai processi di privatizzazione dell'acqua, anche di quelli in corso, è una grande vittoria e un passaggio di straordinaria importanza per garantire l'accesso ad un bene che ogni anno diventa sempre più prezioso", ha commentato il capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli, firmatario dell’emendamento.
La riforma cancella il limite temporale di 12 mesi della moratoria. Lo stop alla privatizzazione starà in piedi fino all'adozione della riforma complessiva del settore. L’effetto riguarda i processi di privatizzazione dei servizi idrici futuri e in corso al momento dell'entrata in vigore del provvedimento. L'emendamento prevede anche che entro tre mesi dal varo della legge, il governo presenti alle Camere una relazione sullo stato delle gestioni esistenti in relazione a una serie di parametri di salvaguardia."L'acqua - prosegue Bonelli - è un bene comune ed universale che non può diventare fonte di profitto per pochi grazie alle privatizzazioni. Affidare la gestione delle risorse idriche a società private è dannoso anche dal punto di vista del risparmio perché per aumentare i profitti si incentiva l'aumento dei consumi".
"Dopo lo stop alle privatizzazioni - conclude il capogruppo del Sole che Ride - sarà necessario puntare a serie politiche di accessibilità all'acqua e di tutela delle fonti idriche, messe a rischio da continue aggressioni e dai cambiamenti climatici in atto".




ANCORA “NON SOLO AGESP”, IL COMUNE TACE







ANCORA “NON SOLO AGESP”, IL COMUNE TACE



Al Sig. Sindaco di Venegono Superiore
Ai membri della Giunta Comunale
Ai Consiglieri di Maggioranza
Ai Consiglieri di Opposizione
Ai funzionari e ai dipendenti Comunali
Al RSU in Comune

Protocollata in data:
Venegono Superiore, 22 Maggio 2007


In data 8 Febbraio 2007 l’Osservatorio Venegonese faceva protocollare presso la segreteria del Comune di Venegono Superiore la lettera “NON SOLO AGESP”.

Nella lettera esprimevamo le nostre perplessità sulla convenzione che il Comune di Venegono Superiore aveva stipulato con AGESP S.P.A. di Busto Arsizio, convenzione che vedeva l’affidamento a tale società della gestione dell’acquedotto per 15 anni e che, a nostro avviso e come più volte richiamato, consideravamo lesive degli interessi dei Venegonesi.

Successivamente, com'è ben noto, la convenzione è stata ritirata dal Comune.

Nella suddetta lettera scrivevamo che il Comune di Venegono Superiore aveva acquistato delle azioni della società AMSC SPA di Gallarate (pag. 1 rigo 30/31), cosa che successivamente si è dimostrata errata, infatti il Comune di Venegono Superiore non ha mai acquistato azioni AMSC SPA.

Per tale errore ci scusiamo e rettifichiamo il rigo della lettera (pag. 1 rigo 30/31) “NON SOLO AGESP” da

“(guarda caso la stessa società da cui il Comune di Venegono ha acquistato delle azioni: c’è qualche legame?)”
in:
“(guarda caso la stessa società di cui il Comune di Venegono aveva prospettato di acquistare delle azioni: c’è qualche legame?)”.

Nell’interrogazione delle opposizioni in data 11 Gennaio 2007 (n° protocollo 364) si affermava che era intercorsa una comunicazione, datata 07.12.2006, nella quale l’amministrazione di Venegono Superiore manifestava la propria volontà ad aderire, con l’acquisto di quote societarie del valore di euro 95,00 l’una, alla AMSC Impianti e Servizi S.P.A. di Gallarate per la definizione del Progetto Synergy.

Nell’interrogazione delle opposizioni, infatti, si affermava testualmente:

“considerato che con comunicazione del 7.12.2006 l’amministrazione di Venegono Superiore manifestava la propria volontà ad aderire, con l’acquisto di quote societarie del valore di euro 95,00 l’una, alla AMSC Impianti e Servizi S.P.A. di Gallarate per la definizione del progetto Synergy”

e successivamente si ribadiva:

“che il comune ha dimostrato la propria volontà di aderire alla società AMSC Impianti e Servizi S.P.A. di Gallarate acquistandone quote del valore di euro 95,00 l’una”

ed in fine si chiedeva quali erano le intenzioni del Comune in merito:

“alla volontà manifestata di acquisire quote societarie di AMSC S.P.A. di Gallarate per la definizione del progetto Synergy; più in particolare, si chiede di sapere in cosa consiste l’intervento richiesto alla società AMSC di Gallarate e, considerato che si tratta di un’acquisizione di quote societarie, quale costo avrà per l’amministrazione comunale di Venegono questa operazione;”.

Durante il consiglio comunale, in data 21 Febbraio 2007 (n° protocollo 364), l’Amministrazione Comunale rispondeva per iscritto alla interrogazione delle opposizioni datata 11/01/2007, scrivendo:

“L’acquisto di quote societarie avviene mediante atto consigliare. Nessun provvedimento è stato adottato in tal senso. Le comunicazioni intercorse tra Amministrazione Comunale ad AMSC di Gallarate erano solo interlocutorie.”.

