
ACQUA PUBBLICA A MILANO
l'acqua rimarrà pubblica
Sospesa la clausola del Piano d'ambito
che prevedeva l'ingresso di un parnter privato
Una riconferma dunque della scelta di ''una gestione pubblica orientata -si sottolinea in una nota- oltre che alla qualita' e sicurezza delle prestazioni, anche alla razionalizzazione degli sprechi e al contenimento dei costi, indispensabili per una programmazione di politiche basate sul risparmio idrico e in grado di contribuire alla prevenzione dei dannosi effetti provocati della siccita'. Gestione pubblica, ma con regole del mercato. ''Guai a pensare - conclude, infatti, Brembilla - che la gestione pubblica di un servizio essenziale come quello dell'acqua non deve pero' rispondere alle regole imprenditoriali e di produttivita' basate su tariffe equilibrate fra entrate e costi e su consumi costanti o, meglio, in diminuzione. Oltre ad essere ambientalmente virtuoso, questo consentira' ai gestori di compensare con una maggior produttivita' le minori entrate dovute alla diminuzione dei consumi. Dimostrando, cosi', come il rispetto dell'ambiente possa anche creare valore economico''.
DisarmiAMO la Pace

MARCIA PER LA PACE
RICONVERTIRE - DISARMARE
SMILITARIZZARE I TERRITORI
ore 12.00 presidio all'aereoporto di Cameri (NO)
NO AI CACCIABOMBARDIERI F35
anche a Cameri gli investimenti pubblici siano usati per produzioni di
vita e non di morte
ORE 15.30 CONCENTRAMENTO MARCIA
COMANDO CORPO DI ARMATA DI REAZIONE RAPIDA DELLA NATO
SOLBIATE OLONA - VIA PER BUSTO ARSIZIO
(500 metri dall'uscita di Busto Arsizio autostrada MI-VA)
ORE 18.00 ARRIVO PRESSO PARCO AVIS-AIDO
PZ. GRAMSCI - FAGNANO OLONA
interventi di Vittorio Agnoletto, don Andrea Gallo, Fabio Corazzina,
comitati di Cameri "NO F35" e Vicenza "No dal Molin"
concerto con HIERBAMALA e Walceresio Roots Ensemble (fino alle ore 23.00)
- è previsto un servizio di pullmini per il ritorno a Sobiate Olona -
Al parco sarà possibile mangiare panini, dissetarsi al chioschetto,
visitare stand...
(venerdì 11 volantineremo ai lavoratori delle industrie belliche AgustaWestland e Aermacchi)
NON SI PUO' OPPORSI ALLE GUERRE
SENZA GUARDARE AL LUOGO IN CUI SI VIVE
guerra.
Sulla sponda piemontese del Ticino, l'aeroporto militare di Cameri è destinato all'assemblaggio degli F35, cacciabombardieri potenzialmente anche di testate nucleari: il progetto USA (Lockheed Martin Corporetion) è sostenuto dall'Italia con ingenti finanziamenti
pubblici, a cui si aggiungerebbero gli altissimi costi per l'acquisto di un centinaio di veivoli.
DisarmiAMO la PACE è una rete di associazioni, gruppi, sindacati e singole persone che vogliono evidenziare e contrastare la complicità del territorio che abitiamo alla guerra, proporre possibili soluzioni alternative che promuovano la pace, evitare un'assuefazione alla
guerra, svelando che essa non è un evento naturale inevitabile, ma che sono scelte economiche e politiche a prepararla e a condurla.
Il 20 maggio 2006 abbiamo promosso una Marcia per la Pace partecipata e colorata che ha unito persone con storie differenti, creando relazioni e legami fra associazioni pacifiste, costruendo rete fra esperienze diverse. Una marcia che anche quest'anno rifaremo, con lo stesso spirito.
DISARMIAMO LA PACE, RICONVERTIAMO I TERRITORI - Alex Zanotelli
DISARMIAMO LA PACE,
RICONVERTIAMO I TERRITORI
ore 16.00 presso l'oratorio
Stanislao a Fagnano Olona
in preparazione della
marcia della pace del 12 maggio
Acqua per tutti
ATTAC
Traduzione a cura di Cinzia Vidali
In futuro, il riscaldamento climatico non farà che aggravare la situazione.
Non tutti i continenti soffrono alla stessa maniera. In effetti, il 60% degli abitanti del pianeta vive in Asia, che possiede soltanto un terzo delle riserve d’acqua, mentre l’America del sud dispone di un quarto delle riserve mondiali, pur avendo soltanto il 6% della popolazione globale. I Paesi ricchi se la cavano meglio di tutti. Anche se sono costituiti da regioni aride, essi possono ricorrere al dissalaggio e al riciclaggio dell’acqua, soluzioni troppo costose per i paesi più esposti alla penuria.
Sprechi e inquinamento aggravano il fenomeno. L’agricoltura assorbe il 70% dell’acqua dolce consumata sul pianeta. Una percentuale compresa tra il 20 e il 60% dell’acqua destinata all’irrigazione evapora prima di giungere a destinazione. E occorrono tra i 1000 e i 2000 litri d’acqua per produrre un chilo di frumento (tra i 13000 e i 15000 litri per ottenere un chilo di carne di manzo).
È necessario fare economia. Inoltre bisogna fare qualcosa contro l’inquinamento d’origine agricola, che costituisce una grave minaccia per le risorse idriche.
Spesso ruscelli e fiumi servono come fogne e scarichi. Evacuare le acque usate e sottoporle a trattamento prima di reimmetterle nell’ambiente è necessario al fine di proteggere la salute delle popolazioni e preservare una duratura fonte d’acqua potabile. Sfortunatamente, la percentuale di acque trattate oggi si aggira sul 10% scarso in Africa, sul 14% in America latina e sul 25% in Asia. Contro il 66% dell’Europa e il 90% dell’America del Nord.
Costruire delle reti idriche e dei depuratori richiede mezzi, ma soprattutto una volontà politica. Alcuni Stati sono pi’ avanzati in tal senso. In Cina e in India, le popolazioni oggi sono servite meglio di quanto non lo fossero un tempo. In compenso, in Africa la gestione centralizzata dell’acqua, la debolezza delle strutture amministrative e la corruzione frenano qualunque progresso. Questi ostacoli non favoriscono la collaborazione tra le autorità publiche e le imprese private, che in un tale contesto sono restie ad investire.
La cosa peggiore sarebbe darsi per vinti. È quello che ha detto giovedì Jacques Diouf, il direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) : "In quanto comunità mondiale, noi abbiamo i mezzi per migliorare grandemente la gestione delle nostre risorse idriche." Se le "giornate mondiali" come quella dell’acqua hanno un pregio, è proprio quello di ricordare che - in questo campo come in altri - la fatalità non esiste.
