PETRELLA MORATORIA ACQUA 1/6/07
Alla Camera la moratoria sui servizi idrici locali

Sull'acqua la "res publica" ha battuto il neocapitalismo

Riccardo Petrella*
L'accordo sull'acqua, intervenuto il 30 maggio alla Camera dei Deputati fra le forze politiche del centrosinistra, costituisce un fatto importante. Ricordiamo i tre punti essenziali dell'accordo:
1) la moratoria in materia di affidamenti del servizio idrico integrato, il cui principio era stato già approvato nelle scorse settimane, decade quando entrerà in vigore la nuova legge sull'acqua nell'ambito del nuovo decreto legislativo di revisione del cosiddetto "152" (delega ambientale);
2) il blocco concerne gli affidamenti a società miste e a società private, anche quelli in corso;
3) il Ministero dell'Ambiente presenterà una relazione sullo stato dell'acqua in Italia dopo l'approvazione del nuovo decreto sulla delega ambientale. Unico aspetto potenzialmente critico dell'accordo è la possibilità di continuare ad affidare il servizio idrico integrato a S.p.A. a capitale sociale interamente pubblico. Verosimilmente questo è sato il "prezzo del compromesso" dettato anche da ragioni pratiche obiettive: la grande confusione normativa esistente in materia non permette, nell'avviso dei più (che non condivido), affidamenti ad enti pubblici ed aziende speciali. Un blocco relativo anche alle S.p.A. a capitale interamente pubblico condurrebbe oggi alla paralisi completa della gestione dell'acqua in Italia.
L'accordo del 30 maggio (data da ricordare), ricercato fin dall'impegno preso nel "programma dell'Unione" riguardo l'esclusione dell'acqua dai processi di liberalizzazione e di privatizzazione dei servizi pubblici locali, apre la via alla definizione e messa in opera con rigore di una politica idrica italiana centrata su "un governo pubblico dell'acqua, di tutte le acque".
E' una prima sconfitta del "neocapitalismo municipale delle multiutilities " ed è una sementita forte di tutti coloro che, in Italia in particolare, da destra e dal mondo degli autodefinitisi riformisti, tentano da tempo di legittimare la politica sbandierando una "crisi della politica" per esaltare invece il ruolo dell'economia e del mercato come soggetti più legittimi ed idonei per un governo delle società contemporanee, non solo a livello locale/nazionale.
Questo neocapitalismo, promosso non solo dai governi Berlusconi ma anche dalla maggioranza delle forze del centrosinistra, ha significato la trasformazione del sistema produttivo italiano, a partire dai sistemi locali, tramite la creazione di imprese multiutilities , quotate in Borsa, aperte ai mercati internazionali e fondate sull'alleanza tra capitale pubblico e capitale privato in seno a S.p.A. multiterritoriali. Il tutto in applicazione di tre principi, considerati lo strumento principale per "salvare" i servizi pubblici locali dallo "statalismo" e renderli più efficaci, efficienti ed economici.
1) l'abbandono della pubblicità della gestione ed il suo affidamento ad imprese private conformemente al credo che "il privato è meglio";
2) la copertura dei costi del servizio tramite il prezzo di mercato secondo il principio imposto dalla Banca mondiale del " Full cost recovery principle ";
3) aprire al capitale privato il finanziamento degli investimenti pubblici nelle infrastrutture e nei beni di utilità pubblica.
E così è stato.
Sostenuto, fino a poco tempo fa, anche dal grosso della classe dirigente sindacale, il "neocapitalismo municipale multiutilities " si è imposto in Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte, Vento, Toscana e poi gradualmente nel resto dell'Italia. E l'accordo del 30 maggio è un arresto a tale processo. Il nuovo quadro normativo che emergerà metterà fine a una duplice colonizzazione da parte del neocapitalismo: la colonizzazione dei comuni ad opera della finanza privata; la colonizzazione dell'acqua delle regioni del Mezzogiorno ad opera dei capitali del nord.
L'accordo del 30 maggio, è inoltre uno schiaffo a tutti coloro che stanno tentando di delegittimare la politica perché esso ha confermato che, in democrazia, la forza della politica risiede nel legame stretto tra i cittadini e le istituzioni rappresentative. La prima sconfitta del neocapitalismo municipale è stata possibile proprio in Italia a proposito dell'acqua, perché nel nostro paese si è sviluppato uno dei più forti movimenti in Europa di lotta per l'acqua come bene comune e per il diritto umano all'acqua. Iniziata più di dieci anni or sono, fra gli altri, dal Comitato italiano per il contratto mondiale dell'acqua, la lotta per l'acqua vede oggi impegnati in un largo movimento italiano dell'acqua, migliaia di cittadini in sostegno della legge nazionale sull'acqua di iniziativa popolare. Forti di questa mobilitazione, i rappresentanti di Rifondazione comunista, Verdi e Comunisti italiani, in seno al governo ed alle istituzioni rappresentative, sono riusciti a tener duro e sconfiggere i promotori degli interessi privati, specie finanziari. La res publica ne esce rinforzata. E' un bel giorno di incoraggiamento per il futuro. Tocca ora alle forze progressiste e di sinistra di non perdere il capitale politico così ottenuto e di agire rapidamente in favore di un sempre più stretto coordinamento tra loro. Non è tempo di giocare alle prime donne, da nessuna parte.
*Contratto mondiale dell'acqua


Dal movimento
al Parlamento
Vincere si può!

Walter Mancini*
La moratoria, una vittoria netta che rappresenta un passo avanti importante, per la battaglia ancora tutta aperta per la ripubblicizzazione del servizio idrico. Questo è il risultato del lavoro congiunto e sinergico tra partito, movimento e livelli istituzionali che ci dice che ce la possiamo fare solo se movimenti e istituzioni riescono a stabilire una costante e proficua relazione. Le istituzioni da sole non bastano, di fronte ai forti interessi in campo (vedi il caso Cip 6); il movimento da solo non la sfanga.
La vertenza acqua è riuscita ad avviare un circolo virtuoso tra i diversi livelli di intervento politico. E' così per la raccolta delle firme per la legge di iniziativa popolare che vede ancora moltissimi nostri eletti presenti ai banchetti per l'autentica delle firme, è stato così ieri l'altro alla Camera dei Deputati, dove grazie ad un attento e puntuale lavoro parlamentare siamo riusciti a portare a casa un risultato importante, per alcuni versi al di sopra delle nostre aspettative.
Non era scontato, ad esempio, che si stabilisse per legge che la moratoria resti in vigore fino all'approvazione di una nuova legge sul regime idrico, che sarà inserita nei decreti correttivi di modifica del decretone ambientale.
Il testo dell'articolo, inoltre, non solo blocca gli affidamenti alle società private e miste, lasciando la possibilità di affidamenti a società interamente pubbliche, ma interviene anche per gli affidamenti in corso, dando una chance in più alle compagne e ai compagni che in Sicilia hanno visto partire, nonostante la grande mobilitazione, l'iter di assegnazione del servizio idrico tramite gara. Un risultato importante soprattutto se letto insieme all'ottima mediazione strappata sul ddl Lanzilotta sui servizi pubblici locali.
Moratoria sull'acqua e aziende speciali, due risultati sui quali avremmo messo 10 firme ieri. Oggi possiamo dire che li abbiamo incassati grazie all'internità al movimento e alla sua capacità di intervento e di costruzione di massa critica su temi che rappresentano la nuova frontiera dell'accumulazione capitalista.
Non possiamo però abbassare la guardia, il cammino da percorrere verso il riconoscimento dell'acqua come bene comune è ancora lungo.
Dobbiamo continuare la mobilitazione e rilanciare il conflitto perché il passaggio al Senato, visti i rapporti di forza, potrebbe essere a rischio. Continuiamo a raccogliere le firme allargando il nostro campo di intervento su altri fronti a partire dalle concessioni alle multinazionali per l'imbottigliamento una forma subdola ma potentissima di privatizzazione di un diritto inalienabile.
*responsabile Vertenze Territoriali Prc


Acqua, l'Osservatorio venegonese torne all'attacco...



06-05-2007


Acqua, l'Osservatorio venegonese torne all'attacco

«La Convezione con Agesp non risolve il problema»
Ciantia:
«Tutte strumentalizzazioni
Come sempre smetite dai fatti»


GUARDA UN PO' COSA SUCCEDE IN PARLAMENTO.....

GUARDA UN PO' COSA SUCCEDE
IN PARLAMENTO.....


Fonte www.verdi.it
Il Faro

Acqua bene comune

04 giugno 2007
Ultimo aggiornamento lunedì 04 giugno 2007
Acqua bene comunePassa alla Camera un emendamento dei Verdi che blocca fino alla riforma dell'intero settore i processi di privatizzazione. La Camera dei Deputati ha approvato un subemendamento dei Verdi all'emendamento del relatore di maggioranza Lulli al decreto Bersani sulle liberalizzazioni, che blocca fino all’entrata in vigore della riforma complessiva i processi di privatizzazione dei servizi di gestione della risorsa idrica."Lo stop ai processi di privatizzazione dell'acqua, anche di quelli in corso, è una grande vittoria e un passaggio di straordinaria importanza per garantire l'accesso ad un bene che ogni anno diventa sempre più prezioso", ha commentato il capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli, firmatario dell’emendamento.
La riforma cancella il limite temporale di 12 mesi della moratoria. Lo stop alla privatizzazione starà in piedi fino all'adozione della riforma complessiva del settore. L’effetto riguarda i processi di privatizzazione dei servizi idrici futuri e in corso al momento dell'entrata in vigore del provvedimento. L'emendamento prevede anche che entro tre mesi dal varo della legge, il governo presenti alle Camere una relazione sullo stato delle gestioni esistenti in relazione a una serie di parametri di salvaguardia."L'acqua - prosegue Bonelli - è un bene comune ed universale che non può diventare fonte di profitto per pochi grazie alle privatizzazioni. Affidare la gestione delle risorse idriche a società private è dannoso anche dal punto di vista del risparmio perché per aumentare i profitti si incentiva l'aumento dei consumi".
"Dopo lo stop alle privatizzazioni - conclude il capogruppo del Sole che Ride - sarà necessario puntare a serie politiche di accessibilità all'acqua e di tutela delle fonti idriche, messe a rischio da continue aggressioni e dai cambiamenti climatici in atto".