Sempre nella stessa risposta, veniva ribadito che:

“la prospettata adesione mediante acquisto di quote societarie ad AMSC non ha impegnato economicamente l’Amministrazione Comunale e la lettera ha solo valenza interlocutoria”.

Facciamo presente che l’interrogazione delle opposizioni è stata presentata l’11 Gennaio 2007, la lettera “NON SOLO AGESP” dell’Osservatorio Venegonese viene protocollata l’8 Febbraio 2007 e la risposta sull’acquisto o meno di azioni da parte del Comune avviene in data 21 Febbraio 2007, quindi dopo la presentazione della nostra lettera.

Corrisponde al vero che il Comune di Venegono Superiore non ha mai acquistato azioni della AMSC SPA, ma corrisponde altrettanto al vero che il Comune di Venegono Superiore ne aveva prospettato un eventuale acquisto, anche se poi nella risposta del Comune del 21 Febbraio 2007 veniva indicato trattarsi di “comunicazioni interlocutorie”.

Per cui, ci sembra eccessiva l’affermazione del Sindaco, Maria Ciantia, che in data 12 Aprile 2007 scrive:

“preciso che quanto scritto alla pag. 1 rigo 30/31 è palesemente fuorviante ed equivoco: poiché porterebbe a concludere, contrariamente al vero, che questo Ente abbia acquistato azioni della società AMSC S.P.A. di Gallarate , mentre ciò non è mai avvenuto.
Mi riservo di verificare possibili azioni da intraprendere a tutela della trasparenza e del buon agire di questa amministrazione che rappresento.”

E’ curioso che noi, come Osservatorio Venegonese, saremmo suscettibili di eventuali azioni per aver dato erroneamente per vera una cosa (l’acquisto delle azioni AMSC SPA) che lo stesso Comune aveva prospettato di fare, anche se in modo interlocutorio come successivamente indicato dall’Amministrazione Comunale.

Di fatto, la nostra intenzione, al di là della conclusione dell’acquisto di azioni da parte del Comune di Venegono, era quella di sottolineare i contatti tra lo stesso e AMSC SPA.

Comunque sia, un prospettato acquisto di azioni AMSC SPA da parte del Comune non corrisponde all’acquisto vero e proprio, per cui ci scusiamo nuovamente per l’errore, ma restano più che mai valide tutte le nostre riflessioni esposte nella lettera “NON SOLO AGESP”, riflessioni che attendono ancora oggi una risposta, sia della maggioranza che dall’opposizione.

Alla presente alleghiamo:
1 – La lettera “NON SOLO AGESP” rettificata alla pag. 1 rigo 30/31.
2 – L’interrogazione dei gruppi consiliari LEGA NORD PER VENEGONO,
POLO PER VENEGONO, VENEGONO DEMOCRATICA datata il 11-01-2007.
3 – La risposta del Comune datata 21-02-2007.
4 – La risposta del Sindaco, alla nostra lettera “NON SOLO AGESP”, datata 12-04-2007.

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NON SOLO AGESP

Al Sig. Sindaco di Venegono Superiore
Ai membri della Giunta Comunale
Ai Consiglieri di Maggioranza
Ai Consiglieri di Opposizione
Ai funzionari e ai dipendenti Comunali
All’RSU in Comune

Protocollata in data:
Venegono Superiore, 8 Febbraio 2007

Come Osservatorio Venegonese riteniamo doveroso scrivere questa lettera aperta indirizzata a chi, a vario titolo, opera all’interno dell’Amministrazione Comunale di Venegono Superiore.
Non abbiamo la presunzione di essere esaustivi, ma riteniamo importante portare l’attenzione su alcune cose che ci sembra non siano state finora evidenziate da nessuno e che riteniamo basilari per capire meglio i connotati della “questione acqua” a Venegono.
Come è noto a tutti, il pomo della discordia è nato dalla decisione del Comune di affidare la gestione dell’acquedotto alla società municipalizzata di Busto Arsizio AGESP SPA
In seguito il Comune ha dovuto ritirare la convenzione stesa e deliberata per l’occasione, con sommo sollievo da parte di tutti, anche di molti che la prima volta avevano votato a favore per approvarla.
Non vogliamo farne una questione ideologica, anche se riteniamo che sia profondamente immorale che l’acqua, bene di primaria importanza per la vita e bene di tutti, diventi oggetto di guadagno per pochi.
Leggendo la convenzione con AGESP SPA, si potrebbe dire che si tratti di una convenzione “di” AGESP SPA, perché, visti gli effetti delineati, il Comune sembrerebbe aver avuto ben poco peso nella relativa stesura. Non si può, infatti, non rilevare come essa risulti iniqua e dannosa per gli interessi ed i diritti dei Venegonesi.
L’accordo, di fatto, garantiva utili derivanti dalla gestione dell’acqua alle casse di AGESP SPA e lasciava a carico del Comune, quindi dei cittadini, tutti i costi generali (strutturali), senza peraltro dare alcuna garanzia sulle tariffe e sulla qualità dei servizi.