Acqua: i sindaci chiedono la collaborazione dei cittadini
sotto controllo quasi ovunque, ma l'attenzione resta altissima
la collaborazione dei cittadini
Provincia - L'allarme siccità non coglie certo di sorpresa i sindaci del Tradatese che già da mesi guardano con crescente preoccupazione alla pressoché totale assenza di pioggia. La situazione della zona, al momento, segnala pochi casi di crisi, ma anche chi ancora non ha problemi sa che il rischio dei rubinetti asciutti è dietro l'angolo e sta facendo opera di sensibilizzazione sulla cittadinanza perché si abitui a considerare l'acqua una risorsa preziosa e non più illimitata.
Nessun problema per il momento a Vedano Olona, la cui felice posizione, in un'area ricca d'acqua, permette di guardare con un certo ottimismo anche all'imminente estate: «Per il momento la situazione è tranquilla e non ci sono restrizioni - dice il sindaco Giovanni Barbesino - Lo stato dei pozzi è continuamente monitorato ma non ci sono diminuzioni significative; stiamo comunque facendo una campagna di informazione per un uso attento dell'acqua, invitando i cittadini ad evitare sprechi».
Anche a Castiglione Olona, dove a gestire l'acquedotto è la Castiglione Olona Servizi, al momento non c'è allarme: «L'ultimo rapporto della Cos conferma che non ci sono problemi e che gli investimenti fatti per l'ammodernamento della rete stanno dando i risultati previsti - spiega il sindaco Giuseppe Battaini - l'erogazione dei pozzi è continua e il livello delle falde buono. Con la Cos ci siamo attrezzati anche per affrontare eventuali emergenze, con un bypass sull'acquedotto provinciale di Sogeiva e con l'acquisto di pompe di emergenza. Contemporaneamente, però, si sta facendo un lavoro di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini».
La situazione più critica è sicuramente quella di Venegono Superiore, dove l'Amministrazione cittadina, a fronte di un preoccupante abbassamento delle falde, si sta preparando ad un'erogazione controllata dell'acqua, in modo da garantire il servizio nelle ore di maggior richiesta e consentire nel contempo il riempimento dei bacini. che sta creando preoccupazione negli amministratori cittadini. Da qualche giorno si registrano a tratti difficoltà nell'erogazione dell'acqua in alcune zone del paese (in particolare in quelle alte) o ai piani superiori delle abitazioni, dove l'acqua non arriva perché non c'è pressione sufficiente.
Anche il sindaco di Venegono Inferiore, Pier Luigi Oblatore, segnala un preoccupante abbassamento delle falde: «Le nostre falde effettivamente sono scese parecchio, circa 3 metri: da giovedì saremo costretti ad abbassare la pompa di 6 metri, ma questo non è un problema, perché peschiamo a 60 metri di profondità ma i pozzi arrivano fino a 180 metri». I tre pozzi che danno acqua al paese stanno comunque funzionanando bene e non sono in previsione restrizioni o ordinanze. Anzi, Venegono Inferiore ha ripreso ad erogare circa 5 litri al secondo all'acquedotto di Tradate, erogazione che era stata interrotta nei giorni scorsi «ma - spiega il sindaco - solo per poter soccorrere Lonate Ceppino che aveva avuto un problema alle pompe». Anche a Venegono è in distribuzione un volantino per invitare i cittadini a usare l'acqua con parsimonia.
La situazione del Tradatese, dunque, per il momento non è particolarmente allarmante, ma l'attenzione degli amministratori resta altissima e la collaborazione di tutti i cittadini indispensabile.
Si abbassano le falde: acqua garantita solo nei momenti di punta
Mentre si avvertono le prime difficoltà dell'acquedotto,
l'Amministrazione si prepara a razionare l'erogazione
per garantire il riempimento dei pozzi
acqua garantita solo nei momenti di punta
«Non nascondo che siamo preoccupati - dice l'assessore ai Lavori pubblici Giancarlo Poletto - Per ora l'acqua c'è, ma le falde sono basse e dobbiamo preoccuparci già ora di gestire oculatamente le risorse che abbiamo, per non trovarci in difficoltà qualora dovesse perdurare questa situazione di tempo asciutto».
La soluzione che sarà adottata a partire dai prossimi giorni è quella di una razionalizzazione nell'erogazione dell'acqua: «Stiamo preparando un'informativa per tutti i cittadini - dice Poletto - per spiegare che garantiremo l'acqua a tutti, ma solo in alcune fasce orarie, al mattino, nella fascia del mezzogiorno e alla sera. Fuori da questi orari di punta, in cui l'acqua è assolutamente necessaria, chiuderemo l'erogazione per dare modo ai pozzi di riempirsi». Una soluzione che non troverà tutti d'accordo, ma che - spiega l'assessore - è indispensabile per prevenire crisi improvvise.
Intanto si cercano nuove fonti di approvvigionamento: «Stiamo cercando nuovi pozzi, a maggio inizierà una trivellazione in una località dove si incrociano due falde; speriamo dia esito positivo, perché già l'anno scorso si fece un tentativo per trovare un nuovo pozzo, i sondaggi del terreno davano indicazioni positive, ma alla fine l'acqua era poca e il nuovo pozzo non si potè utilizzare».
Aspettando il nuovo pozzo gli amministratori venegonesi lanciano un appello a tutti i cittadini: l'acqua va consumata con criterio, grande attenzione e senso civico. E' necessario evitare ogni spreco e ogni uso non indispensabile di quella che sta diventando una risorsa sempre più scarsa e preziosa.
...TRA I POPOLI DI QUESTA TERRA...
La rivoluzione dell'Acqua
fa ripartire la democrazia
dalle comunità più piccole e lontane
di Marco Bersani
Siamo all’interno della provincia di Pesaro, al confine con quella di Rimini, ed è una splendida giornata di sole. Più di quattrocento persone -su duemila abitanti tutti compresi!- gremiscono la sala e la piazza esterna, dove i clacson dei trattori sottolineeranno l’approvazione ai passaggi più condivisi degli intervenuti. I paesi sono pieni di manifesti -fatti stampare dai Comuni- di sostegno alla campagna di raccolta firme per la legge di iniziativa popolare dell’acqua; il logo è
ovunque ed ogni trattore ha un suo manifesto personalizzato (quella del papà della mia piccola amica dice “Quando privatizzerete anche l’aria?).