ANCORA “NON SOLO AGESP”, IL COMUNE TACE







ANCORA “NON SOLO AGESP”, IL COMUNE TACE



Al Sig. Sindaco di Venegono Superiore
Ai membri della Giunta Comunale
Ai Consiglieri di Maggioranza
Ai Consiglieri di Opposizione
Ai funzionari e ai dipendenti Comunali
Al RSU in Comune

Protocollata in data:
Venegono Superiore, 22 Maggio 2007


In data 8 Febbraio 2007 l’Osservatorio Venegonese faceva protocollare presso la segreteria del Comune di Venegono Superiore la lettera “NON SOLO AGESP”.

Nella lettera esprimevamo le nostre perplessità sulla convenzione che il Comune di Venegono Superiore aveva stipulato con AGESP S.P.A. di Busto Arsizio, convenzione che vedeva l’affidamento a tale società della gestione dell’acquedotto per 15 anni e che, a nostro avviso e come più volte richiamato, consideravamo lesive degli interessi dei Venegonesi.

Successivamente, com'è ben noto, la convenzione è stata ritirata dal Comune.

Nella suddetta lettera scrivevamo che il Comune di Venegono Superiore aveva acquistato delle azioni della società AMSC SPA di Gallarate (pag. 1 rigo 30/31), cosa che successivamente si è dimostrata errata, infatti il Comune di Venegono Superiore non ha mai acquistato azioni AMSC SPA.

Per tale errore ci scusiamo e rettifichiamo il rigo della lettera (pag. 1 rigo 30/31) “NON SOLO AGESP” da

“(guarda caso la stessa società da cui il Comune di Venegono ha acquistato delle azioni: c’è qualche legame?)”
in:
“(guarda caso la stessa società di cui il Comune di Venegono aveva prospettato di acquistare delle azioni: c’è qualche legame?)”.

Nell’interrogazione delle opposizioni in data 11 Gennaio 2007 (n° protocollo 364) si affermava che era intercorsa una comunicazione, datata 07.12.2006, nella quale l’amministrazione di Venegono Superiore manifestava la propria volontà ad aderire, con l’acquisto di quote societarie del valore di euro 95,00 l’una, alla AMSC Impianti e Servizi S.P.A. di Gallarate per la definizione del Progetto Synergy.

Nell’interrogazione delle opposizioni, infatti, si affermava testualmente:

“considerato che con comunicazione del 7.12.2006 l’amministrazione di Venegono Superiore manifestava la propria volontà ad aderire, con l’acquisto di quote societarie del valore di euro 95,00 l’una, alla AMSC Impianti e Servizi S.P.A. di Gallarate per la definizione del progetto Synergy”

e successivamente si ribadiva:

“che il comune ha dimostrato la propria volontà di aderire alla società AMSC Impianti e Servizi S.P.A. di Gallarate acquistandone quote del valore di euro 95,00 l’una”

ed in fine si chiedeva quali erano le intenzioni del Comune in merito:

“alla volontà manifestata di acquisire quote societarie di AMSC S.P.A. di Gallarate per la definizione del progetto Synergy; più in particolare, si chiede di sapere in cosa consiste l’intervento richiesto alla società AMSC di Gallarate e, considerato che si tratta di un’acquisizione di quote societarie, quale costo avrà per l’amministrazione comunale di Venegono questa operazione;”.

Durante il consiglio comunale, in data 21 Febbraio 2007 (n° protocollo 364), l’Amministrazione Comunale rispondeva per iscritto alla interrogazione delle opposizioni datata 11/01/2007, scrivendo:

“L’acquisto di quote societarie avviene mediante atto consigliare. Nessun provvedimento è stato adottato in tal senso. Le comunicazioni intercorse tra Amministrazione Comunale ad AMSC di Gallarate erano solo interlocutorie.”.

Sempre nella stessa risposta, veniva ribadito che:

“la prospettata adesione mediante acquisto di quote societarie ad AMSC non ha impegnato economicamente l’Amministrazione Comunale e la lettera ha solo valenza interlocutoria”.

Facciamo presente che l’interrogazione delle opposizioni è stata presentata l’11 Gennaio 2007, la lettera “NON SOLO AGESP” dell’Osservatorio Venegonese viene protocollata l’8 Febbraio 2007 e la risposta sull’acquisto o meno di azioni da parte del Comune avviene in data 21 Febbraio 2007, quindi dopo la presentazione della nostra lettera.

Corrisponde al vero che il Comune di Venegono Superiore non ha mai acquistato azioni della AMSC SPA, ma corrisponde altrettanto al vero che il Comune di Venegono Superiore ne aveva prospettato un eventuale acquisto, anche se poi nella risposta del Comune del 21 Febbraio 2007 veniva indicato trattarsi di “comunicazioni interlocutorie”.

Per cui, ci sembra eccessiva l’affermazione del Sindaco, Maria Ciantia, che in data 12 Aprile 2007 scrive:

“preciso che quanto scritto alla pag. 1 rigo 30/31 è palesemente fuorviante ed equivoco: poiché porterebbe a concludere, contrariamente al vero, che questo Ente abbia acquistato azioni della società AMSC S.P.A. di Gallarate , mentre ciò non è mai avvenuto.
Mi riservo di verificare possibili azioni da intraprendere a tutela della trasparenza e del buon agire di questa amministrazione che rappresento.”

E’ curioso che noi, come Osservatorio Venegonese, saremmo suscettibili di eventuali azioni per aver dato erroneamente per vera una cosa (l’acquisto delle azioni AMSC SPA) che lo stesso Comune aveva prospettato di fare, anche se in modo interlocutorio come successivamente indicato dall’Amministrazione Comunale.

Di fatto, la nostra intenzione, al di là della conclusione dell’acquisto di azioni da parte del Comune di Venegono, era quella di sottolineare i contatti tra lo stesso e AMSC SPA.

Comunque sia, un prospettato acquisto di azioni AMSC SPA da parte del Comune non corrisponde all’acquisto vero e proprio, per cui ci scusiamo nuovamente per l’errore, ma restano più che mai valide tutte le nostre riflessioni esposte nella lettera “NON SOLO AGESP”, riflessioni che attendono ancora oggi una risposta, sia della maggioranza che dall’opposizione.

Alla presente alleghiamo:
1 – La lettera “NON SOLO AGESP” rettificata alla pag. 1 rigo 30/31.
2 – L’interrogazione dei gruppi consiliari LEGA NORD PER VENEGONO,
POLO PER VENEGONO, VENEGONO DEMOCRATICA datata il 11-01-2007.
3 – La risposta del Comune datata 21-02-2007.
4 – La risposta del Sindaco, alla nostra lettera “NON SOLO AGESP”, datata 12-04-2007.

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NON SOLO AGESP

Al Sig. Sindaco di Venegono Superiore
Ai membri della Giunta Comunale
Ai Consiglieri di Maggioranza
Ai Consiglieri di Opposizione
Ai funzionari e ai dipendenti Comunali
All’RSU in Comune

Protocollata in data:
Venegono Superiore, 8 Febbraio 2007

Come Osservatorio Venegonese riteniamo doveroso scrivere questa lettera aperta indirizzata a chi, a vario titolo, opera all’interno dell’Amministrazione Comunale di Venegono Superiore.
Non abbiamo la presunzione di essere esaustivi, ma riteniamo importante portare l’attenzione su alcune cose che ci sembra non siano state finora evidenziate da nessuno e che riteniamo basilari per capire meglio i connotati della “questione acqua” a Venegono.
Come è noto a tutti, il pomo della discordia è nato dalla decisione del Comune di affidare la gestione dell’acquedotto alla società municipalizzata di Busto Arsizio AGESP SPA
In seguito il Comune ha dovuto ritirare la convenzione stesa e deliberata per l’occasione, con sommo sollievo da parte di tutti, anche di molti che la prima volta avevano votato a favore per approvarla.
Non vogliamo farne una questione ideologica, anche se riteniamo che sia profondamente immorale che l’acqua, bene di primaria importanza per la vita e bene di tutti, diventi oggetto di guadagno per pochi.
Leggendo la convenzione con AGESP SPA, si potrebbe dire che si tratti di una convenzione “di” AGESP SPA, perché, visti gli effetti delineati, il Comune sembrerebbe aver avuto ben poco peso nella relativa stesura. Non si può, infatti, non rilevare come essa risulti iniqua e dannosa per gli interessi ed i diritti dei Venegonesi.
L’accordo, di fatto, garantiva utili derivanti dalla gestione dell’acqua alle casse di AGESP SPA e lasciava a carico del Comune, quindi dei cittadini, tutti i costi generali (strutturali), senza peraltro dare alcuna garanzia sulle tariffe e sulla qualità dei servizi.