E ci sorgono alcune domande:
Che vantaggio avrebbero i cittadini da una convenzione così sbilanciata a favore della società che prenderebbe in gestione l’acquedotto?
Come mai i Venegonesi non sapevano e non sanno nulla (o quasi) della convenzione?
Si è parlato della possibilità di riunioni informative pubbliche, ma solo quando i giochi erano fatti: perché?
Il Comune ha agito con la dovuta trasparenza?

Abbiamo così pensato che potesse essere d’aiuto avere qualche informazione in più anche sul destinatario della convenzione. Le ricerche, svolte su dati accessibili a tutti tramite internet, hanno permesso di delineare una situazione un po’ più ampia che, forse, potrebbe in parte dare una risposta alle nostre domande.
Abbiamo costatato che AGESP SPA non agisce da sola, ma in concerto con altre due società municipalizzate.
Infatti, AGESP SPA di Busto con AMSC SPA di Gallarate (guarda caso la stessa società di cui il Comune di Venegono aveva prospettato di acquistare delle azioni: c’è qualche legame?) e ASPEM SPA di Varese si sono unite per la costituzione di una nuova società, PREALPI SERVIZI SPA, il cui attuale presidente è il Signor Nino Caianiello, esponente di primo piano di Forza Italia in Provincia di Varese.
http://www3.varesenews.it/gallarate_malpensa/articolo.php?id=34277
http://www2.varesenews.it/articoli/2003/novembre/varese_laghi/28-11prealpi.htm
http://www2.varesenews.it/articoli/2002/novembre/varese/19-11prealpiservizi.htm

Ma le cose non finiscono qui: infatti la Provincia di Varese ha ceduto la propria quota di SOGEIVA SPA (pari al 50,55%) a PREALPI SERVIZI SPA, che quindi ora ne detiene il controllo.
http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=45736

Per cui, considerando i Comuni che già avevano dato in gestione il proprio acquedotto alle tre municipalizzate (AGESP SPA - AMSC SPA – ASPEM SPA) e i Comuni che si affidano a SOGEIVA SPA (come ad esempio Tradate), risultano di fatto sotto il controllo (diretto o indiretto) di PREALPI SERVIZI SPA, per acquedotti e servizi di depurazione, moltissimi Comuni del Varesotto.
L’intento di PREALPI SERVIZI SPA sembra quello di porsi nei confronti dell’ATO di Varese come il naturale gruppo societario (e di fatto lo è già) che gestirà l’ATO stesso.
http://www.dsvarese.it/html/download/PROVINCIA ATO.pdf

Il matrimonio tra le tre municipalizzate potrebbe però non essere del tutto tranquillo. Infatti, la PREALPI SERVIZI SPA dovrebbe essere costituita dal 24% da AMSC SPA, dal 35,90 % da AGESP SPA e dal 40% da APEM SPA. Di fatto, però, ASPEM SPA come singola società, risulta molto più grande delle altre due e il suo peso in PREALPI SERVIZI SPA non sarebbe proporzionato al suo effettivo valore.
Dobbiamo dunque ipotizzare da parte di ciascuna delle tre municipalizzate comportamenti o iniziative volti a ottenere la possibilità di rivendicare una maggiore importanza all’interno di PREALPI SERVIZI SPA?
http://www2.varesenews.it/articoli/2002/novembre/varese/19-11prealpiservizi.htm
http://www2.varesenews.it/articoli/2003/novembre/varese_laghi/28-11prealpi.htm
http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=25438

E’ da tale contesto che nasce della convenzione tra il Comune di Venegono e AGESP SPA?
Uno dei punti poco chiari della convenzione con AGESP SPA era infatti costituito dall’assenza di continuità territoriale con la rete idrica gestita finora dalla società che opera a Busto Arsizio e dintorni e Venegono: perché bisognava andare così lontano?
Il vero motivo è forse dettato dalla necessità di AGESP SPA di pesare di più all’interno di PREALPI SERVIZI SPA e questa strategia mira a portare il maggior numero di Comuni possibili sotto la propria gestione per rivendicare più “potere”, soprattutto nei confronti di ASPEM SPA?
In quest’ottica, per AGESP SPA l’acquedotto di Venegono avrebbe di per sé un’importanza relativa, mentre ben più importante sarebbe il peso che esso può rappresentare all’interno degli assetti di potere nell’ambito di PREALPI SERVIZI SPA
Si tratta di fantasie che non hanno nessun fondamento di verità?
Lo speriamo.

E’ curioso che nei vari Consigli Comunali che si sono succeduti sulla “questione acqua” si sia sempre e solo parlato di AGESP SPA e mai di PREALPI SERVIZI SPA: perché?