I tre Comuni dell’alto pesarese sono ribelli da tempo. Per contrastare la privatizzazione - l’Ato provinciale vorrebbe affidare la gestione ad una società che dovrebbe nascere dalla fusione delle due esistenti, una a totale capitale pubblico, l’altra nel cui capitale sociale è presente la multinazionale bolognese Hera- questi Comuni hanno rifiutato anche l’adesione all’ATO e sono stati commissariati.
Non sembrano preoccuparsene più di tanto. “Siamo i custodi della montagna, dei suoi boschi e della sua acqua” ripetono più volte. “Questa acqua non appartiene neppure a noi, come potrebbe essere data ai privati?”. Applaudono i bambini della scuola elementare che cominciano a impararlo, applaudono gli anziani che lo hanno sempre saputo. “Abbiamo deciso la gestione in economia e quando lo abbiamo detto all’Ato hanno detto che siamo talebani, ma i talebani sono quelli che continuano a volere la privatizzazione dell’acqua” dice il vice-Sindaco di Montecupiolo. Dopo due mandati da Sindaco, alle ultime elezioni non ha potuto ricandidarsi e gli è succeduto il suo storico compagno di lotte.
Che a tavola mi racconta : “Quando ho vinto le elezioni, la prima visita che ho ricevuto è stata quella dei dirigenti bolognesi di Hera. Mi hanno detto che siccome il Sindaco non era più quello precedente, forse si poteva cominciare a ragionare. Allora gli ho presentato il vice-Sindaco. La riunione si è chiusa lì”.
L’assemblea continua. Un anziano dice : “Anche gli animali di montagna hanno bisogno dell’acqua. Non possono mica andare a bere alla diga o dalle bottiglie del supermercato”. Un altro è lapidario “Non devono vergognarsi, devono arcivergognarsi!”.
Non sono più i tempi in cui chi vive sulla montagna non sa cosa succede fuori. Ed eccone un altro : “Ho letto che vorrebbero fare un partito democratico. Ma quando renderanno democratiche le istituzioni?”. E ancora :”Sono venuti quelli dell’Ato, ci hanno detto che la gestione pubblico-privato è efficiente, permette gli investimenti. Gli abbiamo detto che la nostra gestione è efficiente e la tariffa molto bassa.
Hanno insistito. Gli abbiamo detto : se vi diciamo che non abbiamo il problema, perché continuate a cercare di convincerci di averlo?”. La sala applaude. Una comunità intera che fa del riconoscimento dei beni comuni il proprio elemento fondativo. E che se anche sfiora qualche eccesso di localismo, subito si riprende. Come dimostra il fatto che hanno voluto il mio intervento per collegarsi alla campagna nazionale.
Come dichiara il vice-Sindaco di Montecupiolo : “ Nei nostri Comuni ci sono 1070 elettori. A Bersani promettiamo che raccoglieremo 1070 firme per la legge d’iniziativa popolare!”
I Consiglieri Comunali si alzano in piedi e applaudono la gente “Perché riconosciamo che siete più avanti di noi”. Poi arriva l’atto formale della deliberazione. Si approva la difesa dell’acqua, l’inserimento negli statuti comunali dell’acqua come diritto umano, l’adesione alla legge d’iniziativa popolare”.
Riparto per Ancona, dove si terrà la riunione regionale dei Comitati per l’acqua. Penso che un giorno Hera tornerà ad essere tempo imperfetto del verbo essere. Sono contento.
Venegono Superiore - FIRME PER L’ACQUA «PUBBLICA»
FIRME PER L’ACQUA «PUBBLICA»
Un banchetto, materiale informativo e addetti preparati a rispondere alle curiosità dei cittadini al motto di «acqua pubblica ci metto la firma!». A Venegono ha infatti preso il via la scorsa settimana la raccolta di firme a favore della legge d'iniziativa popolare. Il progetto, attivo a livello nazionale ha interessato anche il territorio venegonese, sul quale sono stati presenti, nei giorni di sabato 24 e domenica 25, rispettivamente presso gli uffici postali e la chiesa San Giorgio, dei banchetti dove poter partecipare all'iniziativa ponendo la propria firma su degli appositi moduli. Alla base dell'iniziativa, l'intento di informare i cittadini del valore dell'acqua e dell'importanza di poterne usufruire liberamente, scongiurando l'avvento della privatizzazione, ormai da molti mesi fonte di accesi dibattiti. Oltre 100mila le firme raccolte nella sola settimana dell'acqua in tutta Italia, e un buon numero anche in territorio venegonese, denotando un forte interesse ed impegno da parte dei cittadini al mantenimento degli acquedotti pubblici. E' importante però ricordare ai Venegonesi che queste azioni non sono direttamente rivolte all'Amministrazione comunale, ma bensì volte ad apportare modifiche in aree di più ampio respiro, che però, naturalmente, coninvologno in prima persona anche la nostra cittadina. La raccolta di firme continuerà in tutta Italia fino al 13 luglio, mentre a Venegono sarà ancora possibile sostenere l'iniziativa in prima persona, sabato 31 presso il supermercato Eurospin e domenica 1° aprile presso la chiesa parrocchiale San Giorgio.
Un'Idrea che fa acqua. Mobilitazione anti Rocchetta
Un'Idrea che fa acqua.
Mobilitazione anti Rocchetta in Umbria
Laura Ciarmela
Un fiume importantissimo considerando che dalle sue sorgenti si dipartono ben tre acquedotti pubblici: due per i comuni sopra indicati e uno per alcuni comuni marchigiani tra cui Fabriano.
Un fiume così importante che i suoi abitanti hanno deciso di difenderlo da un'eccessivo sfruttamento nel 1990, anno in cui i comuni di Nocera e di Gualdo hanno firmato un Protocollo d'intesa in cui si stabiliva che il prelievo d'acqua [a scopo idropotabile e senza emungimento artificiale] dovesse arrivare al massimo a 28 litri al secondo, 20 per Nocera e 8 per Gualdo.
Tutti d'accordo quindi e il fiume Fergia al riparo dal pericolo. Fino al 2003.
Nel 2003 infatti la società Rocchetta, quella di Cristina Chiabbotto e Alex Del Piero per capirci, ha richiesto alla Regione Umbria un permesso di ricerca sulle acque locali. Permesso accordato a patto che gli scavi necessari non andassero a toccare le sorgenti del fiume.
E qui torniamo al punto di partenza, perchè la costruzione di ben tre pozzi e in particolare del terzo, ormai conosciuto con il nome di pozzo Corcia, hanno portato a un inquinamento talmente evidente da richiedere nuovemente la mobilitazione della popolazione locale oltre che dei due comitati, quello del Rio Fergia appunto e del Comitato umbro per la promozione della legge d'iniziativa popolare sulla ripubblicizzazione dell'acqua.