E ci sorgono alcune domande:
Che vantaggio avrebbero i cittadini da una convenzione così sbilanciata a favore della società che prenderebbe in gestione l’acquedotto?
Come mai i Venegonesi non sapevano e non sanno nulla (o quasi) della convenzione?
Si è parlato della possibilità di riunioni informative pubbliche, ma solo quando i giochi erano fatti: perché?
Il Comune ha agito con la dovuta trasparenza?

Abbiamo così pensato che potesse essere d’aiuto avere qualche informazione in più anche sul destinatario della convenzione. Le ricerche, svolte su dati accessibili a tutti tramite internet, hanno permesso di delineare una situazione un po’ più ampia che, forse, potrebbe in parte dare una risposta alle nostre domande.
Abbiamo costatato che AGESP SPA non agisce da sola, ma in concerto con altre due società municipalizzate.
Infatti, AGESP SPA di Busto con AMSC SPA di Gallarate (guarda caso la stessa società di cui il Comune di Venegono aveva prospettato di acquistare delle azioni: c’è qualche legame?) e ASPEM SPA di Varese si sono unite per la costituzione di una nuova società, PREALPI SERVIZI SPA, il cui attuale presidente è il Signor Nino Caianiello, esponente di primo piano di Forza Italia in Provincia di Varese.
http://www3.varesenews.it/gallarate_malpensa/articolo.php?id=34277
http://www2.varesenews.it/articoli/2003/novembre/varese_laghi/28-11prealpi.htm
http://www2.varesenews.it/articoli/2002/novembre/varese/19-11prealpiservizi.htm

Ma le cose non finiscono qui: infatti la Provincia di Varese ha ceduto la propria quota di SOGEIVA SPA (pari al 50,55%) a PREALPI SERVIZI SPA, che quindi ora ne detiene il controllo.
http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=45736

Per cui, considerando i Comuni che già avevano dato in gestione il proprio acquedotto alle tre municipalizzate (AGESP SPA - AMSC SPA – ASPEM SPA) e i Comuni che si affidano a SOGEIVA SPA (come ad esempio Tradate), risultano di fatto sotto il controllo (diretto o indiretto) di PREALPI SERVIZI SPA, per acquedotti e servizi di depurazione, moltissimi Comuni del Varesotto.
L’intento di PREALPI SERVIZI SPA sembra quello di porsi nei confronti dell’ATO di Varese come il naturale gruppo societario (e di fatto lo è già) che gestirà l’ATO stesso.
http://www.dsvarese.it/html/download/PROVINCIA ATO.pdf

Il matrimonio tra le tre municipalizzate potrebbe però non essere del tutto tranquillo. Infatti, la PREALPI SERVIZI SPA dovrebbe essere costituita dal 24% da AMSC SPA, dal 35,90 % da AGESP SPA e dal 40% da APEM SPA. Di fatto, però, ASPEM SPA come singola società, risulta molto più grande delle altre due e il suo peso in PREALPI SERVIZI SPA non sarebbe proporzionato al suo effettivo valore.
Dobbiamo dunque ipotizzare da parte di ciascuna delle tre municipalizzate comportamenti o iniziative volti a ottenere la possibilità di rivendicare una maggiore importanza all’interno di PREALPI SERVIZI SPA?
http://www2.varesenews.it/articoli/2002/novembre/varese/19-11prealpiservizi.htm
http://www2.varesenews.it/articoli/2003/novembre/varese_laghi/28-11prealpi.htm
http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=25438

E’ da tale contesto che nasce della convenzione tra il Comune di Venegono e AGESP SPA?
Uno dei punti poco chiari della convenzione con AGESP SPA era infatti costituito dall’assenza di continuità territoriale con la rete idrica gestita finora dalla società che opera a Busto Arsizio e dintorni e Venegono: perché bisognava andare così lontano?
Il vero motivo è forse dettato dalla necessità di AGESP SPA di pesare di più all’interno di PREALPI SERVIZI SPA e questa strategia mira a portare il maggior numero di Comuni possibili sotto la propria gestione per rivendicare più “potere”, soprattutto nei confronti di ASPEM SPA?
In quest’ottica, per AGESP SPA l’acquedotto di Venegono avrebbe di per sé un’importanza relativa, mentre ben più importante sarebbe il peso che esso può rappresentare all’interno degli assetti di potere nell’ambito di PREALPI SERVIZI SPA
Si tratta di fantasie che non hanno nessun fondamento di verità?
Lo speriamo.

E’ curioso che nei vari Consigli Comunali che si sono succeduti sulla “questione acqua” si sia sempre e solo parlato di AGESP SPA e mai di PREALPI SERVIZI SPA: perché?

In fine, bisogna anche considerare che le tre municipalizzate (AGESP SPA - AMSC SPA – ASPEM SPA) non operano solo nel mercato dell’acqua, ma la loro attività spazia dalla raccolta dei rifiuti, al gas, al trasposto pubblico, alle farmacie, ai parcheggi, alla gestione di immobili, all’energia elettrica. In più, ognuna di essa è al centro di una fitta ragnatela di partecipazioni in altre società di cui detengono il controllo o quote di partecipazione.
Ci sembra chiaro che, considerando anche solo tre dei settori in cui esse operano direttamente (acqua \ rifiuti \gas), le suddette società vengono ad assumere un enorme peso sia economico che politico.
A quest’ultimo riguardo non abbiamo potuto non notare che molte delle persone che occupano posizioni di rilievo nei vari consigli di amministrazione sono uomini facenti parte o legati ai partiti politici.
La loro presenza nei consigli di amministrazione delle tre municipalizzate è dettata unicamente dalle loro personali capacità professionali?

L’impressione che abbiamo è che sotto la scusa di una maggiore efficienza si voglia di fatto attuare una strisciante privatizzazione dei servizi pubblici.
In quest’ottica i cittadini si troverebbero a pagare per ben tre volte:
- una prima volta per la creazione del patrimonio delle municipalizzate (acquisto di immobili,
impianti ecc.) con le tasse che hanno versato
- una seconda volta per l’aumento delle tariffe
- una terza volta per doversi accollare i costi di gestione di queste nuove società pubbliche\private che verranno di fatto scaricati sui Bilanci Comunali.
Siamo forse nell’ambito della privatizzazione degli utili e della collettivizzazione dei costi?
Non capiamo come una società municipalizzata possa affermare, quando parla ai cittadini, di perseguire delle finalità sociali (che dovrebbero avere la caratteristica del totale reinvestimento dei proventi per nuovi o migliori servizi per i cittadini stessi) e contemporaneamente, quando parla agli investitori privati, dichiarare che ha incrementato i suoi utili rispetto all’anno precedente.
Con il denaro pubblico si fa business dal volto umano?

Il problema dell’acqua è un problema non solo di Venegono o dell’Italia, ma un problema mondiale, L’ACQUA E’ VITA, siamo sicuri che darla in gestione a un privato (anche se indossa gli abiti del pubblico) sia la scelta migliore ?

(Vedi la puntata di Report L'ACQUA ALLA GOLA di domenica 15 ottobre)
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1068661,00.html


Speriamo che alle nostre perplessità si dia una risposta che entri nel merito dei fatti, che si analizzi attentamente le domande che abbiamo posto e che si risponda in modo concreto e chiaro.
Ogni risposta che cerchi di discostarsi dal merito delle questioni sopra esposte non sarebbe né seria né credibile.

Ogni assessore o consigliere è chiamato personalmente a rispondere del proprio operato, per cui Vi chiediamo di documentarVi, di usare la Vostra testa e di capire esattamente quello che state facendo e le ripercussioni che possono avere le Vostre scelte.
Ci rendiamo conto che non è facile, l’argomento ha molte implicazioni che abbiamo cercato di riassumere in questa lettera.
Per questo però votare con leggerezza e non informare adeguatamente i cittadini è scorretto.
La responsabilità è sempre personale, ha una faccia un nome e un cognome, il Vostro.


Cordiali Saluti.
OSSERVATORIO VENEGONESE



P.S.
Per il Vostro lavoro ricerca, Vi consigliamo di collegarVi a internet e di cercare su un qualsiasi motore di ricerca alcune parole chiave come:

PREALPI SERVIZI AGESP AMSC ASPEM SOGEIVA CAIANIELLO

e di vedere poi i richiami.

VARESE - "Consumate meno acqua"

Fonte



Aspem lancia l'allarme: il giorno dopo l'ordinanza del Comune, il prelievo è aumentato. Fontana: "Reazione incivile, i controlli partiranno presto"
"Consumate meno acqua"
e i varesini corrono a fare scorta


Varese - Qualche consiglio per consumare meno acqua, bene prezioso e sempre più scarso; un'ordinanza per limitare l'uso di quella potabile e l'effetto "day after" è garantito. Così è stato anche oggi, mercoledì 23 maggio, poche ore dopo la diffusione della notizia che il Comune di Varese aveva firmato un'ordinanza per frenare l'uso smodato e incontrollato di acqua da parte dei varesini. E i varesini, presi da un panico ingiustificato, sono corsi a fare scorta d'acqua.
Il risultato è che Aspem ha dovuto correre ai ripari e chiedere ai cittadini di non raccogliere acqua nei contenitori o, tanto meno, ripempire le piscine.
Aspem ha rilevato, infatti, un elevato prelievo di acqua rispetto alla media del periodo: vero che le temperature si sono alzate notevolmente, ma non in maniera tale da giustificare un consumo di acqua così elevato. L'altra ipotesi è che i varesini siano corsi a fare scorte d'acqua per i periodi di magra che sono annunciati. Un atteggiamento, rileva ancora Aspem, che non è giustificato e che anzi rischi di peggiorare la situazione. «Non so più cosa dire, mi cadono le braccia - commenta sconsolato il sindaco di Varese Attilio Fontana -: abbiamo fatto campagne informative, affisso manifesti, spedito libretti nelle case prima di arrivare all'ordinanza di ieri. Se Aspem registra un aumento dei consumi non posso che dire che è una reazione incivile: la gente deve capire che non è uno scherzo, ma una situazione preoccupante generalizzata. I controlli ai contatori partiranno in giornata (mercoledì 23 maggio), nel frattempo attiveremo altri mezzi per raccogliere acqua da fonti alternative: mi auguro però che gli sprechi vengano limitati e i consumi controllati».