In fine, bisogna anche considerare che le tre municipalizzate (AGESP SPA - AMSC SPA – ASPEM SPA) non operano solo nel mercato dell’acqua, ma la loro attività spazia dalla raccolta dei rifiuti, al gas, al trasposto pubblico, alle farmacie, ai parcheggi, alla gestione di immobili, all’energia elettrica. In più, ognuna di essa è al centro di una fitta ragnatela di partecipazioni in altre società di cui detengono il controllo o quote di partecipazione.
Ci sembra chiaro che, considerando anche solo tre dei settori in cui esse operano direttamente (acqua \ rifiuti \gas), le suddette società vengono ad assumere un enorme peso sia economico che politico.
A quest’ultimo riguardo non abbiamo potuto non notare che molte delle persone che occupano posizioni di rilievo nei vari consigli di amministrazione sono uomini facenti parte o legati ai partiti politici.
La loro presenza nei consigli di amministrazione delle tre municipalizzate è dettata unicamente dalle loro personali capacità professionali?

L’impressione che abbiamo è che sotto la scusa di una maggiore efficienza si voglia di fatto attuare una strisciante privatizzazione dei servizi pubblici.
In quest’ottica i cittadini si troverebbero a pagare per ben tre volte:
- una prima volta per la creazione del patrimonio delle municipalizzate (acquisto di immobili,
impianti ecc.) con le tasse che hanno versato
- una seconda volta per l’aumento delle tariffe
- una terza volta per doversi accollare i costi di gestione di queste nuove società pubbliche\private che verranno di fatto scaricati sui Bilanci Comunali.
Siamo forse nell’ambito della privatizzazione degli utili e della collettivizzazione dei costi?
Non capiamo come una società municipalizzata possa affermare, quando parla ai cittadini, di perseguire delle finalità sociali (che dovrebbero avere la caratteristica del totale reinvestimento dei proventi per nuovi o migliori servizi per i cittadini stessi) e contemporaneamente, quando parla agli investitori privati, dichiarare che ha incrementato i suoi utili rispetto all’anno precedente.
Con il denaro pubblico si fa business dal volto umano?

Il problema dell’acqua è un problema non solo di Venegono o dell’Italia, ma un problema mondiale, L’ACQUA E’ VITA, siamo sicuri che darla in gestione a un privato (anche se indossa gli abiti del pubblico) sia la scelta migliore ?

(Vedi la puntata di Report L'ACQUA ALLA GOLA di domenica 15 ottobre)
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1068661,00.html


Speriamo che alle nostre perplessità si dia una risposta che entri nel merito dei fatti, che si analizzi attentamente le domande che abbiamo posto e che si risponda in modo concreto e chiaro.
Ogni risposta che cerchi di discostarsi dal merito delle questioni sopra esposte non sarebbe né seria né credibile.

Ogni assessore o consigliere è chiamato personalmente a rispondere del proprio operato, per cui Vi chiediamo di documentarVi, di usare la Vostra testa e di capire esattamente quello che state facendo e le ripercussioni che possono avere le Vostre scelte.
Ci rendiamo conto che non è facile, l’argomento ha molte implicazioni che abbiamo cercato di riassumere in questa lettera.
Per questo però votare con leggerezza e non informare adeguatamente i cittadini è scorretto.
La responsabilità è sempre personale, ha una faccia un nome e un cognome, il Vostro.


Cordiali Saluti.
OSSERVATORIO VENEGONESE



P.S.
Per il Vostro lavoro ricerca, Vi consigliamo di collegarVi a internet e di cercare su un qualsiasi motore di ricerca alcune parole chiave come:

PREALPI SERVIZI AGESP AMSC ASPEM SOGEIVA CAIANIELLO

e di vedere poi i richiami.

VARESE - "Consumate meno acqua"

Fonte



Aspem lancia l'allarme: il giorno dopo l'ordinanza del Comune, il prelievo è aumentato. Fontana: "Reazione incivile, i controlli partiranno presto"
"Consumate meno acqua"
e i varesini corrono a fare scorta


Varese - Qualche consiglio per consumare meno acqua, bene prezioso e sempre più scarso; un'ordinanza per limitare l'uso di quella potabile e l'effetto "day after" è garantito. Così è stato anche oggi, mercoledì 23 maggio, poche ore dopo la diffusione della notizia che il Comune di Varese aveva firmato un'ordinanza per frenare l'uso smodato e incontrollato di acqua da parte dei varesini. E i varesini, presi da un panico ingiustificato, sono corsi a fare scorta d'acqua.
Il risultato è che Aspem ha dovuto correre ai ripari e chiedere ai cittadini di non raccogliere acqua nei contenitori o, tanto meno, ripempire le piscine.
Aspem ha rilevato, infatti, un elevato prelievo di acqua rispetto alla media del periodo: vero che le temperature si sono alzate notevolmente, ma non in maniera tale da giustificare un consumo di acqua così elevato. L'altra ipotesi è che i varesini siano corsi a fare scorte d'acqua per i periodi di magra che sono annunciati. Un atteggiamento, rileva ancora Aspem, che non è giustificato e che anzi rischi di peggiorare la situazione. «Non so più cosa dire, mi cadono le braccia - commenta sconsolato il sindaco di Varese Attilio Fontana -: abbiamo fatto campagne informative, affisso manifesti, spedito libretti nelle case prima di arrivare all'ordinanza di ieri. Se Aspem registra un aumento dei consumi non posso che dire che è una reazione incivile: la gente deve capire che non è uno scherzo, ma una situazione preoccupante generalizzata. I controlli ai contatori partiranno in giornata (mercoledì 23 maggio), nel frattempo attiveremo altri mezzi per raccogliere acqua da fonti alternative: mi auguro però che gli sprechi vengano limitati e i consumi controllati».