Il Pozzo di Corcia è stato scavato a una profondità di 180 metri sotto le falde del Rio Fergia, provocando una perdita d'acqua elevatissima oltre che un cambiamento qualitativo dell'acqua presente nel bacino. Nell'acqua è infatti oggi presente una quantità di zolfo che a lungo andare la renderà inutilizzabile.
Nonostante la relazione presentata dall'Arpa [] che indicava chiaramente nel Pozzo 3 la causa di tale inquinamento e quindi la necessità di interrompere le concessioni di utilizzo dell'acqua del Fergia, la Regione Umbria e il Comune di Gualdo Tadino hanno continuato ad eseguire una serie di atti diretti a concedere il prelievo dell'acqua alla Rocchetta, attraverso una società «fantasma», ma che secondo molti è ad essa legata: Idrea Spa.
Nel 2005 la giunta regionale ha dato l'assenso al futuro rilascio di nuova concessione di acqua minerale a favore della Rocchetta per 20 litri al secondo e nel 2006 la stessa giunta regionale ha stabilito che gli 8 litri al secondo di acqua destinata alle utenze domestiche del comune di Gualdo Tadino dovessero essere prelevati dalla Idrea e che i cittadini, cosa ancora più grave, sarebbero stati riforniti con la costruzione di un nuovo acquedotto costruito a spese pubbliche.
Successivamente anche un equipe guidata dal professor Tulipano dell'Area di Geologia applicata della facoltà di Ingegneria della Sapienza di Roma ha presentato una relazione sull'impatto idrogeologico, che non faceva che confermare e avvalorare le tesi dello studio presentato dall'Arpa.
Nonostante questa ulteriore conferma e la completa opposizione delle giunte comunale di Nocera umbra, Foligno e di Perugia, il comune di Gualdo Tadino continua a dirsi favorevole alla richiesta di sfruttamento da parte di Idrea. Secondo Sauro Vitali, presidente del Comitato Rio Fergia, il problema della valle compresa tra Gualdo Tadino e Nocera Umbra «non può che interessare tutti i comuni linitrofi perchè destinata ad estendersi a macchia d'acqua...».
Intanto, in gennaio è stato presentato un ricorso straordinario al presidente della Repubblica il cui esito sarà reso noto entro la fine di marzo. In caso di parere negativo i comitati si sono già detti pronti a lottare ancora ricorrendo al Tar.
Per questo, nonostante il freddo, ha avuto una grandissima partecipazione la manifestazione che si è svolta il 24 marzo nella frazione di Boschetto, località vicina al fiume Rio Fergia. Di seguito un breve racconto dalle manifestazione, scritto da Michel Druin, accompagnato da alcune fotografie.
LETTERA SULL’ACQUA
LETTERA SULL’ACQUA
Abbiamo deciso, con questa lettera di informare degli impegni da noi presi tutti i Capi di Stato e di Governo del mondo, tutti i Presidenti dei Parlamenti nazionali, del Parlamento Europeo, del Parlamento Panafricano, del Parlatino (America latina) e i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Lo scopo della nostra assemblea è stato quello di prendere insieme degli impegni precisi miranti a concretizzare il diritto umano all’acqua di tutti gli abitanti del pianeta – servizi igienico–sanitari compresi – e a salvaguardare le risorse idriche del pianeta dall’attuale predazione e devastazione, perchè l’acqua è un bene comune patrimoniale inalienabile dell’umanità e fonte essenziale di vita per tutte le specie viventi.
Siamo convinti che non c’è nessuna inevitabilità all’attuale crisi dell’acqua nel mondo e al fatto che 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi non beneficiano di nessun servizio igienico-sanitario.
Non v’è nessuna inevitabilità per quanto riguarda la quantità d’acqua disponibile e la sua qualità. Se l’acqua diventa sempre più rara, e quindi più cara, ciò è dovuto soprattutto alle nostre scelte in materia di utilizzo e di consumo. Se inoltre, diventata rara, l’acqua sarà causa di conflitti e di guerre nei prossimi decenni, la responsabilita’ di ciò ricadra’ direttamente sugli eletti e sui cittadini in particolare dei paesi del Nord del mondo.
La crisi attuale dell’acqua è il risultato delle nostre scelte economiche, tecnologiche e produttive. In realtà è uno scandalo che l’economia mondiale non sia capace di utilizzare parte della ricchezza disponibile per finanziare l’accesso all’acqua potabile e la costruzione di latrine da cui dipende la salute e la speranza di vita di 2,6 miliardi di persone.
Di fronte a questa situazione e prospettive abbiamo assunto i seguenti impegni prioritari:
- far riconoscere l’accesso all’acqua come diritto umano universale, indivisibile e imprescrittibile in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo (il 10 dicembre 2008) da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Questo impegno è stato assunto dai Ministri presenti all’assemblea rappresentanti del governo italiano e boliviano;
- contrastare le decisioni dei governi che perseguono l’inserimento dei servizi idrici fra quelli oggetto di negoziati per la loro liberalizzazione nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. L’acqua non è una merce e tanto meno lo sono i servizi idrici;
- rinforzare il ruolo delle imprese pubbliche dell’acqua facilitandone – attraverso misure di natura finanziaria e incentivi fiscali – la capacità produttiva, l’efficienza e la qualità dei servizi, favorendo la creazione di consorzi e la cooperazione fra loro a livello dei bacini naturali;
- realizzare una grande mobilitazione in favore di programmi di partenariato Pubblico-Pubblico fra le collettività locali Nord/Sud, Sud/Sud e Nord/Nord. Ciò facendo si eviterà che la cooperazione solidale fondata sull’allocazione di un centesimo di euro al metro cubo non resti una forma di aiuto caritatevole, ma diventi anche una forma di partecipazione ispirata ai principi di una Carta della Solidarieta’ fra cittadini e comunita’ locali;
- opporsi all’operato dei poteri pubblici che tendono a far dipendere sempre di più il finanziamento degli investimenti in infrastrutture e servizi pubblici da capitali privati in una logica strettamente finanziaria e speculativa. Ci siamo pertanto impegnati a richiedere la creazione di una Commissione d’inchiesta sui Fondi d’Investimento internazionale specializzati nell’acqua, i cui risultati consentiranno di identificare le soluzioni alternative da adottare per assicurare in maniera coerente e sistematica il finanziamento pubblico degli investimenti pubblici nel settore dell’acqua. A questo riguardo, non è vero che si abbia un bisogno di un volume di investimenti così elevato come affermano la Banca Mondiale e le imprese private dei mercati finanziari;
- rafforzare tutti gli impegni dei “Portatori d’acqua” a livello delle scuole, delle comunità e degli Enti locali, dei singoli cittadini.