ACQUA PUBBLICA A MILANO

Provincia di Milano,
l'acqua rimarrà pubblica

Sospesa la clausola del Piano d'ambito
che prevedeva l'ingresso di un parnter privato


10/05/2007



L'Ato, il Parlamento dell'acqua della Provincia di Milano approva all'unanimita' la sospensione della clausola del Piano d'Ambito che prevede la presenza di un partner privato nell'affidamento dell'erogazione del servizio idrico.Anticipando una scelta del Governo, l'assemblea dei sindaci della Provincia di Milano che si e' riunita ieri, ha deciso di mantenere completamente pubblica la gestione della risorsa idrica sul territorio. ''La decisione di eliminare la clausola relativa al partner privato - spiega Bruna Brembilla, assessore all'Ambiente della Provincia di Milano e presidente dell'Ato - rappresenta una precisa scelta di carattere politico. In sede di campagna elettorale, il presidente Filippo Penati ha inserito fra i propri impegni, la preservazione in mani pubbliche della gestione del servizio idrico. Una scelta dettata anche dal buon livello del servizio assicurato dalle societa' pubbliche del territorio oltre che dall'idea che l'acqua debba essere un bene-diritto da garantire a tutti''.

Una riconferma dunque della scelta di ''una gestione pubblica orientata -si sottolinea in una nota- oltre che alla qualita' e sicurezza delle prestazioni, anche alla razionalizzazione degli sprechi e al contenimento dei costi, indispensabili per una programmazione di politiche basate sul risparmio idrico e in grado di contribuire alla prevenzione dei dannosi effetti provocati della siccita'. Gestione pubblica, ma con regole del mercato. ''Guai a pensare - conclude, infatti, Brembilla - che la gestione pubblica di un servizio essenziale come quello dell'acqua non deve pero' rispondere alle regole imprenditoriali e di produttivita' basate su tariffe equilibrate fra entrate e costi e su consumi costanti o, meglio, in diminuzione. Oltre ad essere ambientalmente virtuoso, questo consentira' ai gestori di compensare con una maggior produttivita' le minori entrate dovute alla diminuzione dei consumi. Dimostrando, cosi', come il rispetto dell'ambiente possa anche creare valore economico''.

di Redazione (redazione@vita.it)

DisarmiAMO la Pace




SABATO 12 MAGGIO
MARCIA PER LA PACE

RICONVERTIRE - DISARMARE
SMILITARIZZARE I TERRITORI



ore 12.00 presidio all'aereoporto di Cameri (NO)
NO AI CACCIABOMBARDIERI F35
anche a Cameri gli investimenti pubblici siano usati per produzioni di
vita e non di morte

ORE 15.30 CONCENTRAMENTO MARCIA
COMANDO CORPO DI ARMATA DI REAZIONE RAPIDA DELLA NATO
SOLBIATE OLONA - VIA PER BUSTO ARSIZIO
(500 metri dall'uscita di Busto Arsizio autostrada MI-VA)

ORE 18.00 ARRIVO PRESSO PARCO AVIS-AIDO
PZ. GRAMSCI - FAGNANO OLONA
interventi di Vittorio Agnoletto, don Andrea Gallo, Fabio Corazzina,
comitati di Cameri "NO F35" e Vicenza "No dal Molin"

concerto con HIERBAMALA e Walceresio Roots Ensemble (fino alle ore 23.00)
- è previsto un servizio di pullmini per il ritorno a Sobiate Olona -

Al parco sarà possibile mangiare panini, dissetarsi al chioschetto,
visitare stand...

(venerdì 11 volantineremo ai lavoratori delle industrie belliche AgustaWestland e Aermacchi)



NON SI PUO' OPPORSI ALLE GUERRE
SENZA GUARDARE AL LUOGO IN CUI SI VIVE

La provincia di Varese "ospita" importanti fabbriche belliche e un Comando della NATO pronto a condurre operazioni difensive e offensive anche fuori dall'area della NATO: ciò la rende un luogo strategicamente importante nella costruzione e mantenimento della
guerra.
Sulla sponda piemontese del Ticino, l'aeroporto militare di Cameri è destinato all'assemblaggio degli F35, cacciabombardieri potenzialmente anche di testate nucleari: il progetto USA (Lockheed Martin Corporetion) è sostenuto dall'Italia con ingenti finanziamenti
pubblici, a cui si aggiungerebbero gli altissimi costi per l'acquisto di un centinaio di veivoli.
DisarmiAMO la PACE è una rete di associazioni, gruppi, sindacati e singole persone che vogliono evidenziare e contrastare la complicità del territorio che abitiamo alla guerra, proporre possibili soluzioni alternative che promuovano la pace, evitare un'assuefazione alla
guerra, svelando che essa non è un evento naturale inevitabile, ma che sono scelte economiche e politiche a prepararla e a condurla.
Il 20 maggio 2006 abbiamo promosso una Marcia per la Pace partecipata e colorata che ha unito persone con storie differenti, creando relazioni e legami fra associazioni pacifiste, costruendo rete fra esperienze diverse. Una marcia che anche quest'anno rifaremo, con lo stesso spirito.

DISARMIAMO LA PACE, RICONVERTIAMO I TERRITORI - Alex Zanotelli

incontro
con Alex Zanotelli

DISARMIAMO LA PACE,
RICONVERTIAMO I TERRITORI

ore 16.00 presso l'oratorio
Stanislao a Fagnano Olona

in preparazione della
marcia della pace del 12 maggio

Acqua per tutti

Fonte
ATTAC
Acqua per tutti
Traduzione a cura di Cinzia Vidali
25/3/2007

La Giornata mondiale dell’acqua, giovedì 22 marzo, ha ancora una volta messo in rilievo una situazione inquietante: oltre un miliardo di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile, e 2.6 miliardi non dispongono del più elementare sistema di depurazione.
In futuro, il riscaldamento climatico non farà che aggravare la situazione.

Non tutti i continenti soffrono alla stessa maniera. In effetti, il 60% degli abitanti del pianeta vive in Asia, che possiede soltanto un terzo delle riserve d’acqua, mentre l’America del sud dispone di un quarto delle riserve mondiali, pur avendo soltanto il 6% della popolazione globale. I Paesi ricchi se la cavano meglio di tutti. Anche se sono costituiti da regioni aride, essi possono ricorrere al dissalaggio e al riciclaggio dell’acqua, soluzioni troppo costose per i paesi più esposti alla penuria.

Sprechi e inquinamento aggravano il fenomeno. L’agricoltura assorbe il 70% dell’acqua dolce consumata sul pianeta. Una percentuale compresa tra il 20 e il 60% dell’acqua destinata all’irrigazione evapora prima di giungere a destinazione. E occorrono tra i 1000 e i 2000 litri d’acqua per produrre un chilo di frumento (tra i 13000 e i 15000 litri per ottenere un chilo di carne di manzo).

È necessario fare economia. Inoltre bisogna fare qualcosa contro l’inquinamento d’origine agricola, che costituisce una grave minaccia per le risorse idriche.
Spesso ruscelli e fiumi servono come fogne e scarichi. Evacuare le acque usate e sottoporle a trattamento prima di reimmetterle nell’ambiente è necessario al fine di proteggere la salute delle popolazioni e preservare una duratura fonte d’acqua potabile. Sfortunatamente, la percentuale di acque trattate oggi si aggira sul 10% scarso in Africa, sul 14% in America latina e sul 25% in Asia. Contro il 66% dell’Europa e il 90% dell’America del Nord.

Costruire delle reti idriche e dei depuratori richiede mezzi, ma soprattutto una volontà politica. Alcuni Stati sono pi’ avanzati in tal senso. In Cina e in India, le popolazioni oggi sono servite meglio di quanto non lo fossero un tempo. In compenso, in Africa la gestione centralizzata dell’acqua, la debolezza delle strutture amministrative e la corruzione frenano qualunque progresso. Questi ostacoli non favoriscono la collaborazione tra le autorità publiche e le imprese private, che in un tale contesto sono restie ad investire.

La cosa peggiore sarebbe darsi per vinti. È quello che ha detto giovedì Jacques Diouf, il direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) : "In quanto comunità mondiale, noi abbiamo i mezzi per migliorare grandemente la gestione delle nostre risorse idriche." Se le "giornate mondiali" come quella dell’acqua hanno un pregio, è proprio quello di ricordare che - in questo campo come in altri - la fatalità non esiste.

Acqua: i sindaci chiedono la collaborazione dei cittadini

Fonte



Nei comuni del Tradatese la situazione è
sotto controllo quasi ovunque, ma l'attenzione resta altissima

Acqua: i sindaci chiedono
la collaborazione dei cittadini



Provincia - L'allarme siccità non coglie certo di sorpresa i sindaci del Tradatese che già da mesi guardano con crescente preoccupazione alla pressoché totale assenza di pioggia. La situazione della zona, al momento, segnala pochi casi di crisi, ma anche chi ancora non ha problemi sa che il rischio dei rubinetti asciutti è dietro l'angolo e sta facendo opera di sensibilizzazione sulla cittadinanza perché si abitui a considerare l'acqua una risorsa preziosa e non più illimitata.