ACQUA PUBBLICA A MILANO

Provincia di Milano,
l'acqua rimarrà pubblica

Sospesa la clausola del Piano d'ambito
che prevedeva l'ingresso di un parnter privato


10/05/2007



L'Ato, il Parlamento dell'acqua della Provincia di Milano approva all'unanimita' la sospensione della clausola del Piano d'Ambito che prevede la presenza di un partner privato nell'affidamento dell'erogazione del servizio idrico.Anticipando una scelta del Governo, l'assemblea dei sindaci della Provincia di Milano che si e' riunita ieri, ha deciso di mantenere completamente pubblica la gestione della risorsa idrica sul territorio. ''La decisione di eliminare la clausola relativa al partner privato - spiega Bruna Brembilla, assessore all'Ambiente della Provincia di Milano e presidente dell'Ato - rappresenta una precisa scelta di carattere politico. In sede di campagna elettorale, il presidente Filippo Penati ha inserito fra i propri impegni, la preservazione in mani pubbliche della gestione del servizio idrico. Una scelta dettata anche dal buon livello del servizio assicurato dalle societa' pubbliche del territorio oltre che dall'idea che l'acqua debba essere un bene-diritto da garantire a tutti''.

Una riconferma dunque della scelta di ''una gestione pubblica orientata -si sottolinea in una nota- oltre che alla qualita' e sicurezza delle prestazioni, anche alla razionalizzazione degli sprechi e al contenimento dei costi, indispensabili per una programmazione di politiche basate sul risparmio idrico e in grado di contribuire alla prevenzione dei dannosi effetti provocati della siccita'. Gestione pubblica, ma con regole del mercato. ''Guai a pensare - conclude, infatti, Brembilla - che la gestione pubblica di un servizio essenziale come quello dell'acqua non deve pero' rispondere alle regole imprenditoriali e di produttivita' basate su tariffe equilibrate fra entrate e costi e su consumi costanti o, meglio, in diminuzione. Oltre ad essere ambientalmente virtuoso, questo consentira' ai gestori di compensare con una maggior produttivita' le minori entrate dovute alla diminuzione dei consumi. Dimostrando, cosi', come il rispetto dell'ambiente possa anche creare valore economico''.

di Redazione (redazione@vita.it)

DisarmiAMO la Pace




SABATO 12 MAGGIO
MARCIA PER LA PACE

RICONVERTIRE - DISARMARE
SMILITARIZZARE I TERRITORI



ore 12.00 presidio all'aereoporto di Cameri (NO)
NO AI CACCIABOMBARDIERI F35
anche a Cameri gli investimenti pubblici siano usati per produzioni di
vita e non di morte

ORE 15.30 CONCENTRAMENTO MARCIA
COMANDO CORPO DI ARMATA DI REAZIONE RAPIDA DELLA NATO
SOLBIATE OLONA - VIA PER BUSTO ARSIZIO
(500 metri dall'uscita di Busto Arsizio autostrada MI-VA)

ORE 18.00 ARRIVO PRESSO PARCO AVIS-AIDO
PZ. GRAMSCI - FAGNANO OLONA
interventi di Vittorio Agnoletto, don Andrea Gallo, Fabio Corazzina,
comitati di Cameri "NO F35" e Vicenza "No dal Molin"

concerto con HIERBAMALA e Walceresio Roots Ensemble (fino alle ore 23.00)
- è previsto un servizio di pullmini per il ritorno a Sobiate Olona -

Al parco sarà possibile mangiare panini, dissetarsi al chioschetto,
visitare stand...

(venerdì 11 volantineremo ai lavoratori delle industrie belliche AgustaWestland e Aermacchi)



NON SI PUO' OPPORSI ALLE GUERRE
SENZA GUARDARE AL LUOGO IN CUI SI VIVE

La provincia di Varese "ospita" importanti fabbriche belliche e un Comando della NATO pronto a condurre operazioni difensive e offensive anche fuori dall'area della NATO: ciò la rende un luogo strategicamente importante nella costruzione e mantenimento della
guerra.
Sulla sponda piemontese del Ticino, l'aeroporto militare di Cameri è destinato all'assemblaggio degli F35, cacciabombardieri potenzialmente anche di testate nucleari: il progetto USA (Lockheed Martin Corporetion) è sostenuto dall'Italia con ingenti finanziamenti
pubblici, a cui si aggiungerebbero gli altissimi costi per l'acquisto di un centinaio di veivoli.
DisarmiAMO la PACE è una rete di associazioni, gruppi, sindacati e singole persone che vogliono evidenziare e contrastare la complicità del territorio che abitiamo alla guerra, proporre possibili soluzioni alternative che promuovano la pace, evitare un'assuefazione alla
guerra, svelando che essa non è un evento naturale inevitabile, ma che sono scelte economiche e politiche a prepararla e a condurla.
Il 20 maggio 2006 abbiamo promosso una Marcia per la Pace partecipata e colorata che ha unito persone con storie differenti, creando relazioni e legami fra associazioni pacifiste, costruendo rete fra esperienze diverse. Una marcia che anche quest'anno rifaremo, con lo stesso spirito.