- aderire all’iniziativa per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano entro il 10 dicembre 2008 introducendo questo principio nelle Carte Costituzionali dei singoli paesi ai diversi livelli territoriali, e contemporaneamente formalizzare lo Statuto dell’acqua come bene comune pubblico;
- prendere le disposizioni necessarie affinchè le istituzioni pubbliche non debbano più far ricorso ai mercati di capitale privato per il finanziamento degli investimenti pubblici;
- istituire come Nazioni Unite un’Agenzia Mondiale dell’Acqua – con poteri di indirizzo e di controllo – a tutela delle capacità autonome delle comunità locali di governare le risorse idriche nell’interesse delle popolazioni, delle generazioni future e degli ecosistemi naturali;
- assumere, di conseguenza, la diretta responsabilità dei Forum Mondiali dell’Acqua, oggi esercitata in modo non legittimo e ingiustificato da un’organizzazione privata sotto il controllo e l’influenza delle imprese multinazionale dell’acqua che è il Consiglio Mondiale dell’acqua.
Bruxelles, 20 marzo 2007
I 650 parlamentari, sindaci, amministratori locali, rappresentanti di imprese pubbliche dell’acqua, esponenti dei sindacati della funzione pubblica e dei movimenti della società civile partecipanti all’Assemblea Mondiale degli Eletti e dei Cittadini per l’Acqua (AMECE).
Acqua, dobbiamo uscire dall’Ato
Saronno
Nessuno può obbligare un Comune a conferire a terzi la proprietà delle reti idriche, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali. Sono beni incedibili per legge.
Non si possono dare condizioni alla possibilità di far gestire la propria rete idrica "in house", né costringere un Ente Locale a indire una gara d'appalto per la gestione della rete stessa. Non si può dividere l'erogazione dalla gestione della rete idrica. Sono tutte cose illegittime perché vanno contro la legge nazionale.
L'acqua è gestita bene a livello comunale, quindi perché cambiare? Perché creare un carrozzone burocratico e irresponsabile, in cui i Comuni piccoli non avranno voce in capitolo, mentre i Comuni grandi spadroneggeranno? Fra i Comuni grandi non c'è certo Saronno, che non fa nemmeno parte del bacino idrografico della Provincia di Varese. Quale vantaggio potrebbe avere un gestore unico provinciale ad investire un'ingente quantità di denaro sul nostro piccolo territorio con lo scopo di collegare la nostra rete idrica del bacino idrografico comasco della Lura, con quello varesotto della Valle Olona? In futuro chi potrebbe garantire un'efficienza della nostra rete idrica pari all'attuale, se non il Comune stesso? Se non c'è acqua oggi i cittadini si vanno a lamentare dal Sindaco, che ne è il responsabile diretto. In futuro a chi ci potremo rivolgere? Al numero verde, magari sempre occupato, del consorzio provinciale acque? Chi ci risponderà si sentirà responsabile in prima persona della mancanza d'acqua, tanto quanto un Sindaco che vive in mezzo a noi?
Se la rete idrica viene controllata bene dal livello comunale è ingiusto che venga ceduta la proprietà a livello più elevato. Questo è un principio base del federalismo: si chiama sussidiarietà. Perché quindi voler togliere ai Comuni il diritto di scegliere a chi dare in gestione le proprie risorse idriche? La legge nazionale, da questo punto di vista, è più federalista di quella della Regione Lombardia.
La Regione inoltre non può ledere l'autonomia dei Comuni, costituzionalmente garantita, legiferando sulle loro competenze obbligandoli addirittura a cedere una proprietà incedibile.
La LR18/2006 sui servizi pubblici locali è contraria alla legge nazionale. C'è un ricorso in ballo e svariati pareri sfavorevoli da parte della Corte Costituzionale. Il Consorzio ATO per la gestione della rete idrica, che si basa proprio su questa Legge Regionale, è quindi contrario anch'esso alla legge. Al nostro Comune purtroppo sono state date indicazioni sbagliate: non c'è l'obbligo di conferire la proprietà della rete idrica ad un Consorzio. La proprietà è incedibile per legge. La nostra rete idrica è e rimane patrimonio della nostra comunità che se l'è pagata fino all'ultimo centesimo e guai a chi ce la tocca. La nostra gente, i nostri padri ed i nostri avi hanno investito i propri soldi per darci una rete acque efficiente.
Cederla ad un Consorzio Provinciale avrebbe come conseguenza una de-responsabilizzazione generale nella gestione della nostra rete acque che renderebbe inefficiente l'erogazione dell'acqua in Saronno.
Non possiamo permettere inoltre che un Consorzio decida il prezzo della nostra acqua. L'acqua, il diritto al suo accesso, le modalità con le quali vengono garantiti questi diritti e determinati i suoi costi e a chi sono a carico, è questione nazionale e costituzionale che riguarda l'eguaglianza
dei cittadini.
Nel prossimo consiglio comunale di giovedì 29 marzo, chiederemo di approvare una mozione urgente per rescindere l'adesione al Consorzio ATO. Ci aspettiamo che tutti, a prescindere dal proprio schieramento politico, votino a favore di questa mozione. Ci rivolgiamo soprattutto agli amministratori, che sempre devono avere in mente l'interesse ed il bene pubblico.
Approvare con urgenza la nostra mozione va inoltre nell'interesse dell'intero Consiglio Comunale, oltre che della Città, perché nessuno in futuro potrà sostenere di non aver saputo che la Legge Regionale fosse illegittima e forse anche incostituzionale. Chi dovesse votare contro si prenderà le proprie responsabilità davanti a tutti i cittadini.
L'acqua è pace e futuro condiviso
L'acqua è pace e futuro condiviso
Laddove la gestione dell'acqua in Italia è stata privatizzata si assiste a continui aumenti della tariffa, diminuzione e precarizzazione del lavoro, riduzione della qualità del servizio, espropriazione dei saperi e del controllo democratico da parte sia degli enti locali che degli stessi cittadini
Riappropriamoci, come cittadini della Giornata Mondiale, attraverso l'assunzione di precisi impegni di responsabilità che consentano di garantire, nel più breve tempo possibile, il diritto ad una vita umana e dignitosa ai più di due miliardi di persone, in maggioranza donne e bambini che ancor oggi, nel 2007, non hanno accesso all'acqua potabile.
Promuovere la partecipazione responsabile e la più diffusa possibile di ogni cittadino al governo dell'acqua e regolamentare un uso ragionevole e sostenibile delle risorse disponibili, costituiscono le modalità con cui concretamente è possibile che l'acqua sia uno strumento di pace e di garanzia di un futuro condiviso e partecipato.