Nessun problema per il momento a Vedano Olona, la cui felice posizione, in un'area ricca d'acqua, permette di guardare con un certo ottimismo anche all'imminente estate: «Per il momento la situazione è tranquilla e non ci sono restrizioni - dice il sindaco Giovanni Barbesino - Lo stato dei pozzi è continuamente monitorato ma non ci sono diminuzioni significative; stiamo comunque facendo una campagna di informazione per un uso attento dell'acqua, invitando i cittadini ad evitare sprechi».

Anche a Castiglione Olona, dove a gestire l'acquedotto è la Castiglione Olona Servizi, al momento non c'è allarme: «L'ultimo rapporto della Cos conferma che non ci sono problemi e che gli investimenti fatti per l'ammodernamento della rete stanno dando i risultati previsti - spiega il sindaco Giuseppe Battaini - l'erogazione dei pozzi è continua e il livello delle falde buono. Con la Cos ci siamo attrezzati anche per affrontare eventuali emergenze, con un bypass sull'acquedotto provinciale di Sogeiva e con l'acquisto di pompe di emergenza. Contemporaneamente, però, si sta facendo un lavoro di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini».

La situazione più critica è sicuramente quella di Venegono Superiore, dove l'Amministrazione cittadina, a fronte di un preoccupante abbassamento delle falde, si sta preparando ad un'erogazione controllata dell'acqua, in modo da garantire il servizio nelle ore di maggior richiesta e consentire nel contempo il riempimento dei bacini. che sta creando preoccupazione negli amministratori cittadini. Da qualche giorno si registrano a tratti difficoltà nell'erogazione dell'acqua in alcune zone del paese (in particolare in quelle alte) o ai piani superiori delle abitazioni, dove l'acqua non arriva perché non c'è pressione sufficiente.

Anche il sindaco di Venegono Inferiore, Pier Luigi Oblatore, segnala un preoccupante abbassamento delle falde: «Le nostre falde effettivamente sono scese parecchio, circa 3 metri: da giovedì saremo costretti ad abbassare la pompa di 6 metri, ma questo non è un problema, perché peschiamo a 60 metri di profondità ma i pozzi arrivano fino a 180 metri». I tre pozzi che danno acqua al paese stanno comunque funzionanando bene e non sono in previsione restrizioni o ordinanze. Anzi, Venegono Inferiore ha ripreso ad erogare circa 5 litri al secondo all'acquedotto di Tradate, erogazione che era stata interrotta nei giorni scorsi «ma - spiega il sindaco - solo per poter soccorrere Lonate Ceppino che aveva avuto un problema alle pompe». Anche a Venegono è in distribuzione un volantino per invitare i cittadini a usare l'acqua con parsimonia.

La situazione del Tradatese, dunque, per il momento non è particolarmente allarmante, ma l'attenzione degli amministratori resta altissima e la collaborazione di tutti i cittadini indispensabile.

DISARMIAMO LA PACE - MILITARIZZAZONE DEL TERRITORIO E DELLE COSCIENZE

Si abbassano le falde: acqua garantita solo nei momenti di punta

Fonte





Mentre si avvertono le prime difficoltà dell'acquedotto,
l'Amministrazione si prepara a razionare l'erogazione
per garantire il riempimento dei pozzi
Si abbassano le falde:
acqua garantita solo nei momenti di punta


Venegono Superiore - Piogge scarsissime, nessuna nevicata importante, consumi eccessivi. Un mix ad alto pericolo "siccità" che ha abbassato le falde idriche da cui attinge l'acquedotto di Venegono Superiore e che sta creando preoccupazione negli amministratori cittadini. Da qualche giorno si registrano a tratti difficoltà nell'erogazione dell'acqua in alcune zone del paese (in particolare in quelle alte) o ai piani superiori delle abitazioni, dove l'acqua non arriva perché non c'è pressione sufficiente.

«Non nascondo che siamo preoccupati - dice l'assessore ai Lavori pubblici Giancarlo Poletto - Per ora l'acqua c'è, ma le falde sono basse e dobbiamo preoccuparci già ora di gestire oculatamente le risorse che abbiamo, per non trovarci in difficoltà qualora dovesse perdurare questa situazione di tempo asciutto».

La soluzione che sarà adottata a partire dai prossimi giorni è quella di una razionalizzazione nell'erogazione dell'acqua: «Stiamo preparando un'informativa per tutti i cittadini - dice Poletto - per spiegare che garantiremo l'acqua a tutti, ma solo in alcune fasce orarie, al mattino, nella fascia del mezzogiorno e alla sera. Fuori da questi orari di punta, in cui l'acqua è assolutamente necessaria, chiuderemo l'erogazione per dare modo ai pozzi di riempirsi». Una soluzione che non troverà tutti d'accordo, ma che - spiega l'assessore - è indispensabile per prevenire crisi improvvise.

Intanto si cercano nuove fonti di approvvigionamento: «Stiamo cercando nuovi pozzi, a maggio inizierà una trivellazione in una località dove si incrociano due falde; speriamo dia esito positivo, perché già l'anno scorso si fece un tentativo per trovare un nuovo pozzo, i sondaggi del terreno davano indicazioni positive, ma alla fine l'acqua era poca e il nuovo pozzo non si potè utilizzare».

Aspettando il nuovo pozzo gli amministratori venegonesi lanciano un appello a tutti i cittadini: l'acqua va consumata con criterio, grande attenzione e senso civico. E' necessario evitare ogni spreco e ogni uso non indispensabile di quella che sta diventando una risorsa sempre più scarsa e preziosa.

...TRA I POPOLI DI QUESTA TERRA...

17 aprile , ore 21,00
Olgiate Olona
con padre DANIELE MOSCHETTI

World Social Forum Nairobi 2007 e Korogocho

TESTIMONIAMO LA POSSIBILITÀ
DI UNA RELAZIONA DOLCE
TRA I POPOLI DI QUESTA TERRA

al "CINEMA NUOVO" sarà prietato il documentario
KOROGOCHO VAL BENE UNA MESSA
girato e commentato
da Mario Agostinelli




La rivoluzione dell'Acqua

Fonte


La rivoluzione dell'Acqua
fa ripartire la democrazia
dalle comunità
più piccole e lontane

di Marco Bersani

“Vieni ti faccio vedere il trattore del mio papà” mi dice una bambina di nove anni, indicandolo con la mano. Il trattore del suo papà è in piazza, insieme a quelli di molti altri papà, arrivati dai Comuni ribelli di Montecupiolo, Maiolo e Pietrarubbia e giunti in corteo per la convocazione aperta e congiunta dei tre Consigli Comunali in difesa dell’acqua pubblica.

Siamo all’interno della provincia di Pesaro, al confine con quella di Rimini, ed è una splendida giornata di sole. Più di quattrocento persone -su duemila abitanti tutti compresi!- gremiscono la sala e la piazza esterna, dove i clacson dei trattori sottolineeranno l’approvazione ai passaggi più condivisi degli intervenuti. I paesi sono pieni di manifesti -fatti stampare dai Comuni- di sostegno alla campagna di raccolta firme per la legge di iniziativa popolare dell’acqua; il logo è
ovunque ed ogni trattore ha un suo manifesto personalizzato (quella del papà della mia piccola amica dice “Quando privatizzerete anche l’aria?).
I tre Comuni dell’alto pesarese sono ribelli da tempo. Per contrastare la privatizzazione - l’Ato provinciale vorrebbe affidare la gestione ad una società che dovrebbe nascere dalla fusione delle due esistenti, una a totale capitale pubblico, l’altra nel cui capitale sociale è presente la multinazionale bolognese Hera- questi Comuni hanno rifiutato anche l’adesione all’ATO e sono stati commissariati.

Non sembrano preoccuparsene più di tanto. “Siamo i custodi della montagna, dei suoi boschi e della sua acqua” ripetono più volte. “Questa acqua non appartiene neppure a noi, come potrebbe essere data ai privati?”. Applaudono i bambini della scuola elementare che cominciano a impararlo, applaudono gli anziani che lo hanno sempre saputo. “Abbiamo deciso la gestione in economia e quando lo abbiamo detto all’Ato hanno detto che siamo talebani, ma i talebani sono quelli che continuano a volere la privatizzazione dell’acqua” dice il vice-Sindaco di Montecupiolo. Dopo due mandati da Sindaco, alle ultime elezioni non ha potuto ricandidarsi e gli è succeduto il suo storico compagno di lotte.
Che a tavola mi racconta : “Quando ho vinto le elezioni, la prima visita che ho ricevuto è stata quella dei dirigenti bolognesi di Hera. Mi hanno detto che siccome il Sindaco non era più quello precedente, forse si poteva cominciare a ragionare. Allora gli ho presentato il vice-Sindaco. La riunione si è chiusa lì”.

L’assemblea continua. Un anziano dice : “Anche gli animali di montagna hanno bisogno dell’acqua. Non possono mica andare a bere alla diga o dalle bottiglie del supermercato”. Un altro è lapidario “Non devono vergognarsi, devono arcivergognarsi!”.

Non sono più i tempi in cui chi vive sulla montagna non sa cosa succede fuori. Ed eccone un altro : “Ho letto che vorrebbero fare un partito democratico. Ma quando renderanno democratiche le istituzioni?”. E ancora :”Sono venuti quelli dell’Ato, ci hanno detto che la gestione pubblico-privato è efficiente, permette gli investimenti. Gli abbiamo detto che la nostra gestione è efficiente e la tariffa molto bassa.
Hanno insistito. Gli abbiamo detto : se vi diciamo che non abbiamo il problema, perché continuate a cercare di convincerci di averlo?”. La sala applaude. Una comunità intera che fa del riconoscimento dei beni comuni il proprio elemento fondativo. E che se anche sfiora qualche eccesso di localismo, subito si riprende. Come dimostra il fatto che hanno voluto il mio intervento per collegarsi alla campagna nazionale.
Come dichiara il vice-Sindaco di Montecupiolo : “ Nei nostri Comuni ci sono 1070 elettori. A Bersani promettiamo che raccoglieremo 1070 firme per la legge d’iniziativa popolare!”