DISARMIAMO LA PACE, RICONVERTIAMO I TERRITORI - Alex Zanotelli

incontro
con Alex Zanotelli

DISARMIAMO LA PACE,
RICONVERTIAMO I TERRITORI

ore 16.00 presso l'oratorio
Stanislao a Fagnano Olona

in preparazione della
marcia della pace del 12 maggio

Acqua per tutti

Fonte
ATTAC
Acqua per tutti
Traduzione a cura di Cinzia Vidali
25/3/2007

La Giornata mondiale dell’acqua, giovedì 22 marzo, ha ancora una volta messo in rilievo una situazione inquietante: oltre un miliardo di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile, e 2.6 miliardi non dispongono del più elementare sistema di depurazione.
In futuro, il riscaldamento climatico non farà che aggravare la situazione.

Non tutti i continenti soffrono alla stessa maniera. In effetti, il 60% degli abitanti del pianeta vive in Asia, che possiede soltanto un terzo delle riserve d’acqua, mentre l’America del sud dispone di un quarto delle riserve mondiali, pur avendo soltanto il 6% della popolazione globale. I Paesi ricchi se la cavano meglio di tutti. Anche se sono costituiti da regioni aride, essi possono ricorrere al dissalaggio e al riciclaggio dell’acqua, soluzioni troppo costose per i paesi più esposti alla penuria.

Sprechi e inquinamento aggravano il fenomeno. L’agricoltura assorbe il 70% dell’acqua dolce consumata sul pianeta. Una percentuale compresa tra il 20 e il 60% dell’acqua destinata all’irrigazione evapora prima di giungere a destinazione. E occorrono tra i 1000 e i 2000 litri d’acqua per produrre un chilo di frumento (tra i 13000 e i 15000 litri per ottenere un chilo di carne di manzo).

È necessario fare economia. Inoltre bisogna fare qualcosa contro l’inquinamento d’origine agricola, che costituisce una grave minaccia per le risorse idriche.
Spesso ruscelli e fiumi servono come fogne e scarichi. Evacuare le acque usate e sottoporle a trattamento prima di reimmetterle nell’ambiente è necessario al fine di proteggere la salute delle popolazioni e preservare una duratura fonte d’acqua potabile. Sfortunatamente, la percentuale di acque trattate oggi si aggira sul 10% scarso in Africa, sul 14% in America latina e sul 25% in Asia. Contro il 66% dell’Europa e il 90% dell’America del Nord.

Costruire delle reti idriche e dei depuratori richiede mezzi, ma soprattutto una volontà politica. Alcuni Stati sono pi’ avanzati in tal senso. In Cina e in India, le popolazioni oggi sono servite meglio di quanto non lo fossero un tempo. In compenso, in Africa la gestione centralizzata dell’acqua, la debolezza delle strutture amministrative e la corruzione frenano qualunque progresso. Questi ostacoli non favoriscono la collaborazione tra le autorità publiche e le imprese private, che in un tale contesto sono restie ad investire.

La cosa peggiore sarebbe darsi per vinti. È quello che ha detto giovedì Jacques Diouf, il direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) : "In quanto comunità mondiale, noi abbiamo i mezzi per migliorare grandemente la gestione delle nostre risorse idriche." Se le "giornate mondiali" come quella dell’acqua hanno un pregio, è proprio quello di ricordare che - in questo campo come in altri - la fatalità non esiste.

Acqua: i sindaci chiedono la collaborazione dei cittadini

Fonte



Nei comuni del Tradatese la situazione è
sotto controllo quasi ovunque, ma l'attenzione resta altissima

Acqua: i sindaci chiedono
la collaborazione dei cittadini



Provincia - L'allarme siccità non coglie certo di sorpresa i sindaci del Tradatese che già da mesi guardano con crescente preoccupazione alla pressoché totale assenza di pioggia. La situazione della zona, al momento, segnala pochi casi di crisi, ma anche chi ancora non ha problemi sa che il rischio dei rubinetti asciutti è dietro l'angolo e sta facendo opera di sensibilizzazione sulla cittadinanza perché si abitui a considerare l'acqua una risorsa preziosa e non più illimitata.

Nessun problema per il momento a Vedano Olona, la cui felice posizione, in un'area ricca d'acqua, permette di guardare con un certo ottimismo anche all'imminente estate: «Per il momento la situazione è tranquilla e non ci sono restrizioni - dice il sindaco Giovanni Barbesino - Lo stato dei pozzi è continuamente monitorato ma non ci sono diminuzioni significative; stiamo comunque facendo una campagna di informazione per un uso attento dell'acqua, invitando i cittadini ad evitare sprechi».