Questa assunzione di responsabilità da parte dei cittadini italiani è alla base delle oltre 100.000 firme finora raccolte a sostegno della Legge di iniziativa popolare sull'acqua, una legge che chiede il riconoscimento dell'acqua come un diritto umano e la ripubblicizzazione dei servizi idrici.
Dal 17 al 25 marzo, il Forum dei Movimenti per l'Acqua, promotore di questa Campagna, ha lanciato una settimana di mobilitazione straordinaria in tutto il Paese.
L'obiettivo è ambizioso: aggiungere altre 100.000 firme a quelle già raccolte nei primi due mesi.
Oggi, mentre le varie Agenzie e gli stessi Governi celebrano la giornata Mondiale, sotto lo slogan "cooping with scarcity" (confrontarsi con la scarsità), l'acqua è considerata un bisogno, una merce da comprare, non un diritto da garantire. Il servizio idrico è diventato così un ramo del business finanziario, e non un servizio pubblico di interesse generale sostenuto da finanziamenti pubblici, né tantomeno l'accesso all'acqua è visto come un diritto da garantire attraverso la fiscalità generale.
Ed ancora, nonostante il programma del Governo Prodi abbia accolto il principio che proprietà e gestione dell'acqua devono restare pubblici, nessun disegno di legge viene avviato per definire il concetto di gestione pubblica e contrastare la normativa vigente in Italia. Normativa - che vale la pena ricordare - considera l'acqua come un bene economico e fa sì che la gestione del servizio idrico possa avvenire attraverso un'unica forma societaria, la società di capitali, che possono essere privati, misti o interamente pubblici.
E' così che la gestione dell'acqua in Italia continua ad essere privatizzata e, laddove è stato fatto, si assiste a continui aumenti della tariffa, diminuzione e precarizzazione del lavoro, riduzione della qualità del servizio, espropriazione dei saperi e del controllo democratico da parte sia degli enti locali che degli stessi cittadini.
E' in questa cultura dominate della mercificazione che risiedono le responsabilità del mancato accesso all'acqua di oltre un miliardo di persone nel mondo e due miliardi e mezzo non hanno adeguati servizi igienico sanitari.
Di questo si sono fatti interpreti dal 18 al 20 marzo, al Parlamento Europeo di Bruxelles si svolta l'Assemblea Mondiale dei Cittadini e degli Eletti per l'Acqua, che ha visto oltre 650 parlamentari, sindaci, amministratori e rappresentanti di imprese pubbliche dell'acqua, esponenti sindacali della funzione pubblica dei tre continenti, sostenere l'obiettivo di dichiarare l'acqua bene comune e diritto umano universale, indirizzando ai capi di Stato e di Governo del mondo, tutti i Presidenti dei Parlamenti ed i membri del Consiglio di sicurezza delle nazioni Unite, una " Lettera sull'Acqua che contiene una serie di concrete proposte di impegni,
Nella lettera - di cui riportiamo alcuni stralci - fra l'altro si legge: "Siamo convinti che non c'è nessuna inevitabilità all'attuale crisi dell'acqua nel mondo e al fatto che 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all'acqua potabile e 2,6 miliardi non beneficiano di nessun servizio igienico-sanitario.
Di fronte a questa situazione sono stati assunti i seguenti impegni prioritari:
• far riconoscere l'accesso all'acqua come diritto umano universale, in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo (il 10 dicembre 2008) da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Questo impegno è stato assunto dai Ministri presenti all'assemblea rappresentanti del governo italiano e boliviano;
• contrastare le decisioni dei governi che perseguono l'inserimento dei servizi idrici fra quelli oggetto di negoziati per la loro liberalizzazione nell'ambito dell'Organizzazione Mondiale del Commercio.
• rinforzare il ruolo delle imprese pubbliche dell'acqua favorendo la creazione di consorzi e la cooperazione fra loro a livello dei bacini naturali;
• realizzare una grande mobilitazione in favore di programmi di partenariato Pubblico-Pubblico fra le collettività locali Nord/Sud, Sud/Sud e Nord/Nord;
• opporsi all'operato dei poteri pubblici che tendono a far dipendere sempre di più il finanziamento degli investimenti in infrastrutture e servizi pubblici da capitali privati in una logica strettamente finanziaria e speculativa. Ci siamo pertanto impegnati a richiedere la creazione di una Commissione d'inchiesta sui Fondi d'Investimento internazionale specializzati nell'acqua (...);
• rafforzare tutti gli impegni dei "Portatori d'acqua" a livello delle scuole, delle comunità e degli Enti locali, dei singoli cittadini.
In particolare i partecipanti all'AMECE richiedono ai tutti i Capi di Stato e di Governo del mondo, tutti i Presidenti dei Parlamenti nazionali, del Parlamento Europeo, del Parlamento Panafricano, del Parlatino (America latina) di:
• aderire all'iniziativa per il riconoscimento dell'acqua come diritto umano introducendo questo principio nelle Carte Costituzionali dei singoli paesi ai diversi livelli territoriali, e contemporaneamente formalizzare lo Statuto dell'acqua come bene comune pubblico;
• prendere le disposizioni necessarie affinchè le istituzioni pubbliche non debbano più far ricorso ai mercati di capitale privato per il finanziamento degli investimenti pubblici;
• istituire come Nazioni Unite un'Agenzia Mondiale dell'Acqua a tutela delle capacità autonome delle comunità locali di governare le risorse idriche nell'interesse delle popolazioni, delle generazioni future e degli ecosistemi naturali;
• assumere, di conseguenza, la diretta responsabilità dei Forum Mondiali dell'Acqua, oggi esercitata in modo non legittimo e ingiustificato da un'organizzazione privata sotto il controllo e l'influenza delle imprese multinazionale dell'acqua che è il Consiglio Mondiale dell'acqua.
Noi non abbiamo nessun diritto di impedire a più di due miliardi di persone, in maggioranza donne e bambini, il diritto a una vita umana e dignitosa. L'acqua è pace, e deve essere fonte di futuro condiviso e partecipato.
*Segretario generale del Comitato italiano per il contratto Mondiale sull'acqua
Schizzi d'acqua. L'acqua
Il progetto organizzato da Amref per sensibilizzare l'Occidente. Da Bucchi a Staino agli africani Zekid e Kalla. La campagna dell'arte in difesa dell'oro blu
Gli "Schizzi d'acqua" sono d'autore
venti disegnatori contro gli sprechi
L'iniziativa, intitolata "Schizzi d'acqua. L'acqua come non l'avete mai vista", persegue un duplice scopo: da un lato sensibilizzare i paesi ricchi sul problema dello spreco delle risorse idriche, invitandoli a limitarsi il prima possibile. Contemporaneamente sarà organizzata una raccolta di fondi per realizzare un progetto concreto per garantire acqua, e quindi salute, a 30mila bambini nel nord dell'Uganda. Con le proiezioni sempre più allarmanti sugli effetti del riscaldamento terrestre, il ciclo dell'acqua - per natura globale e interdipendente - diventa automaticamentne il filo conduttore che collega la nostra abbondanza alla penuria idrica africana.