I Consiglieri Comunali si alzano in piedi e applaudono la gente “Perché riconosciamo che siete più avanti di noi”. Poi arriva l’atto formale della deliberazione. Si approva la difesa dell’acqua, l’inserimento negli statuti comunali dell’acqua come diritto umano, l’adesione alla legge d’iniziativa popolare”.

Riparto per Ancona, dove si terrà la riunione regionale dei Comitati per l’acqua. Penso che un giorno Hera tornerà ad essere tempo imperfetto del verbo essere. Sono contento.




Venegono Superiore - FIRME PER L’ACQUA «PUBBLICA»

Fonte




Petizione per dire no alla privatizzazione degli acquedotti
FIRME PER L’ACQUA «PUBBLICA»



Venegono Superiore
Un banchetto, materiale informativo e addetti preparati a rispondere alle curiosità dei cittadini al motto di «acqua pubblica ci metto la firma!». A Venegono ha infatti preso il via la scorsa settimana la raccolta di firme a favore della legge d'iniziativa popolare. Il progetto, attivo a livello nazionale ha interessato anche il territorio venegonese, sul quale sono stati presenti, nei giorni di sabato 24 e domenica 25, rispettivamente presso gli uffici postali e la chiesa San Giorgio, dei banchetti dove poter partecipare all'iniziativa ponendo la propria firma su degli appositi moduli. Alla base dell'iniziativa, l'intento di informare i cittadini del valore dell'acqua e dell'importanza di poterne usufruire liberamente, scongiurando l'avvento della privatizzazione, ormai da molti mesi fonte di accesi dibattiti. Oltre 100mila le firme raccolte nella sola settimana dell'acqua in tutta Italia, e un buon numero anche in territorio venegonese, denotando un forte interesse ed impegno da parte dei cittadini al mantenimento degli acquedotti pubblici. E' importante però ricordare ai Venegonesi che queste azioni non sono direttamente rivolte all'Amministrazione comunale, ma bensì volte ad apportare modifiche in aree di più ampio respiro, che però, naturalmente, coninvologno in prima persona anche la nostra cittadina. La raccolta di firme continuerà in tutta Italia fino al 13 luglio, mentre a Venegono sarà ancora possibile sostenere l'iniziativa in prima persona, sabato 31 presso il supermercato Eurospin e domenica 1° aprile presso la chiesa parrocchiale San Giorgio.

Un'Idrea che fa acqua. Mobilitazione anti Rocchetta

Fonte





Un'Idrea che fa acqua.

Mobilitazione anti Rocchetta in Umbria

Laura Ciarmela

27 marzo 2007

E un giorno gli abitanti si sono accorti che l'acqua del fiume era ricoperta di uno strato schiumoso e marrone. Se questo fosse l'incipit di una favola basterebbe a mettere in moto la vicenda senza conoscere il nome del fiume, o l'origine della vicenda o dove vivono gli abitanti di questa storia. Nella nostra storia però il fiume si chiama Fergia e segna il confine tra Gualdo Tadino e Nocera Umbra.
Un fiume importantissimo considerando che dalle sue sorgenti si dipartono ben tre acquedotti pubblici: due per i comuni sopra indicati e uno per alcuni comuni marchigiani tra cui Fabriano.
Un fiume così importante che i suoi abitanti hanno deciso di difenderlo da un'eccessivo sfruttamento nel 1990, anno in cui i comuni di Nocera e di Gualdo hanno firmato un Protocollo d'intesa in cui si stabiliva che il prelievo d'acqua [a scopo idropotabile e senza emungimento artificiale] dovesse arrivare al massimo a 28 litri al secondo, 20 per Nocera e 8 per Gualdo.
Tutti d'accordo quindi e il fiume Fergia al riparo dal pericolo. Fino al 2003.
Nel 2003 infatti la società Rocchetta, quella di Cristina Chiabbotto e Alex Del Piero per capirci, ha richiesto alla Regione Umbria un permesso di ricerca sulle acque locali. Permesso accordato a patto che gli scavi necessari non andassero a toccare le sorgenti del fiume.
E qui torniamo al punto di partenza, perchè la costruzione di ben tre pozzi e in particolare del terzo, ormai conosciuto con il nome di pozzo Corcia, hanno portato a un inquinamento talmente evidente da richiedere nuovemente la mobilitazione della popolazione locale oltre che dei due comitati, quello del Rio Fergia appunto e del Comitato umbro per la promozione della legge d'iniziativa popolare sulla ripubblicizzazione dell'acqua.
Il Pozzo di Corcia è stato scavato a una profondità di 180 metri sotto le falde del Rio Fergia, provocando una perdita d'acqua elevatissima oltre che un cambiamento qualitativo dell'acqua presente nel bacino. Nell'acqua è infatti oggi presente una quantità di zolfo che a lungo andare la renderà inutilizzabile.
Nonostante la relazione presentata dall'Arpa [] che indicava chiaramente nel Pozzo 3 la causa di tale inquinamento e quindi la necessità di interrompere le concessioni di utilizzo dell'acqua del Fergia, la Regione Umbria e il Comune di Gualdo Tadino hanno continuato ad eseguire una serie di atti diretti a concedere il prelievo dell'acqua alla Rocchetta, attraverso una società «fantasma», ma che secondo molti è ad essa legata: Idrea Spa.
Nel 2005 la giunta regionale ha dato l'assenso al futuro rilascio di nuova concessione di acqua minerale a favore della Rocchetta per 20 litri al secondo e nel 2006 la stessa giunta regionale ha stabilito che gli 8 litri al secondo di acqua destinata alle utenze domestiche del comune di Gualdo Tadino dovessero essere prelevati dalla Idrea e che i cittadini, cosa ancora più grave, sarebbero stati riforniti con la costruzione di un nuovo acquedotto costruito a spese pubbliche.
Successivamente anche un equipe guidata dal professor Tulipano dell'Area di Geologia applicata della facoltà di Ingegneria della Sapienza di Roma ha presentato una relazione sull'impatto idrogeologico, che non faceva che confermare e avvalorare le tesi dello studio presentato dall'Arpa.
Nonostante questa ulteriore conferma e la completa opposizione delle giunte comunale di Nocera umbra, Foligno e di Perugia, il comune di Gualdo Tadino continua a dirsi favorevole alla richiesta di sfruttamento da parte di Idrea. Secondo Sauro Vitali, presidente del Comitato Rio Fergia, il problema della valle compresa tra Gualdo Tadino e Nocera Umbra «non può che interessare tutti i comuni linitrofi perchè destinata ad estendersi a macchia d'acqua...».
Intanto, in gennaio è stato presentato un ricorso straordinario al presidente della Repubblica il cui esito sarà reso noto entro la fine di marzo. In caso di parere negativo i comitati si sono già detti pronti a lottare ancora ricorrendo al Tar.
Per questo, nonostante il freddo, ha avuto una grandissima partecipazione la manifestazione che si è svolta il 24 marzo nella frazione di Boschetto, località vicina al fiume Rio Fergia. Di seguito un breve racconto dalle manifestazione, scritto da Michel Druin, accompagnato da alcune fotografie.

LETTERA SULL’ACQUA

22 marzo: i cittadini si riappropriano della Giornata Mondiale dell’Acqua


LETTERA SULL’ACQUA




Noi parlamentari, sindaci, amministratori locali, rappresentanti delle imprese pubbliche dell’acqua, responsabili dei sindacati della funzione pubblica e cittadini impegnati nei movimenti in difesa dell’acqua provenienti dall’Africa, dall’America latina, dall’America del Nord, dall’Asia e dall’Europa ci siamo riuniti in assemblea – 650 persone – a Bruxelles dal 18 al 20 marzo 2007 nella sede del Parlamento Europeo.
Abbiamo deciso, con questa lettera di informare degli impegni da noi presi tutti i Capi di Stato e di Governo del mondo, tutti i Presidenti dei Parlamenti nazionali, del Parlamento Europeo, del Parlamento Panafricano, del Parlatino (America latina) e i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Lo scopo della nostra assemblea è stato quello di prendere insieme degli impegni precisi miranti a concretizzare il diritto umano all’acqua di tutti gli abitanti del pianeta – servizi igienico–sanitari compresi – e a salvaguardare le risorse idriche del pianeta dall’attuale predazione e devastazione, perchè l’acqua è un bene comune patrimoniale inalienabile dell’umanità e fonte essenziale di vita per tutte le specie viventi.
Siamo convinti che non c’è nessuna inevitabilità all’attuale crisi dell’acqua nel mondo e al fatto che 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi non beneficiano di nessun servizio igienico-sanitario.
Non v’è nessuna inevitabilità per quanto riguarda la quantità d’acqua disponibile e la sua qualità. Se l’acqua diventa sempre più rara, e quindi più cara, ciò è dovuto soprattutto alle nostre scelte in materia di utilizzo e di consumo. Se inoltre, diventata rara, l’acqua sarà causa di conflitti e di guerre nei prossimi decenni, la responsabilita’ di ciò ricadra’ direttamente sugli eletti e sui cittadini in particolare dei paesi del Nord del mondo.
La crisi attuale dell’acqua è il risultato delle nostre scelte economiche, tecnologiche e produttive. In realtà è uno scandalo che l’economia mondiale non sia capace di utilizzare parte della ricchezza disponibile per finanziare l’accesso all’acqua potabile e la costruzione di latrine da cui dipende la salute e la speranza di vita di 2,6 miliardi di persone.