Anche a Castiglione Olona, dove a gestire l'acquedotto è la Castiglione Olona Servizi, al momento non c'è allarme: «L'ultimo rapporto della Cos conferma che non ci sono problemi e che gli investimenti fatti per l'ammodernamento della rete stanno dando i risultati previsti - spiega il sindaco Giuseppe Battaini - l'erogazione dei pozzi è continua e il livello delle falde buono. Con la Cos ci siamo attrezzati anche per affrontare eventuali emergenze, con un bypass sull'acquedotto provinciale di Sogeiva e con l'acquisto di pompe di emergenza. Contemporaneamente, però, si sta facendo un lavoro di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini».

La situazione più critica è sicuramente quella di Venegono Superiore, dove l'Amministrazione cittadina, a fronte di un preoccupante abbassamento delle falde, si sta preparando ad un'erogazione controllata dell'acqua, in modo da garantire il servizio nelle ore di maggior richiesta e consentire nel contempo il riempimento dei bacini. che sta creando preoccupazione negli amministratori cittadini. Da qualche giorno si registrano a tratti difficoltà nell'erogazione dell'acqua in alcune zone del paese (in particolare in quelle alte) o ai piani superiori delle abitazioni, dove l'acqua non arriva perché non c'è pressione sufficiente.

Anche il sindaco di Venegono Inferiore, Pier Luigi Oblatore, segnala un preoccupante abbassamento delle falde: «Le nostre falde effettivamente sono scese parecchio, circa 3 metri: da giovedì saremo costretti ad abbassare la pompa di 6 metri, ma questo non è un problema, perché peschiamo a 60 metri di profondità ma i pozzi arrivano fino a 180 metri». I tre pozzi che danno acqua al paese stanno comunque funzionanando bene e non sono in previsione restrizioni o ordinanze. Anzi, Venegono Inferiore ha ripreso ad erogare circa 5 litri al secondo all'acquedotto di Tradate, erogazione che era stata interrotta nei giorni scorsi «ma - spiega il sindaco - solo per poter soccorrere Lonate Ceppino che aveva avuto un problema alle pompe». Anche a Venegono è in distribuzione un volantino per invitare i cittadini a usare l'acqua con parsimonia.

La situazione del Tradatese, dunque, per il momento non è particolarmente allarmante, ma l'attenzione degli amministratori resta altissima e la collaborazione di tutti i cittadini indispensabile.

DISARMIAMO LA PACE - MILITARIZZAZONE DEL TERRITORIO E DELLE COSCIENZE

Si abbassano le falde: acqua garantita solo nei momenti di punta

Fonte





Mentre si avvertono le prime difficoltà dell'acquedotto,
l'Amministrazione si prepara a razionare l'erogazione
per garantire il riempimento dei pozzi
Si abbassano le falde:
acqua garantita solo nei momenti di punta


Venegono Superiore - Piogge scarsissime, nessuna nevicata importante, consumi eccessivi. Un mix ad alto pericolo "siccità" che ha abbassato le falde idriche da cui attinge l'acquedotto di Venegono Superiore e che sta creando preoccupazione negli amministratori cittadini. Da qualche giorno si registrano a tratti difficoltà nell'erogazione dell'acqua in alcune zone del paese (in particolare in quelle alte) o ai piani superiori delle abitazioni, dove l'acqua non arriva perché non c'è pressione sufficiente.

«Non nascondo che siamo preoccupati - dice l'assessore ai Lavori pubblici Giancarlo Poletto - Per ora l'acqua c'è, ma le falde sono basse e dobbiamo preoccuparci già ora di gestire oculatamente le risorse che abbiamo, per non trovarci in difficoltà qualora dovesse perdurare questa situazione di tempo asciutto».

La soluzione che sarà adottata a partire dai prossimi giorni è quella di una razionalizzazione nell'erogazione dell'acqua: «Stiamo preparando un'informativa per tutti i cittadini - dice Poletto - per spiegare che garantiremo l'acqua a tutti, ma solo in alcune fasce orarie, al mattino, nella fascia del mezzogiorno e alla sera. Fuori da questi orari di punta, in cui l'acqua è assolutamente necessaria, chiuderemo l'erogazione per dare modo ai pozzi di riempirsi». Una soluzione che non troverà tutti d'accordo, ma che - spiega l'assessore - è indispensabile per prevenire crisi improvvise.

Intanto si cercano nuove fonti di approvvigionamento: «Stiamo cercando nuovi pozzi, a maggio inizierà una trivellazione in una località dove si incrociano due falde; speriamo dia esito positivo, perché già l'anno scorso si fece un tentativo per trovare un nuovo pozzo, i sondaggi del terreno davano indicazioni positive, ma alla fine l'acqua era poca e il nuovo pozzo non si potè utilizzare».

Aspettando il nuovo pozzo gli amministratori venegonesi lanciano un appello a tutti i cittadini: l'acqua va consumata con criterio, grande attenzione e senso civico. E' necessario evitare ogni spreco e ogni uso non indispensabile di quella che sta diventando una risorsa sempre più scarsa e preziosa.

...TRA I POPOLI DI QUESTA TERRA...