Le vignette saranno pubblicate anche sul sito di Amref - www.amref.it - da dove si potrà aderire all'iniziativa con una donazione che farà salire il livello di acqua di una grande cisterna simbolica. I lavori sono stati realizzati per l'occasione da una ventina di disegnatori italiani e africani che hanno dato vita ad una mostra itinerante. Gli autori africani provengono da diverse nazioni del continente, e il loro background, il loro tratto, i loro contenuti sono contraddistinti dalla complessa situazione socio-politica che caratterizza il paese di origine: Abdool Kalla, Achou, Alain Mushabah, Almo The Best dal Cameroon, Hamidou Zoetaba, Patrick Gathara, Stephane Tcheukam, Tayo Fatunla e Wily Zekid dal Congo.
Gli autori italiani che hanno aderito all'iniziativa sono Massimo Bucchi, Stefano Disegni,Francesco Fagnani, Emilio Giannelli, Riccardo Manelli, Beppe Mora, Roberto Perini, Alberto Rebori, Pier Maria Romani, Giuliano Rossetti e Sergio Staino.
Il problema di un pianeta senz’acqua
Roma, 12 marzo 2007 - “Escludere l’acqua dagli accordi mercantili, inscrivere il dibattito sull’acqua nei processi di democrazia, rivendicare il riconoscimento dell’acqua come « diritto umano e bene comune pubblico” sono queste le linee di azione principali dell’Assemblea Mondiale dei Cittadini ed Eletti per l’Acqua (AMECE), che si svolgerà dal 18 al 20 marzo a Bruxelles, presso il parlamento Europeo, organizzata dal un Comitato internazionale, sostenuto sul piano organizzativo a livello belga da un comitato composto da 40 associazioni ed a livello italiano dal Comitato italiano in collaborazione con il Cipsi, Cevi, Cospe, Cric, Legambiente altre organizzazioni europee.All’assemblea si sono già iscritte oltre 500 persone in rappresentanza di associazioni, movimenti, imprese, sindaci ed amministratori provenienti da Africa, Asia, America latina, Europa e Nord America. Porteranno il loro contributo per far conoscere l’impegno a difesa dell’acqua da parte delle istituzioni Armand De Decker (Ministro della Cooperazione e Sviluppo del Belgio), Louis Michel (Commissario europeo per la Cooperazione e lo Sviluppo), Abel Mamani (Ministro dell'Acqua del Governo della Bolivia), Patrizia Sentinelli (Viceministra della Cooperazione del Ministero Affari esteri italiano) e Marina da Silva ( Ministro delle politiche ambientali del Brasile) e dal Presidente del Parlamento europeo Hans-Gert Poettering. L’azione degli enti locali sui territori sarà testimoniata dal Vicesindaco di Nairobi Waititu Ndungu, dai sindaci italiani della Rete dei nuovi Municipi e di diverse città che italiane ed europee che hanno assunto impegni a livello della Cmapgan dei Portatori d’acqua. I contributi delle comunità e dei movimenti saranno testimoniati da Vandana Shiva (Research Foundation for Science, Technology and Ecology), Sekou Diarra Rete africana dell'acqua, Mali), Danielle Mitterrand (Presidente Fondazione France Libertés), Norma Castañeda (Red Mexicana de Acción sobre el Libre Comercio), , Adriana Marquisio (Predisente di CNADV, Uruguay), Vibhu Nayar (Tamil Nadu State Water Company, India), Alberto Muñoz (Union de Usuarios y Consumidores, Argentina), Virginia Setshedi (African Water Network), Luis Isarra Delegado (Segretario generale FENTAP, Perù), Andres Jose Tamayo (Movimento Ambientalista de Olancho, Honduras). Numerosa sarà anche a Bruxelles la presenza dei Movimenti ed associazioni italiane che vedrà fra i presenti Emilio Molinari (Presidente comitato italiano), Guido Barbera (presidente Cipsi), di Rosa Pavenelli delal segreteria della FP/ CGIL, e di diversi europarlamentari Italiani come Roberto Musaccchio, Vittorio Agnoletto e Giulietto Chiesa.
Di fronte alla crescita del fossato da una parte dei discorsi e le preoccupazioni delle classi dirigenti e, dall’altra, la realtà della condizione umana per tre miliardi di persone che non hanno accesso all’acqua ed degrado dello stato di salute del Pianeta Terra, L'AMECE vuole essere un momento di richiamo della società civile nei confronti delle istituzioni e della politica
Il primo obiettivo che l’AMECE si propone è quello di chiedere alla “politica” ed alle Istituzioni di passare dalla retorica denunciatrice o rassicurante dei grandi proclami, conferenze, dai decenni internazionali dell’acqua, dell’ambiente , della lotta contro la povertà, alle azioni miranti alla soluzione effettiva dei problemi.
Il secondo obiettivo dell’AMECE è quello di promuovere questo cambiamento di atteggiamento attraverso la creazione di un nuovo rapporto tra i cittadini (che trovano attualmente nei movimenti sociali la principale voce di espressione e di mobilitazione) e le istituzioni, in particolare le istituzioni parlamentari e le collettività locali (in primis i comuni) .Un rapporto di dialogo-scontro e cooperazione-decisione che può e deve essere nuovo perché ricondotto sul campo dei diritti e sull’asse dei beni comuni, quale l’acqua. L’AMECE vuole essere uno dei luoghi e dei momenti di promozione del «rinascimento della politica e della res publica».
Le proposte che saranno al centro dei tre giorni di lavoro dell’AMECE sono contenute in un articolato dossier, e possono essere cosi sintetizzate :
- Incoraggiare l’emergere di nuovi modelli di cooperazione decentralizzata e sollecitare forme di partenariato pubblico-pubblico
- Riunire tutti gli attori sociali: ong, sindacati, imprese di gestione di servizi idrici, rappresentati eletti, ecc., per formulare una proposta comune da avanzare alle istituzioni internazionali. L’obiettivo a lungo termine è quello di istituire consulte regolari sotto l’egida delle Nazioni Unite, in attesa della creazione di un organismo internazionale per il diritto all’acqua.
- Creare una migliore comunicazione con cittadini a e di tutti i livelli, al fine di sviluppare una consapevolezza globale circa la gravità delle attuali problematiche idriche, quali, ad esempio, l’accesso all’acqua potabile.