Di fronte a questa situazione e prospettive abbiamo assunto i seguenti impegni prioritari:

  • far riconoscere l’accesso all’acqua come diritto umano universale, indivisibile e imprescrittibile in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo (il 10 dicembre 2008) da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Questo impegno è stato assunto dai Ministri presenti all’assemblea rappresentanti del governo italiano e boliviano;
  • contrastare le decisioni dei governi che perseguono l’inserimento dei servizi idrici fra quelli oggetto di negoziati per la loro liberalizzazione nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. L’acqua non è una merce e tanto meno lo sono i servizi idrici;
  • rinforzare il ruolo delle imprese pubbliche dell’acqua facilitandone – attraverso misure di natura finanziaria e incentivi fiscali – la capacità produttiva, l’efficienza e la qualità dei servizi, favorendo la creazione di consorzi e la cooperazione fra loro a livello dei bacini naturali;
  • realizzare una grande mobilitazione in favore di programmi di partenariato Pubblico-Pubblico fra le collettività locali Nord/Sud, Sud/Sud e Nord/Nord. Ciò facendo si eviterà che la cooperazione solidale fondata sull’allocazione di un centesimo di euro al metro cubo non resti una forma di aiuto caritatevole, ma diventi anche una forma di partecipazione ispirata ai principi di una Carta della Solidarieta’ fra cittadini e comunita’ locali;
  • opporsi all’operato dei poteri pubblici che tendono a far dipendere sempre di più il finanziamento degli investimenti in infrastrutture e servizi pubblici da capitali privati in una logica strettamente finanziaria e speculativa. Ci siamo pertanto impegnati a richiedere la creazione di una Commissione d’inchiesta sui Fondi d’Investimento internazionale specializzati nell’acqua, i cui risultati consentiranno di identificare le soluzioni alternative da adottare per assicurare in maniera coerente e sistematica il finanziamento pubblico degli investimenti pubblici nel settore dell’acqua. A questo riguardo, non è vero che si abbia un bisogno di un volume di investimenti così elevato come affermano la Banca Mondiale e le imprese private dei mercati finanziari;
  • rafforzare tutti gli impegni dei “Portatori d’acqua” a livello delle scuole, delle comunità e degli Enti locali, dei singoli cittadini.
In coerenza con questi impegni chiediamo ai destinatari di questa lettera di aderire ai principi sopra menzionati e adottare tutte le misure necessarie per la concretizzazione degli impegni da noi assunti. In particolare chiediamo di:
  • aderire all’iniziativa per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano entro il 10 dicembre 2008 introducendo questo principio nelle Carte Costituzionali dei singoli paesi ai diversi livelli territoriali, e contemporaneamente formalizzare lo Statuto dell’acqua come bene comune pubblico;
  • prendere le disposizioni necessarie affinchè le istituzioni pubbliche non debbano più far ricorso ai mercati di capitale privato per il finanziamento degli investimenti pubblici;
  • istituire come Nazioni Unite un’Agenzia Mondiale dell’Acqua – con poteri di indirizzo e di controllo – a tutela delle capacità autonome delle comunità locali di governare le risorse idriche nell’interesse delle popolazioni, delle generazioni future e degli ecosistemi naturali;
  • assumere, di conseguenza, la diretta responsabilità dei Forum Mondiali dell’Acqua, oggi esercitata in modo non legittimo e ingiustificato da un’organizzazione privata sotto il controllo e l’influenza delle imprese multinazionale dell’acqua che è il Consiglio Mondiale dell’acqua.
Noi non abbiamo nessun diritto di impedire a più di due miliardi di persone, in maggioranza donne e bambini, il diritto a una vita umana e dignitosa. Nè abbiamo il diritto – al solo scopo di perpetuare il nostro potere in termini di ricchezza e di consumo – di alimentare le guerre dell’acqua. Abbiamo invece il dovere di promuovere la partecipazione responsabile e la più diffusa possibile di ogni cittadino al governo dell’acqua ed al suo uso ragionevole e sostenibile. Il pianeta non è un oggetto di consumo predatorio, una merce da sfruttare. Il pianeta è il luogo di vita per tutti i suoi abitanti e del vivere insieme pacifico. L’acqua è pace, e deve essere fonte di futuro condiviso e partecipato.

Bruxelles, 20 marzo 2007

I 650 parlamentari, sindaci, amministratori locali, rappresentanti di imprese pubbliche dell’acqua, esponenti dei sindacati della funzione pubblica e dei movimenti della società civile partecipanti all’Assemblea Mondiale degli Eletti e dei Cittadini per l’Acqua (AMECE).

Acqua, dobbiamo uscire dall’Ato

Fonte




Saronno



La Lega Nord presenta una mozione nel prossimo consiglio comunale di giovedì 30 marzo
«Acqua, dobbiamo uscire dall’Ato»



L'acqua è una risorsa che appartiene alle comunità locali. Non si può togliere agli Enti Locali la proprietà dell'acqua per conferirla obbligatoriamente ad un ente terzo. Questa non è una frase filosofica, ma norma di legge.
Nessuno può obbligare un Comune a conferire a terzi la proprietà delle reti idriche, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali. Sono beni incedibili per legge.
Non si possono dare condizioni alla possibilità di far gestire la propria rete idrica "in house", né costringere un Ente Locale a indire una gara d'appalto per la gestione della rete stessa. Non si può dividere l'erogazione dalla gestione della rete idrica. Sono tutte cose illegittime perché vanno contro la legge nazionale.
L'acqua è gestita bene a livello comunale, quindi perché cambiare? Perché creare un carrozzone burocratico e irresponsabile, in cui i Comuni piccoli non avranno voce in capitolo, mentre i Comuni grandi spadroneggeranno? Fra i Comuni grandi non c'è certo Saronno, che non fa nemmeno parte del bacino idrografico della Provincia di Varese. Quale vantaggio potrebbe avere un gestore unico provinciale ad investire un'ingente quantità di denaro sul nostro piccolo territorio con lo scopo di collegare la nostra rete idrica del bacino idrografico comasco della Lura, con quello varesotto della Valle Olona? In futuro chi potrebbe garantire un'efficienza della nostra rete idrica pari all'attuale, se non il Comune stesso? Se non c'è acqua oggi i cittadini si vanno a lamentare dal Sindaco, che ne è il responsabile diretto. In futuro a chi ci potremo rivolgere? Al numero verde, magari sempre occupato, del consorzio provinciale acque? Chi ci risponderà si sentirà responsabile in prima persona della mancanza d'acqua, tanto quanto un Sindaco che vive in mezzo a noi?
Se la rete idrica viene controllata bene dal livello comunale è ingiusto che venga ceduta la proprietà a livello più elevato. Questo è un principio base del federalismo: si chiama sussidiarietà. Perché quindi voler togliere ai Comuni il diritto di scegliere a chi dare in gestione le proprie risorse idriche? La legge nazionale, da questo punto di vista, è più federalista di quella della Regione Lombardia.
La Regione inoltre non può ledere l'autonomia dei Comuni, costituzionalmente garantita, legiferando sulle loro competenze obbligandoli addirittura a cedere una proprietà incedibile.
La LR18/2006 sui servizi pubblici locali è contraria alla legge nazionale. C'è un ricorso in ballo e svariati pareri sfavorevoli da parte della Corte Costituzionale. Il Consorzio ATO per la gestione della rete idrica, che si basa proprio su questa Legge Regionale, è quindi contrario anch'esso alla legge. Al nostro Comune purtroppo sono state date indicazioni sbagliate: non c'è l'obbligo di conferire la proprietà della rete idrica ad un Consorzio. La proprietà è incedibile per legge. La nostra rete idrica è e rimane patrimonio della nostra comunità che se l'è pagata fino all'ultimo centesimo e guai a chi ce la tocca. La nostra gente, i nostri padri ed i nostri avi hanno investito i propri soldi per darci una rete acque efficiente.
Cederla ad un Consorzio Provinciale avrebbe come conseguenza una de-responsabilizzazione generale nella gestione della nostra rete acque che renderebbe inefficiente l'erogazione dell'acqua in Saronno.
Non possiamo permettere inoltre che un Consorzio decida il prezzo della nostra acqua. L'acqua, il diritto al suo accesso, le modalità con le quali vengono garantiti questi diritti e determinati i suoi costi e a chi sono a carico, è questione nazionale e costituzionale che riguarda l'eguaglianza
dei cittadini.
Nel prossimo consiglio comunale di giovedì 29 marzo, chiederemo di approvare una mozione urgente per rescindere l'adesione al Consorzio ATO. Ci aspettiamo che tutti, a prescindere dal proprio schieramento politico, votino a favore di questa mozione. Ci rivolgiamo soprattutto agli amministratori, che sempre devono avere in mente l'interesse ed il bene pubblico.
Approvare con urgenza la nostra mozione va inoltre nell'interesse dell'intero Consiglio Comunale, oltre che della Città, perché nessuno in futuro potrà sostenere di non aver saputo che la Legge Regionale fosse illegittima e forse anche incostituzionale. Chi dovesse votare contro si prenderà le proprie responsabilità davanti a tutti i cittadini.