17 aprile , ore 21,00
Olgiate Olona
con padre DANIELE MOSCHETTI

World Social Forum Nairobi 2007 e Korogocho

TESTIMONIAMO LA POSSIBILITÀ
DI UNA RELAZIONA DOLCE
TRA I POPOLI DI QUESTA TERRA

al "CINEMA NUOVO" sarà prietato il documentario
KOROGOCHO VAL BENE UNA MESSA
girato e commentato
da Mario Agostinelli




La rivoluzione dell'Acqua

Fonte


La rivoluzione dell'Acqua
fa ripartire la democrazia
dalle comunità
più piccole e lontane

di Marco Bersani

“Vieni ti faccio vedere il trattore del mio papà” mi dice una bambina di nove anni, indicandolo con la mano. Il trattore del suo papà è in piazza, insieme a quelli di molti altri papà, arrivati dai Comuni ribelli di Montecupiolo, Maiolo e Pietrarubbia e giunti in corteo per la convocazione aperta e congiunta dei tre Consigli Comunali in difesa dell’acqua pubblica.

Siamo all’interno della provincia di Pesaro, al confine con quella di Rimini, ed è una splendida giornata di sole. Più di quattrocento persone -su duemila abitanti tutti compresi!- gremiscono la sala e la piazza esterna, dove i clacson dei trattori sottolineeranno l’approvazione ai passaggi più condivisi degli intervenuti. I paesi sono pieni di manifesti -fatti stampare dai Comuni- di sostegno alla campagna di raccolta firme per la legge di iniziativa popolare dell’acqua; il logo è
ovunque ed ogni trattore ha un suo manifesto personalizzato (quella del papà della mia piccola amica dice “Quando privatizzerete anche l’aria?).
I tre Comuni dell’alto pesarese sono ribelli da tempo. Per contrastare la privatizzazione - l’Ato provinciale vorrebbe affidare la gestione ad una società che dovrebbe nascere dalla fusione delle due esistenti, una a totale capitale pubblico, l’altra nel cui capitale sociale è presente la multinazionale bolognese Hera- questi Comuni hanno rifiutato anche l’adesione all’ATO e sono stati commissariati.

Non sembrano preoccuparsene più di tanto. “Siamo i custodi della montagna, dei suoi boschi e della sua acqua” ripetono più volte. “Questa acqua non appartiene neppure a noi, come potrebbe essere data ai privati?”. Applaudono i bambini della scuola elementare che cominciano a impararlo, applaudono gli anziani che lo hanno sempre saputo. “Abbiamo deciso la gestione in economia e quando lo abbiamo detto all’Ato hanno detto che siamo talebani, ma i talebani sono quelli che continuano a volere la privatizzazione dell’acqua” dice il vice-Sindaco di Montecupiolo. Dopo due mandati da Sindaco, alle ultime elezioni non ha potuto ricandidarsi e gli è succeduto il suo storico compagno di lotte.
Che a tavola mi racconta : “Quando ho vinto le elezioni, la prima visita che ho ricevuto è stata quella dei dirigenti bolognesi di Hera. Mi hanno detto che siccome il Sindaco non era più quello precedente, forse si poteva cominciare a ragionare. Allora gli ho presentato il vice-Sindaco. La riunione si è chiusa lì”.

L’assemblea continua. Un anziano dice : “Anche gli animali di montagna hanno bisogno dell’acqua. Non possono mica andare a bere alla diga o dalle bottiglie del supermercato”. Un altro è lapidario “Non devono vergognarsi, devono arcivergognarsi!”.

Non sono più i tempi in cui chi vive sulla montagna non sa cosa succede fuori. Ed eccone un altro : “Ho letto che vorrebbero fare un partito democratico. Ma quando renderanno democratiche le istituzioni?”. E ancora :”Sono venuti quelli dell’Ato, ci hanno detto che la gestione pubblico-privato è efficiente, permette gli investimenti. Gli abbiamo detto che la nostra gestione è efficiente e la tariffa molto bassa.
Hanno insistito. Gli abbiamo detto : se vi diciamo che non abbiamo il problema, perché continuate a cercare di convincerci di averlo?”. La sala applaude. Una comunità intera che fa del riconoscimento dei beni comuni il proprio elemento fondativo. E che se anche sfiora qualche eccesso di localismo, subito si riprende. Come dimostra il fatto che hanno voluto il mio intervento per collegarsi alla campagna nazionale.
Come dichiara il vice-Sindaco di Montecupiolo : “ Nei nostri Comuni ci sono 1070 elettori. A Bersani promettiamo che raccoglieremo 1070 firme per la legge d’iniziativa popolare!”

I Consiglieri Comunali si alzano in piedi e applaudono la gente “Perché riconosciamo che siete più avanti di noi”. Poi arriva l’atto formale della deliberazione. Si approva la difesa dell’acqua, l’inserimento negli statuti comunali dell’acqua come diritto umano, l’adesione alla legge d’iniziativa popolare”.

Riparto per Ancona, dove si terrà la riunione regionale dei Comitati per l’acqua. Penso che un giorno Hera tornerà ad essere tempo imperfetto del verbo essere. Sono contento.