- Per concretizzare questi intenti, poiché il fine è di garantire a ciascuno l'accesso alla risorsa vitale acqua, è necessario riconoscere a questa uno “status” che ne impedisca l'appropriazione, la protegga da distruzione o degradazione e ne consenta un'equa distribuzione.
Il Dossier ed il programma dell’insieme degli eventi che si svolgeranno dal 18 al 22 marzo ed accompagneranno l’Assemblea dei cittadini e degli letti per l’acqua, saranno distribuiti nel corso della Conferenza stampa internazionale che si svolgerà venerdì 16 marzo alle 11,30 alla “Station de Pompage du Bois de la Cambre, avenue Lloyd Georges, Bruxelles, con la partecipazione di Pierre Galand (sénatore, présidente della Commissione Mondializzazione del Sénato belga e présidente del comitato belga dell’AMECE) e di Riccardo Petrella (segretario generale del Comitato Internazionale per il Contratto Mondiale dell'Acqua)
Il Parlamento mondiale dell’acqua: chi spreca, paga
Nel mondo ottocento milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile: nelle zone rurali dell’Africa Subsahariana non può bere un bicchiere d’acqua il 42 per cento della popolazione.
Numerose organizzazioni non governative che partecipano all’Amece hanno avanzato una proposta: accantonare un centesimo per ogni metro cubo di acqua erogato dalle imprese pubbliche con l’obiettivo di costruire un fondo comune tra le ong. L’incasso potrà essere utilizzato per investimenti nei paesi in via di sviluppo colpiti dall’emergenza idrica.
L’acqua è una risorsa contesa: 263 bacini attraversano i confini politici di territori occupati dal 40 per cento della popolazione umana. “C’è bisogno di un riconoscimento internazionale per l’inalienabilità dell’acqua” sostiene Emilio Molinari, presidente del Coordinamento di iniziative popolari di solidarietà internazionali (Cipsi) “dalla Carta dei diritti umani alle carte costituzionali delle singole nazioni. In Uruguay è un diritto garantito dalla costituzione, in Belgio è una legge”.
“L’acqua è un bene comune” sottolinea Molinari “e non può essere privatizzata né monetizzata”. Secondo il Rapporto Onu sullo sviluppo umano del 2006 i servizi idrici più economici sono proprio quelli forniti dalle aziende pubbliche. I venditori al dettaglio sono invece i più cari e sono numerosi soprattutto nei paesi sottosviluppati: a Kibera, in Kenya, un metro cubo d’acqua costa 3,5 dollari, sette volte di più che nei paesi ricchi.
Chi vuole seguire in diretta le discussioni in Europa dal 22 marzo, giornata mondiale dell’acqua, può usare la webcam predisposta nell’ambito delle iniziative della Comunità europea. Gli appassionati di statistiche possono contribuire all’analisi dei dati raccolti sugli aspetti dell’emergenza acqua attraverso il Berkeley Water Center, un progetto di elaborazione distribuita con il contributo di computer da tutto il mondo.
Tutto schizzi di parole intorno di Nino Ferrara


Performance teatrale “Tutto schizzi di parole intorno”
Racconti con immagini della campagna Portatori d’acqua nel comune di Oleggio, del forum sociale mondiale di Nairobi e dall’Assemblea degli eletti per l’acqua al Parlamento Europeo di Bruxelles. Raccolta firme per iniziativa di legge popolare sull’acqua
La serata, organizzata presso la sala 2 del cinemateatro di Oleggio in piazza Roma, sarà l’occasione per fare il bilancio della partecipazione del Comune di Oleggio alla Campagna internazionale “Portatori d’acqua”, promossa dal Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua.
Nella serata verranno anche proiettate immagini dal Forum sociale mondiale 2007 di Nairobi e dall’Assemblea degli eletti per l’acqua al Parlamento Europeo di Bruxelles.
Vi sarà anche la possibilità di firmare la proposta di legge di iniziativa popolare “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”, che ha l’obiettivo di favorire la definizione di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell’acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile e solidale.
Paolo Rizzi (cell. 340/527320 – mondopossibile@infinito.it)
A B C . acqua bene comune
A B C . ACQUA BENE COMUNE
12 Marzo alle 21
presso la Sala Consigliare del
Comune di Laveno Mombello, Villa Frua
INTERVENGONO
Ercole Ielmini
Sindaco del Comune di Laveno Mombello
Rosario Lembo
segretario Comitato italiano del Contratto mondiale sull’Acqua
Franco Taddei
segretario ATO Provincia Varese
Alberto Tarrone
Legambiente Lombardia
Alessandro Di Gregorio
Lega Consumatori ACLI
Antonello Carai
Forum italiano dei movimenti per l’Acqua
Modera
Letizia Antonello
Per informazioni
347.2266935
mailto:if@transitiproject.org
if@transitiproject.org
ACQUA POTABILE
INCHIESTA SUGLI ACQUEDOTTI
Acqua: serve più
trasparenza
Quanto ne sappiamo dell’acqua che esce dal rubinetto di casa? Ben poco, a giudicare dalla scarsa disponibilità a fornire informazioni dimostrata dalla maggior parte degli acquedotti da noi contattati per questa inchiesta. La comunicazione al consumatore va migliorata.
Acqua a mano armata
www.beppegrillo.it
Tutti sanno che il petrolio di questo secolo si chiama acqua. Rispetto al petrolio ha una qualità importante: non serve per spostarsi, ma per vivere. L’acqua è vita e ogni giorno 30.000 persone muoiono nel mondo per mancanza d’acqua. Quale speculazione migliore della vita umana?
La privatizzazione dell’acqua è più di una vergogna, di uno schifo. Le parole trovatele voi. L’Acea che dà l’acqua ai romani ha incrementato il suo utile nell’ultimo anno del 30% distribuito in gran parte agli azionisti. “Grazie Roma che ci fai piangere ed abbracciarci ancora...”.
Il giro d’affari annuo delle piovre dell’acqua è di CINQUEMILIARDIDIEURO. Questo non è capitalismo. E’un’economia di rapina che fa utili sulla pioggia. L’acqua non può essere un dividendo, non può produrre utili. Va sottratta alle società per azioni. In futuro di acqua ce ne sarà sempre meno. E’ un bene pubblico. Anzi, è il principale bene pubblico. Il Governo faccia qualcosa prima che la gente si muova da sola.
Ascoltate l’intervista di Piero Ricca a Giuseppe Altamore di Famiglia Cristiana e a Riccardo Petrella dell’Università Cattolica di Livanio