L'acqua è pace e futuro condiviso

Fonte



L'acqua è pace e futuro condiviso

Rosario Lembo*, 21 marzo 2007





Laddove la gestione dell'acqua in Italia è stata privatizzata si assiste a continui aumenti della tariffa, diminuzione e precarizzazione del lavoro, riduzione della qualità del servizio, espropriazione dei saperi e del controllo democratico da parte sia degli enti locali che degli stessi cittadini






Riappropriamoci, come cittadini della Giornata Mondiale, attraverso l'assunzione di precisi impegni di responsabilità che consentano di garantire, nel più breve tempo possibile, il diritto ad una vita umana e dignitosa ai più di due miliardi di persone, in maggioranza donne e bambini che ancor oggi, nel 2007, non hanno accesso all'acqua potabile.

Promuovere la partecipazione responsabile e la più diffusa possibile di ogni cittadino al governo dell'acqua e regolamentare un uso ragionevole e sostenibile delle risorse disponibili, costituiscono le modalità con cui concretamente è possibile che l'acqua sia uno strumento di pace e di garanzia di un futuro condiviso e partecipato.

Questa assunzione di responsabilità da parte dei cittadini italiani è alla base delle oltre 100.000 firme finora raccolte a sostegno della Legge di iniziativa popolare sull'acqua, una legge che chiede il riconoscimento dell'acqua come un diritto umano e la ripubblicizzazione dei servizi idrici.
Dal 17 al 25 marzo, il Forum dei Movimenti per l'Acqua, promotore di questa Campagna, ha lanciato una settimana di mobilitazione straordinaria in tutto il Paese.
L'obiettivo è ambizioso: aggiungere altre 100.000 firme a quelle già raccolte nei primi due mesi.

Oggi, mentre le varie Agenzie e gli stessi Governi celebrano la giornata Mondiale, sotto lo slogan "cooping with scarcity" (confrontarsi con la scarsità), l'acqua è considerata un bisogno, una merce da comprare, non un diritto da garantire. Il servizio idrico è diventato così un ramo del business finanziario, e non un servizio pubblico di interesse generale sostenuto da finanziamenti pubblici, né tantomeno l'accesso all'acqua è visto come un diritto da garantire attraverso la fiscalità generale.
Ed ancora, nonostante il programma del Governo Prodi abbia accolto il principio che proprietà e gestione dell'acqua devono restare pubblici, nessun disegno di legge viene avviato per definire il concetto di gestione pubblica e contrastare la normativa vigente in Italia. Normativa - che vale la pena ricordare - considera l'acqua come un bene economico e fa sì che la gestione del servizio idrico possa avvenire attraverso un'unica forma societaria, la società di capitali, che possono essere privati, misti o interamente pubblici.

E' così che la gestione dell'acqua in Italia continua ad essere privatizzata e, laddove è stato fatto, si assiste a continui aumenti della tariffa, diminuzione e precarizzazione del lavoro, riduzione della qualità del servizio, espropriazione dei saperi e del controllo democratico da parte sia degli enti locali che degli stessi cittadini.

E' in questa cultura dominate della mercificazione che risiedono le responsabilità del mancato accesso all'acqua di oltre un miliardo di persone nel mondo e due miliardi e mezzo non hanno adeguati servizi igienico sanitari.

Di questo si sono fatti interpreti dal 18 al 20 marzo, al Parlamento Europeo di Bruxelles si svolta l'Assemblea Mondiale dei Cittadini e degli Eletti per l'Acqua, che ha visto oltre 650 parlamentari, sindaci, amministratori e rappresentanti di imprese pubbliche dell'acqua, esponenti sindacali della funzione pubblica dei tre continenti, sostenere l'obiettivo di dichiarare l'acqua bene comune e diritto umano universale, indirizzando ai capi di Stato e di Governo del mondo, tutti i Presidenti dei Parlamenti ed i membri del Consiglio di sicurezza delle nazioni Unite, una " Lettera sull'Acqua che contiene una serie di concrete proposte di impegni,

Nella lettera - di cui riportiamo alcuni stralci - fra l'altro si legge: "Siamo convinti che non c'è nessuna inevitabilità all'attuale crisi dell'acqua nel mondo e al fatto che 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all'acqua potabile e 2,6 miliardi non beneficiano di nessun servizio igienico-sanitario.

Di fronte a questa situazione sono stati assunti i seguenti impegni prioritari:
• far riconoscere l'accesso all'acqua come diritto umano universale, in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo (il 10 dicembre 2008) da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Questo impegno è stato assunto dai Ministri presenti all'assemblea rappresentanti del governo italiano e boliviano;
• contrastare le decisioni dei governi che perseguono l'inserimento dei servizi idrici fra quelli oggetto di negoziati per la loro liberalizzazione nell'ambito dell'Organizzazione Mondiale del Commercio.
• rinforzare il ruolo delle imprese pubbliche dell'acqua favorendo la creazione di consorzi e la cooperazione fra loro a livello dei bacini naturali;
• realizzare una grande mobilitazione in favore di programmi di partenariato Pubblico-Pubblico fra le collettività locali Nord/Sud, Sud/Sud e Nord/Nord;
• opporsi all'operato dei poteri pubblici che tendono a far dipendere sempre di più il finanziamento degli investimenti in infrastrutture e servizi pubblici da capitali privati in una logica strettamente finanziaria e speculativa. Ci siamo pertanto impegnati a richiedere la creazione di una Commissione d'inchiesta sui Fondi d'Investimento internazionale specializzati nell'acqua (...);
• rafforzare tutti gli impegni dei "Portatori d'acqua" a livello delle scuole, delle comunità e degli Enti locali, dei singoli cittadini.

In particolare i partecipanti all'AMECE richiedono ai tutti i Capi di Stato e di Governo del mondo, tutti i Presidenti dei Parlamenti nazionali, del Parlamento Europeo, del Parlamento Panafricano, del Parlatino (America latina) di:
• aderire all'iniziativa per il riconoscimento dell'acqua come diritto umano introducendo questo principio nelle Carte Costituzionali dei singoli paesi ai diversi livelli territoriali, e contemporaneamente formalizzare lo Statuto dell'acqua come bene comune pubblico;
• prendere le disposizioni necessarie affinchè le istituzioni pubbliche non debbano più far ricorso ai mercati di capitale privato per il finanziamento degli investimenti pubblici;
• istituire come Nazioni Unite un'Agenzia Mondiale dell'Acqua a tutela delle capacità autonome delle comunità locali di governare le risorse idriche nell'interesse delle popolazioni, delle generazioni future e degli ecosistemi naturali;
• assumere, di conseguenza, la diretta responsabilità dei Forum Mondiali dell'Acqua, oggi esercitata in modo non legittimo e ingiustificato da un'organizzazione privata sotto il controllo e l'influenza delle imprese multinazionale dell'acqua che è il Consiglio Mondiale dell'acqua.

Noi non abbiamo nessun diritto di impedire a più di due miliardi di persone, in maggioranza donne e bambini, il diritto a una vita umana e dignitosa. L'acqua è pace, e deve essere fonte di futuro condiviso e partecipato.

*Segretario generale del Comitato italiano per il contratto Mondiale sull'acqua

Schizzi d'acqua. L'acqua

Fonte



Il progetto organizzato da Amref per sensibilizzare l'Occidente. Da Bucchi a Staino
agli africani Zekid e Kalla. La campagna dell'arte in difesa dell'oro blu
Gli "Schizzi d'acqua" sono d'autore
venti disegnatori contro gli sprechi




ROMA - Alcuni sostengono che in futuro le guerre si faranno per l'acqua dolce. Per il controllo dell'oro blu, l'elemento alla base e basilare per la vita. Un futuro che sembra farsi sempre più imminente. Anzi: in Africa deve essere già presente, visto che l'acqua è gia contesa in alcune zone del continente. E comunque lì, dappertutto, ce n'è sempre troppo poca. Troppo poca perché tutti siano dissetati a sufficienza. O basti per irrigare i campi e quindi sfamare tutti. Amref ha organizzato una campagna per cercare di riaffermarne l'immenso valore.
L'iniziativa, intitolata "Schizzi d'acqua. L'acqua come non l'avete mai vista", persegue un duplice scopo: da un lato sensibilizzare i paesi ricchi sul problema dello spreco delle risorse idriche, invitandoli a limitarsi il prima possibile. Contemporaneamente sarà organizzata una raccolta di fondi per realizzare un progetto concreto per garantire acqua, e quindi salute, a 30mila bambini nel nord dell'Uganda. Con le proiezioni sempre più allarmanti sugli effetti del riscaldamento terrestre, il ciclo dell'acqua - per natura globale e interdipendente - diventa automaticamentne il filo conduttore che collega la nostra abbondanza alla penuria idrica africana.
Le vignette saranno pubblicate anche sul sito di Amref - www.amref.it - da dove si potrà aderire all'iniziativa con una donazione che farà salire il livello di acqua di una grande cisterna simbolica. I lavori sono stati realizzati per l'occasione da una ventina di disegnatori italiani e africani che hanno dato vita ad una mostra itinerante. Gli autori africani provengono da diverse nazioni del continente, e il loro background, il loro tratto, i loro contenuti sono contraddistinti dalla complessa situazione socio-politica che caratterizza il paese di origine: Abdool Kalla, Achou, Alain Mushabah, Almo The Best dal Cameroon, Hamidou Zoetaba, Patrick Gathara, Stephane Tcheukam, Tayo Fatunla e Wily Zekid dal Congo.
Gli autori italiani che hanno aderito all'iniziativa sono Massimo Bucchi, Stefano Disegni,Francesco Fagnani, Emilio Giannelli, Riccardo Manelli, Beppe Mora, Roberto Perini, Alberto Rebori, Pier Maria Romani, Giuliano Rossetti e Sergio Staino.

(20 marzo 2007)